L'idolo

Part 23

Chapter 233,007 wordsPublic domain

_Il dottore_ (_punta gli occhi, diventando truce: gli si muove la barba come se masticasse qualche gran minaccia, ma poi la voce non corrisponde all'aspetto terribile_) A casa, a casa!... Subito a casa!... E a letto!

CARLO (_scarno, pallidissimo, soltanto con le gote un po' accese_) Mi sento meglio, oggi!... Molto meglio!

_Il dottore_ (_gli tocca il polso, la fronte_) Ragione di più, per condursi in modo, appunto, da non perdere con un'imprudenza ciò che si può aver guadagnato, sicchè... (_prendendolo per un braccio_) torna indietro e per oggi basta: torna a letto!

EMMA. Dottore!... Come sei cattivo!

_Il dottore_ (_arrabbiandosi_) Insomma!... Bisogna tener presente che ancora tre o quattro giorni fa eravamo in alto mare, coi senapismi e colla digitale!

CARLO. Volevo soltanto prevenire la signora Emma che mi sono prevalso del suo nome e del suo permesso e che ho ordinato al suo cocchiere di attaccare.

EMMA. Perchè?

CARLO. Perchè è meglio ch'ella ritorni all'Argentera mentre c'è ancora un po' di sole. Dopo, sentirebbe troppo freddo.

_Il dottore_. Carlo in questo ha ragione. (_Al Borghetti_) Hai fatto benissimo. Per il freddo, appunto, e anche per tutto il resto! (_Ad Emma_) Tienti il mio plaid se hai timore di non essere coperta abbastanza e... giudizio! Da brava! Ci rivedremo prestissimo. Intanto... torna quietina all'Argentera. Te lo ha consigliato Carlo; te lo consiglio anch'io.

EMMA (_sorridendo_) Siete tutti e due tanto simpatici e coi vostri consigli — auf! — diventate tanto noiosi! (_Vede la carrozza avvicinarsi: stringendo la mano al dottore, nel salutarlo_) Ti troverò ancora qui, domani, a Val d'Olona?... Io ci verrò — ricordati — con qualunque tempo!

XIV.

«L'IDOLO.»

Giordano Mari si è fermato un giorno di più a Roma dopo la conferenza, e deve poi rimanere tre o quattro giorni di più anche a Bologna.

Come si fa? Egli non vede l'ora di essere un po' fuori del mondo, non vede l'ora di riposare, ma anche a Bologna, dopo la sua lezione molto applaudita, gli studenti gli offrono un banchetto... e non può dir di no!

Giordano continua a telegrafare ad Emma per avvertirla di tanti ritardi, per esprimere il suo dispiacere e per chiederle notizie. Ma Emma, dopo il telegramma spedito a Roma, e la lettera mandata a Bologna, non si è fatta più viva.

— Povera piccola! È in collera! È arrabbiatissima perchè sono ancora a Bologna! Chi sa, così gelosa, quanti timori, quanti sospetti!... Ma faremo la pace all'Argentera!

Adesso che da qualche giorno ne è lontano. Giordano Mari sente davvero la mancanza di sua moglie, e si commove piacevolmente nel rileggere quella sua ultima lettera così carina e così affettuosa, così piena della sua grazia, delle sue carezze, del suo spirito e di quel suo profumo _à la peau d'Espagne_, così inebriante.

— No, non gli metteremo nome Ambrogio!... Ma nemmeno Venceslao! — E pensando ai varii nomi della famiglia di sua moglie e della famiglia sua, dà in uno scoppio di risa: — Tancredi? Ecco! Trovato! Lo chiameremo Tancredi!... E perchè no? Se quell'animale volesse lasciarmi tutto il suo... Del resto, col tempo, chi sa? Non ci sono altri parenti, e se non sono io l'erede, sarà mio figlio! (_Sorridendo_) Mio figlio o mia figlia?... Ancora non si sa! (_Accarezzandosi la barba, pavoneggiandosi_) Diremo: ai miei figli... per non sbagliare!... Cara quella mia piccola!

Emma merita davvero ch'egli si sacrifichi per lei!... E, in fatti, Giordano Mari rinuncia a un invito a pranzo della marchesa Malvolti e ad una colazione offertagli dal professor Ercolani, e subito, dopo il banchetto degli studenti, la notte stessa, parte per l'Argentera.

Non ha telegrafato: conta di arrivare alla mattina presto.

— Emma, forse, dormirà ancora... Le voglio fare un'improvvisata!

Il fattore, avvertito dal giardiniere, il quale ha visto Giordano Mari da lontano, gli corre incontro premurosamente.

— Come mai, signor padrone? A piedi? Senza avvertirci?

— Sono venuto colla ferrovia fino a Venegono. Anzi, manderà subito alla stazione a prender la mia roba! (_Guardando l'orologio_) Da Venegono all'Argentera ci ho messo soltanto venticinque minuti! Abbiamo la gamba buona, signor Formenti; gamba da cacciatore!... E il cane, a proposito, c'è?

— C'è, e famoso! È un bracco da ferma e da leva. Lo conosco e lo posso garantire, signor padrone.

— Bravo! Dopo colazione lo proveremo. Mia moglie dorme ancora?

— Non l'ho veduta, ma starà certo alzandosi. Ieri sera ha ordinato la carrozza, come al solito, per le dieci, e prima fa colazione.

GIORDANO (_ridendo_) Ah! Ah! A passeggiare in carrozza, alle dieci del mattino!.. Si vede che non ha paura del freddo.

Il signor FORMENTI. Va fino a Val d'Olona... (_Giordano si volta: lo fissa. Dall'occhiata che gli dà il padrone, il signor Formenti teme di aver commessa un'imprudenza e cerca di rimediarvi_) A Val d'Olona, per sentire le notizie del signor Borghetti e per prendere il dottore che accompagna fino alla stazione di Tradate.

GIORDANO (_fissando sempre il fattore che vede impacciato, confuso_) E quel povero Borghetti è spedito, non è vero?

Il signor FORMENTI. Ma... da qualche giorno, pare che ci sia un buon miglioramento. Certo, che è stato malissimo, e ancora stenterà molto a cavarsela!

Giordano Mari ha mutato faccia: è diventato di pessimo umore. Nell'attraversare il grande viale del parco vede due _camerops_ che non furono bene impagliati, chiama il giardiniere e gli dà una strapazzata da levargli la pelle e continua a gridare arrivando fin sotto la villa:

— Siete tutti una massa d'imbecilli! Non fate altro che mangiare il pane a tradimento! Finirò col mandarvi tutti, l'un dopo l'altro, fuori dei piedi! Voglio far casa pulita! Voglio essere servito a modo mio!

Emma, che sta vestendosi, sente la voce del marito, manda via la Carolina e chiude l'uscio della sua camera a chiave. Essa non ha avuto un tremito. Soltanto, da pallida che era, è diventata livida, aggrottando le ciglia, increspando le labbra ad un sorriso beffardo, provocante:

— Finalmente!... In faccia!... Tutto in faccia!

Si butta addosso, in fretta, un vestito, una giacca, si stringe un _foulard_ attorno al collo.

GIORDANO (_che ha trovato l'uscio chiuso: sforzando la chiave_) Apri... (_gridando_) Per Dio!... Apri!

EMMA (_avvolgendosi, puntandosi i capelli sul capo: con voce ferma, aspra_) Aspetta... Un momento!

GIORDANO (_battendo violentemente contro l'uscio anche coi piedi_) Apri!... Per Dio, apri!

EMMA (_si abbottona la giacca, si dà un'occhiata nello specchio, poi va ad aprire e ritorna in mezzo alla camera fermandosi, guardando fisso suo marito, aspettando_).

GIORDANO (_entra con impeto, sempre gridando, ma subito si arresta colpito, sconcertato dal pallore, dalla faccia, dagli occhi di sua moglie: si guarda attorno, domandandole sottovoce_) La Carolina?

EMMA. Siamo soli, soli: io e te!

GIORDANO (_torna all'uscio, lo chiude, poi si mette ritto, le braccia incrociate, dinanzi ad Emma, che rimane immobile_) Allora ti dirò che non hai nessuna ragione, nessun diritto di farmi una scena perchè io ho ritardato qualche giorno a ritornare!.. Perchè ho dovuto fermarmi a Bologna, costretto dal mio lavoro, dalle mie lezioni, dai miei impegni!... Mentre tu, tutti i giorni, non hai fatto altro che andare innanzi e indietro dall'Argentera a Val d'Olona! Non negare! Mi hanno detto tutto! So tutto!

Emma ha un lampo negli occhi, fa un passo, fa per parlare, ma non può. La collera, i battiti violenti del suo cuore, la vista stessa di quell'uomo così sicuro di sè, così sfacciato, la soffocano, le serrano la gola. Essa continua ad avvicinarsi a suo marito, a fissarlo faccia a faccia e a ridere; ma l'espressione del suo volto diventa così terribile e l'espressione del suo riso così sinistra, che Giordano stesso ne rimane quasi spaventato:

— In fine, che c'è? Che cos'hai?... Che è successo?

Emma lo fissa ancora, così, con quel suo riso, per un momento, poi di colpo si slancia sul cassettone, lo apre, afferra il fascio delle cambiali, di tutte le lettere, e sempre muta, senza un grido, lo getta in faccia a suo marito.

Giordano diventa a sua volta pallidissimo, guarda per terra quelle carte, quei fogli sparpagliati, li raccoglie a uno a uno... pensa... e, a un tratto, ha come un barlume di quanto deve essere successo. Egli da tanto tempo era così lontano, non ci pensava nemmeno più ai suoi debiti di Padova, a quelle lettere! Come mai erano arrivate in mano a sua moglie?... E torna a guardare Emma, non più minaccioso, ma come per interrogarla, sbalordito, istupidito.

EMMA (_senza muovere un passo: sempre appoggiata al cassettone, col viso, cogli occhi stravolti_) E, adesso, va via! Va via!

GIORDANO (_si sforza per contenersi, per dominarsi: alzando il capo, facendo l'atto di mettersi tutte quelle lettere in saccoccia, domanda arrogantemente_) Come?... Perchè?... «Va via?...»

EMMA (_con un grido_) Le mie lettere, no! Non voglio lasciarti le mie lettere! No! No! Mai! (_Si avventa contro Giordano, afferrandogli il pugno ch'egli tien chiuso, stretto col fascio delle carte_) Le mie lettere no! Le daresti ancora in pegno! Le venderesti!... Le mie lettere no!...

E, pur di riuscire a strappargli quelle carte, nell'ira, nel furore gli graffia le mani, tenta persino di morderlo.

GIORDANO. È roba mia! Questa è roba mia! (_Non riuscendo a respingere Emma, fuor di sè, l'afferra per i capelli, per difendersi, per allontanare la sua faccia, i suoi denti_).

EMMA (_colla voce rotta_) Dammi le mie lettere, o chiamo, o grido a tutti, forte, che hai dato le mie lettere in pegno, a Padova, ai tuoi usurai! (_Con un urlo di collera e di dolore_) Aiuto! Aiuto!

GIORDANO (_spaventato, dandole le lettere, lasciandola andare_) Prendi le tue lettere! Basta! Taci! Taci, per Dio!

EMMA (_anelante, col viso graffiato, sfigurata: tutti i capelli sciolti che le cadono sulla faccia, sulle spalle_) Se chiamo il signor Formenti, il giardiniere, sai che obbediscono a me, non a te!.. Abbassa la voce e va via! Se tu non mi vorrai costringere, io non farò scandali! E così... nè per i trionfi, nè per i tuoi interessi, non avrai niente da temere! Io ti cedo fin d'ora l'Argentera, i miei danari, tutto!... Dunque, tu puoi continuare la tua vita, godere la tua celebrità, salire sempre più in alto!... Metto una sola condizione. Fra me e te, più nemmeno una parola. Saremo affatto estranei e affatto liberi l'uno dall'altra. E... se avrò un figlio, lo voglio io, dev'esser mio, soltanto mio. Del resto, ripeto, fuori di me e della mia creatura, se ci sarà, sei padrone di tutto. Sei disposto ad accettare questi patti, in silenzio, tacitamente? Bene. — In caso diverso, te li imporrò col mezzo del tribunale e faremo uno scandalo!

GIORDANO (_colle lacrime nella voce_) Ma io non ti comprendo... Io credo di sognare!... Io sogno!... È un sogno!... (_Congiungendo le mani quasi supplichevole_) E sei tu?... Tu, che mi parli così?... Tu, la mia Emma?... Emma!

EMMA. Non chiamarmi Emma!... Non proferir più il mio nome!... Non voglio! Ho voluto vederti per questo! Per dirti che, per te, io non ci sono più!... (_Ridendo ironicamente_) Ah! Ah! Ti conosco! Finchè non te lo avessi detto io, io stessa... finchè tu non lo avessi letto nei miei occhi, sulla mia faccia, non lo avresti mai creduto! Avresti sempre sperato di potermi ingannare! Adesso sei persuaso?.. Sei convinto?.. Dunque, basta. — Non volevo altro da te. Va via!

GIORDANO. Andrò via, sì! Non mi vedrai mai più... Ma, prima, ascoltami.

EMMA. No.

GIORDANO. Devi ascoltarmi!

EMMA. No. Va via.

Giordano fa qualche passo per la stanza, poi nuovamente si avvicina ad Emma, calmo, quasi sorridente:

— Tu hai voluto offendermi, e mi hai offeso con le parole più sanguinose... eppure, vedi?.. io sono rimasto tranquillo! (_Sospirando, fissandola amorosamente, quasi cercando di sedurla, di affascinarla col ricordo delle loro carezze, col sorriso della bella bocca dai denti bianchissimi_) Appunto, io sono tranquillo, buono, affettuoso, perchè in questo momento... non sei tu, non è la tua ragione, non è il tuo cuore che parla! Sei un'altra! Sei diventata un'altra, sei diventata pazza! Ma che cosa credi? Che cosa ti hanno fatto credere? Che cosa pensi?... Che io abbia perdute, lasciate in giro, date ad altri le tue lettere? Ma come?... Forse... non so, non capisco! Me le avranno rubate! Non ricordi più come io sono partito da Padova?... Il Borghetti mi aveva telegrafato che tu stavi male!... Io ho perduto la testa, sono precipitato a Milano.

EMMA. Basta. Finiamola. Io voglio tenermi le mie lettere; non le tue cambiali. Prendile! Non so che farmene. (_Gliele dà_) E guarda... questa! Leggi qui, qui sotto, che cosa vi ha scritto tuo fratello!...

GIORDANO (_legge: dopo un momento di esitazione, di angoscia_) Ebbene, sì. Non voglio negare. È vero. Avevo la corda al collo!... Tu non conosci ancora tutta la mia vita! Tutte le mie disgrazie! Quelle cambiali non pagate, protestate, sarebbero stata la mia rovina, e la mia rovina, in quel momento, voleva dire perderti, perderti!... Tu non puoi giudicarmi, tu, perchè non puoi comprendere, capire, che cos'era la mia passione. Per te, per averti, avrei commesso anche un delitto! Disprezzami! Ma non odiarmi! Disprezzami, ma non abbandonarmi! Io ti amo come il primo giorno! Ti amo ancora di più! E ti domando perdono in ginocchio... (_scoppiando in lacrime_) Emma!... Emma!... Mia! Cara!... Perdonami.

EMMA (_battendogli sulla spalla con un impeto di collera e di ribrezzo_) Su! Su! alzati... Va via!

GIORDANO. Pensa... bada... che cosa fai!... Bada bada, Emma!... Non spingere un uomo, un uomo come me, alla disperazione!

EMMA. Ammazzarti?.. Tu?.. No. Rileggi ciò che ti scrive tuo fratello. Avrai tutte le tue cambiali, i tuoi debiti puoi pagarli. Perchè?... Per chi vorresti ammazzarti?

GIORDANO. Non io! Non ho detto di voler ammazzar me. No! No! Prima qualchedun altro! (_Minacciandola_) E se devo uscire da questa casa, scacciato, abbandonato da te... Pensaci. Posso andare da... (_s'interrompe, fissandola_).

EMMA (_tornando a sorridere con sarcasmo, con disprezzo_) Da chi?...

GIORDANO. Sai bene, da chi.

EMMA (_provocando_) Da chi?... Parla!

GIORDANO. Da Carlo Borghetti. Dal tuo... (_si ferma: esita ancora_).

EMMA (_prorompendo_) Sì! Sì! Dal mio amante!.. Dal mio amante! Voglio sentirlo dire! Voglio sentirlo da te!... Da Carlo, sì, dall'autore del tuo _Sant'Ambrogio_, dal mio amante!

GIORDANO (_con un'alzata di spalle e una risata_) E tu... vorresti farmelo credere?.. A me?.. Tu?.. Emma?... Emma?

EMMA (_trasalendo al suo nome ripetuto, poi calmandosi_) No. Ciò che tu vuoi o puoi credere, mi è ormai indifferente. Soltanto, per farti ben comprendere che cosa tu sei diventato per me, ti avverto che ho detto tutto e che ho fatto vedere la cambiale, colle... quattro righe di tuo fratello, a Carlo e al dottore. No, no, no!... Non fare quel viso, quegli occhi! Non minacciarmi, non mi fai paura. Sei tu che devi aver paura di me! E tu farai tutto ciò che io voglio, perchè tu temi lo scandalo ed io.. per me, no. Ora io vado a Val d'Olona, e non torno più qui, all'Argentera, finchè tu ci rimani. Hai capito? Va, sta, fa ciò che vuoi! Parlerai col dottore; combinerete insieme, vi metterete d'accordo su ciò che si deve dire e fare, per nascondere, il più che sarà possibile, la verità, al babbo, alla mamma, a tutti. (_Avvolgendosi, fermandosi di nuovo i capelli sul capo, mettendosi un berrettino di lontra_) E, adesso, ti ripeto che sono inutili le minaccie, e che non mi fai paura! — Lasciami passare! (_Suonando forte il campanello e chiamando ad alta voce_) Carolina!

Si sentono nel corridoio i passi della cameriera. Giordano, vivamente, si allontana dall'uscio.

EMMA (_passandogli dinanzi per uscire e fissandolo, in atto di sfida, colle mani nelle tasche della giacchetta: sottovoce_) E se dovessi anche... morir presto... non credere che sia per te! No! No! Soltanto per il ribrezzo di essere stata tua!

XV.

IN DUOMO, ALLA MESSA DELLE DIECI E MEZZO.

Donna FANNY (_avvicinandosi colla sua seggiola a quella della marchesa Gonzales: sottovoce_) Mi dài un po' di posto?

_La marchesa_ (_vivamente, pur sottovoce_) Fanny!.. Ma brava!... Quando sei tornata da Roma?

Donna FANNY. Ieri sera, per l'onomastico di mia suocera.

_La marchesa_. E con tuo marito, già s'intende! Gl'indivisibili! — A proposito, appunto, dimmi un po'... È vero che Giordano Mari, a Roma, fa una gran corte alla Campolatino?

Donna FANNY. Pare... Ma per altro, sai, molto per bene; con molto tatto. (_Coll'aria di voler difendere Giordano Mari_) Ed Emma perchè non sta con suo marito? Perchè si ostina a voler rimanere all'Argentera? (_Dopo un momento e un segno di croce perchè la messa è al «Sanctus»_) Dicono che Emma sia diventata bruttina, che sia data giù; è vero?

_La marchesa_. Dal giorno che è passata da Milano, mesi fa, io non l'ho più vista. (_Chinandosi: ancora più vicino e più sottovoce_) Anche a Roma dunque... se ne parla?

Donna FANNY. La condotta di Emma è assai biasimata. Tanto più che Giordano Mari ha saputo guadagnare le simpatie generali. (_Sospira: con una lunga reticenza e coll'aria di essere molto scandalizzata_) È una cosa che mi fa dispiacere, perchè ad Emma io volevo molto bene!

_La marchesa_. L'assistenza agli ammalati è un'opera meritoria, e in questo caso il dottore... o la dottoressa ha fatto il miracolo di Lazzaro risuscitato!... Dico bene?

Donna FANNY (_dopo un momento_) E ormai all'Argentera, se è vero ciò che mi dicevano a Roma, non ci va più nessuno?... Soltanto Carlo Borghetti?

_La marchesa_. Gli altri, capirai, si fanno un riguardo.

Donna FANNY (_sempre più scandalizzata_) Mi stupisco di Venceslao che possa sopportare e tacere; e mi stupisce sua madre!

_La marchesa_. Ecco!.... Brava!... Sono tutti diventati matti! Non si può dir altro. Toccherebbe a sua madre!... Sua madre avrebbe l'obbligo di dire a Emma: «Figlia mia, ricordati bene: uno solo, e sempre quello, dà troppo nell'occhio!»

Una grande scampanellata: la messa è all'Elevazione...

La marchesa Gonzales e donna Fanny s'interrompono e s'inginocchiano devotamente.

FINE.

Opere di GEROLAMO ROVETTA

ROMANZI E RACCONTI.

=Mater Dolorosa=, romanzo. =Il tenente dei lancieri=, romanzo. =L'Idolo=, romanzo. =Babey=, romanzo. =Ninnoli=, racconti. =Il processo Montegù=, romanzo. =Le lagrime del prossimo=, romanzo. =Sott'acqua=, romanzo. =Il primo amante=, romanzo. =Tiranni minimi=, racconti. =La baraonda=, romanzo. =La Signorina=, romanzo. =Novelle.= =Casta Diva=, novelle. =La Moglie di Sua Eccellenza.=

TEATRO:

=Un volo dal nido=, commedia in tre atti. =La moglie di Don Giovanni=, dramma in quattro atti. =In Sogno=, commedia in quattro atti. =Gli uomini pratici=, commedia in tre atti. =Scellerata!...= Commedia in un atto. =Collera Cieca!= Commedia in due atti. =La contessa Maria=, dramma in quattro atti. =La Trilogia di Dorina=, commedia in tre atti. =I Barbarò=, dramma in un prologo e quattro atti. =Marco Spada=, commedia in quattro atti. =La cameriera nova=, commedia in due atti, in dialetto veneziano. =Alla città di Roma=, commedia in due atti. =La realtà=, dramma in tre atti. =Madonna Fanny=, commedia in tre atti. =Principio di Secolo=, dramma in quattro atti. =I disonesti=, dramma in tre atti. =Il Ramo d'ulivo=, commedia in tre atti. =Il Poeta=, commedia in tre atti. =Le due coscienze=, commedia in tre atti. =La moglie giovine=, commedia in quattro atti. =A rovescio!= commedia in un atto. =Romanticismo=, dramma in quattro atti.

IN PREPARAZIONE:

=La baraonda=, dramma in cinque atti.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.