Part 13
Tutte quelle rappresentanze di un lucro sociale e costituzionale, tutti que' funzionari rimunerati vorrebbero forse mute le pagine di _Desinenza in A_? Ha Carlo Dossi trafficato mai del suo volume? Nessuno fu più di lui schivo a spingere il successo ad utile fortuna: egli sfida ogni indignazione cruscante e cristiana, pretesto ed ipocrisia, perchè non ha fatto nulla più di quanto fecero i loro Padri e Dottori del _Vocabolario_ e della _Chiesa_. Ha riposto sulli altari quell'amore doppio e spaventoso in peccato, perchè ciascuno lo ammirasse con terrore e lo fuggisse con prudenza. — L'impudenza de saccentelli e dei paternostranti, del resto, apparve stolta, se ha voluto bruttar di fango pornografico _La Desinenza in A_; di rimbalzo schizzò loro in faccia. Quest'opera, dedicata a Tranquillo Cremona dalla cui pittura, Dossi, imparò a scrivere; quest'opera, che fu alli occhi molto casti e manzoniani di De Amicis la prova della virilità di un letterato formidabile; questo volume, che al classicissimo Luigi Lodi si presentò con pagine «serenamente[112] belle, in cui la verità della vita è intesa e rappresentata con sobrietà, con nettezza di colorito e con bella sincerità d'artista» non è tale d'essere proposta per lettura _ad virgam erigendam_, a cantaridina sospetta, per Taidi e Batilli impomatati, per vecchiaccie insoddisfatte e ninfomani, per vecchiardi impotenti ed insatiriti. — Luigi Lodi comprese «lo sdegno[113] iroso di chi imagina un mondo in cui non può, o non vuole, penetrare: l'odio feroce dei solitarii contro la gente che non conoscono, la crudezza ricercata di pitture e lo studio disgraziato delle parole difficili, degli accoppiamenti e degli accostamenti disarmonici di lingua»; ma accorse pure «che, di tratto[114] in tratto, la pura tempra d'artista sapeva liberarsi forte e schietta dall'involucro accademico, onde si era avvolta e aveva, per una virtù, che è propria degli uomini d'ingegno vero, la intuizione esatta del reale e scriveva con una muscolosa energia, con un disprezzo superbo, che raggiungevano, non di rado, il maggiore effetto».
E però, quei melensi spauriti, tra la giaculatoria e la somma de' spiccioli recapitolatrice dell'introito giornaliero, bottegai al minuto e strozzini all'ingrosso, alla nuova edizione di _La Desinenza in A_ si sentiranno orripilare. Stiano lontani, si scansino, l'aborrino. Di questi giorni, alcuni possono reclamarla sentinella futurista (disprezzo alla donna!) con suggello marinettiano, altri vengono ad aggiungerla a _Quelle Signore_, senza scrupoli reddituarie, per Le _Maisons Tellier_ e l'_Amministrazione Notari_: la sua ristampa in ogni modo commoverà la _Gente-per-bene_ delle _Leghe per la pubblica moralità_. Sciocchezze tutte che si ostinano ad accorrere per ricompensare o per proibire, autenticandole e truffando nello stesso tempo, le basse ignoranza, o le povere ed incomplete malvagità.
Malsicura coscienza del proprio valore, sollecitare, col pagliaccio in sull'entrata, colle insegne sesquipedali alla finestra, perchè si accorgano di voi: miseria, proibire, condannare. La prostituzione è un organismo ch'ebbe movimento dalla società, dalla comunione, dalle leggi che vollero impedire: il giorno, in cui il dogma ed il codice vietarono il libero connubio per ragioni statali ed economiche, si rizzarono le prime tende del dicterio: quando l'uomo si trovò nel bisogno di concorrere alla tribù, tutto ebbe valore, anche il proprio sterco: quindi, confini ai campi, limite all'azione, distinzioni permesso e no, venalità per il sesso.
Storie povere di mendicità internazionali e gemebonde. È pur lecito, che, sotto il patrocinio di San Luigi re, morto casto e imbertonato, in un torneo, mentre, piissimo, attendeva ad un'ultima e mirabile crociata; è pur meritorio, che, accomandati da San Luigi prete, vergine che vergognavasi di guardare in volto la madre sua, temendone tentazione carnale; è pur logico, che, ripristinato un specie di _Indice_ nel gabinetto del procuratore del re, dove si accolgono le delazioni de' diversi Santini, de' varii senatori Béranger, delle dispersive Mrs. Grundy; risorga in onore la così detta _Police des moeurs_! Impudenza presbiterana; cacciatori di ragazze del marciapiede, di cartoline illustrate a donne nude, di _Asini_ podrecchiani li agenti si ritrovano per essere esposti alle tentazioni di un sadismo sociale e questurinesco. Dentro di loro vigilia il senso nascosto della _dolcezza di far sofrire_, di spingere, pizzicottando le braccia e le natiche alle sorprese, di lacerare le imagini, di deporre davanti il magistrato calunnie. Portano daghe e dovrebbero rimettersi il sajo col caperuccio a bauta dei famuli; mi si rappresentano collo staffile in mano e la disciplina, intonacati, il kepi a sghimbescio, le mortelle al kepi, in un orrido compromesso di costumi, capuccino-Menot birro-croato-vice-boja-dell'Inquisizione. — Vengono a passi foderati di ovatta, come i gatti in ispedizione ladresca: annusano l'aria, le carte, l'inchiostro di stamperia, i cartoncini bristol e no, le sottane, le mani, l'alito, le pudende. Louis Veillot di ultramontana e clericalissima memoria ha raccontato di un santo che avvisava, dall'odorato, la castità feminile, cane di scovo per selvaggina di paradiso: codesti agenti si pretendono dotati della medesima istintiva virtù per quella d'inferno.
Oggi, domando loro, ed a coloro che li sguinzagliano, come l'ho chiesto ieri, se, essendo concesso di allegare il voto ai contadini bergamaschi, perchè ne approfitti uno de' qualunque Coris o Longinotti del parlamento — dove li eletti allogano sè stesso al governo, il quale ricatta e vende promesse e buona fede alla Nazione; — se, potendo, secondo un'ambigua carta, essere permesso alla libertà individuale di affittare temporaneamente, la forza de' muscoli, l'abilità delle mani, il prodotto de' suoi cinque sensi, in pittura, scoltura, musica, letteratura, industria, bellezza, non sia possibile dar a nolo, in buon contratto, il sesso alla femina, perchè un maschio, che ne la richiede, ne usi a soddisfazione de' propri istinti genitali. Vi sono delle regioni anatomiche sante e sacre, e delle altre vergognose nel corpo. Vi è una legge che proibisca, per ordine pubblico e pubblica igiene, le indigestioni? Verrà, forse, quando messer Ferri s'incontrerà sulle direttive politiche con mastro Giolitti: per ora è tollerato il morire di colica epatica in seguito ad una scorpacciata di ciliege acerbe. Chi oserà dunque determinare alla fame ed alla golosità del sesso, ora, motivo, pietanza legittima e no, quantità, qualità razionale? È vero: l'indigestione simboleggia lo spirito cattolico e si pratica indisturbata: l'amore è Venere che torna fatale a contrastar Cristo: qui, vi ha contradizione; là corrispondenza: per intanto codice e dogma confondono bellezza con peccato e delitto, ma sopra tutto paventano la sincerità. Protenderanno le granfie a una prossima ristampa di _Desinenza in A_?
È dato solo alli uomini puri, come Carlo Dossi, d'immettere le mani nel brago e di ritorle monde: essi hanno in loro stessi il preservativo eccezionale, salutare e fatale del loro carattere, che li fa, in ogni momento della loro vita, candidi e schietti. Essi possono discendere nelle oscure profondità dell'anima e nelle latebre del corpo più oscure, dettagliarne le complicazioni eretiche, ripresentarne le cerebrazioni, coll'arte: il mistero torbido affascina e completa la piena conoscenza delle cose chiarissime. Vicino alli _Amori_, gilii e rose stretti in fascio ed offerti alla più bella ed alla più saggia, stiano il fior di cardo, le orchidee, la panocchia violetta ed eretta dall'aconito d'alpe. Si compensano; sanno di completare la botanica; definiscono per opposti cardini, la vita. Perchè il sole e non l'ombra? — Perchè l'ombra, sempre, e non mai il sole? — Carlo Dossi, che fece opera di vita, non ha trascurato i due elementi; dal bene e dal male foggia l'intiero suo poema: voi scegliete quanto meglio vi aggradi, o dal _Romanzo della Bontà_ o dal _Romanzo della Malvagità_: o dalla sua _ragion critica_, o dalla sua _ragion pratica_. Egli non vi limita, nè v'impedisce l'opzione; quanto a me non distinguo; lo accetto e lo bandisco _in totalità_.
VII.
RAGION PRATICA
Rovine, prodotto sistematico e passionale di critica, giovano a preparare il materiale di fabrica per più nuovi e più comodi istituti; rovine attestano la parte più facile dell'opera nostra, in quanto, davanti alla realtà, al fatto, alla cosa, le nostre attività si svolgono con maggior efficacia, e, lavorando sul tangibile, sul visibile, sul positivo, il risultato ne riesce del pari. Ma, rovine dicono battaglie vinte o perse, sempre, uh motivo di negazione ed il più ovvio. Il _no_ non edifica, ma costruisce inversamente; il _no_ è la ragion-critica. Credere rinnovare, o feticcio, od idea, o divinità, od istituti, o palazzi, significa applicare il nostro bisogno e la nostra speranza, nella continuità, riconoscerla, saperne usare, adattare il momento nostro personale al momento collettivo, dimostrare la pratica, per l'utile immediato; riconciliarsi, riammettersi nella vita attiva... Per ciò, nella serie dei sistemi filosofici, e Kant insegna, se si accampa a vittoria il sillogismo della prima parte demolitrice, s'intorbida e fuorvia la logica, che s'ubriaca di sè stessa e di apriorismi dogmatici; quando, colli elementi delle smantellate case di altrui, tentasi di inalzare il proprio sistema: ed ecco rifacimenti grotteschi, pericolosi, difficilissimi di architettura ideologica, fuori della realtà.
Per l'estetica di Carlo Dossi il caso avviene diversamente, il suo fabricare, cioè il credere di nuovo, ha fondamento nella riconosciuta e sentimentale solidarietà umana, verso un progresso illimitato di una necessità impellente biologica: l'_utile_. Ogni cosa, istituto, essere e credenza si evoluziona e si raffina verso un modo più facile, più sicuro, meno confuso e più armonioso di vivere. L'_Utile_, adunque, nella sua assisi, s'apparecchia a diventar _Bene_, e Federico Nietzsche vorrà invidiargli questa rinnovazione di valori etici, che per l'altro non significa se non il secondo motivo della sua estetica. Dal concetto: «L'uomo ha bisogno di essere buono (onesto) per vivere meglio», estrae la conseguenza: «L'uomo migliore è anche più bello»: e la reciproca: «Lo stato più confacente per l'uomo, perchè sia bello e buono, è la Società», in senso lato, in senso cooperativo. Perchè in fondo la sua società ideale che ammette tutte le libere espressioni ed espansioni dell'organismo umano, si rappresenta in compromesso collo _stato di natura_ del Rousseau, donde gli attinse il processo iniziale e la prima idea indulgendo pure all'_Emile_, per _La Colonia Felice_.
In fatti, di fiele, di assenzio, di disgusto e d'ironia non vive un letterato; è necessario ch'egli sappia trovare motivo più nutriente, più dolce, se non l'ambrosia olimpica, a cui non crede più, almeno una panacea, una nepente salutare che si distenda sopra le sue piaghe ulcerose, ne acquieti il bruciore, le addormenti, gli induca in riposo la febre, dentro il cervello esagitato. Quand'egli sente questo bisogno, vede il giorno chiaro, vi si è immerso; numera e considera le ore di sole dell'uomo e ne approfitta; riconosce il nero ed il bianco, e nella disposizione delle gamme, tutti i colori intercorrenti tra il no ed il sì. E perchè ogni letterato è sempre un determinista, rimena, in un solo crogiuolo, le essenze del Bene e del Male per la sintesi del concetto balzacchiano dell'_Utile_. Così, Paul Adam, che si distilla da quello passando per Victor Hugo, scriverà _Les Cœurs utiles, La force du Mal_; Carlo Dossi, che si è filtrato a traverso Porta e Manzoni, che si è emulsionato con una goccia della ambiguità di Richter, produrrà _La Colonia Felice, Regno dei Cieli_.
Riuscì purgato, disoppilato dal viaggio lungo e triste de' _Ritratti umani_, come que' casti teologhi che facevan precedere alle loro sottilissime meditazioni molte oncie di olio di ricino. «Poi, divenuto[115] buono, trovo che il miglior sistema filosofico è sempre quello della benevolenza e mi torna la fede nel miglioramento senza limiti della umanità — di quella umanità, che anche quando sta per retrocedere, va innanzi, poichè la sua ascesa è fatale e spirale. Scaricatosi allora la tempestosa meteora, riappare sul mio rinserenito orizzonte, l'azzurro profilo del _Regno dei Cieli_ e quello adolescentemente verde della _Colonia Felice_».
Al _Romanzo della bontà_ eccolo venuto a traverso il _Romanzo della malvagità_; perciò intende ristabilire l'equilibrio; desidera condurre, concomitanti, le due strade; fondere i due generi in un armonico tutto: e pure, oggi, passeggerà per l'una, domani, per l'altra, ma non raggiungerà ancora il crocicchio, verso cui concorrono: oggi, trascorrerà nella pianura e sul monte, domani, ntel deserto e fra il bosco, seguendo i capricci particolari de' sentieri anfrattuosi: lunga arte saldare i poli opposti. Fors'egli vide, in rapida e vorticosa apparizione, passargli davanti le imagini luminosissime di un _Inno al Dio Venturo_: ma per quanto non sorpreso nè da[116] follia, nè da morte, ancora riguarda invano questo fastigio del suo edificio di pensiero e di parole incompiuto come il palazzo di Asar-Haddon a Nimrod, «o come[117] per esprimermi con più modestia, quelle insegne bottegaie, che cominciate con spavalde maiuscole alte un braccio, finiscono, per l'imprevidenza dell'imbianchino e la scarsità dello spazio, con abbreviature spilorcie e pusillanimi minuscole».
Così, si sermona e si ragiona, stando nella comune anticamera neutra e promiscua, in cui fa attendere i propri lettori ed in cui si immettono due porte: una a settentrione, che si apre sulla galleria de' _Ritratti_, l'altra[118] a levante che si apre nel poliorama delle sue fantasie filosofiche: con ciò vi trattiene, e, prima che volgiate ad una porta o all'altra, vi porge la Guida ufficiale per visitar meglio i luoghi.
La sua filosofia incomincia, da questa proposta, dopo di aver saggiato la apparente purezza delle intenzioni umane, con una serie di investigazioni e di domande. Foscolo, prima di lui, aveva insinuato: «Stimo le virtù l'arte di mascherare i propri vizii, e la civiltà, la scienza per cui li adoperiamo in modo d'apparire onesti». Onesti? Carlo Dossi conosce che il miglior galantuomo è colui che non si pregiudica col commettere delle cattive azioni, perchè glie ne vien danno: «oh siate indulgentissimi[119] fuorchè seco voi», esclama. «_Poter nuocere_ basta. Riconciliatevi col Cielo. Siate egoisti davvero». Per intanto se «vivi come[120] vuol opinione, ti mancherà sempre qualcosa; come vuole natura, ti avanzerà»; e Rousseau, dall'_Emilio_, dal _Contratto sociale_, riprova un'altra volta la sua imminente attualità.
Il sensismo iniziale di Carlo Dossi si è lambiccato nel suo cervello: egli insegna a beneficare perchè rientri nelle abitudini umane l'atto del dono, come un atavismo da trasmettersi originalmente, istintivamente, da padre in figlio. «Che[121] il beneficio entri nel nostro tenore di vita come l'abito e il cibo. Non compassione, soccorso. Bene genera bene, come spiga, spiga». Il consilio è _salernitano di cristiana sanità_; il principio è anche mistico, da Pitagora a Plotino; li occultisti se ne varranno, considerato il _bene_ come una energia per sè stante, riproduttrice di altre energie equivalenti; come del resto, il male per un'altra forza di valore opposto, ma reciprocamente trasformabile. Su ciò il monismo ultimo adottò unicità di materia e di energia, a cui i nostri organismi sensibili, personalmente, attribuiscono un valore particolare di gioja o di dolore, a seconda dei casi; perchè le loro vibrazioni sono identiche nel tempo, nello spazio e nel sentimento. E' la coscienza individuale che _personalizza e trova_ il tono del dolore e del piacere, e spesso li confonde o li inverte, come il daltonismo fa con i colori, non riconoscendoli od indicandoli con nomi improprii.
È pur la coscienza individuale che scopre il tono dell'utile, nella mestissima trenodia del sacrificio, per cui il sofrire per li altri acquista consistenza e nobiltà eroiche. — L'originalità dossiana consiste nel proporre l'_Egoismo_ — sentimento intransigente e permalosissimo, istrice aculeato che si raggomitola e punge dentro di noi a sua esclusiva ed animale difesa accorgendo, di lontano, ogni estranea presenza — a fondamento della morale, come già aveva indicato, a traverso il laidume, la via alla bellezza, a traverso il vizio, l'avvento della virtù. Il benessere personale, prima pietra angolare dell'altruismo, appare un paradosso ed è la conseguenza logica dell'abitudine mentale dossiana, del metodo suo, che diventa facilità psichica, donde si inalzano la sua arte e la sua filosofia. Similmente il D'Arca Santa, nella sua _Fisiologia dell'Egoismo_ — che pochissimi conoscono e ch'io reputo a somma ventura sapere, regalatone di una copia, introvabile preziosità pe' bibliofili — gli aveva assegnato la funzione maggiore: da qui, polarizzati li istinti, verso il bisogno imminente del meglio, si elevano, a grado a grado, a potestà morale, scelgono di sulla bilancia, il piattello del bene, perchè sentono come meglio — beneficando — avrebbero potuto vivere nella necessaria comunione umana: donde, svolgendosi ai fastigi, per la rinuncia e l'abdicazione della materialità, ma per assumere le meraviglie delli splendori ideali dello spirito, elaterio il tornaconto, ecco il progresso, le virtù. Le quali sono l'esercizio delle forze usate, prudentemente, in modo che l'individuo se ne aumenti, acquisti indisturbato possesso, riconosciuta autorità.
Carlo Dossi ricorse a Locke ed a Bentham: vi si informò, per quanto i principii _del più gran bene per il più gran numero_, — _della geniale utilità_ e l'espressione della _Deontologia_, — donde si assegna all'uomo, precipua condizione, il proprio interesse — accettati e svolte dal Say nella _determinazione del giusto e dell'ingiusto dall'utile_ — fossero per contrastare coi pensiero d'Alessandro Manzoni, dalle cui vene discorre l'humorismo lombardo della letteratura dossiana. Se Manzoni oppugna questo e quello, li accusa di contradizione e teme, che, indulgendo a loro, risorga la formola: _la mia forza è il mio diritto_, ribattendo il sistema non solo nella pratica, ma nelle definizioni ch'egli credeva mendaci; Dossi, che lo fa suo padre spirituale, lo osteggia vittoriosamente, non coll'opporre ragionamento a trattato di filosofia, ma col racconto di un fatto — _La Colonia Felice_ — con una dimostrazione psicologica, _Il Regno dei Cieli_, — Manzoni era inoltre troppo povero di coltura scientifica, fisica e biologica, per riconoscere li errori delle sue premesse in ciò il Dossi, che aveva seguito le più limpide frasi del _Dialogo delle Invenzioni_, non avrebbe inceppato. Se, in quell'aureo scritto, il trageda di _Adelchi_ aveva dimostrato, «il[122] nesso che esiste tra la ricerca delle ragioni ultime e la filosofia pratica; e, nel campo della storia andò a cercare i fatti più notevoli e più caratteristici e che meno hanno apparenza di derivare da speculazioni filosofiche, per trovare come appunto ne sono la conseguenza»; l'autore di _Desinenza in A_ non usa di mezzo e metodo diversi, ma si induce all'opposta teorica che dall'altro veniva protestata ed accampata nella _Morale cattolica_.
Per ciò, se questa autenticò al cattolicismo _il dogma dell'imperativo categorico_ giansenista e di Emanuele Kant, sì che il suo insegnamento è fuori ed oltre la semplice _Teologia[123] morale_ di un qualunque Fulgenzio Cunigliati, settatore purissimo di tomistica, assumendo il grado di una possibilità evolutiva; _Il Regno dei Cieli_ ne devia. Se Don Alessandro si accontentò di vedere in astratto, Carlo Dossi porge in sanzione interiore, svolge atti a riscontro di fatti egoistici e personali. Egli, accostatosi alla serenità della antropologia lombrosiana, distende il suo concetto, da prima negativo e pessimistico, già involuto dalla grettezza ferrigna del _fatum_ e dalla nascosta crudeltà della fatale reversibilità del De-Maistre: qui si placa in una fede positivista, nell'ottimismo speranzoso ch'un migliore futuro, si temperi col determinismo, per cui i fenomeni e li esseri procedono per gradi, in cui la natura sapientissima non li immobilizza, ma li fa sostare quel tanto pel quale si assicurino del diritto di salire più in su. _Exceltius_! intona, comme un _Allelujah_, il _Regno dei Cieli_: la suprema bontà illuminata del perdono sociale che redime, dell'amore che fa virtuosi, sta nella _Colonia Felice_. — Aronne, all'inviato della madre patria, che, per bocca di quegli verrà a chiamare i condannati, esposti nell'isola deserta, dopo la prova ed i frutti della redenzione: «_Uomini fratelli!_» racconterà in questo modo le fasi della evoluzione di quel rifiuto galeotto a cui presiede. «Intanto, Aronne, a seconda dei luoghi, gli narrava la storia, ora triste, ora lieta, della colonia, dal tempo in cui d'uomo, non possedevano essi che il nome; quando cercavano il proprio vantaggio nel danno altrui; fin chè svegliati dal loro stesso russare e fiorita la tardiva saggezza, si riducevano, a forza, nell'umano diritto; e narrava, come allor la sventura apprendesse la felice fortuna; il bisogno il soddisfacimento, l'Anarchia, lo Stato; mentre la non mai zitta incontentabilità nutriva il progresso, sostituendo, ad una forzata uguaglianza nella miseria, la innata provvidenziale disuguaglianza[124].
Così, dalle oscure e terree radici dell'albero, immerse nell'humus a succhiare, per mille ventose, il nutrimento, con uno slancio di fede e d'amore, si sublimano le eccelse frasche aeree a giuocare coll'azzurro e le stelle di una tiepida notte serena, allietata dallo zefiro primaverile e musicale, rischiarata dallo sfoggio di tutti li astri, apparsi sulle ringhiere del firmamento, come giovani indiademate a salutare li uomini di buona volontà. — Così, _l'Utile è la ragion radicale_ e fondamentale del materialismo storico di Carlo Dossi, come è la _Lotta di Classe_ nel sistema di Marx ed Engels; colla differenza che l'Utile dossiano rispetta i termini, i diritti e le prerogative del cervello, anzi li feconda di maggiori attributi; mentre la Lotta di Classe, gretta interpretazione economica e commerciale dei fatti, sommette la preziosità de' nervi al compromesso numerico della folla ed ai numeri muscolari della economia politica.