L'eresia nel Medio Evo

Part 8

Chapter 83,554 wordsPublic domain

Questa dottrina del merito in opposizione all'ordine venne formolata in occasione della predicazione; ma è ben certo che a non lungo andare si applicò anche ad altre funzioni religiose, prima tra le quali fu senza dubbio la confessione. Che dal sacerdote legittimamente ordinato si ascoltasse la messa, o si ricevesse la cresima non portava pregiudizio alla nuova associazione, la quale si credeva sempre sinceramente cattolica, e nessuno dei sacramenti voleva negare. Ma non era possibile che i membri del nuovo sodalizio si confessassero a sacerdoti cattolici, che faceano ai Valdesi una guerra non meno aspra e spietata che ai Catari. Bisognava dunque svigorire l'autorità della confessione cattolica, e sostituire a quella un'altra forma che meglio convenisse ai progressi della nova società. A tale uopo solean dire i Valdesi, che i sacerdoti cattolici ribelli ai precetti del divino maestro, non potranno assolvere le colpe altrui se prima non si lavano dalle proprie.[312] Nè la confessione è indispensabile, perchè chi perdona non è sacerdote, ma Dio stesso, e quando a Dio ci rivolgiamo col cuor contrito, che uopo v'ha del sacerdote?[313] Certo il confessore talvolta ci aiuta coi suoi consigli, e cogli ammonimenti suoi; ma quest'ufficio può essere disimpegnato da qualunque laico,[314] e la prima confessione cristiana non si faceva in segreto, ma in pubblico, non presso un sacerdote solo, ma presso la comunità dei fedeli.

Il principio di tutte queste argomentazioni è sempre il medesimo, che al solo merito si debba attribuire valore, onde soltanto chi s'è saputo rifare nell'intimo della sua coscienza, così da detestare le colpe commesse, questo solo sarà perdonato da Dio. Quando manchi la contrizione è assurdo assolvere, perchè non c'è nulla fuori della coscienza che possa la coscienza purificare. Talchè non s'ha da credere di poter comprare l'indulgenza a denaro sonante, o in qualsiasi altra guisa, che non sia il profondo ed intimo dolore di aver peccato.[315] E se le indulgenze non giovano ai vivi, tanto meno ai morti, i quali non hanno più modo di rinnovarsi, essendo chiusa ormai loro la via dell'operare.[316] E ormai sono quel che furono, dannati se vissero male, beati se vissero bene.[317] Insieme colla dottrina delle indulgenze si legano sempre quelle dei suffragi pei defunti, e del Purgatorio; ed i Valdesi che negavano le prime doveano anche riescire alla negazione dei secondi.[318]

In questi punti par che fossero d'accordo tutti i Valdesi, il che non esclude la possibilità della divergenza in altri. Nè solo possibile tornava questa divergenza ma necessaria, perchè la dottrina valdese era in continuo movimento, ed ogni giorno come vedemmo e vedremo s'aggiungevano novi articoli secondo le vicende della lotta, che sostenevano colla Chiesa ufficiale, ed i bisogni della polemica. Oltrechè il sodalizio valdese parte pel bisogno dell'apostolato, parte per isfuggire alle persecuzioni degl'inquisitori s'era sparso pressochè in tutta l'Europa, e nelle diverse regioni venuto in contatto con eresie diverse si era fuso con esse, prendendone dottrine, che al principio gli erano estranee. Di tali divisioni ci dicevano già qualche cosa le antiche fonti come Stefano di Borbone, il Moneta, ed il Sacconi. Ma il Preger trovò recentemente un monumento più antico di queste fonti, e che se non può essere tenuto come il solo autorevole, come par che pretenda lo scopritore, è certo di grandissimo interesse, essendo l'unico d'origine valdese che conti una rispettabile antichità. Codesto documento è una lettera che i Poveri Lombardi mandano ai loro fratelli d'oltremonte intorno ai dissensi nati tra le due società, e in gran parte composti in una conferenza tenuta a Bergamo nel 1218.[319] Questi Poveri Lombardi, come già sappiamo da altre fonti, erano per qualche rispetto più avversi alla Curia Romana dei loro fratelli oltremontani;[320] e par certo che sien nati dalle fusioni di Valdesi con Arnaldisti, forse con prevalenza dell'ultimo elemento. Nè credo ci sia ragione di farli risalire col Preger agli _Umiliati_,[321] dei quali è tuttora incerta la provenienza, ma bisogna pur convenire che le due frazioni valdesi par che abbiano coscienza della loro diversità di origine.[322] E senza dubbio alcuno i Poveri Lombardi non attribuiscono al Valdez quella santità ed impeccabilità che, come già dicemmo, era un articolo di fede pei fratelli oltramontani.[323] Un'altra differenza tra loro era il lavoro manuale. I Poveri di Lione sostenevano che gli apostoli non avessero da pensare ad altro fuor che a diffondere la parola del Signore, nè quindi poteano procacciarsi il necessario se non accattandolo dai fedeli; i Poveri Lombardi al contrario a somiglianza dei Catari e dei Patarini dicevano dovere anche gli apostoli vivere del lavoro delle proprie mani.[324] Una terza differenza riguardava l'organamento della nova società. Il sodalizio oltramontano non era solidamente costituito. I Valdesi credevano sempre di formar parte della vasta società cristiana, talchè non stimavano utile di creare rettori ed amministratori della nuova società. Tutti quelli che viveano secondo il costume di Valdez, erano del pari membri della nova società; ma non si doveva stabilire nessuna differenza e gerarchia tra loro. E se pure occorresse talvolta di ridurre nelle mani di qualche ministro il governo della nova società, gli si dovrebbe commettere quell'ufficio temporaneamente, perchè una società, che nasce in opposizione alla gerarchia, non può certo tollerarla nel suo seno. I Poveri Lombardi la pensavano diversamente. Ei rimontavano ad una società, che cominciò fin dal tempo di Arnaldo da Brescia, e ben sapeva che per conservarsi nell'urto delle opposte confessioni bisognava solidamente organizzarsi. Credevano perciò indispensabile nominare dei rettori.[325]

Altri punti di quistione par che fossero il battesimo coll'acqua, quello dei bambini, e la indissolubilità del matrimonio. Intorno ai primi due punti dicemmo già altrove, che i Catari al battesimo dell'acqua voleano sostituito quello del fuoco o del calore, e che condannavano recisamente la somministrazione del battesimo a chi non fosse in grado di capirne l'importanza. Era ben possibile che queste due dottrine fossero penetrate nella società valdese;[326] ma certo è che nel convegno di Bergamo pensarono bene di non dipartirsi dall'insegnamento cattolico.[327]

In quanto al matrimonio già sappiamo che i Valdesi oltremontani in seguito ad influssi catari preferivano la verginità allo stato coniugale, e tolleravano che pei bisogni della nova società il marito si dividesse dalla moglie anche quando ella non v'acconsentisse. I Poveri Lombardi par che facessero maggior conto del matrimonio, e solo in due casi ne permettevano lo scioglimento, o quando entrambi i conjugi fossero d'accordo a separarsi, o per causa di adulterio.[328]

Queste divergenze per quanto gravi non erano tali che con poche concessioni da una parte e dall'altra non fossero per comporsi. Intorno ad una però non era possibile l'accordo, e riguardava un punto d'un grandissimo interesse e dommatico e pratico: l'Eucaristia. I Valdesi d'oltremonte benchè ammettessero che a tutti i membri della nova società fosse lecito di predicare e di confessare, pure non erano ancora venuti all'estrema conseguenza di permettere loro la celebrazione della messa. Certo è che essi ascoltavano la messa dei sacerdoti cattolici, e credevano che il miracolo eucaristico si compisse anche quando il ministro fosse indegno di operarlo. Questa opinione era senza dubbio in contraddizione coll'altra più generale che nessuna funzione religiosa potesse esercitarsi dal ministro indegno. Ed a rimovere siffatta contraddizione s'adoperavano in diverse guise. Alcuni dicevano che il miracolo della transustanziazione si opera per virtù non del sacerdote, bensì delle parole mistiche da lui pronunziate.[329] Altri sostenevano che se il sacerdote cattivo non potesse celebrare la messa, per la medesima ragione non dovrebbe somministrare il battesimo, mentre è risaputo che il battesimo ha sempre valore fosse anche dato dalla levatrice.[330] Altri infine non negavano la partecipazione del sacerdote, ma la dicevano sopraffatta ed assorbita dall'opera dell'Uomo-Dio, il quale in fine è il vero autore del miracolo.[331]

I Poveri Lombardi, che discendevano in diretta linea dagli Arnaldisti, ed alla purità del sacerdote attribuivano infinito valore, non potevano accettare nessuna di queste versioni dei Poveri oltramontani. Non la prima, perchè se il miracolo eucaristico s'operasse solo in virtù delle parole mistiche, anche il Giudeo od il Pagano potrebbe operarlo.[332] Non la seconda, perchè tra il battesimo e l'eucaristia non può correre l'analogia voluta dagli oltramontani, altrimenti anche il laico, anche la donna potrebbe rompere il pane benedetto, laddove per gli oltramontani stessi al solo sacerdote è commesso quest'ufficio.[333] La terza opinione potrebbe accettarsi, purchè s'aggiunga che oltre all'opera dell'Uomo-Dio per compiere il miracolo eucaristico occorre la preghiera del sacerdote, e che questa preghiera non sarà accolta da Dio quando venga sciolta da labbra impure.[334] Questa terza opinione, non è dunque la stessa della prima, come dice il Preger, perchè la prima non può essere accettata in nessun modo, e la terza con opportune aggiunte viene ammessa. La prima pare una superstiziosa deificazione della parola, la terza rileva sì l'elemento soprannaturale del sacramento, ma non esclude per questo l'elemento umano. Modificando questa terza opinione s'ha la vera che non attribuisce il miracolo eucaristico al solo intervento di Cristo, nè alla sola virtù del sacrificante, ma all'uno ed all'altro insieme. Se mancasse l'opera dell'Uomo-Dio, il sacerdote per degno che fosse, non potrebbe operare tanto prodigio. Come pure se venisse meno l'orazione del celebrante, o, che torna lo stesso, se questa orazione fosse detta da chi non avesse il diritto di dirla, il sacrifizio non si compirebbe neanco. Occorrono dunque i due fattori: il subbiettivo o la bontà del sacerdote, e l'obbiettivo o l'opera del Cristo. Ma pare che quest'aggiunta non sia stata accettata e che la conciliazione fallisse in questo punto delicato. Perchè l'ultima formola degli oltramontani era questa: il sacerdote ordinato dalla Chiesa, finchè sia mantenuto in ufficio dalla grande famiglia dei Cristiani, opera sempre il miracolo eucaristico, o buono o malvagio che sia, e dopo le mistiche parole da lui pronunziate il pane ed il vino si tramutano nel corpo e nel sangue del Signore.[335] I Valdesi non potevano giammai accettare questa dottrina.[336] Forse potevano spingersi all'ultima concessione di attribuire un valore alla comunione, perchè in luogo della preghiera del ministro indegno sottentra quella più efficace del comunicando.[337] Ma che l'opera del sacerdote sia pressochè nulla, e che Dio voglia accogliere sempre la preghiera purchè detta dal sacerdote anche quando impure labbra la mormorino, i Poveri Lombardi non sapeano accettare.[338]

Anche intorno alla confessione par che ci fosse dissenso tra i Poveri Lombardi e gli oltramontani. Un tempo credettero i lombardi all'efficacia della confessione auricolare, ma ora non più, e neanco i fratelli d'oltremonte li potrebbero far cambiare d'opinione, perchè non è lecito sottomettere di nuovo alla servitù della legge chi come Paolo se ne sia affrancato.[339]

Da queste divergenze, che nella lettera non sono dissimulate, possiamo raccogliere quel che già si sapeva dal Sacconi, che i Poveri Lombardi fossero più ostili alla Chiesa dei loro confratelli d'oltremonti. Perchè questi ultimi credevano tuttora di formar parte insieme ai cattolici di una sola e grande famiglia, quella dei battezzati o credenti in Cristo; in qualche punto rilevante come l'Eucaristia, attribuendo il miracolo ad opera sovrannaturale indipendente dalla coefficienza del sacerdote, s'adattavano molto più alla dottrina cattolica, che ai presupposti della loro setta; infine, colla scorta di queste dottrine potevano seguitare ad ascoltar messa e ricevere la comunione dai preti cattolici senza tradire la nuova fede.

L'interpetrazione fin qui esposta dell'importante documento, pubblicato dal Preger, non s'accorda con quella del dotto editore; ma io non saprei ammettere senza sforzo che nel paragrafo sedicesimo della lettera si tratti non d'un punto speciale, ma del fondamento stesso della dottrina valdese. La quale secondo il Preger sarebbe affatto identica a quella di Lutero, che cioè il diritto al sacerdozio si debba ripetere dal battesimo, talchè tutti i battezzati sieno _ipso jure_ sacerdoti. A me pare, o m'inganno, che il significato attribuito alla _parola_ di Dio sia molto più profondo di quel che intendevano gli oltramontani, stando almeno alla testimonianza del Borbone, che egregiamente s'accorda in questo punto colla lettera dei Poveri Lombardi. Non nego che dal contesto si potrebbe ricavare il senso voluto dal Preger, ma interpetrata così la lettera dei Poveri Lombardi contraddirebbe a tutte le altre fonti che la precedono e la seguono. E sarebbe veramente strano che a tanti inquisitori, esercitati nelle controversie del tempo, fosse sfuggito il vero principio della dottrina valdese così da sostituirvene uno affatto opposto. Colla nostra interpetrazione invece si mettono d'accordo tutte le fonti, e nel modo più semplice si spiega che cosa intendessero i Valdesi oltramontani per la comunità dei battezzati, e perchè in un punto speciale della loro dottrina contraddicessero ai loro principii medesimi.

V

Dall'esposizione precedente si raccoglie che la lettera dei Poveri Lombardi compie ma non contraddice alle altre fonti più antiche, che si riferiscono ai Valdesi. E resta pur sempre tra i principii della nuova fede questo, che venne giustamente rilevato dal Dieckhoff, che la dignità dell'ufficio si misura dal valore di chi l'adempie, e la validità dell'opera dal merito dell'operante. Se la cosa sta così, è ben certo che non tutti i fedeli possono esercitare l'ufficio apostolico, perchè non tutti sono meritevoli del pari. Ma come s'accordano codeste sentenze colle altre conservateci parimente dalle fonti più antiche: che ogni Valdese possa predicare la parola del Signore, e sciogliere il suo fratello dal peccato, e somministrare ove occorra ogni sacramento? Le due proposizioni: magis operatur meritum quam ordo; omnes bonos esse sacerdotes,[340] non vanno bene d'accordo, perchè la prima mena alla conseguenza di distinguer tra fedeli e fedeli, nello stesso modo che faceano i Catari rispetto ai _Perfetti_ ed ai _Credenti_; la seconda di queste distinzioni non può far conto, perchè son tutti pari quelli che venner moralmente rinnovati dalla fede in Cristo.

Il Dieckhoff per sanare la contraddizione avea proposto d'interpetrare in un senso restrittivo la seconda sentenza, come se dicesse: non tutti i fedeli ma solo i buoni, quelli che eccellono per merito hanno il diritto di esercitare le funzioni sacerdotali. Ma di queste attenuazioni il Preger non vuole sapere, e preferisce di tagliar netta una delle due proposizioni per lasciare intatta l'altra. Il nuovo principio, secondo lui, proclamato dai Valdesi sarebbe questo: che al di sopra degl'individui sta la comunità dei battezzati. Essa nomina agli offici, o alle dignità, sieno temporanee o a vita come stima meglio; scioglie il matrimonio anche senza il consenso dei conjugi quando l'interesse generale lo richieda; essa è la conservatrice della _grazia_ che investe l'uomo appena ricevuto il battesimo. Chiunque entra a far parte di questa comunità è di pieno diritto buono, perchè rinnovato dalla fede, talchè la frase di Stefano di Borbone, non si deve intendere nel senso pregnante del Dieckhoff, ma nell'assoluto che tutti i Valdesi senza distinzione possano esercitare le sacre funzioni. Sarà pur vero che tra i Valdesi ci siano di quelli che meritano il nome di perfetti a distinzione dei credenti, e che solo i primi sostengono i duri travagli della povertà e dell'apostolato; ma codesta perfezione è un compito morale per l'individuo, non una condizione per esercitare uffici che spettano egualmente a tutti i battezzati.[341]

Che valore ha codesta interpetrazione del Preger? Notiamo in primo luogo che egli ha dovuto modificare le sue opinioni nel più recente lavoro intorno a Davide d'Asburgo, stante che questo scrittore parla chiaramente di una distinzione tra perfetti e credenti riguardante l'ufficio non la perfezione morale.[342] Nè questa distinzione, che i Valdesi copiarono dai Catari, appartiene solo ai tempi di Davide, perchè già Stefano di Borbone ne fa cenno.[343] Il trovarsi nello stesso Stefano tanto la distinzione dei perfetti dai credenti, quanto la frase: tutti i buoni possono fungere da sacerdoti ed amministrare, se occorre, i sacramenti,[344] è una prova fortissima che codesta frase si debba intendere in senso restrittivo. Nell'origine della setta non era necessaria nessuna distinzione, perchè la nuova società, molto scarsa di numero, non abbracciava se non gli uomini che sentivano profondamente il bisogno di una rinnovazione religiosa, nè erano meno ardenti del loro maestro, e al pari di lui pellegrinavano faticosamente predicando ed insegnando. Oltrechè alla nuova società non occorrevano speciali ministri, restringendosi le funzioni religiose alla predicazione ed alla confessione, ed accettando tutte le altre dai preti cattolici. Ma ben presto le condizioni mutarono. La società valdese per ingrossarsi dovea accogliere anche coloro che, sebbene inchini al nuovo insegnamento, non fosser disposti a spogliarsi dei loro beni, nè avessero vocazione pel rude ministero dell'apostolato. D'altra parte lo stacco dal Cattolicismo si facea sempre più netto, ed alla nuova società facea d'uopo provvedere per tutte le funzioni religiose, che indarno in tanta rottura veniano chieste ai preti cattolici. In fine col crescere che facea la nova società avea bisogno d'un organamento più saldo che non fosse quello dei primi tempi, quando i Valdesi credendosi membri della vasta famiglia cristiana mal tolleravano di costituirsi in corpo separato. Per tutte codeste ragioni, ammesse in parte dal Preger,[345] ben presto si formò la distinzione tra Perfetti e Credenti, ed ai sacerdoti cattolici sottentrarono i ministri valdesi.

Con questa innovazione s'apre quel periodo della storia dei Valdesi, che per noi sarà l'ultimo, stante che il successivo della trasformazione di Valdesi in Protestanti esce dai confini del nostro lavoro. In questo periodo le persecuzioni si facevano sempre più fiere, ed il Santo Uffizio non metteva alcuna differenza tra Catari o Valdesi: o per poco o per molto tutti s'allontanavano del pari dalla Chiesa e tutti eran meritevoli della stessa pena, il rogo. La comunanza del martirio strinse allora più fortemente i legami tra le due sètte, e la società valdese accogliendo gli elementi assimilabili delle altre eresie, si ordinò in comunità separata ed opposta alla cattolica. E continuando da una parte le persecuzioni e dall'altra le resistenze, ognor più s'allargava il solco che dividea l'antica dalla nova Chiesa.

Le fonti di cui ci varremo in questo periodo sono il Borbone, il Moneta, il Trattato di Davide d'Ausburgo, l'anonimo di Passau e il Libro dell'Inquisizione tolosana. Stefano di Borbone fin dalle prime pagine c'informa della trasformazione avvenuta, ripetendo anche lui colle fonti più antiche che i Valdesi hanno il giuramento e la menzogna in conto di peccato mortale, ma soggiunge che queste massime rigide vennero nella pratica temperate, ed a coloro, che non erano tra i perfetti, venia concesso di mentire e di giurare, se minacciati di morte.[346]

Ma una trasformazione ancor più profonda riguarda l'ufficio sacerdotale. D'accordo colle fonti più antiche Stefano ed il Moneta ci riconfermano la massima, che la santità del ministro si ripete dalle sue opere, non dall'ordine ricevuto.[347] E con maggiori particolarità Stefano racconta di un maestro valdese che gli poneva queste distinzioni: v'ha taluni che non sono ordinati nè dagli uomini nè da Dio, come i laici malvagi; altri sono ordinati dagli uomini, ma non da Dio; altri per contrario sono ordinati da Dio e non dagli uomini, come i buoni laici, i quali possono legare, sciogliere, consacrare, ordinare, purchè profferiscano le parole divine secondo il rito.[348] Dapprima le funzioni religiose, che credevano di poter esercitare i Catari si restringevano al predicare ed assolvere i peccati. Ora traggono altre più gravi conseguenze dalle loro premesse, nè soltanto i Poveri Lombardi, ma benanco i Valdesi d'oltremonti sostengono, che se non può predicare chi toglie coll'esempio ogni efficacia alle sue parole, se non può sciogliere altrui chi è già da per sè legato, a maggior ragione non può spezzare il pane del Signore chi non sia degno di nutrirsene.[349] Ed in luogo dei sacerdoti indegni è necessario che sottentrino i buoni, i quali per laici che sieno, potranno non pertanto celebrare la messa con maggior frutto. Taluni, aggiunge Stefano, concedevano questa facoltà non solo agli uomini, ma benanco alle donne, quando al pari di quelli sieno penetrate dallo spirito del Signore.[350]

Nè faceva intoppo che mancasse l'ordinazione regolare; stante che nei primi tempi del Cristianesimo non occorrea, e bastava l'elezione della comunità dei fedeli, perchè qualunque membro di essa fosse riconosciuto per sacerdote. Per siffatta guisa un ministro, che fosse scelto a questo modo, come accadde un tempo di Pietro Valdez, è sacerdote non meno di chi sia stato consacrato dal vescovo.[351] Questo novo modo di ordinazione, ovvero l'elezione per parte della comunità, permetteva che nella nova società s'introducesse la gerarchia, nè andò molto tempo che alla divisione in Perfetti e Credenti si aggiungesse anche la distinzione di ufficii sacerdotali. I Valdesi del Piemonte ebbero ad imitazione dei Catari il Barba, e due ministri a lui subordinati. Gli altri Valdesi conservarono i tre gradi della gerarchia cattolica, il vescovo il sacerdote ed il diacono.[352] Colla distinzione dei Perfetti dai Credenti, e coll'introduzione di speciali funzioni sacerdotali si collega la quistione del matrimonio, che noi toccammo altre volte, ed ora ci conviene di riesaminare. Non è dubbio che nei primi tempi i Valdesi non solo non condannavano il matrimonio, ma non lo tenevano per un ostacolo all'apostolato.[353] Però in grazia degl'influssi catari preferivano il celibato, ed il Valdez stesso, come narrammo, abbandonò la moglie e la casa e mise le figliuole in convento. Sulle orme di lui alcuni Valdesi, a quel che ne riferisce Stefano, sostenevano esser lecito separarsi dalle mogli per consacrarsi a Dio, anche quando quelle non vi consentano.[354] Nè certo la scabrosa missione del Perfetto poteva essere adempiuta con zelo da chi fosse legato ad una famiglia, di cui il più delle volte era l'unico sostegno e difesa. Non restava che un passo per condannare del tutto il matrimonio, nè v'ha ragione per dubitare che i Valdesi di Germania non l'abbiano fatto, perchè già sappiamo da precedenti citazioni che essi erano i più disposti a farlo.[355]