L'arte di far debiti

Part 3

Chapter 33,553 wordsPublic domain

Il banchiere sorrise come un ebete, e stendendomi la mano, con voce soffocata dalla beatitudine mi disse:--non mi tentate... non fatemi violenza... non imponete dei patti impossibili.... Io posso bene affidare qualche miliajo di lire ad un galantuomo pari vostro--ma gettare le mie perle nel fango?--via! questo sarebbe troppo! Non vi sono che due uomini nell'età presente che possano comprendere la mia _Trasmigrazione_--questi due uomini siamo io e voi!

All'indomani verso le quattro, scrissi una lettera al banchiere per fargli capire che io era assai ben disposto ad accogliere i dieci mila franchi a titolo di prestito, ma al tempo stesso io insistevo per la pubblicazione del poema.

Il banchiere mi inviò tosto i dieci mila franchi in tanti biglietti della banca francese e con quelli il manoscritto della _Trasmigrazione_ che egli mi dedicava coll'epigrafe: _all'uno dei due_.

mi dedicavaventiquattro ore _trasmigrai_ corpo ed anima per regioni _ignote._

Troppo lungo sarebbe il narrarvi i grandi e molteplici risultati che io ottenni solleticando la _corda sensibile_ di diversi individui.--Gli esempi che ho riferiti in questo e nel capitolo precedente, a' miei lettori perspicaci, dimostreranno l'importanza e l'efficacia del mio metodo.

CAPITOLO V.

=Dell'ordine del PUFF=.

La prima vittima del _puffista_ che vuol slanciarsi nella brillante carriera senza incontrare ostacoli, senza incorrere nei lacci che insidiano ordinariamente i primi passi di tutte le carriere umane, vuol essere il sarto.

Una volta che siate riuscito a _puffare_ un sarto, una volta che abbiate indossato, senza pagarlo, un abito completo da gentiluomo alla moda, eccovi padrone del campo, eccovi sollevato di un tratto nelle più alte e fortunose regioni del _puff_.

Io prevedo le vostre objezioni.--Voi mi direte che il vestiario non basta--ci vogliono, a completarlo, degli accessorj che il sarto non può fornire--le lingerie, la scarpe, il cappello....

Objezioni da principiante!--È forse detto che a _puffare_ il calzolajo ed il fabbricatore di cappelli si richiegga un sistema particolare, che non sia quello da usarsi col sarto?[3]

Vi è un Dio per i _puffisti_.--Io credo anzi che nello stabilire le grandi e immutabili leggi dell'ordine universale, Iddio abbia più che altro pensato alle vaste e molteplici complicazioni che nel seno della umanità dovevono insorgere a causa del _puff_.

Eppure questo Dio, nel creare gli uomini a sua imagine e similitudine, ha fatto una eccezione pel sarto, e si è compiaciuto, nella sua infinita bontà e sapienza, di dare a questa prima, indispensabile vittima del _puffista_, degli istinti particolari di caponaggine.

Vi parrà un paradosso la definizione che io sto per darvi:--il sarto è un animale creato da Dio per lasciarsi _puffare_ da' suoi proprii abiti.[4]

Ah! voi credete dunque che il sarto vi faccia credito pei vostri begli occhi, pei vostri baffi inannelati e profumati? Vi ingannate a partito. Se il sarto non ardisce presentarvi il conto, se il sarto non vi importuna, non vi molesta per ottenere il pagamento, tutto ciò proviene dalla grande stima, dal grande rispetto che egli professa per gli abiti che aveste da lui. Più questi abiti saranno ricchi e costosi, e più imporranno al vostro sarto.--Voi non lo avete pagato, non lo pagherete mai--che importa?--Il sarto vedendovi passare col _paletot_ che egli stesso vi ha fornito, non potrà a meno di levarsi il cappello e di inchinarsi fino a terra. Come gli sta bene quel _paletot_! pensa egli--un _paletot_ da quattrocento franchi...! queste robe non le portano che i grandi signori.... Anche lui senza dubbio è un grande signore!

Cosi ragiona il vostro sarto.--Il giorno in cui le maniche del vostro _paletot_ comincieranno a spiumarsi, il giorno in cui i vostri pantaloni avran perduto la primitiva freschezza--tenetevi ben in guardia! Il sarto a sua volta comincierà a diffidare, e per poco che voi non lo abbiate prevenuto, egli sarebbe ben capace di presentarvi la nota!--Non permettete mai che le cose giungano a tale estremo. Quando il sarto ha cessato di sorridervi dolcemente, quando ne' suoi inchini si palesa qualche stento, quando i suoi occhi sembrano accusare di sbieco lo sdencio delle vostre stoffe, non vi resta tempo da perdere.--Bisogna andargli incontro, bisogna sorprenderlo, commettergli delle nuove vesti che importino la doppia, la tripla somma di quelle che indossate. Il giorno in cui vi avrà rivestito, il sarto vi ridonerà la sua stima e non avrete più nulla a temere da lui.

Colpita la prima vittima, le altre cadono da sè ai vostri piedi. Un uomo elegantemente e riccamente vestito diviene _pufffista_ senza volerlo--egli non ha più bisogno di organizzare i suoi _puff_; egli li trova belli e fatti ad ogni passo del suo cammino, nella sua anticamera, a fianco del letto.

Puffato il sarto, puffato il calzolajo, puffato il cappellaio, puffata la guantaia, convien darsi premura di puffare un orefice, il quale fornisca a prezzo di _puff_ una bella catena d'oro per l'orologio, quattro o cinque anelli e tutti quei ninnoli che figurano cosi bene sul _gilet_ di un _puffista_ come su quello di uno strappadenti. L'orefice sarà più duro degli altri--conviene abordarlo con qualche cautela e combatterlo coll'astuzia. Non sarà male che prima di passare a ciò che, in linguaggio puffistico, si chiama la consumazione dell'atto, procacciate di conciliarvelo frequentando il suo negozio in qualità di dilettante. Un pò di erudizione in materia di pietre preziose potrà assai favorirvi nel puffare un orefice.

Eccovi completo--oramai, per procedere nella grande carriera, non vi resta che a procacciarvi un alloggio--il quale alloggio dovrà essere quindi innanzi il punto centrale delle vostre operazioni--il _roccolo_ di quelle infinite varietà di _merli_ che Dio ha creato a bella posta per farsi spiumare dal _puffista_.

Intendete fissare dimora per alcun tempo in una città?--In tal caso vi consiglio ad uscire dall'albergo per prendere in affitto un grandioso appartamento. Badate però che l'albergo rappresenta il transito più sicuro per giungere ad un appartamento sulle ali del _puff_. Quanto più ingente sarà il _puff_ che voi saprete piantare nell'albergo, tanto più facile vi riuscirà l'impossessarvi del primo piano di un palazzo senza compromettere la vostra dignità di _puffista_.--Voi avete quanto si domanda perchè un albergatore si lasci _puffare_ da voi. Non dimenticate gli accessorii, che sono quattro o cinque valigie nuove, piene o vuote non importa, ma tali che col loro peso facciano bestemmiare i facchini della ferrovia e i mozzi dell'albergo. Se le valigie, per un capriccio del caso, sono piene di mattoni, non obliate di chiuderle con una ventina di lucchetti. Oltre alle valigie è necessario che nel vostro equipaggio figurino dei forzierini misteriosi, quattro o cinque ombrelli legati a fascio, due o tre bastoni dal pomo brillante; alle quali cose potreste anche aggiungere, per maggior effetto, un pappagallo ed un piccolo pincio. Non sarà male se appena entrato nelle stanze dell'albergo, vi darete premura di sciogliere due o tre borse da viaggio, per lasciare in mostra sul tavolo qualcuno dei vostri oggetti di toletta.--Io mi ricordo che a Milano, all'albergo della Ville, una volta mi accadde di produrre una sensazione incredibile, poichè i camerieri, annunziando al padrone il mio arrivo, gli avevano detto che da una borsa da viaggio io aveva cavati fuori quattordici, tra spazzole, spazzoletti e spazzolini.--Possa quel buono ed onestissimo albergatore della Ville serbare eterna memoria delle mie quattordici spazzole, come io, nel regno dei beati ove sarò fra poco, non scorderò mai che gli sono tuttavia debitore di tremila ottantotto lire e venticinque centesimi.--In ogni modo, entrando in un albergo (ed è inutile avvertire che questo albergo deve essere necessariamente il più rinomato della città) conviene che il _puffista_ spari il suo gran colpo.--Questo gran colpo potrebbe consistere nella straordinaria larghezza delle mancie distribuite al _bromista_ ed agli scaricatori delle valigie--o meglio ancora (ma questo stratagemma non può riuscire che ad un _puffista_ di altissima levatura) nell'ordinare al padrone istesso dell'albergo di rimunerare col proprio denaro le persone che vi hanno servito. Ne' miei tempi migliori, mi accadde una volta, scendendo alla stazione di Firenze, di trovarmi faccia a faccia con un mascalzone il quale ebbe la temerità di ricordarmi un miserabile _puff_ di duecento cinquanta lire che io gli avevo piantato sei anni prima. Io non teneva nel mio portamonete che la nota dei miei _puff_--figuratevi qual imbarazzo, e quale pericolo! Quel mascalzone mi avea abordato con famigliarità cosi plebea, che io non poteva esimermi dal pagarlo, a meno di subire una pubblica vergogna e di screditarmi al cospetto dell'universo.--Ridotto a mal passo, feci avvicinare quattro vetture da piazza, una per me, l'altra pel mio pappagallo, la terza per un mio domestico negro, la quarta per i miei dodici bauli, E fatto salire nella mia carrozza il vile aggressore, ordinai che il convoglio si dirigesse all'albergo della Luna. Al rumore delle quattro carrozze, tutti i camerieri uscirono in massa nel cortile, e il padrone, venuto fuori cogli altri, si sprofondava nell'inchinarmi. Io diedi agio a tutti quanti di ebetizzarsi completamente alla vista delle mie dodici valigie, del mio pappagallo e dello schiavo nero--poi, quando tempo mi parve, abordai il padrone con piglio risoluto, e parlandogli in quella lingua cosmopolita che è sempre di massimo effetto:--monsieur, gli dissi, oreste vous un poco di monneta piccola? Quanto le abbisogna, signore? due... tre franchi?... comandi!--_Mi abbisogna moneta piccola... tanto come cinquecento franchi... in tanti piccoli pezzi di napollion d'oro_!--L'albergatore numerò ancora una volta i miei bauli, diede una occhiata al mio pappagallo ed al mio negro, e quando ricorse al cassetto del banco e venne a me per portarmi i venticinque marenghi--_adesso a te bon omo!_--dissi al birbone che mi stava a lato per rinfacciarmi il mio _puff_--_a te duecento franchi e cinquanta per tua bona familia che mi aver salvata la vita, e non dir niente a persone se non voler bastonar_.

L'assassino vedendo quell'oro, spiccò due salti dalla consolazione e corse via che pareva invasato. Dopo ciò, pagai lautamente i bromisti e salii col corteggio delle mie valigie, agli appartamenti superiori. In quel momento un organetto era venuto a fermarsi sotto le finestre dell'albergo. Mi affacciai ai balcone, e gettando un marengo nel piattello del suonatore--_io vi prego d'aller vous en!_... gli gridai dall'alto,--_domani si tornar, altro donar!_....

Quel povero suonatore, che forse nella giornata non avea raccolto un quattrino, si fece allora a ringraziarmi con tali parole e tali gesti, che la gente si agglomerò nella via--e, chi è? chi non è? donde è venuto?--in meno di quattro ore io divenni il soggetto di tutte le conversazioni di Firenze. Quel marengo gettato al suonatore mi valse la gloria di avere, in due mesi, piantato nella futura capitale del Regno un _puff_ di quarantacinque mila lire pochi centesimi.

CAPITOLO VI.

=Del prestito=.

Ma l'arte di scegliersi l'appartamento difficilmente si insegna. È un'arte di ispirazione, è uno di quegli istinti ammirabili, che il supremo creatore dell'universo ha concesso ai _pochi chiamati_.

E qui mi conviene avvertire il piccolo _puffista_, il _puffista_ di secondo e di terzo ordine, che l'appartamento, quando non non richiegga una spesa straordinaria (nel qual caso solamente è permesso _puffarlo_), vuoi essere qualche volta pagato scrupolosamente.--Pagare l'affitto di casa con puntualità e sollecitudine, è misura finanziaria della massima importanza per chi vuoi _puffare_ con sicurezza di causa. Con tale misura conquisterete un eccellente alleato per le vostre imprese _puffistiche_--questo alleato sarà il vostro padrone di casa, a cui si unirà validamente il vostro portinajo, se saprete conciliarvelo con delle mancie generose....

Ma ecco qualcuno sorge a dire: come si si fa quando non si hanno denari, a sostenere queste grandi spese di _impianto_? Come si pagano i viaggi? il trasporto dei bagagli? gli affitti? le mancie?

Sicuro che del denaro, o poco o molto, bisogna farne circolare; e quand'uno non ne ha di proprio, deve necessariamente procacciarsene attingendo alla borsa degli altri.

Un _puffista_ che si rispetta non deve trovarsi mai in condizione da non poter far fronte ai pericoli della sua professione. Bisogna che egli abbia sempre nelle tasche il denaro di _semenza_ e il denaro di _partenza_--o in altri termini: il denaro di _ingresso_ e il denaro di _recesso_. Non è mestieri che io spieghi il senso di questa rime agli arguti miei lettori.

Come si fa per aver denaro? Ai _puffista_ non si offre altra risorsa che quella di chiederne a prestito.

Guardiamo intorno--esploriamo le fisonomie, studiando i caratteri, calcoliamo le probabilità.

Innanzi tutto, prima di chiedere un prestito, è necessario aver stabilita la certezza che la persona, alla quale siete per ricorrere, possegga la _somma_.--Domandare dieci mila franchi a chi appena ne possiede mille è la massima delle stoltezze.

Bisogna che la persona alla quale avete intenzione di batter cassa, non possa mai dire con verità: mi spiace tanto, ma non sono in grado di servirvi! Pur troppo (la società è tanto corrotta!) questa risposta vien profferita alcune volte da individui, che potrebbero dare il doppio ed il triplo della somma che loro viene richiesta!

Dopo questo precetto, che ha da formare la base della vostra operazione finanziaria, io vi consiglio di attenervi scrupolosamente alle poche massime generali che qui sotto vi trascrivo.

Astenetevi sempre dal domandare denaro per lettera quando possiate chiederlo a viva voce. C'è uno stolto proverbio che dice: _la carta non vìen rossa_--imbecilli! forse che la faccia di un _puffista_ può cambiar colore più presto che la carta? E vi è forse ragione perchè un _puffista_ abbia ad arrossire nel chiedere dell'oro ad un suo confratello?--Fosse argento, fosse rame, fosse la vile moneta che si getta all'accattone! ma l'oro!....

E poi: qual maggior prova di amicizia e di stima si può dare ad un uomo che quella, di domandargli in prestito parecchie miliaja di lire?[5]--Non è lo stesso che dirgli: tu sei ricco, tu sei grande, tu sei potente, tu sei generoso?--Chi avrebbe ragione di arrossire sarebbe il miserabile che non potesse corrispondere degnamente a questa grande prova di fiducia che voi gli avrete accordata--o il vigliacco che non potendo favorirvi, mendicasse delle scuse, o tentasse eludere il vostro nobile disegno colle scappatoje o colle menzogne![6]

In linguaggio _puffistico_, questa operazione finanziaria del chiedere a prestito si chiama _stoccata_. Sublime parola, che oltre a rappresentare precisamente la idea, rivela anche il modo di tradurla in fatto!

Non si può essere grandi _puffisti_ senza essere ad un tempo grandi _stoccatori_!

Potete voi concepire un colpo di _stocco_ ben aggiustato e micidiale, se questo non sia stato preceduto da lunga meditazione ed eseguilo con coraggio e risolutezza?

Di tal modo si debbono compiere le _stoccate puffistiche_.

Stabilita la vittima, convien fissare il momento ed il luogo--e una volta premeditato il piano di attacco, slanciarsi come il falco sul pulcino.

In generale, le _stoccate puffistiche_, meglio che nelle mattutine, riescono nelle ore pomeridiane, dopo il pranzo, e dopo la digestione. Un uomo che ha ben pranzato e che ha ben digerito versa ordinariamente in una crisi di buon umore, e si riduce facilmente, pel benessere che prova egli stesso, a favorire quello degli altri.

Lanciato il vostro colpo, badate bene che la _vittima_ non si parta da voi collo stocco nelle viscere. Convien ghermirla strettamente, impedirle qualunque movimento, o per lo meno inseguirla fino a tanto che essa non abbia versato il suo contingente di sangue metallico. Una volta che la _vittima_ sia fuggita collo _stocco_ nelle viscere, vi tornerà assai difficile il ghermirla nuovamente. Guai allo _stoccatore puffista_ se il primo colpo gli va fallito!

Le _stoccate_ per sorpresa riescono meglio delle altre, ed io potrei fornirvi, di ciò numerose prove dedotte dalla mia stessa esperienza. Ma per chiudere umoristicamente questo capitolo, vi narrerò di una ingegnosissima _stoccata di sorpresa_ compiuta in Marsiglia da un puffista di quarta classe, il quale pe' suoi talenti avrebbe potuto aspirare ai primissimi ranghi dell'ordine se l'indolenza del suo carattere non avesse paralizzate in lui le altissime doti dello spirito.

L'arguto _puffista_ si chiamava Napoleone S... e viveva, come si suoi dire, alla giornata, _stoccando_ gli amici e i non amici, i conoscenti e i non conoscenti. Per oltre quarant'anni egli aveva condotta questa beatissima vita di levarsi ogni mattina senza sapere come avrebbe pranzato e dove avrebbe dormito alla sera. I suoi _puff_ non si erano mai elevati oltre le strette necessità della vita; egli _puffava_ a centellini, _puffava_ a moneta spicciola, e non era meno grande per questo.

Un giorno Napoleone passeggiava sul ponte di Marsiglia a poca distanza da un caffè ove bazzicavano ordinariamente i suoi connazionali. Napoleone era italiano. L'ora si faceva tarda; nel caffè non c'erano persone sulle quali il nostro _puffista_ potesse vibrare con effetto la sua stoccata quotidiana!

Che si fa? L'appetito si aguzza e con esso anche l'ingegno _puffistico_.

Ecco un signore sbarcato recentemente da un battello a vapore. Napoleone lo vede per la prima volta, non sa chi sia, nè da qual parte egli venga. Non importa. È un signore riccamente vestito, un signore che, _stoccato_ con garbo, darà necessariamente il suo spruzzo.

Napoleone si fa innanzi, aborda risolutamente la sua vittima, e toccando leggermente il cappello, lo apostrofa con fuoco:

--La senta un po', caro signore: si tratta di una scommessa, della quale bramerei che ella si degnasse farsi arbitro. Se qualcuno... io per esempio... avesse bisogno al momento di un miliardo in numerario; crede lei che sarebbe possibile, raccogliendo tutto il denaro dei banchieri di Marsiglia, mettere insieme questa somma?

--Io... crederei, risponde l'altro con un certo sussiego; crederei che per raccogliere una somma così rilevante ci vorrebbero per lo meno cinque o sei giornate e fors'anche...

--Ebbene: diffalchiamo...! diffalchiamo pure! Se non si trattasse che di cinquecento milioni di franchi?..

--Anche cinquecento milioni di franchi in numerario sarebbe un po'difficile trovarli...

--E se uno avesse bisogno di cento milioni?

--Cento milioni... a dir vero...

--Ma via! restringiamo la cosa ai minimi termini... Se non si trattasse che di soli cinque franchi... crede lei che sarebbe difficile... trovare chi li sborsasse prontamente e...?

--Cinque franchi! esclama il forastiero con ingenua meraviglia; ma qual è il miserabile che non possegga cinque franchi? e qual'è il disgraziato che non troverebbe cinque franchi...?

--Ah! lei mi consola! lei mi risuscita, da morte a vita! esclama a sua volta il puffista mutando registro di voce. Io mi trovo appunto nel caso di aver bisogno cinque franchi per pranzare quest'oggi, e poichè lei è così bene disposto a favorirmeli, profitterò volentieri della sua offerta e le sarò infinitamente obbligato.

Il forastiero, vedendosi preso alle strette, e ammirando d'altra parte l'arguzia dello stratagemma, portò la mano al taschino del _gilet_, e trattone un bel marengo fiammante, lo lasciò cadere nelle mani dell'arguto _puffista_.

Da quel momento Napoleone S... divenne il compagno indivisibile del forestiero, finchè questi si trattenne in Marsiglia; e più volte questi due individui così stranamente collegati da un azzardo _puffistico_, furono veduti pranzare assieme all'_Hotel des Empereurs_. Inutile avvertire che il mio Napoleone non fece mai torto al suo nobile carattere di _puffista_, assumendo, neanche in minima parte la spesa del pranzo!

CAPITOLO VII.

=Dei Creditori.=

Quel poeta che lasciò scritto:

Non è credibile Quanto è terribile La vista orribile D'un creditor

doveva appartenere, nella gerarchia del regno _puffistico_, all'infima classe.

È vero--la vista di un creditore non è molto aggradevole--val meglio vedere una bella figura di donna, ed anche, per chi si diletta di uniformi, un ussero di Piacenza. Ma il grande _puffista_, il _puffista_ di prima classe non può mai sgomentarsi dell'incontro dì un creditore, e in ogni modo, quand'anche un tale incontro avesse a cagionargli qualche leggiero turbamento, egli saprebbe dissimularlo in tal guisa da non rimanere compromesso.

Fra un creditore ed un debitore che si veggono, la situazione del primo è mille volte più grave e sconfortante di quella del secondo.

Se fosse dato di penetrare in fondo al cuore dell'uno e dell'altro, vi si leggerebbero due voti affatto opposti, ma non ugualmente terribili.

Il creditore, alla vista del suo debitore, è necessariamente assalito da un atroce dubbio:--chi sa se costui potrà pagarmi!

Il debitore, al contrario, pienamente consapevole dei propri mezzi e dei propri intendimenti, può dire con piena sicurezza:--io non pagherò mai!

Ora, chi oserà sostenere che la situazione del primo non sia mille volte più tormentosa che quella del secondo?

Ciò premesso, vediamo brevemente come debba comportarsi un abile _puffista_ a riguardo del suo creditore.

È inutile avvertire che questo ultimo, rappresentando la parte dell'individuo compromesso, è costretto usare tutte le cautele, tutte le arti per non compromettersi davantaggio.

Egli non ignora che, per ottenere e facilitare il pagamento, non gli conviene irritare, nè pregiudicare in veruna guisa il suo debitore.--Un abile _puffista_ non deve mai obliare questa circostanza favorevole.

Appoggiato ad una tale considerazione, io ho sempre preferito il sistema di trattare il creditore colle maniere più brusche, ricorrendo anche alle minaccie in caso di reazione troppo viva.--Quanto minori, da parte del creditore, le speranze di risarcirsi, tanto più mansueto e più cortese egli suole mostrarsi, nella paura che, ricorrendo a dei mezzi troppo energici, il debitore si vendichi col non pagarlo.

L'uomo che ha un credito da riscuotere somiglia in qualche modo ad un innamorato. Egli ha bisogno d'illudersi; egli ha bisogno di credere che tosto o tardi incasserà il suo denaro. Non avviene forse lo stesso ad un uomo perdutamente invaghito di qualche beltà capricciosa ed altera? Più questa si mostra sprezzante e crudele, più l'altro diventa umile e servile. Che sarebbe di lui, se quella donna s'irritasse a tal punto, da togliergli il conforto di vederla, di parlarle qualche volta, e di potersi illudere per una mezza promessa o per un mezzo sorriso?

Ai piccoli _puffisti_, più che ai modi burberi e minacciosi, riescono le facezie e le piccole sorprese.

Anni sono, quando a Milano faceva furore il caffè San Carlo, diretto dall'incomparabile Beruto, fra gli altri _puffisti_, che frequentavano il grandioso stabilimento, ci era un tal Mezzocapo, giovane elegantissimo e già consideratissimo, malgrado la sua età ancora fresca, nel grande regno del _Puff!_--Era già un anno che il signor Beruto teneva aperti i suoi libri di credito a quel bravo e giustamente celeberrimo _puffista_.