L'assedio di Firenze

Part 52

Chapter 523,705 wordsPublic domain

Volle sventura che, mentre dava il Martelli un passo indietro per ischifare una botta, il piede gli s'intricasse nel mantello, sicchè venne a perdere l'equilibrio del corpo, onde il Bandino sottentrando veloce lo giunse, comechè leggermente, con la punta della spada sopra la fronte tra ciglio e ciglio. Ludovico, toltosi d'impaccio, rispose di una stoccata tesa, la quale avrebbe da parte a parte trafitto il Bandino, dove questi non avesse piegato speditamente il corpo, non tanto bene però che lo stocco nemico non gli forasse la carne sotto la poppa manca e via gli portasse una lunga brandella di pelle.

La ferita riportata da Ludovico sopra la fronte stillando sangue glien'empie gli occhi e gl'impedisce la vista: — egli fruga per trovare un pannolino: — non lo avendo o non lo trovando, tenta strappare una nappa di seta pendente ai cordoni avvolti intorno alla sua mano. Un solo istante china lo sguardo per vedere di bene afferrarla, e questo istante bastò al Bandino per sollevare la spada e calargliela sopra la testa.

Improvvido di consiglio, ma ben fermo da saltare indietro o da parte, il Martelli allunga la mano e stringe il taglio della spada nemica; il Bandino la tira a sè con forza e gliela recise fino all'osso; — intanto il sangue negli occhi si condensa più copioso; — egli comincia a scorgere mezzo gli oggetti, — confusamente, — circondati da iride sanguigna; — gli scorre un sudore ghiacciato per tutto il corpo; sente intronarsi le orecchie di un zufolio fastidievole: — due volte si vide il ferro del Bandino minacciante sul capo, e due altre volte, riportandone sempre profonde ferite, si difese con la mano sinistra; fermo di morire, ma bramoso di trascinare seco l'avversario nella tomba, punta la spada al petto e precipita là dove gli sembra che stesse il Bandino: — fu agevole a questo sfuggire quel cieco moto, — pure così rapido gli venne addosso che gl'incise buona parte del braccio di larga, non già pericolosa, ferita. Il Martelli rimane scoperto — e in qual parte siasi ritirato il suo avversario non vede; — mentre brancolando si sforza incontrarlo, una fiera percossa gli spezza la testa e lo costringe a vacillare come uomo ebbro di vino; — barcolla tre volte e quattro... sta... trema... e finalmente cade stampando della sua persona un'orma sanguinosa sopra la polvere.

«Muori!» urlò pieno di tremenda esultanza il Bandino, e curva la gamba sinistra, stesa la destra, ambe le mani levate, l'intero corpo acconsentendo all'urto, si atteggiava a fendere fino al mento la testa del caduto; — ma non ancora aveva percorso la metà del giro, che un'altra idea di vendetta più truce gliela fermò, nè gli parendo potersi ormai trattenere più oltre, chiuse le mani, e la spada cadde inoffensiva sul fianco del Martelli; — egli poi si rimase con le braccia aperte nella guisa dell'uomo che manda una maledizione: — infatti egli intendeva lasciare a quel prostrato la vita come una maledizione. — Se muore — egli pensò, — il suo tormento cessa; — se vive, gli si rinnoveranno ogni giorno i dolori della morte; non che tôrgli il sentimento, avrebbe dovuto dargli parte del suo; — se non sente, non soffre, ed egli stava per aiutarlo a riparare dietro al sepolcro! Oh! viva e racconti la sua bocca al mondo la disfatta patita, — palesi il suo aspetto al mondo la propria vergogna, — duri testimonio vivente che Dio non esiste, o, esistendo, non prende cura degli uomini; o se pure la prende, i suoi giudizi paiono oltraggi di cinico, non già consigli di suprema intelligenza.

«Vivi!» replicò il Bandino; «tu mi salvasti la vita, io te la rendo. Dio ha giudicato tra me e te: — impara a rispettare chi val meglio di te: — il cielo ti dichiara traditore... non sono eglino infallibili i decreti del cielo?»

«Tu hai vinto la persona... e non la querela....»

«Ho vinto l'una nell'altra... arrenditi!»

«Dio mi ha abbandonato... una volta abbandonò il suo figliuolo... adesso abbandona la libertà... ma che più nulla di divino deve durare sopra la terra?»

«Arrenditi!»

«Mi arrendo al marchese del Guasto...»

«A me devi arrenderti... a me che tengo sotto i miei piedi la tua testa...»

«Oh! io mi arrendo...»

E che? — Egli aveva giurato di voler morire, egli un'ora innanzi avrebbe tagliato la gola a chiunque si fosse osato proporgli di comporsi in pace col Bandino; — e adesso si arrende così? Gran parte e la migliore di sè gli sfuggiva dal cuore insieme col sangue; dianzi le arterie gli vibravano piene di vita, — adesso languidissime sembra appena che palpitino; — il dolore gli tiene l'anima ingombrata per modo che non lascia luogo a pensiero di sorte. — Quanti superbi disegni si porta via la vecchiezza! — Quanti orgogliosi proponimenti all'appressarsi della morte impallidiscono! — Gli anni penetrano nel sangue, come il mercurio, e lo irrigidiscono; — la stupidità, scacciati via l'odio e l'amore dal cuore umano, se ne compone quasi un sepolcro di pietra; — l'uomo è signore del momento presente; e tosto che conosce esserne signore, il momento è passato; quello che segue rimane fuori della sua potestà.

* * * * *

Ma quando assale un pensiero di orgoglio o turba la invidia, m'incammino là dove sopra lieve eminenza giace il cimitero della mia città: — quivi, appoggiando la spalla alla soglia della porta, mi volgo a contemplare la terra che abbandonai, e, immaginando essere convertito nel Tempo, esclamo: O città dei vivi, tu sei grande, ma questa città dei morti già ti contiene dieci volte, e ti conterrà venti, cento, quanto parrà a me, perchè il sepolcro è una delle cose nel mondo che non dice mai: Basta! — Io compendio tutto, — uomini e cose; — io solo posso comporre in pace nella medesima fossa l'oppressore e l'oppresso; — per me il conquistatore si contenta di tre braccia di terra, e se gli pongo al fianco un cadavere, ve lo sopporta mansueto e paziente senza dirgli: Fatti in là; — egli ve lo sopporta, mentre vivo imponeva a' popoli interi sgombrassero le provincie per lasciargli libero il passo, ordinava al mondo estendesse i suoi confini, ai cieli si allontanassero per respirare più aperto: — io riduco in essenza gli enti creati, — degli animali mi basta la cenere, — delle città la polvere; — nel cavo della mano porto l'esercito di Cambise, — su le mie spalle in un sacco Sodoma e Persepoli. — Un giorno verrà ch'io mi volgerò al sole e gli dirò: Chiudi le palpebre e dormi, tu hai vigilato assai; — e poi soffierò su le stelle e le spegnerò come fiaccole rimaste accese dopo la fine del festino... e perchè no? — Forse non ho cacciato dai cieli una moltitudine di numi, come il castaldo, terminati i lavori dei campi, licenziate le opere? — Forse non ho lasciato appesa alle volte del firmamento una serie di dii, quasi scheletri di condannati al patibolo... spettacolo pieno di miseria e di scherno? — Un giorno, stanco di distruggere creatori e creature, cause ed effetti, io staccherò dai cieli il manto azzurro e me ne comporrò un sudario funebre per addormentarmi nel seno della eternità... Eternità! — Io me ne torno alle domestiche mura salutando umilmente per via anche il mendico che mi domanda l'elemosina per l'amore di Dio.

* * * * *

Da ambedue le parti sconfitta: — dall'un lato e dall'altro silenzio di trombe, mormorio di voci inquiete: — i baroni tedeschi e spagnuoli irrompendo dentro lo spazio vietato ricordavano i colpi e le vicende del duello.

«È stato un nobile duello, — quale avrebbero potuto combattere due cavalieri castigliani!» esclamava uno Spagnuolo, cui uno smilzo Tedesco rispondeva:

«Certo degno di due baroni alemanni.»

La querela dichiararono non persa nè vinta, e dalle genti credule fu reputato segno che la fine della guerra avesse ad essere per ambedue le parti infelice; per la quale cosa avesse a giudicarsi la ragione stare di qua e di là, o piuttosto non fosse ragione in nessuna[255].

Dante avendo con giuramento dichiarato ultima volontà del morto Aldobrando essere stata di avere sepoltura negli avelli de' suoi maggiori, potè trasportarsi seco il suo cadavere. Lo accomodò pertanto con amore infinito dentro ad una bara, lo fece con diligenza lavare, poi gli mise attorno l'armatura completa, sicchè pareva un guerriero il quale col sonno rifacesse le forze.

Nell'altra bara composero il Martelli.

Giannozzo, il servo fedele, sostenuto dalla speranza di salvare la vita al diletto padrone, vigilava il trasporto.

Sul tôrre commiato dal principe, in segno di militare onoranza, ordinò si sparassero tutte le artiglierie; al quale frastuono la città, paurosa di sventura, rimase taciturna.

CAPITOLO VENTESIMOTERZO

LA MORTE

Nelle man vostre, o dolce donna mia, Raccomando lo spirito che muore E se ne va sì dolente che Amore Lo mira con pietà...

DANTE, _Rime._

In sull'una ora di notte, la medesima via seguitando, se ne tornarono a Firenze, dove, avvisati i capitani di guardia alle porte e fortezze, risposero con le artiglierie levando clamorosa gazzarra.

Il convoglio procedeva lentissimo; — ad ora ad ora si fermava, affinchè il moto non riuscisse funesto al Martelli; molte torcie bituminose gettavano luce vermiglia, come se per ardere si alimentassero del sangue versato in cotesta infelice giornata: si udìa pel bujo un accorrere di gente e voci confuse ricambiate alla lontana, — poi si vedevano figure avvolgersi intorno alle bare simili alla ridda dei demonii esultanti per qualche gran delitto commesso dagli uomini.

Dante con passi rigidi, le braccia fasciate, il capo pensoso rivolto a terra, cammina in mezzo alle bare; le sue forme, michelangiolesche, l'espressione che loro comunicava lo splendere sinistro delle torcie, incutevano in chiunque lo riguardava meraviglia e spavento.

Giunsero in via del Parione: la medesima gente della mattina si stava affollata alle finestre, — però non come la mattina salutante, agitante i fazzoletti per dare conforto o per causa di onore: nè al suo balcone mancava Maria... misera! gli occhi di lei per troppo piangere non distinguevano bene; — un sentimento indefinito di sventura la teneva oppressa; ma la sua testa cominciava a diventare immemore, — le idee vi trascorrevano sconnesse, o nessun altro vincolo conservavano fra loro, eccetto la continuità di tormento. Non per tanto con le pupille dilatate cercava, come per istinto, un oggetto che non le riusciva incontrare, quando Giannozzo, levando la faccia lagrimosa, le gittò tale uno sguardo che le sommerse l'anima dentro un abisso di dolore: passò l'angoscia ogni segno mortale, e dalle sue fauci ingrossate sfuggì un grido.

Forse il grido della madre che veda l'unico suo figliuolo precipitare nel torrente può assomigliarsi a quello che in cotesta ora lanciò per la notte la povera Maria. — Ma qual cosa quaggiù può assomigliare il grido della madre disperata? Io per me credo che torture d'inferno non valgano a strapparlo uguale dai labbri dei dannati. Gli astanti a quello strano lacerarsi dell'aria portarono ambe le mani agli orecchi, imperciocchè temessero di averli feriti, e pregarono il cielo che per pietà di loro non si rinnovasse. Bocca mortale non può cacciare fuori due volte un suono siffatto.

Passando dalla chiesa di San Michele Berteldi, vi depositarono il corpo di Bertino Aldobrandi: il giorno appresso che avesse sepoltura convenevole piuttosto alla pietà di chi gliela dava che ai meriti di lui curarono. Lo rammentarono pochi; — più pochi lo piansero; il cuore di sua madre, quando ne seppe la morte, sentì dolore per tutti, gli occhi di lei lo lacrimarono per tutti... misera madre! pienamente misera, imperciocchè la gloria mai si inchinasse a consolare quel pianto.

* * * * *

«Alzati!» grida un servo investendo co' piedi il soldato rimasto immobile nel cortile del palazzo Martelli; «alzati e cibati, perchè messere Ludovico ritorna; — e non morto...»

«Oh!» esclamò saltando da terra l'uomo d'arme mutilato; e, immemore di sè, solleva il moncherino in atto di battersi la fronte.

Di fuori si udia come fremito di mare in lontananza; — dentro si vedevano lumi correre di su, di giù, e un affrettarsi di servi e un irrompere senza saper dove. Chi mai aveva così presto apportato la notizia nella casa Martelli? — Un vento precorre l'infortunio, siccome le procelle della natura.

Il mutilato si precipita alle porte, quinci tende lo sguardo per le prossime vie; dappertutto erano tenebre, se non che all'improvviso il popolo allaga il terreno, non pure a udirsi, ma ben anche a vedersi somigliante all'onda nera di torrente infernale: poco dopo le torcie diffondono sinistro splendore, — poi appariscono le bare, — poi il gigantesco Dante da Castiglione, davanti al quale l'onda del popolo si apriva, non altrimenti che le acque del fiume grosso davanti il petto di poderoso cavallo intento a guadarlo.

Nè il mutilato potendo, atteso la gente, percorrere lo spazio che lo divideva dalla bara, mandò fuori un guaito in accento di domanda:

«Morto?»

Dante rimase percosso da cotesta voce, e sebbene non si accorgesse da cui moveva, pur comprendendo dal suono quanta angoscia travagliasse l'anima di quello che lo proferiva, rispose per tôrlo dalla incertezza:

«No: vive.»

Con infinito amore fu il Martelli portato e deposto entro al letto; — gli rinnuovano l'apparecchio; — lo circonda Giannozzo con le cure di madre: Dante non si mosse più dal suo fianco; — seduto sopra un basso sgabello, con le mani si abbracciando le ginocchia su quelle riposava la faccia ed attentissimo porgeva l'orecchio se più o meno uscisse affannoso l'anelito dal petto dell'infermo.

Le ferite erano di per sè stesse pericolose, non mortali; — ma l'anima stette percossa in maniera che forte dava a dubitare se si sarebbe rilevata più mai. Il volto gli si faceva con incessante vicenda ora bianco, ora di fuoco; — la vergogna gli spingeva il sangue alla fronte, urtandogli dolorosamente il cranio, — l'ira glielo richiamava intorno al cuore: non tregua mai nè riposo: un zufolìo acuto gli strazia i nervi, sicchè spesso si scuote e si distende rigido, come se il trisma lo assalisse; — talvolta un rapido roteare di fiamme par che lo investa e seco lo trascini; onde, temendo gli manchi sotto il terreno, sporge le mani per afferrare un oggetto qualunque, e supplica Dio che alcuno lo liberi dal precipitare. Sovente si lamentò che sua madre lo lasciasse così nudo e assiderato giacersi in mezzo a nevi insopportabili; più spesso esclamò: «Levatemi questi carboni di sotto, perchè mi arroventano le carni! — Mi avete esposto alla bocca dell'inferno! — Voi mi avete tradito! — Mi avete sorpreso in mezzo al sonno per trasportarmi nei deserti dell'Africa! — È il tormento di Busiride!...»

Questo delirio nasceva, per così dire, dai dolori fisici; a mille doppi più doloroso era quello che ei cacciava fuori stretto dallo spasimo morale, e:

«Dove mi trascinate voi?» gridava. «Io non voglio il paradiso, tenete per voi, angioli e Dio, le vostre celestiali allegrezze, — il mio cuore mortale non sa concepirle. — Tu sei, Maria, il mio paradiso; — Maria, vedi quell'aquila sopra codesta roccia dirupata?... vieni... vuoi tu che la raggiungiamo col volo?... vieni... stringimiti alla cintura... oh! come scorriamo leggieri... come andiamo in alto! — perchè gemi, Maria? — Ti offende forse quel suono lontano che pare di sospiri? Non badarvi... e' muove dal brulichio che fa su quel punto nero la razza delle formiche infernali che si chiama uomini, — la razza dei miserabili che si vanta simile a Dio e si divora sopra un pugno di terra insanguinata, — che si contende le sepolture. Maria, stringimi forte... la procella mi ha rovesciato l'ale... misericordia! la bufera mi trabalza, mi travolge peggio che filo di paglia... si fendono i cieli.... ci fulminano coll'acqua e col fuoco. — Bene! se la tempesta non avesse lampi, io morirei... ma finchè uno splendore — o di sole o di fulmine — mi mostrerà il tuo volto... io sarò lieto, Maria. — Guarda, Maria, studia il passo, imperciocchè su queste verdi erbe e odorose che tu calchi improvvida ha strisciato il serpente, — e il serpente, lo sai, insidia il piè della femmina da quel giorno in cui una donna chiamata come te, o Maria, gli calpestò la cervice.. ecco la biscia! salvati! — Gran Madre di Dio, ella non mi ascolta! — si compiace nel suo sorriso!... il sergente l'ha affascinata!... ti salverò tuo malgrado... Ahimè! sono ferito! il mio sangue si tramuta in veleno... come mi pesa il cuore! come mi pesa la testa! — Io muoio di sonno...»

E qui si addormenta, e tutto il suo corpo stilla sudore; — poi con piccola voce rispondeva:

«Ti amo tanto, Maria! — non fuggirmi... accostati... io abbisogno di sentirti alitare... se mi ponessero dove non è aria, io mi nudrirei del tuo alito... se dove non è luce, mi scalderei al tuo sguardo, — tu mi saresti il creato; — ma deh! Maria, non amare il Bandino. — In fede di gentiluomo egli non merita il tuo affetto... senti! — Io ho versato il sangue per Fiorenza! — egli trucidò la patria; me benedisse il cielo con un raggio di poesia.... costui è chiuso ad ogni senso di bello... e poi... io dico o lo taccio? — Te lo dirò... io l'ho contemplato fisso più di un'ora... ho partitamente distinto il volto e la persona... mi sono fatto qui nella mente la sua immagine con la tenacità dell'odio, e subito corsi ad uno specchio per paragonarmi con lui; — in verità io lo vinco in bellezza; — egli ha gli occhi smorti, infossati, livida ha la sembianza e truce; — i miei occhi splendono lucidissimi, — ho bianco il colore... l'aspetto benigno... amami dunque; — e se non vuoi amarmi, — sia, — ma non abbandonarmi... a me basta che tu mi tocchi con i tuoi piedi... io porto invidia al pavimento della tua cappella... detesto quasi il tuo libro di orazioni... lui beato! — Senti, io sarò qual più mi vuoi... se mi dirai: piangi, io piangerò con tutte le viscere, perchè sono nato a questo: — se m'imporrai ch'io rida.... ed io mi sforzerò, — riderò, — e sempre terrò riposto un pugnale nel seno per uccidermi quando mi dirai: sgombra da questa terra... — perchè non mi rispondi, Maria? — Dove vai? — Perchè ti allontani? — Chi è colui che ti chiama? — Ah! — s'intrecciano per le braccia... ridono forte.... bisbigliano sommessi... si volgono... si schermiscono... Morte di Dio! Il Bandino! — Maria si allontana col Bandino!»

[Illustrazione: ... e spingere la stoccata nella gola del nemico; insomma gli accorgimenti tutti della scuola italiana,... _Cap. XXI, pag. 465._]

«Questa è cosa che non può durare!» esclamò Dante da Castiglione la sera del 3 aprile del nuovo anno 1531.

I miei lettori sanno i Fiorentini avere il costume di cominciare l'anno il 24 marzo, perchè in quel giorno cade la solennità della incarnazione di Cristo: l'uso d'incominciare l'anno dal gennaio data da epoca assai meno remota a quella che percorre il nostro racconto.

«Questa cosa non può durare!» replicò Dante, «corrono ormai venti giorni dal duello; le sue ferite appaiono rimarginate; — il corpo ha riposato... nè il delirio cessa... forse... Giannozzo!»

Dante si strinse in segreto colloquio con Giannozzo, e dopo pochi momenti, tolto il mantello, che la notte era fredda e piovigginosa, s'incamminò a gran passo verso Parione alla casa della vedova Benintendi.

«Ella è in casa madonna?» domandava il Castiglione alla fante che venne ad aprirgli l'uscio.

«È.»

«Ditele, un cavaliere desidera favellare con lei per cosa onde ne va la morte o la vita.»

«In mal punto veniste, messere; adesso sta rinchiusa in cappella nè vuole essere sturbata nelle sue orazioni.»

«Non importa: andate in ogni modo.»

«Con buona licenza vostra io non andrò, messere.»

«Va, per Dio! e dille Dante da Castiglione instare per vederla... Il caso è grave... io voglio vederla, — intendi?»

La fante obbediva, imperciocchè lo sguardo di Dante, commosso a furore non consigliava a fargli troppa opposizione, — quindi a poco tornava la fante per dirgli, non senza un qualche dispetto, entrasse liberamente.

* * * * *

«Madonna!» favella Dante con quei suoi liberi modi, salutata in prima Maria, «spero mi conoscerete... io mi chiamo Dante... e sono di casa Castigliona.»

«Messere, dei vostri illustri fatti così piena è la fama che...»

«Eh giusto, madonna, si tratta adesso di questo! — Io non lo diceva mica per quello che pensate voi, nè anco per ombra», interruppe Dante, il quale, comunque in campo feroce, nel foro audacissimo, manteneva nei socievoli commerci peritanza virginale, «io lo diceva soltanto per conoscere se voi mi tenevate in concetto di gentiluomo onorato.»

«Onorato! Voi mi parete quanto onore viva al mondo.»

«Bene; — e sopratutto discreto.»

«Io vi venero come padre, se non fosse peccato direi come Dio.»

«Bene via: ora dunque, Madonna, ascoltatemi se volete, non sono troppo destro nell'arte di favellare con femmine; voi mi confondete, — quasi mi fate obbliare la cagione per la quale mi condussi in vostra casa... però, siccome penso essere le vostre parole sincere, io ve ne profferisco col cuore quelle grazie che so e posso maggiori, — e di ciò basta. — Conoscete voi Ludovico Martelli? Se voi nol conoscete, non monta, — egli invece conosce, e più che non gli farebbe di mestieri, voi; — insomma egli sembra preso da svisceratissimo amore per voi, madonna Maria; — già corrono venti giorni dal duello, le sue ferite si rimarginano, ma il suo cuore ha tale una piaga alla quale eccellenza di fisico o virtù di farmaco non giovano; — il più del tempo vaneggia, e voi chiama e voi prega che non lo sprezziate, altri non gli preferiate in amore; ed invero qualora ciò faceste, voi avreste il torto, madonna, perocchè sia il più gentile cavaliere che viva in Italia. — Ora non credete voi che la presenza e parole vostre gli apporterebbero altissimo conforto? Io penso che sì, — e forse varrebbe a fargli deporre quella ostinata voglia di morire che tanto lo assale; — venite dunque, madonna, e per voi sia conservato un difensore alla patria, un amico ai suoi amici, a molti infelici un benefattore, i quali da lui in fuori non hanno sostegno altro su questa terra. — In quanto all'onor vostro non dubitatelo vi giuro in fede di gentiluomo che non solo non iscapiterà, ma acquisterà nuovo pregio; imperciocchè, se a voi piaccia, — rimarrà ad ognuno celata la cortesia vostra, o se venisse per accidente a sapersi, fu ed è sempre nobile ufficio di gentildonna sovvenire senza pregiudizio della sua onestà di pietosa aita un cavaliere prestante.»

«Messere Castiglione, che cosa mai pretendete da me?»

«Nulla, madonna, che a me non paia convenevole al vostro decoro, al giusto consentaneo ed all'onesto; io per me, quando sto in procinto di commettere azione la quale possa essere giudicata diversamente dagli uomini mi pongo una mano sul cuore e mi consiglio da lui; se egli approva, ed io con animo lieto la imprendo, imperciocchè quando l'uomo sta bene con sè, vedrete che gli altri terminano sempre di star bene con lui.»

«Non vi sia grave, messere, attendere per brevi momenti», interruppe Maria; e lasciato Dante soletto, passò in altre stanze.

Dante, rimasto senza compagnia, si pone a passeggiare turbato mormorando: