L'arte di far debiti

Part 6

Chapter 63,324 wordsPublic domain

ROB.--Avanzati, subalterno! Tu mʼhai un viso che promette.... Sentiamo un poʼ cosa sapresti offrirci per stimolare il nostro appetito! Rifletti bene che siamo arrivati a Montpellier collʼultimo convoglio, e naturalmente, prima di metterci in viaggio, abbiamo consumato una eccellente colazione allʼalbergo della Corona dʼOro.... Vero figliuolo del mezzogiorno, tu già comprendi che se a noi piace di rimetterci a tavola, lo facciamo al solo scopo di procurarci un mezzo innocentissimo di distrazione, che non sia quello di sfidare in sulla piazza gli spintoni dei villani e le pedate dei cavalli.... Aggiungi pure che, nella nostra qualità di individui privilegiati, noi comprendiamo i doveri della nostra posizione, che son quelli di favorire il commercio, consumando, in fatto di comestibili, quanto il nostro stomaco può comportare di più squisito e quindi di più costoso. Lode alla provvidenza, i nostri apparecchi organici a ciò destinati rispondono alle alte e generose espansioni dei nostri appetiti.--Mi hai tu compreso, o amabilissimo figlio del popolo?

CAM.--Signore: non credo esagerare affermandole che in questo albergo vi è tutto che può desiderare un forastiero della vostra condizione.... Ella potrà trovar qui ciò che si ha di meglio nelle più rinomate trattorie della centrale.

ROB.--Sentiamo!

CAM.--Vuol funghi? Trifole? Ragoste? Un pasticcio di Strasburgo?....

ROB.--A te, Frontino! Interpreta i miei desideri--ed emana sollecitamente i tuoi ordini a questo bravo garzone!

FRONT.--Ma... io?....

ROB.--Coraggio, nobile amico!

FRONT.--Ebbene: un mezzo pollo dʼIndia... o qualche altra inezia... tanto da snodare i denti.... Ho sempre inteso dire che lʼappetito viene mangiando....

ROB.--A meraviglia... (_al garzone_) Tu hai capito... Vattene... fa di sbrigarti... e bada di servirci in una sala riservata! Prendi (_gli dà una moneta_) e se farai le cose a dovere....

CAM. (da sè) Due franchi! Ecco dei signori rispettabili!

FRONT. (_al garzone_) Dunque... vuoi servirci?

CAM.--(_esitando_) Vado e ritorno...! (_da sè riponendo la moneta nelle tasche_) Sarei minchione se gettassi questo danaro nella cassetta delle mancie!

(_esce_).

FRONT. (_a Roberto, sul davanti della scena_) Vedo che sei stanco di respirare allʼaperto... Noi ci perderemo....

ROB.--Ecco una ipotesi di cattivo gusto.... Io mi arresto al concreto e ti dico solennemente che... noi pranzeremo.

FRONT.--Sì... ma al momento di pagare....

ROB.--Pagheremo...!

FRONT. (_col massimo stupore_) Tu possiedi del denaro...!

ROB.--I miei ultimi spiccioli li ho immolati a quel bravo garzone.... Quante volte dovrò ripeterlo che gli uomini di genio, i grandi speculatori, sono quelli che vivono col denaro degli altri...?

FRONT.--silenzio!

ROB. (_volgendosi_) Una dama!...

FRONT.--Una gran dama!...

ROB.--Possibile!... La nostra Deianira!....

SCENA VI.

=Deianira. Armellina.=

DEIAN. (_scendendo da un brougham_) Vieni, Armellina!... (_al cocchiere_) Tornerai fra unʼora colla carrozza... Frattanto faremo colazione in questa locanda....

ARM. (_al cocchiere_) Hai capito?... La signora baronessa ti ha ordinato di tornare fra unʼora.... (_il veicolo parte_).

ROB.--Baronessa! caspita!... è salita..... (_inchinandosi con affettazione_) Servo umilissimo della signora baronessa...!

DEIAN.--Roberto!!....

FRON.--Ai vostri ordini, signora baronessa....

DEIAN.--Fortunatissima del felice incontro....

ROB.--Qual buon vento vi ha portato alla fiera di Çette?...

DEIAN.--Un vento favorevolissimo senza dubbio. Allorquando quei due pianeti luminosi che si chiamano Roberto De-Foy e Deianira De-Cristen vengono ad incontrarsi e ad urtarsi...

ROB.--La terra risente una scossa... gli abissi si spalancano, e lʼumanità imbecillita straluna gli occhi in attesa di un grande miracolo...

DEIAN.--Ed è appunto un miracolo che ora sul momento convien operare... (_sospirando_) Roberto!... La tua fedele e appassionata Deianira è... al verde...!

ROB.--Bisogna metterla al giallo, non è vero?

DEIAN.--Sei un mostro di intelligenza!... Disponi fin dʼora di tutti i miei talenti di donna--e tu sai che io ne ho di molti.

ROB.--Senza quelli che andrai acquistando colla pratica. Ma, fine alle chiacchere--è tempo di agire...!--Deianira, ami tu i luigi dʼoro?...

DEIAN.--(_scherzando_).

Di quellʼamor che è palpito Dellʼuniverso intero....

Ma dove trovarne?...

ROB.--Non occorre andar lontano.--Un compiacentissimo convoglio di ferrovia ne ha scaricati in buon numero....

DEIAN.--E sono?...

ROB. (_accennando il gabinetto_) Là...

DEIAN.--Vicinissimi...

ROB.--Non quanto basta per dirli nostri. La chiave del gabinetto è in potere di un vile tiranno.....

DEIAN. E questo tiranno...?

ROB.--È il figlio del padrone della locanda....

DEIAN.--Dammi lʼuomo nelle mani, e in mezzʼora io ti darò la chiave...

ROB.--Sublime! (_abbracciandola_) E qualʼaltra missione ha sulla terra, la donna fuor quella di svolgere a suo beneplacito le chiavi dei cuori... e delle serrature?

DEIAN.--Zitto! Ecco lʼuomo della chiave! (_dopo aver lanciato a Giacinto unʼocchiata rapidissima_) Un merlo di buona specie!... Secondatemi!

SCENA VII.

=Giacinto= _e detti_.

GIAC.--Signori: il pranzo è servito (_vedendo Deianira_) Oh! la bella dama!... Io veniva....

ROB.--Avanzati, Frontino...! Poichè la nostra eccellentissima padrona lo permette....

DEIAN.--Un momento!... aspettate! (_volgendosi a Giacinto con civetteria_) Vieni qua, gentil garzone!... tu sei dunque?....

GIAC.--Il figlio del padrone, per obbedirla!... (_da sè_) Una baronessa!....

DEIAN.--II tuo aspetto geniale, i tuoi bei modi, mi ispirano fiducia. Ascoltami bene (_cavando di tasca un portafoglio_). In questo portafoglio si contengono circa ventimila franchi... Una inezia! Ma vorrei fossero riposti in luogo sicuro....

GIAC.--Li porterò, se credete, nel gabinetto di mio padre....

DEIAN.--(_facendo lʼatto di consegnare il portafoglio a Giacinto e guardandolo con espressione_) Basta! Mi fido di te... La tua fisonomia non può ingannare (_sottovoce_) Tre volte merlo!....

GIAC.--Oh, troppo buona, sig. baronessa....!

DEIAN.--Ecco! (_trattenendosi_) Ma no... aspetta.... Se qualcun altro volesse incaricarsi... (_accennando a Roberto_) se il mio segretario....

ROB. (_avvicinandosi_) Comandi, baronessa!

DEIAN. (_a Giacinto stringendogli la mano_) Avresti qualche garzone fidato da mandare con lui?

GIAC. (_forte_) Ehi, di là! Giovanni! (_esce un cameriere_) Accompagna questo signore nel gabinetto di mio padre.

DEIAN. (_consegnando a Roberto il portafoglio_) Bada che questa piccola somma sia posta in luogo sicuro....

ROB.--Non la dubiti, baronessa!

FRONT.--La signora baronessa, non ha ordini per me?

DEIAN. (_fingendo impazientarsi_) Che noja lʼaver dei domestici! Andate, andate tutti!

GIAC. (_inchinandosi per partire_) Signora baronessa....

DEIAN. (_con espressione_) Te ne vai?.... Se io ti pregassi di rimanere?....

(_Roberto, Frontino e il cameriere entrano nellʼalbergo_).

SCENA VIII.

=Gacinto--Deianira=.

GIAC. (_tornando presso Deianira_) Che avete...?

DEIAN. (_appoggiandosi al braccio di Giacinto_) Nulla...! un capogiro... una leggiera indisposizione a cui vado soggetta....

GIAC.--Venite, baronessa...! entriamo nelle sale...!

DEIAN.--No...! no!... Lʼaria aperta mi farà bene.... Ecco! mi sento già meglio.... Va pure...! Tu hai da fare nella locanda... e sarebbe indiscrezione lo intrattenerti....

GIAC.--Ma... io...

DEIAN.--Ti chiamerò se mi occorrerà qualche servigio--il tuo nome?...

GIAC.--Giacinto...

DEIAN.--Giacinto! Uno di quei nomi che non si obliano.... Va pure...! richiamerò se abbisogna...

GIAC. (_scostandosi_) Come aggrada alla signora baronessa....

DEIAN.--Aspetta...! Qualche volta delle singolari fantasie attraversano il nostro cervellino di donna.... Saresti abbastanza amabile da soddisfare ad un mio capriccio... ad una mia curiosità innocentissima?... (_riprendendolo a braccio con famigliare civetteria_) Non si tratta che di rispondere a questa semplice domanda: sei tu innamorato?...

GIAC. (_ingenuamente_) Perchè?...

DEIAN.--Tu mi interroghi in luogo di rispondere--ma il tuo rossore... la tua esitanza mi dicono più che non amerei sapere... Tu sei fidanzato, non è vero?...

GIAC.--Infatti... mio padre... mio zio... la cugina...

DEIAN. (_bruscamente_) Va... dunque!...

GIAC. (_da sè, guardandola sorpreso_) Sembra sdegnata!...

DEIAN. (_levando dalla borsa un biglietto_) Quando ti recherai a Parigi pel tuo viaggio da nozze, non mi sarà discaro il rivederti... Non verresti volentieri a Parigi?

GIAC.--Ah! baronessa!... Parigi è il mio sogno... Parigi!... Io non invidio altra fortuna al mondo fuor quella di poter vivere nella grande capitale...! (_In questo punto, una carrozza si arresta al di là del cancello. Roberto si avanza col cameriere, mentre Frontino e Armellina si accostano alla carrozza deponendovi un sacco da viaggio_).

DEIAN.--La mia carrozza...!

SCENA IX.

=Roberto--Frontino--Armellina=

_un Cameriere e detti_.

CAM. (_a Giacinto_) Ecco la chiave del gabinetto (_si inchina e parte_).

ROB. (_inchinandosi_) Gli ordini della signora baronessa vennero eseguiti... Ed ora, se la signora baronessa volesse permetterci di pranzare....

DEIAN.--Certamente... (_collʼaria di chi muta improvvisamente di pensiero_) Ma poichè quel scimunito di cocchiere ha anticipato la sua venuta--io credo che una breve scarozzata nei dintorni della città non mi farà male... Pocʼanzi ho avuto un assalto della solita emicrania (_volgendosi a Giacinto_) Se il nostro amabilissimo signor Giacinto volesse darmi il braccio... fino alla carrozza....

GIAC. (_offrendole il braccio_) Di tutto cuore, signora baronessa....

DEIAN.--Vieni, Armellina!

FRONT.--E noi... altri?....

DEIAN. (_scherzosa_) Voi altri pranzate pure, poichè avete tanta premura.

ROB.--No! no! ci fate torto, baronessa...! (_a Giacinto_) Si sospenda il servizio del pranzo fino al nostro ritorno...!

GIAC.--Sta bene....

DEIAN.--Torneremo fra mezzʼora--non è vero?...

ROB. (_aprendo gli sportelli della carrozza_) Signora baronessa!...

DEIAN. (_staccandosi da Giacinto per salire nella vettura_) Questa notte dormiremo qui... Vorrei che nella mia stanza mi aspettasse uno di quei bei fiori, pieni di fraganza, che si chiamano giacinti.... (_sale nella carrozza dove tosto vanno a collocarsi Roberto, Frontino e Armellina_).

ROB.--A rivederla, signor Giacinto!

FRONT.--Servo umilissimo del signor Giacinto!

GIAC. (_inchinandosi e salutando mentre la la carrozza si allontana_) Felice ritorno, signor Giacinto.... cioè.... voleva dire... imbecille!

SCENA X.

=Giacinto=, _che sarà rimasto alcun tempo presso il cancello come impietrito guardando verso la strada_.

Quali occhiate!... quali parole!... Ed io, bestia... impietrito... mutolo... incapace... di ideare un complimento...! Ecco ciò che può chiamarsi una donna.--E dicono che certi tipi non si trovano che sulle fotografie e nei romanzi!--Una parigina! Ora comprendo come a Parigi si commettono tanti delitti per amore...! E stassera verrà ad alloggiare nellʼalbergo...! E mi ha pregato di collocare un giacinto nella sua stanza...! Ho inteso dire... e credo anche di aver letto che queste dame di alto rango hanno certi capricci... Ma no! Sarebbe troppo...! Non ho avuto il coraggio di profferirle una galanteria.--Ah! siamo pure imbecilli... noi altri della provincia!--Non ardirei toccarle una mano. E perchè? Alla fine, io sono giovane... un bel giovane, tutti lo dicono; e qui a Beaucarie ho già veduto molte ragazze spasimare peʼ miei begli occhi... Ma qui non è il caso di spasimi... Con queste parigine bisogna andar per le corte... Se bevessi dellʼassenzio! È un liquore che esalta... che infonde coraggio... Poi... questa sera... vado nella sua stanza da letto... depongo il candeliere sulla tavola da notte... e se ella mi guarda, come faceva poco dianzi, col bianco dellʼocchio--se mi fa capire con quel suo garbo assassino che le abbisogna... un giacinto--eccomi! le grido, cadendole alle ginocchia--se questo può bastarvi prendetelo.... laceratelo.... calpestatelo.... fatene lʼuso che vi piace--ma non dimenticate, o baronessa, non dimenticate...--Che cosa?... No! Due bicchierini di assenzio non basteranno... nè berrò tre... quattro.... tutta una fiaschetta... Voglio farmi onore... altrimenti ella sarebbe ben capace di cantarmi quella vecchia aria di _Vaudeville_:

Col nome di Giacinto Tʼhan battezzato invano, Ognuno per istinto Ti chiama tulipano!

(_cantarellando_)

Giacinto... bel Giacinto Sei proprio un tulipano!

SCENA XI.

=Marco, Tommaso, Clementina=. _e detti_.

MARCO (_a Clementina_)--Lo senti? Senti come canta?... Il merlo è innamorato.

GIAC. (_volgendosi_) Oh!... Ben tornati!

TOMM. (_a Marco_) Lasciamoli qui ad intendersela fra loro... Noi vecchi pensiamo agli affari....

MARCO (_a Tommaso_) Eh via!... Cʼè tempo... Non sarebbe meglio andare a tavola?

TOMM. Amerei si aggiustassero i nostri conti....

MARCO Che furia!... Li aggiusteremo a pancia piena....

TOMM. No... no... fratello; gli affari avanti tutto... Andiamo...!

(_Lo trascina nellʼalbergo_).

SCENA XII.

=Giacinto, Clementina=.

CLEM. (_timidamente in atto di allontanarsi_) Se vi disturbo, cugino....

GIAC. (_imbarazzato_) Oh! al contrario, signora cugina....

CLEM. Perchè avete cessato di cantare?...

GIAC. Ah!... Voi mi avete udito? (_osservando Clementina e parlando fra sè_) Qual differenza collʼaltra!

CLEM. Sapete, cugino, chʼio vado pazza per la musica!... Tralascerei di pranzare per poter andare allʼopera!... (_fra sè_) Come mi guarda!

GIAC. Davvero! (_fra sè, osservandola_) Vedi che maniera di abbigliamento! Le nostre ragazze di provincia mancano affatto di gusto!

CLEM. (_fra sè_) Ma perchè mi guarda in quel modo?....

MARCO (_di dentro_) Giacinto!... Giacinto!...

TOMM. Al ladro!... Al ladro!...

GIAC. Quali grida!...

CLEM. Ah! Gesummaria!... (_correndo verso suo padre che entra con Marco_) Papà! papà! cosʼè accaduto?

SCENA XIII.

=Marco, Tommaso= _e detti Garzoni dʼosteria, forestieri, guatteri_.

TOMM. (_gridando_) Al ladro!... Al ladro!...

CLEM. Insomma! si può sapere?...

TOMM. La, mia borsa da viaggio!... Cinque milla franchi perduti!...

TUTTI. Cinquemila franchi!!!

TOMM. (_fra sè_) Non erano che mille!... ma... tanto fa... mio fratello ha garantito per la somma totale....

MARCO (_venendo in mezzo a tutti_) Giacinto!... disgraziato!

GIAC. Papà...!

MARCO Rispondi, imbecille! La chiave del gabinetto è uscita o non è uscita dalle tue mani?

GIAC. Ma io... la baronessa... il segretario... il portafogli...

MARCO (_investendolo_) Ah!... Miserabile! Ah! ladro!....

CLEM. (_interponendosi_) Fermatevi!... calmatevi!...

GIAC. Oh! vedi un poʼ che invece di pigliarsela con quelli che hanno rubato....

FORESTIERO.--È dunque vero?... Che fate qui? Il ladro non può essere lontano!... convien far presto!... Con vostro permesso, io corro ad avvertire i carabinieri...!

TOMM. (_al forestiero_) Grazie! obbligatissimo!... (_il forestiero esce per la porta che dà sulla via_). E noi... vediamo di tenere la testa a segno... (_a Marco_) Infine non si tratta che di seimila franchi... Me ne duole per te... che hai garantito... ma in ogni modo ci accomoderemo.

MARCO--Seimila!... (senti, come crescono!...)

TOMM.--Siamo o non siamo fratelli? (_volgendosi a Giacinto e a Clementina_) Questi poveri ragazzi hanno il viso bianco come un panno lavato!... Vieni, Marco!... Te lo ripeto: fra noi ci intenderemo... (_a voce alta_) Tutti conoscono la tua probità; tutti sanno che quando ti fai mallevadore di una somma a te confidata, si può in ogni caso contarci sopra, si trattasse di millioni! (_entrano nello studio_).

SCENA XIV.

_Un_ =Garzone=, _un_ =Guattero= _e un_ =Piccolo=.

IL GARZONE. (_correndo_) Quel signore che pranzava nel salottino?...

IL GUATTERO.--È uscito per andar in cerca dei carabinieri....

GARZ.--Vale a dire... ha profittato del parapiglia per svignarsela senza pagare il conto....

IL PICCOLO. (_in disparte, dopo aver ascoltato_) Quandʼè così, posso in tutta coscienza vuotare il quintino che quel signore mi avea ordinato (_beve, ed entra nelle sale_).

GARZ.--Seimila franchi--che ne dici?...

GUATT.--Un bel colpo!...

GARZ.--Seimila franchi non fanno la fortuna di un uomo.

GUATT.--È vero.--Se si trattasse di ventimila...!

GARZ.--Poco ancora....

GUATT.--Ecco!... centomila! non ti pare? è una somma rotonda che farebbe al caso nostro...

GARZ. (_allontanandosi_) Centomila!... A poterla far franca... una volta tanto!...

(_entra nelle sale zuffolando_).

GUATT.--Oh, certo! tutto sta a poterla far franca!... Ma io, lo confesso, mi accontenterei di assai meno... Non sono aristocratico... io... (_entra nella locanda_).

SCENA XV.

_Un_ =Sergente= _e due carabinieri_.

SERGENTE--Tenete dʼocchio quanti escono dalle sale. Non fate caso degli abiti o delle apparenze--sopratutto non dimenticate questo assioma di polizia pratica: che lʼuomo nasce ladro e che gli istinti naturali sono più forti in lui di ogni principio... acquisito dalla educazione o imposto dal terrore della legge. Non vi disarmi rispetto di età, di sesso, di condizione sociale o di riputazione illibata. La persona sulla quale porrete le mani potrà essere innocentissima del reato che costituisce pel momento lʼoggetto delle vostre indagini, ma in ogni modo lʼarrestato sarà un deliquente. Non vi inganni quella che suol chiamarsi la calma serena di una coscienza incolpevole. Diffidate sempre. I più impassibili sono dʼordinario coloro che si tengono certi di poter eludere la giustizia e uscir netti dalla procedura per mancanza di prove. Se mai vi accadesse, dietro una assoluta evidenza di incolpabilità, di dover rilasciare qualcheduno sul quale abbiate già poste le mani o le manette, fategli, come dʼobbligo, le vostre scuse; ma a fior di labbro, ondʼegli abbia a capire che la vostra deferenza è momentanea, ed esclusivamente relativa allʼincidente da cui fu motivato lʼarresto. Badate di esprimergli con un arguto sorrisetto: «se oggi non hai rubato, non sei però men ladro degli altri, e bada che qualche giorno ci ricadrai nelle ugne per davvero!» Tali avvertimenti non sempre si perdono infruttosi. Poichè gli uomini son ladri, facciamo chʼessi rubino il meno possibile. Tale è lʼalta missione che Dio ci ha affidato. Ed ora, ciascuno ai suo posto!

(_Il sergente entra nelle sale, e i carabinieri si appostano in fazione alle due porte del cortile_).

FINE DELLʼATTO PRIMO.

ATTO SECONDO.

SCENA I.

Appartamento sotterraneo in Parigi.--Nessuna porta visibile.--Scala a chiocciola che comunica collʼappartamento superiore.--A destra, sovra un rialzo, un tavolo con tappeto verde e grande seggiola a bracciuoli.--In faccia al tavolo, più basso, doppia fila di sedie.--Sulla parete di fondo, un cartello colla iscrizione: ALTA SCUOLA DI COMMERCIO E DI INDUSTRIA.--Ai due lati, piccoli cartelli colle epigrafi: _Emancipazione dal lavoro!--Guerra al capitale... altrui!..._

=Roberto= _indi_ =Frontino=.

ROB. (_guardando verso la soffitta_) Ecco il segnale! (_va in fondo alla scena, preme un bottone di ferro che sporge dalla parete; la soffitta si apre dal lato che comunica colla sala_) Esattissimo, questo Frontino!

FRONT. (_che sarà sceso dalla scala dopo aver rinchiusa la porticela_) Eccomi! (_tirando lʼorologio dal taschino del gilet_) Le quattro e due minuti.

ROB.--Come andò la giornata?

FRONT.--A meraviglia!... (_mostrando lʼorologio_) Non ti sei accorto del nuovo acquisto?...

ROB. (_osservando lʼorologio_) Stupendo! E lʼhai avuto?...

FRONT.--Dalla mia destrezza....

ROB.--Il tempo non è denaro, ma questo misuratore del tempo può valere da trecento a quattrocento lire... Te ne faccio dono.

FRONT.--Tante grazie!...

ROB.--È venuta gente alla Agenzia?...

FRONT.--Nè troppa nè poca. Fra gli altri, un giovanetto della provincia per chiedere lʼindirizzo della baronessa De-Cristen, al mondo Deianira.

ROB.--Lʼhai riconosciuto?

FRONT.--Il viso non mi era nuovo....

ROB.--Ebbene: senza averlo veduto, io ti dirò chi è. Quello era il figlio dellʼalbergatore di Çette, dove abbiamo operato lo scorso mese....

FRONT.--Verissimo... Ora mi sovvengo...! proprio lui in persona....

ROB.--E gli hai dato lʼindirizzo di... madama la baronessa?

FRONT.--Dopo averlo fatto tornare quattro volte, e dietro una tassa di lire quaranta.

ROB.--Deianira saprà cavargli ben altro--A proposito: il sarto?

FRONT.--II sarto ha portato il magnifico abito da monsignore che gli hai ordinato... Il temerario ha avuto lʼardire di domandarmi un a conto....

ROB.--Era il caso di saldare.

FRONT.--È ciò che ho fatto. Ho riflettuto che quel ladro, partendo a mani vuote, avrebbe potuto adombrarsi... della ordinazione bizzarra che gli abbiamo fatta... e tirarne delle conseguenze poco omogenee.

ROB.--Riflessione giustissima.--Del resto, non temete, Frontino!.--La casa che noi abbiamo scelta a teatro delle nostre grandi strategie commerciali, non potrebbʼessere più acconcia e più sicura. Chi lʼha fatta costruire devʼesser stato uno strategico di prima forza. Lʼ_Agenzia_ e lʼ_Ufficio di indizii_ del piano terreno sono più che sufficienti a tutelare lʼAlta Scuola di Commercio stabilita nel grembo della gran madre. Tutte le religioni delle umanità han sempre dovuto, al loro nascere, rifugiarsi nelle catacombe.--Ciò che importa è di star sul chi vive, onde lʼocchio della vigile non oltrepassi mai quella barriera (_addita la porticella attigua alla scala_).

FRONT. (_rabbrividisce_).

ROB.--Ancora delle paure?...

FRONT.--È da molto che non consulti.... lʼamico?

ROB.--Il codice?... Oramai lo so a mente.

FRONT.--Hai tu mai riflettuto che la nostra ultima _tratta_ di Çette, unitamente a quella che andremo a stendere fra unʼora, ci verrebbe scontata alla banca delle Assise in quattordici anni di lavori forzati...?

ROB.--Ragione per cui bisogna assolutamente che i nostri titoli si scontino altrove.

FRONT.--Eppure: la è una brutta prospettiva, quattordici anni di lavori forzati!

ROB.--Converrai meco che quella dei lavori forzati a vita è una prospettiva assai meno lusinghiera...

FRONT.--Ne convengo...

ROB.--Orbene: ad eccezione dei pochissimi a cui le ladrerie del bisavolo o del padre han procacciato una rendita sufficiente a campare la vita, tutti gli individui della famiglia umana non rappresentano che altrettanti condannati al lavoro perpetuo. Frontino: vuoi tu smettere di fare il ladro? Entra nella galera degli uomini onesti: lavora dieci ore al giorno, e crepa inosservato e disprezzato sotto il tuo abito da fatica.

FRONT.--Anche disprezzato...! e tu credi?...

ROB.--La società non accorda la sua stima al lavoratore, se non il giorno in cui questi collʼopera sua abbia adunato tal patrimonio da poter dire: io non ho più bisogno di lavorare per vivere.--Orbene: credi tu che questa stima non sia comunemente accordata anche a quelli che, dopo aver guizzato parecchi anni fra gli uscieri ed i birri, ed aver scroccate ai procuratori delle assolutorie molto equivoche, si adagiano trionfalmente sovra un bel trono di banconote, guardando di alto in basso quelle milliaja di imbecilli che sudano per morire di fame?--Non vi è per la società che una sola classe di uomini disprezzabili--quelli che non hanno denaro. Il giorno in cui tu, mio povero Frontino, uscissi nella strada cogli abiti logori e le scarpe corrose per muovere al ricupero della tua patente di uomo onesto, i ricchi ed i poveri, i superbi e i cortesi, quanti infine ti occorreranno per via, si tireranno in disparte, lanciandoti una occhiata di disprezzo e quasi di abbonimento.--Alla miseria non vʼè alcuno che perdoni. Però ti consoli il pensiero, che allorquando ti avverrà di dover attraversare una piazza sovra un sudicio carretto, colle mani legate, in mezzo a due rappresentanti della _tirannide_; tutti gli onesti esclameranno una parola di compassione pel povero catturato, e qualcuno ti getterà una moneta mormorando: peccato! lasciarsi prendere!...

FRONT. (_abbracciando Roberto_) Mi fai piangere di tenerezza....