Part 20
EMMA (_con un'alzata di spalle_) Fa come vuoi!... (_E se ne va senza aspettarlo_).
Che brutti giorni! Che brutti giorni!
— Sì! Sì! Voglio partire da questa Roma! — sospira Emma in cuor suo, chiusa nel landò della principessa di Campolatino. — Oh, vivere un po' sola, tranquilla, all'Argentera. _Sola_?... Sì, sola; sola davvero.
Ma poi, un giorno, non è più il pensiero dell'Argentera, della tranquillità, della solitudine che le sorride. È un altro: un pensiero che le infonde un nuovo slancio di affetto, di abbandono, di riconoscenza e di perdono, d'indulgenza, per suo marito. Sì, sì; a Roma, anch'essa era stata un po' cattiva, puntigliosa, capricciosa, ingiusta. In fine, che cosa gli può rimproverare? Qualche debolezza, qualche momento di cattivo umore, e poi?.. Mente altro!.. Ma, sotto il suo apparente egoismo, sotto la sua apparente vanità, sotto il suo orgoglio, egli era mosso da un sentimento nobile, delicato, elevato. Egli voleva crearsi uno stato col proprio lavoro, col proprio ingegno, coi propri studii, col proprio nome. Era vero che dapprima gli avevano mosso una guerra sleale, atroce, ed era naturale che adesso egli si comportasse in modo da difendere sè stesso e il valore di un'opera veramente bella, veramente grande...
Oh, Nino! Il suo Nino era buono! Era caro! È lui che la rende beata! È lui che la rende felice!
Giordano vede sua moglie diventare ancora più bella, più ridente... E come prima, più di prima, affettuosa, amorosa, innamorata...
È pallida qualche volta, ma con una tenerezza infinita negli occhi luminosi...
— Che hai, gioia?
Emma si avvicina per parlare. Ma la parola che sta per dire si arresta e finisce in un bacio.
— ... Se ancora, se non fosse vero?...
Ma una mattina guarda fisso fisso suo marito, sorride, poi gli butta le braccia al collo e scoppia in lacrime.
GIORDANO (_con un grido di gioia_) Sì? Sei proprio sicura?...
— Credo... spero; spero tanto!
— Oh, ma brava!... Brava, la mia piccola cara! Bisogna telegrafare subito a Milano, alla mamma, al babbo...
EMMA (_diventando ancora più rossa_) No! No! No! E se... non fosse?
— Hai ragione! (_Guardandola sorridendo, accarezzandola, stringendola amorosamente fra le braccia_) La mia gioia cara, il mio tesoro... — Mammina!
Emma a questa dolcissima parola trasalisce, guarda ancora suo marito, poi sorride, diventa pallida, pallida, e gli casca sul petto sopraffatta, sfinita dalla troppo forte emozione, dalla troppo grande felicità.
GIORDANO. Adesso bisognerà informarsi; mandar a chiamare un dottore. Sentire, assicurarsi...
EMMA. No, no; quando saremo all'Argentera. Il mio dottore, il nostro, il nostro buon dottore, soltanto. Ma oggi, sai, Nino mio, oggi voglio, sì _voglio_... te lo domando per... (_si arresta di nuovo arrossendo e, nascondendo la faccia sul petto di Giordano, ripete sottovoce_) Voglio...
— Che cosa?.. Parla!... Sì! Sì! Parla!... Parla!
— Oggi sei tutto mio; soltanto mio. Non... il grand'uomo, il grande scrittore, il grande pensatore! Nino, _voglio il mio Nino_. Prendiamo una carrozza, noi due soli... Andiamo fuori di Roma, noi due soli. Si scappa insieme fino a stasera, fino... a domani.
GIORDANO (_contrariato_) Oggi?.. Proprio oggi?.. Pensa, è impossibile. Sono a colazione dalla principessa di Campolatino col senatore Bernabeis.
EMMA (_irritata_) Oh, questo poi... Manda un biglietto! Trova una scusa!
GIORDANO. Ma tu, cara gioia mia, non ti ricordi... di niente! Non sai che per oggi lo zio mi ha ottenuta un'udienza del Re e della Regina per presentare loro una copia del mio _Sant'Ambrogio_?... Domani, domani, cara, tutto il giorno! Cioè, no! Domani no! Anche domani, purtroppo, sono impegnatissimo. Non so ancora se terrò la mia conferenza _Sant'Ambrogio e Marcellina_ alla Palombella o al Collegio Romano. E bisogna risolvere qualche cosa. Poi, forse, domani è probabile che venga a Roma l'Amodei e dobbiamo discorrere per una nuova edizione economica del _Sant'Ambrogio_. Dopo domani, invece, sarò libero certamente, almeno lo spero, e... si prende la carrozza e si scappa! Come sei bella! Angelo, angelo, angelo mio! Non so più trovare altra parola per te! — Angelo! — Ed è vero? È proprio vero?.. Di', di', di', — angelo mio! — è proprio vero?.. A proposito. Hai visto le due copie del _Sant'Ambrogio_ per le Loro Maestà? Me le hanno portate adess'adesso. Guarda che splendore di legatura!... E anche tu, ricordati; me lo hanno fatto capire tanto lo zio, quanto la Campolatino, dovrai domandare di essere presentata alla Regina. (_Mostrandole i due libri, che leva dalle loro scatole_) Guarda che magnificenza! E che bel libro! (_Sorridendo_) È un gran bel libro, dentro e fuori. Che vuoi?... Sì, te lo confesso! Lo amo il mio _Sant'Ambrogio_. E adesso, gioia cara, tesoro, adesso... mi devi capire di più, e, quasi direi, compatire. Il nostro libro, pensa, è come la nostra... creatura; è un figlio. Io pure, col Sant'Ambrogio, pensandolo, scrivendolo, ho provato, potrei dire, le ansie, i dolori, le gioie... della maternità!
EMMA (_arrossendo di nuovo: con un po' anche di dispetto_) Io però, se sarà davvero... se fosse... ricordati; no, no, no; assolutamente. Non gli metto nome... Ambrogio!
XI.
AL CAFFÈ COVA.
Subito dopo il passaggio da Roma dell'editore Amodei per «trattare» la seconda edizione del _Sant'Ambrogio_, arriva da Parigi monsieur de La Roche per acquistarne la traduzione francese; poi il dottor Ueberbacher del _Pester Lloyd_ per pubblicarlo in tedesco e in ungherese; poi un collega, professore dell'Università di Upsala; poi un agente della «New York's Editors Society»; poi una cognata dell'Ibsen, parente pure del Björnson... insomma, tutto un gran da fare per Giordano Mari. Emma, convinta ormai che il giorno da lei tanto desiderato e implorato, per scappare con suo marito a Frascati o a Tivoli, non sarebbe mai venuto, e ristucca delle furie del Cogoleto e dei dolciumi dello zio, perde a un tratto la pazienza e decide, su due piedi, di scappar sola all'Argentera:
— Io me ne vado! Proprio, proprio! Sono stufa, troppo stufa!... Io me ne vado.
Giordano Mari alza gli occhi al cielo, sospira e acconsente:
— Sopra tutto io non sono un egoista. Non voglio tenerti a Roma, sacrificarti, povera piccola, mentre lavoro... e il lavoro, come sai, è la dura eppur cara necessità della mia vita. E adesso devo lavorare ancor di più (_baciandola teneramente_), angelo mio; devo lavorare per... lui. Va, gioia; va pure all'Argentera; ma ti supplico, per amor del cielo, riguardati dal freddo. Dopo domani terrò la mia conferenza _Sant'Ambrogio e Marcellina_, poi a Bologna due giorni e poi di corsa all'Argentera, al ben meritato riposo, e al dolcissimo premio! Dirai al fattore di provvedermi un bravo cane da caccia. Ho bisogno di sgranchire le gambe — sempre al tavolino!... È un gran dolore vederti partire; restar solo. Mah! È la lotta per la vita. In premio dammi un bacio... (_Emma, distratta, lo bacia sulla barba_) No, no: angelo mio, uno dei tuoi baci. E dimmi che lo comprendi il mio sacrificio, e che io sono... molto buono! (_Si commuove per la dolcezza della propria voce e scappa subito sul Corso, perchè non può resistere a veder sua moglie e la Carolina a preparare le valigie_).
Emma si ferma a Milano appena una mezza giornata; vuole abbracciare il babbo, venuto apposta per vederla, da Brenzonino, la villa dei Dionisy in Brianza.
Anche la mamma desidera fare un'improvvisata alla figliuola; anzi, ha già dato tutti gli ordini e le disposizioni per la carrozza ben chiusa e per una mezza farmacia. Sono già pronte le pellicce, gli scialli, i cuscini, i guancialetti e persino l'acqua per lo scaldapiedi; ma poi, sul punto di montare in carrozza, cascante di forze e di vezzi e già imbacuccata fra i veli come una donna turca, guarda il tempo... — Che ne dici, Venceslao? — Il tempo le sembra un po' incerto; lo strapazzo, cui potrebbe andare incontro, la spaventa.
— Che ne dici, Venceslao?... Che mi consigli di fare? Io, dopo, non voglio accuse, processi. — Dio mio!... Non voglio colpe!... Non voglio sentirmi sgridare nè da te, nè dal dottore.
Il cavalier Venceslao, sempre serio, grave, contegnoso, guarda il tempo anche lui da tutte le parti, ma non risponde, non apre bocca... e la signora Letizia manda un monte di baci alla figliuola e rimane desolata a Brenzonino, a gemere, a lamentarsi con una boccetta di _Lavender Salts_ sotto il naso, e a farsi compiangere dall'arciprete, per i rigori eccessivi, tirannici, di suo marito e del dottore.
— Non mi è più permesso nemmeno di abbracciare la mia figliuola!
Alla stazione di Milano:
Il cavalier VENCESLAO (_prendendosi Emma fra le braccia, mentre scende dal predellino del coupé e tenendosela stretta contro il petto_) Dunque? Sei sicura?
EMMA. Sì! E la mamma?
VENCESLAO. Ti aspetta a Brenzonino, più presto che puoi! È tanto contenta anche la mamma!... Voleva venire a Milano con me, ad ogni costo; ma sono stato io a non volere, a impormi. Il dottore le ha proibito assolutissimamente di pigliar freddo.
EMMA. E il dottore? Il mio buon dottore? Dov'è?
VENCESLAO. Verrà forse domani a trovarti all'Argentera. È partito, al solito, per Val d'Olona. Carlo sta sempre poco bene.
— Oh, Carlo! Carlo! Povero Carlo! — Emma aveva ancora dimenticato. — Ma come sta? È proprio molto ammalato? Non c'è pericolo, per altro? Non c'è pericolo?
Il cavalier Venceslao scrolla tristemente il capo, avvolgendosi il collo nel _foulard_ bianco e aggiustandosi con un colpo di mano le larghe tese del grande cappellone di feltro nero:
— Pericolo no; almeno per ora.
Vinto il primo momento di emozione, il cavalier Venceslao è ritornato, in mezzo al via vai della stazione e della gente che si volta a guardarlo, molto serio, molto contegnoso. Aspetta diritto, immobile, che Emma abbia finito di dare gli ordini e le indicazioni necessarie alla Carolina, poi le offre il braccio per condurla alla carrozza.
EMMA (_appoggiandosi al braccio del babbo: affettuosa, carezzevole, felice di rivederlo_) Eccomi! Son qui!... Sono ancora qui! La tua Emma!
VENCESLAO (_dopo aver fatto salire Emma in carrozza_) Dove andiamo a far colazione? Al Cova?
Emma. Sì, sì. Come vuoi! Andiamo al Cova!
— Al Cova — ripete il signor Dionisy al cocchiere e montando accanto alla figliuola, pur sorridendo affabilmente a chi lo sta osservando, cerca di rimaner nascosto il più possibile nel fondo del landò.
Alla Porretta, mentre egli andava o veniva da Montecatini, i viaggiatori di un altro treno di passaggio, scambiatolo per Verdi, gli avevano fatto una simpatica dimostrazione. Il cavalier Venceslao ne è rimasto commosso, ma ormai, per la sua delicata modestia, deve imporsi, pure con una certa soddisfazione, i maggiori riguardi.
Al Cova, nel piccolo stanzino appartato, in fondo al caffè: i primi che si presentano alla signora Emma (sanno ormai tutti, a Milano, che vi sarebbe stata di passaggio) sono il nobile Barbarani e Guido Bardi. Emma, dimenticando le ingiunzioni del marito, si affretta a chiedere al giovane poeta le notizie di Fanny:
— È tornata a Milano?
Guido Bardi diventa rosso come un pomodoro e si ficca la lente nell'occhio tanto per far l'inglese, mentre il Barbarani lancia un rapido sorrisetto a Venceslao.
EMMA. È tornata a Milano, o è ancora sul lago?
GUIDO BARDI (_un po' rauco_) È andata... a Montecarlo.
— A Montecarlo? Come? — esclama Emma stupita, non perchè la Fanny vi sia andata, ma perchè il giovane poeta è rimasto a Milano. — A Montecarlo?
Il cavalier Venceslao, per distrarla e per cambiar discorso, le mette dinanzi la lista delle vivande:
— Guarda, Emma, che cosa vuoi ordinare?
BARBARANI (_pure per cambiar discorso_) Sicchè, dunque, _benissim_! Di trionfo in trionfo il nostro Mari! Son proprio _content_!
Venceslao afferma e approva coi cenni del capo, mentre Guido Bardi, confuso dalle domande di Emma, s'è messo in un serio impiccio: ha la lente non ben ferma nell'occhio e tiene in mano un calice colmo di Madera, rimanendo immobile e muto fra due timori: quello di versare il liquido e quello di lasciar cadere la lente.
BARBARANI. Io già, del resto, anche prima, ne ero più che _sicurissim_! Il _Sant'Ambrogio_ sarà un gran capolavoro! L'ho sempre detto e adesso ho la soddisfazione, la compiacenza di essere stato buon profeta. In fatti, un entusiasmo generale. Anche tutti i giornali, per quanto io non dia nessunissima importanza ai giornali — tutt'altro — (_si arrabbia, perde la voce: tossisce_)... Ma quando, insomma, sono unanimi nel dover constatare, in certo modo, la verità per forza, è un bel vanto! E il nostro Mari l'ha meritato! Bravo! È un gran libro! Stupendo! _Indovinatissim! E interessantissim!_ L'ho comperato anch'io, certo! Sono stato il primo. E me lo tengo lì, gelosamente custodito, sul tavolino accanto al letto. Sono smaniosissimo di leggerlo; ma... col _Sant'Ambrogio_ non si scherza! Adesso ho l'approvazione del bilancio, l'assemblea generale al Circolo artistico-letterario! Voglio gustarmelo adagio, adagio, un po' per giorno, con tutti i sette sentimenti! — È un gran capolavoro. Anzi, _benissim_, più ancora d'un capolavoro, e il nostro Bardi, col suo buon gusto _sintetici... sintetichissimo_, lo ha definito egregiamente: è un'opera... capitale!
GUIDO BARDI (_correggendolo_) È un'opera madre! (_Si risolve a un tratto; beve di colpo, ma la lente gli cade proprio nel bicchierino e spande tutto il liquido_).
BARBARANI. Un'opera madre! Ecco la parola giusta! A _proposit_ (_abbassando la voce e premendo affettuosamente sopra una mano di Emma che ha già capito e arrossisce, pur continuando a mangiare di lena_) Posso dunque congratularmi? Tanto più che, in certo modo, e per quanto, pur troppo, indirettamente, posso vantarmi di averci contribuito anch'io!... _Benissim!_ (_Ancora più sottovoce e continuando a premerle la mano_) Bravo come il papà e _bel_ come la mammina!... Mi raccomando!
EMMA (_rossa rossa, servendosi di un secondo tournedos con tartufi e rivolgendosi al Bardi per nascondere quel pochino di confusione_) E lei? Lavora sempre, speriamo! Che cosa ci prepara di nuovo?
GUIDO BARDI (_come un piccolo Domineddio che si riposa dopo il sesto giorno_) Niente.
EMMA. Niente? Che peccato!
Il cavalier VENCESLAO. Il vero artista è quando non fa niente che lavora di più.
BARBARANI. È la mente, in certo qual modo, che continua a fantasticare.
EMMA. E la sua novella? È comparsa nella _Revue Parisienne_?
GUIDO BARDI (_parlando con la bocca tonda per tener su la lente che si è rimessa nell'occhio_) L'ho passata al Figaro. Paga di più.
BARBARANI. _Benissim!_ Quando si può, bisogna imporsi! (_Dando un balzo improvviso sulla seggiola_) E della gran novità, signora Emma?.. Che cosa ne dice?
EMMA (_tenendo alzato fra le mani un piccolo calice di Château Lafitte_) Quale novità?
BARBARANI. Come? Non sa? Le nozze di _can_?
— Le nozze di Cana?
— Appunto! Delle nozze di Cana, hanno fatto al club le _nozze di can_! Ma, se ella ignora il grande avvenimento, non vorrei, alle volte, riaprire una ferita, forse non ben rimarginata... e farle perdere il suo maraviglioso appetito (_dando un altro saltetto sulla seggiola_) Il matrimonio di Nino Sebastiani colla D'Arborio?
EMMA. Nino Sebastiani? Sposa la D'Arborio?
GUIDO BARDI (_lentamente: con suprema arguzia_) Per amore... e per forza.
EMMA (_cogli occhi furbi, scintillanti_) Ma perchè le nozze... di Cana?
BARBARANI (_ridendo, urlando, tossendo_) Di _can_! Di _can_! Di _can_!
VENCESLAO (_con garbo e pacatezza, gustando insieme la spiritosità e i tartufi_) Le nozze dei cani, perchè è un pezzo che si corrono dietro.
Tutti ridono: la lente di Guido Bardi corre un altro serio pericolo: egli apre l'occhio, la fa cadere sul palmo della mano e la ripone nel taschino della sottoveste.
BARBARANI (_abbassando la voce: avvicinandosi ad Emma_) Sa, non è vero, della commedia o dramma, _Afrodite_, che il Sebastiani e la D'Arborio hanno scritto in collaborazione?
EMMA. E che il prefetto di Milano ha proibito perchè, pare, fosse non troppo morale?
BARBARANI. BENISSIM!
GUIDO BARDI. Proibita, no.
BARBARANI. Insomma, il prefetto ha fatto tanto colla Direzione del teatro, col capocomico, che non l'hanno più rappresentata! E allora — questo è il bello! Nino e la D'Arborio vanno a mettere in scena la commedia, o il dramma che sia, a Venezia, dove chi ne dice mirabilia e chi ne dice plagas; è stato un gran successo? oppure un gran fiasco? — Ancora mistero! Ma intanto...
GUIDO BARDI (_tira fuori nuovamente la caramella e il sussiego sdegnoso del collega_) Fiasco, fiasco, un fiasco piramidale!
Il Cavalier VENCESLAO (_indulgente: pensando alla «Traviata»_) Un gran fiasco è sempre un successo di battaglia.
BARBARANI (_continuando_) _Precisament!_ Ma intanto, fiasco o successo, il fatto sta che la comunione della collaborazione, la comunione del viaggio, la comunione, diremo dunque, del fiasco, per non fare andar in collera il nostro Bardi, la comunione dell'albergo della Luna... troppe comunioni! La D'Arborio non ha nè padre ne madre, va _benissim_, e se non ha ancora l'età del giudizio, è perchè in trent'anni non lo ha mai avuto; ma tutto ciò non toglie, per altro, che sia sempre una ragazza... in faccia alla legge, e dopo tante comunioni, un bel giorno, sono arrivati i parenti da Napoli, o da Palermo, e hanno imposto a Nino Sebastiani anche la comunione definitiva!
EMMA. Oh, povero Nino!
BARBARANI. Tutt'altro! Nino Sebastiani è innamoratissim, secondo la sua abitudine. Invece, per molto tempo, è stata la D'Arborio a non volerne sapere.
— Ma perchè?
BARBARANI. Perchè... perchè... Perchè la D'Arborio è tutta psicologia, tutta Wagner, tutta simbolismo, tutta Ibsen... e il matrimonio le pareva una conclusione troppo manzoniana!
Dalla grande sala del caffè si ode la voce della marchesa Gonzales.
GUIDO BARDI (_alzandosi in fretta_) Signora Emma, le domando scusa! In questi giorni di scirocco sono nervosissimo e alla marchesa Gonzales non ci resisto.
EMMA (_dandogli la mano_) Si ricordi che lo aspetto col Barbarani all'Argenter;.
Guido Bardi s'inchina profondamente, alzando i gomiti come un'anfora, e se ne va scivolando tra le seggiole dietro alla sua caramella che gli vuole scappare.
La voce della marchesa Gonzales, che si avvicina sempre di più:
— Dov'è?... Ma dov'è?... Nel salottino?
Il Barbarani, d'un salto, le corre incontro: — Marchesa! Marchesa! — poi si tira indietro, inchinandosi, per lasciarla passare.
_La marchesa_ (_si presenta sull'uscio: un enorme cappellone tutto penne, un enorme collettone tutto pelo; un abitone con maniche enormi, d'un color bronzo lucente, tutto verde e tutto oro_) Eccola lì! Eccola lì! Ma brava! (_Si ferma per tirare il fiato_) Bravissima! Si passa da Milano alla diplomatica? In incognito? Senza nemmeno avvisare gli amici?
Emma e il cavalier Venceslao si sono alzati: Emma è corsa ad abbracciare la marchesa, la quale le stampa sulle guance due bacioni risonanti che lasciano il segno.
EMMA. Non ero sicura di fermarmi! È stato per il babbo! Ma sarei venuta certamente a salutarti!
Tutti ritornano al loro posto; la marchesa, lentamente, dondolando e soffiando per la fatica, si siede accanto ad Emma.
VENCESLAO. Che cosa le si può offrire, marchesa?
_La marchesa_. Niente! Mai niente! Io adesso ho cominciato a non mangiare per non bere, e mi sento benissimo. Sono diventata più leggerina, più elastica! (_Guardando, ammirando Emma_) Lasciati vedere... Ma sai che ti trovo un sole di primavera? (_Dandole un altro bacio, le domanda piano all'orecchio_) Dunque? Proprio vero? (_Emma torna a diventar rossa: la marchesa forte_) Ma bravi!... Alla Guglielmo Tell!
Emma guarda la marchesa, stupita, sorridendo.
_La marchesa_. Dico bene, Venceslao?.. Alla Guglielmo Tell... Noi due c'intendiamo, e basta!
Il cavalier Venceslao approva, sorridendo, e mentre chiama il cameriere e gli ordina il caffè, il cognac, i sigari, la marchesa continua, con Emma, a farle un monte di domande: — Tuo marito è rimasto a Roma per la conferenza? Poi va a Bologna per una lezione all'Università? Poi ti raggiunge subito all'Argentera? Ma il resto dell'inverno lo passerete a Milano? E a Roma? E lo zio Albertoni? È vero che ti faceva una gran corte? Sappiamo! Sappiamo tutto! Sappiamo che a Roma hai fatto una gran strage di cuori! Anch'io ho i miei amici, i miei fedeloni a tutta prova, e simpaticissimi, che mi tengono sempre informata di quanto succede e... (_si vede guardata, osservata da Emma: si ferma, guardandosi a sua volta_) Ti piace il mio abito? Siamo sempre in ordine, pronti alla battaglia? Sì o no?
EMMA (_dopo aver scambiato un sorrisetto col babbo e col Barbarani_) Alla battaglia e alla vittoria!
_La marchesa_. Dunque, il buon gusto non lo abbiamo ancora perduto? Se non altro, per far dispetto a certi poeti... del calendario! Io te li definisco in due parole: poeti del calendario! E so io di chi parlo! La _Revue_, il _Figaro_, tutte spiritose invenzioni per darsi importanza! Ma che vadano un po' a imparare da tuo marito!... Quello è un vero letteratone! — Dico bene, Barbarani?
— _Benissim! Giustissim!_
— E il _Sant'Ambrogio!_ Che furori! (_Ad Emma_) Me lo darai, ricordati; voglio leggerlo, a suo tempo!
VENCESLAO. Adesso lo sta leggendo la Regina.
BARBARANI. Anche la Regina? Toh! Son proprio _content_!
_La marchesa_. È un libro che farà epoca. È scritto poi magnificamente!... Insomma, ripeto, si tratta di un vero letteratone! Non è come certi _scrivani_, pieni di boria e d'invidia, che conosciamo noi! (_Fissando Emma_) Ho detto invidia, cara la mia Emma, e mantengo la parola. (_Rabbiosissima: scoppiando_) Ma sì! Avete capito tutti di chi voglio parlare! Di quell'astioso inconcludente del Bardi, ch'era qui adesso e che è sparito per non incontrarsi con me! Sai, Emma, perchè scappa sempre, quando mi vede?... Perchè lo chiamo Didone.
EMMA (_sorridendo, senza capire_) Didone?
_La marchesa_. L'abbandonato!
BARBARANI. La nostra cara signora Emma non può gustare la piccantissima allusione, perchè non è più al corrente della cronaca milanese.
_La marchesa_ (_maravigliatissima_) Come? Non hai saputo a Roma?... Non ti ha scritto la mamma che tra la Fanny e il Bardi... tutto liquidato?
EMMA. Non so niente!... Niente!...
_La marchesa_ (_quasi in collera_) Allora diremo, cara mia, che hai vissuto, sinora, nel mondo della luna... di miele! (_Guardandosi in giro_) Eh? Siamo spiritosi? (_A Emma_) Il Bardi è liquidato! Liquidatissimo!
BARBARANI (_a Emma_) E il successore? Indovini chi è il successore... Ma l'onorevole! Il Simonetti!... Il marito!... Ma sicuro! Sono andati insieme a Bergamo per assistere ai preparativi e al matrimonio di una loro cugina, la Roccaberla, e pare insomma che assistendo ai vezzi, alle carezze, agli amoreggiamenti dei due giovani sposini... _precisament_!... Come basta, alle volte, un cattivo esempio!
_La marchesa_ (_che tiene le parti di donna Fanny_) Barbarani! Non facciamo il volterriano!
BARBARANI. Sono ritornati a Milano, e sempre insieme, sempre a braccetto. Hanno messo il Bardi più o meno alla porta; sono venuti più volte a colazione, a pranzo, loro due soli, qui al Cova, e poi un bel giorno hanno preso il volo, come Paolo e Francesca, e sono andati a Montecarlo, un po' in ritardo, se vogliamo, per la luna di miele.
_La marchesa_. Ma che ritardo!... E poi anche fosse? Trattandosi di riparare al mal fatto, meglio tardi che mai!
— Giustissimo!
_La marchesa_. Del resto, io sono sempre imparziale; e mi piace di constatare che la Fanny, in questa circostanza, si è condotta in un modo veramente ammirabile. Ha fatto tutte le sue brave visite con suo marito; è stata anche da me, s'intende; anzi, per una delle prime. E che mutamento! Adesso bisogna stare attenti come si parla! Si è fatta presentare all'arcivescovo...
BARBARANI. E così, anche per donna Fanny, il paradiso non scappa più.