Part 19
GIORDANO (_sbuffando_) Perchè il Cogoleto mi ha pure promesso di procurarmi due articoli favorevolissimi, e in due giornali radicali, che nella mia condizione, collo zio al Governo, mi premono anche di più. (_Cacciandosi in testa il cappello e cercando i guanti_) Anzi, gli scriverai un bigliettino più tardi, invitandolo a pranzo. (_Ridendo_) E ti metterai quel tuo famoso abito ch'egli chiama «all'andalusa» e che lo fa andare in visibilio! (_Serio_) Non bisogna lasciar tempo al _Corriere Romano_, alle rane, cioè ai rospi, di alzar la voce per i primi. Guai se il pubblico rimane mal prevenuto. Sono rovinato! (_Fa per avviarsi_).
EMMA (_sempre più attonita e mortificata_) Vai via... proprio così?
GIORDANO (_dandole un bacio in fretta e in furia, col cappello in testa e le quattro copie del volume due per mano_) Ciao, cara! Porta pazienza, per oggi! Non farmi quegli occhi, viva Dio! Che cosa c'è da piangere? Domani, non sono tutto per te? (_Va via_).
EMMA (_correndogli dietro: sull'uscio_) Ti aspetto a colazione.
GIORDANO (_in fondo al corridoio: senza voltarsi_) Sì.
Invece non è più tornato... ed Emma ha fatto colazione sola.
E tutto il giorno rimane sola in quella camera d'albergo, senza vedere, senza parlare con anima viva. Legge, scrive al babbo, alla mamma, al dottore per avere le notizie di Carlo. — Oh, Carlo, povero Carlo, com'è buono! — E, mentre scrive, prova una commozione, un intenerimento strano, morboso. Le lacrime le cadono grosse sulla carta, e deve smettere anche di scrivere. Non si sente bene. Tutto il giorno, tutto il giorno chiusa dentro, in una stanza; forse le ha fatto male il calorifero. Le gira la testa; prova un senso di nausea. Ma più di tutto è la noia! Quando la noia attacca i nervi diventa una malattia.
Verso le sei, quando può, viene lo zio a prenderla per la passeggiata, ed Emma, prima e dopo le sei, corre due volte alla finestra; ha sentito una carrozza fermarsi tutt'e due le volte, e ha sperato che fosse lo zio! Le avrebbe ripetuto la solita tiritera; le avrebbe voluto baciar la mano, guardare i piedini. Oh, ma almeno, avrebbe potuto parlare con qualcheduno!...
Invece niente! Quel giorno... nemmeno Richelieu!
— Auf! Che noia! Che noia! Come sono stufa! Stufa, stufa di questa Roma! A Milano avrei il babbo! Caro, caro il mio babbo! (_E colle labbra gli manda un bacio_) E all'Argentera, anche sola, avrei almeno i miei fiori!
Giordano Mari torna appena per il pranzo, e arriva ansante, gridando, ancora colla fretta e colla furia, come se n'era andato. Il Cogoleto aspetta d'abbasso, nella sala da pranzo; e lo zio li aspetta a teatro, per le nove e mezzo.
GIORDANO (_ad Emma_) Presto! Facciamo presto! C'è appena il tempo di vestirsi! Che cos'hai? Oh, ma ti prego, ti raccomando! Ancora quegli occhi! Oggi, proprio oggi! Sono assolutamente fuori di posto! Tanto più che io voglio vederti contenta, perchè sono contentissimo anch'io. Spero bene! Dopo la guerra atroce che mi hanno giurata, si tratta della lotta per la vita e... pazienza! Devo sottomettermi al giogo più odioso, che ho sempre aborrito di più: a quello della _réclame_! Sorridi, ridi, cara, per amor di Dio! Tu anzi... sei tu che devi spingermi, farmi coraggio, tenermi allegro! Si tratta della cattedra! Lo zio ha promesso! Tutto dipende dal _Sant'Ambrogio_. Capirai, non è per la vanità di ottenere un gran successo — io, resto io! — Ma devo farmi una posizione! Lo sai anche tu; devo lavorare (_sorridendo affettuosamente, tanto più che bisogna far presto a calmare Emma, per non far troppo aspettare il Cogoleto_), devo lavorare per vivere e guadagnar molto, molto... (_abbracciandola_) con un tesoro in casa, che mi spende quasi trecento franchi soltanto in sapone! Fa presto, gioia!
Emma lo guarda, lo fissa stupita... e vede il sorriso dei bei denti bianchi, e le corrono alla mente le parole della sua prima lettera: «... Povero, io avrò l'immensa ricchezza di essere il solo padrone di me stesso — sempre indomabile e fiero...»
— È lui! Giordano Mari! È lo stesso di Milano! Ma pure com'era diverso quella domenica nella sala del Circolo artistico-letterario! E dopo in via San Paolo? E dopo, e dopo, all'Argentera... E dopo, fino a Napoli? Mah!... — sospira e pensa la giovane donna, mentre sta abbigliandosi e facendosi bella per il deputato Cogoleto e per lo zio ministro. — Mah!.. quello era il sogno, l'incanto... E la vita, la realtà, si sa bene, è sempre diversa. È brutta; è molto brutta la vita, la realtà!
Il giorno dopo, non succede altro che un piccolo cambiamento del giorno prima: suo marito viene invece a colazione... e non a pranzo; mala sera, tardi, in compenso, le porta a casa, da leggere, uno splendido articolo sul _Sant'Ambrogio_; anzi, lo legge tutto lui, lentamente, colla bella voce alta e sonora.
— Porta pazienza, gioia cara. Forse, anche domani sarò occupatissimo, e forse, temo, dovrò pranzare col direttore del _Corriere Romano_; ma poi, dopo, tutto per te!
Lo zio ministro aveva parlato chiaro e lo aveva consigliato bene:
— Vuoi che il tuo volume sia lodato e portato alle stelle? Allora, devi non solo farti valere, ma farti vedere. I giornalisti sopra tutto! Ti raccomando i giornalisti! Non basta conoscerli, farsi presentare; ma bisogna frequentarli, viver con loro. Gridano, strepitano, certe volte; ma sono, in fondo, bravissimi ragazzi, divertenti, pieni di spirito e che ti daranno tutta la celebrità e la gloria che desideri, al patto di goderla un po' tutti insieme. — Perchè fabbricare un grand'uomo... per gli altri? Con che gusto? — E se tu resti chiuso, nascosto all'albergo con tua moglie, il _Sant'Ambrogio_... sarà un mezzo fiasco. Il suo valore? Il suo merito intrinseco, tu dici? Ma chi saprà mai, davvero, se è un capolavoro o, scusa, una bricconata? Nessuno; nè tu che lo hai scritto, nè i tuoi critici... che non lo hanno letto! Caro mio, non è il libro che bisogna fare; bisogna fare l'autore! Tanto è vero che ci sono molti autori celebri, che non hanno mai scritto niente! Hai capito? Mi spiego?
Giordano Mari ha capito benissimo; si mette a far la vita dei caffè e del Corso, affidando la moglie allo zio, che diventa sempre più galante, e al Cogoleto, che diventa sempre più geloso. Ma, anche nel poco tempo che passa colla moglie, Giordano Mari non si occupa di lei, ma del _Sant'Ambrogio_, sempre il _Sant'Ambrogio_, il quale comincia, del resto, ad essere discusso seriamente ed apprezzato, ammirato dalla gente colta, dagli studiosi.
— Io non ti credevo capace di tanto! — dice un giorno Sua Eccellenza al nipote, guardandolo in faccia con un'espressione diversa dal solito, ed ammirandolo sinceramente. — Io non ho ancora avuto il tempo di leggere il tuo libro, ma me ne hanno parlato molto favorevolmente persone competentissime e tutt'altro che di facile contentatura. Il senatore Bernabeis — nientemeno! — il principe dei nostri storici, l'arca santa dell'erudizione!.. Ieri sera, dalla principessa di Campolatino, ha proclamato il _Sant'Ambrogio_ un'«opera poderosa», un'«opera madre». Bravo! Sono contento! «Vergin di servo encomio», ti fo i miei complimenti e ti stringo la mano!
I medesimi «astiosi parrucconi», che non avevano mai preso sul serio Giordano Mari, nè come letterato, nè come storico, nè come critico, dopo che il Bernabeis ha letto e lodato il _Sant'Ambrogio_, vogliono vedere «che cosa c'è.» Lo leggono però con diffidenza, sogghignando, ma poi, onestamente, devono modificare il primo giudizio:
— Giordano Mari è un uomo che sa il suo conto. Non si scherza! Il _Sant'Ambrogio_ non è un libro che s'improvvisa!... Ma perchè dal momento che ha la libera docenza a Bologna, non fa lezione?... È un valore...
E Sua Eccellenza passa di maraviglia in maraviglia!
— Ma, sai, che, col riuscire a farti leggere dai contemporanei, hai fatto un gran miracolo?.. — È vero che sei stato felice nel titolo, e che hai avuto anche la combinazione fortunatissima di aver trovato un primo lettore: il Bernabeis. Già, dovrò finire col leggerlo anch'io! Ma, intanto, dal momento che hai chiesto e ottenuto la libera docenza a Bologna per un corso...
— Sulle _Origini dei Comuni italiani_.
— Precisamente; perchè non fai qualche lezione? Prendi un capitolo del _Sant'Ambrogio_ e la lezione è bell'e scritta.
GIORDANO MARI (_con dignitosa maestà_) Questo poi no. Io mi vanto di essere sopratutto sincero e originale!
Tornato di moda, rimesso sul candeliere e illustre più di prima e con più credito, Giordano Mari torna sereno, affettuoso, espansivo, sorridente, e torna a sentirsi benissimo. Anche il dolorino persistente alla nuca, il «tarlo che rode» è scomparso. In casa ci sta pochissimo; non ha mai tempo! — ma in quelle ore fuggevoli la sua Emma, dolce e buona, la sua Emmina, bella e cara, è sempre «la dilettissima», «l'adorata» dell'Argentera!... E, anche fuori di casa, egli è cortese, alla mano, affabile con tutti. Dà del tu e si prende a braccetto l'ultimo dei _reporters_ come gli uomini del Governo, i colleghi dello zio. La sua superbia s'è rannicchiata dentro di lui; sembra dormicchiare, beatamente soddisfatta, dopo una lauta indigestione di lodi. Soltanto lui è un grande storico, un grande letterato, un grande oratore, un grande lavoratore, insomma il solo grande nei varii generi; ciò si sa e si deve sapere. Gli altri sono tutti asini e facchini; ma questa sua profonda e immutabile opinione egli la esprime senza astio e senza livori, serenamente e dolcemente, più col silenzio e coi sorrisi indulgenti che non a parole. Egli passeggia sul Corso, il cappello a cilindro sulle ventitrè, pavoneggiandosi come a Milano, nella modesta e oscura via di San Paolo, le falde del lungo abito nero svolazzanti, raccogliendo strette di mano, sorrisi, complimenti, congratulazioni e scappellate, ch'egli porta all'_Albergo Milano_ condensate e mutate in altrettante carezze, in altrettanti baci per sua moglie. Non è più rabbioso, invidioso, bisbetico; si entusiasma invece per i cappellini e le acconciature che fanno risaltare la bellezza di Emma.
— Cara!... Gioia!... Vieni a darmi un bacio! — E quando Emma si alza in punta di piedi per baciarlo, non più sulla bocca, ma sotto l'occhio, egli la guarda sorridendo, «povera piccola», e gli par quasi impossibile che possa arrivare a tanta altezza.
— Fatti bella!... Sì, sì; sempre più bella! Anche tu devi rifulgere di gloria, e la bellezza è la gloria della donna!
E, dopo il _Sant'Ambrogio_ e il suo trionfo, Giordano Mari non è più nemmeno geloso.
— Quel Borghetti!... (_Sorridendo con bontà_) E dire che ha avuto la debolezza di non scrivermi nemmeno un bigliettino!.. Non mi ha nemmeno telegrafato per il grande successo del _Sant'Ambrogio_! Ho fatto bene a levare la dedica. È un invidioso!... Tutti si sono fatti vivi in questa circostanza! Il Barbarani, Guido Bardi, l'onorevole Simonetti, la marchesa Gonzales... persino la d'Arborio, per quanto innamorata di Nino Sebastiani; ma, invece, il signor architetto, niente. Si capisce, del resto, povero diavolo: invidia e gelosia. Carlo Borghetti?... Chi è? Il gran talentone di Milano, e che a Roma nessuno conosce, tranne quel tribuno _quarantottesco_ di Pietro Schiavino. Pietro Schiavino? Ah! ah!... Il solo punto nero in mezzo a tanto cielo azzurro.
Giordano Mari gli ha mandato subito il Sant'Ambrogio, e, abbandonando per la circostanza lo stile novissimo, gli ha fatto una dedica alla Garibaldi:
ALL'ATLETA DELLA LIBERTÀ E DELL'AVVENIRE QUESTO PROPUGNATORE DEL PASSATO.
Poi aspetta; ma non arriva niente. Giordano Mari non riceve nessun bigliettino di ringraziamento. Compera il _Popolo_ tutti i giorni... niente; il _Popolo_ non parla del _Sant'Ambrogio_.
Che il volume si sia smarrito negli uffici di redazione? È tanto facile! E si affretta a mandare una seconda copia:
ALLO STRENUO E INTEGERRIMO CAMPIONE DELL'IDEALE UN «UOMO GIUSTO» D'ALTRI TEMPI.
(_Omaggio e ricordo dell'autore, coi più affettuosi e cordiali saluti_)
Niente. Anche dopo l'invio della seconda copia, nessuna risposta, nessun articolo.
— Che villano!... Avrebbe dovuto imparare un po' di educazione dal senatore Bernabeis!
E, uno dopo l'altro, manda il _Sant'Ambrogio_ a tutti i redattori ordinarii e straordinarii del _Popolo_. Poi, finalmente, visto che non riesce a ottenere nemmeno l'annunzio, si dà pace infischiandosene con un'alzata di spalle:
— I rospi... lasciamoli tacere!
Una sera, prima di pranzo:
Due carrozze sono ferme presso l'_Albergo Milano_. Una carrozza di piazza per condurre Giordano Mari a Ponte Molle: un pranzo di amici, di tutti i colori: redattori della _Monarchia_ e del _Corriere Romano_, dell'_Avvenire_ e della _Croce di Malta_. E un grande _landò_ di casa Campolatino che aspetta donna Emma.
La principessa di Campolatino, in voce d'essere la Ninfa Egeria del presidente del Consiglio, di solito non riceve che uomini, e non è molto amabile colle signore belle. Donna Emma è la nipote del ministro della pubblica istruzione; è la moglie di un grande scrittore in voga, e poi è milanese — è a Roma soltanto di passaggio — e non c'è da temere per la concorrenza.
Il numero 30 e il numero 31 sono inondati di luce e di profumo _à la peau d'Espagne_. L'uscio di comunicazione è spalancato. Giordano Mari, ancora in pantofole e in maniche di camicia, va innanzi e indietro affrettatamente, come se le due camere fossero ormai una sola. Ad Emma che sta pure abbigliandosi:
— Se per caso non posso venire stasera dalla principessa, nemmeno sul tardi, ti prego, cara, le farai le mie scuse. Le dirai che un gruppo di giornalisti mi ha offerto un gran pranzo a Ponte Molle.
EMMA (_che ha sempre, da poco in qua, una cert'aria indagatrice_) Ma se mi ha detto il Cogoleto che sei tu che hai invitato i tuoi amici a Ponte Molle?
GIORDANO (_senza arrabbiarsi_) Ti prego, gioia; non diventare contraddicente, e sopra tutto non diventare una pedante. Pensa che sei perfetta, in tutti i sensi, cara; dunque, per amore della bellezza e dello spirito, non guastarti. Dove hai messo l'allaccia-scarpe?
— Guarda sul canapè.
— Che ora è?
— Le sei e mezzo.
— E prima delle sette devo trovarmi da _Aragno_! Cara, suona per l'acqua calda.
— È andata la Carolina.
— Ho avuto tanto da fare, da girare! Sarò proprio costretto a tenere questa conferenza su _Sant'Ambrogio e Marcellina_. (_Cantarellando_) _Sint pura cordis intima_... Poi alla biblioteca... Devo raccogliere i materiali per fare almeno due lezioni a Bologna: _La verità contro la leggenda e Sant'Ambrogio nelle sue lotte cogli ariani_. Poi le feste, i pranzi, le presentazioni, le visite!... In questa Roma, non c'è tempo nemmeno di respirare!
— C'è tempo soltanto di annoiarsi.
— Ecco! Da capo! La pedantina cara che fa la contraddicente! (_Baciandola sulla spalla nuda, mentre Emma si stringe nel busto_) E che così... ha sempre ragione.
EMMA (_rimasta fredda, indifferente_) Se non mi lasci far presto, arriverò in ritardo.
GIORDANO (_un po' piccato_) Ma la Carolina, viene sì o no coll'acqua calda? (_Riprendendo il discorso di prima_) Adesso, che, finalmente, dopo tanto lavoro e tante amarezze, ho il mio quarto d'ora di legittima soddisfazione, tu ti annoi: quando invece ero ammalato e avevo un cumulo di dispiaceri, allora ti divertivi.
EMMA. Non mi divertivo, ma allora vivevo con te; si stava sempre insieme, e adesso invece... sono sempre sola.
GIORDANO (_di nuovo ridendo_) Sola? Collo zio, col Cogoleto, con cento altri, sempre d'attorno e tutti innamorati?
EMMA. Quando dico sola, intendo dire senza di te. Del resto, anche il signor Cogoleto finisce per seccarmi... molto.
GIORDANO. Per amor del cielo! È tanto permaloso!
EMMA. Sia pure permaloso quanto vuole! Soltanto mio marito potrebbe permettersi certe osservazioni, certi musi e certe spostature, che si permette invece il signor Cogoleto, colle persone che mi accomoda di ricevere! E... tuo zio... (_aggrotta le ciglia e si punge con uno spillo_).
GIORDANO (_inquieto_) Che c'è di nuovo? Anche collo zio? Cosa c'è?
— Niente. Soltanto, spero... finchè resto a Roma, visite all'albergo non me ne farà più.
— Quando è venuto?... Oggi?
— Sì, oggi.
— Che cosa gli hai detto? Cos'è successo? Voglio sapere che cosa gli hai detto.
— Taci!... La Carolina!
Infatti, la Carolina entra in quel punto coll'acqua calda.
GIORDANO (_fra sè; versando l'acqua calda con impeto, e buttandola mezza fuori della catinella_) Sta a vedere che mi disgusto, proprio adesso, col Cogoleto e collo zio! (_Asciugandosi le mani si avvicina ad Emma, che sta mettendosi i gioielli e la interroga fissamente negli occhi: la Carolina, in fondo alla camera, ferma i bottoni ai guanti_).
EMMA (_sottovoce_) Niente. Le solite confidenze sempre più spinte e che io non posso, non voglio più permettere assolutamente.
GIORDANO (_pure sottovoce_) Hai ragione. Ma come vi siete poi lasciati? In collera?... Com'è andato via?
— Domandandomi scusa.
— Allora non era in collera?
— No, ma...
La Carolina si avvicina coi guanti, il dialogo resta interrotto.
EMMA (_forte_) Non ti ho detto che mi ha scritto il fattore.
— Quello dell'Argentera?
— Sì, il signor Formenti. È arrivata tutta la tua roba da Padova, e tutto il mobiglio nuovo per le nostre due camere e il tuo piccolo studio del primo piano.
Giordano Mari, per allontanare da Emma ogni idea di recarsi a Padova, le aveva detto di essere in rotta con suo fratello, e ormai in modo irreconciliabile, per molte ragioni di interesse e sopra tutto di decoro. La «sua roba» erano poi le casse dei suoi libri ed alcuni oggetti che gli appartenevano, ancora per l'eredità di sua madre: erano gli abiti e la biancheria che lo avevano raggiunto a Padova l'ultima volta che c'era stato. Tutta roba che allora, per non farsela correr dietro, aveva lasciato in deposito alla Veronica, e che poi, già da tempo, aveva scritto a Tancredi di fargli recapitare, in porto assegnato, all'Argentera.
GIORDANO. Benissimo! La mia roba, i miei libri! I miei libri andranno tutti nel mio studio del primo piano, vicino alla mia camera da letto.
Si bussa all'uscio: chiamano la Carolina, che va fuori, a vedere.
GIORDANO (_appena uscita la cameriera, avvicinandosi vivamente a sua moglie_) È in collera, dunque?... Lo zio è andato via in collera?
EMMA. Non so; non credo; ma appunto, perchè io sono stufa e per evitare possibili dispiaceri... ti dirò poi una mia idea.
— Quale? Che idea? Sentiamo.
— Tu resti a Roma per la tua conferenza, poi vai a Bologna per la tua lezione, ed io, intanto, vado avanti sola, per due o tre giorni, all'Argentera; metto tutto a posto, la tua roba e la mia, il tuo studio e le nostre camere, e poi, quando sei libero, vieni a prendermi e si passa un po' di tempo a Milano, com'è già stato fissato, tutti insieme, col babbo e la mamma.
Quasi quasi, l'idea non dispiace a Giordano Mari. — Perchè no? — Un paio di settimane solo, libero... Potrebbe prepararsi a modo suo per la conferenza e per la lezione, senza l'incubo di Emma che sente, che ascolta dietro l'uscio... Sempre fuori a pranzo senza più il pericolo di andare in collera col Cogoleto o coll'Albertoni, e poi di nuovo, dopo gli allori, l'«adorata» che lo aspetta nei lieti ozii dell'Argentera. — Perchè no? — Quasi quasi, l'idea non gli dispiace. Ma non bisogna mostrarsene troppo contento, per non dare dispiacere alla piccola cara.
— Ah! Ah! — Giordano sorride senza ironia, piacevolmente. — Vorresti ch'io ti lasciassi andar sola all'Argentera?... L'Argentera non è molto lontana da Val d'Olona. Potresti avere più fresche e più sicure le notizie del cuginetto!... del giovane Werther!
— Carlo! Oh, povero Carlo! Come lo dimentico sempre!
Con questo pensiero e con questo rimorso, che le attraversa l'anima, Emma fissa Giordano: per la prima volta, i due uomini li vede riuniti dinanzi ai suoi occhi e al suo cuore:
— Come sono diversi! Come sono diversi!
Ma non è che un lampo. Rientra subito la Carolina con una grossa lettera portata da un usciere del Ministero.
CAROLINA (_consegnando il grosso letterone ad Emma_) Da parte di Sua Eccellenza. Ho fatto domandare: non c'è risposta.
GIORDANO (_vivamente_) Che cos'è? Guarda cos'è.
EMMA (_che sta puntandosi nei capelli una piccola stella di brillanti_) Adesso... Subito...
GIORDANO (_strappando la lettera di mano alla Carolina_) Guardo io. (_Straccia la busta_) Ci sono delle bozze di stampa e un biglietto! (_Legge il biglietto sottovoce, poi forte, con un'esclamazione di gioia_) È l'articolo della Rivista Nuova!
È l'articolo già da tempo promesso e annunziato dall'Amodei; Giordano Mari sapeva che doveva uscire in quel numero, ma l'improvvisata gli fa molto piacere lo stesso! (_Contentissimo, rivolgendosi ad Emma_) Lo zio non è rimasto in collera! Tutt'altro! (_Rilegge il biglietto ad alta voce_) «Cara nipotina. Il mio segretario mi comunica le bozze di un articolo che uscirà nel prossimo fascicolo della _Rivista Nuova_. Io mi affretto a mandartelo, sperando di farti piacere e baciandoti la bella manina... in ginocchio». In fondo, è un buonissimo diavolo! (_Guarda l'orologio_) Sono quasi le sette. Non importa! Aspetteranno. (_E legge a brani, ad alta voce, l'articolo_) «_Habemus_ un libro! Anzi, un libro è dir poco. Abbiamo un'opera, nel senso preciso e grande della parola: un'opera insigne, completa, che rispecchia tutta una esistenza di ricerche, di studii,» — Bravo! — «di intuizioni, di divinazioni!»
— Bravissimo!
«... Pareva smarrita nella nostra letteratura storica e scientifica la robustezza tradizionale di quelle visioni retrospettive che sembrano gettare sprazzi di luce e di calore sul passato. Giordano Mari col suo _Sant'Ambrogio_ ci ha provato che in Italia, non solo si sa ancora _scrivere_, ma si sa ancora _pensare_». — Benissimo! — «E quando il pensiero critico, l'indagine storica, l'evocazione artistica, assurgono al valore contenuto in queste pagine, la monografia diventa poema: non si narra più, ma si crea».
— Precisamente!
«... L'efficacia riproduttrice dell'opera del Mari sul grande vescovo di Milano, fa ripensare alla trasmigrazione degli spiriti, nel senso che l'autore sembra uomo dell'epoca che ha impreso a dipingere, rinato nella nostra età volgare per riaccendere entusiasmi e fedi quasi spente omai nell'anima del popolo».
— Anche questo è verissimo!
«... Per noi il _Sant'Ambrogio_, più che un libro raro, è una gloria della patria. Lirica e romanzo, storia e archeologia, gli uomini e i monumenti, il mesto insegnamento che emana dalle morte cose e l'inno fremente alla vita, tutto si alterna nelle pagine strane, dense, mirabilmente scritte e istoriate di questo _Sant'Ambrogio_, che Giordano Mari ha dato alle stampe. Quanti anni di lavoro, quante veglie, quanti entusiasmi ha chiesto un libro simile al suo autore?» — Verissimo! — «La poderosa monografia del Mari sull'età tipica delle libertà comunali lombarde si affaccia come un prezioso anacronismo. V'è in questo libro il profumo aspro, la rude poesia di quei secoli remoti. Nessuno, a parer nostro, potrà trovarvi traccia di una sola imitazione pedissequa e indolente». — Ah, no, viva Dio! — «Tutti quelli, che vorranno studiare e scrivere del personaggio insigne e dell'epoca sua, dovranno a quest'opera attingere come alla fonte più schietta, alla più doviziosa miniera. Il _Sant'Ambrogio_ si afferma, nella produzione letteraria dell'anno, come l'_opera madre_». — È un bellissimo articolo. Sono contentissimo! Carolina! Fa presto, il calamaio! (_Ad Emma_) Scrivi, subito, una parola a nostro zio per ringraziarlo!
EMMA (_che ha già indossata la pelliccia_) Io? No. Questo poi, no!
GIORDANO (_facendosi il nodo alla cravatta e pestando i piedi perchè nell'orgasmo, nella fretta, non gli riesce bene_) Allora gli mando un telegramma, io, per tutti e due?... E finiscila di guardarmi con quegli occhi attoniti, incantati. — O sì... o no! — O fingere di non saper niente, o prenderla sul serio e andare sino in fondo, magari con una buona sciabolata!.. Risolvi!