Part 8
ROB.--Uno dei più grandi peccatori ai cospetto di Dio, a cui queste pie e devote persone hanno voluto affidare i tesori della loro carità perchè sieno versati come rugiada benefica sugli orfanelli affidati alla mia custodia (_scuotendo il bossolo e facendo suonare le monete_). La voce che esce da questo bossolo è il gemito, la preghiera, la benedizione di mille cuori innocenti... Se qualcun altro--se lei, egregio signore--vorrà aggiungere il suo obolo... alla copiosa messe qui raccolta....
COMISS. (_deponendo una moneta nel bossolo_) Prendete... e perdonate... se nella mia qualità di impiegato governativo non posso offrire di più.
ROB.--Grazie! permettete che io esclami collʼEvangelista; _Et nunc dimitte servum tuum in pace, quia mirabilia fecit Dominus!_--Signore... signori... la mia missione è compiuta...! Se ho ben compreso (_accennando al commissario_) questo integerrimo non meno che caritatevole rappresentante dellʼautorità secolare deve compiere in questa sala una delicata ma forse necessaria formalità. Persuaso che la mia presenza potrebbe incagliare il regolare andamento della procedura, io bramarei, col buon permesso dellʼegregio signor comissario, di ritirarmi e tornare ai miei uffici.
COMISS.--Mi farò un onore di accompagnarla io stesso fino allʼanticamera....
ROB.--Troppe grazie!... obbligatissimo! (_volgendosi ai circostanti_) _Benedictio Dei patris_... (_sottovoce a Deianira_) Prudenza e discrezione! (_forte_) _super vos et super filios vestros per omnia sæcula sæculorum_! (_esce col comissario_).
UN SIGN. (_al vicino_) Qui cʼè del bujo....
DEIAN. (_sottovoce a Frontino_) In ogni caso, non comprometterci...!
FRONT.--Se potessi svignarmela...!
COMISS. (_tornando in scena con due guardie e indirizzandosi a Frontino_) Signore, voi siete in arresto!....
FRONT.--Ma... io!... qui certo vi è un equivoco!
COMISS.--Meno ciarle! (_ad una guardia_) Assicuratevi di lui! (_volgendosi ai circostanti_) La signora baronessa vorrà bene introdurmi neʼ suoi appartamenti, onde io veda se per avventura vi si nasconda qualche persona sospetta. Quanto agli altri la consegna è levata; chi vuoi uscire è padrone.
(_Deianira e il comissario escono dalla porta a sinistra. Frontino rimane nel fondo della scena, custodito da una guardia di polizia_).
GIAC. (_da sè_) Non so... se a me convenga seguirla....
UN SIGN. (_ad una signora_) Dammi il braccio, Fifina...! Usciamo prima che avvenga di peggio. (_esce colla signora_).
UN ALTRO--Sarebbe imprudenza il rimanere più a lungo... Nella confusione, spero pescare un cappello nuovo che quadri alla mia testa.
(_Tutti escono.--Alcuni si inchinano a Giacinto incaricandolo di porgere i loro saluti e ringraziamenti alla baronessa.--Altri se ne vanno senza dir parola.--Mentre Giacinto si avvia per entrare nelle stanze di Deianira, due domestici si incontrano nel fondo della sala. Lʼuno porta una guantiera con parecchi bicchieri colmi di vino_).
UN DOMESTICO (_arrestando quegli che porta la guantiera_) Permetti che io mi inumidisca le labbra!
(_beve due bicchieri_).
LʼALTRO (_consegnando allʼaltro la guantiera e bevendo a sua volta_) Da buoni colleghi! (_si allontanano_).
COMISS. (_uscendo dagli appartamenti di Deianira_) Tutti partiti!... Quale risveglio di coscienza dinanzi alla mia ciarpa tricolore! (_a Giacinto_) Il di lei nome?
GIAC.--Giacinto Dubois... per servirla....
COMISS. (_che avrà scritto il nome sovra il suo portafoglio_) Domani, prima di mezzogiorno, ella avrà la compiacenza di presentarsi allʼuffizio di polizia del primo circondario per subire un interrgatorio. Credo dovere di gentiluomo lʼavvertirla, che la signora baronessa è caduta in deliquio nelle sue stanze... (_a Frontino_) Ed ella, signor Frontino Grossac, favorisca di seguirci!
(_Frontino esce atterrito fra le guardie. Il comissario lo segue_).
GIAC.--Che razza di scene in questa Parigi...! Ma la baronessa è caduta in deliquio... Corriamo a soccorrerla... Purchè duri lo svenimento, avrò forse il coraggio di dirle... di tentare....
DEIAN. (_presentandosi_) II comissario?....
GIAC.--Tutti partiti.--Ma voi?... Mi avevano detto... avevo quasi sperato....
DEIAN. (_cadendo nelle braccia di Giacinto_) Ah!...
GIAC.--Un altro svenimento!... Quale fortuna!....
(_fa sedere Deianira sovra una seggiola e cade alle sue ginocchia_).
FINE DELLʼATTO SECONDO.
ATTO TERZO.
SCENA I.
Cortile di albergo come nellʼatto primo.
= Tommaso, Cavillo=. (_entrando dalla destra_).
TOMM.--E voi sareste tanto scortese da intentarmi un processo?
CAV.--Ve lʼho detto e ve lo ripeto.
TOMM.--Sarebbe un vero ricatto.
CAV.--Sarebbe la cosa più giusta del mondo, ovverosia la più legale, giuridicamente parlando. Che diamine, signor Tommaso? non era io forse il procuratore generale di quella buonʼanima di vostro fratello... che Dio lʼabbia in gloria?... Ora, le carte che sono ancora in mia mano parlano chiaro... Il signor Marco possedeva allʼepoca della sua morte un capitale di L. 10000 in contanti, un albergo bene avviato, e il valore nominale di L. 13500 in poderi censiti or sono due anni. Nel suo testamento egli dichiarò erede universale il figlio Giacinto. Quel pazzo ha preferito buttarsi alla vita di avventuriere anzichè restarsene tranquillamente a casa sua a mangiare un pane sicuro... Voi avete profittato dellʼassenza del nipote per prendere le redini dellʼalbergo, e si vuole che abbiate ipotecati varii poderi... che appartengono allʼassente di ignota dimora... Voi comprenderete che la coscienza, il sentimento della giustizia e della onestà mi impongono di agire....
TOMM.--Voi volete perdermi?....
CAV.--Al contrario... Se le mie intenzioni fossero ostili, a questʼora il processo sarebbe già incoato, e il vostro nome, la vostra riputazione di onestʼuomo avrebbero già subito qualche scalfitura.--Ho creduto bene di prevenirvi... di mettervi in guardia, e ho sempre atteso come attendo in questo punto, una vostra parola per gettare alle fiamme i miei scartafacci, e per ridonarvi, con una buona stretta di mano, la mia stima e la mia amicizia.
TOMM.--Ah! la vostra stima! la vostra amicizia! E chi vi ha detto, signor Cavillo, che io ci tenga molto alla vostra stima ed alla vostra amicizia?
CAV.--Signor Tommaso... cogli avvocati non si scherza!....
TOMM.--Signor arruffacause, mi si tolga dai piedi...!
CAV.--Se questa è la vostra ultima parola, a rivederci in tribunale!....
(_fa per andarsene_).
TOMM. (_fra sè_) È inutile!... Non cʼè che una via per uscirne!... (_richiamandolo_) Signor Cavillo!....
CAV. (ritornando) Mʼavete chiamato?....
TOMM.--Perdonate!... Ho un maledetto carattere....
CAV.--Il mio, allʼincontro, è il carattere più dolce, più elastico che si possa ideare.
TOMM.--Vediamo di intenderci, se è possibile....
CAV. (_da sè_) Lʼha capita! (_a Tommaso_) Sempre dispostissimo alle transazioni...!
TOMM.--Alle corte!... Se io deponessi fiduciariamente nelle vostre mani qualche cosa... come a dire... cinquecento franchi... a patto di procrastinare....
CAV.--Voi parlate dʼoro... Se aveste cominciato su questo tono, a questʼora saressimo dʼaccordo....
TOMM.--Allora... siamo intesi... Contate sulla mia parola....
CAV.--Preferirei contare le monete.
TOMM.--Fra mezzʼora... verrò io stesso al vostro studio col denaro. E voi... desisterete da ogni querela...?
CAV.--_Vivere e lasciar vivere_--ecco la mia divisa. Comunque avvenga, non farò un passo prima di avervi prevenuto.
TOMM. (_da sè_) Unʼaltra stoccata! (_forte_) Obbligatissimo!....
CAV.--Servo umilissimo! Per vostra norma, io rimarrò nel mio studio fin verso le quattro. (_esce_).
TOMM.--Son ladri... questi avvocati!....
(_entra nellʼosteria_).
SCENA II.
=Roberto= _in abito da donna,_ =Deianira= _in abito da uomo._
DEIAN.--Quale imprudenza! Entrare nellʼalbergo ove pochi mesi sono abbiamo _operato_... dove qualcuno potrebbe riconoscerci!
ROB.--Fidati di me. Uno strategico che conosce la sua arte preferisce sempre di dar battaglia nelle località già esplorate. Sotto questo travestimento, sfido io chi potrebbe riconoscerci!...
DEIAN.--Se Giacinto fosse qui... se mi vedesse...
ROB.--Ah! Ah!... Credi tu chʼio non abbia calcolata una tale eventualità? Ebbene: quel tuo Giacinto, in caso di pericolo, potrà divenire il nostro migliore alleato, il nostro salvatore.
DEIAN.--Egli!... mi fai trasecolare...
ROB.--Ti ama, ed è un imbecille--ecco due considerazioni che dovrebbero rassicurarti.
DEIAN.--Ad ogni modo... non bramo di incontrarmi con lui... Roberto... comincio ad avere dei rimorsi.
ROB.--Ho veduto dei cuori meno sensibili del tuo intenerirsi sulla miseranda fine di un cappone, dopo averlo divorato.
DEIAN--Ma... i miei calcoli non possono sbagliare. Giacinto dieci giorni or sono era ancora a Bruselles alla casa di salute....
ROB.--Ne saresti per avventura innamorata?... Hai bisogno di mutar aria, Deianira... Infatti, questa nostra vecchia Europa infracidisce a vista dʼocchio. Il sistema monarchico costituzionale può corrompere anche le nature più forti... Io stesso comincio a muovermi con disagio in questa melma. Entriamo nella locanda!--mettiamoci in regola coi nostri appetiti più volgari; quindi, fra unʼora, ci imbarcheremo sul _Telemaco_ per salpare ai liberi paesi dellʼAmerica.
DEIAN.--Eppure... questa cara Francia... questa bella Europa mi piacevano tanto!
ROB.--Non dubitare... Se laggiù faremo fortuna, fra dieci o dodici anni torneremo in patria. Quando si posseggono dei milioni, si può anche adagiarsi nei paesi corrotti dal despotismo.
(_entrano nella locanda_)
SCENA III.
=Clementina=.
(_Uscendo dalla locanda, si incontra con Roberto e Deianira e si inchina_) Dei forastieri!... Eppure il convoglio non è ancor giunto!... Come sono lunghe queste giornate!... Tutte le mattine mi alzo colla speranza chʼegli abbia a tornare, e tutte le sere mi corico collʼamarezza del disinganno... (_traendo una lettera_) Eppure, nella sua ultima lettera... Vediamo (_leggendo_) «Fra pochi giorni, mercè il denaro che mi hai spedito, io verrò ad abbracciarti, o mio buon angelo. La convalescenza fu lunga, ma sento dʼaver quasi ricuperate le forze, se pur non mi illude lʼardente desiderio di rivederti, di abbracciarti, di esprimerti a voce la mia gratitudine... e qualche altra cosa...» Qualche altra cosa...!... Che vorrà dire!... Ah! queste parole mi ravvivano il cuore!....
SCENA IV.
=Giacinto, Clementina=.
GIAC. (_osservando_) Una donna... una bella fanciulla....
CLEM.--Qualcuno... (_volgendosi_) Giacinto!....
GIAC.--Clementina! (_abbracciandola con spigliatezza_) La mia bella... la mia cara... la mia adorata cuginetta....
CLEM.--Quai modi!... Se mio padre... se mio zio....
GIAC. Io ti adoro... io.... (_lʼabbraccia nuovamente_)
CLEM. (_sciogliendosi dalle braccia di Giacinto_) Dio! mi fai paura... Corro da mia padre a recargli la buona notizia...
GIAC. (_trattenendola_) Va bene...! Dagli in anticipazione un bacio per mio conto--dagli questo!
(_la bacia sul collo, Clementina mette un grido e corre nella locanda_).
SCENA V.
=Giacinto=.
Povera fanciulla! sempre buona, sempre timida, una vera figliuola della provincia! Tre mesi fa, ero anchʼio un bamboccio come lei.--Ma ora... dopo le istruzioni... dopo la pratica che ho fatto con quella vipera parigina!... Ah! Deianira...! tu mi hai scorticato per bene, ma ora posso dire di essere un uomo!....
SCENA VI.
=Tommaso, Clementina, Giacinto=.
TOMM.--È dunque vero!... Mio nipote!... Giacinto...!
GIAC. (_abbracciando Tommas_) Caro zio...!
CLEM. (_osservando_) Ha imparato ad abbracciare con una forza...!
TOMM.--Ah! era ben tempo che tu ritornassi...! Se tu sapessi... quante crisi... quanti sacrifizii--non è vero, Clementina?--per assestare le tue faccende...! Dopo la disgrazia... che tu sai, siamo accorsi qui, Clementina ed io--abbiamo abbandonata la nostra casa in balìa di un fattore... e tu sai quanto sien ladri i fattori!... Non importa, dicevo a Clementina--corriamo a Çette!--vediamo di salvare quanto si può delle sostanze di quel scavezza... di quel caro ragazzo... Ti abbiamo scritto--nessuna risposta... Più tardi sapemmo della tua malattìa... Il mio primo pensiero--non è vero, Clementina?--fu di volare a Bruxelles per recarti qualche soccorso--ma non eravamo ben certi... non sapevamo--non è vero, Clementina?--non sapevamo se realmente ti trovassi colà... Qualcuno voleva farci credere che tu avessi seguito in America... quella caro... quella carovana... tu mi capisci... Basta! Teniamo aperto lʼalbergo, ho detto io--vediamo di non pregiudicare lʼavviamento... Conveniva spendere da cinque a sei mila lire in riparazioni--non è vero, Clementina?--Quel briccone di Cavillo... pretendeva immischiarsene... Bada, veh!... non è uomo da fidarsene...! si vuole anzi che le molte posate, che i molti effetti preziosi spariti dallʼalbergo alla morte del tuo povero padre, abbiano finito nelle sue mani... Non si è trovata una sola posata dʼargento nei forzieri; ed io ho dovuto far venire da Montpellier quelle poche che io possedevo, tanto da supplire ai bisogni... È pur la brutta cosa il morire!--le ore che passano fra lʼagonia e le esequie di un galantuomo, rappresentano, anche nelle case più oneste, unʼorgia di ladri....
GIAC.--Ripareremo a tutto--voi mi consiglierete... mi aiuterete....
TOMM.--Troverai i registri in ordine. Posso dirti fin dʼora che con dieci o dodici mille lire le nostre partite saranno pareggiate... Tuo padre mi doveva ancora ottomila lire per la garanzia di quel sacchetto--te ne sovvieni, Giacinto?... Ora, scontando le seicento chʼei mi aveva anticipato... pel calessino!
GIAC. (_a Clementina_) Clementina! io muojo di fame!... Vuoi tenermi compagnia mentre farò colazione...?
CLEM.--Volentieri, cugino!....
TOMM.--Bravi!... Andate là!... (_a Giacinto_) disponi come fossi in casa tua.... Io esco per un momento; vado a regolare alcuni conti, e torno subito. (_Giacinto a braccio di Clementina entra nella locanda_). Converrà che io mi metta dʼaccordo con quel ladro di avvocato... (_cava il portafoglio_) Non è il caso di lesinare... (_dopo aver contate le banconote_) Sta bene! Ho promesso cinquecento lire; ma a buon conto, qui ve ne hanno due mille.
(_ripone con fretta il portafoglio, ma questo gli scivola dalle vesti e cade al suolo. Esce_).
SCENA VII.
=Frontino=, _cogli abiti sdrusciti, pallido, estenuato_.
FRONT. (_avanzandosi guardingo_) I ciottoli colmi di monete che si esibiscono allo sguardo dalle vetrine dei banchieri, e le esalazioni delle vivande che dalle finestre si avventano allʼolfatto dei passanti--ecco le due cose più immorali chʼio mi conosca. Dal giorno in cui venni rimandato dal carcere per insufficienza di prove, ho sempre resistito alle seduzioni dellʼoro; ma ogniqualvolta mi avvenga di urtare a stomaco digiuno in una corrente dʼaria che abbia baciato una casseruola, i miei propositi di onestà vengono meno.--Perchè sono entrato in questo cortile di albergo?... Per un buffo di fumo impregnato di essenze aromatiche, le quali mi ridestarono nelle papille nervee la reminiscenza di una eccellente colazione--(_pausa_) Ed ora, che si fa?... Virtù teologali, assistetemi!... Il buono, il santo catechista del carcere mi ha detto nel congedarmi: col lavoro e colla fiducia in Dio tu riuscirai a procacciarti, ciò che la colpa non dà mai, una esistenza agiata e tranquilla--(_pausa_) Lavorerò!... Qual sarà il mio mestiere? Mi addatterò a fare il lustrascarpe--ma chi mi dona cinque lire onde io mi proveda di uno sgabello e di una spazzola? Piuttosto che rubare... via!... anderò per la città a raccogliere le spazzatura--ma chi mi presta cinque soldi onde io comperi una scopa?... E innanzi tutto, dopo quarantotto ore di digiuno, chi mi dà a credito un pane perchè io mi rimetta in corpo un poʼ di rigore? (_vede il portafoglio_) Un portafoglio!... (_raccogliendolo_) Il catechista non mi ha ingannato;--la provvidenza viene in soccorso dellʼuomo onesto!... No! io non scioglierò questo involto... Il denaro potrebbe tentarmi... Depositerò il portafoglio al municipio, e a norma di legge mi verrà sborsato il compenso che mi si addice.
(_fa per uscire_).
SCENA VIII.
=Tommaso, Frontino=.
TOMM. (_pallido e ansante_) Prima di uscire ho contato le monete... (_guardando per terra_) Non posso averlo perduto che qui....
FRONT. (_avanzandosi_) Signore...!
TOMM.--Chi è là?....
FRONT.--Voi sembrate affannato... voi cercate qualche oggetto smarrito....
TOMM.--Avresti per caso trovato in questo cortile...?
FRONT.--Che cosa?
TOMM.--Un portafoglio di bulgaro... contenente....
FRONT.--Non so cosa contenga, perchè mi ripugnava lʼaprirlo, ma il portafoglio è in mia mano... e vi si legge il nome di....
TOMM.--Tommaso Dubois....
FRONT.--Per lo appunto...! Eccovi ciò che avete smarrito.
(_consegna il portafoglio_).
TOMM. (_da sè aprendo il portafoglio_) Questo pezzente è ben capace di avermi sottratto il denaro... (_dopo aver contate le banconote_) Duemila... Tutto è in regola--respiro!.... (_a Frontino_) Lʼonestà si trova sempre nei figli del popolo. Grazie, signore!
(_fa per andarsene_).
FRONT.--Perdonate!... non sono un signore... Al contrario... non mi offenderei... se accordandomi tutto, o in parte almeno, il compenso che in simili casi promette la legge....
TOMM.--Non avevate detto di ignorare quali valori si contenessero qui dentro?
FRONT.--In fede dʼonestʼuomo, vi giuro che lo ignoro tuttavia.
TOMM.--Ebbene: me ne duole per te; ma nel mio portafoglio non vi erano che delle lettere insignificanti.--In ogni modo, la tua nobile azione vuoi essere compensata (_dandogli una moneta_) Tieni!... Non sprecarla in bagordi! (_esce_).
FRONT. (_osservando la moneta_) Un soldo!... La provvidenza è generosa! (_volgendosi ad un garzone che attraversa il cortile_) Garzone! Vorresti darti lʼincomodo di portarmi un pane da un soldo?...
GARZ.--Questa non è una bottega da fornaio... Beve, il signore?
FRONT.--Ho fame....
GARZ.--Desidera del vino....
FRONT.--Al mattino preferisco lʼacqua....
GARZ. Là, presso la stalla... cʼè una fontana. (_si allontana_).
FRONT. (_cadendo sopra un banco di pietra in fondo alla scena_) In carcere si stava meglio!
SCENA IX.
=Deianira,= _sempre in abito virile_, =Giacinto= _indi_ =Roberto= _in abito da donna_, =Clementina, Frontino= _in disparte_.
DEIAN. (_a Giacinto con famigliarità_) Tu dunque non mi serbi rancore?...
GIAC.--No, Deianira; le tue lezioni mi costarono un poʼ caro, ma desse mi gioveranno per tutta laʼvita. Prima di conoscerti, ero uno zotico, un imbecille, qualche cosa di mezzo fra lʼuomo e la bestia. Da te ho imparato, ciò che la famiglia e la scuola non insegnano mai, lʼarte di saper vivere....
DEIAN.--Le donne della mia specie sono piccole università ambulanti create dalla natura. Alla nostra scuola si diventa giganti o si muore.--Giacinto, ora puoi prender moglie senza pericolo....
ROB. (_a Clementina_) Sì... lʼho conosciuto a Parigi... Era intimo di mio figlio... Buon ragazzo... un poʼ sventato... un poʼ largo di cuore... del resto una pasta eccellente....
CLEM.--Mi consolate. Credete voi chʼegli diverrà un buon marito?....
ROB.--Questo dipenderà da voi, mia carina. Tutti i mariti sono buoni, quando la moglie abbia il talento di renderli ciechi.
SCENA X.
_Un sergente, due carabinieri e detti_.
SERG. (_avanzandosi_) Il padrone della locanda?....
GIAC.--Son io.
ROB. (_a Deianira_) Niente paura!
SERG.--Avete forastieri in alloggio?
GIAC. (_additando Deianira e Roberto_) Questo signore che a momenti si imbarcherà con sua madre per lʼAmerica.
SERG. (_a Deianira_) Favorisca il suo passaporto.
DEIAN.--Eccolo!....
SERG.--Vostra madre?
ROB. (_inchinandosi_) Per servirla.
SERG. (_da sè, osservando Deianira e Roberto_) Costui è troppo giovane... questʼaltra è troppo vecchia (_forte, rendendo a Deianira il passaporto_) Signore, la prego a perdonarmi... ella è libera di andarsene ove le aggrada....
DEIAN.--Si parta! Siamo già in ritardo (_baciando Giacinto_) Addio, compagno delle mie follie!--(_a Clementina_) Amatelo! egli nʼè degno... Voi sarete felici....
ROB. (_a Clementina_) Al patto... mi intendete....
DEIAN.--Vieni, mamma!
(_dà il braccio a Roberto e partono insieme_).
FRONT. (_scorgendo Roberto e Deianira_) Che vedo!....
SERG. (_volgendosi_) Chi è colui?....
GIAC.--Non saprei--qualche mendicante....
SERG. (_ad una guardia_) Non lasciatelo uscire. (_a Giacinto_) Con vostro permesso, vo a dare una occhiata allʼinterno.
(_entra nellʼalbergo_).
SCENA XI.
=Tommaso= _ansante, e detti_.
TOMM.--Ah.! siete qui...! Clementina...! va!... disponi...! A momenti verrà da noi lʼavvocato Cavillo... Lʼho invitato a far colazione (_dandole una chiave_) Metti in tavola le posate dʼargento e tutto il mio ricco servizio di porcellane....
CLEM.--Tu... dici?....
TOMM.--Che hai? perchè tremi: sarebbe accaduta qualche disgrazia?
CLEM. (_gettandosi ai piedi di Tommaso_) Gli è che quelle posate....
GIAC.--Clementina...! Tu piangi!
TOMM.--Mi avrebbero rubata quella poca grazia di Dio?....
CLEM.--No... padre!... perdono! Io credeva che trattandosi di lui....
TOMM. (_con ira_) Sciagurata!... Vuoi tu dunque parlare...?
GIAC. (_trattenendo Tommaso_) Calmatevi!.... Sentiamo! (_con dolcezza a Clementina_) Che è dunque avvenuto di quelle posate?
CLEM.--Sapendo che eri malato, che avevi bisogno di denaro... ho creduto far opera buona portandole al Monte....
GIAC. (_con trasporto_) Tu... Clementina...!
TOMM.--Ah! lad....
GIAC. (_abbracciandola_) Angelo mio, sarebbe vero...? E il denaro che mi hai mandato...?
CLEM.--Era appunto il ricavo netto... di quelle posate....
GIAC.--Nobile cuore!... anima generosa e sublime...!
TOMM. Ah! la... scia che io pure... mi congratuli, che io pure....
SCENA XII.
_Sergente e detti_.
SERG.--Nessuno! (_alle guardie, additando Frontino_) Fate avvicinare quellʼuomo! (_a Frontino_) Il tuo nome?....
FRONT.--Frontino Grossac....
SERG.--Le tue carte?....
FRONT.--Eccole!....
SERG.--Pregiudicato! (_a Frontino_) Che facevate qui?
FRONT.--Attendeva....
SERG. (_a Tommaso ed agli altri_) Cʼè qui alcuno che conosca questʼuomo?
(_tutti tacciono_).
FRONT. (_additando Tommaso_) Quel signore può dire... può attestare....
TOMM.--Ah! mi sovvengo!... poco fa gli ho fatto lʼelemosina di un soldo (_sottovoce al sergente_) Mi pare una schiuma!
SERG. (_a Frontino_) Favorite di seguirci!
(_Frontino viene preso in mezzo dalle guardie_).
FRONT.--Quel Signore (_accennando a Tommaso_) potrebbe soggiungere che poco dianzi ho dato una prova solenne della mia onestà, rendendogli un portafoglio....
SERG.--Se ciò è vero, avete compiuto il vostro dovere....
TOMM.--Bravo!
SERG.--La vostra buona azione la troverete un giorno registrata nei libri di Dio.--Al momento, io debbo arrestarvi per delitto di mendicità e di vagabondaggio.
(_Il sergente saluta_).
FRONT. (_uscendo fra le guardie_) Non si può divenire onesti con un soldo di capitale.
TOMM. (_a Giacinto_) Figliuoli: prendete esempìo...--Tu Clementina principalmente....
VOCI DI FUORI.--Molla! Molla!
SCENA ULTIMA.
=Cavillo= _e detti_.
CAV. (_osservando_) Qualche ladro di basso rango che non merita lʼonore della mia difesa....
VOCI (_come sopra_) Molla! Molla!
GIAC.--Che voglion dire quelle grida?....
CAV. (_avanzandosi_) Un ladro condotto in prigione. La coscienza pubblica si ribella sempre contro gli esecutori della legge. E in verità, i ladri arrestati fanno proprio compassione, quando si paragoni la loro sorte miseranda....
TOMM. (_abbracciando Cavillo_) A quella dei galantuomini nostri pari--non è vero, avvocato?--(_dominando la piccola comitiva_) Guardiamoci... dalle guardie di pubblica sicurezza!
FINE DELLA COMMEDIA.
VOLERE È POTERE.
NOVELLA.
Un tal Stucchi Tommaso Dei päesel di Arona Avea letto per caso Un libro del Lessona, Dove, con molti esempi, Dei vecchi e nuovi tempi, Chiaro si fa vedere Che _volere è potere_.