L'eresia nel Medio Evo

Part 44

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[876] La quistione sul primato di Pietro è trattata, come dicemmo, nella 3ª parte, 2º trattato, libro 4º. Che l'Occam vi risponda in modo affermativo lo dimostra tutta l'orditura del libro, come ha ben rilevato il Riezler. Ma al Riezler è sfuggito che in questo libro l'Occam risponde a Marsilio, del quale riproduce a parola l'argomentazione. Il capitolo primo dell'Occam (pag. 846-48) non è altro se non il capitolo sedicesimo della seconda parte del _Defensor pacis_ dalle parole: _nam tribuens Christus Apostolis_ sino a _vos autem omnes fratres estis_ (GOLDAST, II, 241-44). Un solo brano è saltato dall'Occam, quello che comincia: _dic igitur mihi_ e finisce _probavimus supra_ (pag. 243), il quale salto rende inintelligibile la citazione di S. Agostino, che l'Occam riproduce. Alle ragioni di Marsilio l'Occam risponde in tutto il libro, ma principalmente nel penultimo capitolo, contro il quale non s'adducono ulteriori obbiezioni.

[877] Cap. 22, pag. 865. Tenendum est quod eadem assertio universali ecclesiae debet adscribi, universalis autem ecclesia nullo tempore etiam parvo errore potest contra fidem. Il Riezler (op. cit., pag. 259-267) crede che questo libro della terza parte contraddica al libro quarto della prima parte, ove par che l'Occam abbracci un'opinione affatto opposta. Ma io non credo che nel capitolo della prima parte (p. 483), ove si adducono le ragioni contro il primato di S. Pietro, l'Occam esprima la sua opinione, perchè nel capitolo susseguente viene sostenuta l'opinione contraria, ed il discepolo dichiara che non occorre andare più avanti (pag. 486): cum auctoritas debeat ad eam tenendam sufficere. Canit enim ecclesia universalis de beato Petro: _Tu es pastor ovium princeps Apostolorum_. Codesta, come si vede, è la stessa ragione addotta nella terza parte, e in essa si acquetano i disputanti e si passa alle altre proposizioni sostenute dagli antipapisti, come a dire: 1º che la Scrittura non parla mai della venuta di S. Pietro a Roma, nè S. Luca dice mai che abbia retta la Chiesa di Roma (_Defensor pacis_, pag. 245; _Dialogus_, pag. 486); 2º Che giusta l'ordinamento di Gesù Cristo, nessun sacerdote ha potere sull'altro, e la distinzione tra vescovi, arcivescovi, sacerdoti è solummodo ex ordinatione humana et non ex ordinatione Christi (_Defensor_, pag. 238-41; _Dialogus_, pag. 486-87); 3º Che solo da Costantino in poi la Chiesa di Roma ebbe un primato sulle altre (_Defensor_, pag. 293; _Dialogus_, pag. 487). Contro codeste asserzioni viene opposto nel cap. XIX quod Romana Ecclesia ante tempora Constantini super omnes alias habuit principatum.... auctoritate Conciliorum generalium. Nel capitolo XX si adducono i testi per provare quod Romana Ecclesia ab ipso Christo ante ascensionem recepii principatum. Ma nel capitolo XXI, che chiude la digressione, si espone l'opinione intermedia: quod Romana Ecclesia non habuit immediate a Christo super alias ecclesias principatum .... sed primo immediate habuit principatum a B. Petro transferente sedem suam in Romanam Ecclesiam. Codesta terza opinione, contro la quale non s'oppone più nulla, dovrebbe essere anche secondo il Riezler quella abbracciata dall'Occam. Per tal guisa non v'ha contraddizione tra la 1ª e la 3ª parte del Dialogo.

[878] Che il Concilio possa errare lo dimostra con cinque ragioni nel capitolo 25 dello stesso libro quinto (pag. 494-95), e con esempi nel capitolo 26. Adduce nel successivo capitolo gli argomenti in favore dell'opinione contraria, ma nel 29 vi risponde diffusamente. E nel successivo capitolo 30 passa all'altro argomento, se cioè possa errare tutta la Cristianità. Che possa errare tutto il Clero lo dimostra nel capitolo XXIX e lo riafferma nel XXXI ribattendo le ragioni in contrario. Ma il Clero, anche preso nel suo complesso, non è la Chiesa, perchè (pag. 500) ad congregationem autem fidelium ita pertinent laici fideles, sicut clerici. Igitur de multitudine clericorum non debet intelligi, quod errare non possit. Anche la Chiesa tutta può fallire in qualche congiuntura, come alla venuta dell'anticristo, ma anche a quel tempo aliqui erunt sancti viri electi qui in errorem minime inducentur (pag. 594). E bastano queste eccezioni perchè la vera fede non perisca.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

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