L'olmo e l'edera

Part 11

Chapter 11 3,826 words Public domain Markdown

--Ah, mi scusino le Signorie Loro;--disse il vecchio contadino.--Credevo proprio che fossero marito e moglie. Che bestia! Dovevo bene accorgermi che si rassomigliano. E si vorranno bene, a quanto pare. Egli è ben fatto, amarsi tra fratello e sorella.... Un fratello e una sorella, sono, con loro licenza, come il palo e la vite.

--O come l'olmo e l'edera;--mormorò Laurenti, tanto che potesse udirlo la signora Argellani.

La signora sorrise dolcemente dell'errore del vecchio, della spiegazione trovata e della considerazione del suo medico; poi, come per rompere quella conversazione che traeva al difficile, volse la parola al fanciullo:

--Giovannino, tu dunque non vuoi venire con me?

Il fanciullo stette zitto, dondolandosi nel suo solito modo.

--Suvvia, rispondi!--entrò a dirgli la madre.--Vuoi andare con questa bella signora?

In cambio di rispondere, anzi forse per rispondere meglio, il Giovannino si aggrappò alla veste di Maddalena.

--Lasciatelo stare, Maddalena; egli non mi ama punto.

Cotesto non pensava il fanciullo, e lo significò facendo greppo a quelle parole della signora Argellani, che lo abbracciò teneramente, non badando alle sue vesti di seta perlata che a quella stretta non ci guadagnavano per fermo.

--Manco male!--disse ella.--Tu dunque mi ami un pochino. E verrai colla mamma a trovarmi?

--Sì, sì!--gridò Giovannino rasserenandosi in viso e battendo le palme.

--Ti darò delle chicche; ti comprerò un bell'abitino pel dì delle feste, e dei libri colle immagini, per imparare a leggere.

Fu quello il colpo di grazia per la ritrosia del fanciullo. Ma egli ricordava lo scudo di Laurenti, il quale non era di là da venire, come le chicche, l'abitino e i libri; e la sua gratitudine si manifestò con una dimanda che risguardava appunto il generoso donatore.

--E questi ci sarà?

--Come, questi?--gridò Maddalena.--Ti saresti per avventura allevato con lui? S'ha a dire questo signore; hai capito?

--Sì, ci sarò anch'io;--soggiunse Guido temperando l'effetto del rimprovero materno con una carezza.

--Carino!--proseguì la signora.--Fate che vada sempre a scuola, Maddalena, e portatemelo qualche volta a Genova. Vi lascerò il mio nome e il mio ricapito. Signor fratello, scriveteglielo voi su d'un pezzetto di carta.

Sorridendo di quella parentela che egli stesso le aveva imposta, Laurenti cavò il taccuino, e spiccandone un foglietto, vi scrisse il nome della signora col ricapito della palazzina gialla. Ciò fatto, la signora Argellani si alzò per accomiatarsi da quella buona famiglia.

--Ora, disse Maddalena, se Vossignoria non si è annoiata nella compagnia di povera gente come noi, venga a trovarci qualche volta. L'aria è così buona quassù, e non potrà farle che bene!

--Sì, grazie, verrò;--rispose la signora, ed aggiunse a voce più sommessa, come parlando tra sè medesima:--se pure non dovrò venirci a stare per sempre.

La contadina udì le parole e indovinò il senso riposto; però, afferrando con impeto affettuoso le mani della gran dama, si fece a ragionarle così:

--Che dice Ella mai? Perchè queste tristi parole? Vossignoria ha da vivere, perchè è giovine e bella, ha da vivere per esser felice e far gli altri felici. Sono rari già troppo i buoni, a questo mondo!

La signora Luisa rispose a quella voce del cuore con un malinconico sorriso e strinse le mani a Maddalena; poi si volse al vecchio per prender commiato da lui.

--Ancora cent'anni di vita così vegeta e robusta!--gli disse ella nell'orecchio.

--Son troppi, son troppi!--rispose il contadino;--ma se verranno, non li manderò via certamente.

Intanto giungeva Mariangela, che era andata lì presso a raccogliere alcuni fiori per farne un mazzolino. Erano garofani e mughetti salvatici, pratelline e ramoscelli di timo, che la buona vecchia legò con un virgulto di ginestra, e li offerse alla signora Argellani.

--Grazie, buona madre; andrò a casa, fiorita come una sposa. Ci ho anche una margheritina.... la vostra, signor fratello.

--Ah, credevo che l'aveste perduta.... gittata via.

--Bravo! e dove avete mai veduto che io faccia così poca stima delle cose che mi sono regalate? Eccola qui!--

Laurenti chinò il capo, in atto di chi riconosce il suo torto, ma in verità per nascondere la commozione che lo avea preso, al veder la margheritina uscire dallo sparato della veste di Luisa.

Poco stante, scendevano dalla collina, accompagnati dai contadini, Guido da un lato e Maddalena dall'altro, aiutarono la signora a far quella strada sassosa fino al piano, dove li aspettava la carrozza.

--A rivederla, signora!--le disse Maddalena, come la vide tranquillamente adagiata.--Io non le ho ancora parlato che una volta, e l'amo già, direi quasi, come una sorella, se non fosse che Ella è una gran signora e io una povera contadina.

--Maddalena, ricordatevi che in questa terra, qui presso, noi ridiventiamo tutti uguali, e chiamatemi pure sorella. A rivederci, dunque; portatemi il Giovannino, perchè vo' fargli da madrina, sebbene io non l'abbia tenuto al battistero.

--Che importa? e' sarà per la cresima, quando verrà il tempo di pigliarla. Ho detto bene?--

La signora Luisa sorrise all'augurio, e la carrozza partì al trotto per alla volta di Genova.

Gli avvenimenti della giornata, avvenimenti psicologici, s'intende, erano stati tanti e così affollati, che i due compagni di viaggio non reputarono dicevole di stare a barattar parole. La signora guardava i suoi fiori, e pareva tutta affaccendata a considerarne i colori e a contarne le foglie; Guido stava spiando colla coda dell'occhio quello che essa faceva, ed aveva aria di guardare sbadatamente il paese.

--Che cosa fa ella adesso?--pensò egli, vedendola deporre il mazzolino e ripigliare in mano la margheritina che egli le aveva donata. Ma non istette molto a venirne in chiaro, poichè la signora Argellani volgendosi a lui, gli disse:

--Permettete? Vorrei fare una dimanda a questo fiore, e per farla bisogna che lo guasti.

--Oh, fate pure; ma che cosa volete chiedergli?

--Se vivrò.

--E in che modo?

--In un modo semplicissimo; per sì e per no.

--Gli è un giuoco inutile, poichè il vivere è in voi quistione di volontà, e potete saperne da essa quanto vi torni.

--No, io non ne so nulla, non voglio nulla da per me. Se la margheritina non mi dirà di no, accetterò il responso. Vedete? incomincio. Sì, no, sì, no, sì....

--Badate, signora; avete strappato due petali in una volta....

--Orbene, un no di più, e vado innanzi. No, sì, no, sì,.... no.....

--E sì--gridò Laurenti, respirando liberamente.--La è propria finita con un bel sì. Oramai siete condannata a vivere.

--Che!--rispose la signora, lasciandosi andar la persona contro la spalliera della carrozza.--Gli è un giuoco e null'altro; voi lo avete detto pur dianzi.

--No, no; voi lo avete voluto come un responso, e adesso bisognerà rassegnarsi. La vostra volontà non c'entrava, diceste; orbene! non l'adoperate adesso per far contro all'oracolo.--

La signora Argellani non rispose più nulla, e fu silenzio fino alla palazzina gialla, dove ella discese, e Guido prese commiato da lei.

XVI.

Nel ringraziarlo della sua cortese compagnia, la signora Argellani aveva detto a Laurenti come ella si sentisse stanca e pensasse di andare a riposarsi di buon'ora. Donde avvenne che quella sera, rotte le sue consuetudini, il giovine rimase come un pesce fuor d'acqua, nella agonia della incertezza, che è la peggiore di tutte. Dopo il desinare andò a passeggiare pel giardino, ma non c'era nè luce, nè aria, nè fiori per lui. Uscì per la città, ma non sapeva dove andarne a parare; tornò a casa e aperse un libro, ma non potendo reggere alla lettura, uscì di bel nuovo, e andò viaggiando all'impazzata, in uno stato d'animo che gli innamorati intenderanno; temendo e sperando, facendo e disfacendo senza posa castelli in aria, d'ogni forma e d'ogni misura.

Come a Dio piacque, giunse la notte, e colla notte un po' di sonno. Il mattino seguente, quattordici ore erano passate, e cotesto parve un sollievo a Laurenti, il quale scese per tempissimo in giardino ad inaffiare le sue piante, e poi, per far ora, se ne andò ad erbolare su pei terrapieni, fuor delle mura.

Egli aspettava le dieci con impazienza, e intanto, cercava di ingannare il tempo, sradicando giusquiamo, euforbia e cicuta. Quella mattina era consacrata proprio allo studio dei tossici. Suonarono le dieci, ed egli non si mosse di lassù castigando sè stesso con altre due ore di quel molesto indugiare; di guisa che, allorquando fu per tornarsene a casa, già era il tocco dopo il meriggio.

--C'è stato nessuno a cercar di me?--chiese egli al servo.

--Non so;--rispose questi.--Io sono stato fuori per tante cose, e sono tornato poco fa.

Laurenti entrò in casa coll'animo scombuiato, e stringendo i pugni dentro le tasche della spolverina.

--Ah!--esclamò la governante, appena ebbe veduto il padrone.--Che cosa ha, che le vedo gli occhi così stralunati?

Crollò le spalle a quella dimanda della donna, e si volse alla scala per salire nelle sue stanze; ma non aveva anche posto il piede sul primo scalino, che il servo si fece innanzi per presentargli i giornali e le lettere tolte dalla posta.

--Sta bene.... Ma qui c'è una lettera che non viene dalla posta. Chi l'ha portata?

--Il giardiniere di casa Argellani;--rispose la governante.

--E perchè non dirmelo subito, che ci era questa lettera? E' poteva trattarsi di cose rilevanti....

--Ma se Vossignoria è giunta appena adesso.... Non ho avuto ancora il tempo di parlarle....

--Benissimo; avete ragione.

E così dicendo, salì frettoloso al piano superiore; corse nella sua camera, e andatosi a sedere presso la finestra, ruppe il suggello, cavò un foglio scritto su tutte le quattro facce, d'una scrittura fitta e sottile, che cominciava colla parola _amico_ e finiva col nome della signora Argellani. Ora, come gli tremassero le dita, e come il sangue gli rifluisse veloce dal cuore alle tempie, sel pensi ognuno che abbia ricevuto la prima lettera di una donna amata.

La prima lettera d'una donna amata! E' non v'è cosa al mondo che valga questo preziosissimo dono. Pensare che quella mano sulla quale imprimereste tanti baci, si è appoggiata sulla carta per formar quelle lettere; che quegli occhi, dai quali implorate uno sguardo fuggevole, vigilavano la scrittura; che quella mente, nella quale vorreste regnar solo, dettava i pensieri e le parole; e tutto per voi, non pensando che a voi! Egli è perciò che le cose di minor rilievo, i nonnulla, acquistano un pregio grandissimo; le virgole che determinano il più semplice concetto, parlano un'arcana favella all'anima vostra; uno svolazzo di penna, la filettatura di una maiuscola, sembrano dirvi «ti amo» poichè tutta quella gentile fatica è stata fatta per voi, non pensando che a voi.

Anelante, turbato, Laurenti spiegò il foglio e lesse la lettera della donna gentile.

«Amico,

«Consentite che vi scriva, poichè non mi verrebbe fatto dirvi a voce tutti i nuovi e confusi pensieri che mi vanno turbinando nella mente. Ho bisogno davvero di vederli uscir neri dalla penna in parole formate, per raccapezzarmi io medesima in questo tumulto di sentimenti, in questo brulichio di nuove paure e di nuovi desiderii. Forse, anco volendo e potendo, non ardirei farvi la confessione che ora commetto alla carta.

«Debbo ringraziarvi, amico mio? Sì certamente, perchè voi siete stato l'angiolo consolatore nelle tenebre della mia agonia, aiutatore, benefattore accettato e deriso ad un tempo, imperocchè io ho sfruttato i soccorsi momentanei della vostra scienza ribellandomi poi a tutte le sue lontane deduzioni e cercando in cuor mio di farla mentire. Il ringraziarvi non è dunque altro che un rendere giustizia, abbenchè tarda, alle vostre cure amorevoli.

«Io (quasi arrossisco a dirvelo) non desidero più di morire. E non m'abbiate, per carità, in conto di una paurosa femminuccia! La scena del mondo aveva orizzonti nuovi, che io, chiusa tutto intorno da nuvole fitte, non avevo saputo scorgere. Voi, medico pietoso dell'anima, avete squarciato un lembo di quegli uggiosi vapori, nei quali io stava per addormentarmi, disperatamente tranquilla, e m'avete fatto trapelare in lontananza il cielo sereno.

«È una assai triste cosa la morte. In quella che voi parlavate, io mi sono misurata nella buca, ed ho veduto che ci si stava a disagio. Inoltre, quel silenzio immane, pesante come una cappa di piombo.... ed eterno, mi parve orribile, orribile! Chi lascia ricordanza ed affetti dietro di sè, può morire. Forse la certezza del rimpianto altrui, fa della morte una raffinatezza di voluttà. Ma soli, soli sempre, e nulla che ci ricordi.... e dal mondo, per cui si muore, nessun profumo che salga fino a noi, triste cosa per fermo, eterno ghiaccio che ci avviluppa, e, siccome avete detto voi così acconciamente, ne uccide due volte!

«Egli m'è sovvenuto di certa leggenda antica, di que' poveretti che andavano al camposanto sepolti senza lenzuolo, e il dì dei morti, uscendo da terra per andare a salutare i parenti e gli amici, non avevano un cencio di che coprire le loro miserevoli nudità. Vedevano i compagni, ben coverti dalla pietà ricordevole dei superstiti, valicar leggieri la soglia del camposanto e correre colla brezza notturna fino all'abitato, per deporre un freddo bacio sulla fronte dei cari viventi, raccolti a meditazione dintorno al focolare domestico. Ed eglino, poveretti, nulla! Eglino, dimenticati dal mondo, erano costretti a rimanersi vergognosi nel sacro recinto, e a richiudersi intirizziti nella fossa.

«Vedermi morta là dentro, senza affetto, senza rimpianto, vedermi a dormire ignorata, obliata in eterno, senz'altro compenso della comune allegria dei superstiti, che una menzogna scolpita sul marmo, argomento al sogghigno dei riguardanti curiosi, fu una amara lezione, della quale io vi sono debitrice.

«Ma dove avete imparato voi, cuore di donna in petto virile, il segreto di scuotere la fibra intorpidita dall'agonia, di cogliere un dolore nel profondo, di irritarlo, di cacciarlo da tutte le sue ridotte, suscitando a congiura tutte le ire dormenti, tutte le speranze affievolite di un'anima che più non intendeva sè medesima, e soffocarlo, nell'impeto supremo di tutte quelle forze collegate? È la scienza forse, che vi ha fatto indovino, mago e ricreatore di spiriti?

«Vi ricordate di quei bambini che si trastullavano sulla porta del cimitero? Ohimè, come la vita è vicina alla morte! ma, per contro, come il rimedio è provvidenzialmente vicino al male! Cari fanciulli! Essi non sanno nulla della vita; ignorano se dalle sue battaglie deriverà ad essi la morte o il trionfo, il dolore o la gioia; ma vivono e sorridono, e più tardi, giunti all'età dell'affetto, avranno desiderii e speranze, conformi alla legge che tutti trascina. Certo avranno a patire, e taluni anche a desiderare di non esser nati mai. E frattanto, il far del bene a costoro, anco per renderli infelici, è un bisogno dell'anima, ufficio gentile della virtù e fonte di gaudii ineffabili. La rondinella che porta pagliuzze al nido e cibo ai figli seminudi, adempie al precetto dell'amore e fa opera buona, anco se intenda che quei poveri pennuti, appena potranno volare, affaticheranno vanamente le ali per lunga distesa di mari, o cadranno fulminati dal piombo del cacciatore crudele, che addestra l'occhio e la mano ad uccidere le indifese creature di Dio. E Maddalena vive maternamente così; ella soffre in pace e spera che il suo Giovannino rassomigli a Sandro, al continuo argomento de' suoi affettuosi pensieri.

«Vo' fargli del bene, al Giovannino, se vivrò. Egli del resto non dovrà serbarne gratitudine a me, sibbene a voi solo, mio nobile amico, che avete guidato i miei passi.

«Quante belle cose sono da farsi nella vita! Sì, credo anch'io che si possa vivere senza l'amore. Davanti al sepolcro di Caterina Stella ho pensato, pesato anzi la vacuità di questi affetti fuggevoli, che non sopravvivono alla morte, spesso nemmeno alla gioventù e non valgono il sacrifizio di noi medesimi.

«Anch'io penso con voi che v'abbiano buoni e malvagi nel mondo, e che bisogni amare i buoni, dimenticare i malvagi. Anche i buoni sono deboli, ed hanno il loro lato gramo, quello in cui la materia vile predomina. Perdonare, non dimenticare il male che si fa; comportare le debolezze, render giustizia alle virtù; non disperare della specie umana, far del bene, operare insomma, operar sempre, e non curarsi del premio; è questa una buona e consolante dottrina.

«Cotesto pel cuore. Per ciò che riguarda la mente, è conforto grandissimo, e gaudio dell'intelletto che riverbera su tutta l'esistenza, studiare, indagare il vero in ogni ragione di cose, diventar lucidi come il prisma, poter come esso rifrangere la luce più pura, e scomporla in sette colori.

«Ah, noi donne siamo pur disgraziate! Nessun lavoro di educazione, nessuna voce amica ci chiama a queste regioni dove saremmo tanto più felici quanto più ci sentiremmo nobili. In quella vece ci si rinchiude nella cerchia dei mezzi conforti della mente, dei mezzi gaudii del cuore, nè certo i più eletti, e poi ci si comanda di vivere!

«Infine, che vi dirò? Voi mi avete disvelata a me stessa; io mi sento, per opera vostra, rivivere, e voglio vincere, se fia possibile, il male, che uscito dallo spirito, mi regna ancora nel sangue. Fate voi; la vostra scienza mi aiuti.

«Come vi ricompenserò? Voi non badate a mercede. Appena vi ho scorto, v'ho inteso amico sincero, e pietoso a me per comunanza di affanni. Voi avete molto patito, ma, forte per natura, armato di ingegno e di virtù, vi siete sollevato di per voi nelle più alte regioni, dove non giungono i grossi vapori della materia, e operate il bene per la necessità dell'animo vostro. Che cosa potrei io profferirvi? E che cosa avrei io da profferirvi, che già non abbiate, vo' dire la contentezza interna, il sorriso sereno della vostra coscienza?

«Addio! L'orologio suona le nove, e mi sento spossata. Vo a letto, e dormirò tranquilla, aspettando che questa lettera vi giunga domani per tempo. Voi siete mattiniero, e la leggerete mentre io dormirò, forse sognando di essere risanata da voi. Addio, dunque vi aspetto.

«LUISA».

XVII.

Vi aspetto! Luisa aveva proprio scritto così; cionondimeno Laurenti si fermò un'ora a pensare su quella lettera dopo averla letta tre volte. Due opposti sentimenti combattevano l'anima del taumaturgo, nel considerare che egli faceva il suo miracolo; la gioia dell'artefice che vedeva per opera propria, mercè una divinazione spontanea, rinascere a vita quella povera morente, e il dolore di scorgere com'ella lo avesse inteso a puntino.

Il poter vivere senza l'amore, era la cosa che la signora Argellani avesse meglio capito tra tutte le massime del giovine; era la dottrina che ella aveva fatta sua, midollo delle sue ossa, globulo del suo sangue. Egli è infatti dimostrato da lunga esperienza che un concetto comune, facile e piano, difficilmente trionfa, come quello che non fa profonda impressione; laddove il paradosso ha maggiore efficacia, e gli è appunto per via di paradossi che il mondo cammina. Ma che cos'è alla perfine il paradosso? Un'idea contraria a quella che si ha comunemente per vera; donde non consegue che possa chiarirsi assurda. Buona nella sostanza, ella si fa stimolante per la forma; ora le ròzze che tirano il carro del progresso hanno davvero bisogno di stimolo.

Un paradosso di questa fatta era appunto la massima di Laurenti che si potesse vivere senza l'amore. Concetto giusto fino ad un certo segno, come tanti altri che si presentano sotto la forma: «si può vivere senza questo,» alla qual forma il popolo, che grossamente ma direttamente ragiona, usa sempre rispondere: «ma con questo si vive meglio.»

Intanto, con quella sua lettera, Luisa diceva chiaro a Laurenti di aver fatto pro' delle ricette, ma di non avere inteso punto il cuore del medico. Facendolo troppo alto, non lo considerava più come un uomo. E cotesto non si poteva ascriverle a torto, imperocchè simiglianti sformazioni sono la cosa più naturale del mondo. Noi, quanti siamo, non immagineremo mai Socrate innamorato; lo vedremo sempre filosofante, perfino nella casa di Aspasia.

Guido insomma si avvedeva, leggendo la lettera della signora Argellani, di aver fatto opera sottile a suo danno, di essersi, come dice argutamente il proverbio, aguzzato il palo sulle ginocchia.

--Ma infine, pensò egli alzandosi in piedi, che importa che io abbia a patirne il danno, se ella risana? Percy è morto nel suo cuore, ed io l'ho salvata; questo è l'essenziale. Oramai la cura andrà da sè; la scienza darà i suoi medicamenti, infonderà il ferro nel sangue, discacciandone la linfa sovrabbondante; la mite stagione, l'aria, il moto delle membra e la calma dello spirito, le rifioriranno le guancie. Animo, su! Percy è morto. E poi, quando sarà risanata, morrò io.--

Questo pensiero, già parecchie volte accarezzato dal suo dolore nei profondi inesplorati recessi dell'anima, gli si affacciò al tribunale del raziocinio, armato di tutti gli arnesi della logica.

--Che cosa farei io, senza l'amore di quella donna? Si può egli vivere senza l'amore, quando non si disprezzi chi ve lo ha inspirato? Sono io tal uomo da andar co' sotterfugi, per vie coperte, a guadagnare tratto tratto un po' di terreno? Son io tale da accontentarmi alla sua amicizia? Son io uomo da consolarmi, da poter vivere senza di lei? È tale la mia tempra, da piegare innanzi alle difficoltà, da sviarsi tranquilla di rincontro agli ostacoli?

A tutte queste dimande, il raziocinio inflessibile rispondeva di no.

--Orbene, la risanerò affatto, e ne morrò io. Ripeterò sulla mia persona l'esperimento di prosciugar le vene ad un sano, per rinnovare il sangue e rinfrescar la vita nelle vene del moribondo.

Questa deliberazione, considerata per tutti i lati, gli parve buona, e la prese. Andò allo specchio, e gli sembrò di avere il volto sereno, quasi ilare pel fatto proposito. Sorrise alla sua immagine, si ravviò alla lesta i capegli, si vestì elegantemente come un forte che va a morire, e si recò difilato in casa Argellani.

La signora Luisa era nel suo salottino, intenta a cominciare un ricamo sul telaio. La vita si risvegliava in lei, e colla vita il desiderio di ripigliare i suoi consueti passatempi. Era ancora un po' fiacca per la gita e per le commozioni del giorno innanzi, ma piena di volontà; e colla volontà in aiuto, si fanno miglia di molte.

Il povero Guido non l'aveva mai veduta così bella come in quel punto, e in quell'operoso atteggiamento; ma chiuse gli occhi, o, per dir meglio, comandò ai suoi occhi di non vedere. Si fece in cambio a ringraziarla della sua lettera, la quale gli dimostrava com'ella avesse cavato profitto dai consigli del suo medico, e di tal guisa non mettesse a nudo la pochezza del suo sapere.

Ad ogni costo, e in breve, ella voleva essere risanata. Il ritorno alla vita si palesava in lei con una tal potenza di desiderio, da insuperbire ogni altro discepolo di Galeno che non fosse stato Laurenti. Ma egli, poveretto, era tutto umile in tanta gloria, e rimaneva oppresso dai ringraziamenti della bellissima inferma. Le toccò il polso con molta gravità, cercando di dimenticare che le sue dita premevano le carni della donna gentile; ordinò alcune pozioni; le disse che sarebbe tornato più tardi per condurla in giardino, e partì mezz'ora dopo che era entrato da lei.

E' fu un medico e nulla più; si ristrinse nel suo ufficio, come la chiocciola si rannicchia nel suo guscio; e di fuori appariva tutto gaiezza, tutto sorrisi, mentre sentiva lo schianto nel cuore.