Part 2
CARLO BORGHETTI (_un giovanotto nè bello, ne brutto, nè elegante, nè trascurato: l'aspetto serio, di un uomo che lavora; la cera fosca di Lindoro in collera con Zelinda. Passeggia su e giù da mezz'ora per incontrare «per caso» la signorina Emma, quando torna dalla conferenza: fra sè, stritolando il collo ad un sigaro di Virginia che non vuol tirare_) Sono le quattro! Che chiacchierone di un conferenziere! Ancora un giro e poi me ne vado a casa! E poi dopo, si sa, mezz'ora di complimenti col _drammaturgo_ fischiato!... Quel falso Verdi è un gran padre balordo! Lascia sempre sua figlia insieme con donna Fanny, una civetta... peggio, ancora, una donna maritata da un paio d'anni, e che, oltre ai clandestini, ha già un amante ufficiale per paravento!.... (_sorridendo sprezzantemente_) Il poeta! Un poeta ridicolo!... Come quell'altro, l'amico indivisibile! Un commediografo... seccatore! (_e aggrotta le ciglia_).
Egli l'ha a morte contro i poeti, e i commediografi italiani specialmente... dal giorno che Nino Sebastiani s'è messo a corteggiare la signorina Emma.
Carlo Borghetti, un nobile di Crema, stabilitosi a Milano, sebbene molto ricco del suo, esercita l'architettura, e sebbene ancora più vicino ai trenta che ai quarant'anni, ha già acquistato una bella rinomanza; ma come egli tiene celato in fondo al cuore con sospettosa e ombrosa selvatichezza il suo amore per la signorina Emma, così tutta la vivacità del suo ingegno, rimane nella vita mondana, sepolta quasi, sotto un mutismo ombroso, sdegnoso, insofferente, lunatico... e che poi, in fondo, non ha altra origine che in un riserbo naturale, in una timida ritrosia.
C'è in lui, come c'era sin da giovane, una preziosa fusione di doti positive e di estri bizzarri. Mentre sarebbe parso a tutta prima che le prerogative principali del suo ingegno fossero il raziocinio matematico e l'austera severità della deduzione, ecco scintillare da quella sua mente eclettica, faragginosa ed equilibrata ad un tempo tutte le genialità, gl'impeti, e gli entusiasmi di un artista... Egli diventa un architetto nel senso classico ed in pari tempo nel senso moderno della parola. L'artista s'innamora delle bellezze del passato; lo scienziato si appassiona dei problemi del presente. Studiando i monumenti — e recando in quelle ricerche una coltura eccezionalmente varia e profonda — si fa archeologo e storico; e la sua dottrina, unita al naturale senso per ogni cosa bella ed armonica, lo guida sin dagli inizii nel lavoro professionale, preservandolo da ogni volgarità, da ogni compromissione venale colla moda bottegaia, sfacciata e pitocca, in fondo, dell'epoca...
Ora, Carlo Borghetti si è buttato con fervore febbrile ad una missione che lo appassiona, che avrebbe consacrata la sua fama, e alla quale egli consacra la sua vita: la ricostruzione del monastero di Pontida qual'era nei tempi epici dei Comuni lombardi. Governo e Provincia gli hanno dato l'incarico: gli occhi di tutto il mondo sapiente si sarebbero rivolti all'opera sua.
CARLO BORGHETTI (_guardando l'orologio_) Sono le quattro e mezzo! Un ultimo giro, poi... a casa! (_Ne fa due o tre degli «ultimi giri», poi guarda ancora l'orologio_). Le quattro e tre quarti!... Vado!
Invece resta; e tanto più la signorina Emma avrebbe tardato a tornare a casa, tanto più egli sarebbe rimasto lì ad aspettarla, trattenuto dalla gelosia, dalla incertezza, dall'ansietà, dalla disperazione.
— Finalmente!
Lontano, lontano, in fondo alla contrada, due cappellini, uno rosso ed uno verde, il verde è l'importante, entrano dal corso Vittorio Emanuele in via Monte Napoleone.
— Eccola!
Un'occhiata rapidissima, un lampo, e l'architetto ha già visto non solo che c'è _lei_, ma anche, subito, che non c'è _lui_... il commediografo.
Ah! che sollievo!...
Sorride, diventa rosso, messo in orgasmo e intimidito da quel cappellino verde che si avvicina lentamente. Egli si ferma colla scusa di accendere un altro sigaro, e intanto, mentre tiene colle due mani il cerino per difendere la fiamma dal vento e fuma, fuma come una locomotiva, guarda innanzi, spiando chi c'è in compagnia della signorina Emma.
CARLO BORGHETTI (_fra sè come sopra_) Donna Fanny... il poeta... il presidente... il Verdi... Per Dio, chi è?...
Il sangue gli dà un tuffo: l'architetto è diventato pallido: anche il secondo sigaro non tira. In fretta attraversa la contrada; vuole schivare, non vuol fermarsi con quella gente.
In quell'«andante maestoso» che si avvicinava con Emma, in quel gilet bianco, in quel cilindro lucente come un fanale, egli ha subito sentito, indovinato, il gran conferenziere, l'uomo del giorno, un nemico... il nemico!
Il nobile _Barbarani_ (_ha visto l'architetto da lontano: fa un piccolo salto, chiamandolo, e si pianta in mezzo alla strada per fermarlo_) Carlo Carletto! Son proprio content! (_rivolgendosi a Giordano Mari_) Adesso le farò conoscere (_colpetto di tosse: colla voce più forte_) un grande originale. Molto ingegno! Molta erudizione! Matto, ombroso come un cavallo! Ha la specialità dei monumenti, delle antichità, tutta roba interessante per gli appositi amatori, per la storia — bravo! — Ma con la dovuta moderazione! (_un altro colpetto di tosse perchè si arrabbia e soffoca_) E col dovuto rispetto e le dovute convenienze per chi paga le tasse e ha diritto ai suoi comodi! Milano è una città modernissima — per i milanesi prima di tutto!... Non un museo per i forestieri! Carlo! Carletto!... Don Carlo!
CARLO BORGHETTI — (_risponde seccamente_) Ciao. (_Si leva appena il cappello e tira via diritto, affrettando il passo e con una faccia tale che tutti sorridono, ma nessuno osa fermarlo_).
È proprio fuori di sè. Egli odia in quel punto tutta la gente e tutte le donne. Le donne in ispecial modo: leggiere, vane, civette, false!... Tutte le donne, che poi si riducono per Carlo Borghetti ad una sola, Emma, il cappellino verde, colpevole di farsi accompagnare per la strada da quel ciarlatano dell'oratoria; colpevole.... colpevole, sopra tutto, di non aver mai capito ciò ch'egli si è sempre studiato di nasconderle, a furia di musi, di scontrosità e magari anche di sgarberie!
Il nobile _Barbarani_ (_rimane per un istante sconcertato, fermo in mezzo alla strada; poi, brontolando, si mette alla coda prendendo sotto braccio il cavalier Venceslao_) Che presunzione! Che arroganza! Per avere il diritto di mancare anche di educazione, bisognerebbe chiamarsi per lo meno... il Brunelleschi!
_Giordano Mari_ (_sottovoce, osservando la signorina Emma, dopo di aver osservato l'atto, il turbamento, quasi la fuga del giovanotto_) Chi è quel signor.... Carletto?
EMMA (_con naturalezza... sincera_) Mio cugino, l'architetto Carlo Borghetti.
GIORDANO MARI (_con squisita cortesia, per fare un complimento alla famiglia_) Oh, oh!... Il sapiente artefice restauratore, il rievocatore, dirò meglio, del monastero di Pontida?
EMMA (_sorridendo, perchè tutti ridono in coro delle originalità di suo cugino_) Già: e si figuri: adesso, perchè lo zio è diventato ministro dell'istruzione pubblica, voleva dare le sue dimissioni, sospendere i lavori...
GIORDANO MARI (_vivamente interrompendola, parlandole più curvo, quasi inchinandola_) Come, come, Sua Eccellenza l'onorevole Albertoni sarebbe dunque suo zio?...
EMMA. Sì, fratello della mamma.
E così dicendo Emma arrossisce e torna a guardare per terra, confusa, turbata e inebriata. Sente che Giordano Mari le si è fatto più vicino, sente più vicino a' suoi capelli, alle sue guance, quella bocca eloquente, mobile, carnosa, dai bei denti lucentissimi e si sente tutta avvolgere da uno sguardo più fisso, più intenso, più caldo e... — Che peccato! — mormora, sospira ingenuamente. — Siamo già a casa!...
A quattro passi di distanza:
Donna FANNY (_dicendo quasi la stessa cosa a Guido Bardi_) Che peccato! Siamo arrivati!.... Ed io devo proprio salir un momento dalla signora Dionisy..
GUIDO BARDI (_con una certa ansietà che gli rende la voce un po' velata_) E... dopo?... Sì?... Vengo a salutarla?
Donna FANNY. Oggi... non si può. È domenica: devo andare anche da mia suocera: è il suo giorno.
GUIDO BARDI (_si rannuvola... si morde i baffi_).
Donna FANNY (_guardandolo per consolarlo, con uno sguardo morbido come una carezza_) Venga a prendere il caffè — con noi — dopo pranzo. Ma... non si faccia aspettare!
IV.
DI SOPRA, IN CASA DIONISY.
Il salottino della signora Letizia, la madre di Emma: persiane chiuse, tendine calate; di primo colpo, buio pesto, poi a poco a poco si comincia a distinguere una figura bianca, gentile, che occupa, mollemente distesa, tutta la lunga poltrona a sdraio: capelli inverosimilmente biondi, occhi inverosimilmente neri: la signora, che è stata bellissima, è ancora bella: soltanto da un paio d'annetti circa non si lascia più vedere altro che allo scuro... sempre più allo scuro. Vicinissimo, un'ombra, una forma confusa, molto chinata su di lei. È il dottor Fabio Speranza che, dopo averle cercato e toccato il polso, è salito adagio, più su, colla mano, dentro la manica larga della soffice veste d'_intérieur_, e trovato morbido e piacevole il posticino, vi è rimasto, al caldo, senz'ombra di malizia.
_Il dottore_ (_eleganza stagionata: tutte le arguzie e le risorse della professione; parla lentamente, sommessamente, con una monotonia di tono e d'argomenti che riposa, calma e persuade_) Dunque, per oggi, la mia _tosa_, restiamo intesi così: la noce vomica, prima quattro gocce, poi cinque, poi sei, a colazione, e così a pranzo. E per il momento, direi nient'altro. Stiamo a vedere. La digestione è abbastanza regolare — vero? — La nutrizione soddisfacente, la _cerina_... buona; anche quei nostri piccoli fenomeni nervosi non si sono più ripetuti, dunque — da brava — dallo stato generale dell'organismo bisogna ragionevolmente concludere che il meglio è nemico del bene, quindi accontentarsi!
La signora LETIZIA (_languidamente_) E le pillole di ferro?
_Il dottore_ (_dopo averci molto pensato, gravemente_) Io direi anche, se crede (_pausa_), sospendiamole per qualche giorno (_lunga pausa e lungo sospiro_). Potremo poi ricominciare più tardi, se sarà il caso la cura ascendente.
La signora LETIZIA. E dell'Emma che cosa ne dice?
_Il dottore_ (_ancora più grave, più serio, scrollando il capo, sospirando profondamente_) Mah!... (_un'altra pausa, poi risalendo colla mano dentro la manica della signora Letizia e premendole il braccio in modo significativo_) Un marito; cara la mia _tosa_, darle marito. Tutto il resto, l'esercizio, l'aria buona, la montagna, il _tennis_... non dico di no: hanno ottenuto un risultato al di là del soddisfacente. La ragazza è bene sviluppata, ben nutrita... il pannicolo adiposo abbondante, ma... ma... (_sospiro e pausa_) tutto alla sua epoca indicata, alla sua stagione prefissa — sicuro. Adesso, Emma... — appunto — ha un certo pallore interessante... un certo brillare degli occhi... Viene la sua stagione per tutto — vero? — per il cappellino di paglia e per la pelliccia. E dunque, eccoci: precisamente: adesso, Emma è nella vera stagione del matrimonio.
La signora LETIZIA (_languidamente_) Oh, dottore, è un po' il suo _tic_ quello del matrimonio!
_Il dottore_ (_sorridendo e colla punta del dito mignolo rovesciando delicatamente il labbro inferiore della signora Letizia per guardare le gengive un po' esangui_) È Domeneddio che ha fatto le cose in modo da giustificarmi pienamente!
La signora LETIZIA (_rivoltandosi sulla poltrona, ridendo e nascondendosi il viso, impone colla mano al dottore di tacere, di non ricominciare colle solite enormità. Poi, quando si è bellamente riadagiata come prima, e il dottore le ha rimesso il cuscino di piume sotto il capo, riprende il discorso seriamente_) Io credo che Emma, sotto certi rapporti, sia ancora... nel mondo della luna. Non so se mi spiego...
Il dottore le risponde, approvando col capo, che si spiega benissimo.
— Non sa, non immagina l'amore altro che dalla letteratura, dal teatro... e non è per lei altro che il _Romanzo di un giovane povero_.
— Oppure il _Padrone delle Ferriere_, che e più istruttivo.
— In conclusione, Emma non pensa a niente, non le importa niente di nessuno; prende tutto con indifferenza, anche la corte che le fa Nino Sebastiani e... non capisce niente. (_Con due occhiate: una innalzata al cielo, l'altra rivolta al dottore, piena di rimpianto_) Età felice!
_Il dottore_ (_continuando ad accarezzarle la mano, a premerle leggermente le ginocchia; con filosofia_) Da brava: tutte le età hanno i loro vantaggi e i loro inconvenienti; e in quanto ad Emma, trovo appunto regolare che lo sviluppo fisico preceda lo sviluppo morale. Regolare ed opportuno: così — vero? — è possibile guidarla, consigliarla, farle fare tutto ciò che potrà riuscire più conveniente per il suo bene. Invece, non prevenendo l'avvicinarsi della crisi, sappiamo noi che cosa ci può capitare? Possiamo prevedere.... le conseguenze? Emma, siamo d'accordo, è fredda di temperamento; è un po'... clorotica, potrà anche accontentarsi di essere amata; ma, d'altra parte, quella sua stessa mancanza di uniformità di carattere..., certi languori... Se avesse bisogno lei di amare? Allora diventerebbe forse pericoloso. (_Pausa: poi ripigliando_) Potrebbe perdere la testa — vero! — per un poco di buono, e in tal caso che cosa si fa? Esauriti gli argomenti persuasivi — sicuro — noi dovremo sempre finire coll'accettare anche il poco di buono e firmare la ricevuta.
La signora LETIZIA (_con calma, senza scomporsi_) Mi spaventa, dottore!
_Il dottore._ Mah! (_Pausa: espressione quasi truce a furia di essere grave e severa_). Bisogna prevedere per prevenire. Una volta Emma già maritata, a posto... se le succedesse anche, per un'ipotesi, per una combinazione come ne succedono tutti i giorni, d'innamorarsi... non andrebbe a finire il mondo: anzi, tutt'altro! — È sempre un disastro, un infortunio riparabile quando, parliamoci chiaro, non finisce per essere poi, addirittura, un beneficio. Io direi dunque, per il momento, di non pensarci nemmeno a don Carlo Borghetti. È un fisico troppo sanguigno, una natura troppo energica; prende tutte le cose troppo sul serio, ed Emma finirebbe forse coll'essere sacrificata; mentre tutto al contrario, per quello che si può prevedere, perchè il matrimonio rappresenta sempre un'incognita, con Nino Sebastiani, finirà presumibilmente col fare a suo modo. Ho parlato, alla lontana, colla madre... del Sebastiani (_pausa_). Sarebbe — pare — contentissima; per il momento fisserebbe a suo figlio — dice lei — un assegno annuo di circa ventimila lire; — quindicimila ne porta l'Emma in dote?.. — dunque, diremo — aspetti un po' — quindici e venti, trentacinquemila — si può fare anche una vita buona, senza pensieri. E poi tre, o quattro volte tanto, in avvenire. Il più lontano possibile — vero? — La signora Sebastiani ha un vizio di cuore ancora compensato, ma, coi dovuti riguardi (_pausa_), come l'ho _tacconata_ una prima volta, spero di poterla far tirare innanzi magari anche per una ventina d'anni! Nino poi, in quanto a salute, salvo casi impreveduti, potrei anche garantire. Ha un aspetto appariscente, l'indole... d'un cagnolino: oggi sta dietro e obbedisce alla mamma: domani farà altrettanto colla moglie. Se frequenta un po' il palcoscenico, se scrive qualche commedia... roba che passa. Capirà anche lui che una volta ammogliato — vero? — dovrà fare l'uomo serio. — Oggi l'Emma dove è andata? Al _lawntennis_?
La signora LETIZIA. No; è andata con Fanny ad una conferenza al Circolo artistico-letterario. Non aveva mai sentito conferenze...
_Il dottore._ Quel certo Giordano Mari? (_pausa: poi_) Già, avevo anch'io un biglietto, ma poi — al solito — non ho avuto tempo d'andarci (_un profondo sospiro_). Sono preso, come si dice, per il collo. Ho finito per far colazione... quasi al tocco. Anche con Venceslao... direi, potrebbe parlarne di questo Sebastiani. E in quanto ad Emma, cominceremo un giorno o l'altro, con un po' di quiete, a tastar il terreno.
La signora LETIZIA. Venga domani a colazione...
— A che ora? Perchè alle dieci ho l'ospedale.
— Venga alle dodici. (_Dopo un momento, interrompendo il dottore che intanto ha continuato a lamentarsi, sedendo più comodo e accavallando le gambe, d'essere in gran ritardo e di non poter nemmeno respirare per le molte visite che ancora gli rimangono da fare_) Devo dirle proprio tutta la verità? Io l'Emma... non la capisco! Non me la spiego! E sì, che sono sua madre! Mai una tenerezza, un momento d'espansione — nemmeno d'allegrezza; di quell'allegrezza affettuosa che hanno tutte le ragazze....
_Il dottore_ (_fisso, cupo, aggrottando le ciglia_) Invece... in certi momenti si mostra nervosa?... È facile all'irascibilità?...
La signora LETIZIA (_continuando_)... passano settimane senza che venga a darmi un bacio; anche la sera devo sempre essere io la prima. Mai nessuna confidenza, e come fa con me, tal e quale con quel... buon uomo di suo padre!...
_Il dottore_ (_conferma, ripetendo come un'eco_) Buonissimo.
La signora LETIZIA. E così pure rimane dei giorni interi senza dirmi una parola...
— Un po' dispettosa — vero? — un po' contraddicente?
— E mentre io sono impensierita per non potermi spiegare il suo malumore, i suoi capricci, la sua cattiveria, il suo mutismo, e comincio anche ad inquietarmi per la sua salute — ecco, non la sento a discorrere, a ciarlare, a magari ridere come una matta, colla sua cameriera? Di amiche ne cambia una ogni quindici giorni — come faceva colle bambole quand'era bambina. Adesso è un pezzo che tocca alla Fanny... Ma poi durerà anche colla Fanny?... No, no; creda, è proprio vero quello che le ho detto: Emma non pensa ad altro che a divertirsi, e non le importa niente di nessuno! Del resto... (_la bella signora guarda il dottore con un'espressione che vuol dire... e dice molte cose_), del resto... sarà meglio per Emma — non è vero, dottore?
È questa la solita ripetizione di tutti i giorni: quando il dottore comincia a lamentarsi delle troppe visite che ha da fare, la signora Letizia comincia, per suo conto, a lamentarsi della figliuola che non ha cuore.
È così — ed è sempre stato così, e nient'altro — il loro amore: il bisogno di lamentarsi sempre e di compiangersi l'un l'altra per quelle piccole infelicità... che fanno loro tanto piacere!...
Una grande scampanellata.
Il dottore, senza turbarsi, abbandona il braccio della signora Letizia.
— Visite?
Una seconda scampanellata.
Tutti e due quasi insieme:
— Venceslao.
Il cavalier Venceslao, quando rientra nel seno della sua famiglia, ci tiene ad avvertire ch'è proprio lui, perciò ha imposta la regola al portinaio che «per il padrone» si debba suonare due volte.
EMMA (_entrando di corsa nel salottino, e precipitandosi addosso alla poltrona della mamma, stampandole sulla bocca due bacioni collo schiocco_) Oh, mamma, mamma; che fascino! Che arte! Che maraviglia! Come ti saresti divertita! E anche tu, dottore, perchè non sei venuto! Hai fatto malissimo! Che cosa grande! (_un altro abbraccio impetuoso, nervoso, altri due baci sul viso della mamma ancora più risonanti_).
La signora LETIZIA (_alzandosi mezzo soffocata, allontanando, come difendendosi, la figliuola_) Emma! Emma! Che fai? (_guardandosi nello specchio, un po' inquieta per l'amabile incarnatino delle sue guance_) Una conferenza!... Si sa, poi, che cosa può essere di straordinario! (_Si accomoda la bionda capigliatura a ricci che la figliuola le ha mandata un po' di traverso_). Corri sempre da un'esagerazione all'altra!
_Il dottore_ (_crollando il capo con aria di sussiego e di sprezzo_) Adesso sono di moda i conferenzieri (_pausa, poi coll'intenzione di fare dello spirito_) i quali non sono poi altro che predicatori vestiti da uomo!
EMMA (_subito: con slancio_) Sei uno stupido!
La signora LETIZIA (_richiamando la figliuola al dovuto rispetto_) Oh! Oh! Oh!...
_Il dottore_ (_che se la gode: con fina malizietta_) Sentiamo un po'... per valutare al giusto merito l'eloquenza di questo signor Giordano Mari... c'era alla conferenza — vero? — anche Nino Sebastiani?
EMMA (_colla più candida disinvoltura, come se si trattasse del sindaco o del prefetto_) Nino Sebastiani? (_ci pensa_) No. (_Ricordandosene_) Cioè, sì!
_Il dottore_ (_ritorna serio, molto serio, osservando Emma con grande attenzione, mentre, cacciate le dita nei taschini della sottoveste, fa risuonare continuamente le chiavette di casa_).
EMMA (_riprendendo subito, ed esaltandosi, l'argomento che più l'interessa_) Non legge, sai? Parla! Senz'esserci preparato! Improvvisando! (_Voltandosi vivamente verso donna Fanny che sta per entrare nel salottino seguita dal nobile Barbarani, mentre il cavaliere Venceslao si ferma nel salone e si mette al pianoforte_) Non è vero, Fanny?... Non è vero, papà, che cosa straordinaria?
Donna FANNY (_più calma, dopo aver abbracciata, senza stringerla, donna Letizia e averle dato per aria i due baci di convenzione_) Ha un gran merito!... Anche Guido lo riconosce... (_Guido Bardi, s'intende_). Come conferenziere è di prima forza!
Il nobile BARBARANI (_sempre saltellando, dopo aver battuto col palmo della mano sulle spalle e sulla pancetta del dottore_) Di primissima forza! Di cartello!... Un vero oratore di cartello! Diceva benissimo il pittore Fioravanti, quello famoso che ha fatto il ritratto anche a donna Ida: È un Demostene, un Cicerone — coi polmoni del Tamagno!...
Il cavalier VENCESLAO (_dal salone, solfeggiando e accompagnandosi cogli accordi del pianoforte_) È un'eloquenza dantoniana! _Drlirinin!_... Irrompente! _Drlaronn!_... Maestosa! _Drlarumm!_...
Donna FANNY. E poi è un bel giovane, un bell'uomo! Ha magnifici denti. Il Barbarani ce lo ha presentato, ed egli ci ha accompagnate fin qui. Anche Guido lo ha trovato molto... signore! molto... come si deve!
Il nobile BARBARANI. Non frequenta che la migliore società. A Padova è stato l'amante della contessa Pianelli. Lo sapevano tutti: era... _ufficialissimo_! Stasera gli diamo uno _champagne_ d'onore al Circolo artistico-letterario — Son proprio _content_! (_Al dottore, che intanto ha continuato a guardare e a studiare la signorina Emma_) Dovresti venire anche tu — _benissim!_ — Dieci franchi a testa soltanto i soci _frequentatori_, perchè gli artisti, si sa, in Italia ne han pochi da spendere.
_Il dottore_ (_scrollando il capo e sospirando_) Impossibile!... Sono così preso in questi giorni!(_Guardando l'orologio_) Sono le cinque e mezzo e dovrei già essere in via Cusani! Scappo! (_Scampanellata; il dottore sente venire altre visite, si siede_). Scappo subito.
È la vecchia marchesa Gonzales: vecchia per gli altri, non per sè stessa; ha molte pretensioni di eleganza, di gioventù e la smania di essere ancora corteggiata. Ingrassa ogni giorno, ma per conto suo ha invece l'illusione di dimagrare a forza di stringersi e di patir la sete, cosa che la fa essere sempre eccitata, rabbiosa. Quando le domandano se è stata alla conferenza, monta in furore. Ma come?... Lei?... La marchesa Gonzales alla conferenza di un ateo? Di un... eretico? Sa! Sa! Sa tutto!... Le hanno detto tutto! Le hanno già riferito i suoi amici — perchè lei ha degli amici veri, e tutti simpatici, fedeli, provati e tutti giovanotti! — le hanno riferito che cosa ha detto di bello quel signore! Che teorie! Che massime! Che dottrine!.. Che spropositi!
Lo sdegno e la veemenza della marchesa sono tali che tutti tacciono ammutoliti. La signora Letizia è quasi mortificata di aver mandato Emma alla conferenza; donna Fanny di esserci stata lei; ed Emma, scossa, confusa, china il capo, quasi vergognosa, quasi addolorata.
Il silenzio è grave, penoso, rotto soltanto dagli accordi e dai solfeggi del cavalier Venceslao, e dal risonare delle chiavettine del dottore, il quale, in punta di piedi, gira intorno alla ricerca del suo cappello... poi, pianino, passando vicino ad Emma, toccandole, premendole le mani, le ricorda, sottovoce, le cartine di fosfato che ha da prendere prima di pranzo, e sparisce senza che nessuno se ne accorga.