# L'arte di prender marito

## Part 9

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Nel contrasto dei gusti, delle idee, dell'ordinamento della famiglia, cedi sempre nelle piccole cose per poter insistere nelle grandi.

La contraddizione perpetua, anche se nella più parte dei casi è ragionevole, è una ruggine, che corrode l'amore e lo consuma.

Se vuoi saper volere nelle questioni, che toccano la tua dignità o l'educazione dei tuoi figli, devi essere accondiscendente e cedevole in tutte quelle cose di poca importanza, che riguardano il vestire, la cucina, le relazioni con persone indifferenti.

* * *

Quando vuoi (e ne hai tanto diritto quanto lui), la tua volontà deve appoggiarsi alla ragione, non mai al puntiglio.

* * *

E volendo, adopera le forme più soavi del desiderio, e il condizionale più spesso dell'indicativo presente.

L'uomo è così abituato a comandare, è così pieno e convinto del suo diritto di padrone, che si ribella al _voglio_ e cede al _vorrei_: s'impenna al _farai_, e ubbidisce al _non ti pare?_

Questa è diplomazia ed è sapienza: è politica, ma è anche virtù.

Nelle più difficili intraprese, quando devi persuadere tuo marito a far cosa giusta, ma che non gli garba, devi piegare parole e cose, in modo che gli sembri di voler egli stesso ciò che tu desideri da lui.

Un marito di mia conoscenza si vantava di avere una moglie, che lo assecondava in tutto e non lo contraddiceva mai, nè nelle grandi, nè nelle piccole cose.

E invece era sempre lei che voleva, e, per fortuna della famiglia, voleva sempre cose giuste e buone; ma dal suo dizionario aveva cancellato il verbo volere e il verbo comandare. Erano per lei vocaboli affatto inutili e li credeva anche pericolosi.

Invece le donne, che li hanno sempre sulle labbra, non riescono mai a volere e a comandare, e si rassegnano brontolando a una schiavitù, che le umilia e le disonora.

L'uomo maschio è un animale feroce, ma che si ammansa colle carezze, coi baci, colle parolette soavi. Si ribella e mostra i denti a chi alza la voce o lo picchia. Anche i leoni si domano col latte più che colle busse.

* * *

Tu adori tua madre, e tua madre è una santa, che non è vissuta che per me e i suoi figliuoli; ma quando piglierai marito, tu devi viver sola con lui.

Ti auguro, che tu possa fondare il nuovo alveare accanto all'antico, a quello dove sei nata; ma in ogni modo nè tu in casa dei tuoi suoceri, nè tuo marito in casa di tua madre.

Il tuo fidanzato, nelle ore di estasi, quando tutto il cuore si affoga nel miele degli affetti più dolci e più generosi, di certo ti proporrà di non separarti dalla tua mamma.

Non accettare quel dono, ch'egli sarebbe il primo a rimpiangere.

Non è invano, che i proverbii e la commedia e la satira hanno sempre perseguitato col loro umorismo, coi loro sarcasmi il suocero e la suocera.

Quei proverbii, quelle sferzate sono il succo di una secolare esperienza.

So anch'io, che vi sono famiglie patriarcali, dove un nido si appoggia sull'altro in un'unica atmosfera di quieta beatitudine.

Son rare eccezioni, che fanno grande onore all'umanità, ma sono eccezioni e son rare, e quando si applica il calcolo di probabilità all'arte della vita, si deve sempre fondarlo sulle medie e sulla maggioranza.

Son troppe le ragioni di dissidio, di contrasti, son troppi gli attriti di gelosia, di influenze, di invidie fra suocera e genero, perchè i loro rapporti possano mantenersi in un cielo perpetuamente sereno.

Non metter mai tuo marito nel triste dilemma di offender tua madre o di darti torto.

Amatevi da lontano invece di odiarvi da vicino. Siate cortesi fra di voi e tu sii coi tuoi suoceri, coi tuoi cognati, con tutti i membri della nuova famiglia di un'amorevolezza piena di riguardi; senza buttarti ai nuovi affetti con prorompente imprudenza.

È meglio metter da parte qualche tenerezza di riserva, nel caso in cui la meritassero. Farsi invece restituire una parte di ciò che si è dato, è cosa dura e amara e semina rancori e pentimenti per l'avvenire.

* * *

Non andare in collera, figliola mia adorata, se sento il bisogno di darti anche questo consiglio:

_Non dir mai una sola, la più piccola delle bugie a tuo marito_.

Ti so sincera, ti so incapace di mentire, ma la nuova tua posizione, complicando d'assai i tuoi rapporti cogli uomini e colle cose, ti porrà spesso davanti a questo crudele dilemma:

O dire una bugia.

O dare un dispiacere a chi si ama.

Il più delle donne davanti a questo bivio, novanta volte su cento dicono la bugia.

E la dicono in casi meno difficili, soltanto per paura di esser sgridate o di doversi difendere e giustificare o di dover dare lunghe e intricate spiegazioni.

Alessandro tagliò il nodo famoso colla sciabola e il suo taglio attraversò i secoli, celebrato e immortale.

Le donne ogni giorno tagliano i piccoli nodi che si formano tra le mani, nel dipanare l'intricata matassa della vita, con quella piccola spada, che hanno sempre in tasca, sul tavolino, in letto, da pertutto; e che si chiama _bugia_.

Emma, non mentire mai a tuo marito!

Qualunque sia il dilemma, che ti si para dinanzi, qualunque sia il nodo che ti si forma fra le dita, non scioglierlo mai colla menzogna.

Sarai degna della tua stima, e tuo marito ti metterà sopra un piedestallo così alto, da potersi dire un altare.

Un uomo può esser fiero di avere una moglie giovane e bella, di sentirla lodare da tutti per la sua coltura, per il suo spirito; di nessuna cosa sarà tanto orgoglioso, come di poter dire:

--_Mia moglie non sa mentire_.

In questo secolo tartufo, in cui le esigenze estetiche e morali impongono ogni giorno all'uomo virtù che non ha, in cui la menzogna ci avviluppa e ci ravvolge dal capo ai piedi, come una ragnatela bavosa, che al passeggiare in una vigna abbandonata ci si appiccica schifosa e fetente alla faccia; il conoscere un poggio alto e sereno, dove non giunga la bugia e il poter rifugiarvisi fidenti e sicuri, è tale una grandezza, tale una letizia per l'anima da bastare a farci benedire la vita.

Il bottegaio ci avvelena colle sue falsificazioni, il medico ci inganna colla sua pietà; i bassi ci adulano per averne favori, e gli alti ci promettono protezione col labbro, dimenticandoci subito nel pensiero. In chiesa vediamo molti prostrati, pochi credenti; nel Parlamento udiamo molte parole patriotiche, vediamo ben pochi sagrifizii; nelle famiglie intorno a noi quanti tradimenti e quante simonie!

Vi è però in tutto questo deserto un'oasi sempre verde, dove nell'erba non v'è serpenti, sui cespugli di rose non vi son spine, dove l'ape non ha pungolo e il cielo non conosce nubi; e quest'oasi è l'anima della nostra moglie.

Là ci rifugiamo fidenti e sicuri per sentirci udire un _sì_ che è sempre _sì_, un _no_ che è sempre _no_. Là su quella pietra di paragone portiamo il falso oro, le false gemme, per sapere cosa sono e cosa valgono: là portiamo tutte le piccole e grandi ipocrisie della vita per vederle sfumare nell'aria come una pagliuzza, che arde e si consuma sotto i raggi concentrati del sole.

Ah quanto bene fa all'anima il rifugiarsi in un cuore sincero, francamente, coraggiosamente e sempre sincero! Come ci si allarga il petto, come i polmoni assorbono avidi quell'aria fresca, tonica inebbriante della verità sicura. Come ci sentiamo consolati di esser uomini e fieri, che una di queste rare creature adamantine sia nostra, tutta nostra!

Qualcosa di simile si prova quando, dopo aver respirato per molti giorni l'aria umida, palustre, fangosa della pianura del Gange si sale sull'altipiano dell'Imalaia; bruciando tutti i miasmi, lavandoci dai brividi della febbre e dall'afa dei pigri letarghi.

* * *

Se tutte le donne sapessero l'onnipotenza della sincerità, rinunzierebbero subito alle scappatoie meschine delle piccole bugie e alla tattica delle grandi e ingegnose menzogne.

Le donne mentiscono spesso e mentiscono bene; ma non vi è arte che basti, per tenebrosa e fine che essa sia, che valga a renderle infallibili.

Or bene, una sola menzogna mal riuscita ti fa perdere il frutto di tutte le altre fortunate. Da quel giorno, tutta la sincerità è inutile, ogni affermazione è dubbia; accanto ad ogni _sì_ e ad ogni _no_ tuo marito mette un punto d'interrogazione. Tu hai perduta per sempre la tua santità, hai profanato il tempio, in cui il tuo compagno ti aveva collocato.

Non si è vergini che una volta sola nella vita. Tu colla prima menzogna perdi quell'altra verginità forse più preziosa, che ti dichiara incapace di mentire.

Tu porterai a tuo marito tutta una corona di fiori: la tua giovinezza, la tua bellezza, le tue grazie; ma pur troppo l'uno dopo l'altro questi fiori avvizziranno. Ma se fra quei fiori avrai intrecciato anche la sincerità, questa rimarrà fino all'ultimo respiro sempre fresca e sempre profumata, e tuo marito alzerà il capo superbo ad ogni volta, che davanti a tutti potrà dire: _Lo ha detto lei!_ sinonimo di verità indiscutibile, sinonimo di un dogma, che non ha nè può avere miscredenti.

E credilo, gli occhi suoi si inumidiranno di tenerezza, quando egli aggiungerà, quasi a conferma delle prime parole:

_Mia moglie non ha mai mentito!_

* * *

Il tuo sposo ti giurerà eterno amore e tu giurerai a lui amore eterno. L'eternità non è soltanto di Dio, ma di tutte le labbra degli innamorati.

Lo ha detto anche il Gautier:

_Toute grande passion a la pretention d'être éternelle, et il est fort commode de se donner les bénéfices de cette eternité sans en supporter les inconvenients._

Ma invece ogni affetto, per forte e sincero e fido che sia, deve attraversare i tre stadii, pei quali passa inesorabilmente ogni cosa viva e che alla vita appartiene.

_Nascere, crescere e morire._

Quanto al morire ammetto con te, che il tuo amore morirà, ma con te, e che l'amore di tuo marito non tramonterà che col tramonto della sua vita.

Ma, c'è un _ma_. Quanto al crescere, sarà un movimento continuato, come tu forse te lo immagini, o avrà le sue soste, le sue intermittenze?

Di queste due cose la vera è la seconda. In ogni amore vi è un periodo, in cui il nostro cuore e quello della persona amata han dato quanto potevan dare e al disopra dell'umano non vi è che il divino, creato dalla nostra fantasia e dalla sete dei superlativi.

Siccome però il crescere dell'amore è la sua cosa più bella, dobbiamo far di tutto perchè il crescere sia lento, lentissimo, e duri molto, moltissimo.

Lo stesso Gautier ha detto che, _en amour comme en poésie rester au même point c'est reculer_, e benchè non sia questa tutta la verità, vi è però dentro una grande verità.

Dunque tu devi fare in modo, che di quando in quando, per salute o per affari ti lasci sola; ed egli rimanga solo.

Non seguirlo da per tutto e sempre, nè vantarti mai di non poter stare un giorno solo senza di lui.

Credo che soffrirai della sua assenza e che anch'egli dividerà il tuo dolore; ma saranno due dolori, che prepareranno gioie infinite per voi.

Dopo un lungo digiuno ogni cibo ci sembra squisito; dopo una lunga sete ogni acqua ci par deliziosa.

Conviene che di quando in quando proviate la sete dei vostri baci, la fame delle vostre carezze.

È questo il modo più sicuro per conservare l'amore allo stesso stato di tensione deliziosa; ed io, che ho sempre adorato tua madre e morirò adorandola, fino dal primo anno del nostro matrimonio, mi allontanai da lei per otto o dieci giorni, e fino ad oggi, or con un pretesto ed ora con un altro, ho sempre seguito la stessa abitudine.

Ad ogni assenza teneva dietro una nuova luna di miele, e fino ad ora credo, che il nostro amore è sempre nel periodo del crescere.

* * *

Il desiderio è la pianta da cui nascono tutte le gioie della vita; finchè la manterremo viva e la coltiveremo con intelletto d'amore, noi saremo sicuri di raccoglierne sempre i frutti.

Invece i più fra gli uomini fanno come i selvaggi, che per non aver la fatica di coltivar la pianta o di arrampicarsi sopra di essa per averne i frutti, con un colpo di ascia buttan giù l'albero.

E così facciamo noi, quando in una volta sola soddisfacciamo a tutti i desideri, uccidendo la pianta che deve darci la gioia.

Quando tu sarai sposa da qualche mese, capirai tutta l'importanza di questo mio consiglio, che basta da solo ad assicurare le gioie sempiterne nel nido domestico.

In certe cose non dir sempre di _sì_ a tuo marito.

Fa come certi mercanti, che scrivono sulla loro bottega:

_Oggi non si fa credenza, domani sì_.

E tu a certe domande rispondigli:

--Oggi no, mio caro, domani forse....

E fa che il domani divenga un posdomani e un futuro remoto.... forse eterno.

Tu devi aver sempre per lui qualcosa da dare, e invece l'amore, che è spensierato e folle, ti suggerirà forse di dar tutto oggi e subito ed è anche per questo, che il più degli amori ha vita così breve e fragile.

* * *

Mi ricorderò sempre, che in una conversazione, a cui prendevano parte uomini vecchi e giovani e donne belle e letterati e scienziati, tutto un mazzo di carissime persone, si lamentava che i fiori, che sono tra le cose più belle di questo mondo, durassero così poco.

Una signora sentimentale esclamò:

--I fiori son come l'amore....

Un'altra più seria e ottima moglie e ottima madre di famiglia soggiunse:

--Non tutti i fiori, nè tutti gli amori sono fragili e caduchi.

Perfettamente, disse un professore di botanica:

--Vi sono fiori di orchidee che durano mesi sullo stelo e anche recisi son freschi per settimane.... E i sempiterni poi col loro nome dicono la loro durata.

_La sentimentale_. S'intende sempre parlare dei fiori in generale, e non delle eccezioni.

_Il botanico_. Anche i fiori comuni si possono conservare indefinitamente con qualche artifizio, e chi è stato a Berlino o in Scandinavia deve aver ammirato fra vetri e vetri delle finestre mazzi stupendi di fiori imbalsamati, coi loro vaghi colori.

_La sentimentale_. Sempre roba imbalsamata....

_Un'altra_. Vorrei sapere però, come si possono imbalsamare gli amori, per serbarli sempre freschi e coloriti.

_Il botanico_. Coll'acido fenico, col sublimato corrosivo... colle pomate arsenicali....

Qui un coro di grida d'orrore venuto da ogni parte coperse la voce dell'oratore.

--Puah! Orrore! Che bestemmia!... Già questi scienziati son sempre materialisti, brutali, insopportabili.... Morte alla scienza!...

Un professore di psicologia, che aveva fino allora taciuto e che si accontentava di guardare le belle signore, modestamente fece osservare, che il botanico non aveva detto alcuna bestemmia, non aveva profanato nè punto nè poco il sublime sentimento dell'amore; perchè anche gli affetti subiscono le influenze esterne e interne e possono per virtù di esse crescere, diminuire, risorgere o morire del tutto. Quindi, anche per l'amore (concludeva egli) vi devono essere delle forze, che lo aiutano a vivere, che lo conservano, che gli concedono una insolita longevità.... Tutto sta a trovarle e a saperle adoperare sapientemente.

_La sentimentale_. Vorrei un po' sapere che cosa conserva l'amore.

_Il psicologo_. Per esempio la fedeltà dei due che si amano.

_La sentimentale_. Questo è un vero e proprio circolo vizioso. Se si serbano fedeli è perchè continuano ad amarsi, e allora non c'è bisogno di alcun antisettico.

_Un'altra_.... Il miglior conservatore dell'amore è la gelosia.

_Un'altra_ (maliziosamente). No, è l'abilità di far sperar sempre e di non conceder mai.

_La sentimentale_. Davvero? Questo mezzo mi sembra il miglior modo per uccidere l'amore di morte violenta.

_Un'altra_. Credo che ciò non faccia grande onore al nostro sesso, ma l'ottimo degli antisettici in amore è la civetteria.

_Un'altra_. Bravissima! Soprattutto non lasciarsi veder mai spettinata o mal vestita.

_Un'altra_. E tener sempre alto il biscottino, che si vuol dare. Non avete veduto come i cagnolini si alzano sui piedi di dietro e stanno lungamente in una posizione incomodissima, quando si offre loro a quel modo un bocconcino ghiotto?

Quasi tutte le signore presenti a quel convegno avevano parlato: soltanto una, la più vecchia, aveva sempre taciuto.

Era vecchia, ma pretendeva ancora di esser giovane, e cogli artifizii della sarta, del profumiere e del tintore riusciva a lottare con qualche successo nelle penombre dei salotti mal illuminati.

Battè due o tre volte il ventaglio sul tavolino, quasi volesse chiamar l'attenzione di tutti su ciò che stava per dire: nè contenta di questo, aspettando il silenzio generale, si gargarizzò la gola con due o tre colpi di tosse, poi dall'alto esclamò:

--Signori e signore; non so che cosa debbano fare gli uomini per conservare il nostro amore. È cosa che li riguarda ed io non me ne curo. So però ciò che noi dobbiamo fare per tenerli sempre inginocchiati ai nostri piedi....--

E tacque.

Siccome il fine del discorso però non veniva mai, da varie parti della sala sorsero domande impazienti:

--Che cosa è dunque per voi il miglior antisettico dell'amore?

Nuova pausa, nuovo batter del ventaglio, e poi dall'alto, anzi dall'altissimo:

--_Il disprezzo!_

Allora un vecchio venerando, che non aveva mai parlato, che aveva soltanto sorriso d'un sorriso volteriano a tutte quelle contese; un vecchio, che non era professore di psicologia, ma aveva sempre studiato uomini e donne con grande amore e grandissima indulgenza, disse:

--Mi permettete di dire anche la mia? Se non altro ho vissuto più lungamente di voi tutti e ho veduto più uomini e più donne di tutti voi....

--Sì, sì, fuori l'antisettico migliore....

--L'ottimo fra tutti i preservativi dell'amore, o signore amabilissime e riveriti signori.... è, è....

--È, è?

--_È il pudore!_

Tutti e tutte tacquero; chi per sorpresa, chi per subitanei ricordi di un passato già molto lontano, chi per il dolore di non capire....

* * *

Eppure, figliuola mia, quel vecchio era il solo fra tutti ad aver ragione, e quando tu sarai moglie e da qualche tempo, gli darai ragione.

PARTE TERZA.

LA CONCLUSIONE DEL LIBRO.

Questo mio libro non è un romanzo e neppure un trattato sociologico o psicologico; ma è per lo meno un libro; perchè ha un frontispizio e un indice, perchè è diviso in varii capitoli; perchè ha un autore che l'ha scritto, e un editore, che ha voluto fargli da padrino, e perchè spera di avere dei lettori e soprattutto delle lettrici.

Ma questo libro non sarebbe un libro, se non avesse una conclusione, e questa ve la dico in due parole:

Emma, dopo aver sentito l'amica e dopo aver letto e riletto e spesso bagnato colle sue lagrime il manoscritto del babbo, sposò l'ingegner Rinaldini.

Ed io che la conosco, posso anche dirvi che ha fatto bene, perche è molto felice, e la sua felicità è di quelle che durano fino all'ultimo respiro.

FINE.

INDICE

PARTE PRIMA. _IL RACCONTO._

CAPITOLO I. La bambina diventa donna Pag. 3

CAPITOLO II. Libri e fantasmi.--Sogni e realtà 9

CAPITOLO III. Il primo amore 20

CAPITOLO IV. La corrispondenza continua.--Compaiono sull'orizzonte due altri pretendenti al cuore di Emma 39

CAPITOLO V. Il dilemma, anzi il trilemma.--La fanciulla si consulta con un'amica e colla mamma. 55

PARTE SECONDA. _IL MANOSCRITTO DEL BABBO._

I. Consigli di un babbo alla sua figliuola per la scelta del marito 71

Il marito tiranno 77 Il marito debole 84 Il marito geloso 94 Il marito brontolone 102 Il marito avaro 110 Il marito libertino 119 Il marito stupido 128 Il marito fannullone 137

II. Le professioni rispetto alla felicità nel matrimonio 147

Il marito negoziante 155 Il marito banchiere 160 Il marito industriale 166 Il marito proprietario 169 Il marito artista 172 Il marito ingegnere 176 Il marito medico 179 Il marito avvocato 186 Il marito letterato 191 Il marito scienziato 195 Il marito politico 199 Il marito militare 203

III. Altri consigli del babbo a sua figlia nella scelta del marito 207

IV. Frammento di un codice di diplomazia matrimoniale 228

PARTE TERZA.

La conclusione del libro 257

End of Project Gutenberg's L'arte di prender marito, by Paolo Mantegazza

