L'eresia nel Medio Evo

Part 27

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[157] Questo intreccio delle diverse eresie spiega i varii nomi dati a questi eretici. Dell'identificazione di _Catarini_ con _Patarini_ diremo più tardi. Il nome di _Cathari_ ben presto per effetto dell'aspirata si tramutò in _Cazari_ o _Gazari_. Come si fosse oscurato in breve tempo il significato primitivo della parola lo provano le curiose etimologie di Alano. Hi dicuntur Cathari; idest diffluentes per vitia, a Catha, quae est fluxus; vel Cathari, quasi casti, quia se castos et justos faciunt; vel Cathari dicuntur a cato, quia, ut dicitur, osculantur posteriora cathi in cujus specie, ut dicunt, apparet eis Lucifer. (Lib. I, c. 63). In Germania trovò favore questa ultima etimologia stante l'affinità di suono tra _Katze_ (gatto) e _Ketzer_ (GIESELER, II, 2, pag. 540). I Catari furon detti _Pubblicani_ [Concilio lateranense del 1179 in MANSI, XXII, 232: alii Catharos, alii Patrinos, alii Publicanos] corruzione di paoliciani. Forse un'ulteriore corruzione è il nome _Piphles_, che secondo ECBERTO (GALLANDI, XIV, pag. 447) sarebbe stato comune nelle Fiandre. Nella costituzione di Federico II (HUILLARD-BRÉHOLLES, _Hist. dipl._, IV, 298) sono detti anche Speronisti, da un vescovo cataro Sperone del secolo XII (SCHMIDT, II, 282). Si dissero _Bulgari_, dal luogo d'origine di questa setta, ed _Albigesi_ dalla diocesi di Albi ove mise più profonde radici. Il nome bulgaro o corrottamente _bougre_ significò più tardi al pari del tedesco _Ketzer_ l'eretico in generale. In Francia si dissero TEXTORES o TISSERANDS _ab usu texendi_ dice Ecberto; perchè questo era il mestiere, cui si davan più volentieri i Catari, obbligati dalle loro leggi a campar la vita col lavoro, non d'accatto. Si dissero anche _Bonshommes_, perchè sappiamo già che boni homines si chiamavano i loro Perfetti. Finalmente si dissero talvolta _Manichei_ ed _Ariani_ per le simiglianze di dottrine tra cotesti eretici e i loro lontani progenitori. (GIESELER, loc. cit.).

[158] La Gnosi di Saturnino, che s'adattava mirabilmente al dualismo orientale, da Antiochia si era rapidamente diffusa sino alla Persia, e preparava quel sincretismo di Cristianesimo e Parsismo, che fu più tardi predicato da Mani. Questo ardito novatore partiva dal presupposto dei due regni, l'uno di Dio o della luce, l'altro di Satana, delle tenebre o della materia. La quale opposizione si ripercuote in ogni uomo, dove accanto all'anima buona o luminosa s'asside la malvagia, che combatte e spesso vince la rivale. La malvagia per lungo tempo conservò incontrastato dominio, grazie al prevalere delle false religioni come il Paganesimo ed il Giudaismo, e tuttora le anime luminose sarebbero schiave, se a liberarle non fosse disceso dal Sole in terra uno spirito puro, Cristo, che per amor loro vestì un corpo apparente. Ma la dottrina cristiana non fu bene intesa dagli Apostoli, e peggio ancora dai successori. Onde occorreva un apostolo novello, che svelasse tutta la verità. Il qual paraclito ben s'intende essere Mani. Il Manicheismo rispondeva talmente ai bisogni del tempo, che non ostante il supplizio del suo fondatore per ordine del Re persiano Baharam (272-275 d. C.), crebbe in breve ora, e si distese nelle provincie del vicino Impero Orientale, e di là in Occidente, sfidando le ire degl'Imperatori (GIESELER, I, 303-11).

[159] Priscilliano fondò la sua setta in Ispagna nel 379 d. C. L'anno dopo, 380, fu condannato nel Sinodo di Cesaraugusta, e per ordine dell'usurpatore Massimo giustiziato nel 385. I Priscillianisti, secondo la testimonianza di S. Agostino, _De haeres._, c. 70, maxime Gnosticorum et Manichaeorum dogmata permixta sectantur. Non ostante le persecuzioni si conservarono sino al VI secolo (GIESELER, I, 2, pag. 99-100).

[160] I Paoliciani rimontano al 660 d. C., in cui un tal Costantino da Mananalide presso Samosata, appartenente alla setta gnostica di Marcione, ispirato dalla lettura di S. Paolo, si annunzia come restauratore della chiesa paolinica. A lui morto intorno al 684 succedono Simeone († 690), Paolo († 715), Gennasio († 745), Giuseppe († 775), Baanes fino all'801, per opera dei quali il Paolicianismo si diffuse per tutta l'Asia Minore. Sergio che nell'801 si oppose a Baanes, accusato d'immoralità, si può tenere come il secondo fondatore della setta. Alla morte di Sergio accaduta nell'835 si decise di non nominare più un capo spirituale. Ma scoppiate le persecuzioni dell'imperatrice Teodora, i Paoliciani fuggirono sotto il comando di Corbeade, il quale ben presto fattosi lor capo, divenne così potente che unito ai Saraceni dette battaglia agl'Imperiali. Nè meno ardito fu il successore Crisocere, che nell'867 fino ad Efeso estese le sue scorrerie. Vinti poi dall'imperatore Basilio, che di persona li combattè nell'872, i Paoliciani si sottomisero al vincitore, ma non rinunziarono alla loro fede. Ed un secolo più tardi nel 970 l'imperatore Giovanni Zimisce li mandò in Tracia presso Filippopoli, ove, a patto che custodissero i confini dell'Impero, concesse loro piena libertà di coscienza. A cotesti paoliciani il Muratori riadduce i Catari, e non a torto, perchè la setta paoliciana è la più vicina alla catara sia pel tempo sia per gl'insegnamenti. Certo non si possono negare nel paolicianismo gl'influssi manichei, e per questo rispetto il manicheismo è la remota sorgente di tutte queste eresie dualistiche; ma oltre alle opinioni dualistiche il GIESELER, II, 1, pag. 15 e segg., 400 e segg., rileva nel paolicianismo la condanna di ogni esteriorità nel culto. Anche il NEANDER, op. cit. V, 362: They maintained that by the multiplication of external rites and cerimonies in the dominant church the true life of religion had declined. Dicevano lo stesso i Catari.

[161] ADEMARO, _Cronaca_: Pauco post tempore per Aquitaniam exorti sunt Manichaei seducentes plebem. DUPLESSIS, 1, 5, riferisce l'avvenimento all'anno 1010; PERTZ, _Mon._, _Germ. Script._, IV, 138, all'anno 1018; BOUQUET, _Recueil_, X, 159, all'anno 1022.

[162] Decem ex canonicis Sanctae Crucis Aurelianensis, qui videbantur aliis religiosores, probati sunt esse Manichaei. Quos rex Rotbertus .... cremari iussit [D'ARG., 1, 5; _M. G. script._, IV, 143; BOUQUET, X, 159]. ROD. GLABER, _Hist._ lib. III, cap. 8 (BOUQUET, X, 35) darebbe il 1023; Tertio de vicesimo infra iam dictum millenium apud Aurelianensem urbem reperta est cruda ... haeresis. Ma la cronaca d'Auxerre (BOUQUET, X, 271), anticipa d'un anno: MXXII Aurelianis cremantur Clerici ... ac si denuo Manichaei haeretici. E questa data viene accettata dal Bouquet e dal Pertz, perchè è accertato in un documento pubblico [BOUQUET, X, 35, not. a]. Glaber ci conserva il nome di due capi degli eretici; quorum unus Lisoius in monasterio sanctae crucis clericorum clarissimus habetur, alter idem Heribertus ... capitale scholae tenebant dominium. Anche Ademaro (PERTZ, IV, 143; BOUQUET, X, 159) conosce uno di essi. Qui autem flammis iudicati sunt supradicti decem cum Lisoio, quem Rex valde dilexerat. Ma tanto Glaber come Ademaro riferiscono imperfettamente il fatto, perchè da un documento pubblicato dal D'Achery (_Spic._, II, 167; BOUQUET, X, 536) intitolato _Gesta synodi Aurelianensis anno MXXII adversus novos Manichaeos_ sappiamo che Eriberto nonchè capo era invece un prete recentemente convertito per opera dei due prelati Stefanus et Lisojus, apud omnes sapientia clari sanctitate seu religione magnifici. Questo Eriberto stava presso un Arefasto dei conti normanni, e tornato nella costui casa da Orleans, dove s'era recato per istruirsi, pare che volesse convertire il suo ospite alla nuova religione. Ma questi non che piegarsi alla nuova dottrina la denunziò al conte Riccardo con preghiera di parteciparla al re. Era una cosa ben grave che in Orleans fosse apparsa l'eresia, e che vi partecipassero alte persone del clero, e tenute da tutti in grande stima, come Stefano confessore della regina, ed un canonico cantore di nome Teodato morto tre anni innanzi nell'eresia (ADEMARO in BOUQUET, X, 159). Il re Roberto pensò quindi di riunire intorno a sè un sinodo di prelati, che interrogassero gli eretici. Stefano e Lisojo non smentirono le loro opinioni. Cumque ab hora diei prima usque ab horam nonam multifariam elaborarent omnes, ut illos a suo errore revocarent, et ipsi ferro duriores minime resipiscerent .... de gremio Sanctae Ecclesiae eiecti sunt. Qui cum ejicerentur Regina Stephani olim sui confessoris cum baculo, quem manu gestabat, oculum eruit ... deinde praeter unum clericum et unam monacham cremati sunt. La stessa narrazione d'accordo con Ademaro e Glaber ricorda le virtù dei capi dell'eresia. E se anche non ce lo dicessero le fonti, il fatto solo di non aver mentito nè abiurato sotto la minaccia del rogo prova una gran forza di convincimento e di carattere. Il che mal s'accorda colla leggenda che gli eretici usassero raccogliersi di notte in una casa ad invocare con canti il diavolo, che non tardava di comparire. Et tunc omnibus extinctis luminibus, quamprimum quisque poterat mulierem arripiebat: sine peccati respectu et utrum mater, aut soror, aut monacha haberetur. Ex quo spurcissimo concubitu infans generatus, octava die ... in igne cremabatur. Cinis veneratione colligebatur atque custodiebatur. Simili favole non inventarono un tempo i Pagani in danno dei Cristiani?

[163] GLABER, loc. cit. Fertur a muliere quadam ex Italia procedente haec insanissima haeresis in Gallis exorta. Ademaro la fa venire dal Perigord (_ipsi decepti a quodam rustico Petragoricensi_), il che non esclude che nel Perigord fosse importata dall'Italia. Anche per l'eresia di Cambrai del 1025 dicono gli atti del Sinodo di Arras _ab Italiae finibus advenisse_ (MANSI, Conc., XIX, 425. BOUQUET, X, 540).

[164] Vedi in MURATORI (_Antiq. Ital._, Diss. 60) il decreto di Ottone IV: omnes hereticos Ferrarie commorantes, Patharenos sive Gazaros imperiali banno subiacere, nisi ad unitatem Ecclesie secundum mandatum Ferrariensis episcopi convertantur.

[165] MURATORI, l. c., pag. 446: Et pro molendinis Patarinorum, et Petri de Cagnense dentur eis pro cambio molendina quae fuerent Bachedeferro ad congruum et convenientem fictum. Il documento è dell'anno 1192. Non essendo nominato il proprietario cataro il Muratori crede che il molino fosse una proprietà collettiva degli eretici, che ivi teneano le loro adunanze. Lo Schmidt sospetta che il passo dello stesso documento: Molendina Patarinorum penitus destruantur, accenni a misura presa contro gli eretici, invece trattasi di un'espropriazione per utilità pubblica, come si direbbe oggi.

[166] LAMI, (_antichità toscane_, II, 491) che riporta da una cronaca questo passo: MCLXXIII, XVIII. Kal. Maij: Indictione VI: propter Paterinos amissum est officium in civitate Fiorentina. Ma da questo passo male induce il Lami che l'eresia non si propagasse prima del 1170 contro la testimonianza del Villani e di Simone della Tosa. E come nel breve giro di tre anni l'eresia poteva acquistare tanta forza, quanta gliene attribuisce il cronista? Lo stesso Lami pag. 496 dice: «che favoreggiavano e sostenevano Filippo Paternon (vescovo cataro) alcuni possenti cittadini .... Barone di Barone, Pulce di Pulce, Gherardo Cipriani, Chiaro di Manetto, Conte di Lingraccio, Uguccione di Cavalcante, e le famiglie Saraceni e Malpreso».

[167] Vedi sui Patarini di Orvieto lo studio del Fumi. _Arch. Stor._, 1875, 4ª dispensa.

[168] Vita di Gregorio IX, MURAT., _Script._, III, 578. FICKER, _Die gesetzliche Einführung der Todestrafe für Ketzer_, pag. 207.

[169] Ioachim in Apoc., f. 131, 167.

[170] Ademaro all'anno 1022 (PERTZ, IV, 143): Nihilominus apud Tolosam inventi sunt Manichei, et ipsi destructi et per diversas occidentis partes nuntii antichristi exorti, per latibula sese occultare, curabant et quoscumque poterant viros et mulieres subvertebant.

[171] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Scrip._, VI, 228). Ut ipsi, eisque comunicantes catholica communione priventur. Ivi, 227. Qui non vult mortem peccatorum .... sed per pacientiam et longanimitatem suam novit peccatores ad poenitentiam reducere.

[172] MANSI, _Concilia_, XIX, 742. Et quia novi haeretici in gallicanis partibus emerserant eos excommunicavit, illis additis qui ab eis aliquod munus vel servitium acciperent.

[173] MANSI, (_Concilia_, XIX, 424) riferisce gli atti del concilio di Arras tenuto nel 1025 da Gerardo vescovo di Cambray ed Arras. Riproduco questo passo col. 425: At illi referunt se esse auditores Gandulfi cuiusdam ab Italiae partibus viri, et ab eo evangelicis mandatis et apostolicis informatos, nullamque praeter hanc scripturam se recipere, sed hanc verbo et opere tenere. Rodolfo Coggeshale nella sua cronaca (BOUQUET, XVIII, 92), racconta di una bella fanciulla di Cambray, che scopertasi per catara o publicana ad un chierico, che le chiedeva amore, fu da costui denunciata ai superiori ecclesiastici. La fanciulla alle dimande dei giudici non seppe rispondere, ma ingenuamente se ne rimise alla sua maestra, il cui nome candidamente svelò. Furono condannate entrambe. La maestra riescì a fuggire in un modo miracoloso, secondo il cronista, ma la fanciulla igne consumpta est non sine admiratione multorum, cum nulla suspiria, nullos fletus, nullum planctum emitteret, sed omne conflagrantis incendii tormentum constanter alacriter perferret, instar martyrum Christi, qui olim pro christiana religione a paganis trucidabantur.

[174] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Script._, IV, 228) non aliam condempnationis eorum causam cognoscere potuimus quam quia cuilibet episcoporum iubenti, ut pullum occiderent, inoboedientes extiterant.

[175] CAESAR HEISTERBACH, V, 19. Arnoldus discipulorum capitibus manum imponens, ait: Constantes estote in fide vestra .... virgo quondam speciosa, et quorundam compassione ab igne subtracta .... ex manibus illorum (tenentium) elapsa, facie veste tecta, super extincti (Arnoldi) corpus ruit. Anche il Cantù in un passo, che riferiremo in seguito, ricorda senza citare la fonte, una fanciulla lombarda, che si getta nel rogo per morirvi insieme coi suoi parenti.

[176] GUILLELMUS NEUBRIGENSIS, _De rebus anglicis_, II, 13, in D'ARGENTRÉ, _Collectio iudiciorum_, I, 61. Duce quodam Gerardo .... solus aliquantulum litteratus; caeteri vero sine litteris et idiotae .... Princeps praecepit haereticae infamiae characterem frontibus eorum inuri, et spectante populo, virgis coercitos urbe espelli.

[177] Epist. Inn. III, Lib. IX, 26. Illis autem qui orthodoxae fidei zelo succensi ad vindicandum sanguinem iustum .... viriliter se accinxerint .... suorum remissionem peccaminum a Deo eiusque vicario secure promittatis indultam (PETRI VALLIUM SARNAY, _Hist._ in BOUQUET, XIX, 13).

[178] GAUFRIDUS in BOUQUET, XII, 448.

[179] _Croisade contre les Albigeois_, trad. Fauriel, v. 8693. Si pour avoir attisé le mal et éteint le bien, égorgé les femmes et massacré des enfants, un homme peut en ce monde conquerir le règne de Jesus-Christ, le comte doit porter couronne et resplendir dans le ciel.

[180] _Croisade_ v. 1055 et le monde entier leur court sus et leur porte haine plus qu'a sarrasins.

[181] CAESAR HEIST., VI, 21, pag. 383 (ed. Col. 1591). Cedite eos, novit enim Dominus qui sunt eius. Il numero dei morti ce lo dà Pietro di Vaux Cernay, _Hist._, cap. XV (BOUQUET, XIX, 20): Statim intrantes a minimo ad maximum omnes fere necant, tradentes incendio civitatem .... fuerunt usque ad septem millia de ipsis Biterrensibus interfecti. _Croisade_, v. 193. On ne pouvoit leur faire pis, on les égorgea tous, on égorgea jusqu'à ceux qui s'étaient réfugiés dans la cathédrale.

[182] Quadringenti combusti sunt, caeteri (quinquaginta) patibulis appensi. (CAESAR HEIST., loc. cit.).

[183] P. DE V. CERNAY (BOUQUET, XIX, 32). Ne timeatis, quia credo quod paucissimi convertentur .... erant autem perfecti haeretici centum quadraginta vel amplius. Praeparato igitur igni copioso, omnes in ipso projiciuntur. _Croisade_, v. 1082. Et ils brûlèrent maint felon d'hérétique fils de pute chienne, et mainte folle mécréante qui brait dans le feu.

[184] _Croisade_, v. 1551 e segg. Car jamais dans la chrétienté si haut baron ne fut, je crois, pendu avec tant d'autres chevaliers à ses côtés. Car des chevaliers seulement, il en fut là compté plus de quatre-vingts, à ce que me dit un clerc. Quant à ceux de la ville on en ressembla dans un prè, jusqu'à quatre cents, qui furent brûlés et grillés sans y comprendre Dame Giraude que les (croisés) jettèrent dans un puits et couvrirent de pierres, dont ce fut dommage et pitié.

[185] GUILLELMI DE PODIO LAURENTII in BOUQUET, XIX, 220. Et promisit quod iustitiam debitam faciet sine mora de haereticis manifestis .... Inquiret etiam diligenter .... solvat usque ad biennium duas marcas argenti, et exinde in perpetuum unam, ei qui haereticum ceperit.

[186] FICKER, _Die gesetzliche Einführung der Todesstrafe für die Ketzerei_ (_Mittheilungen des K. Instituts für österr. Geschichtforschung._, 1880, II. Heft, pag. 180 e seg.). HAVET, L'_Hérésie et le Bras séculier dans le moyen âge_ (Bibliot. de l'école des chartes, 1880, pag. 489 e seg.).

[187] FICKER, loc. cit., che cita _Mon. Germ. Script._, XVIII, pag. 402.

[188] MANSI, _Concilia_, XXII, 157, electis ac statutis iudicibus ab utraque parte.

[189] ROGERO DE HOVEDEN, _Annales_, Francf. 1601, 575 in SCHMIDT, pag. 79.

[190] In Christi nomine ego H. episcopus de Guarnasia, legatus domine Imperatoris Henrici et semper augusti, venientes Pratum pro facto domini imperatoris, bona patarenorum et patarenarum ibi morantium fecimus pubblicari et domos eorum fecimus subverti et destrui. Questo documento fu pubblicato dal Lami (_Antichità_, II, 523).

[191] Decreto di Ottone IV (in MURAT., _antiq. Ital. med._ V, 89) Ferrara 1210, omnes haereticos, Ferrarie commorantes Patharenos sive Cataros .... imperiali bauno subjacere .... omnia eorum mobilia et immobilia publicentur et domus .... destruantur et ulterius non liceat alicui eas reaedificare.

[192] Decreto di Federico II in HOUILLARD-BRÉHOLLES, II, 2-6: omnes haereticos .... perpetua damnamus infamia, diffidamus atque bannimus censentes ut bona talium confiscentur nec ad eos ulterius revertantur ita quod filii ad successionem eorum pervenire non possint.

[193] V. la lettera di Federigo II a Gregorio IX del 28 febbraio 1231 in BRÉHOLLES, III, 268-269. Quia igitur ex apostolicae provisionis instantia qua tenemini ad extirpandam haereticam pravitatem potentiam nostram ad ejusdem haeresis exterminium precibus et monitis excitatis, ecce ad vocem virtutis vestrae zelo fidei quo tenemur ad fovendam ecclesiasticam unitatem gratanter assurgimus .... et omnibus innotescat nos ardenti voto zelare pacem Ecclesiae et adversus hostes fidei et ad gloriam et honorem matris Ecclesiae ultore gladio potenter accingi.

[194] Cfr. la costituzione del 1231 in BRÉHOLLES, IV, 7 presentis nostre legis edicto damnatos mortem pati Patarenos decernimus, quam affectant, ut vivi in conspectu populi comburantur flammarum commissi judicio. Questa costituzione che era stata già pubblicata per la Lombardia nel 1224 (BRÉHOLLES, II, 421-23) fu ripubblicata per la Germania nel 1232 (BRÉHOLLES, IV, 298), nel 1238 (Bréholles, V, 201) e nel 1239 (BRÉHOLLES, V, 279).

[195] Constituzione del 1232 in BRÉHOLLES, IV, 302, fratres ordinis praedicatorum de Wirceburg pro fidei negotio in partibus Theotoniae contra hereticos deputatos .... sub nostra et imperii speciali defensione receptos, et quod apud omnes sub ope ac recommendatione fidelium imperii esse volumus inoffensos.

[196] Constituzione citata, p. 301, per viros ab eodem errore conversos ad fidem nec non per alios qui eos de haeresi convicerunt, quod in hoc casu licite concedimus faciendum, evidens testimonium habeatur.

[197] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 80, crimen heresis propter sua immanitate et enormitate non solum in vivis sed etiam in mortuis per jura promptissima debeat vindicari; pag. 81: predictas domos (dove morirono alcune catare) cum suis appendiciis .... funditus demendas; pag. 162: et maxime in casu in quo delinquentis heredes ob culpam sui actoris ad successionem admitti non debent, non obstante quod ipsis viventibus interveniente ipsorum morte per sentenciam non extit declaratum. V. la costituzione di Federico, in BRÉHOLLES, IV, 302, haeredes et posteros usque ad secundam progeniem beneficiis cunctis temporalibus, pubblicis officiis et honoribus imperiali auctoritate privantes.

[198] MURATORI, _Antiq. Ital._ (ed. Arretii 1778, XII, 463-558): Die XII, exeunte Decembri nova mulier filia quondam Mainardini de Maderio et uxor Johannini de Achille.... iurato in praesentia venerabilis patris Domini Alberti, Dei gratia, Episcopi Ferrarensis.... et dixit quod passa est circa novem annos in oculo dextro. Et hodie personaliter contulit se ad maiorem Ecclesiam, ubi requiescit corpus viri Dei Armanni.... oblationes obtulit. Qua oblata tumor evanuit et visura recepit pag. 465. Marinellus Calegarius.... coepit ire libere et sine baculo, pag. 468. Perpudam de Adria paraliticam toto corpore et lingua, ita quod non poterat loqui nec ire, et nunc liberata est pag. 478. Aloysia de Layde de Brestello.... suo sacramento dixit quod ipsa fuit detenta et oppressa ex duobus spiritibus malignis.... quum ipsa hodie venisset ad tumulum beati Armanni.... liberata est, pag. 485.

[199] Anno millesimo ducentesimo quinquagesimo quarto.... Armannus venit ad praesentiam Fratris Aldovrandini Prioris Fratrum Praedicatorum etc. in quorum manibus abiuravit omnem haeresim (pag. 532).

[200] Il Muratori dice male, pag. 496: is vivebat vitam Pauperum de Lugduno; perchè una testimone ci sa dire perfino a quale tra le sètte catare appartenesse: fuit credens Haereticorum sectae de Bagnolo (pag. 504).

[201] Albertinus qui fuit Haereticus.... iuratus dicit quod ipse Pungilupus fuit catharus consolatus, recepit manus impositionem in Verona a Domino Alberto Episcopo sectae de Bagnolo (pag. 513).

[202] Detrahendo ministris Ecclesiae, appellando eos Daemones et Lupos rapaces (pag. 526).

[203] Et corpus eius profanum et ossa extumulari, et extra Ecclesiam projici et ignibus concremari arcani lapideam.... et altare.... dirui, destrui et penitus dissipari.... omnes etiam sculpturas et imagines.... destrui et abradi (pag. 550 e segg.)

[204] _Summa_, 54 b. Est etiam valde notandum quod praedictus Johannes et ejus complices non audent revelare dictos errores credentibus suis, ne ipsi credentes discedant ab iis. Anche i valdesi seguono queste precauzioni, come riferisce Davide nel suo Trattato su codesti eretici (p. 34 ed. Preger): Non enim facile cuiquam aperiunt secreta erroris sui, nisi postquam securi sunt quod credat eis in omnibus, timentes quod recedat ab eis.

[205] I Catari di Arras dichiararono nel concilio del 1025 (MANSI, XIX, col. 425). Lex et disciplina nostra quam a Magistro accepimus, nec evangelicis decretis, nec apostolicis sanctionibus contraire videbitur .... Haec namque hujusmodi est mundum relinquere, carnem a concupiscentiis froenare, de laboribus manuum suarum victum parare, nulli laesionem quaerere, charitatem cunctis quos zelus hujus propositi teneat exhibere.

[206] BONACC. in D'ARG., 44 b: Doctores autem damnant omnes.

[207] ECKBERTUS in GALLANDI, XIV, 447: Muniti sunt verbis sacrae scripturae quae aliquo modo sectis eorum concordare videntur, et ex eis sciunt defendere errores suos, et oblatrare catholicae veritati. Per questo studio che gli eretici ponevano nella Bibbia il concilio di Tolosa del 1229 severamente proibì: ne libros veteris Testamenti aut novi Laici permittantur habere nisi forte Psalterium, vel Breviarum pro divinis officiis .... sed ne praemissos libros habeant in vulgari translatos (D'ARGENTRÉ, _Collectio_, I, 76 b).

[208] Lo stesso Eckberto osserva mestamente nel luogo citato: Et est non parva verecundia nostri, qui litteras sciunt, ut sint muti et elingues in conspectu illorum.