L'arte di far debiti

Part 7

Chapter 73,215 wordsPublic domain

ROB. (_cavandogli lʼorologio dai taschini del gilet_) Rasciugagli occhi... e andiamo a pranzo!--questa notte il tuo genio ed il mio saranno messi ad una gran prova....

FRONT.--Mi farò onore, te lo prometto!

ROB.--Sai dirmi che ora abbiamo?

FRONT. (_si tocca e non trova, lʼorologio_) Diamine!

ROB. (_riconsegnandogli lʼorologio) Prendi...! A tutto rigore di diritto, sarebbe mio--ma voglio incoraggiarti--te lo dono una seconda volta!

FRONT. (_con entusiasmo, prendendo lʼorologio_) Ammirabile!

(_salgono insieme per la scaletta_).

SCENA II

Gran sala splendidamente illuminata.--Quattro porte laterali.--Altre due nel fondo.--In una delle sale attigue si vede un pianoforte.--In altra sala un tavolino da giuoco.

=Armellina= _e_ =Giacinto=.

ARM. (_introducendo Giacinto_) Entrate, signore!

GIAC.--Grazie! (_fra sè, guardandosi intorno_) Che splendide sale!....

ARM. (_da sè, osservando Giacinto_) Questa figura non mi è nuova!...

GIAC. (_fra sè_) Quanto lusso!... (_timidamente in atto di andarsene_) Quasi... quasi...

ARM.--Voi venite?...

GIAC.--Da Çette... una oscura città della provincia...

ARM. (_tra sè_) Ah! mi sovvengo di questo gaglioffo!--(_a Giacinto_) Mio caro signore, non arrivate in buon punto...! La contessa... cioè volevo dire... la baronessa...

GIAC.--Se non mʼinganno voi eravate a Çette in compagnia della signora baronessa allʼapertura della fiera?...

ARM. (_da se_) Quale imbarazzo!... (_a Giacinto_) Perdonate! vado ad annunziarvi alla mia nobile padrona.

(_esce dalla porta a sinistra_).

SCENA III.

=Giacinto= _solo_.

Non so più in che mondo io mi sia!... Quanta luce!... Quanti fiori!... Cʼè da restarne abbagliati!... Sento che non avrò la forza di articolare due monosillabi... È meglio che me ne vada...! (_fa per andarsene, poi si ferma_) Vergogna, Giacinto! Manomettere il denaro di tuo padre... fuggir di casa... venir a Parigi in cerca di una donna... e adesso che lʼhai trovata, adesso che stai per vederla, fuggir via come un imbecille!... Ma cosa hanno dunque, queste diavolesse, che più le desiderate... più tremate di vederle!... (_depone il cappello su una seggiola_) Eccola!... Sento il fruscio del suo abito di seta!... Come mi batte il cuore...!

SCENA IV.

=Armellina, Deianira, Giacinto=.

DEIAN. (_entra in abito alla Pompadour--parla ad Armellina senza volgersi a Giacinto_) Brava! e tu introduci e vieni ad annunziarmi dei visitatori senza informarti dal loro nome e dei loro titoli!

ARM.--Al vederlo mi è sembrato di conoscerlo... e voi pure baronessa...

DEIAN. (_volgendosi a Giacinto_) Vediamo dunque!... Va pure, Armellina!

(_Armellina esce_).

SCENA V.

=Giacinto, Deianira.=

GIAC.--Signora baronessa....

DEIAN. (_inchinandosi_) Signore...! Mi sembra infatti....

GIAC.--Come?... Non mi conoscete più?...

DEIAN.--Perdonate!... (_guardandolo fissamente con civetteria_).

GIAC.--Io sono Giacinto... quel giovane di Çette... il figlio dellʼalbergatore....

DEIAN. (_con trasporto_) Voi!... saria dunque possibile?....

GIAC.--Non mi avevate detto?... non vi aveva promesso?...

DEIAN.--Di venire a Parigi pel vostro viaggio da nozze? Hai dunque preso moglie, scellerato!

GIAC.--No...! non ancora! non sono così bestia... come sembro....

DEIAN. (_con trasporto_) Giacinto!...

GIAC.--Vi sovvenite dei mio nome! mi riconoscete?

DEIAN. (_come sopra_) Se ti riconosco! Ingrato...! non ti ho sempre portato nel mio cuore?...

GIAC.--Ah!... Baronessa!... Non posso credere....

DEIAN. (_con affettazione_) Tu non sai dunque cosa sia il cuore di una donna!... Tutti così, questi ingrati! Ignorano o fingono ignorare che nel nostro povero cuore tutto passa, tutto si cancella... tranne la prima impressiome di un volto... di una voce... di uno sguardo...

GIAC.--Ah! baronessa...!

DEIAN. (_prendendogli la mano_) Continuerai tu sempre ad umiliarmi... con questo fatuo titolo?

GIAC. (_tra sè_) Signora... perdonate... Noi altri di laggiù siamo tanti... come si suol dire... minchioni... Si vorrebbe parlare!... si vorrebbe fare... ma poi manca la voce, mancano le forze... Desiderava tanto di vedervi...! e adesso... vedete!... mi tremano le gambe... e tutto il resto... Basta...! a poco, a poco prenderò coraggio... Se sapeste come mi fanno bene le vostre parole... Se sapeste cosa ho fatto per rivedervi!... Il desiderio di venire a Parigi assorbiva tutti i miei pensieri... Ma--che volete?--si hanno dei genitori--o questi sono sempre un poʼ stitici, quando si tratta di metter fuori quattrini... Ho dovuto...--vedete a che spinge lʼamore! ho dovuto, per aver del denaro...

VOCI INTERNE--Vogliamo passare!...

UNA VOCE PIÙ FORTE--Ho già fatto la strada dieci volte!...

DEIAN. (_interrompendo Giacinto_) Scusate...! Che diavolo di baccano là fuori?...

GIAC. (_tra sè_) Maledetti gli importuni!... Proprio adesso che la mia lingua cominciava a snodarsi...

SCENA VI.

=Armellina= _e detti_.

ARM. (_accorrendo e parlando sottovoce a Deianira_) Signora!... Un gran pericolo!... Cinque creditori ad un tratto!... La sarta, la modista, il calzolaio...

DEIAN.--Mandali via colle buone!

ARM.--Impossibile!... Hanno giurato che se non vedono... mi capite... faranno un chiasso del diavolo....

UNA VOCE--Entriamo! è tempo di finirla!

DEIAN. (_imbarazzata_) Qual contrattempo:

GIAC.--Che è stato?...

DEIAN. (_appoggiandosi al braccio di Giacinto e fingendosi estremamente impaurita_) Mio Dio!...

GIAC.--Signora, che avete?... Ho inteso degli schiamazzi là fuori... Se si trattasse di somministrar quattro pugni... vi assicuro che noi altri della provincia... sappiamo tirarci dʼaffare per bene.

DEIAN.--Ah!... Giacinto.... Io sono perduta!...

GIAC.--Perduta?... Ma dunque...!

DEIAN.--Pare siano venuti espressamente a questʼora per farmi arrossire davanti al solo uomo... che io....

GIAC.--Arrossire!... ma di che? Via! parlate, baronessa! vi ripeto che se si tratta, di somministrare dei pugni...!

DEIAN. (_abbracciandolo_) Cuore ingenuo e sublime!...

GIAC.--Forse dei temerarii che pretendono... al vostro amore!

DEIAN.--Non insisterebbero tanto... Tutte il mondo che mi avvicina sa che io mi son fatta inaccessibile... dacchè lʼanno scorso... in una certa città in riva al mare... in un certo cortiletto da albergo tutto pieno di fiori.... ho veduto... ho scambiato delle parole con un certo.... Animo! Non vuoi proprio aiutarmi a trovare questo bel nome?... (_gli getta al collo le braccia, Giacinto si permette di esalare un sospiro, torcendo gli occhi verso la soffitta.--Al difuori si rinnovano le grida.--Armellina, dietro le spalle di Giacinto, accenna a Deianira che è tempo di parlar chiaro_).

GIAC. (_impazientito dalle grida_) Ma... insomma... è tempo di farla finita! (_esce con Armellina_).

DEIAN.--No! fermati... tesoro!... (_gli tien dietro fingendo di volerlo trattenere; poi torna sul davanti della scena, si guarda nello specchio, riordina colla mano alcuni nodi, quindi si accosta in punta di piedi alla porta donde sono usciti Armellina e Giacinto_).

DEIAN.--Benedetto! è la provvidenza che lo ha mandato... Lo schiammazzo cessa... Non si odono che parole di ringraziamento... Se ne vanno!... sono partiti...! (_correndo incontro a Giacinto_) Ci sei dunque riuscito?... Se tu sapessi...! Vedi a che siamo esposte, noi, povere donne, quando siamo sole, quando non si vuoi transigere collʼonoratezza... col decoro... Vieni, Giacinto!... Dallʼapparato che tu vedi, avrai già capito che questa sera dò nelle mie sale una piccola festa in costume... Voglio metterti un bel abito alla Luigi decimoterzo!... Quale sorpresa pei miei amici...! Ti presenterò sotto il titolo di barone... e di mio cugino... In società è molto facile far la parte di barone; ma saprai tu rappresentarla per bene, la parte di cugino?....

GIAC. (_confuso_) Li ho mandati in pace con due biglietti da cinquecento....

DEIAN. (_con civetteria_) Fra cugini non è di buon genere parlar di affari... Converrà che io ti insegni a rappresentare la tua parte. Vieni! faremo delle prove là dentro!... (_entrano insieme negli appartamenti a destra_).

SCENA VII.

=Armellina=, _quattro domestici, signori e signore, un fanciullo_.

ARM. (_introducendo gli invitati_) Entrino pure! La signora baronessa verrà a momenti!

(_gli invitati si disperdono nelle sale; i domestici si collocano agli ingressi dei gabinetti_).

UN FANCIULLO (_ad uno degli invitati_) Vedi, papà, i bei lampadarii... le magnifiche dorature!....

IL PADRE--Modera il tuo entusiasmo--e ficcati bene in mente questa massima: che all'ammirare ogni cosa si passa per imbecilli.

FANC.--Terrò calcolo del tuo avviso.

PADRE--Ed ora, va! gira... passeggia... divertiti come puoi!... E quando si aprirà il buffet... non dimenticarti di tua madre e delle tue piccole sorelline che sono rimaste in casa ad attenderti. Riempiti quanto più puoi le tasche di ciambelle e di confetture....

FANC.--Oh!... lascia fare...! Anche la mamma me lʼha raccomandato....

PADRE--Segui sempre i consigli di quella santa donna e di chi ti vuoi bene--te ne troverai contento!

(_si allontanano--altri invitati sì portano sul davanti della scena_).

SCENA VIII.

_Signori e signore_, =Frontino= _in disparte_.

UNA SIGNORA--È strano che la baronessa non si faccia vedere....

UN SIGNORE (_alla signora_) Si vuole che un suo ricco parente di Bruxelles giungesse improvvisamente stassera... per saldare--_relata refero_--certe partite....

SIGNORA--Che la baronessa sia dissestata?....

SIGNORE--Certo... le voci che corrono... sul di lei conto....

SIGNORA (_accennando a due invitati che passeggiano a poca distanza_) Chi sono quei due decorati della legion dʼonore?

SIGNORE--II primo... quello dal volto bruno... coi favoriti allʼamericana... è nientemeno che il cavaliere Dumonsail, il celebre inventore della macchina per fare le addizioni.--Intendiamoci.--Si vuole che il vero inventore fosse un povero maestro di calligrafia, dotato di molto ingegno, ma povero affatto di mezzi pecuniarii.--Al buon uomo, per tradurre in fatto la sua invenzione, abbisognava la mano di un abile meccanico.--Va dal Dumonsail, che a quellʼepoca era un mediocrissimo operaio in ferro bianco--gli svela il suo segreto, gli commette di costruire la mecchina--e questi un bel giorno presenta alla Esposizione il suo piccolo congegno, ottiene il brevetto di invenzione, e in meno di quattro anni diventa millionario.

SIGNORA--Ma, bravo!... Ci vuol dellʼingegno e del coraggio a far di questi colpi!... Ah! Ah!

SIGNORE--Voi ridete?...

SIGNORA--Chi non riderebbe, pensando a quellʼimbecille di calligrafo? E quellʼaltro signore?

SIGNORE--Il signor Chezmoi--un usuraio che da trentʼanni presta al cento per cinque....

SIGNORA--Di ragione... sarà ricchissimo....

SIGNORE--Circa dieci millioni di patrimonio....

SIGNORA--Non credeva di trovare nelle sale della baronessa De-Cristen una società cosi eletta (_si allontanano_).

FRONT. (_avanzandosi tra una folla di invitati_) È vano scommettere! perdereste...! Nessuno meglio di me conosce la vita o i miracoli di questi amabilissimi e splendidissimi signori. Rosamunda Rosalez De-Cristen dei Cid baronessa di Baltimora e dʼAlcazar è spagnuola di origine come i suoi titoli ne fanno fede. Al cadere della dinastia borbonica, i di lei beni vennero confiscati--ciò è positivo... ciò è reale... ciò è incontrastabile--ma è positivissimo, realissimo, incontrastabilissimo che ella ha avuto lʼaccortezza di far passare in tempo utile alla banca di Francia un gruzzoletto di dieci millioni....

TUTTI--Dieci millioni....

SIGNORE (_sottovoce_) Bombe... e cannoni!....

UN ALTRO (_sottovoce vicino_) Dieci millioni... assicurati sulla banca del Puff!...

IL VICINO--Questi dettagli non mi interessano.--La baronessa dà dei buoni pranzi, delle cene magnifiche, delle splendide feste--strilleranno i puffati; frattanto da noi si gode!....

SCENA IX

=Deianira, Giacinto, Armellina= _e detti_.

FRONT.--Ma eccola!... ecco la Dea dellʼoro e della bellezza!... (_Tutti si inchinano.--Deianira si avanza a braccio di Giacinto vestito in costume alla Luigi XIII_).

DEIAN.--Signore... signori... perdonate se mi sono fatta aspettare... Ho lʼonore di presentarvi il barone Alonso Del-Cid, mio cugino, venuto espressamente da Bruxelles per prender parte alla mia piccola festa (_tutti si inchinano a Giacinto_).

--Ho lʼonore...

--Ho il piacere...

UN SIGNORE (_al vicino sottovoce_) Questi cugini!...

LʼALTRO (_sottovoce_) Questi baroni!...

GIAC. (_ai molti che gli si fanno dʼattorno_) Cugino... barone... Del-Cid... da Bruxelles... troppe grazie!...

DEIAN. (_con disinvoltura_) Ed ora, smettiamo il sussiego!... Frontino... _monsieur Frontin_... impareggiabile organizzatore e direttore delle feste--mi pare che la società sia completa... Noi attendiamo un vostro segno per slanciarci nei vortici del ballo o per immergerci voluttuosamente in un bagno di melodie....

FRONT.--Prima di tutto, un poʼ di musica... non è vero?... Se il signor Gallinini vuoi mettersi al pianoforte....

GALLININI--Eccomi!... Non mi farò pregare... Ardo dal desiderio di offrire a queste darne e a questi signori una primizia--voglio dire una breve romanza senza parole che io improvvisai la scorsa notte in riva della Senna... al pallido chiarore della luna... fra il gorgoglio delle acque... e lo stormire delle fronde....

PRONT. (_interrompendolo_) Da bravo!... la si metta al pianoforte, signor Gallinini...!

DEIAN.--E noi, mettiamoci a sedere... ed ascoltiamo... Il signor Gallinini non può darci che della musica di paradiso.

UN SIGNORE--Gallinini!... al cognome devʼessere italiano... (_Gallinini preludia sul pianoforte_) Deliziosa!... Alle prime battute si vedono le stelle, la luna, le fronde, le acque della Senna...

UN SIGNORE (_al vicino accennando a Giacinto_) Mi pare che quel barone debba avere del positivo... nel portafogli... Se lo invitassimo a giuocare!

ALTRO--Ci pensava anchʼio... (_a Giacinto_). Se il signor barone Del-Cid, col buon permesso della amabilissima signora baronessa, volesse fare quattro colpi al lʼ_ecarté_....

DEIAN. (_sottovoce a Giacinto_) Non permetto...!

GIAC. (_al signore che lʼha invitato a giuocare_) la signora baronessa non permette....

DEIAN. (_ai signori_). Un cugino che non rivedo da otto anni...! Signori!... comprenderete....

SIGNORE--Naturalissimo...! Mille perdoni, baronessa (_sottovoce al compare allontanandosi_) Fra tanta gente troveremo il nostro merlo anche stassera!

DEIAN. (_a Giacinto_) No! non voglio che tu giuochi... Quei signori ti spiumerebbero... Ed io ti voglio tutto per me, mio bel piccione!

GIAC.--Piccione...! Ne avete, voi altre parigine, delle parole per muovere il sangue...!

(_Giacinto e Deianira si allontanano a braccio--la musica finisce--grandi applausi_).

SCENA X.

_Alcuni Signori_.

I^o--Che ne dici di questa melodia?

II^o--Bella... ma non nuova--il signor Gallinini lʼha rubata a Berlioz...

III^o--In tal caso, Berlioz lʼha rubata a Rossini.... Ciò che abbiamo udito è un frammento netto e schietto della _Donna del lago_.

IV^o--II cui pensiero fu spiccato di pianta dalla _Nina pazza_ di Paesiello...

V^o--II quale probabilmente lʼavrà rubato a Lulli od a Gluch--Sono ladri, questi maestri!...

(_cominciano le danze interne_).

--Il ballo è cominciato! entriamo nelle sale!

SCENA XI.

=Frontino= _e_ =Deianira.=

FRONT. (_arrivando con Deianira sul davanti della scena e parlando a bassa voce_) Fra poco egli sarà qui... Ha promesso di venire al punto di mezzanotte...

DEIAN.--In abito da prete?...

FRONT.--Tu andrai ad incontrarlo nellʼanticamera... lo introdurrai--sarà un colpo da stordire!... Oh!... ma ecco... Armellina.... Certamente ella viene ad annunziarci la visita di monsignore!

SCENA XII.

=Armellina=, _Signore, Signori e detti_.

ARM. (_affannata_) Baronessa... dame... signori...

DEIAN.--Che è stato?

ARM.--Cose da non credere!... Figuratevi....

FRONT.--Insomma?...

ARM.--Figuratevi che un prete... un monsignore... si è presentato nellʼanticamera e domanda di entrare...

TUTTI--Un prete! un monsignore!

DEIAN.--In verità... una tal visita mi parrebbe per lo meno singolare a questʼora...

UN SIGNORE--Sicuro...! convien sapere il nome.

UN ALTRO--Potrebʼessere qualche gabbamondo...

UN ALTRO--Qualche ladro, dico io...

DEIAN.--Io non conosco altri, reverendi fuori del rispettabile e angelico direttore dellʼospizio dei bambini lattanti di Montpeilier... quel monsignor Duvaneuil...

ARM.--Monsignor Duvaneuil... per lo appunto... Mi pare che egli abbia profferito un tal nome.

DEIAN.--Possibile!--Signore, signori, col vostro permesso, io vado a ricevere quel santo uomo. (_si allontana_).

FRONT.--Monsignor Duvaneuil...! (_ai circostanti_) lo scorso estate... a Monpellier... quel venerabile prelato era il confessore della baronessa...

GIAC. (_da sè_) Voglio ben sperare che questa sera... prima di confessarsi... basta! non verrei che questo santo guastasse i fatti miei...!

SCENA XIII.

=Roberto= _in abito da Monsignore_

=Deianira= _e detti_.

DEIAN. (_inchinandosi a Roberto_) Avanzatevi, monsignore...! Il pensiero di carità che vi guidò fra noi, verrà apprezzato come lo merita da tutti i miei conoscenti ed amici...

UN SIGNORE--Che aspetto venerando!...

UNA DONNA--Quanta dolcezza... nel suo viso...! (_tutti si inchinano--alcuni baciano la mano a Roberto che si schermisce_).

ROB.--No!... non permetto, fratelli amatassimi... Vi prego di perdonare se interrompo per un istante i vostri onesti ricreamenti... Non rimarrò che pochi minuti; quindi voi riprendete le vostre danze, che forse... anzi non ne dubito... vi riusciranno a mille doppi più gradite, come lo saranno anche in un altro luogo (_stralunando gli occhi e guardando al cielo_)... in quel luogo ove ogni allegrezza è benedetta quando sia feconda di carità; _charitas in letitias_, come dice il salmista.

DEIAN.--Parlate... esponete senza esitazione il motivo della vostra visita... Qui vi hanno dei cuori fatti per comprendervi.

ROB.--Mentre voi, o amabili e belle damine, mentre voi, gentili e costumati cavalieri, qui, nelle sale calde, illuminate, olezzanti di profumi, tra i fiori e le musiche, lecitamente e onestamente, _licito oblectamento_ come direbbe lʼangelico, passate la notte divertendovi; laggiù, nellʼOspizio che la carità dei fedeli mi ha affidato, piangono cento e cento bambini, ammalati, sofferenti, mal riparati dai geli e scarsamente nudriti... (_volgendosi a Deianira_) La signora, baronessa, altra delle pie e forse la più benemerita delle patronesse dellʼOspizio, non ignora qual largo margine ivi ancora sia aperto alla carità dei cristiani... Le annate sono cattive, i raccolti scarseggiano, e pare che per un insigne miracolo del grande fattore, col diminuirsi degli altri prodotti, vada sempre aumentando la popolazione--_fruges deficiunt, coetera tamen intumescunt_... Tutto vi dirò in una parola: i miei lattanti hanno fame... (_con enfasi_). E qui vi saranno delle madri... e qui vi saranno dei padri... e chi non è madre, chi non è padre, da un giorno allʼaltro... che dico...? da unʼora allʼaltra può divenirlo... _Ubi caro ibi caries_ come dice il già citato dottore (_sensazione_). Ma io già comprendo dalla viva commozione dei vostri volti che ogni mia parola, ogni mia preghiera diverrebbe superflua. _Erubescit, sapientia mea in conspectum charitatis_, esclamerò anchʼio col Da Compostella; e sporgendovi la bisaccia dellʼorfano, mentre andrò raccogliendo a benefizio di tanti e tanti miserelli lʼobolo della pietà e del sacrifizio, ripeterò col già citato dottore: _qui mihi dat, sibi non abstulit, et qui sibi abstulit vitam aeternam possidebit...!_

(_va in giro col bossolo_).

UN SIGN.--Eccovi cento lire; ma amerei che ad eccitamento degli altri facoltosi, il mio nome colla cifra della oblazione venisse stampato in qualche periodico della capitale.

(_consegna a Roberto il denaro e la sua carta da visita_).

UNA DAMA (_spogliandosi deʼsuoi adornamenti_) Eccovi i miei braccialetti... le mie perle... tutti i miei gioielli più preziosi....

UN SIGN. (_al suo vicino sottovoce_) Pietre false pel valore di trenta soldi....

ROB. (_che va in giro raccogliendo le oblazioni_) Date! date pure! che Dio vi benedica!

UN SIGN.--Manderò una bella somma al vostro ospizio fra poche settimane.

ROB.--Il signore tiene conto delle buone intenzioni, ma lʼAngelico dice: _intentio placet, pecunia verum tangitur et ponderatur_. E il Signore è un galantuomo che a suo tempo dà il cento per uno.

UN USURAIO--II cento per uno! ecco un individuo col quale farei volentieri degli affari se volesse onorarmi della sua clientela. Prendete! (_gettando nella borsa due soldi incartocciati_) in via di esperimento....

ROB. (_a Giacinto_) E lei... Bel cavaliere?

GIAC. (_mette mano al portafoglio_).

DEIAN. (_trattenendolo_) No... fermati, cugino!... Preferisco che tu sottoscriva come già ho fatto io, una donazione annua di lire cinquecento....

SCENA XIV.

=Armellina=, _un commissario di polizia in abito borghese_, e detti_.

ARM.--Entri pure signor comissario!... Ella troverà qui una società elettissima.

DEIAN. (_vedendo il comiss_.) Che è stato?....

TUTTI.--Un comissario di polizia!....

COMISSARIO. (_avanzandosi e sbottonando il soprabito per mostrare le insegne della sua carica_) Signori... e signore... non si incomodino... ciascuno rimanga al suo posto... Dispiacentissimo di dover disturbare per un istante una si bella ed elegante società, adempirò al mio mandato con quella discrezione e quella prudenza che sono tradizionali negli alti impiegati della polizia francese.

SIGN.--Entrare in una casa di oneste persone.

ALTRI.--Dopo mezza notte...!

ALTRO.--In casa di una signora!... di una dama per ogni titolo rispettabile...!

ALTRO.--Ciò è inaudito!

COMISS.--Loro signori comprendono benissimo che io non sono che una mano... un braccio... un istrumento qualunque dellʼautorità.--Orbene: lʼautorità venne poco dianzi informata che nella festa da ballo dellʼillustre baronessa De-Cristen (_si inchina a Deianira_), questa sera, profittando della confusione e degli equivoci mai sempre occasionati dalla troppa affluenza, verranno ad intrudersi, e probabilmente già si sono intrusi, due ladri e barattieri della peggior specie, che infino ad ora sfuggirono alle nostre ricerche, I conotati fisici di questi due pregiudicati sono abbastanza impressi nella mia mente, perchè il compito di riconoscerli mi riesca assai facile.--Le porte sono guardate dai miei uomini di fiducia, onde non è a supporre che qualcuno tenti di evadere prima che la perquisizione sia esaurita....

FRONT.--Questa è una indignità!

DEIAN. (_sottovoce_) Impudente...!

COMISS. (_sottovoce_) Ecco uno dei due...!

DEIAN. (_al comìssario_) lo comprendo, o rispettabile esecutore della legge, che ogni atto di opposizione tornerebbe vano... A suo tempo presenterò le mie proteste al Ministero; al momento, chino il capo allʼintegro rappresentante dellʼordine pubblico. Fermamente convinta che questa. violazione del mio domicilio sia occasionata da un equivoco, e che nessuno deʼ miei invitati sia persona sulla cui onestà e dignità morale possa cadere alcun dubbio, io mi presterò di buon grado ad agevolare il vostro compito onde si abbrevii per noi tutti una situazione oltremodo penosa e starei per dire umiliante. Solamente ardisco sperare che la signoria vostra, prima di procedere alle misure che le pajono indispensabili, vorrà permettere (_accennando a Roberto, che con faccia compunta e le braccie conserte al petto si tiene in disparte_); vorrà, permettere a questo santo ministro di Dio, di compiere la sua opera di carità, terminando di raccogliere le oblazioni di queste dame e di questi signori a benefizio dei poveri bimbi lattanti....

COMISS. (_con rispetto_) Monsignore... sarebbe dunque...?