Part 3
Il nobile BARBARANI (_a un tratto scattando dalla seggiola e fermandosi ritto dinanzi alla marchesa_) Miscredente?... Un ateo?... Un eretico?... _Benissim!_ Ma in tal caso (_un colpettino di tosse_) sia quel che si sia — mi piace sempre dire la verità! — son proprio _content_ d'essere un miscredente anch'io; perchè il Diderot, il Voltaire, il Rousseau, li leggo e li ammiro anch'io, e in quanto alla filosofia e alla storia c'è poco da ridere: credenti, o miscredenti, la storia — per sua regola, marchesa — resta quello che è; non si può cambiare.
EMMA (_si sente sollevata; lo guarda, sorride_) Che bel vecchietto quel Barbarani! Leale, franco, simpatico...
V.
ALL'HÔTEL DELLA «BELLA VENEZIA».
GIORDANO MARI (_entrando cerca il portiere che non c'è, chiama il cameriere che non risponde, entra nel burò dove non trova nessuno; si mette a brontolare prima a mezza voce, poi molto più forte_).
_Il direttore_ (_che si era addormentato in quel caldo pomeriggio, risvegliandosi e avanzandosi nel buio_) Il signore?... domanda?...
GIORDANO MARI. Domando se ci sono lettere, telegrammi per me.
_Il direttore_ (_che non si ricorda chi è_) Scusi?...
GIORDANO MARI (_risentito_) Per Dio! Giordano Mari.
_Il direttore_ (_lo guarda c. s._)
GIORDANO MARI (_furibondo_) Il numero 15!
_Il direttore_ (_con calma_) Adesso domanderemo al cameriere.
Per il numero 15 c'era un telegramma ed una lettera: erano stati portati in camera: e per Giordano Mari dovevano essere importanti assai, perchè, ordinato in fretta da pranzo, fa le scale d'un fiato.
Col telegramma, invece di una sola lettera, ce ne sono due. Una da Roma, l'altra col bollo di città.
Giordano, prima di aprire, guarda di chi sono: la lettera di Roma è quella che egli aspetta dall'onorevole Rocco Marana, sotto-segretario di Stato all'istruzione pubblica. Quella di città è del suo editore.
— Ma perchè mi scrive? Se l'ho avvertito che domattina sarei andato io da lui?
Da quella lettera Giordano Mari sente che deve aspettarsi una contrarietà, un rifiuto; tuttavia legge prima il telegramma:
«Impossibile ottenere rinnovazione: voci attendibili assicurano solito sovventore prossimo fallimento. Regolati.»
«FINARDI.»
— Anche gli usurai che falliscono! Quando il diavolo ci vuole mettere la coda! E adesso... a quest'altro! — E comincia più lentamente ad aprire e a leggere la lettera di Roma. È la risposta ad una sua domanda per certa missione all'estero che ha più volte sollecitato e che gli procurerebbe, oltre al divertimento e all'onore di un paio di commende, anche qualche biglietto da mille:
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
_Gabinetto del Sottosegretario di Stato._
Carissimo amico,
«Cattive notizie! Il tuo invio a Lipsia per l'esame e il possibile ricupero dell'epistolario galileiano, scoperto in quella città, — e di doverosa rivendicazione da parte del Governo italiano di fronte alle irregolarità di acquisto emerse dal recente processo — pareva cosa sicura. S. E. il ministro, anche l'altra sera, dopo un lungo colloquio intorno a molte altre cose, me ne aveva dato la quasi certezza, mostrando di ricordarsi molto bene di te, de' tuoi titoli e delle tue benemerenze. Credevo di potergli far firmare a giorni il relativo decreto e le commendatizie ufficiali presso i corpi diplomatici, allorchè, stamane, apprendo che la missione è irrevocabilmente affidata all'onorevole Toscolani. Questo nome, in questi momenti, ti dice tutto; ti dice specialmente, come non sia dipeso da mancanza di buon volere da parte mia l'esito negativo della pratica. Un elemento così irrequieto e tempestoso, da sottrarsi all'opposizione parlamentare ed extra-parlamentare, alla vigilia, o quasi, di un voto di vita o di morte pel Gabinetto, ha avuto il sopravvento anche nel campo... teoricamente sereno della scienza e delle arti. Tu sei troppo uomo di mondo, sebbene non rotto ancora a questa vitaccia politica, per non comprendere certe supreme necessità del momento. A voce, e spero presto, a Roma, potrò dirti di più. Per ora non volermene e gradisci una filosofica stretta di mano dal tuo
Affezionatissimo ROCCO MARANA
Giordano Mari non dice una parola, non fiata, ma sotto gli occhi gli appaiono due solchi lividi, profondi. Apre l'altra lettera, quella dell'editore di Milano.
AMODEI E C. EDITORI Gabinetto del Direttore
Illustre e carissimo Mari,
«Mi offrite le vostre conferenze sui _Precursori della Rivoluzione_? Quali sono e quante sono? perchè io non ne conosco altro che una, la solita di Venezia, Torino e Genova; sempre bella, ma sempre quella, come la bandiera dei tre color! E poi... mi domandate duemila lire — anticipate — per un volume di conferenze? È vero che non è _che una domanda_... ma io non vi posso dare... che una risposta. Vi voglio molto bene, ma non posso, per voi, disgustarmi col mio interesse.
Affezionatissimo AMODEI.
«_P. S._ — Devo assentarmi da Milano per il matrimonio di mia nipote. Sono spiacente per me... e per voi. Vi avrei fatto conoscere l'architetto Carlo Borghetti, una vera capacità, un erudito fenomenale. Avrebbe potuto esservi utilissimo per la vostra monografia su sant'Ambrogio... o il _signor Ambrogio_, come volete voi.»
Giordano Mari, pallidissimo, resta fermo, immobile su due piedi. È una disdetta. Tutto gli va male... tutto! tutto!... C'è fin da ridere, tanto è curiosa!... E ride infatti; ma ad un tratto il riso gli si ferma sulle labbra ed ha un sussulto in tutta la persona: riapre, rilegge il telegramma:
«Impossibile ottenere rinnovazione: voci attendibili assicurano solito sovventore prossimo fallimento. Regolati».
— Ma allora?... E le altre?... E tutte le altre?...
Anche gli ultimi echi degli applausi di un'ora innanzi, le febbrili compiacenze del successo, tutto è svanito, dileguato ormai... persino il bel viso ridente di donna Fanny e gli occhi intenti, appassionati di Emma. E sì che quest'ultima, mentre egli legge la lettera del Marana, gli è tornata in mente... quale nipote dello zio ministro.
— E le altre cambiali?... E tutte le altre?...
Fa due, tre passi verso la finestra, sempre cupo, sempre pensoso, a testa bassa. Prende macchinalmente le forbici dalla toeletta e macchinalmente continua e continua a tagliarsi, a regolarsi, a limarsi le unghie...
— E le altre?... E tutte le altre?...
Rimane ancora diritto in piedi, immobile, a testa bassa, occupato delle sue unghie, ma a mano a mano il suo viso da pallido diventa giallo, gonfio, sformato... i solchi sotto gli occhi diventano sempre più profondi. Non ha più trentacinque anni nè quarantacinque... ne dimostra sessanta...
— E le altre?... Almeno dieci... dodicimila lire?...
Nella cameretta si sente solo il rumore del respiro greve, affannoso del Mari, e un _tic-tic-tac_ delle unghie dure, che saltano via, mozzate dalle forbici.
_Cameriere_ (_battendo all'uscio_) Signore...
GIORDANO MARI (_trasalendo, voltandosi_) Che c'è?
_Cameriere_. Il pranzo è servito.
VI.
DOPO DUE SETTIMANE AL CLUB.
Giordano Mari ha rimandato ad altra epoca le sue conferenze di Bologna, Roma e Napoli; trovandosi a Milano, vuole invece approfittare dell'occasione, per fare tutte le ricerche necessarie e compiere sul posto l'importante monografia _Ambrogio vescovo nella civiltà de' suoi tempi_, che gli deve aprir la strada alla cattedra di storia in una delle principali Università del Regno. Intanto approfitta delle sere, e un po' anche del giorno (le biblioteche e gli archivi si chiudono presto) per far conoscenze e frequentare il bel mondo di Milano, in compagnia del presidente del Circolo artistico-letterario, il nobile Barbarani, sempre felicissimo, «proprio _content_», quando può fare il _cicerone_ delle belle signore coi personaggi un po' celebri che passano da Milano.
— Sarà un debole — diceva il presidente Barbarani, scusandosi di questa sua manìa cogli amici che lo pigliavano a giuoco — ma a me la gente di talento... non mi dispiace! Si parla di tutto volentieri, e si vengono a sapere tante cose anche curiosissime, che saranno vere sì, saranno vere no, questo non implica, ma interessano _moltissim. Mediolanum_, eccone una bella, per esempio, si compone di due parole, _Med_ e _Lan_, che nell'idioma celtico significano _Fertile terreno_!
Ma questa volta, a proposito di Giordano Mari, altro che pigliarlo a giuoco! Per poco non lo pigliavano a... bastonate! Nino Sebastiani era furente contro di lui, perchè pareva che il grande uomo di Padova facesse la corte alla signorina Dionisy; e Guido Bardi gli teneva il broncio, perchè anche donna Fanny si montava la testa e civettava a segno da compromettersi. E oltre questi due, che lo lasciavano indifferentissimo, perchè già noti in Galilea pei loro furori da Otello, anche Carlo Borghetti non si prendeva il gusto di diventare ogni giorno più _villanissim_?... certamente per quelle gelosie, invidie e battibecchi tra scienziati, che, dacchè mondo è mondo, purtroppo, si sono sempre ripetuti, cominciando dal Caro col Castelvetro?...
La mattina di quel giorno, proprio per far dispetto, e dare anche una prova di indipendenza e di prepotenza ai tre moschettieri di casa Dionisy, Nino, Guido e Carlo Borghetti, il nobile Barbarani fa staccare una lettera d'invito, al club, per Giordano Mari: e fa male.
Questa volta, anche tutti gli altri soci, molto _esclusivisti_ e però molto diffidenti e difficili nell'ammettere persone estranee, gli fanno osservazioni e lamentele.
— Quella è gente del tuo Circolo artistico-letterario! Bisogna andar adagio! tirar dentro il primo che capita! Va bene, è un letterato, uno scrittore, uno scienziato, anche un genio! Quella è roba del tuo Circolo artistico-letterario! Ma qui, al club, che cosa ci verrebbe a fare? Intanto — come individuo — da dove è saltato fuori?
— Dalla più eletta società di Padova!
— Ma chi è, in fine? Chi è?
— È stato per tre anni l'amante ufficialissimo della contessa Pianelli, alla quale ha fatto la corte anche Don Carlos, sicchè mi pare — e il piccolo Barbarani tutto impettito si mette le mani sui fianchi, — mi pare, è sempre stato in buona compagnia!
Ma Guido Bardi e Nino Sebastiani soffiano nel fuoco, preparano una cabala contro Giordano Mari — tutti gli avrebbero voltate le spalle appena si fosse presentato — e il nobile Barbarani, a sua volta, per parare il colpo, continua a fare tutto il giorno una gran propaganda per il conferenziere!
_Al club_:
Il presidente Barbarani è in piedi in mezzo a sette od otto _sportsmen_, sdraiati intorno alla finestra del grande terrazzo. Nino Sebastiani, sul canapè, nell'ombra della sala, legge il _Corriere della Sera_: Guido Bardi, seduto al tavolo, col capo fra le mani, legge l'ultimo fascicolo della _Revue des Deux Mondes_.
Il nobile BARBARANI. Vi assicuro — parola d'onore — per quanto pieno di talento, non esclude che sia anche di una educazione perfettissima! È qui il nostro Guido? _precisament_! Non è un letterato e un poeta di primissimo ordine, e medesimamente il più compito gentiluomo? E il bravo Sebastiani? Tutti applaudono le sue commedie che sembrano scritte addirittura da un francese, e con questo?... Gentilezza e cortesia sono il suo emblema.
Il BARDI e il SEBASTIANI (_tutti e due insieme scattano come molle: ma dopo un'occhiataccia torva e un'alzata di spalle, tornano a leggere_).
Il nobile BARBARANI (_un saltetto di compiacenza, quindi ripiglia tendendo l'amo nel circolo dei «fashionables»_) Di cavalli, per esempio? Anche di cavalli, Giordano Mari se ne intende _moltissim_! Dei varii _sport_? (_movimento di curiosità_). È una vera competenza! Un'erudizione speciale!... Certi suoi confronti coi Greci e coi Romani, e con le nostre corse del giorno d'oggi, sono interessantissimi e curiosissimi! Le _bighe_, per esempio, erano nè più nè meno dei nostri _tilbury_: e anche nel _Longchamp_ dei Greci, nell'ippodromo, tiravano a sorte ciascuno il suo posto e partivano insieme a un segnale convenuto. Invece l'_ippodromo_ dei Romani era poi il _circo_, cioè la nostra pista: precisamente! E anche i Romani — tal e quale — avevano per l'appunto i loro bravi... — aspetta un _moment_ (_pausa, poi_:) gli _editores ludi_! — _benissim_! Nè più nè meno della nostra Società delle corse! E anche le scommesse! Ma, allora — grazie tante! — come le prendevano sul serio! Sotto Giustiniano, per esempio.... (_si ferma interdetto, per timore di Guido Bardi che alza il capo e sta a sentire_) o sotto un Costantino.... (_stizzito_) Già l'uno o l'altro, non importa, è il fatto storico che preme! (_Tossisce, si rischiara la voce: con impeto quasi aggressivo contro il Bardi_) E questo è positivissimo!.. I varii partiti — che si chiamavano le fazioni — invece di scommettere, tranquillamente, per _Sansonetto_ o per _Drusilla_, si appassionavano al punto da far degenerare la discussione in una guerra punica ferocissima, che durava persino due o tre giorni, con venti e magari trentamila morti!... (_Una risata, un saltetto e una fregatina di mani_) Altro che totalizzatore!
Il Bardi e il Sebastiani continuano a leggere, sogghignando per quella erudizione da dizionario; ma, intanto, perdono terreno: i soci del club s'interessano allo sport dei Greci e dei Romani, ed anche a Giordano Mari; essi fanno parecchie altre domande sul conto degli _editores ludi_ ed anche sui meriti della contessa Pianelli, delle corse degli auriga nel circo e delle avventure amorose del conferenziere a Padova; e così il piccolo Barbarani trionfa col suo grand'uomo, a dispetto del poeta e del commediografo.
— _Benissim_! Son proprio _content_.
Ed anche un'ora dopo, sempre al club, ma nella sala da pranzo, egli continua a raccontare, a sdottoreggiare ed a sfiatarsi, sempre a proposito del suo illustre amico di passaggio.
Il nobile Barbarani, potentissimo come presidente del Circolo artistico-letterario, anche al club gode di una certa considerazione come direttore di mensa.
Quel giorno, al pranzo delle sette, c'è poca gente; mancano pure Guido Bardi e Nino Sebastiani, che quasi sempre, del resto, pranzano in famiglia; e il nobile Barbarani, fattosi più sicuro anche per questa assenza, è sul punto di arrischiare il gran colpo coi fedeli commensali, immersi, beatamente, nel tepido profumo del consumè, annunziar loro, cioè, che per l'indomani egli ha invitato a pranzo, proprio al club, e proprio lui, il grande Giordano Mari! (_Tossisce, si rischiara la voce più che mai arrochita e incomincia_).
— Dunque, domani... — _benissim_! — sarà una conversazione veramente piacevoliss... (_ma il resto gli rimane in gola: entra nella sala per mettersi a tavola l'architetto Carlo Borghetti, sempre in ritardo al pranzo delle sette, perchè arriva alle sette e un quarto da Pontida: linea di Lecco-Bergamo-Milano_).
Carlo Borghetti.
Il nobile Barbarani.
I soliti commensali.
Il maggiordomo e un cameriere in frak: servitori in livrea.
Fuori, il rumore del _tram_, quando passa; dentro, l'odorino del consumè.
CARLO BORGHETTI (_spettinato, accigliato, la faccia sudata e stanca, saluta col capo a destra e a sinistra, mentre il servitore di dietro gli spinge la seggiola: appena seduto, sorbisce in fretta due o tre cucchiaiate di brodo: disgustato_).
— Porta via.
Un servitore gli porta via subito il consumè: il cameriere gli versa da bere.
Il nobile BARBARANI (_con grande cautela, senza nemmen guardare Carlo Borghetti, quasi avesse timore di toccarlo soltanto cogli occhi_) Dunque, certissimo, non è vero?... Stasera sarai anche tu, di casa Dionisy?
CARLO BORGHETTI (_fissandolo bieco_) In casa Dionisy? Stasera?
— Venceslao festeggia il venticinquesimo anniversario della prima rappresentazione dell'_Aida_. Tutto un concerto verdiano, _interessantissim_. (_Tossisce: poi in falsetto, per tastare il terreno e preparare l'altra notizia dell'invito a pranzo_) Io vi condurrò anche Giordano Mari, una persona proprio simpatici.... _simpatichissima_!
CARLO BORGHETTI (_in collera, strapazza il maggiordomo perchè non trova il «menu»: poi pianta un palmo di muso_).
Il Barbarani perde coraggio.
_Uno dei commensali lontano_ (_dopo un momento di silenzio_) Un concerto? Con questo caldo? Non è finita la stagione dei concerti? (_Ancora silenzio: rumorìo tranquillo, moderato, composto di piatti e di posate: i servitori camminano in punta di piedi_...)
_Un altro commensale_. L'_Aida_! (_col lungo sospiro dell'abbonato_) Bei tempi per la Scala! La prima dell'_Aida_, la prima dell'_Otello_...
Il BARBARANI (_scattando sulla seggiola_) Mai più! (_Riscaldandosi_) L'_Aida_ del Verdi è stata scritta, nientemeno, per commissione del vicerè d'Egitto, col premio di centocinquantamila lire e rappresentata al Cairo con grande sfarzo nel 1871. Dunque settant'uno e venticinque...
_I due commensali insieme_. Novantasei!...
BARBARANI (_a Carlo Borghetti con un filo di voce e di speranza_) Domani, per esempio, tu sei capacissimo di ritornare ancora a Pontida e di fermarti, magari, tutta una settimana?
CARLO BORGHETTI (_sempre ingrugnito_) No; per ora non mi muovo più da Milano. (_Beve di colpo tutto il bicchiere di vino che ha dinanzi: il cameriere gliene versa dell'altro_).
BARBARANI. Come? Come? Come? Bevi durante il pasto? E bevi vino?... Che cosa vuol dire quest'infrazione alle regole, al metodo di cura?
CARLO BORGHETTI. Vuol dire che ho sete.
BARBARANI (_punto leggermente_) _Benissim_: son proprio _content_ della bella notizia.
CARLO BORGHETTI (_che non ha sete, ma beve per stordirsi, e per calmare il suo dispetto contro la signorina Emma, e la sua rabbia contro Giordano Mari: sforzandosi, volendo rimediare alla sgarbatezza_) Sono stato molto al sole; tutto il giorno al sole.
_Il commensale più lontano_ (_mangiando_) Proseguono... alacremente... i lavori... a Pontida?
CARLO BORGHETTI (_non risponde: non risponde mai alle domande che gli fanno al club a proposito de' suoi lavori. Invece brontola e si arrabbia di nuovo contro una fetta di «rosbiffe» che non vuol cedere_).
_Barbarani_ (_con uno sguardo obliquo all'architetto e a quel «rosbiffe», che minaccia di offuscare i suoi meriti di direttore di mensa_) Forse non hai scelto... bene. (_Chiamando il cameriere perchè gli riporti il piatto_) Giorgio!...
BORGHETTI (_con stizza: butta sul tondo coltello e forchetta_) Porta via (_E vuota tutto d'un fiato il terzo bicchier di vino_).
Il nobile BARBARANI (_con sollecitudine paterna_) Oh! Oh! Oh!... Non ci sei abituato!... Non bevi mai per la dilatazione di stomaco.... Oh! Oh! Oh!... Adagio!... È Gattinara vecchio!
CARLO BORGHETTI (_con le guance che gli son diventate subito rosse per quel terzo bicchiere: prorompendo in una sghignazzata_) E Gattamelata?... Come sta il tuo Gattamelata?
BARBARANI (_stupito, inquieto, senza capire_) Gatta?.. melata?...
BORGHETTI. Già: il grand'uomo patavino! Stasera, dunque, te lo porti in trionfo, da mia zia?
BARBARANI (_contento dello scherzo: sperando nella combinazione del pranzo per il giorno dopo_) Ah! _benissim_! Giordano Mari?... Desidera vivissimamente di fare la tua bellissima conoscenza! Ha per te un'ammirazione addirittura straordinaria? Naturalissima, del resto: due persone di vero talento; due competenze reciprocamente simpati.... _simpatichissime_!
CARLO BORGHETTI (_sempre colle guance accese: una guardatura ed un sogghigno insoliti_) Dunque?... Si è deciso?
— ...?
— Per la bruna o per... l'altra?
— Cioè?
— Per donna Fanny o per la...
— ...?
— O per il matrimonio?
_Uno dei commensali, il più furbo_ (_a guisa di commento_) Per il peccato... o per la dote?
BARBARANI (_serenissimo: non sospettando mai che l'austero e lunatico architetto potesse avere delle viste particolari su donna Fanny, e tanto meno sulla signorina Emma_) Se dovessi proprio giudicare spassionatissimamente, starei quasi per dire viceversa. — _Precisament_. — Donna Fanny avrebbe un debole per il conferenziere: si capisce subito, del resto... basta guardare la faccia d'itterizia del Bardi!... Invece, mi pare, a Giordano Mari ha fatto colpo la fanciulla... (_a Carlo Borghetti coll'aria, quasi, di congratularsene_) la tua leggiadrissima cuginetta.
_Ancora il commensale di prima_ (_seguendo cogli occhi gli asparagi al burro che fanno il giro della tavola_) Spieghiamoci: gli ha fatto colpo la fanciulla o la dote?
_Un altro commensale di faccia_. L'una e l'altra: sono belle tutte e due.
CARLO BORGHETTI (_a Giorgio che gli presenta il piatto degli asparagi_) No! Ho detto di no! Porta via!
Il BARBARANI (_con un sospiro per la mortificazione del cameriere: al vicino di tavola_) Quell'architett è proprio _incontentabilissim_!
_Il più vecchio e il più autorevole dei «fashionables»: un pezzo ancora vivo del_ Museo del Risorgimento. (_Nel 1857 ha ucciso in duello, per una delle belle signore di Milano, di cui era l'amante, un ufficiale degli usseri, austriaco: rifugiatosi a Torino, ha portato una lettera di Cavour al conte Nigra, a Parigi_) I nostri giovani, per altro, del giorno d'oggi, hanno un gran torto: lasciano troppo libero il passo ai forestieri.
— Per forza!...
— Si rendono noiosi!
— Insopportabili!
Il nobile BARBARANI. E poi, tutti lo stesso sarto, tutti lo stesso parrucchiere! Che cosa risulta? Che sono tutti eguali, e le donne amano la varietà!
Intanto il pranzo volge alla fine: si fa più vivo il risonare dei piatti e dei bicchieri, cresce l'animazione fra i commensali che parlano più forte, ridendo, scherzando; non si sente più il tram nemmeno quando passa, ed il pettegolezzo diventa meno prudente, meno riguardoso.
— E donna Fanny, per un esempio, credete che si diverta, con Guido Bardi?
— Poeta, come il Petrarca, sarà _benissim_...
— Ma un gran poeta seccatore!
— Esigente! _Gelosissim_!
— Donna Fanny non ha più un momento di respiro, di libertà, specialmente poi quando suo marito è a Roma, e quell'altro può fare il tiranno a tutto spiano.
— Sicuro, l'amore moderno è così monotono e poco divertente che le nostre povere signore devono ricorrere al marito come ad un sollievo, come ad una liberazione.
— Allora questo onorevole Simonetti perchè non sta di più con sua moglie? Perchè non resta a Milano? Che cosa fa, sempre a Roma?
— Tace, e vota per Rudinì.
— Finchè sta in piedi Rudinì sarà sempre contento, anche se cade sua moglie!
— E Nino Sebastiani?
— Il commediografo?
— Perchè?... È in pericolo anche il commediografo?
— Il nobile BARBARANI (_tossendo due o tre volte e riuscendo ad imporsi colla vocetta strillante_) Anche il commediografo!... _Mea culpa_! Deve dire mea culpa anche il commediografo? Perchè continua anche lui, colle sue pose di Romeo e di Otello, a filare il _sentiment_ e la gelosia, sempre alla lontana? Perchè non farsi avanti? Che cosa aspetta, santo Dio? Che il frutto vada in fiore e il fiore in semenza?... Le ragazze, si sa, e le ragazze oneste tanto più, non amano che il matrimonio! — La signorina Emma gli piace? — E dunque coraggio! La sua brava domanda e il suo bravo matrimonio; altrimenti.... aspetta e aspetta, che cosa succede? Che ne capita un altro sull'orizzonte; e se quest'altro, come nel caso, se si verificasse, del nuovo pretendente, è un bell'uomo e un uomo anche di genio, con una splendida posizione, con un grande avvenire, e col fascino della gloria, parliamoci chiaro, io trovo _naturalissim_ che la ragazza possa perdere, come si dice, la sinderesi, e allora, signori miei.... (_Il Barbarani s'interrompe_).
CARLO BORGHETTI (_a mano a mano, da rosso acceso, è diventato sempre più pallido: dopo inghiottito un altro bicchiere di vino, nel posare il bicchiere a calice con troppa forza sulla tavola, gli si rompe fra le dita_).
BARBARANI (_vedendo la mano di Carlo Borghetti insanguinata: chiamando forte_) Giorgio! Giorgio!
VII.
DURANTE IL CONCERTO, IN CASA DIONISY.