L'isola dei baci: Romanzo erotico-sociale

Part 3

Chapter 33,469 wordsPublic domain

— Credo opportuno metter da parte tutte le graziose questioni e i piccoli problemucci che la vezzosa assemblea ha, più che sfiorato, già sufficientemente accarezzato. So il ribrezzo e la nausea che assale ognuno di noi quando si parla dell'odiata guerra, dell'infame popolaccio interventista! Ma, turandoci le nari, dobbiamo entrare nella cloaca della conflagrazione perchè le nostre autorevoli e sottili intelligenze trovino e impongano finalmente una pace pulita ai popoli che diguazzano in tanta sporcizia sanguinosa.

Il mio adorato amico Ricard domanda per mio tramite all'assemblea il piacere di esporre un onorabile programma di disarmo antifemminile, antimoderno, per il trionfo definitivo dei nostri sessi soavissimi. Prego l'assemblea di ascoltarlo in silenzio e di passare poi senz'altro al voto. Vi prevengo, amici carissimi, che approvo incondizionatamente le idee del mio adorato amico Ricard.

Tutti approvarono, eccettuato Pietrachiara che disse:

— Veramente Ricard non mi pare il più indicato, avrei preferito Markoff!

— No. No. Mia cara Pietrachiara, credimi, hai torto: se insisti vuol dire che non mi vuoi proprio bene! Già, l'ho notato, da qualche tempo tu non mi vuoi più bene!

— Oh! mio caro De Ritten, come puoi dirlo? — rispose Pietrachiara — come puoi pensarlo? Io sono il tuo amico fedele. Sono con te. Tutto ciò che fai è ben fatto.

Poi, acutizzando subito la sua voce:

— Parli Ricard! La parola a Ricard! Silenzio! Sarà un bellissimo discorso!

Sciacquio. Flic-flac. Tonfi di remi. Vibrazione intensissima di riflessi azzurri. Tutti i congressisti tacquero seduti, attenti, composti nelle barche. Ricard si alzò: faccia tonda, occhi azzurri teneri, bocca d'angioletto, languido, grassoccio, piccolo in maglia viola, braccia femminili benedicenti e vescovili, mani grassoccie, tornite, che molleggiano, accarezzano e ricadono sotto il peso degli anelli. Ladolce, prolissamente sdraiato, come una ninfa alla fontana, lo fissava attraverso l'occhialetto d'oro nel silenzio generale.

IL GRANDE DISCORSO POLITICO

VIII.

Ricard cominciò a parlare con voce di tenore di grazia e lievi scatti in falsetto:

— In verità l'attenzione religiosa con la quale volete onorarmi mi fa tremare sino nei precordi. La simpatia amorevole che mi largite, amici carissimi, turba il mio spirito, pur accendendo di gratitudine il mio cuore. Se il tempo estasiato dalla vostra grazia potesse fermarsi per godere con noi quest'ora di fraterna delizia e di piena solidarietà, io mi risparmierei una grave e angosciosa responsabilità e vi eviterei la dolorosa delusione che le mie povere parole infliggeranno fatalmente alle vostre orecchie degne di miglior fortuna.

Se io fossi il puro e sublime oratore che voi meritate, comincerei col fare l'elogio dei singoli congressisti, anime elette in corpi eletti dalle forme cesellate che meravigliano la luce. Ma il tempo non si ferma, ahimè! e il rombo fastidioso della benchè lontana troppo vicina lurida guerra, costringe il mio spirito nelle tristi contingenze della logica e della praticità che io abborro.

Io che ho sempre amato le fluttuanti indecisioni, il si e il no flebilmente mescolati, la nebbia grigioperla dei mezzi rifiuti e degli abbandoni spasmodicamente frenati, io che ho sempre amato sfiorare senza toccare, persuadere senza sconvolgere, accarezzare senza mai penetrare, girare attorno attorno senza mai cercare il pericoloso centro, parlar sottovoce e consigliare a metà, sono nella triste e angosciosa necessità di proporre una soluzione definitiva, energica, dura!

Oh! parole amare! oh! espressioni ributtanti che snobilitano e insudiciano fatalmente la nostra psiche ultrasensibile! Come potremo lavarci?! Come potrò lavarmi da cotale insozzante praticità e brutalità volgare?! Compiangetevi! I tempi nostri son fangosi!

In verità, permettetemi di rivolgere a tutta l'assemblea, me compreso, un acerbissimo rimprovero. Noi non abbiamo prevenuta la guerra, non abbiamo saputo impedirla. Se avessimo quattro anni fa morbidamente protestato contro i preparativi guerreschi della cattiva Germania e di quella brutta Austria, non saremmo oggi così malconci ed insozzati.

Bisognava languidamente parlare al nostro beneamato amico il Kaiser, scrivere una dolce lettera a Von Moltke. Consigliarli, persuaderli, ricondurli nel cammino dei sani proponimenti. Fu grave imprudenza la nostra, forse irreparabile!

Ma l'ora delle rampogne è ormai passata. Convien decidersi, concludere, agire. Noi siamo gli unici che possano salvare l'umanità!

Oh! quanto ridicole sono le piccole nazioni che sanguinosamente si disputano il dominio del Mediterraneo! Noi soli dominiamo il sacro voluttuoso e sospirante mare Mediterraneo. Le alte terrazze fiorite di Capri ne sorvegliano il languido sonno d'adolescente, i risvegli e le bizze graziose. Solo le rocce a picco di Capri hanno saputo resistere alla infame conflagrazione.

Capri, languidamente coricata sul mare, con la snella vita flessuosa vellutata di vigne, tutta trasudante un vino delizioso, è l'unica terra paradisiacamente neutrale e internazionale. Capri, calma padrona di tutti i crepuscoli e di tutta la luna del mondo, unica si oppone alle ignobili brutalità della guerra, con le sue squisite penombre disinteressate e i lievissimi veli delle sue nebbie perlacee. A Capri dunque, isola musicale di tutte le nostalgie, isola abitata dal divino Passato immortale, noi fondiamo il Regno Internazionale degli amori eleganti, dei contatti delicati, dei vaporosi approcci, dei raffinati sfioramenti, delle rovine illustri e delle mani curate.

Dall'alto di Capri noi gitteremo le nostre quadrella contro la brutta guerra e i suoi brutti colori rossi e neri, le sue violenze da satiro, la sua macelleria, le uniformi mal tagliate dalle granate, il suo sudiciume odiato. Ben disse un poeta: “Io faccio di tutto per farmi esonerare, corro i ministeri, è un dovere imboscarsi per noi spiriti eletti! Questa è la guerra dei contadini e della gente volgare. Il fango e il sudiciume mi tolgono ogni patriottismo„.

Oh! mio Dio! quali peccati noi scontiamo! Perchè non siam nati molti secoli fa nella pura Mitilene carica di viole! Se si potesse rinascere nel Passato! Vivere in un convento nel mezzo di un orto beato fra i saggi e i bei libri dalle nobili legature, prolungando i conversari con l'amico preferito, lungi da ogni urto, da ogni fragore, lungi dalle strade maestre e dall'immondo polverone dei cretinissimi automobili. Vivere di sè, soddisfarsi da sè, in un silenzio semiaperto di tanto in tanto da timide musiche che sa condurre il divo Toscanini! Ma mi perdo! Smarrisco la brutta logica. M'è giocoforza addivenire ad una conclusione!

Propongo all'assemblea cortesissima:

1) Di disapprovare, dolcemente e senza rancore, la brutta Germania cattivella e abbominevole che ha voluto proprio a tutti i costi fare la guerra, proprio per farci dispetto.

2) Di disapprovare acerbamente anche l'Intesa che pur avendo tante buone ragioni di difendersi e di combattere, è troppo democratica, popolaresca, rivoluzionaria, futurista.

3) Di glorificare la Germania e l'Austria per la loro saggezza reazionaria-poliziesca, il loro spirito d'ordine, i caratteri gotici dei loro giornali, la saggia pedanteria dei suoi professori e i flessuosi consessi politici che scrittori volgari hanno stupidamente chiamato _tavole rotonde_.

4) Di ristabilire l'antica Grecia nella nuova Grecia, consacrando tre miliardi agli scavi archeologici.

5) Di espellere dall'isola di Capri, nostra capitale, tutte le donne, sempre loquaci, turbolente, volgari e piene di brutti odori.

6) Di condannare a morte tutti i progressisti, tutti i rivoluzionari e tutti i futuristi del mondo.

7) Di sopprimere tutte le macchine e di ristabilire così il silenzio nelle città e nelle campagne.

8) Di fondare delle Scuole di Lentezza, di Indecisione e di Delicatezza per guarire l'Umanità dalla schifosa mania di correre e di volare.

9) Di abituare a poco a poco gli uomini a vivere nella penombra di palazzi ben chiusi, dormendo o sonnecchiando durante il giorno per passeggiare ed amare invece soltanto durante la notte sotto le pacifiche stelle e nella dubbiosa luce della luna: avverrà così finalmente l'abolizione del sole e la supremazia benefica della notte sulla vita degli uomini.

Così l'Umanità, liberata dalla violenza, dal progresso, dalla guerra e dalla rivoluzione, l'Umanità disarmata, blanda, mite, imbelle, carezzevole, sospirosa, bene vestita e profumata vivrà e amerà in pace sotto le leggi savie emanate da Capri con un'unica Religione, la nostra, con un'unica solidarietà Internazionale, la nostra.

— Bravooooooo!! Beneeee!! Ai voti!! Ai voti! All'unanimità!

— Grazie, grazie, carissimi! Chiudo proponendo al Congresso Rosa di mandare a Sua Maestà l'Imperatore Guglielmo una rappresentanza di membri delicati ed eletti perchè persuadano Sua Morbidezza Imperiale a farla finita con la immonda e bruttissima guerra.

— Bravoooo! Bravoooo! Ai voti! Ai voti!

All'inizio del discorso noi avevamo osservato vicino a noi Castretta tutto intento a prendere dello note stenografiche sul suo taccuino. Alle ultime battute del discorso lo vedemmo slacciarti affannosamente il colletto, in preda a un accesso di soffocazione, le labbra convulse e gli occhi atterriti.

LA CATASTROFE

IX.

Gli applausi non cessavano. Boati e rimbombi della Grotta Azzurra. Rimescolìo frenetico di corpi elettrizzati di riflessi verdi. Ma la voce acutissima di Pietrachiara dominò il fragore:

— Propongo un voto di disapprovazione a certi congressisti che nello scrivere libri o articoli fingono di avere degli amori normali ed esaltano poeticamente il sesso della donna e invito i congressisti a gridare con me: “Viva la nuova religione! Viva l'unica vera Internazionale! Viva l'Internazionale fisiologica! Viva Capri, nostra capitale! Abbasso la guerra dalle mani sudicie! Raffinati di tutto il mondo, unitevi! Dopo la lotta di classe, la lotta di sesso! L'amore normale è un delitto! Abbasso la donna!„

Allora dal fondo della Grotta Azzurra che si rimpiccioliva in un corridoio sotterraneo leggendariamente comunicante col castello di Barbarossa, scattò, si lacerò un urlo di belva ferita:

— Canaaaaailles! Canaaaailles!

Raffica di terrore. Il fragore cessò. Silenzio assoluto, massiccio, polare. Era una voce di donna, la voce della signora De Ritten.

Nessuno aveva visto la sua barca entrare. Sembrò a tutti uno spettro carico d'odio. Bella, pallida, scarmigliata, si reggeva faticosamente sul parapetto della barca. Il candore perlaceo del suo viso spiccava sulla veste nera. Gridava precipitosamente, mordendo le parole:

— Canailles! Taisez-vous! Taisez-vous! J'ai compris le but immonde de votre congrès! Vous n'êtes que des cochons, des péderastes!

Dovette riprender fiato. Gli occhi nerissimi brillanti aguzzavano le punte micidiali delle parole. Si rizzò in piedi e stracciando con le unghie la veste sul petto cominciò a ferirsi i seni.

— Vous avez corrompu mon mari, vous avez tué mon amour! Cochons! Cochons! Cochons!

Poi fulmineamente si vide brillare un piccolo revolver nella sua mano destra e _pam-pam_, si rovesciò all'indietro sulla poppa della barca.

Urli, frastuono, schiamazzi, trambusto generale. Ressa di barche nell'apertura della grotta. Chi era quella donna? Molti non la conoscevano. Alcuni si precipitarono per soccorrerla. Markoff per saltare da una barca all'altra piombò nell'acqua. Plufff, plaafff!

— Chi è quella donna?

— Perchè si è uccisa?

— La conoscete?

— Io no, dev'essere una spia!

— È una russa!

— No, no, è una francese!

— È l'amante di Briand!

— Macchè, è la signora De Ritten, soccorriamola!

— Ma è già morta....

— Cosa faceva nella grotta?

— Bisogna portar via il cadavere....

— Le donne son sempre cretine e melodrammatiche!

— Che gesto volgare!

— La nostra festa è guastata!

La Grotta Azzurra era gonfia di un arruffìo di corpi agitati. Cento, mille braccia, moltiplicate da milioni di riflessi violazzurri. Schioccar di schiume. Frustate d'acqua. Scintillazione di diamanti. Furia diabolica di tutte le turchesi. Pavimento sussultante gonfio di sguardi erotici. Scoppio incendio di una fabbrica di pietre preziose artificiali. Tre, quattro, cinque, otto congressisti eran balzati nella barca dove giaceva la signora De Ritten.

— Siamo in troppi! La barca non regge! Vedrete che finirà per affondare!

Ma tutti dimenticando il pericolo si protendevano sul cadavere della donna, poi si ritraevano con smorfie e brividi di ribrezzo e di orrore.

La morta era spaventosamente bella. La testa rovesciata all'indietro fissava con gli occhi spalancati la volta della grotta satura di velocissime battaglie di riflessi azzurri, cosicchè le pupille sembravano animate da continui sguardi voluttuosi. Dal corsage lacerato emergeva la miracolosa purezza della tonda mammella destra con la sua piccola ferita di carminio che non gocciava.

— Oh! Dio! quella mammella! Io mi copro gli occhi per non vedere! Come le donne nude son brutte! Che schifo! Han tutto il corpo pieno di borse!

Werkopfen Pomponnette si adoperava intanto a ricoprire il seno della signora De Ritten con un lembo della veste lacerata.

— Oh Dio! che coraggio! — disse Pietrachiara. Soltanto Pomponnette è capace di fare cose simili! Che porcacciona!

Si udì allora una voce chiara e sicura che ad alcuni parve quella del barone De Ritten:

— I Congressisti del Congresso Rosa sono tutti invitati ai funerali della signora De Ritten che avranno luogo domani al crepuscolo sulle alture di Anacapri. Celebreremo così, simbolicamente, la fine dell'amore normale.

Che faceva mai Castretta? Lo sentimmo tra i piedi, sdraiato, immobile. Era svenuto!

IL CONTROVELENO

X.

La sera stessa, il primo piroscafo in partenza ci portò a Napoli. Eravamo nauseati dall'indigestione di tutto quel passatismo frollo e contronatura. Bisognava al più presto rinfrescare le nostre sensibilità futuriste in un'atmosfera sana di belle donne gioconde, allegre e voluttuose.

Decidemmo senz'altro una visita a Rosa Stellina, bruna, snella, elegante, chiassosa, intelligentissima napoletana, canzonettista rinomata che non cantava quasi mai, navigante furbissima nelle acque grasse di Montecitorio, mantenuta, mantenitrice, piena di passioni e di clienti solidi, golosa, sensuale, allegrissima. Molte Madonne e molte fotografie di deputati nel suo salotto rosso, vraiment parisien, diceva lei.

Alle otto di sera, nel vicolo ingombro fra l'acetilene bianca-rossa di due cocomerai vediamo Rosa Stellina seminuda nella cornice illuminata della finestra. Una risata larga. Un morbido saluto col braccio nudo ben tornito appetitosissimo.

In quattro balzi su per le scale, porta aperta, gridi di bimbi, il fox-terrier come un bolide tra le gambe; e siamo ricevuti da Rosa Stellina, in camicia cortissima, busto celeste, molto belletto, un bacio all'uno e all'altro.

— Ti presento mia sorella. Le ho dato il nome di Mirandolina, ti piace?

Noi subito, in coro;

— Magnifico. Sta bene al suo tipo di bellezza. Un vero capolavoro! Bellissima, come te! Brava! Brava!

Facciamo a Rosa innumerevoli elogi come se avesse lei stessa partorito sua sorella in quel momento.

— Cara Rosa, abbiamo bisogno di te, di Mirandolina e di sei altre tue amiche scelte da te fra le più spiritose e le più allegre, per domani sera. Ti spiego subito. Offriamo un banchetto a degli amici parigini. Dunque, bellezza, eleganza, niente musi, niente smorfie, cose da pazzi, contiamo su di te e sul tuo buon gusto.

— Benissimo. Siamo d'accordo. Ci penserò. Spero di contentarvi. Ve ne andate di già? Una piccola tazza di thè. J'ai du thè rouge Saigon.

— Niente thè. Troppa fretta. Scappiamo. Pensa a tutto. Lascia stare il thè rouge. Non far la parigina, cara napoletana. E porta con te, domani, tutta Piedigrotta.

L'APOTEOSI WAGNERIANA

XI.

Avevamo tutto predisposto per la nostra partecipazione ai funerali della signora De Ritten e ci fregavamo allegramente le mani giungendo sulla piazza di Capri dove si stava ordinando il corteo tra il vocìo e lo schioccar di fruste delle carrozzelle.

Meraviglioso tramonto di sole già tuffato nel mediterraneo e che saluta melodiosamente dal fondo. Il mediterraneo era infatti il cristallo trascolorante della lampada solare che si inabissava.

Tutte lo squisitezze e ricercatezze di tinte rosa, rosalilla, viola, grigioperla brillante, velluti, amoerri e veli di cielo e di mare. Sapori di frutta nell'aria con dolce sugo di pesca ai denti. Rumori leggeri che seguono le centomila pieghe di una brezza vestita da Poiret. Crepuscolo elegantissimo, pieno di mani femminili lunghissime, erranti per soffocare delicatamente le bocche roventi sguaiate, divine che cantano sul golfo.

Canzoni napoletane aperte come braccia nude e richiuse a ventaglio, metalliche, danzanti trionfalmente sul vasto tamburo orizzontale del golfo.

Canzoni napoletane scagliate con febbre e delirio sulla carne calda elastica sospirante dell'aria. Canzoni napoletane trascinate da catene lievipesanti di singhiozzi che ridono.

Canzoni che hanno la morbida curva estenuata del golfo.

Canzoni dense come una rosea crema, spalmate sulla durezza del mare o dilaganti come un olio negli echi lontanissimi, orecchie che tremano.

Per permettere la distribuzione dei congressisti nello carrozzelle, il carro funebre s'era fermato al principio della strada di Anacapri con la scorta di musicisti silenziosi.

Cohn-Frou-frou non aveva trovato posto. Lo invitammo noi nella nostra carrozzella ed egli si sedette tra noi dicendo:

— Vous n'êtes pas gros, je trouverai toujours une petite place pour mon petit popo.

Ricard che dirigeva il corteo diede il segnale della partenza. L'orchestra iniziò la Marcia Funebre di Siegfried. Subito uno squarciamento di ottoni, tamburo e timpani, con relativo ruzzolamento di casseruole epiche, giù giù tra le ville, nei vigneti fino al tondo orizzonte marino che rivomitò fuori un po' di sole dal disgusto. Venti carrozzelle portanti ognuna due congressisti. Si saliva con la notte e le prime stelle. I cocchieri ritmavano la _Marcia Funebre_ con degli Haah! Haah! gutturalissimi per incitare le loro rozze riformate.

_Marcia funebre (Ottoni, Contrabassi, Corni inglesi)_: Tururururururùm! Tururururururùm!

_I congressisti in coro accompagnando i violini sul tema di Siegfred_:

Seueueuls! Enfiiiiin! Enfiiiiiin! Enfiiiiiiin!

_L'orchestra_: Turururururùm! Tururururùm!

_I cocchieri_: Haaaah! Haaaah!

_I congressisti_:

Seueueuls! Enfiiiiin! Enfiiiiiin! Enfiiiiiiin!

_I cocchieri_: Haaaah! Haaaah!

_I congressisti_: Loin-in des feeeeemmes!

L'orchestra tacque. Il golfo riprese il suo dominio suggestivo.

Il corteo rasentava a sinistra muraglioni di rocce il cui bassoventre sembrava avere un buco pieno di bragia: ed era la grande nicchia della famosa Madonna di Lourdes, regalata a Capri da un ricco napoletano evidentemente preoccupato di creare una brutale stonatura religiosa internazionale.

Tremolante palpitazione di cento fiamme di candele, timide, delicatissime, femminili nelle mani ruvide del vento caldo, sotto e intorno alla squisita Madonna francese, bianca, mani aperte, lungo fiocco azzurro sensuale ricadente sul ventre.

Alla nostra destra la strada era tutta a balconi strapiombanti in mare. Davanti a una balaustra due ombre erano fuse nell'ombra crescente: i loro spiriti abbracciavano senza dubbio in quell'istante il più imponente silenzio marino, il cielo più vasto e le più sfrenate costellazioni. Quella virile, enorme dello Scorpione, simile ad una colossale S di diamanti zannuta, si scagliava ferocemente contro Ischia.

Cohn-Frou-frou disse:

— Preferisco il silenzio a quella pessima orchestra. Tutto sbagliato. Tempi troppo larghi. Ottoni troppo ruvidi. Come siamo lontani dalle belle esecuzioni di Toscanini!

Ci fu un ingombro di carrozze. La nostra si fermò a fianco con quella di Pietrachiara e di Ladolce. Questi diceva all'amico:

— Bisogna che ti legga la lettera infame che mia moglie mi scrive da Parigi.

Pietrachiara accendeva dei cerini.

— Ascolta:

“Mon pauvre ami, je sais ce que tu es allé faire à Capri avec le fameux Congrès. Mais je suis une femme qui se respecte et je ne te ferai pas de scène de jalousie. Tout simplement je te déclare que je n'aime pas les saligauds. Je te quitte et je m'en vais avec Richard. Ce n'est pas la peine que tu feignes des sentiments de paternité pour ceux que tu appelle tes enfants. Tu m'as épousée pour avoir une etiquette d'homme normal et pour avoir...... des enfants. Tu aurais dû prendre une couveuse. Mes enfants m'appartiennent et je les emporte avec moi. Son vrai père, Richard, s'en chargera...„ Pensa, che donna immonda avevo per compagna! Quanta volgarità! Ho orrore di averla conosciuta! Mi sembra di esser tutto sporco di quei contatti, che furon brevi per fortuna. Voglio stracciare questa lettera in mille pezzi. E bruciamoli! M'hanno sporcato le dita. Mi sembra che questa bella notte ne sia tutta insudiciata!

La lettera arse nel piccolo rogo di cerini, sotto le stelle.

— Oh! Ti compiango mio caro Ladolce! smorfieggiò Pietrachiara. Hai avuto torto di concedere il tuo corpo a quella donnaccia! Io sono il marito spirituale, soltanto _spirituale_ di mia moglie!... Debbo confessare che è sempre stata molto riservata e piena di tatto. Figurati che mi raccontava le sue avventure amorose per eccitarmi colla gelosia. Povera cretina! Quante ne ho sapute! Come sono volgari gli uomini normali!

Intanto giù all'Albergo della Grotta Bleu, Castretta aveva quaranta gradi di febbre. Avevamo visto infatti la mattina la cameriera entrare in camera sua con enormi blocchi di ghiaccio. Pare che si temesse una commozione cerebrale.

LA NUOVA RELIGIONE INTERNAZIONALE

XII.

Nel buio sulla piazza di Anacapri il corteo si fermò. I congressisti scesero dalle vetture e seguirono per un sentiero di montagna la bara portata a braccia da Werkopfen-Pomponnette, il Conte Ladolce, Ricard e Markoff. I quattro grassoni sbuffavano nello sforzo inciampando nelle pietre. Il più alto dei quattro, Ladolce, rovesciava senza volerlo tutto il peso su Markoff, il più basso, che sosteneva l'angolo opposto al suo.

Uff!... Ah!... Attention!... Prenez garde! A droite! Attenti!... Uff!...

L'orchestra eseguiva ora l'Incantesimo del Fuoco della Walkiria, sotto la direzione di Cohn Frou-frou che gesticolava freneticamente, con tale impeto e con tale delirio da non sentire i fugaci e spiritosissimi pernacchi che un suonatore di cornetta napoletano insinuava a quando a quando nel celebre squarcio sinfonico.

tii — raa — — > rii _prrr_ | — > raa _prrr_ | — > raa

Sull'estrema alta terrazza a picco di Capri fu deposta la bara. De Ritten si avanzò e con voce fredda pronunciò il seguente discorso funebre nel vasto silenzio notturno del Mediterraneo. Le scogliere avevano risate bianche. La luna si era velata pudicamente. Le stelle sole, neutrali e pacifiste, ascoltavano con finta serietà.

“Cari miei consanguinei, — la storia dell'Umanità si divide in due grandi periodi: il periodo ellenico e il periodo germanico. Il primo tutto illuminato dal genio di Platone insegnò al mondo ad amare i placidi conviti rallegrati dai giovinetti mondi e perfetti, lontano dalle vergini e dalle donne col loro triste simbolo mensile di strage. Il secondo periodo, più glorioso del primo, cominciò a Berlino colla bella figura eroica di Eulemburg profetizzata da Wagner nel personaggio di Parsifal.