L'idolo

Part 13

Chapter 133,523 wordsPublic domain

EMMA (_spaventata_) Scusa! Ti domando scusa!

GIORDANO (_strappa il pezzo del giornale che Emma, attonita, smarrita, tiene ancora fra le mani, lo straccia col resto e lo butta dal finestrino_) E questo ti serva di lezione! (_A mano a mano arrabbiandosi sempre di più e sfogando con Emma la sua ira, la sua collera contro Pietro Schiavino_) E dovresti aver capito una buona volta che ormai sono stufo, stufo, stufo!

EMMA (_gli occhi pieni di lacrime, le mani giunte, tremando, balbettando_) Scusa... scusa, ti domando scusa.

GIORDANO. Sono stufo di smorfie, di leziosaggini; di trovarmi tra i piedi una bambola, una _bébé_! Hai passato i vent'anni, sei una donna, viva Dio!... Finiscila di essere ridicola!

EMMA (_scoppiando in lacrime_) Scusa... scusa... ti domando scusa!

Il treno arriva a Teano: si ferma un momento, poi riparte subito. Giordano Mari intanto si è calmato: guarda Emma, che continua a piangere: è pentito, è dolente, le stende la mano:

— Facciamo la pace?...

EMMA (_balbettando più forte, perchè si sforza per trattenere le lacrime_) Scusami... tanto... tanto.

GIORDANO. Ma no, cara; anzi, sono io che ho avuto torto. Ho avuto uno dei miei impeti nervosi. Ti prego, se mi vuoi bene, non piangere più. Vieni invece a darmi un bacio.

Emma corre, ma quando si sente stretta fra le braccia di suo marito ha un altro scoppio di lacrime.

GIORDANO (_accarezzandola, baciandole i capelli_) Perdonami; sono io che ti domando perdono. La colpa di tutto è che tu... sei tanto più giovane di me. Io, per altro, sotto questo punto, non ho rimorsi. Te l'ho detto... a suo tempo. Non sto bene: mi sento nervoso; la conferenza di ieri mi ha stancato molto; per questo sono facilmente irritabile, irascibile. Ma poi mi passa subito, e finisce sempre che chi ne soffre di più sono io. Asciugati le lacrime, adesso; ridi; così; brava! Se lo zio, si sa mai, ci fosse venuto incontro e ti trovasse cogli occhi rossi, chissà che cosa mai potrebbe credere. Mi vuoi bene?

— Sì.

— Ancora come prima?

— Sì.

— Non hai bisogno di niente? (_Indicandole una piccola valigietta nella reticella_) Vuoi una menta? Un cioccolatino?

— No.

— Un grano di zucchero, immollato in un dito di cognac?

— No, grazie.

Un altro momento di silenzio, poi un grosso sospiro di Giordano che finisce in uno sbadiglio.

— A Roma, avrò molto da fare. Aspetterò magari anche un paio di settimane; ma darò la seconda conferenza del mio ciclo. Il difficile sta nel ricominciare. Ho lavorato tanto, e avrei bisogno, adesso, lo sento... (_Un altro mezzo sbadiglio_) di riposarmi un paio di mesi; anche tutto l'inverno. Non sai quanto mi è costato l'_Ambrogio_?... E il lavoro logora... esaurisce. (_Emma gli ha posato la testina sul petto: Giordano resta troppo incomodo per dormire_) Non si arriva a Roma che alle otto. Non ti senti voglia di riposare una mezz'oretta?

EMMA. Riposo qui.

GIORDANO. Ma qui, cara, non sei comoda. Aspetta... (_Tirandola su; sorridendo_) Aspetta e lasciami fare. Vedrai come starai bene. Farai una dormitina deliziosa. Così. Poi, a Roma, non sarai stanca. Andremo fuori a pranzare, a passeggiare. (_Mentre parla, ha quasi portato Emma in un angolo del vagone. L'ha distesa sul sedile: le ha messo un piccolo cuscino sotto la testa: poi torna al suo posto, si accomoda, distende le gambe e subito si addormenta: dopo un momento gli cade la testa sul petto e comincia a russare colla bocca storta, la faccia stanca, livida_).

Emma, coi grandi occhi spalancati, lo guarda senza muoversi; le par d'essere sola sola in quel vagone che corre traballando, attraversando paesi a lei sconosciuti, così melanconici e foschi, in quell'ora del tramonto.

III.

ALLA MINERVA.

Gli sposi, la sera del loro arrivo a Roma, non possono veder lo zio, impegnato col presidente del Consiglio: gli fanno un'improvvisata al Ministero, la mattina dopo.

S. E. ALBERTONI (_sciogliendosi dall'espansivo e straordinario abbraccio di Giordano, per guardar la nipote_) Tu?... Saresti proprio tu?... La piccola e impertinentissima Emma, colle dita sempre sporche d'inchiostro?

EMMA. Non è vero... Guarda (_gli mette sotto il naso due ditini affusolati e profumati che il galante ministro non può a meno di baciare, odorandoli come un fiore_).

— Sei diventata più grande e più... (_ammirandola in tutto il complesso_) e più, diremo col nostro grande Manzoni, _ma-es-tosa_! Quella bellezza _morbida_ a un tempo e maestosa che brilla nel _bel_ sangue lombardo!

S. E Albertoni, entrato nel Ministero per «l'equilibrio regionale» e per il giuoco e il passaggio dei portafogli capitato alla Istruzione, mentre forse si sarebbe trovato meno peggio all'Agricoltura, sperava ancora di cavarsela bene a furia di citar Manzoni a orecchio.

GIORDANO (_tutto zucchero candito_) Ma intanto non vi siete ancora abbracciati.

SUA ECCELLENZA (_con qualche esitazione, a Giordano_) Dunque... si può?

GIORDANO (_lasciandosi trasportare: con troppa enfasi_) Ma sempre! Quanto vuoi!

Sua Eccellenza, subito, abbraccia Emma con molto entusiasmo.

EMMA (_un po' nervosa_) Ma basta! Guarda cos'hai fatto!

_Sua Eccellenza_ (_vedendole il cappellino tutto storto: con malizia_) Credo, pur troppo, che ormai si sarà abituato quel cappellino a certe scosse.

EMMA (_sorridendo_) Perchè _pur troppo_?

— Perchè se avessi potuto immaginare la tua predilezione per le persone serie, mi sarei fatto avanti anch'io.

EMMA. E avresti sentito un bel no. (_Con una risata e senza badare alle faccie che le fa Giordano per raccomandarle di essere gentile_) Zio e nipote? Mai più! Non mi piace! No! No! No!

GIORDANO (_un po' inquieto_) Emma! Emma!

Emma continua a ridere fissando lo zio, che continua pure a sorridere con una cert'aria motteggiatrice e conquistatrice: Emma, per la prima volta, l'osserva, lo studia, non più come nipote, ma come donna maritata, e conclude, fra sè, che bisognerà guardarsi da quello zio Eccellenza. È, infatti, una bella figura d'uomo, alto, snello, con una faccia resa espressiva e intelligente, dai folti capelli ben pettinati, molto più grigi della barba. Un tipo aristocratico, elegante, come la mamma. Un tipo all'inglese: e la sua vanità, infatti, di ministro italiano, è di essere chiamato un uomo di Stato all'inglese.

_Sua Eccellenza_ (_sempre sotto l'attento esame della nipote_) E così?

EMMA. E così, perchè sei diventato ministro, non credere, signor zio, di poter fare il.... Richelieu!

L'Albertoni, che oltre ai _Promessi Sposi_ ha letto anche _I Tre Moschettieri_ e la _Chronique de l'œil-de-bœuf_, è abbastanza soddisfatto della risposta, e subito vuol condurre Emma a colazione al Caffè di Roma, dove non si occupa di Giordano altro che per presentarlo come _il marito di mia nipote_» — Ma Giordano Mari, che sa la vita, se ne contenta. Lo zio ministro, parecchi altri membri del Gabinetto, i pezzi più grossi del Parlamento, tutti si riscaldano, ringiovaniti e ringalluzziti, attorno a donna Emma e perciò un solo pensiero lo turba, lo inquieta: Pietro Schiavino, direttore del _Popolo_. Tutto il resto è chiaro; basta guardare sua moglie: va a vele gonfie! Ma Pietro Schiavino? Come fare per cavar i denti a quel cane idrofobo?

— Sentirò _mio_ zio.

E, infatti, nell'uscire dal Caffè di Roma, e mentre Emma, sempre allegra e ridente, cammina innanzi, tra un sottosegretario e un consigliere di Stato, gli riesce di restare indietro, pigliandosi a braccetto lo zio Eccellenza.

— Ascolta: una parola.

_Sua Eccellenza_ (_guardandolo con diffidenza_) Anche tu, avresti subito qualche raccomandazione da farmi?

— No, mai. Io non ti raccomanderò, dato il caso, altro che me stesso!

— Benissimo! Si tratta della conferenza o della cattedra?

— Della conferenza, per il momento. (_Più sottovoce, per non farsi sentire da Emma e nemmeno dall'ombra di Pietro Schiavino_). Posso sperare nell'intervento della Regina?

— Non è molto facile; ma tenteremo. S. M. adesso deve recarsi a Napoli per alcuni giorni.

GIORDANO (_contento_) Benissimo: aspetteremo dopo.

— Dopo o prima. Insomma... si vedrà. Soltanto, forse, potendo ottenere questa particolare distinzione, bisognerebbe attenuare, almeno in parte, assopire, diremo, la retorica giacobina. Pensa un po' anche ai miei colleghi di Gabinetto! (_Vivamente_) Non devi venire qui, proprio a Roma, a farmi strillare i _galli_ di Renzo! (_In fretta, per allungare il passo e raggiungere la cara nipote_) Ne riparleremo più tardi.

GIORDANO (_trattenendolo_) Ho anche bisogno di un tuo consiglio, a proposito di una tirata velenosa del _Popolo_ contro la mia conferenza di Napoli. L'hai letta?

— Misericordia! Non arrivo in tempo nemmeno a leggere tutte le tirate velenose contro di me!

— Quel Pietro Schiavino dev'essere un gran farabutto!

_Sua Eccellenza_. No. (_Sospirando_) Pur troppo! Il mio prudentissimo consiglio è di fingere di non aver letto niente.

— E se continua ad attaccarmi? O se ricomincia dopo la conferenza di Roma?

— Tu non mutar sistema: fingi sempre di non leggere il _Popolo_.

GIORDANO (_riscaldandosi_) Ma se lo legge mia moglie? Pensa, povera donna che impressione, che colpo, che dolore! Se mi secca, se lo temo anche questo maledetto Schiavino, è per Emma, soltanto per Emma! Per me? Figurati! Io sono nell'arte e nella filosofia sopra tutto sincero, e me ne infischio dei _Popoli_ civili e incivili? Ma Emma, povera creatura! È tanto sensibile; ancora tanto gracile sotto la sua apparente floridezza! Se si mette a piangere, fa una malattia. Me lo ha tanto raccomandato anche il suo dottore. «Bisogna evitarle non solo i dispiaceri, ma persino la più piccola contrarietà». (_Stringendolo sotto il braccio con effusione_) Cerchiamo, cerchiamo insieme. È così buona! Così cara! Se fosse possibile trovare, in qualche modo, il giro... la persona per poter indurre quel tanghero temerario dello Schiavino a lasciarmi in pace.

_Sua Eccellenza_ (_dopo aver guardato fisso Giordano, stringendo le labbra e scrollando il capo_) Impossibile! (_Con amarezza_) Si dice tanto male delle canaglie: eppure, quasi direi, in moltissime circostanze speciali, un galantuomo è ancora la peggiore disgrazia che ci possa capitare!

L'Albertoni e Giordano Mari continuano in silenzio per un lungo tratto del Corso. Sono assorti, rispettivamente, nei loro gravi pensieri. Tuttavia, il tenero marito rivolge di tanto in tanto, con un sospiro, un'esclamazione affettuosa verso la moglie, che cammina sempre dinanzi, dritta e svelta, col suo passo ritmico, sicuro, risonante, fra i due onorevoli che le fanno la corte; e lo zio ministro, pure di tanto in tanto, lancia qualche occhiata d'investigazione al bel profilo della nipote, così elegante, così prosperosa e così slanciata. E appena Emma alza un po' la veste, ne ammira i bei piedini; e certe volte tra il voluttuoso fruscìo delle sete intravede — sono rapide apparizioni — il primo contorno, sottile e forte, di una gamba superba... capitolina.

_Sua Eccellenza_ (_d'un tratto, fermandosi di colpo e fissando Giordano che si ferma a sua volta_) L'onorevole Cogoleto! Forse ho trovato l'uomo, il colonnello Cogoleto. Uno dei Mille. Ha salvato la vita a Garibaldi. Repubblicano puro, ma non irragionevole. Perciò, ammaestrato dalla conoscenza degli uomini, guidato dalla coscienza storica del paese e anche per non perdere il collegio, ha votato ultimamente con noi, che, se non altro, siamo personalmente e politicamente onesti. E anche, come ingegno, tutt'altro che un Carneade! Col tempo, se non un ministro, ne potremo fare un buon sottosegretario.

IV.

SUL CORSO.

La mattina dopo; è il secondo giorno che sono a Roma. Emma, già vestita, già pronta per uscire, picchia all'uscio di suo marito. A Roma vita nuova e camera separata, per poter preparare la seconda conferenza del ciclo sui _Precursori della Rivoluzione_. La moglie ha il numero 31, il marito il numero 30. Le due camere comunicano fra di loro: ma Giordano, prudentemente, per essere sicuro di non venir disturbato, mentre studia e lavora, gira la chiave.

EMMA (_col capo chino vicino all'uscio del numero 30_) Sei pronto?

GIORDANO. Che cosa c'è? (_Si è appena alzato e non ha ancora finito di vestirsi_) Ho scritto sinora. Adesso mi vesto.

EMMA (_tornando a picchiare con voce amorosissima_) Si può?

GIORDANO (_apre il calamaio, sparpaglia qua e là sul tavolino alcune cartelle manoscritte, poi va ad aprire_) Buon giorno, cara!

EMMA (_buttandogli le braccia al collo_) Finalmente!

GIORDANO. Bada! Ho la barba bagnata. (_Si asciuga forte la faccia soffocando e poi comincia in fretta a pettinarsi_).

EMMA. La cravatta te la fo io. Vedrai come sono brava!

GIORDANO (_molto dubitativo_) Vedremo. (_Spinge il collo verso Emma, tenendosi le due mani sul fianchi_).

Emma, nel fargli il nodo, cerca di avvicinarsi sempre di più, mentre lui si sforza per rimaner sempre alla stessa distanza.

— Così! Ecco fatto. (_Lo conduce dinanzi al grande specchio dell'armadio_) Guarda; non sono famosa?

GIORDANO. Famosissima. Grazie.

EMMA (_abbandonandosi colla bella testolina ridente sul suo petto e ammirandosi nello specchio_) E... (_più sottovoce_) non siamo molto belli e molto carini.... così?

GIORDANO (_allontanandosi per mettersi il gilet_) Bellissimi.

EMMA (_fa un sospiro un po' comico: gira per la camera: si ferma dinanzi alle cartelle_) Oh, tesoro! Quanto hai scritto! (_Fa per prendere una cartella_).

GIORDANO (_vivamente_) Non si tocca!

EMMA ritira la mano spaventata.

— Guai se io non trovo tutto al suo posto. Non mi ci... raccapezzo più!

Emma continua a girare per la stanza con le mani incrociate dietro la vita, cantarellando a mezza voce e curiosando da per tutto, senza toccar più niente: in fine, guardando ancora le cartelle:

— Hai finito?

— Che cosa?

— La conferenza.

GIORDANO (_offeso_) Finito? La conferenza? Così, in due o tre orette? Come se si trattasse di scrivere la lettera per il Natale alla mammina o al caro papà?!

EMMA (_rimane mortificata: poi arrabbiandosi, perchè vede suo marito che ritorna a sedersi alla scrivania_) Ma io devo uscire! Ho tante spese da fare. Devo passare dal Marchesini per il mio anello.

GIORDANO. Va pure. Ci ritroveremo qui, all'albergo, a mezzogiorno, per la colazione. Devo uscire anch'io, ma per mio conto.

EMMA (_vivamente_) Non si va fuori insieme?

GIORDANO. Usciremo insieme più tardi. Faremo una bella scarrozzata. Passeremo dal Colosseo, dalla tomba di Cecilia Metella.

EMMA (_facendo un po' il musetto, comincia a levarsi il cappellino_).

GIORDANO (_alzandosi e sospirando in aria di vittima_) Perchè, mio Dio? Non ricominciamo coi capricci!

EMMA. Sola? Devo uscir sola?

GIORDANO. Sicuro! Non avrai già la pretesa che io perda il mio tempo... dentro e fuori le botteghe di Roma!

EMMA (_timida, supplichevole_) Sola? Vuoi che vada sola... a girare per Roma? Non sono mai uscita sola, nemmeno a Milano.

— Credo bene: eri ancora una ragazza. Ma adesso sei una donna maritata, e ci vuol altro; devi abituarti.

EMMA (_avvicinandosi a suo marito, ridendo ed arrossendo_) E se mi perdo? Se poi non mi troverai più... mai più?

GIORDANO (_con quella gravità che esige la circostanza_) Devi abituarti, quando vai fuori, sola, a camminare diritta e svelta per la tua strada, con quel bel contegno serio, composto, che impone il rispetto. Se, per caso, incontri qualcuno di conoscenza, un cenno breve del capo, e via, senza fermarsi. Regola generale. Una signora, quando è sola, non deve fermarsi mai per la strada. Hai capito? (_Guarda l'orologio_) Uscirò anch'io con te.

EMMA (_battendo le mani dall'allegrezza_) Bravo! Bravo! Come sei buono!

GIORDANO. Ti accompagnerò... (_appoggiandosi lui al suo braccio, sorridendo_) anzi, mi accompagnerai tu, fino da Aragno.

— È lontano?

— Non molto.

EMMA. Che peccato! E che cosa vai a fare da Aragno?

GIORDANO. Sono aspettato dal deputato Cogoleto, che ti presenterò poi, stasera, perchè verrà a pranzo con noi. Ha da chiedermi un favore.

EMMA. Che favore?

GIORDANO (_sfoggiando la sua grande superiorità_) Devi abituarti, essendo ancora molto giovane, a non domandare, mai di più di ciò che ti si dice.

EMMA (_sbuffando in un modo così comico e così carino che fa sorridere anche Giordano_) Io devo abituarmi — tu ti devi abituare... — Auf! Come diventi... pedagogico!

GIORDANO. Un uomo che sente altamente la delicatezza ed il rispetto verso gli altri, non può dir tutto nemmeno a sua moglie... (_sempre più teneramente, quanto più si avvicina verso l'uscio_) All'amata... all'adorata... alla dilettissima.

EMMA (_fissando suo marito cogli occhi diventati umidi, lucenti per l'improvvisa, dolcissima commozione_) Perdono.

GIORDANO (_offrendole il braccio_) Perdono? Di che?

EMMA. Sei così buono, così giusto, così grande. Perdonami, se non posso arrivare fino a te. Fino a comprenderti subito... sempre.

GIORDANO (_stringendole la mano e baciandole i capelli_) Cara... andiamo!

Emma è di nuovo felice; anche questa piccola nube è dileguata. Il cielo si rasserena così presto a vent'anni! Essa si appoggia mollemente al braccio di suo marito, e fa le scale; esce dall'albergo, attraversa piazza Colonna e si avvia per il Corso, chiacchierando, cinguettando, saltellando, allegra come l'allodoletta che frulla trillando sotto il sole di Roma.

EMMA. È ancora distante, almeno, questo Aragno? Quel tuo... seccatore?

— No, cara. Ci siamo.

— Vieni ancora un pochino in giù. Sì! Sì! Sì! Nino mio! Nino caro! Accompagnami soltanto fino dal Marchesini!

Giordano Mari accompagnerebbe sua moglie volontieri. È tanto... straordinariamente bella! Tutti si voltano per guardarla, per ammirarla. Egli capisce che anche a Roma sua moglie gli farà una grande _réclame_. Guarda nel caffè Aragno: c'è già quell'altro che lo aspetta, leggendo il _Don Chisciotte_.

GIORDANO (_con un sospiro: stringendo la mano ad Emma e guardandola con una di quelle occhiate buone, tenerissime, che la trasportano tutta in paradiso_) Non posso cara, carina mia! Ma mi sbrigo in fretta; passerò anche un momento al Ministero dallo zio, per sentire un po' di questa conferenza e, dopo, torno subito all'albergo.

EMMA (_tenendolo sempre per la mano_) Soltanto fino dal Marchesini.... Prego.

GIORDANO (_indicandole in fondo alla prima sala del caffè un signore in tuba, magro, alto, con un vecchio soprabito nero e due lunghissimi baffi verdi appuntiti, stecchiti_) Ecco il mio uomo!

EMMA. L'onorevole Coco...

— No, Co-co, Co-go: Cogoleto.

— Coco o Cogo: è un noioso seccatore!

— Spicciati anche tu col tuo Marchesini, colle tue spese, così faremo colazione più presto.

EMMA (_sottovoce: fissandolo: sull'aria della ninnananna_) No, no; non torno più all'albergo!... Più!... Non mi troverai più! (_Andandosene_) Ciao per sempre!

— Gioia!... Cara!

Giordano entra da Aragno ed Emma prosegue per il Corso.

EMMA (_ricordandosi gli insegnamenti di suo marito e camminando in fretta lungo il marciapiede con quel bel contegno che impone il rispetto: fra sè, riepilogando tutto ciò che ha da fare_) Prima di tutto da Marchesini: da Marchesini per farmi stringere l'anello del babbo — del mio babbo tanto buono. Poi? Poi da Janetti per comperarmi un ombrellino... se ne trovo uno molto bello — se no, no. Poi da Cagiati, per vedere un piccolo servizio da the per il viaggio. Il the da fare in camera nostra, noi due! Il the che fa tanto bene al mio Nino caro, quando è stanco, quando ha il dolor di capo, perchè studia, perchè lavora troppo. Caro, caro, il mio Nino, caro! (_si accorge che molti si voltano e che qualcuno anche si ferma per guardarla_) Dio, Dio... come sono sfacciati qui, a Roma! (_Ripensando alle sue spese_) Dunque? Alla farmacia Inglese e poi ho finito. Alla farmacia Inglese devo prendere: _Savons de peau d'Espagne — Extrait de peau d'Espagne — Eau de toilette de peau d'Espagne_ — Cipria _de peau d'Espagne_, tutto _à le peau d'Espagne_!

_Un giovinotto biondo, insaccato in un enorme paltò nocciuola, rivolgendosi ad un lungo ufficialetto colla caramella:_

— Che splendore! _Saperlotte!_

_L'ufficialetto_ (_cantando sottovoce: mentre tutti e due fanno ala al passaggio di Emma:_)

«Sei tu dal ciel _discesa_ O in ciel son io con te?...»

EMMA (_tra sè: diventata rossa rossa, entrando di furia dal Marchesini_) Come sono sfacciati!... E stupidi! (_mentre si leva il guanto per togliersi l'anello e darlo al gioielliere, colla coda dell'occhio vede i due «stupidi» che si sono fermati, fingendo di guardare nella vetrina_).

Emma si fa provare e riprovare la misura per l'anello; si fa mostrare delle perle, delle riproduzioni artistiche, romane, pompeiane, un magnifico gioiello destinato alla principessa Elena; compera una spilla americana con una piccola turchese — sono la sua passione le turchesi! — ma i due «stupidi» non se ne vanno! Emma allora si risolve; un po' confusa, un po' agitata, esce in fretta dal negozio, salutando col capo il gioielliere ch'è corso innanzi per aprirle la vetratina, e passa accigliata, furente dinanzi ai due ostinati e ineducati galanti, che quasi le sbarrano il passo, mentre, l'ufficialetto poeta, dalla caramella, prende sotto il braccio il biondino dal paltò, mormorando «Ancor più bella nell'ingiusto sdegno!...»

Emma li detesta, li odia. Cammina ancora più in fretta, ancora più diritta, ancora più seria; pure, anche senza mai voltarsi, senza vederli, indovina, sente che i due le tengono dietro.

EMMA (_fra sè_) Che gusto ci trovano a rendersi antipatici!... Se passando da Aragno, vedo mio marito, lo chiamo. E allora voglio godermi la loro faccia! (_Ma quando passa da Aragno, suo marito non c'è più, ed Emma torna ad arrabbiarsi_) No, no, no! Sola, a Roma, non voglio più uscire. Mai più! Mai più! Ma dov'è questo Cagiati?.. Forse l'ho lasciato indietro? (_Si ferma un attimo incerta, guardando i negozii innanzi e indietro_).

Un vecchiotto rotondo, con un gran barbone tinto e un catenone d'oro a doppio giro che la teneva d'occhio, le si avvicina subito, di colpo:

— _Madame!... Pardon, madame..._

Emma si volta, trasalendo, e il rotondo vecchiotto, inchinandosi, levandosi il cappello e sfoggiando il grosso brillante del dito mignolo, continua con un barbaro francese e un marcatissimo accento veneto:

— _Pardon, Madame! Est-que vous cherchez quelque magasin?... Quelque fournisseur?... Je suis à vos ordres pour vous l'indiquer!_

EMMA (_turbata: sorpresa_) Cagiati...

_Quell'altro._ Cagiati?.. Il chincagliere?... _Voilà!_ (_le indica un negozio un po' più innanzi_).

EMMA. Grazie! (_e voltandogli le spalle si avvia in fretta e in furia verso il negozio indicatole_).

_Quell'altro_ (_correndole dietro_) È facilissimo confondersi, quando si è forestieri; perchè io scommetto che la signora non è di Roma.

Emma, senza rispondere, entra da Cagiati; il vecchiotto si ferma fuori in osservazione, e così, cogli altri due che arrivano... sono in tre!

La fierezza della giovane signora si rivolta ad una tale persecuzione; essa si sente sdegnata, ma in un attimo ritrova tutta la sua padronanza, la sua calma signorile.

EMMA (_a uno dei commessi del negozio, dopo aver scelto e preso il servizio per il the_). Mi faccia il favore di chiamarmi una carrozza e dica al cocchiere di condurmi in via Condotti alla farmacia Inglese.

Emma attraversa in un lampo il marciapiede e salta nella _carruzzella_, mentre i due «stupidi» da lontano rimangono con un palmo di naso, e quell'altro, il tondo pancione, le fa una profonda scappellata.

Giunta alla farmacia Inglese, ordina al cocchiere di aspettare, scende, entra di volo nella bottega e ancora tutta ansante comincia le sue ordinazioni: sei scatole di sapone, dodici boccettine di estratto, sei bottiglie di acqua per _toilette_, sei scatole di cipria e ancora e ancora — anche colla fretta ci prende gusto! tutto ciò che può avere _à la peau d'Espagne_.

Mentre il commesso gira per il negozio colla lunga nota delle ordinazioni per preparare il pacco, Emma, sempre un po' in orgasmo, lancia occhiate sospettose fuori dai cristalli della bottega.