L'invasore: dramma in tre atti

Part 6

Chapter 63,044 wordsPublic domain

portandole il latte.

Torna subito. Adesso bevi — e mangia. Guarda cos'hai qui!

CHÉRIE

Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata?

JANE

inginocchiata presso a lei regge la tazza di latte e le dà da mangiare come a un bambino.

È andata — a prendere Mirella!

CHÉRIE

Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui!

JANE

Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera creatura.

CHÉRIE

Ma allora...

JANE

Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto.

Le mette il cucchiaio alla bocca.

Mangia.

CHÉRIE

Ma io dove mi nascondo?

JANE

Che idea! Perchè vuoi nasconderti?

CHÉRIE

Ma — il bambino!... Cosa dirà Mirella?

JANE

Ah...

Con enfasi malinconica.

... non dirà nulla, povera Mirella!

CHÉRIE china il capo e si copre gli occhi colla mano.

JANE

Mangia.

CHÉRIE

Ho finito. Aspetta!

S'alza, va alla porta drappeggiata e sta un istante in ascolto.

JANE

Cosa c'è?

CHÉRIE

volgendosi col viso illuminato da un sorriso raggiante.

Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un cherubino!

Ride.

JANE non risponde.

Un silenzio.

CHÉRIE

mettendo una mano sulla mano di JANE.

Jane! Come è triste e terribile.

JANE

Che cosa?

CHÉRIE

Tutto. Ma più di tutto...

JANE

Più di tutto?

CHÉRIE

Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla.

JANE non risponde.

Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei parlarne — ma quando ne parlo... nessuno risponde.

Un silenzio.

Neppure tu.

JANE

Ma sì... rispondo...

CHÉRIE

Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda,

con un singhiozzo.

... e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!...

Un silenzio.

Del mio nessuno ride.

JANE

fredda.

Ma sì. Perchè dici questo?

CHÉRIE

amaramente.

È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio!

Si copre il viso.

Con disprezzo, con ischerno si ride — di lui e di me! Ah, Jane, perchè non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e due, quando io ero così vicina alla morte e lui — lui — non era ancora entrato nella vita?

JANE

Chérie! Non piangere così.

CHÉRIE

Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava pure un giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a guardarla portasse sventura.

Scoppiando in pianto.

Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che è odiato, disprezzato, maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato che porta sventura.

JANE

Non dir questo.

CHÉRIE

A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione. Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa!... No! no!... è il mostro lui! è l'essere abbominato, detestato, di cui ci si vergogna come di una piaga, come di una deformità.

Si accascia singhiozzando.

JANE

Non pensare a tristezze.

CHÉRIE

Ah! come passeremo nella vita lui ed io — tra le beffe, il dileggio, il disprezzo di tutti! Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi sempre vergognare — sempre cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che non volevo far nulla di male! Lui — lui che non sa di aver commesso — nascendo — un imperdonabile delitto!

JANE

Se piangi così farai male a te e a lui.

CHÉRIE

Farò male — a lui? Non piangerò — non piangerò!

Si asciuga gli occhi.

D'improvviso sorge in ascolto.

Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sarà!

Spaventata.

Sarà Mirella che arriva?

JANE

Vado a guardare.

CHÉRIE si appiatta contro la parete chiudendosi nello scialle come per rimpicciolirsi e sparire.

JANE

Apre l'uscio d'entrata esce sul pianerottolo e guarda giù. Volgendosi a CHÉRIE.

È un uomo... un contadino.

Parlando a qualcuno di fuori.

Oh! Chi cercate?

Non si ode la risposta.

Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. — Come dite? Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. — Dei malati?... Sì, malati sì. — E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? — Andate via subito o vi faccio arrestare.

Rientra e chiude la porta.

Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e, sotto, due occhi fiammeggianti e una faccia di... di...

CHÉRIE

Di che cosa?

JANE

come colpita da un'idea repentina.

Di soldato! Che fosse — che fosse uno dei vostri?!

Corre alla porta e la riapre.

È partito.

Resta un istante in ascolto poi si volge e dice rapidamente a CHÉRIE.

Chérie — tua cognata è qui. Viene su per le scale.

CHÉRIE

spaurita.

Con Mirella?

JANE

Sì.

CHÉRIE

Ah — non voglio — non voglio che mi veda!

JANE

È già qui.

Per entrare nella camera a destra CHÉRIE dovrebbe passare davanti alla porta d'entrata. Dopo un istante d'incertezza ella fugge via a sinistra.

Una pausa.

JANE tiene fissi gli occhi sulla porta dalla quale deve entrare LUISA.

LUISA appare sulla soglia — indi lentamente entra MIRELLA.

Le due donne tengono gli occhi fissi sul volto della fanciulla con disperata angoscia d'attesa.

MIRELLA entra lentissimamente ad occhi bassi. Sul limitare si ferma e gira intorno gli occhi trasognati che sembrano non veder nulla, non riconoscere nulla. Indi s'avanza rigida come un automa nella stanza.

LUISA

che ha seguito tremando ogni mossa di sua figlia.

Mirella!

Con un singhiozzo disperato.

Mirella!

MIRELLA volge gli occhi alla madre che si trova ritta sullo sfondo della porta drappeggiata e chiusa. MIRELLA fissa lo sguardo sul volto materno — poi, poco a poco i suoi occhi si dilatano; essa vede — dietro alla siloetta di LUISA — la porta fatale.

Senza volgere il capo MIRELLA gira intorno lo sguardo pauroso che sempre è ripreso e fermato dalla terribile porta.

Lentamente, cogli occhi sempre più terrorizzati essa indietreggia come per sfuggire ad un orrore che la minaccia.

LUISA e JANE la guardano tremanti — e la vedono finalmente volgere il capo e guardarsi intorno per tutta la stanza.

JANE

trattenendo ancora LUISA che sta per lanciarsi verso MIRELLA.

Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei!...

Ma dopo un istante, cogli occhi ripresi dalla porta drappeggiata, MIRELLA lascia lentamente ricadere le braccia e rimane immobile nella posa d'annichilimento che le è abituale.

LUISA

con un singhiozzo, a JANE.

Nulla!... nulla!...

JANE

confortandola.

È tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani...

LUISA

Ah!

LUISA scuote tristemente il capo.

JANE

Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato?

LUISA

Sì, disopra, nella mia camera.

JANE

Ah — bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie.

LUISA

Povera Chérie.

guardando MIRELLA.

La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare.

JANE

Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema che non ha scioglimento.

LUISA

cupa.

Fuorchè nella morte.

JANE

Che cosa vuol dire?

LUISA

appassionata.

Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei — quando ho visto la gente che la guardava — lei e quella sua creatura di maleficio — ah!

rabbrividisce.

... io mi sono detta che al posto suo...

CHÉRIE appare in fondo alla scena, e ascolta addossata al muro, ancora ravvolta nel suo scialle.

JANE

Che cosa?

LUISA

Al posto suo io mi ricorderei...

scandendo le parole.

... che a quattro passi c'è il fiume.

JANE

Cosa dite?

LUISA

C'è il fiume — per lei — e per lui!

Prende per mano MIRELLA e sale lentamente le scale.

JANE

rimane un istante immobile, colpita dalle parole di LUISA.

Indi con un sospiro prende il suo mantello e lo indossa per partire.

Volgendosi vede CHÉRIE.

Chérie! Ascoltavi!

CHÉRIE

come in un sogno.

A quattro passi... c'è il fiume...

pausa.

Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume...

lunga pausa.

... per lui... e per me...

JANE

sconvolta.

Che cosa dici — dimentica quelle parole.

CHÉRIE

lentamente con soavità.

No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l'ho pensato anch'io? È un grande conforto!

ripete come in sogno.

A quattro passi... c'è il fiume. Per lui — e per me.

Un silenzio.

La porta d'entrata, lasciata socchiusa, ora si spalanca violentemente. FLORIAN AUDET, vestito da contadino, entra impetuoso.

FLORIAN

scorgendo dapprima l'infermiera e volgendosi a lei con veemenza.

Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi, devo saperlo — chi — chi è ammalato qui?

JANE

Con quale diritto —?

FLORIAN

Scorgendo CHÉRIE.

Chérie!

CHÉRIE

cogli occhi stralunati.

Florian!...

FLORIAN

Sì — sì — Florian.

Getta giù il largo cappello, si toglie la giubba di contadino e appare vestito in una lacera uniforme belga.

Sei tu, ammalata? Sei tu?

CHÉRIE

senza voce, indietreggiando da lui.

Sì.

FLORIAN

Che cos'hai?

JANE

a CHÉRIE.

Ha il diritto costui di interrogarti?

CHÉRIE

piano.

Sì.

JANE

È un amico?

CHÉRIE

Sì.

JANE

abbracciando CHÉRIE.

Senti, cara — io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. È già tanto tardi. Posso lasciarti?

CHÉRIE

Sì. Puoi lasciarmi.

I suoi occhi esterrefatti sono fissi su FLORIAN.

FLORIAN

a JANE.

Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate?

Volgendosi a CHÉRIE.

Chi sta con te?

CHÉRIE

senza voce.

Luisa.

FLORIAN

Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio.

JANE

Buona notte Chérie!

sulla soglia, a FLORIAN.

Non l'agitate. È ancora tanto debole.

Esce.

FLORIAN

Chérie! Chérie!

Le prende ambo le mani.

Cos'hai avuto?

Essa non risponde.

Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento.

CHÉRIE

con un filo di voce.

Sono stata ammalata.

FLORIAN

Ma guarisci! — Guarirai?

CHÉRIE

cupa.

Sì! — Sì! Guarirò.

FLORIAN

Chérie — mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me?

CHÉRIE

Sì.

FLORIAN

Sempre?

CHÉRIE

Sempre.

FLORIAN

Dimmi degli altri — Luisa? Mirella?

CHÉRIE

Sono entrambe qui.

Una pausa.

Mirella... non parla più...

FLORIAN

stupito.

Non — parla più?!

CHÉRIE

No. È muta.

FLORIAN

Oh! per Dio! — Ma cosa vuol dire?

CHÉRIE

sempre con un filo di voce debolissima.

S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa...

FLORIAN

Ma come? — In che modo?

CHÉRIE

Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua anima.... non c'è più.

FLORIAN

preso da un brivido presciente.

E — a te? — a te? cos'hanno fatto?

CHÉRIE

dopo un istante di silenzio.

Peggio — che a lei.

FLORIAN

fuori di sè.

No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio!

Si accascia su una seggiola e nasconde il volto tra le mani.

Dopo un silenzio.

Ma parla, in nome del cielo, parla!

CHÉRIE

con infinita stanchezza.

T'ho detto.

FLORIAN

Tutto — dimmi tutto!

Feroce e forsennato.

M'hai detto tutto?

CHÉRIE

No.

FLORIAN

Parla — per Dio — parla!

CHÉRIE

Come dirlo. Come dirlo?...

Tendendo la mano verso la porta drappeggiata.

Là dentro...

cade in ginocchio ai piedi di FLORIAN.

... c'è una culla!

Scoppia in pianto.

FLORIAN

balzando in piedi.

Cosa?

Indietreggiando con orrore da lei.

Tu... oh! tu — hai un figlio...

CHÉRIE

disperata.

Abbi pietà! — pietà!...

FLORIAN

forsennato.

Un figlio — d'un nemico? Ah....

Alza il braccio con gesto d'anatema.

CHÉRIE

afferrandogli il braccio.

No! Non maledirlo — non maledirlo — anche tu! Quel bambino — che nessuno mai ha benedetto!

Un istante di silenzio.

FLORIAN

stupefatto e inorridito.

È questo — ciò che tu mi dici? Questo — il tuo primo pensiero?... Una preghiera per lui! Una difesa di lui — dell'essere immondo a cui tu, tu disgraziata! hai dato la vita!

CHÉRIE piange disperatamente gettata in terra ai suoi piedi.

FLORIAN

Afferrandola per i polsi e forzandola a sollevarsi e a guardarlo in faccia. Con un ruggito.

Parla, parla ti dico!

Voglio sapere!... come — quando —!

CHÉRIE

Non ricordo — non so più!

FLORIAN

Non ricordi? Menti — menti!

CHÉRIE

disperata.

No! non ricordo — non ricordo! So che deliravo... mi avevano ubbriacata...

FLORIAN

con orrore.

Ah!... Ti avevano ubbriacata. — Avanti. — Parla!

CHÉRIE

come ipnotizzata, ansante.

Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella — l'hanno legata — lì — a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi diceva...

FLORIAN

ruggendo.

Cosa — ti diceva?!

CHÉRIE

sempre come allucinata.

«Tanto andava lo stesso — a finire così! Tanto andava lo stesso a finire così!...»

Piange disperatamente in terra davanti a lui.

FLORIAN

E poi...

CHÉRIE

E poi... e poi...

Stralunata guardando la porta drappeggiata.

... aspetta — aspetta!

con un grido.

Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo.

FLORIAN

coi denti stretti.

Disgraziata, parla!

CHÉRIE

con uno scoppio d'angoscia.

Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi, morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie... così — così, ho conosciuto l'amore! Così — così mi è stata data la maternità!

Cade prona col volto tra le mani.

Un lungo silenzio.

FLORIAN

chino su di lei, quasi afono.

Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè — non l'hai ucciso prima che nascesse?

CHÉRIE

Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare. Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di più forte del mio dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era qualche cosa — di divino!

FLORIAN

sdegnato.

Cosa dici?

CHÉRIE

Ah, tu non lo capirai mai — tu sei un uomo! — Non lo puoi capire. Ma io — io ho sentito in me quel portento — il brivido di una vita creata da me! Ed era come se una voce — la voce stessa di Dio! — mi gridasse: «Tu non ucciderai!»

Un lungo silenzio.

FLORIAN

Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina.

CHÉRIE

Lo so.

Una pausa.

FLORIAN

Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un predestinato al dolore e alla delinquenza — è vero? è vero?

CHÉRIE

con profonda amarezza.

Sì — sì — sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti!

FLORIAN

E lo senti anche tu — lo senti.

CHÉRIE

Sì — sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, io vedo l'avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva — suo padre! — che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola... Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette le piccole mani negli occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un demente — e che io pure di tenermelo stretto al cuore — pazza — sono pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come l'amo — più della vita mia!

Piange.

FLORIAN

Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te — allontanarlo!... Hai capito?

Con uno sforzo.

Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io — tu ed io, insieme — cercheremo — di scordarlo!

CHÉRIE

Dopo un istante di silenzio, calma e grave.

No.

FLORIAN

No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò — che cercherò di dimenticarlo.

CHÉRIE

con fermezza.

Non io.

FLORIAN

Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi per sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e gioconde...

CHÉRIE

Finchè vivo, io non lo abbandonerò.

FLORIAN

Ma folle, folle che sei — che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te?

CHÉRIE

affranta.

Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia.

FLORIAN

con subitanea decisione.

Ebbene sia — sia!

colla mano sulla fronte.

Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie — Chérie!... Io ti amo — ti amo come allora — come sempre...

Si odono dei lontani clamori. Indi lontanissimo uno squillo di tromba e la trionfale musica della _Marseillaise_.

Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri...

spalanca le finestre.

Chérie!...

in un delirio di gioia.

Chérie, scordiamo tutto — tutto — e siamo felici!

CHÉRIE

rapida.

Florian — non è possibile — non è possibile. Io non ti amo più e tu non puoi più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi — tutto è mutato, e tu non puoi amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda — non sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte.

FLORIAN

No! Tu sarai mia. E un giorno — tutto questo ci sembrerà un sogno. Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi senza rossore —

CHÉRIE

selvaggiamente.

E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!...

No mai! mai! — Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore, mi sta nell'anima, mi sta nel sangue — più di te!

FLORIAN

Più di me!

CHÉRIE

Sì, più di te. Parti Florian, parti — godi della nostra vittoria. Va — e scordami!

La musica trionfante e i clamori di gioia s'avvicinano sempre più.

FLORIAN

Chérie, Chérie — pensa a ciò che fai.

CHÉRIE

Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho preso. La mia strada è chiara davanti a me.

FLORIAN

Chérie ti supplico, ti supplico!

CHÉRIE

Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va.

FLORIAN

Ebbene — sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla — vi è ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me.

CHÉRIE

Ah — lo so! lo so!

S'ode fuori l'Inno nazionale del Belgio.

Senti la _Brabançonne!_ il grido del Belgio!.. La nostra patria ti chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei.

FLORIAN

afferrandole le mani.

Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti — non è questa l'ora degli amori! È l'ora santa e terribile della rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio.

CHÉRIE

piangendo.

Addio.

FLORIAN

Penserai a me?

CHÉRIE

Sempre!

FLORIAN

Anch'io. Sempre. — Come finiva la tua canzone della principessa prigioniera?

CHÉRIE

con un singhiozzo.

«Io vi voglio adorar fino alla morte».

FLORIAN

«Io vi voglio adorar fino alla morte».

La bacia in fronte ed esce.

CHÉRIE resta immobile, impietrita.

Dopo un silenzio — lentamente come parlando in sogno.

CHÉRIE

A quattro passi c'è il fiume...

Si avvia verso la porta drappeggiata.

... per lui — e per me.

Apre la porta. Un raggio lunare dalla finestra tonda la illumina tutta. Entra e chiude la porta dietro a sè.

Passa qualche momento. La lampada sulla tavola ondeggia e quasi si spegne e la stanza è immersa nell'ombra.

In cima agli scalini appare la figuretta di MIRELLA. Come un'allucinata essa si guarda intorno e i ricordi terribili l'afferrano, agghiacciandola d'orrore. Lenta trasognata soffermando lo sguardo su ogni oggetto noto si avanza silenziosa. Nei suoi occhi tremola il ricordo delle subíte atrocità.