L'isola dei baci: Romanzo erotico-sociale

Part 2

Chapter 23,520 wordsPublic domain

Terrore soave di tutte le rinuncie e di lutti gli abbandoni. Avevamo il cervello in fiamme e una lucidità insufficiente per il problema da risolvere.

Una voce febbrile di donna che partiva dal balcone vicino al nostro attirò la nostra attenzione.

— Paul, Paul, mon chéri, ne t'en va pas, reste ici, je t'en supplie.

Poi, un rumore di porta sbattuta e dei passi veloci nel corridoio. Origliammo un istante.

De Ritten scendeva le scale, traversava la terrazza alberata e si allontanava sulla strada.

Concertammo rapidamente un piano strategico. Bruno Corra si slanciò giù per seguire, sorvegliare e interrogare possibilmente il marito; Marinetti si assunse l'incarico di avvicinare la signora De Ritten che era rimasta nella sua camera buia con la porta semiaperta.

Tutto era calmo nell'albergo. Cautamente, preannunciandosi con un po' di rumore Marinetti entrò.

— Scusate, scusate, Signora, ho sentito un vostro grido, ho pensato che soffrivate o che avevate bisogno di qualcuno. Volete che chiami la cameriera?

— No, grazie, signor Marinetti, non ho bisogno, non chiamate nessuno. Mio Dio! Che scandalo!

Si teneva faticosamente in piedi reggendosi alla spalliera di una poltrona e si sentivano stridere le sue belle unghie che ne laceravano la stoffa. Senza vederla si sentiva la sua bellezza seminuda: la vestaglia aperta le era scivolata giù un po' dalle spalle. Aveva la voce rauca, di lagrime.

— Quelle angoisse affreuse! Je sens que je deviens folle. Vi conosco troppo poco, signore, non posso dirvi nulla, ma soffro spaventosamente. Grazie, grazie, siete molto gentile.....

E scoppiò in singhiozzi.

— Ma cosa è successo? Parlate. Vi darò un consiglio.

— Non è possibile! sono perduta! tutta la mia felicità è perduta! non mi ama più, lo sento, mio marito non mi ama più! se sapeste con quale crudeltà raffinata, insistente, feroce, mi ha parlato!

Tutte, tutte le cattiverie più sottili! E io non ho avuto per lui che tenerezza, tenerezza, tenerezza senza fine!

— Vostro marito è geloso di voi e della vostra bellezza — disse Marinetti scandendo le parole, mentre la sorreggeva delicatamente con un braccio, attirandola verso il balcone.

— Geloso!? Non è possibile, non credo, macchè! Pazzo! È pazzo! È cattivo! Volete sapere? Mio marito in certi momenti ha dei pensieri e dei propositi da delinquente! Sì, _delinquente_ è la parola. Mi ha battuta, capite? quel vigliacco! Mi ha battuta sul viso. Sentite come mi scottano le guance! Che dolore di testa! Ma voi non direte nulla, ve ne prego! Siete un gentiluomo. M'ispirate una grande fiducia.

— Non temete, parlatemi, confidatevi, sarò per voi un amico, lo sono già, provo per voi una profonda simpatia. Siete così dolce, così intelligente, così distinta, così divinamente bella! Non piangete, ve ne supplico! Non sciupate i vostri begli occhi! Dimenticate, tutto si rimetterà a posto, vostro marito diventerà buono per voi.

Si trovarono appoggiati alla balaustra del balcone, nel buio, oppressi dalle masse di fogliame che ci s'incurvavano davanti. Fiutavano il mare senza vederlo, flebile, frusciante e odoroso. Sussurri infiniti, lieve odor di vaniglia e di rose.

Era quella la parte assolutamente buia dell'isola. Si vedeva lontano l'altra parte rocciosa brillare di felicità poichè la luna la fasciava carnalmente di un tremulo candore beato.

— Sento che non siete felice! Eppure lo meritate, mai creatura al mondo ha meritato come voi una piena, assoluta felicità.

— No, no, siate buono! Sono così stanca, triste e sfinita! Non mi reggo più! Ho la testa vuota. Ho uno strano terrore nelle vene.

— Non abbiate paura, sono qui, vi difenderò, vi consiglierò, sono il vostro amico, il vostro migliore amico; ho per voi più che dell'amicizia: un affetto, una tenerezza; perdonatemi, è così dolce di respirare vicino a voi, ora non sono più padrone del mio cuore, nè dei miei nervi, non sono più padrone delle mie mani che sono felici, felici di sfiorare il vostro dolce viso. Siete un prodigio di bellezza e di fascino, siete voi che create miracolosamente questa dolcissima notte, questo paradiso di mare, di profumi, di luna. Mi piacete tanto! _tanto!_ Mi piaci, mi piaci! Non pensare a nulla, dammi la tua bocca! così... così...„.

Il bacio fu lungo, incosciente, smarrito, inaspettato, illogico, sublime, sceso dalla luna, venuto dal mare, dal buio, dalle stelle.

Bacio imposto ed accolto quasi senza volerlo: bevuto con sete infinita. I preti cristiani lo condannerebbero a tutti gli inferni, come un bacio diabolico. Dei chimici strangolati dal positivismo lo definirebbero un precipitato di iodio, di bromo, di sale, di resina e d'alcool di grappoli maturi. Pura, inebriante essenza del golfo notturno bevuta subendo le forze della voluttà terrestre.

Si sentirono dei passi affrettati nella terrazza sotto il balcone e Marinetti ebbe appena il tempo di uscire e di raggiungere la sua camera senza esser veduto da De Ritten che rientrava.

Bruno Corra lo aveva seguito su su per un sentiero che conduceva ad una roccia a picco sul mare. Dall'alto di questa roccia l'equivoco personaggio dopo avere cautamente esplorato i dintorni aveva fatto a più riprese col fazzoletto degli strani segnali verso il mare appena rischiarato dai primi albori e verso una villa bianca che si affacciava sulla strada di Anacapri.

LA GROTTA DEL BOVE MARINO

VI.

Castretta bussò alla nostra porta alle sette del mattino. Intanto dal balcone aperto ci giungeva questo dialogo tra Werkopfen e dei barcaioli.

— Ho bisogno di venti barche alla Marina grande per andare a visitare tutte le grotte di Capri.

— Venti barche! Non è possibile, è difficile, signore! Ci vuol molto denaro...!

— Voglio venti barche, assolutamente. Qual'è il prezzo?

Scendemmo rapidamente con Castretta, preoccupati di partecipare ad ogni costo alla gita che intuimmo finalmente rivelatrice.

Un'ora dopo la partenza della comitiva attirava molti curiosi sulla banchina della Marina Grande. Essa era sbalorditivamente aumentata. Circa un'ottantina di persone. Tra le quali degli strani tipi di lottatori, giganteschi e muscolosi, un vecchio signore semiparalitico elegantissimo, un giapponese e un negro panciuto dal grugno ripugnante.

Nella confusione la nostra presenza fu poco notata. Invitammo nella nostra barca Pietrachiara e il conte Ladolce. Questi era un giovane alto, delicato, un po' cascante: bella pecora aristocratica dal profilo borbonico con voce flebile.

Si sedettero a prua mentre noi ci sedemmo con Castretta a poppa. Il mare era calmo ma non calmissimo. Mare inquieto che pregusta l'alcool delirante della burrasca con una quiete sorniona e qualche sbuffo di vento, sotto un cielo velato di calore.

Avevamo due buoni barcaioli. Cosicchè sorpassammo le altre barche e giungemmo con le prime alla grotta del _Bue marino_. Pietrachiara disse con mille moine guizzanti:

— È stata veramente un'idea geniale quella del caro Werkopfen. Credo che dato il caldo soffocante, non vi sia sito più adatto a discutere di cose serie di una grotta nel mare. Chissà che grotta sceglieremo?! Io preferisco l'azzurra: è più carina. La vedrete. Un silenzio! Sembra di essere diventati piccini piccini dentro una delle belle pietre preziose del Conte Ladolce. Se ci mettessimo in costume da bagno? Che ne dici Ladolce!

Si svestirono. Avevano già, sotto, un elegante costume da bagno rosa pallido.

Curvi nella barca entrammo nella grotta del _Bue marino_. Ci colpì brutalmente un muggito rombante e feroce d'acque incatenate e rivoltose. Boati irritatissimi. Sputi, schiaffi, rutti e singhiozzi. Masse su masse d'acqua spaccate, flaccide, rotte nei budelli delle rocce.

— Dio che brutta grotta! Che rumori! Disse Pietrachiara serrandosi al Conte Ladolce.

— Ho paura, ho paura, andiamo via! M'hanno detto che in fondo, sulla piccola spiaggia, hanno trovato una gran foca cattiva che mangiò dieci marinai. Ruggiva come una belva quando l'hanno catturata. Ci volle un rimorchiatore per portarla a terra.

Nell'uscite dalla grotta la nostra barca si trovò in mezzo alla fiera acquatica, multicolore e chiassosa di tutte le altre, fra il gesticolare dei marinai e uno scambio chiacchierino di saluti cortesi e leziosi.

— Bonjour, Paul.

— Mes hommages! N'entrez pas dans la grotte: elle est trop sombre, vous auriez peur.

— Bonjour, Rudolf.

Benali che si svestiva in piedi in barca glorificava ad alta voce l'eleganza di Pietrachiara e di Ladolce.

— Che squisitezza di tinta! Che bel taglio! Un gusto veramente parigino! Pietrachiara, sai che Werkopfen te lo invidia il tuo costumino? È troppo grasso per permettersi queste delicatezze. Figurati Markoff! Vedrai il suo costume lilla. Tutto grasso biondo in lilla! Ci divertiremo!

Pietrachiara interruppe:

— Taci, non è l'ora di scherzare. Siamo riuniti per una cosa molto seria.

I gridi, i lazzi, le smorfie, i piccoli gesti di terrore, sotto gli spruzzi d'acqua, si mescolavano alla forte loquacità dei risucchi nei buchi delle rocce a picco.

Navigavamo sotto l'altissima _Muraglia di Tiberio_. Dopo la Punta Fucile passammo tra lo Scoglio della Ricotta e una spiaggia tutta ingombra di enormi massi crollati giù dall'alto che simulavano una battaglia di colossali testuggini spaventose.

Il mare s'increspa. Moti convulsi delle piccole onde. Punta Capo. La bianchissima villa De Fersen domina il golfo. A sinistra la Punta Campanella.

Mentre passiamo tra lo Scoglio Longa e l'isola di Capri, Castretta si volta all'indietro, ci mostra una lontana barca che cerca di raggiungere le nostre e mormora:

— La signora De Ritten è in quella barca!... Insegue il marito. Evidentemente ne è molto innamorata.

A prua, Pietrachiara e Ladolce, tutti rosei, non sentono, occupati a discorrere sommessamente tra loro. Beccheggiamo lievemente sull'indaco prezioso del mare che si spezza quà e là. Il vento gonfia le gote delle vele lontane. Entriamo rapidamente nel mediterraneo vero, mare sempre più massiccio, duro, volontario, violento, a blocchi turbolenti, sotto altissimi muraglioni a picco. La barca di Truffard è in testa: vi si distingue il profilo di Giacomo Satutto.

Non si sente più il vociare delle barche sparse, variopinte e gesticolanti, nel rumore crescente delle onde che sciacquano e risciacquano le zanne dell'isola con sempre più fragorosi ciaac, ciaac, plumb, pluuumb, sciaaaa, ciaff, gott gott, glu.

— Prima della guerra — dice il nostro barcaiolo — avevamo quarantamila visitatori tedeschi all'anno e quindicimila di altre nazioni. Quella piccola grotta si chiama la Grotta dei Polpi. Le barche vengono sotto a ripararsi dalla pioggia.

Mare a grossi mucchi d'indaco con punte d'argento balzanti. Mare appassionato, pieno di disordini lirici, tutto a sega, a treccie, a vulcanelli. Le barche si raggruppavano a poco a poco, rasentando le rocce per evitare il vento largo che aumentava. Il dèmone goffo e barocco del mal di mare imminente, impose il silenzio ai naviganti allegri.

I marinai raddoppiando il loro sforzo sui remi annunziarono:

— Ecco la Grotta bianca, tutta a stalattiti. Da quel cancello si sale al primo piano della grotta: ma i russi hanno portato via quasi tutte le stalattiti.

Pietrachiara rispose al marinaio con uno, due, tre, quattro urti di vomito.

Che disgrazia! Son tutto sudicio! Povero me! mi sento male! Bisognerebbe accostare!

Markoff lo imitò nella barca vicina. Davanti a noi Truffard abbiosciato, enorme, fece altrettanto. A destra e a sinistra De Ritten, Cohn, il roseo Ladolce, ripresero il motivo di urti e di scoppi rovesciandosi come grondaie fuori dalle barche. Bruno Corra e Marinetti, vecchi amici del mare, fungevano da ammiragli dirigendo la navigazione senza vomitare.

Squilibrio dei pesi a poppa e a prua. I marinai remavano male contro il mare insolente, irritato, sghignazzante, lacerato da risate sarcastiche di schiuma gasosa. Scoglio del Monacone. I tre Faraglioni. I soldati che sorvegliano il rifornimento dei sottomarini a Sito Dragara, ridevano. Non era il caso di irritarsi. Concentrazione di ogni pensiero sul proprio stomaco da frenare. Resistere ad ogni costo. Lentezza infinita del tempo.

— Che brutta idea ha avuto Werkopfen! — piagnucolò Pietrachiara. Comprendo il caldo da evitare: ma avrebbe dovuto distribuire ai Congressisti delle pillole contro il mal di mare.

Passavamo tra il grosso Faraglione attaccato a terra e i due Scogli Faraglioni alti duecento metri, prepotenti, invincibili e pieni di solitudine selvaggia. Il mare era diventato violentissimo e pericoloso quando entrammo nella famosa Grotta Verde. Ci si passa sotto e attraverso come in una galleria. Grande teatro rumorosissimo dal mobile pavimento di smeraldi impazziti. A destra e a sinistra palchi, baignoires e balconate, dove s'affollano, stridono, fischiano, applaudono, urlano, gesticolano, cazzottano, schiamazzano, sputano e fumano tutte le onde di lusso, vestite di schiume elegantissime. Sembrava proprio una serata futurista.

Bruno Corra, seriamente, propose:

— Ecco un luogo adatto per il vostro Congresso. Massimo silenzio, massima attenzione.

Pietrachiara, rovesciato sul fondo della barca, le mani giunte, con una voce da vitellino morente, gridò: Nooooo! noooo noooo!

Il corteo carnevalesco era trasformato in un quasi-funerale. Le barche seguivano ora il busto femminilmente rientrante dell'isola coricata. Un grosso buco di roccia spruzzò come un sifone contro Ladolce.

Passiamo in fila davanti a Punta Carena, Fortino Don Peppe, Fortino Don Paolo, Fortino della Guardia. Davanti alla bellissima Punta Ciuk Camillo, rivestita di ulivi e irta di cactus, le pancie voluminose e irruenti del mare minacciano un vero naufragio.

I marinai bestemmiano preoccupati. Onde a gnocchi enormi, convulsi, biancastri. Affollamento di schiume sibilanti, ironiche, contro gli ombelichi feriti delle rocce.

Ma duecento metri dopo il mare s'acquieta e vi nasce il profilo tranquillo, impassibile del Vesuvio e la Punta Campanella. Tutti si rialzano, a poco a poco. Sorrisi e chiacchierii nel sole svelato. Czi czi cicici di cicale sul pendio della riva. Pfoo, pfoo, pfaaaa, pfaa dell'acqua nei buchi.

Siamo sotto la nicchia vuota della Madonna che benedice l'entrata della Grotta Azzurra.

Il mare invernale ha succhiato la statua, vuotando la nicchia come un'ostrica.

IL CONGRESSO

VII.

Quando penetrammo nella Grotta Azzurra essa era già quasi piena di barche, tutta rimbombante dei gridi dei barcaioli che per trovar posto rimescolavano brutalmente coi remi delle stupefacenti masse di turchesi. Subito Pietrachiara si mise a gridare;

— Il Presidente! bisogna nominare il presidente!

Poi, voltandosi a noi, con piccoli scatti freddolosi:

— Dio che gioia! Come mi diverto! Che bella grotta! Il cielo furbone fa capolino sotto le rocce. Voglio ascoltare i discorsi nell'acqua. Voglio fare un tuffo. Ma ho paura delle piovre. Dio quante bestie ci devono essere in quell'acqua! Serpenti di mare, polpi, granchi.

— Il Presidente! Il Presidente!

— Nominiamo il Presidente!

— Werkopfen è il più indicato.

— Truffard è il più serio.

Pietrachiara, nel suo costumino roseo pieno di riflessi viola, urlò con tanta insistenza e con una voce così acuta che attirò l'attenzione di tutti e ottenne il silenzio:

— Cari amici, non dimentichiamo, in questa ora solenne, che noi siamo i più puri rappresentanti dell'antica Grecia....

— Bravoooo!!!

Castretta, che prendeva in fretta qualche nota, ci disse a mezza voce con tono serio:

— Sentite? La Grecia.... L'assemblea discuterà certamente del futuro assetto balcanico e della questione jugoslava....

Pietrachiara continuava:

— Siamo figli dell'Ellesponto divino e come tali dobbiamo abborrire tutto ciò che il mondo moderno meccanico ci ha portato di laido, di stupidamente veloce, di pratico, e di volgare. Distinzione, eleganza e bellezza: ecco i nostri motti! Il nostro presidente non può essere altri che il più bello di noi. Propongo dunque di dare la presidenza a colui che è indiscutibilmente il più bello: Paul De Ritten.

— Beneee! Bravooo! De Ritten presidente! All'unanimità! All'unanimità!

Altre barche entravano. Cozzar di remi. Alterchi dei barcaioli. Nelle barche azzurre molti congressisti si svestivano e i variopinti costumi da bagno, lilla, mauves, scarlatti, vibravano nella danza frenetica dei riflessi azzurri.

Si fece largo intorno alla barca di De Ritten che alto, snello, in un attillato costume da bagno color granata con una molle cintura di velluto nero, sembrava un toreador dalle braccia troppo delicate.

— Ringrazio il mio delizioso amico Pietrachiara e apro senz'altro la discussione dando la parola a Werkopfen.

Pietrachiara che intanto aveva preso fuori dalla sua valigia un sacchetto di gomma, lo stava gonfiando con una pompa da bicicletta. Sotto gli sguardi esterrefatti di Castretta, che ora non prendeva più note, quell'oggetto si trasformò a poco a poco in una bella bambola. Pietrachiara la mise seduta accanto a lui, dicendole:

— Tu vas être bien sage, pour ne pas déranger les orateurs. Il ne faut pas faire pipi dans la barque,...

Poi si mise a guaire:

— Sì, Werkopfen, parli Werkopfen, Pomponnette, chiamiamoci tutti coi nostri veri nomi, è tempo di finirla con queste finzioni....

Werkopfen Pomponnette si alzò pesantemente con la sua ballante pancia imbrigliata da un costume lilla troppo stretto. Soffiava asmaticamente nel caldo aumentante della grotta diventata una specie di bagno turco. Il belletto gli colava giù per le grasse gote cascanti. Ma gli occhi azzurri erano intelligentissimi sotto le palpebre sciupate.

Pietrachiara spiegava a Castretta le qualità e i meriti dei diversi oratori. Gli annunciò che Werkopfen godeva di una grande autorità per la sua esperienza politica e le sue grandi aderenze internazionali. Poi, gridò:

— Ti permettiamo di parlare seduto, Pomponnette.

Werkopfen, seduto a poppa della sua barca cominciò con un getto lento e largo di oratore provetto.

— Prima di trattare le questioni importantissime della pace necessaria, del disarmo universale, della lega delle intelligenze pure, della musica pacificatrice, della Santa lentezza e della nostra unica regina: la Bellezza, credo necessario risolvere altri problemi meno importanti ma pieni di insidie e urgenti. Parlo dei problemi del sonno e dell'amore a Capri. La nostra isola sacra è infestata dalle zanzare, cotta da un sole tropicale. Non è assolutamente possibile dormire nè amare sotto una zanzariera.

Cohn, detto Frou-frou, magro e sbilenco, con grossi occhi bleu miopissimi e poveri peli biondicci qua e là disse con voce di capretto:

— Pomponnette non può dormire sotto una zanzariera perchè ha un'amante troppo grassa.

— Taci, spudorato... gridò Pietrachiara. — Frou-frou è un invidioso. Non sa che fare interpellanze.

Pomponnette riprese:

— Bisogna dunque che la graziosa assemblea liberi l'isola dell'amore dalle zanzare e dal caldo eccessivo. Non dimentichiamo le mosche, troppo feconde, porcaccione e interventiste. Dopo una giornata passata sotto le mazze accanite di quell'implacabile bruto che si chiama il sole, le zanzare vengono a guastarci coi loro violini scordati le molli carezze della luna.

— Ce sont les arbres qui attirent les mouches et les moustiques. Il faudrait raser toute l'île de Capri.

— Ton discours a déjà rasé tout le monde!....

— Taci, insolente!

— Propongo di piantare a Capri dei colossali ventilatori per aerare le notti afose d'estate. Nominiamo una commissione tecnica che discuta e deliberi in proposito.

— Assurdo. Le macchine vanno abolite! domando la parola! — gridò Pietrachiara.

No! Si! No! Silenzio! Frastuono infernale. Intervenne De Ritten che diede la parola a Pietrachiara.

— Ben lungi dall'approvare la proposta di Werkopfen Pomponnette, io invito l'assemblea a infliggergli un voto di biasimo.

La sua proposta è schifosamente rivoluzionaria e futurista. Non vogliamo nulla di moderno! Nulla che sappia di carbone, di olio grasso e di benzina!

— Bravoooo!....

— Noi dobbiamo bandire una crociata contro la luce elettrica e contro la velocità dei treni. Abbasso le biciclette, le motociclette e gli automobili che deformano la divina bellezza degli uomini. In quanto al perfezionamento e raffinamento delle notti di Capri vi comunico una mia idea che credo geniale. Organizziamo dei grandi concerti notturni all'aria aperta. Il divino Toscanini prenderà senza dubbio questa nobile iniziativa.

Bisogna formare tre grandi orchestre complete che, nascoste nelle vigne verdi e folte di Capri, sotto la strada di Anacapri e della Marina Grande, culleranno morbidamente i nostri corpi illanguiditi dal sonno.

Si potrebbe variando ogni notte di sonata o di sinfonia eseguire tutta la musica dell'immortale Beethoven e del sovrumano Bach.

Ma date le questioni urgentissime di politica internazionale che dobbiamo risolvere, domando alla graziosa assemblea di rimandare alla prossima seduta questo grande problema delle notti musicali.

Propongo di mandare oggi dei telegrammi di fervida solidarietà ai nostri illustri amici Romain Rolland, Benedetto Croce, Giacomo Boni e Toscanini.

— Bene! Bene! Bene! Approvatooo all'unanimità!

— (continuando) credo doveroso e opportuno affidarne la compilazione al nostro caro presidente la cui squisita verve poetica è sempre ispirata.

De Ritten si alza e ravviandosi indolentemente i capelli biondi colle lunghe dita affusolate detta con voce lirica:

_a ROMAIN ROLLAND_

_A voi che sapete pesare filosoficamente sullo stomaco avariato dei nostri contemporanei coi vostri poderosi romanzi pietre miliari del lungo cammino dei secoli. Osanna!_

— Beneeeeee!

firmato: _Il Congresso Rosa_

22 Agosto dalla Grotta Azzurra.

_a BENEDETTO CROCE_

_Al filosofo tanto alto che non ha visto la Conflagrazione Universale Floreat!_

— Beneeeeee!

firmato: _Il Congresso Rosa_

22 Agosto dalla Grotta Azzurra.

_a GIACOMO BONI_

_A voi che dimenticando il nefando carnaio dissotterrate il delizioso passato che dell'odioso presente ci consola. Ave!_

— Beneeeeee!

firmato: _Il Congresso Rosa_

22 Agosto dalla Grotta Azzurra.

_ad ARTURO TOSCANINI_

_Al Divino Arpeggiatore dei nostri nervi delicatissimi che spasimano con lui. Salve!_

— Beneeeee! Bravoooooo!

Tutti i congressisti bagnanti applaudono anguillando rossi, azzurri, viola. La Grotta Azzurra sembra un vivaio di pesci frenetici.

Dissonanza futurista: l'uniforme grigioverde di Marinetti colla bombarda d'oro sgargiante al braccio urla schiantando l'atmosfera molle umida e vigliacca.

Intanto Cohn sporgendosi dalla sua barca che urtava quella di Pietrachiara belava inacidendo la sua ridicola vocetta caprina:

— La paroola! Domando la paroola! Perchè non mi dànno la paroola! Che brutti schiamazzi! Non c'è ordine in questa assemblea! Tutti urlano con delle vociacce! Nessuno mi ascolta!

La gioia di Pietrachiara divenne frenetica. Batteva i piedi e le mani, si dimenava urlando con la sua voce acutissima, con le mani a portavoce:

— Siii! Date la parola a Cohooon! Cohn Frou-Frou vuol parlaaaare! Silenzioooo!

Ladolce, mollemente sdraiato, con indolenza regale, cercava di trattenere Pietrachiara, dicendogli:

— Via, non insistere! Perchè lo incoraggi a parlare, se non sa parlare? Ci farà perder tempo e dirà delle sciocchezze.

— Precisamente per questo lo incoraggio a parlare! Perchè è un cretinooo! Ci dirà tante sciocchezze! Che gioia! Sarà lo zimbello di tutta l'assemblea!

Cohn Frou-frou parlò:

— Propongo di scegliere Taormina invece di Capri per la prossima assemblea! Il teatro greco di Taormina!

— Nooo! Nooo! Nooo! Che stupidaggine! Che cretino!

— Non è cretino! È interessato! L'ebreaccio! Cohn Frou-frou è azionista degli alberghi di Taormina! Abbasso Cohn-Frou-frou!

Intervenne il Presidente De Ritten: