L'assedio di Firenze

Part 33

Chapter 333,725 wordsPublic domain

«Madonna... compiranno... quattro mesi domani che, standomi io a Roma, dove facevo uffizio di penitenziere nello spedale di Santo Onofrio fondato dalla gloriosa memoria di Papa Lione pei poveri pellegrini del suo paese, certa sera essendomi posto a giacere, nè l'animo mio come presago di qualche sventura potendo rinvenire quiete, all'improvviso intesi battere alla porta ed una voce chiamarmi: padre, affrettatevi: — un cristiano è vicino a trapassare, — venite pei sacramenti. — Mi getto giù dal pagliericcio e seguitando la guida giungo in certe camerette dove solevano chiudersi gli alienati di mente. Quivi da lungo tempo custodivano un infelice giovane travagliato dalla più fiera mania che mai avessero veduto in cotesto luogo di dolore. — Quantunque dal disagio consunto, così ferocemente egli smaniava, tante volte aveva tentato darsi la morte, che lo tenevano legato a mezza vita, ai piedi ed alle mani. — Nei suoi urli salvatici spesso riveniva la querela di un amore tradito, — di una donna perduta, — di un padre morto, e poi rampogne e minacce contro i suoi nemici, contro tutta la specie umana, non senza offendere il cielo di terribili bestemmie... in questo modo continuava, finchè con gli occhi scoppianti fuori della fronte, la bocca spumosa di sangue cadeva rifinito di debolezza. — Dapprima quel suo misero stato mosse compassione, poi curiosità; poi ascoltarono le genti quei suoi stridi furibondi con la indifferenza medesima del canto delle rondini annidate sul tetto dell'ospedale; — perchè se gli uomini ai propri mali si fanno impassibili, agli altrui diventano di pietra. — Io lo trovai con le mani sciolte, con gli occhi velati e nondimeno lieti di un raggio d'intelligenza che tramonta; — seguendo il costume del fuoco, lo spirito prima di abbandonare la sua spoglia mortale raccolse le forze a risplendere anche una volta di luce divina. — Appena ei mi ebbe scorto, chiamatomi a sè con languida voce mi disse: — Padre ascoltate la mia confessione; — io ben mi accorgo avermi un lungo delirio travagliato, — delirio pieno d'immagini terribili, in parte vere, in parte false, — nè saprei dirvi se queste più o meno delle prime terribili; — quello che so troppo bene si è, che hanno consunto il mio corpo e la mia mente costretto a bestemmiare l'Eterno, e di ciò, padre, con tutte le mie viscere mi pento, ed ho fede la mia contrizione e le vostre sante preghiere mi varranno il perdono dal Dio delle misericordie. — Però io ho molto sofferto in questa vita... e certo il dolore non ebbe paragone con le colpe. Io amai, padre, una donna di amore santissimo, — il più profondo, il più puro che mai si accendesse in cuore umano. Lo Spirito Santo ha maledetto l'uomo che confida nell'uomo, — doveva dire nella donna;... ma presso a morte io respingo questi pensieri di odio, come tentazioni del demonio, e mentre supplico e spero Dio mi perdoni, sento che me ne renderei indegno, dov'io le proprie offese non perdonassi. Vagai in contrade remote, — vidi barbare genti, soffersi geli, ardori, di ogni maniera disagi per adunare tesoro e apparecchiare alla mia fidanzata vita copiosa dei beni della fortuna: per darmi colpo più acerbo mi si mostrava il cielo cortese, e quando, dopo un'agonia di anni, delirante di desiderio e di amore, mi ridussi alle case paterne... trovai... oh inferno!... padre, mi assolvete dall'ira... imperciocchè acerba mi percotesse la ferita... trovai la mia fidanzata donna d'altrui. Quello che dopo avvenne io non rammento, — aveva un padre, e non so com'egli mi abbandonasse; — possedeva copia di averi, ed ora non possiedo più nulla: dalla mia acconcia cameretta, desto dal sonno tormentoso, mi trovo in questa sozza caverna con i polsi e i fianchi impiagati, e non mi riesce rammentarmi il come e il quando. — Ah! da quel giorno la mia anima, a mo' di aquila in gabbia ha percosso rabbiosamente la sua carcere mortale per librarsi a regioni meno triste, meno contaminate di tradimenti e di perfidie. — Ora, padre, prendete... ecco uno scritto che nei giorni del nostro amore io ricambiai con lei, e lo vergammo io del mio sangue, ella del suo: — egli contiene una promessa di mantenersi fedele, e dentro vi pose una ciocca dei suoi capelli... ohi i bei capelli, padre, che la mia donna aveva quando l'alito di primavera si dilettava a diffonderli ondeggianti per l'aere! — e vi scongiuro, per quanto possono i preghi di un moribondo, che glieli facciate tenere, o, se fortuna vi mena a Fiorenza, glieli consegnate voi stesso: — e nel punto medesimo le direte che il mio spirito deliro sempre l'ebbe presente, e che tornato appena ai consueti uffici pensò subito a lei e per lei: ditele ch'io le perdono, — che presso a morte le invoco giorni beati, — al tutto diversi da quelli ch'ella mi fece durare, — che domando al cielo non voglia sgomentarla di rimorsi in questa vita, — e scongiuro l'oblio per lei... ed anche per me, onde un giorno davanti al trono dell'Eterno io non abbia a prorompere in voci di accusa contro lei; se pianto di offese cancella dai registri di Dio la ingiuria dell'offensore, ditele che per me la sua pagina sarà trovata bianca al giudizio finale come l'ala del cigno... ditele... ch'io muoio benedicendola... e chiamando... Ma... — Gli chiuse le labbra la morte... io le palpebre. Egli non proferiva intero il nome della donna; però dalla lettera che mi dava e che io vi consegno, madonna, compresi avere inteso favellare di voi. Sopra la povera lapide del suo sepolcro segnai queste poche parole: — Qui dormono le ossa travagliate di Giovanni Bandino! — »

Un grido terribilissimo ingombra, propagandosi, le sale del palazzo, come di persona la quale trafitta nel cuore trasfonda tutta la vita in una voce: — un grido che indusse il passaggero il quale lo sentì per via a recitare _requiem_ per l'anima di chi lo aveva proferito.

Ed in fatti il frate compagno, rimanendone percosso, affacciò la testa alla soglia favellando con parole spedite:

«Per Dio! Se l'avete ammazzata, rompete gl'indugi e ci mettiamo in salvo.»

«Aspetta — e taci», — riprese il frate; e poi si volse a Maria giacente sopra la terra, rigida, — fredda, bianca in sembianza di statua rovesciata dalla sua base, — tratto un pugnale, glielo appuntò sul cuore.

Gli occhi del frate rilucevano di fuoco infernale, il suo volto svelava tremenda esultanza, — famelica bramosia, non altrimenti che fosse uno di quei corpi scomunicati, dalla superstizione greca detti vampiri, i quali nella notte, derelitti gli avelli, irrompono per virtù diabolica nelle stanze più segrete a pascersi col sangue delle persone ch'ebbero care in questa vita.

Ancora un palpito, e la vita di Maria sarà compiuta.

Intanto la donna non bene ancora risensata mormorò a fior di labbra: «O Giovanni!... o Giovanni!... celeste anima e cara...»

Il frate arresta a mezzo colpo la mano; — grosse stille di sudore gli scendono del continuo giù dalla fronte, — ritenta ferirla, e non gli riesce; — la guarda...

Bisognava non essere nato in Italia, avere il cuore chiuso ad ogni senso gentile per disperdere un modello di così divina bellezza: — cadono al frate le braccia, gli sfugge dalle mani il pugnale, e si rimane prostrato come uomo assorto nella contemplazione di quelle sublimi sembianze.

La donna riapre gli occhi, balza in piedi a guisa di furiosa urlando con voci interrotte:

«Traditi! — orribilmente traditi! Padre..., leggete...» E brancolando trova il libro dell'uffizio dei morti, e aperta la fodera interna, ne trasse fuori una lettera, la quale porgendo al frate continuava: «Hanno le mie lacrime quasi cancellato lo scritto, pur vi leggerete il nefando tradimento... leggete.»

E il frate leggeva: «Al magnifico messere Alamanno di Ormannozzo Spini a Fiorenza. Messere Alamanno onorandissimo. Con inestimabile dolore di quanti il conobbero, lasciando grandissimo desiderio di sè è morto in questa città di Siviglia, agli sei del corrente mese di maggio, anno 1526 della salutifera incarnazione del N. S. Gesù Cristo, Giovanni di Pierantonio Bandino di accidente di gocciola per quanto ne assicurano i fisici. Con molta accompagnatura di fraterie e di lumi venne associato al sepolcro nella chiesa di questi reverendi padri di san Domenico, dove gli furono cantate esequie dicevoli alla sua condizione. Fatto il bilancio di quello si trovava a possedere al tempo della sua morte, avemo trovato il valsente tra crediti, danaio, mercanzie in essere e masserizie, di duemila circa fiorini di oro in oro, i quali vi rimetteremo con lettera di cambio sopra la nostra ragione, affinchè li consegniate a messer Pierantonio padre del morto o a chiunque altro sarà dichiarato di diritto. Pregando Dio che vi tenga nella sua santissima guardia, ci raccomandiamo a voi. — Siviglia, li 10 maggio 1526. — Vostri — Lapo e Bindo di Pierfilippo Cambi.»

Il frate alla lettura di cotesto foglio rimane come impietrito; — sospese del tutto in lui le funzioni vitali, pareva che neppure respirasse.

Maria invece quasi furente si era distesa sul pavimento e forte percotendo con ambe le mani la terra gridava:

«Padre, perchè mi hai tradito? — Giuda tradì Cristo, ma se fosse stato suo figliuolo, non lo avrebbe tradito... Uomini, imparate pietà dalle fiere del bosco... qual belva mai generò figliuoli per lacerarli così? E tu, padre, non che lacerarmi, mi hai condannata ad una morte la quale tutti i giorni si rinnovella. — Chi ti dava diritto di rendermi tanto infelice? Io non ti aveva chiesto la vita; bene ti chiesi la morte, — ma poichè il mio morire ti nuoceva, tu fingesti atterrirti come di cosa contro natura. Ella era cosa dunque secondo natura immergermi in questo abisso di dolore? Io però non maledirò la tua cenere, ai tuoi rimorsi non aggiungerò le mie furie; ma vedi, se sopra la terra che ti cuopre il cumulo dei miei affanni io deponessi... oh! quanto ti sembrerebbe più grave! E tu, Vergine Beatissima, ch'io sempre riveriva ed amava, ov'eri allora che sì crudelmente tradivano la tua devota? Se in questo modo chi ti venera proteggi, che farai a cui ti odia? Qual frutto trarranno i mortali, se invece d'invocare il demonio innalzano al cielo le loro preghiere?... — Oh! santa Madre di Dio, abbiate misericordia, — consolate una povera afflitta; io non so quello ch'io mi dica... parmi girare su l'orlo di un precipizio. Padre, pietà! Padre, accostatevi, dacchè il cielo vi manda, udite anche la mia confessione... voi lo vedete, non ho mancato di fede... io... io sono stata tradita.»

Genuflessa la donna abbraccia le ginocchia del frate, e tra i ruvidi lembi della tonaca nasconde la faccia delicata.

«Lo vidi nella cattedrale, mi apparve in mezzo ad una bianca nuvola d'incenso, bello siccome un angiolo, e sospirai, — fu il sospiro primo di amore; uscendo di chiesa lo rividi chinato per dare la elemosina ad un mendico e consolarlo con una parola, la quale meglio della elemosina scende soave di refrigerio sul cuore del misero; — io mi fermai: — egli raddrizzò la vaga persona, — i miei occhi s'incontrarono nei suoi, gli s'infiammarono le guance, vermiglie diventarono le mie; — e da quel punto fummo legati per sempre. Dapprima i parenti si mostrarono avversi, non per viltà di sangue, ch'egli pur nacque di gentile lignaggio, sibbene per pochezza di averi, — e anche a lui increbbe non potermi offerire magnifico stato: ci fidanzammo con solenni giuramenti, e partì in cerca di ventura. Invano presaga del futuro io gli diceva: Rimanti, quello che possiedi basta ai miei desiderii; forse mi sembrerai più bello o più ti amerò io vestito di abiti soppannati di vaio con cinti e catenelle di oro? — Non mi badarono, e partì: — Voi avventuroso, padre mio, che le passioni umane sentite come onda di mare che percuota le pareti dei vostri monasteri; — ignaro dei nostri errori, non vi dirò come, partendo il mio Giovanni, mi paresse trovarmi abbandonata in una via senza principio e senza fine; — camminava sola, imperciocchè nel creato lui soltanto io vedessi. — Tacerò la serie infinita delle angosce che non hanno nome, sebbene abbiano punta; — il bel cielo di Fiorenza mi pesava sull'anima. Ah! l'occhio lieto ed il sole si ricambiano il raggio a guisa di due amici che si amino, ma l'occhio doloroso lo aborre; — l'amarezza segna con una tacca sul cuore i giorni consumati nell'ansietà. In prima qualche lettera rara venne a confortarmi; — quindi cessano affatto! Verso cotesti tempi incominciò a prendere domestichezza con la mia casa Nicolò Benintendi: — mille profferte di amore uscirono dalla bocca di lui, ed io non le udiva, essendo il mio spirito con Giovanni. Ben si mossero da Nicolò e da' miei caldissime istanze, quotidianamente rinnovate, ond'io fossi contenta di averlo per mio sposo: alle quali parole, come se non fossero discorse per me, sorrideva; qualunque argomento riuscì invano, ogni tentativo venne meno. — Un giorno.... giorno d'infamia.. nel quale un padre non aborrì rompere il cuore della figlia... egli.., mio padre, con sembianza mesta, non senza prima allargarsi in discorsi intorno alla necessità di rassegnarci ai divini voleri... mi mostrò cotesta lettera. Crudelmente pietosa, la povera madre mia, ingannata pur ella, mi salvava la vita;... dopo molti mesi potei sollevare il fianco infermo...; nella contesa tra l'angoscia e la natura, la natura prevalse... e sopravvissi. Adesso ricomincia l'assedio; mi dissero il padre mio, per mala fortuna incontrata nel traffico, sul punto di fallire, con molte lacrime mi presentarono la chiarezza della famiglia avvilita e un nobil vecchio condotto a gran vergogna in Mercato Nuovo a ricevere lo strazio dagli statuti decretato ai falliti[173]; non risparmiarono già affacciarmi alla mente gli schiamazzi della plebe, la gravità dell'infamia, il padre moribondo per l'atto obbrobrioso, — e per altra parte avrebbe tanta iattura riparato il Benintendi, quando io avessi consentito a tôrlo in isposo; non che altro, la voce del sangue volere da me questo sacrifizio; ben volontieri mio padre avrebbe data la vita, per conservarla non si sarebbe veduto supplicare i figliuoli; ma se poteva sostenere la morte, non potere la infamia: — e non rifuggirono dal chiamare in soccorso la religione, chè il confessore assicuravano sarei certamente andata perduta, se potendo, non avessi in tanto estremo soccorso i genitori — avere i giuramenti al Bandino sciolti la morte. La esitanza della sconsolata tennero per consenso, mi condussero alla chiesa... Qui mi parve le statue dei santi aprissero le labbra di pietra per rampognarmi la mia infedeltà, — le ossa dei morti si commovessero sotto il pavimento, — la cupola tenebrosa del duomo mi si rovinasse sul capo. — Mi percosse uno strido... Santa Vergine! avrei giurato fosse quello del mio diletto Bandino... poi nè intesi... nè vidi più nulla; — risensando all'aria aperta, una schiera di uomini e di donne, secondo il costume del paese, mi facevano il _serraglio_, impedendomi l'andare, se io prima non dava loro i soliti doni. La mia anima impaurita immaginò fossero spettri che mi si aggirassero attorno e mi chiedessero la vita; ond'io tolta fuori di me gridai più volte: — Prendetela, oh! prendetela... è mia amica la morte. — Il mio marito mi amò di breve affetto: forse quando mi ricercò sposa con tanto ardore non lo mosse alta passione, piuttosto impeto di giovanile desiderio: — forse anche gl'increbbe la moglie sempre lacrimosa e che non lo amava e non può amarlo. — O padre mio, io ho durato e tuttavia duro una molto tremenda battaglia qui dentro; — sento che dovrei dimenticarmi il caro defunto, ma non oso domandare al cielo la grazia che mi ucciderebbe di certo, — quella di obliarlo. Troppo prepotente impera la sua immagine nel cuor mio, — egli solo accelera o sospende il sussulto dei polsi... egli posa meco nel talamo nuziale, e la sua testa si pone terribile tra il mio marito e me; se mi prostro davanti al Crocifisso e lo prego di pace all'anima stanca, ecco che il Cristo si veste delle sembianze di lui... del mio Giovanni e parla... e dice: — Vedi quanto soffro per te! — Padre... vedete... tanto mi s'insinua nel sangue la contemplazione dell'infelice amante... che... ora... in questo punto mi sembra... padre... voi abbiate il suo sguardo... la sua fronte... la...»

«Donna, e se il cielo ti rendesse Giovanni lo seguiresti, abbandonata la tua casa maritale?...»

«Oh! non lo dite; il sepolcro non lasciò mai la sua preda.»

«Ma, se te lo rendesse?...»

«Pietà, padre! misericordia! Sovente il mio povero intelletto vacilla su l'orlo della follia, — non vogliate precipitarvelo a forza... io... io divento folle, se aggiungete parola.»

E il frate, gettate a terra la cocolla e la finta barba, comparve, qual era un cavaliere notabile per egregie forme del corpo.

«Donna, la tua fede ha vinto; la morte...; ecco il cielo ti rende Giovanni Bandino.»

Maria, spiccando un balzo, fugge nell'angolo più remoto della cappella, e quivi rannicchiata si coprendo la faccia esclama:

«Gran Madre di Dio, salvatemi da questa illusione del demonio.»

«Stolta!» proruppe il Bandino accostandosi a lei, e toltele a forza le mani dagli occhi, se le poneva sul petto aggiungendo:

«Ti paio spirito io? ti sembra egli morto il cuore che palpita così? Dalla feroce ira che m'invade le membra, dall'odio intenso che gli occhi mi riempie di sangue, dal tremendo anelito non mi conosci vivo?...»

«Vivo!... sì... oh tu sei vivo davvero.»

E cieca della mente, mal sapendo quello si dicesse o facesse gli si abbandona nelle braccia, baciandolo smaniosa per le mani, pel seno e pel volto.

«Mi ami, Maria?»

«Più di me... più di Dio!»

Ah.... Ora dunque vieni... non ci fermiamo un momento in queste pareti abominate; — sopra il limitare delle porte della nostra città noi ci scuoteremo la polvere dei sandali, dall'anima ogni affetto che non sia lo scambievole nostro amore: — dimentichiamo per non esecrare, — fuggiamo per non uccidere...»

«Ma! dimmi, Giovanni, dove mi meni? E donde vieni?»

«Che importa a te sapere donde vengo o dove io vado? non sono io tutto per te? — Questo però sappi che, se vivo mi sospettassero in queste mura, la mia testa penderebbe domani dalle finestre del palazzo dei Signori.»

«Oh! non dirlo.» E con ambo le mani la donna avvinghiava il collo del cavaliere, quasi per salvarlo dal taglio della scure.

«Vieni dunque...»

«Verrò...»

«Esiti forse?»

«Verrò...»

«E non ti muovi! Ti penti già avermi detto che mi ami?» grida battendo del piede la terra il Bandino.

«Oh! non isdegnarti, Giovanni... eccomi... però...» Maria la fronte si tocca e il seno: «Mi sembra essermi dimenticata qualche cosa, di cui non posso risovvenirmi adesso, e che pure mi stava fitta qui nel capo e nel cuore, — qualche cosa che mi era ben cara e che tu mi hai fatto porre in oblio...»

«Maria!» si udiva chiamare dalle stanze interne una voce fioca per età, «la tua figliuola si è desta, vieni a racchetarla che piange.»

«Ahi! me n'era dimenticata... La figlia...»

«Figlia... di chi?»

«La mia figliuola.»

«Del Benintendi è figlia!» con urlo spaventevole replica il Bandino, — e fa con la destra cenno, come se, afferrata la creatura pei piedi, intendesse spezzarle il capo alla parete.

La madre per istinto comprese quel truce cenno e si scagliò traverso la porta, dove accesa nel volto i muscoli della gola gonfi, guardando torta:

«Addietro!» gridò! «addietro! o ti straccio co' denti... addietro, o ti sbrano»; poi all'improvviso vacillando si prostra, tende le braccia al cavaliere e gli si raccomanda: «Giovanni mio, io l'ho generata; — nove mesi la tenni nel mio seno; con molte angosce l'ho partorita... io l'amo... io l'amo quanto te; — la prima parola che proferì fu Maria, — la seconda Giovanni;... ella ti ama... ella ti aspetta come un amico lontano... non farle male, via... non me la uccidere... potrei io mai più baciarti le mani, se tu le bagnassi nel sangue della mia figliuola?»

«Viva, — ma lasciala: io non potrei vederla senza che il sangue mi ribollisse nelle vene; — lasciala e seguimi.»

«Ma che! il calice del dolore è senza fondo per me?» esclama angosciosamente Maria levando al cielo le braccia; «come abbandonare una figliuola che piange?»

«Madre, — figlia, marito — ed amante... conservare tutto non puoi; — un cuore devi pur calpestare, un vincolo sciogliere... rompere un affetto... tra questi scegli: — io qui mi sto silenzioso ad aspettare la scelta.»

La donna, traboccando giù sopra la sedia, con voce cupa proferisce queste parole:

«Il mio cuore si rompe...»

La fantesca, la quale dai pianti e dai gridi aveva in parte argomentato il mistero, prorompe di repente nella cappella dicendo:

«Madonna! — messere Nicolò con molta accompagnatura di cavalieri viene su per le scale del palazzo.»

Maria dal nuovo pericolo commossa sorge, e guardando il Bandino, lo chiama con voce amorosa:

«Giovanni!»

Il Bandino con le mani sotto le ascelle rimane immobile senza darle risposta.

«Giovanni, per l'amore di Dio... nasconditi... parti...»

«Anzi starò: — egli mi deve la vita,»

«E i cavalieri che lo accompagnano?»

«Faranno testimonianza ch'io mi comporterò lealmente, quando, strappatogli il cuore, glielo batterò sulle guancie.»

«E poi chi ti salva della Quarantia e dal carnefice?»

«Questo!»

E le mostrò il pugnale.

«Oh Vergine! — E la mia fama, Giovanni!»

Intanto si ascolta lo strepito dei passi dei cavalieri e il rumore confuso delle voci gioiose. Il compagno del Bandino entra pur egli nella cappella e trema come uomo che si accosti alla sua ultima ora.

* * * * *

«Messeri, io vi accerto che voi non riuscirete: mi duole dirvelo, ma gitterete tempo e parole...» — così si udiva favellare Nicolò Benintendi, marito di Maria, dalla prossima sala.

«Con pace vostra, messere Nicolò, non vi abbiamo fede; — noi la sappiamo sopra ogni altra gentildonna della città nostra cortese, — nè vorrà negare alla sua amica la grazia di tenerle il pargolo al sacro fonte...»

E molte voci rispondevano: «No, certo; troppo grande villania sarebbe questa.»

Il Bandino, levati gli occhi al cielo in atto di minaccia, sospira profondo e favella:

«Ah! questa è la prima volta che deliberai nel mio pensiero la morte di un uomo e non lo uccisi; — cosa differita non va perduta.»

Così parlando insieme col compagno si ritrasse oltre i balaustri, ed abbassate le tende si nascose.

Entrano clamorosi nella cappella Nicolò Benintendi e i suoi compagni; loro apparisce davanti la povera Maria distesa sopra la terra, suffuso il volto del pallore della morte, per le tempie e pel corpo intrisa di sangue che le spicciava da un'ampia ferita fattasi cadendo nella testa: onde vinti da pietà e da terrore proruppero in altissimo grido.

Nicolò piegando le ginocchia a terra le toccò le tempie e i polsi, e li trovando freddi, senza palpito, rivolto ai cavalieri, non troppo sgomento, parlò:

«Signori, voi veniste per menare la mia donna al corteo di un battesimo, — ora io vi prego ad aiutarmi per _associarla_ alla sepoltura.»

CAPITOLO DECIMOTERZO

L'ASSALTO NOTTURNO

Atti orrendi da dir colà giù dove Placido scorre il bel vostro Arno io vidi. Forse d'altro uom giammai non visti altrove.

ANNIB. BENTIVOGLIO. _Sat._