L'idolo

Part 22

Chapter 223,663 wordsPublic domain

E il signor Tancredi ha restituito le lettere di Giordano, il quale non le aspetta che all'estinzione totale del debito, e, per risparmiare le spese di posta, le ha date alla Veronica da mettere nel baule colle altre carte di affari e di famiglia che appartengono al fratello.

«... Cambiali e lettere della moglie consegnate alla Veronica e da restituirsi al fratello Nano...»

Emma, ad un tratto, afferra quel pacchetto e d'un balzo si alza in piedi stracciando l'involto... Non ha più scrupoli, non ha più timori, non ha più riguardi:

— Sono le mie lettere! Sono le mie lettere! Sono le mie lettere!... E questi altri fogli sudici, pieni di cifre, di bolli, di timbrature, che cosa sono? Ma che cosa sono?... — «Caro Nano?...»

Emma si ferma ancora un istante, esitando, tremando. «Caro Nano?...»: poi gli occhi le cadono sulle parole «tua moglie» e allora legge tutto ciò che il signor Tancredi ha scritto al fratello dietro una cambiale estinta:

«Il Finardi mi ha assicurato che quegli altri possono presentemente accontentarsi della tua firma senza bisogno di garanzia o pegno, e perciò ti rimando le lettere di tua moglie. Ciao e sta sano.

TANCREDI.»

«_PS_. — Raccomando di essere puntuale anche alla prossima scadenza e di pagare un altro buon acconto a scanso di dispiaceri».

Emma non dice una parola, non fa un gesto, rimane immobile e muta, con le ciglia aggrottate, mentre la ruga in mezzo alla fronte diventa sempre più profonda a mano a mano ch'essa, nel disordine, nel turbamento delle sue idee, del suo cervello, riesce ad afferrare la verità, a indovinare, a capire tutto, tutto, tutto!

«... senza bisogno di garanzia o pegno, e perciò ti rimando le lettere di tua moglie».

A un tratto, sente camminare nel corridoio; dà un grido e si precipita contro l'uscio chiudendolo a chiave; ma in quell'urto, in quell'impeto, in quell'impressione di spavento, ha esaurito tutte le sue forze e si appoggia, cade quasi contro l'uscio, affranta, mezzo svenuta.

— Signora, signora! (_È la voce del servitore_). Signora, signora padrona!

— Cosa c'è?

— Un telegramma.

Emma aspetta ancora qualche momento. Poi apre l'uscio, prende il telegramma e torna a rinchiudersi a chiave nello studio. È di nuovo sola in quella stanza e torna a guardarsi attorno smarrita, perduta: — È vero?.. È proprio vero?.. È proprio vero?..

Quei libri, quei fogli, quella roba sparsa, buttata per terra, sono brani del suo cuore, sono tutte le sue illusioni, sono tutte le sue speranze, tutta la sua vita...

Finalmente apre, strappa, legge il telegramma:

«_Sant'Ambrogio e Marcellina_ successo immenso — Vero trionfo — Ovazioni deliranti — Commosso ti mando tutti i miei baci.

GIORDANO».

No! No! No!

Emma straccia in cento pezzi quel telegramma e con un brivido, un fremito d'orrore si nasconde il viso colle mani, come per respingere quei baci, per difendersi, per salvarsi da quei baci...

— No! No!... Oh! No! No! No!

XIII.

I CONSIGLI DEL BUON DOTTORE.

Il dottore, come ha fatto annunziare dal signor Formenti, arriva all'Argentera il dì appresso, verso mezzogiorno.

Egli si è preparata una faccia molto scura: spera in tal modo che ad Emma faranno maggiore impressione tutte le raccomandazioni e le prescrizioni che reputa necessarie.

— Avere dei figli è una funzione ordinaria, naturale. Anzi, quando l'organismo è ben costituito, può essere, in massima, più giovevole che dannoso; ma bisogna sottomettersi pazientemente a tutte quelle cautele che l'esperienza insegna e la prudenza impone.

Nel giardino dell'Argentera, dinanzi alla villa.

_Il dottore_ (_smontando di carrozza, al signor Formenti che gli corre incontro_) Buon giorno, signor Formenti! Bella giornata, vero?

Il signor FORMENTI. Saprà, forse, che la signora padrona non è all'Argentera?

_Il dottore_. Già... (_pausa_)... Me lo sono immaginato. È andata a Brenzonino dalla mamma.

— No. È andata a Val d'Olona dal signor Borghetti.

Il dottore, senza parlare, dà un'occhiata di traverso al signor Formenti, e la sua faccia diventa ancor più scura.

Il signor FORMENTI. È partita stamattina prestissimo. Non erano ancora le otto.

_Il dottore_ (_lisciandosi, grattandosi la barba: assai preoccupato_) Quasi quasi, andando a Val d'Olona, potrei arrischiare d'incontrarla, strada facendo. (_Pausa_) Già, potrei incontrare la signora Emma, appunto, mentre ritorna a casa.

— Probabilissimo. Qui, non ha lasciato nessun ordine.

_Il dottore_ (_si volta lentamente per rimontare in carrozza, poi si ferma pensoso_, fissando la testa del cavallo) E... come è ritornata da Roma? Bene?... La cera? Buona?...

— Buonissima, quando è arrivata. E ha pranzato anche con appetito! Ma poi, ieri, deve aver preso freddo, deve aver preso un po' di umidità durante il viaggio, si è sentita male, così... verso l'una o le due, e si è messa a letto. Non ha voluto mangiare; non ha voluto veder nessuno. Fortunatamente, il male è passato presto. Stamattina, alle sette, era già in piedi. E si è alzata sola, senza nemmeno chiamare la Carolina. Ha ordinato subito la carrozza e non l'ha voluta aspettare. Con quel freddo è andata avanti, sola, a piedi.

_Il dottore_ (_continua a scrollare il capo e a fissare la testa del cavallo_) Benedetta _tosa_! (_Poi si leva di tasca una brancata di lettere, di bigliettini, di telegrammi: li guarda: sospira_) Tutte visite che avrei dovuto fare stamattina. (_Pausa_) Sono preso in questi giorni da tutte le parti. Sicuro. Dovrò tornare subito a Milano in fretta e in furia. (_Un'altra pausa ancora più lunga_) Mah! (_Al cocchiere, montando in carrozza_) Allora... — Sai, vero?... — Prendi la strada a sinistra, dopo la chiesa, e puoi andare un momento in su, verso Val d'Olona.

Il signor Formenti prende il cavallo per il morso e aiuta il cocchiere a fare la voltata.

_Il dottore_ (_in carrozza, sulla strada di Val d'Olona cercando la «Perseveranza» nelle tasche del paltò_) Sarà stato appunto un po' di freddo... preso allo stomaco... Benedetta _tosa_!... Perchè precipitarsi in questo modo a Val d'Olona, senza prima aspettare, consultarmi?.. Carlo è appena imbastito, alla bell'e meglio! Per il momento! Vedersi Emma comparir davanti, improvvisamente, può risentirne una scossa tale, da farlo andare in pezzi un'altra volta. Mah!... E poi, non è il momento questo, nemmeno per Emma, di affaticarsi, di strapazzarsi, di prender freddo. Il cuore!... Il cuore!... (_Scrollando il capo e spiegando la «Perseveranza»_) Il cuore è una bellissima cosa... quando se ne può fare a meno! (_Vede sulla «Perseveranza» il grande successo della conferenza di Giordano Mari_) Bravo!... (_Continuando a leggere_) Anche per Emma è una soddisfazione, una grande compiacenza. Chi sa che contentezza!... Che smanie!... Il suo idolo!.. Figuriamoci!... Infatti, è una bella vittoria, tanto più che a Roma, in principio, non ne volevano sapere! Ma, già, è l'invidia, l'interesse, in tutte le professioni!... L'Italia è un paese così fatto, lungo e stretto: quando uno appena si muove o allunga un momento le gambe — tàffete! — tutti gli altri hanno paura di essere buttati in acqua!... (_Ride: poi torna serio, ripiegando il giornale_) E dire, per altro, che anch'io, a primo aspetto... di questo Giordano... — proprio! — ... non avrei dato nemmeno un soldo! Invece anche la _Perseveranza_ lo porta alle stelle! Emma l'ha indovinata: ha avuto più occhio di noi!.. Brava! (_A un tratto strizzando l'occhio per mirare lontano_) Eccola là! (_Cacciando il capo fuori dello sportello_) È in giacchettina!... Con questo freddo! (_Sorridendo, diventando rosso per il piacere di rivederla, si alza in piedi nella carrozza, minacciandola colla mano e gridando_): Senza la pelliccia!... Benedetta tosa!... (_Tirando il cocchiere per il mantello_) Ferma! Ferma! (_Salta dalla carrozza e corre incontro ad Emma, che gli si butta fra le braccia_).

_Il dottore_ (_cogli occhi gonfi di lacrime: commosso da quell'abbraccio, da quell'effusione_) Vediamo un po'... Vediamo un po', la mia bellezza... Ma sai?... Sembri diventata persino... più grande! (_Con due dita sotto il mento, alzandole la faccia_) Vediamo... Vediamo _la cerina_!.. Ma... ma come?.. Sei pallida... Smunta... Hai quegli occhi lividi che non mi piacciono! (_Osservandola, scrutandola a lungo_) Che cosa vuol dire? Hai forse sospeso l'estratto di china?... Ieri, mi ha detto il signor Formenti, hai preso un po' di freddo — vero? — e sei stata poco bene... Ma, ma, ma... giudizio! giudizio! Specialmente... Da brava... (_Mettendosi il braccio di Emma sotto il suo e battendole affettuosamente sulla mano_) Ho sentito che... ci sono novità?

EMMA (_colla voce torbida, concitata_) Sì; pur troppo!

_Il dottore_ (_fermandosi su due piedi_) Pur troppo?

EMMA. Non posso esser libera come vorrei! Anche Carlo me lo consiglia, quasi me lo impone!... In faccia al mondo, anche colla mia famiglia, dovrò sopportare, se non la presenza, il nome di quell'uomo che detesto, che odio!... Dio, Dio, come lo odio!

_Il dottore_ (_trasecolato, stupefatto_) Ma chi?.. Tuo marito?... Il... Giordano?

EMMA. Dammi il braccio: mi sento affranta, morta.

_Il dottore_. Vieni in carrozza!... Montiamo in carrozza!

EMMA (_trattenendolo_) No! Potrebbe sentire il cocchiere! Torniamo a Val d'Olona a piedi. Non è distante.

_Il dottore_. Aspetta! (_Corre a prendere lo scialle dalla carrozza_) Aspetta. Ti darò, almeno, il mio _plaid_! (_Al cocchiere_) Sai — vero? — dov'è la villa del signor Borghetti?... L'architetto?

— Sì, sì. Ci sono stato un'altra volta.

_Il dottore_. Allora, puoi andar avanti, al passo. (_Ad Emma, mentre comincia a imbacuccarla nello scialle_) Ma perchè hai fatto tanta strada?

EMMA. Carlo desiderava alzarsi, ed io, intanto, ti son venuta incontro. Abbiamo immaginato, io e Carlo, che saresti arrivato, press'a poco, a quest'ora. (_Fermandosi a un tratto, con impeto, cambiando voce, cambiando viso_) Senti, quell'uomo... — ed è mio marito!... mio marito!... — quell'uomo è di un'infamia tale... Peggio, peggio!... È di una tale abiezione, di una tale bassezza, che mi fa ribrezzo!... E me lo sento sempre addosso, sulla faccia, nella carne... Che orrore!... Che orrore!... Che ribrezzo!... Che schifo!

Emma non appare più stanca, sfinita: lo sdegno, la collera le dànno una nuova forza, una nuova vigoria. È l'impeto, è l'urto di tutto ciò che si spezza in lei!

_Il dottore_ (_fuori di sè_) Il Giordano?... Ma se anche adesso, in questo punto, leggevo la _Perseveranza_... Ne fa un monte di elogi! (_Cercando il giornale_) Aspetta; voglio farti leggere...

EMMA. So! So! La conferenza _Sant'Ambrogio e Marcellina_! Rubata! Rubata a Carlo!... Sì, sì!... Ma ciò che importa?... Niente. Ha approfittato, abusato della bontà, della confidenza di un amico! Non è che un'indelicatezza! (_Con un riso stridulo, amaro_) Sai che cosa ha fatto di più?... Vuoi sapere che cosa ha fatto? Ha dato in pegno le mie lettere, le mie prime lettere, comprendi?... La mia anima, il mio pudore e il mio onore — il mio onore, perchè non ero ancora sua moglie! — ha dato in pegno le mie lettere a Padova, a suo fratello, alla sua serva, ai suoi usurai, per avere del danaro, per... per certe cambiali, perchè era pieno di debiti!

_Il dottore_ (_agitato, ansante, per la forte commozione_) Cioè? Spiegati!... Le tue lettere?... In pegno!

EMMA (_ridendo più forte_) Ah! Ah! Non capisci!... Tu non arrivi nemmeno a capire tanta infamia. E anch'io, sai? Anche per me c'è voluto del tempo, molto tempo. Ho dovuto studiare, pensare, indovinare. E ho dovuto guardar la faccia, la vera faccia di quell'uomo, e tornare indietro, e ricordarmi tutte le sue parole, tutte le sue cattiverie, giorno per giorno, ora per ora, e vederlo — finalmente! — vederlo a occhi aperti, non come lo avevo pensato, creduto, immaginato col mio cuore, colla mia fantasia, io stupida, io cieca, io innamorata, io pazza, ma come era lui veramente, realmente, lui, lui, falso, egoista, vano, volgare! E quasi non si dava nemmeno la pena di mentire, d'ingannarmi! Era sicuro. Sapeva che io era una stupida. Che mi ingannavo da me stessa. Oh, c'è voluto del tempo! Tanto tempo! E c'è voluto che le avessi io nelle mie mani, quelle lettere, quelle cambiali di suo fratello! Oh, anche a te, sì, sì, farò leggere! Farò vedere tutto anche a te!

_Il dottore_. Sì, ma intanto... calmati. Cerca di calmarti.

EMMA (_con uno scoppio di risa e di lacrime_) E io lo credevo geloso di Carlo! Invidia! vanità! Sì, perchè quell'uomo non ha che la vanità, soltanto la vanità, di vero, di forte, di grande, di sensibile. Geloso? Guarda un po' se era geloso di mio zio? Per il suo interesse, per i suoi trionfi, per la sua cattedra, per un articolo di giornale, mi avrebbe buttato in braccio a mio zio! In braccio a tutta Roma!

_Il dottore_ (_scandolezzato, imponendole colle mani di tacere_) Da brava! Da brava! Non voglio sentirle certe esagerazioni!

EMMA. E le mie lettere? Le mie lettere non le ha fatte correre fra le mani di tutta quella gentaglia di Padova? E non c'ero io — tutta io! — nelle mie lettere? Ti ricordi quei giorni? Io diventavo matta di amore, di dolore, di angoscia. Ti ricordi quei giorni? In collera col babbo, in collera colla mamma, in collera anche con te! Sai com'ero ammalata? Ti ricordi? Eppure, di notte, disfatta dal male, dalla febbre, gli volevo scrivere — almeno una parola, un bacio! — e mi sforzavo di parer lieta per non impressionarlo, per non spaventarlo! Ebbene, sono quelle mie lettere piene d'amore, di passione, di abbandono, sono quelle parole, sono i miei baci, ch'egli ha venduto, ch'egli ha dato in pegno a suo fratello, ai suoi creditori, ai suoi usurai! È il mio pudore, sì, il mio pudore, me stessa, tutta me stessa, io, come sono, svestita anima e corpo, ch'egli ha buttata in braccio a tutta quella gente!

_Il dottore_ (_tremante, diventato in viso quasi terreo, con due solchi sotto gli occhi, profondi, lucenti_) Calmati! Calmati! Per amor del cielo! Se mi par di comprendere, se è proprio vero, hai tutte le ragioni; ma vuoi anche ammalarti?

EMMA (_rossa di fuoco, stravolta in viso, ma senza una lacrima_) Senti, ascoltami. Al primo colpo, è stato tale il disinganno, il dolore, la vergogna — più di tutto la vergogna — che volevo uccidermi, buttarmi dalla finestra! Sì, sì, è vero, te lo giuro! Poi — non voglio farmi diversa da quella che sono — non è stato il pensiero della mia famiglia che mi ha trattenuta, nè della condizione in cui mi trovo; ma è stato l'odio, la febbre, la smania di buttargli in faccia le mie lettere, la lettera di suo fratello, tutto, tutto quanto! Una smania, la smania prepotente del mio orgoglio, delle mie fibre, del mio pudore, di fargli vedere — proprio vedere! — che non lo amo più, più, più; che mi fa ribrezzo, ribrezzo, nient'altro! Poi... sono corsa da Carlo. Volevo vendicarmi, volevo morire, ma a un tratto ho perduto tutte le forze, ho sentito un gran bisogno di piangere e sono corsa da Carlo. Erano tante tante ore che diventavo matta perchè non potevo piangere! Avevo bisogno di vedere qualcheduno, di sfogarmi con qualcheduno... Da chi potevo andare? Dalla mamma, no. Era stata contraria al mio matrimonio, e avrebbe creduto di consolarmi vantandosi di aver sempre ragione. Dal babbo? Povero babbo! Lo avrei addolorato e non sarebbe stato capace di aiutarmi. Tu non c'eri e sono corsa a Val d'Olona! (_Afferrandogli tutte e due le mani e fissandolo con un impeto di disperazione_) Salvami Carlo, sai! Adesso devi salvarlo! Non voglio anche il rimorso di aver fatto morir Carlo per quell'uomo!

_Il dottore_. Carlo... Vedremo! (_Accomodandole lo scialle sulle spalle e attorno al collo_) Ma tu, intanto, non devi pigliar freddo. Invece procura di calmarti. È un fatto così inaspettato, straordinario. Così, su due piedi, non si saprebbe nemmeno che consiglio dare. Mi farai vedere — vero? — anche questa lettera del fratello? Insomma, io ho bisogno ancora di precisare le idee! Pensa per altro, da brava, pensa che, nel tuo stato presente, non hai il diritto di farti del male! È un caso di coscienza.

EMMA. E penso anche, ricordati bene, che io non sono più la moglie di quell'uomo, che io non ho più nulla di comune con quell'uomo!

_Il dottore_. Certo, sussistendo il fatto, appunto, bisognerà vedere... bisognerà studiare, pensare a un qualche provvedimento. Ma intanto io direi... Senti, cara la mia _tosa_, io direi di andare subito a Brenzonino e di sentire anche la mamma. La mamma, certe volte, e, più che per altro, per le sue continue sofferenze, sembra, forse, un po' contraddicente... un po' dura... ma non è vero — veh! — E poi la mamma è sempre la mamma! Da brava, resta ben coperta, e adesso, appena a Val d'Olona, ci faremo dare un the molto caldo con una goccia di rhum. La mamma, dunque, ha diritto, specialmente in un caso simile, così fuori del... del consueto, di saper tutto!

_Emma_. Io invece credo di no, e non sono del tuo parere. No; perchè il giorno che lo sa la mamma, lo saprà tutta Milano! Non credi?.. Non importa? Devo assolutamente parlare, dir tutto anche alla mamma?... Ebbene, se tu lo vuoi, lo farò, ma ad una condizione: dal momento che ci deve essere uno scandalo, voglio approfittarne per separarmi, per fare un processo, per non vederlo mai più, quel... signore, finchè vivo. (_Interrompendosi: con un'alzata di spalle_) E poi, no! (_Eccitandosi nuovamente_) E poi, no! Una volta ancora voglio vederlo! Una volta ancora gli voglio parlare! Deve capire, deve sentire come lo disprezzo!.. Noi due, fra di noi due... e nessun altro!

_Il dottore_. E, allora, non si dice niente alla mamma, non si dice niente a nessuno... e, appunto, cercate insieme fra voi due... un qualche accomodamento.

EMMA. Un qualche accomodamento? Che accomodamento! Dovrà accettare le mie condizioni! Ciò che voglio io! E, prima di tutto, gli voglio buttare in faccia la sua vigliaccheria.

_Il dottore_ (_inquieto_) Ecco... io invece sarei per consigliarti, in questo caso, la massima prudenza. Tu sola, per esempio, a tu per tu... (_Pausa: scrollando il capo_) Bada, veh, se è in realtà quale appunto verrebbe a dimostrarsi col suo procedere... potrebbe anche, una volta inasprito, irritato, non usare tutti quei modi... (_arrabbiandosi e alzando la voce_) potrebbe anche, parlo chiaro, metterti le mani addosso!

EMMA. Tu avresti paura di quell'uomo?

_Il dottore_. Insomma, io preferirei che, quando veniste ad una spiegazione fra voi due... foste almeno in tre.

EMMA. Tu avresti paura di quell'uomo? Io no. È troppo vigliacco!

— Appunto. Non sono gli eroi che commettono certe cose!

— Troppo vigliacco, ed anche troppo interessato; troppo vano e troppo furbo! In fine, egli non dovrà perdere altro che... sua moglie, ed è tutto il resto che gli preme di più! Del suo onore, in faccia mia, che gliene importa?... È la sua vanità in faccia al pubblico che gli preme! Sono i suoi comodi, le sue conferenze, gli applausi, è il Sant'Ambrogio! Non temere, sai. È lui che avrà paura di me!

_Il dottore_ (_sempre inquieto, poco persuaso_) E... che cosa gli vorresti dire?

EMMA. Prima di tutto, che amo Carlo — perchè Carlo è la sua rabbia, la sua invidia — e così anche per fissar bene le distanze, subito, fra me e lui!

— Questo, invece, abbi pazienza, cara la mia _tosa_, ma è proprio inutile andarglielo a raccontare... nemmeno per ischerzo.

— Invece, è questo che mi preme di più! È per dirgli questo, per dirglielo in faccia, io stessa, che ho la smania di rivederlo!

_Il dottore_ (_dandole il braccio: battendole ancora affettuosamente sulla mano, sorridendo_) Ma e... non pensi al... viaggiatore!... Sicuro; a chi è in viaggio? (_Emma si ferma, guardandolo fisso_) Certamente: è anche suo. Anzi, la legge lo fa più suo che tuo.

EMMA (_con un'alzata di spalle, rimettendosi a camminare al braccio del dottore_) Ma che! Gli farò scegliere tra mio figlio e i miei danari: sceglierà sempre i miei danari! (_Fermandosi di nuovo_) E tu... Senti dottore: ti prego, ti supplico! Non farmi diventare matta e cattiva. Non dirmi più che mio figlio è anche suo! Me lo faresti odiare! Non capisci, non comprendi... (_rossa col viso che le diventa una fiamma, di foco_) non capisci che è questo pensiero fisso — l'essere stata sua — che ho bisogno di strappare dal mio sangue, dalla mia carne? Mi odio — capisci? — mi detesto. Mi faccio orrore, mi faccio ribrezzo! La mia faccia ch'egli ha baciato, la mia bocca che l'ha baciato, mi fan ribrezzo!

_Il dottore_ (_continua ad accarezzare la mano di Emma: cercando di calmarla, di distrarla, e poi sempre inquieto, titubante le domanda_) Ma e... e Carlo?

EMMA. Carlo è pieno di buoni consigli, come te. Ma non importa. Faccio io ciò che voglio e non lo lascio più.

_Il dottore_ (_vivamente_) Come, come... «non lo lascio più?»

EMMA. Finchè è ammalato, verrò io tutti i giorni a Val d'Olona; quando sarà guarito, verrà lui, tutti i giorni da me, all'Argentera.

_Il dottore_ (_scrollando il capo e sospirando_) Guarito...

EMMA. Sì, guarito. Ne sono persuasa, ne sono convinta... Perchè credo ancora in Dio!

_Il dottore_ (_le tira lo scialle sulle spalle, le copre anche un po' la faccia e, prendendosela a braccetto e continuando la strada verso Val d'Olona, ricomincia colla sua voce lenta, sommessa, penetrante_) Sì, cara, ma quando si vuol ottenere un miracolo da Domeneddio, bisogna che anche noi, — vero? — da parte nostra, facciamo tutto il possibile per aiutarlo, per assecondarlo. E io credo che la tua vicinanza, la tua frequenza, il vederti, insomma, troppo spesso... non sia, direi, non credo molto indicato, nello stato presente di Carlo. Carlo non è guarito, veh!.. Pur troppo, non è il caso di farci illusioni! È uno stato ancora molto precario; la più piccola scossa, il più piccolo turbamento, la più piccola emozione, anche piacevole, gli potrebbero essere fatali. Però ti consiglierei, per il suo bene, di tenerti il più possibilmente lontana... da Val d'Olona. Già; appunto. (_Pausa_) Con te, è inutile far tanti misteri. Tu sei una donnina brava, buona, ragionevole. Hai perduto la testa una volta per quello là, di Roma, e adesso ti trovi a brutte conseguenze. Ma io spero ancora; vedrai. Passato questo giorno di burrasca, la vita avrà per te nuovi argomenti di distrazione, e di conforto... e anche di compiacenza. Su! Su! Con quel faccino, con quegli occhi! Non guardare per terra: guarda il cielo com'è bello, limpido, azzurro. E ti ricordi, invece, due o tre giorni fa, com'era fosco? Tetro? — Dunque... un buon colpo di vento e spazza via tutto — vero? — (_Un'altra pausa_) Tu sei piena di buon senso e di cuore, due cose che, quando vanno insieme unite, il che succede molto di rado, rimediano a grandi guai. Non vuoi dir niente alla mamma e a nessuno?... Forse, in questo, puoi anche aver ragione. Fra te e... quell'altro là, potrete forse intendervi meglio. Ma quando vi troverete insieme, se io non devo essere presente, voglio almeno esserti vicino. In quanto a Carlo... se tu pensi anche a volergli bene... è un'altra quistione. Io non posso dire nè sì, nè no. Si tratta del tuo cuore e della tua coscienza. (_Ridendo per far sorridere Emma_) Io sono un dottore e non un confessore. E non mi preoccupo altro che della mia partita, cioè della salute del corpo! Per ciò, devo concludere, che non basta salvare le apparenze — cosa della quale sono convinto, vero?, hai troppo rispetto di te stessa — ma... alla larga, almeno per il momento, alla larga... da Val d'Olona! Già, siamo d'accordo: a Carlo non è scoppiata la pleurite perchè abbia preso troppo freddo o troppo caldo, ma in seguito ad un'anoressia nervosa, giunta persino allo stadio più acuto della sitofobia, e alla quale ha dato origine una forte eccitazione psichica di natura deprimente. Insomma, tu hai sposato quel... Giordano, e Carlo non è stato più bene; e come ti avevo scritto anche a Roma, in quella lettera che non si sa in che modo sia andata smarrita, è guarito della pleurite, ma gli è rimasto latente nei polmoni un... focolaio...

EMMA (_sorridendo, trasfigurandosi in viso_) Eccolo Carlo! Eccolo, ci viene incontro!