L'assedio di Firenze

Part 83

Chapter 833,657 wordsPublic domain

[104] «Qua sono venuti certi da Milano e da Cremona che hanno fatto tale relazione degl'imperiali, così spagnuoli come tedeschi, che non ci è nessuno che non volesse piuttosto il diavolo che loro.» _Lettera di Francesco Vettori a Nicolò Machiavelli._

[105] «Liberate diuturna cura Italiam, extirpate has immanes belluas quæ hominis, præter faciem et vocem, nihil habent.» — _Lettera di Nicolò Machiavelli_, parlando degl'imperiali.

[106] «Vettorio di Buonaccorso Ghiberti nepote di Lorenzo di Bortoluccio, il quale lavorò le porte di bronzo di San Giovanni, dipinse nella facciata della casa Medici in via Larga papa Clemente in abito pontificale e col triregno in testa su la scala delle forche; Nicolò della Magna a guisa di giustiziere gli dava la pinta, Iacopo Salviati a uso di battuto gli teneva la tavoluccia sugli occhi, e l'imperatore a sedere con una spada ignuda in mano che in sulla punta aveva scritto queste parole: _Amice, ad quid venisti_?» — Varchi, _Storia_, tomo III, pag 281.

[107] Questo insetto è di Cuba e si chiama _Nigua_. Un frate, per farlo conoscere in Ispagna, se lo inoculava, se non che prima di giungere a Cadice tanto s'ingrossò che aveva quasi divorato il frate. Però convenne gittarli in mare ambedue. — _Requiescant in pace. — Viaggio all'isola di Cuba_ di Eugenio Nev.

[108] Varchi, _Storia_, lib. X. Vedi la bellissima orazione di Lamberto Cambi in proposito.

[109] Segni, _Storia_, lib. III.

[110] Pietro Aretino era amico strettissimo di Giovanni dalle Bande Nere: cotesto uomo, comunque brutto di mille vizj, sappiamo avere avuto anima capace di amare e di sentire amicizia. — Vedasi nella _Revue des deux mondes_ una sua biografia, degna di essere consultata anche dagl'Italiani.

[111] Pubblicata ch'io ebbi quest'opera, si ridestò fra miei un'alba di amore per le cose patrie. Indi in vari scritti poi furono visti comparire intorno ai fatti toccati in questa _Iliade di un popolo oggimai scomparso dal mondo_: fra gli altri ricordo un opuscolo breve di mole sopra il caso della Lucrezia Mazzanti, dove mi si movevano parole piuttosto acerbe per essermi dilungato soverchiamente dalla storia; e non è vero: la storia fu alquanto resa più vaga per cagione della estetica persuasa in opere di siffatta maniera; ad ogni modo, uso per natura e per consiglio a lasciare correre i giudizi sopra di me e le cose mie, non ispenderò altre parole, soddisfatto da questo, che il mio libro valse a fare viva la memoria di magnanimi defunti ormai cascata in dimenticanza, ed opera che, vergognando dell'obblio, ponessero a Lucrezia Mazzanti, una lapide commemorativa sul ponte della Incisa. Troppo più l'anima mia sarebbe stata paga, se con la memoria dei nomi avessi potuto suscitare la virtù necessaria ad imitare i fortissimi esempi dei padri nostri. Ahimè! tanto non possono i libri, o non lo possono soli. La iscrizione posta sul ponte alla Incisa dice così:

MDXXIX — Lucrezia de' Mazzanti — Donna d'alto cuore — Plebea — Dagli amplessi aborrendo — Di soldato alla patria nemico — Inviolata — Annegossi — Nè a lei — Maggiore dell'altra Lucrezia — I tempi consentirono un Bruto — E la Repubblica Fiorentina — Periva — Questa memoria — Dopo CCCXIX anni — Antonio Brucalassi poneva.

Pietro Contrucci ne fece un'altra men bella, a parere mio, ed è questa:

Lucrezia Mazzanti — Anzichè da brutale soldato nemico — Patire vituperio — Si annegava nell'Arno — O fortunata! — Che a Dio rendesti — Pura l'anima, intemerato il corpo — E lasciando sì alto esempio alle femmine — Sfuggisti ai mali — Che disertarono la tua Fiorenza.

Peggiore di tutte quella di Benedetto Varchi dettata in latino, nella quale, dopo avere narrato che Lucrezia venuta a galla tre volte, tre volte si ricacciò sotto, conclude che la Lucrezia romana rimase svergognata e morì una volta, mentre l'etrusca morì tre volte e scampò la vergogna. — Grullerie manifeste!

[112] Vedi il _Prometeo_ di Eschilo.

[113] Boccat., _De genealogia deorum_, l. 5.

[114] _De sapientia veterum_, pag. 310, § 26.

[115] _Evang._ Math., C. 5.

[116] Job. c. 13.

[117] _Hypercalypsis_ Didymi Cler., c. 13.

[118] _Ecclesiastes_, c. 3.

[119] _Evang._ secundum Joan., c. 18.

[120] Segni, _Storie_, lib. III.

[121] Statua mirabilissima di Donatello, situata nel campanile del Duomo di Firenze: così venne chiamata perchè del tutto calva. Vasari, _Vita di Donatelli_.

[122] Gli è questo un proverbio antico di Firenze, nato da questo, che, per essere la chiesa di ser Umido in quartiere povero, quando vi ricorreva il perdono, copia di popolo si accalcava a baciare la reliquia, ma non lasciava quattrini.

[123] Questo fatto con altri è riportato dal Nardi; uno simile ne racconta il Varchi.

[124] Nerli, cap. 4.

[125] Che frate Girolamo, comunque innocente, sia stato impiccato ed arso a istigazione di papa Alessandro VI, OGNI UOMO SA: che trovato senza colpa intendevano assolverlo, ma il commissario pontificio gli ponesse il capestro al collo dicendo: _Un frataccio di più o uno di meno, importa poco: vadano pur tutti e tre_, SANNO MENO; che fino alla metà del secolo passato nel dì 23 maggio, anniversario della sua morte, si trovasse nella piazza della Signoria, al luogo dov'ebbe supplizio, la fiorita, o fiori diversi sparsi per la terra, NESSUNO SA. Nuovo segno di progredimento del secolo nei costumi servilmente civili e frivolmente politi. _Vita e opere_ del Savonarola, edizione di Pisa.

[126] Varchi, lib. X. Agli esempi antichi i casi recenti della patria nostra vengono ad aggiungerne altri funestissimi e forse del pari per la esperienza perduti, attesa la prosuntuosa ed ignorante avventatezza di coloro ch'io non so se mi abbia a chiamare amici o piuttosto nemici della libertà.

[127] _Discorso sulla forma del governo di Firenze._

[128] L'Ulloa, lib. II _Vita di Carlo V_, afferma che parlassero con Cesare; — lo nega il Varchi. Il secondo come testimonio oculare, doveva essere meglio informato del primo.

[129] _Buffoni_, uomini di corte. — _Perchè fu_ UOMO DI CORTE, _cioè_ BUFFONE. — _Vita di Cola di Rienzo_, tomo I, pag. 69. — Beata l'antichità! almeno allora le cose si chiamavano dai propri loro nomi, e si diceva al pane pane, al sasso sasso: oggi è diverso, gli uomini di corte non si chiamano più buffoni, ma ciambellani, maggiordomi, ec. ec.: la parola ha cessato di essere dimostrativa.

[130] Varchi, lib. X.

[131] Vedi Boccaccio, _Novella del frate Cipolla_.

[132] Modo volgare che significa da mandare in galera.

[133] Modo volgare che significa forca.

[134] Morbo pediculare, per cui tra i molti perirono Silla Felice e Filippo II di Spagna.

[135] Anco secondario il predetto Cola ammoniò i rettori e 'l popolo a lo ben fare per una similitudine la quale fece pignere nel palazzo di Campidoglio nanti 'l mercato, ne lo parete fuora, sopra la camera; pinse una similitudine in questa forma. Era pinto un grandissimo mare, le onde orribili e forte turbate; in mezzo a questo mare stava una nave poco meno che soffocata, senza timone, senza vela. In questa nave, la quale per pericolare stava, ci era una femmina vedova, vestita di nero, cinta di cingolo di tristezza, sfessa la gonnella da petto, scapigliati li capelli, come volesse piangere; stava inginocchiata, incrociava le mani piegate al petto per pietade, in forma di pregare che suo pericolo non fosse: lo soprascritto dicea: _Questa è Roma._ Attorno questa nave, da la parte di sotto nell'acqua, stavano quattro navi affondate, le loro vele cadute, rotti li arbori, perduti li timoni. In ciascuna stava una femmina affogata e morta. La prima avea nome _Babilonia_, la seconda _Cartagine_, la terza _Troia_, la quarta _Gerusalemme._ Lo soprascritto diceva: _Queste cittadi per la ingiustizia pericolaro e vennero meno._ Una lettera esciva fuora fra queste morte femmine e diceva così:

Sopra ogni signoria fosti in altura, Ora aspettiamo qua la tua rottura.

Dal lato manco stavano due isole. In una isoletta stava una femmina che sedea vergognosa, e diceva la lettera: _Questa è Italia_; favellava questa e diceva così:

Tollesti la balía ad ogni terra, E sola me tenesti per sorella.

Nell'altra isola stavano quattro femmine colle mani a le gote e a li ginocchi, con atto di molta tristezza, e diceano così:

D'ogni virtude fosti accompagnata, Ora per mare vai abbandonata.

Queste erano quattro virtudi cardinali, cioè Temperanza, Giustizia, Prudenza e Fortezza. Da la parte ritta stava un'isoletta, e in questa isoletta stava una femmina inginocchiata: la mano distendeva al cielo come orasse; vestita era di bianco, nome aveva _Fede Cristiana_: lo suo verso dicea così:

O sommo patre, duca e signor mio, Se Roma pêre, dove starò io?

Ne lo lato ritto della parte di sopra stavano quattro ordini di diversi animali co' le sue ale, e tenevano corna a la bocca e soffiavano come fossino venti li quali facessero tempestate al mare, e davano aiutorio a la nave che pericolasse. A lo primo ordine erano lioni, lupi e orsi; la lettera diceva: _Questi sono li potenti baroni e rei rettori._ A lo secondo ordine erano cani, porci e caprioli; la lettera diceva: _Questi sono li mali consiglieri seguaci de li nobili._ A lo terzo ordine stavano pecoroni, dragoni e volpi; la lettera diceva: _Questi sono li falsi officiali, giudici e notarii._ A lo quarto ordine stavano lepori, gatti, capre e scimmie; la lettera diceva: _Questi sono li popolari latroni, micidiali, adulteratori e spogliatori._ Nella parte di sopra stava lo cielo; in mezzo la Maiestade Divina come venisse al giudizio; due spade l'escivano da la bocca di là e di qua; dall'uno lato stava santo Pietro, e dall'altro santo Pavolo ad orazione. Quando la gente vidde questa similitudine di tale figura, ogni persona si meravigliava.

_Vita di Cola di Rienzo, trib. del pop. rom._, l. 1, c. 2.

[136] Albero dell'isola di Cuba che dà morte con l'ombra.

[137] «E Orange, benchè cogli oratori che erano appresso a lui detestasse senza rispetto la cupidità del papa e la ingiustizia di quella impresa, nondimeno, ecc.» — Guicciardini, _Storia_, lib. XIX.

[138] _Gen._, cap. VI.

[139] Il Lastri scrive essere stato pensiero di certo maestro Antonio, frate di san Francesco il quale spiegava la _Divina Commedia_ in Santa Maria del Fiore, di farvi collocare il ritratto di Dante per ricordare ai suoi concittadini che recuperassero dai Ravennati le ossa di quel grande e gli facessero onore; — cita il ms. di Bartolomeo Ceffoni nella Riccardiana. — Anche di presente il quadro pende in quel medesimo posto.

[140] Vedi, in proposito di questo trattato, Varchi, lib. X. pag. 161. — Qui giova riportare in brevi detti quanto occorre a pag. 103 dei documenti intorno allo assedio di Firenze raccolti dall'Alberi. — Filiberto di Chalons principe di Orange, nel quale si spense la famiglia, avendone redati i diritti e i titoli la sorella maritata in casa Nassau, aveva partecipato alla congiura del Borbone, e con lui erasi salvato fuggendo a Carlo V. Morto a Roma il Borbone, egli fu capitano dello esercito di quello e vicerè di Napoli. Pare che i suoi disegni sopra Firenze non si accordassero con quelli del Papa, e non è mancato chi ha voluto vedere nei colpi che lo ammazzarono a Gavinana la mano dei sicarii di Clemente. Cosa certa è che, professandosi egli obbligato ai comandamenti di Cesare, protestava contro l'animo del pontefice in cotesto assedio, ed è fatale, come attesta il Busini, per confessione di Baccio Marucelli, che la madre sua, scrivendogli, lo supplicasse di levarsi da quella impresa come ingiusta e perchè vi capiterebbe male.

[141] Guicciardini, _Storia_, lib. VI.

[142] Gioacchino di Cambray recita che Girolamo da Morone, dopo che fu cancelliere di Melano, aveva un anello che parlava, ovvero più tosto un diavolo. — Bodino, _Dæmonomania_, lib. II.

[143] Segni, _Storia_; Busini, _Lettere_.

[144] Segni, _Storia_, tomo I, pag. 259.

[145] _Vita di fra Girolamo_, estratta dal Pignotti, pag. 37.

[146] Varchi, _Storia_, lib. XI, pag. 45.

[147] Lastri, tomo IV, pag. 16; _Leggi suntuarie_.

[148] Varchi, _Storie_, lib. X, pag. 195; _Dizionario infernale_.

[149] Il monastero di Sant'Egidio fu fondato nel 1288: vi si seppellirono circa 918 morti per anno.

[150] Enrico Heïne nel libro di Lazaro, dettato da lui sul letto del dolore dove giacque lungamente infermo di malattia insanabile, così si esprime: «Perchè il giusto si strascina lacero e sanguinoso sotto il peso della croce, mentre il tristo col cuore pieno di superbia si pavoneggia sul poderoso destriero? A cui la colpa? Non è onnipotente il Signore? od egli nel suo senno ordinava così? Queste domande reitera l'uomo indefessamente a sè stesso finchè non gli venga chiusa la bocca con un pugno di polvere. Ma, da galantuomini, vi par ella cotesta risposta decente?» Questi concetti voglionsi considerare come stridi di anima inasprita dalle tribolazioni, e nulla più; nebbia di dolore che ogni aura di conforto porta via.

[151] Vedi nota dell'edizione di Roma a pag. 140 della _Vita del Buonarroti_ scritta dal Vasari.

[152] Vedi nota di monsignor A. F. Gori al § 41 della _Vita di Michelangiolo_ scritta da Ascanio Condivi.

[153] A. Condivi, _Vita di Michelangiolo_, § 65, Vasari, _Vita di Michelangiolo_.

[154] Condivi e Vasari.

[155] Condivi.

[156] Vasari, _Vita_, ecc.

[157] Fu insigne la malafede dei Veneziani in danno dei Fiorentini, e documento grande nelle presenti condizioni d'Italia: astio o viltà che gli movesse, pensarono i Veneziani far parte da sè stessi, e gli altri e loro finalmente precipitarono. La corrispondenza dell'oratore Cappello in più luoghi chiarisce com'egli si sbracciasse a tutto uomo a tenere fermi i Fiorentini nella lega co' Veneziani, mentre questi della costanza degli alleati valevansi per ottenere patti migliori da Carlo V: e siccome il Cappello assai diritto uomo era, lasciavanlo senza istruzioni per potere poi disapprovarne l'operato secondo capitava. Arti inique e antiche nè tali che vogliano smettere gli uomini di stato; almeno per ora. Più tardi i Veneziani scusaronsi incolpando Firenze di avere la prima mandato ambasciatori a Cesare, ma e' fu pretesto, conciossiachè l'ambasceria non aveva concluso nulla, e i Veneziani lo seppero, e ciò nonostante quasi ogni giorno gli andavano confortando con la promessa di soccorsi grossi e spediti; volersi mettere a repentaglio di ogni fortuna per sostenere in Firenze la libertà della Italia: insomma i Veneziani tradirono quanto Francia o Ferrara. Queste cose sappiano gl'Italiani, le sappiano, le deplorino ed imparino a camminare diritto nei nuovi casi che loro allestisce la provvidenza: non adoperandoci giudizio, il meno che può andarne è di trovarci per un altro mezzo secolo in balia degli stranieri e dei preti.

[158] Altra piaga d'Italia (e, ahimè! se ne annoverano più di cinque) allora come ora questi piccoli principi; ed in oggi peggio, perchè stranieri; gli stati o i popoli in mano a loro, poderi e armenti da sfruttare. Grave sempre la tirannide, ma meno incomportabile la paesana: in questa il principe sta attaccato al paese come alla terra che lo ha a nutrire e a tumulare; nell'altra il principe mette tutto in tasca, vive in piedi e col bastone in mano come una volta gli Ebrei il dì di Pasqua. La Italia dalla forza nemica, dal senno poco, dalla voglie scomposte, stette divisa col consiglio medesimo col quale si sminuzza il cuore davanti l'uccello di rapina onde se ne pasca; qual sia l'uccello di rapina nostro non importa dire, e per di più ha due becchi.

[159] Nardi, lib. VIII.

[160] Samuele, lib. VIII.

[161] Math, cap. 7.

[162] Id. cap. 23, 24.

[163] Quella orazione in parte è tolta da quella che recitò Baccio Cavalcanti e in parte da un frammento di predica di fra' Girolamo Savonarola.

[164] Ammirato, _Famiglie fiorentine_, dove cita l'autorità del Verini.

[165] Dante, _Purg._, VI:

Quivi pregava con le mani sporte Federico Novello, e quel da Pisa Che fe' parer lo buon Marzucco forte.

Marzucco degli Scoringiani fu da Pisa, ed essendogli stato morto a ghiado il suo figliuolo Farinata, si rese frate minore dopo avere baciata la mano dell'omicida in segno di umiltà e di perdono.

[166] Fu fatto decapitare da Lione X in castello l'11 giugno 1512; ignota la causa o dubbia: stando tra Malatesta e il Medici il sangue del padre, i Fiorentini crederono averlo fedele, e crederono male. Machiavello di già aveva insegnato che gli uomini la strage paterna perdonano, la perdita degli averi di rado o mai; in ispecie uomini come fu il traditore Baglioni.

[167] Margutte nel _Morgante_ del Pulci.

[168] Varchi, _Storie_, cap. 11, pag. 28.

[169] Eugenio Ney, _Viag._

[170] Questa statua si conserva nella galleria di Firenze.

[171] _Confess._, lib. 1, cap. 19.

[172] Questo cannone è stato distrutto perchè aveva l'anima torta; ne conservano nella fortezza di San Giovanni il calcio, il quale rappresenta la testa d'un mostro immaginario. Lastri, _Osserv. fior._, tomo III. pag. 82. — Nè sarà vano notare come i grossi cannoni chiamati alla Lancaster, di cui fecero molto uso nella ultima guerra taurica, non sono, secondochè vantano, trovato moderno, bensì invenzione antica, ed ebbero nome di _basilischi_; portavano cento e più libbre di palla e la spingevano fino a tre miglia lontano. Si tralasciarono perchè non imberciavano il tiro, nè ai nostri tempi questo difetto sembra avessero emendato.

[173] E perchè il fallimento fosse in orrore, come conveniva in città mercantile, si faceva ai cessanti battere il deretano in mezzo della loggia di Mercato Nuovo. Lo stesso genere di pena costumavasi altrove e nominatamente in Lione. Il Migliore cita a questo proposito le parole di Guido papa, che scrive i mercanti di Firenze pagare i loro falli _ostendendo pudenda et percutiendo lapidem culo._ Il Lippi alludendo a quest'uso nel suo _Malmantile_ finge trovar nell'inferno quelle

Donne che feron già per ambizione D'apparir gioiellate e luccicanti, Dare il culo al marito in sul lastrone.

_Nota anti-romantica._ Vedi Lastri, tomo IV, pag. 100.

[174] Da tempi remotissimi fino ai dì nostri ci chiarisce la storia come gli uomini vendutisi agli stipendi d'un despota, ponendo giù la naturale indole, assumano quella di bestie: così tacendo la lugubre serie delle immanità recentemente commesse in Italia, giovi rammentare Carlo Zima di Brescia impeciato ed arso, come si costuma ai topi, dall'efferata soldatesca. Cotesto infelicissimo, comechè debole di forze, si avventò al collo di uno dei suoi carnefici e tanto il tenne avvinghiato con supremo sforzo che, nonostante gli argomenti per levarglielo di sotto, ebbe a morire nelle fiamme che aveva acceso pur egli. — Questo ricordi la gioventù italiana.

[175] _Storia della casa Bartolini_, compilata dal p. Ildefonso Giusti, pag. 339. — Discorda il Varchi, lib. 11, pag. 89.

[176] Math., cap. VI, v. 6.

[177] Robertson, _Vita di Carlo V_, cap. II.

[178] _Apoc._, cap. I, v. 16.

[179] L'iniquo giuoco del lotto.

[180] Così è: anco i Sanesi, dopo avere affermato volere correre una medesima fortuna co' Fiorentini e tentennato perfino più volte, ora richiamando, ora restituendo l'oratore presso la Signoria di Fiorenza, all'ultimo si chiarirono nemici e mandarono questi ed altri soccorsi al principe in campo. La corrispondenza del Cappello rammenta anco 8 pezzi grossi di artiglieria. In cotesti tempi maladetti gl'italiani, o per castigo di Dio, o per feroce stupidità propria, indifferenti o lieti dei mali dei loro fratelli, o alla scoperta avversi, operarono in modo che gli stati nostri cascassero uno dopo l'altro in potestà degl'imperatori di Austria come gli uccelli in bocca al serpente di Calcante. Egli è da sperarsi adesso che dopo trecento e ventisei anni facciano senno gli Italiani? Signore, grave cosa non domando nè forte dalla tua misericordia. La libertà di Siena più tardi spense Cosimo I, e ben le stette: furono quelli i meritati premii della tirannide ch'ella aveva per parte sua contribuito a fondare a Firenze.

[181] Varchi, _Stor._, lib. 10.

[182] S. Math.

[183] _Arte della guerra_, lib. I.

[184] A Provenzano Salvani fu fatto prigioniero un amico dal re Carlo nella rotta di Tagliacozzo, ed essendogli posta addosso la taglia di diecimila fiorini d'oro, egli, povero di beni di fortuna, comechè superbissimo, per mettere insieme la somma, pose un tappeto sopra la piazza di Siena e supplicava i cittadini a soccorrerlo.

Egli, per trar l'amico suo di pena Che sostenea nella prigion di Carlo, Si condusse a tremar per ogni vena.

DANTE, _Purg._, c. 10.

[185] L'arme Antinora è spartita per traverso; la metà inferiore fa campo d'oro, la metà superiore fa scacchi azzurri e d'oro.

[186] Vedi novella 9, giornata VI, del _Decamerone_.

[187] Cosiffatti matrimonii fra nobilea spiantata e plebe bruttamente diviziosa Napoleone costumò chiamare: _letame sparso su terra spossata per darle vigore._ Di qui la nobilissima plebaglia, o la plebeissima nobiltà dei tempi miei, più che in ogni altra città italica, annidiata in Firenze. Centauri pretti, di cui più che la metà è bestia di certo, nè quello che avanza, in coscienza, può dirsi uomo.

[188] _Judic._, c. 3, 20, et passim.

[189] Discorso del Carducci. Vedi Varchi, _Storia_, libro XI. pag, 35

[190] Varchi, _Storia_, libro X.

[191] Ammirato, _Famiglie fiorentine_.

[192] Il Ferruccio nella lettera II pubblicata nella Dispensa 42 dello _Archivio storico italiano_, chiama il Soderini: _animaletto fastidioso_. Il Ferruccio cadde prigione a Napoli mentre militava con le Bande Nere in aiuto del Lautrech essendo infermo. — Il Varchi scrisse Antonio da Gagliano avergli imprestato i danari del riscatto, ed altri egli aggiunse esserne rimasto sempre debitore; l'una cosa e l'altra non vera, ma la seconda infame: più tardi gli astiosi della virtù del Ferruccio gli apposero essersi giocati i danari fornitigli per la taglia; ma Filippo Sassetti nella vita del Ferruccio dichiara: «crederei bene piuttosto che, in cambio di averli convertiti in liberare sè, averne a questi effetto accomodato altrui; non avendo ritratto ch'ei fosse al giuoco inclinato, ma senza cura veruna di sè stesso, quanto toccava all'interesse dei danari là dove il bisogno degli amici lo ricercasse.» — Ma veramente Tomaso Cambi fu quegli che tenendo banco a Napoli lo riscattò. Dalle lettere di Francesco Ferrucci ai Dieci di Libertà e Pace, segnatamente dalla 43, si ricava che pagò di taglia 350 ducati «nè mai, egli aggiunge, ho trovato homo che dica di volermi ricompensare come saria stato iusto, ec., perchè io non sono homo da piangere alli piè di persona: più presto mi sono volsuto stare con il danno ricevuto che parlarne.» Per le quali cose egli domanda rifarsi su di messer Piergiovanni Piloso gentiluomo di Cagli commissario imperiale preso nella espugnazione di Samminiato.

[193] L'arme Soderina fa tre teste di cervo d'argento in campo rosso: talvolta aggiungono la impresa della Chiesa, le chiavi d'oro; tale altra l'aquila imperiale.

[194] Il frate aveva questo soprannome.

[195] Anacronismo. — L'acquetta fu trovata dopo; vedi _il Destino_.

[196] Varchi, _Storia_, lib. x.

[197] Varchi, _Storia_, lib. X.

[198] Varchi, _Storia_, lib. X.

[199] _Acta Apost._ capo XVII, verso 25-29. — San Paolo, che se ne doveva intendere, dice proprio così: «Iddio, che fece il mondo e le cose che in esso sono, — non abita in tempii manufatti; — non dobbiamo credere che le sculture di arte e di concetto umano effigiate in oro, argento o pietre si assomigliano a Dio.» Non si sa comprendere come Roma non abbia messo ancora San Paolo all'indice.

[200] Varchi, _Storia_, lib. IX; Lasca, _Novella V_, cena I.

[201] Varchi, _Storia_, lib. I.

[202] Varchi, _Storia_, lib. X.

[203] Giac. Malespini, cap. 221.

[204] Malespini, loc. cit.