L'innesto: Commedia in tre atti

Part 1

Chapter 13,272 wordsPublic domain

MASCHERE NUDE. IV.

LUIGI PIRANDELLO

MASCHERE NUDE

L’INNESTO

COMMEDIA IN TRE ATTI

LA RAGIONE DEGLI ALTRI

(_ex_ SE NON COSÌ)

COMMEDIA IN TRE ATTI

_Con una lettera alla protagonista._

MILANO Fratelli Treves, Editori 1921 =Secondo migliaio.=

PROPRIETÀ LETTERARIA.

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._

Copyright by Luigi Pirandello, 1920.

È assolutamente proibito di rappresentare queste commedie senza il consenso della Società Italiana degli Autori (_Articolo 14 del Testo unico, 17 settembre 1882_).

Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest’opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.

Milano, Tip. Treves.

L’INNESTO

COMMEDIA IN TRE ATTI.

PERSONAGGI.

LAURA BANTI, moglie di GIORGIO BANTI. LA SIGNORA FRANCESCA BETTI, madre di LAURA e di GIULIETTA. L’AVVOCATO ARTURO NELLI. LA SIGNORA NELLI. IL DOTTOR ROMERI. IL DELEGATO. LA ZENA, contadina. FILIPPO, vecchio giardiniere. Un Cameriere. Una Cameriera. Il Portiere. Due Guardie, che non parlano.

_Il primo atto a Roma. Il secondo e il terzo in una villa, a Monteporzio. — Oggi._

ATTO PRIMO.

Salotto elegantemente mobiliato in casa Banti. Uscio comune in fondo, e laterali a destra e a sinistra (dell’attore).

SCENA PRIMA.

LA SIGNORA NELLI, LA SIGNORA FRANCESCA, GIULIETTA.

Al levarsi della tela la signora Nelli, in visita, attende, sfogliando in piedi presso un tavolinetto una rivista illustrata. Entrano poco dopo dall’uscio a sinistra, anch’esse col cappello in capo, la signora Francesca e Giulietta.

FRANCESCA

vecchia provinciale arricchita, troppo stretta in un abito troppo elegante, che contrasta con l’aria un po’ goffa e il modo di parlare. Non è sciocca; piuttosto un po’ sguajata.

Cara signora mia!

SIGNORA NELLI

elegante, ma già sciupata, con qualche velleità di tenersi ancor su, in un mondo che non è più per lei.

Oh! la signora Francesca! Giulietta!

Scambio di saluti.

FRANCESCA.

Vede? Qua anche noi, ad aspettare.

SIGNORA NELLI.

Già; ho saputo.

FRANCESCA.

Sarà un’ora. No, più, più, che dico? Saranno almeno due ore!

GIULIETTA

molto fine, atteggiamento stanco, con qualche affettazione di superiorità.

È veramente strano, creda. Sto in pensiero.

SIGNORA NELLI.

Perchè? Manca forse da troppo tempo?

GIULIETTA.

Ma sì! Da questa mattina, alle sei; si figuri!

SIGNORA NELLI.

Uh! Alle sei? Laura è uscita di casa alle sei?

FRANCESCA

a Giulietta, risentita.

Se dici così “alle sei„, chi sa che cosa puoi far credere, Dio mio! Bisogna dire che è uscita con la co.... con la cosa....

GIULIETTA

piano, seccata, suggerendo.

Con la scatola.

FRANCESCA.

Ecco, già! con la scatola dei colori.

SIGNORA NELLI.

Ah, bravo! Ha ripreso dunque a dipingere, Laura?

FRANCESCA.

Sissignora. Già, il terzo giorno. Va in campagna — cioè, non so, in un bosco....

GIULIETTA.

Ma che bosco! A Villa Giulia, mamma!

FRANCESCA.

Non è bosco? E che ne so, io? Sempre a Napoli ho vissuto, io, signora mia. Di queste ville di qua, poco m’intendo.

GIULIETTA.

Già! Ma jeri e l’altro jeri, capisce? alle undici al massimo è stata di ritorno. Ora, a momenti è sera, e....

SIGNORA NELLI.

Avrà voluto forse finire il suo bozzetto!

FRANCESCA.

Ecco, benissimo!

A Giulietta.

Vedi? quello che penso io!

SIGNORA NELLI.

Ma sarà certo così! Se è uscita con la scatola dei colori, non c’è da stare in pensiero. Si spiega.

GIULIETTA.

No, ecco, per questo non si spiegherebbe, scusi. Chi esce da tre giorni quasi all’alba, vuol dire che s’è proposto di ritrarre.... non so, certi effetti di prima luce che, avanzando il giorno, non si possono più avere.

SIGNORA NELLI.

Ah, è pittrice anche la Giulietta?

GIULIETTA.

Ma no, che pittrice, per carità!

FRANCESCA.

Non dia retta; se n’intende anche lei. Ah, quella che è istruzione, signora mia, m’è piaciuta assai, a me, sempre! Non l’ho potuta avere io; ma le mie figliuole, per grazia di Dio, i meglio professori! Francese, inglese, la musica.... E Laura, che ci aveva la disposizione, anche la pittura, col professor Dalbuono, che lei lo sa, rinomatissimo! Giulietta non la volle studiare, ma....

SIGNORA NELLI

compiendo la frase.

Stando accanto alla sorella....

FRANCESCA.

Ecco, già!

A Giulietta, che s’allontana, scrollando le spalle urtata:

Che cos’è?

SIGNORA NELLI

fingendo di non capire la mortificazione della ragazza per la goffaggine della mamma.

Via, signorina, non stia così in pensiero! Lei dice bene; ma scusi, non potrebbe esser venuto in mente a Laura di cominciare lì per lì qualche altro studio?

GIULIETTA

freddamente, concedendo per cortesia.

Questo.... sì, potrebbe darsi.

SIGNORA NELLI.

Se ha ripreso a dipingere coll’antico fervore....

GIULIETTA.

No, che! Non ha più nessun fervore, Laura.

FRANCESCA.

Ma quando si prende marito, sfido! Queste sono cose, come si dice? adorni ecco, adorni, signora mia, per le ragazze. Non le pare? Però mio genero li vuole, sa! Bisogna dire la verità! La spinge lui, mio genero.

SIGNORA NELLI.

E fa bene! Ah, certo. Fa benissimo. Sarebbe un vero peccato che Laura, dopo tante belle prove....

GIULIETTA.

Non lo fa mica per questo, mio cognato. Forse, se Laura vedesse in suo marito una certa passione per la sua arte.... Ma sa che la spinge a riprendere la tavolozza, come la spingerebbe.... che so? a qualunque altra occupazione....

FRANCESCA.

E che fa, male? Si sa che bisogna occuparsi! Signora mia, quando si è cresciute, come le mie due figliuole, negli agi.... Sa qual è il vero guajo, qua? Che mancano i figliuoli!

SIGNORA NELLI.

Ah! per carità, signora, non li chiami! Se sapesse quanto invidio Laura, io! Ha sposato due anni prima di me, Laura: sono già sette anni, è vero? E io, in cinque, già tre....

FRANCESCA.

Eh! ma scusi! ma perchè lei, volendola dire, si vede che ci s’è buttata proprio a corpo perduto!

SIGNORA NELLI

ridendo, con finto orrore.

No! Che! Povera me! Sono venuti....

FRANCESCA.

Io dico uno! Uno, almeno, creda, ci vuole!

SIGNORA NELLI.

Mi sembra che vivano così bene d’accordo Laura e suo marito....

FRANCESCA.

Uh! per questo....

Si china verso la signora Nelli e le confida piano all’orecchio.

Troppo, signora mia! troppo! troppo!

SIGNORA NELLI

piano, restando, ma un po’ anche sorridendo.

Come, troppo?

FRANCESCA.

Ma sì, perchè.... sa com’è? nei primi tempi, quando marito e moglie, giovani, si vogliono bene, se s’affaccia il pensiero d’un figliuolo, l’uomo specialmente si.... si....

Fa un gesto espressivo con le mani, contraendo le dita davanti al petto e tirandosi indietro col busto, come per dire: si arruffa.

mi spiego? perchè teme di non poter più avere tutta per sè la mogliettina.

SIGNORA NELLI.

Eh! lo so.... Poi passa un anno, ne passano due, tre.... Lo desidera dunque il signor Banti, il figliuolo?

FRANCESCA.

No, Laura! Lo desidera Laura! Tanto! Giorgio dice che lo desidera per lei.

GIULIETTA.

E naturalmente, allora, Laura, lo desidera per sè!

FRANCESCA.

Ma che dici? Perchè dici così? Vuoi far credere alla signora qua, che Laura non sia contenta di suo marito?

GIULIETTA.

Ma no, mamma! Io non ho detto questo. Quando passano, non tre, ma cinque, ma sette anni!

FRANCESCA.

Tu non capisci niente! La donna, signora mia, dopo tanti anni, se non si hanno figliuoli, sa che cosa fa? Si guasta. Glielo dico io! E anche l’uomo si guasta. Si guastano tutti e due. Per forza!

Accenna a Giulietta.

Non posso parlare. Ma è proprio tutto il contrario di quello che immagina questa ragazza. Perchè l’uomo perde l’idea di vedere domani nella propria moglie la madre, e.... e.... e.... con lei mi sono spiegata, è vero?

SIGNORA NELLI.

Sì, capisco, capisco....

FRANCESCA.

Queste benedette ragazze! Chi sa come sognano la vita!

GIULIETTA.

Oh! Dio mio, mamma! Sai bene che non sogno affatto, io!

FRANCESCA.

Già, non sogna, lei! E credi che sia bello non sognare? Non le posso soffrire, signora mia, queste ragazze d’oggi, con tutta quest’aria così.... così....

SIGNORA NELLI

suggerendo con un sorriso.

_Fanée._

FRANCESCA.

Come ha detto?

SIGNORA NELLI.

_Fanée._

FRANCESCA.

Già, così!

GIULIETTA

con dispetto.

È la moda.

FRANCESCA.

Io non so il francese, ma so che codesta moda non mi piace per nientissimo affatto.

SCENA II.

DETTE e CAMERIERA.

CAMERIERA

accorrendo in grande agitazione dall’uscio comune.

Signora! Signora!

FRANCESCA.

Che cosa è?

CAMERIERA.

Oh Dio! La signora Laura! Venga! venga!

FRANCESCA.

Mia figlia?

Balza in piedi.

SIGNORA NELLI

alzandosi anche lei.

Oh Dio, che è stato?

CAMERIERA.

La portano su, ferita!

FRANCESCA.

Ferita? Come! Laura?

GIULIETTA

con un grido, accorrendo per l’uscio in fondo.

Lo dicevo io!

FRANCESCA

accorrendo anche lei.

Figlia mia! Figlia!

SCENA III.

DETTE, LAURA, IL DELEGATO, IL CAMERIERE, IL PORTIERE, DUE GUARDIE.

Laura, sostenuta dal delegato e dal cameriere, si presenta sulla soglia, cascante, come disfatta, con gli abiti e i capelli in disordine. Nel pallore cadaverico, le fa sangue il labbro. Ha, lungo il collo, aspri, sanguinosi strappi. Il portiere reca in mano il cappello della signora, la scatola dei colori. Le due guardie si tengono presso l’uscio.

FRANCESCA

che s’è lanciata per accorrere con le altre, dapprima indietreggia spaventata, all’apparizione della figlia in quello stato; poi con un grido, andandole incontro.

Ah! Laura! Che t’hanno fatto? Laura mia!

LAURA

buttandosi al collo della madre, in preda a un convulso crescente, di ribbrezzo e di disperazione.

Mamma.... mamma.... mamma....

FRANCESCA.

Sei ferita? Dove? Dove?

GIULIETTA

cercando d’abbracciare anche lei la sorella.

Laura! Laura mia! Che hai? che hai?

SIGNORA NELLI.

Ma come è stato? chi è stato?

FRANCESCA.

Chi t’ha ferita? Figlia! figlia mia! Dove sei ferita?

GIULIETTA

portando una seggiola e gridando.

Qua, mamma....

FRANCESCA.

Dove? dove?

GIULIETTA.

No, dico, falla sedere! Vedi? non si regge.

FRANCESCA.

Ah sì, siedi, figlia, siedi.... Ma chi è stato l’assassino? Chi....

Non può seguitare a parlare, perchè Laura, cascando a sedere senza staccarsi dal collo di lei, la obbliga a piegarsi.

GIULIETTA.

Chi è stato?

Al delegato, forte:

Lo dica lei, chi è stato?

IL DELEGATO

con imbarazzo, guardando la signora Nelli, come per farsi intendere.

La.... la signora è stata vittima d’una.... di una.... aggressione, ecco....

SIGNORA NELLI

con un grido soffocato.

Ah!

GIULIETTA

inginocchiandosi e facendo per cingere con le braccia la sorella.

Oh, Laura.... dì, dì.... come?

LAURA

staccando le braccia dal collo della madre e respingendo per impulso istintivo, ma pur con angoscioso affetto la sorella.

No.... tu no, Giulietta.... Va’, tu.... va’.... va’....

GIULIETTA

a sedere sui ginocchi, tirandosi indietro, smarrita.

Perchè?

FRANCESCA

intuendo, alzando le mani e sbarrando gli occhi:

Questo?... Ah Dio mio!... Questo?...

Alla signora Nelli, facendole cenno di condurre di là Giulietta.

Signora....

Poi, chinandosi su Laura:

Ma come? Figlia mia....

Di nuovo, alla signora Nelli.

Signora, per carità....

SIGNORA NELLI

a Giulietta.

Venga.... venga, cara.... Andiamo di là....

GIULIETTA.

Ma perchè?

Poi guarda il delegato; capisce che deve andare; scoppia in singhiozzi su la spalla della signora Nelli che la conduce via per l’uscio in fondo.

LAURA

mostrando il collo alla madre.

Guarda.... guarda....

FRANCESCA.

Ma chi è stato? Chi?

LAURA

non può parlare; il convulso è giunto al colmo; tre volte, fra il tremore spaventoso di tutto il corpo, storcendosi le mani per l’onta, per lo schifo, grida quasi a scatti:

Un bruto.... un bruto.... un bruto....

E rompe in un pianto che pare un nitrito, balzante dalle viscere contratte.

FRANCESCA.

Figlia mia!

Si precipita su lei, e sentendola mancare, la solleva con l’ajuto della cameriera.

Portiamola di là!

Poi, conducendola verso l’uscio a sinistra.

Un medico, presto! Il dottor Romeri!

IL CAMERIERE.

È già avvertito, signora....

IL PORTIERE.

L’ho chiamato al telefono....

Francesca, Laura, la Cameriera via per l’uscio a sinistra.

SCENA IV.

DETTI, IL DOTTOR ROMERI, poi GIORGIO BANTI, ARTURO NELLI, LA SIGNORA NELLI.

IL CAMERIERE

al delegato.

L’hanno preso?

Il delegato non risponde; apre le braccia.

IL PORTIERE.

Ma dove è stato?

Entra dall’uscio in fondo in fretta il dottor Romeri.

IL CAMERIERE.

Ah, ecco qua il signor dottore!

ROMERI.

Dov’è? dov’è?

IL CAMERIERE.

Ecco, di qua, signor dottore; venga!

Indica l’uscio a sinistra. Si odono intanto dall’interno le voci di Giorgio Banti e di Arturo Nelli che chiamano: — _Dottore!... Dottore!_... — Il dottor Romeri si ferma; si volta. Sopraggiungono Giorgio Banti, pallido, scontraffatto; l’avvocato Nelli, la signora Nelli.

GIORGIO.

È ferita? È ferita?

ROMERI.

Sto arrivando adesso io....

GIORGIO.

Venga, venga!

Corre per l’uscio a sinistra, seguito dal dottor Romeri.

SCENA V.

DETTI, meno GIORGIO e ROMERI.

SIGNORA NELLI

al delegato.

Ma com’è stato?

NELLI

al cameriere, al portiere.

Andate, andate di là, voi! Signor delegato, queste guardie....

IL DELEGATO

alle guardie.

Potete ritirarvi....

Le due guardie salutano e vanno via col cameriere e col portiere.

SCENA VI.

NELLI, LA SIGNORA NELLI, IL DELEGATO.

NELLI.

Un’aggressione?

IL DELEGATO.

Già. A Villa Giulia, pare.

SIGNORA NELLI.

Vi s’era recata a dipingere....

IL DELEGATO.

Io non so bene ancora. Sono stato incaricato delle prime indagini.

SIGNORA NELLI.

Vi andava da tre giorni....

NELLI.

Sempre allo stesso posto?

SIGNORA NELLI.

Pare! L’ha detto Giulietta. Ogni mattina, alle sei.

NELLI.

Ma come mai? sola?

IL DELEGATO.

Un guardiano della villa la trovò per terra....

SIGNORA NELLI.

Svenuta?

IL DELEGATO.

Dice che non dava segni di vita. Pare che abbia sentito prima i gridi della signora.

SIGNORA NELLI.

Ma come? E non è accorso?

IL DELEGATO.

Dice ch’era troppo lontano. La villa è sempre deserta.

NELLI.

Ma che pazzia! Andar così sola!

SIGNORA NELLI.

Ecco là la scatola dei colori....

Gli altri due si voltano e restano con lei a guardare quella scatola con quell’impressione che si prova davanti a un oggetto che è stato testimonio d’un dramma recente.

IL DELEGATO.

Già, e il cappello....

Pausa.

Furono trovati dal guardiano a molta distanza dal posto dove la signora giaceva.

NELLI.

Ah! Ma, dunque....

IL DELEGATO.

Evidentemente la signora avrà tentato di fuggire.

SIGNORA NELLI.

Inseguita?

IL DELEGATO.

Non so! Una cosa incredibile! Fu trovata riversa tra le spine d’una siepe di rovi.

SIGNORA NELLI

stringendosi in sè, per orrore.

Ah! Forse voleva saltare....

IL DELEGATO.

Forse. Ma ghermita lì....

SIGNORA NELLI.

Era tutta strappata! Il collo, la bocca.... Una pietà!

NELLI

tentennando il capo, con amara irrisione.

Tra le spine....

IL DELEGATO.

Un villanzone. Pare che lo abbia visto, il guardiano.

NELLI

con ansia.

Ah sì?

IL DELEGATO.

Sissignore. Buttarsi di là dalla siepe. Un villanzone, un giovinastro. Ma invece d’inseguirlo, come avrebbe dovuto, pensò di soccorrere la signora, e....

S’interrompe, voltandosi verso l’uscio a sinistra, donde vengono voci concitate.

SCENA VII.

DETTI, GIORGIO, IL DOTTOR ROMERI, FRANCESCA, poi GIULIETTA.

ROMERI

dall’interno.

E io le dico di no! Scusi! La prego....

FRANCESCA

dall’interno.

Per carità, Giorgio! per carità!

GIORGIO

venendo fuori dall’uscio a sinistra, sconvolto, tra i singhiozzi, ad altissima voce:

Ma io ho pur diritto di sapere! Debbo, voglio sapere!

ROMERI

forte anche lui.

Saprà, perdio, ma a suo tempo!

GIORGIO.

No: ora! ora!

ROMERI.

Io le dico che per ora lei non solo non deve farla parlare, ma neppur farsi vedere!

Agli altri.

Lo tengano qua!

Ritorna indietro per l’uscio a sinistra.

NELLI.

Vieni, Giorgio....

E come Giorgio, convulso, gli appoggia il capo e le mani sul petto, rompendo in pianto.

Povero amico! povero amico mio....

FRANCESCA

alla signora Nelli.

La prego, signora, mi faccia la grazia d’accompagnarmi a casa la Giulietta!

SIGNORA NELLI.

Sì, signora, non dubiti! Vuole subito?

FRANCESCA.

Sì, per carità! Le dirà, così, che io resto ancora qua.... finchè posso.... Dio mio, è già sera, e bisogna che attenda a quel poverino di mio marito.... lei sa in quale stato!

SIGNORA NELLI.

Eh, lo so.... Se potessi io....

FRANCESCA.

No, che! La ringrazio. Non si lascia toccare da nessuno.... Ma eccola là, Giulietta....

Giulietta si mostra piangente all’uscio di fondo. Francesca chiamandola con la mano.

Tu andrai via con la signora. Io verrò appena mi sarà possibile.

GIULIETTA.

Ma Laura?

FRANCESCA.

Laura è di là!

GIULIETTA.

E non posso neanche vederla?

FRANCESCA.

Che vuoi vedere! Bisogna che stia tranquilla per ora. Va’, va’ da quel poverino di tuo padre.... Ma non dirgli nulla, per carità!

GIULIETTA.

Ma.... ma che cos’è, mamma? che cos’è?

FRANCESCA.

Non è niente, non è niente! Signora, se la porti via....

SIGNORA NELLI.

Sì. Andiamo, signorina....

GIULIETTA

risolutamente, avvicinandosi al cognato.

Giorgio, me lo dici tu che non è niente?

GIORGIO.

Io?

GIULIETTA.

Lo voglio sapere da te!

GIORGIO.

Io.... che vuoi che ti dica io? Io non so.... non so....

FRANCESCA.

Ma vai, santa figliuola! Mi fai stare qua.... Va’, va’ con la signora!

Via per l’uscio a sinistra.

SIGNORA NELLI

conducendosi via Giulietta.

Andiamo, cara, andiamo....

Via per l’uscio in fondo con Giulietta.

SCENA VIII.

NELLI, GIORGIO, IL DELEGATO.

GIORGIO

al delegato, investendolo.

Che sa lei? Mi dica che sa! Bisogna averlo, darlo, darlo a me, subito! Perchè, per un delitto come questo, se lo prendono....

A Nelli.

di’ tu.... quanto?... due, tre anni di carcere, è vero?

Al delegato.

Mentre io ho il diritto d’ucciderlo! Lo sa lei?

IL DELEGATO.

Io non so nulla, signore. Sono qua per le indagini.

NELLI.

Ma se non c’è nulla da sapere!

GIORGIO.

Come non c’è nulla da sapere?

NELLI.

Nulla, nulla da sapere! nulla da indagare! Basta così, perdio!

GIORGIO.

Come, basta?

NELLI.

Ma così! Ti dico che basta! La signora ha patito un’aggressione in una villa; il ladro....

GIORGIO.

Il ladro?

NELLI.

Ma sì, il ladro.... un miserabile qualunque, non s’è potuto rintracciare: e basta: finisce tutto così! Che c’è da far chiasso ancora?

GIORGIO.

Ah no, caro mio! T’inganni!

IL DELEGATO.

Io ho avuto un ordine. Il reato è d’ordine pubblico....

NELLI.

E vuol dire che mi recherò io in pretura, o passerò dal commissario. Lei se ne può andare: dia ascolto a me!

GIORGIO.

No! no! E io? Finisce per gli altri, così! Ma io?

NELLI.

Tu? Scusa, ti figuri che, se pure lo prendono, te lo consegneranno, perchè tu l’uccida? E allora? L’hai detto tu stesso. Sissignori, per un delitto che tu, offeso, potresti punire con la morte e non avresti un giorno di pena, la legge non dà che due o tre anni di carcere! Vuoi questo? E lo scandalo di un dibattimento? La pubblicazione della sentenza sui giornali? Ma via!

Al delegato.

Vada, vada, signor delegato....

IL DELEGATO.

Io per me, tanto più che il medico ha detto di non farla parlare per ora, posso ritirarmi.

NELLI.

Sì, sì; non dubiti, passerò io dal commissario.

IL DELEGATO.

Riverisco.

Il delegato s’inchina e via per l’uscio in fondo.

SCENA IX.

GIORGIO e NELLI.

NELLI.

È un destino, perdio! A un bisogno, questa gente manca sempre! S’ostina poi a restarti tra i piedi dove è superflua e non serve ormai che a far più danno!

GIORGIO.

Ma che m’importa degli altri! Che vuoi che me ne importi?

NELLI.

Oggi; lo so. Ma vedrai che te ne importerà domani.

GIORGIO.

Prima di tutto, è inutile, perchè ormai sanno tutti: qua, là dove l’hanno vista e raccolta.... Ma quand’anche nessuno sapesse, se lo so io, non capisci, non capisci che per me è finita?

NELLI.

Io capisco, Giorgio, l’orrore che tu devi provare in questo momento. Ma bisogna che tu lo vinca. Lo vinca, sì, con la compassione che deve ispirarti quella poverina!

GIORGIO.

Compassione? Tu parli a me di compassione?

NELLI.

Non vorresti averne?

GIORGIO.

Ma che compassione vuoi che abbia io? Quella che potete aver voialtri, sì, e chiunque sappia di questo scempio, di quest’infamia! Oh! è facile! Chi può negargliela? Ma io sono il marito! sono il marito! Sono io, io solo veramente in presenza dell’orrore di questo scempio, che non è stato fatto a lei sola, ma anche a me! E in nessun altro, più che in me — neppure in lei — può essere più vivo e più crudo, questo orrore!

NELLI.

Sì, sì, t’intendo, Giorgio, t’intendo! È crudele, sì. Ma che vorresti fare?

GIORGIO.

Non lo so.... non lo so.... Impazzisco.... Compassione, tu dici? Sai quale sarebbe la compassione vera in questo momento, per me? Che mi recassi là, sul letto di lei e per questo mio stesso amore la uccidessi, innocente!

NELLI.

Ma è irragionevole, scusa!

GIORGIO.

Vuoi che ragioni?

NELLI.

Devi pur ragionare!

GIORGIO.

Lo so, lo so: tu devi dirmi così, lo so! Ma se il caso fosse capitato a te? Ragioneresti tu?

NELLI.

Ma sì che ragionerei! Se qui non c’è colpa, scusa!

GIORGIO.