Part 1
NOTE DEL TRASCRITTORE:
—Corretti gli ovvii errori di stampa e di punteggiatura.
—Il testo in grassetto è indicato come =testo grassetto=.
A. GHISLANZONI.
=L'ARTE DI FAR DEBITI=
DI
_ROBOAMO PUFFISTA_
COGLI ULTIMI COMMENTI
DI
=ZEFFIRINO BINDOLO=
MILANO EMILIO QUADRIO, EDITORE 1881
RAGIONE DELL'OPERA
_Io, Roboamo Puffista, barone senza stemma, cavaliere di tutte le industrie, gran croce dell'ordine dei Nullatenenti, dottore di scienza occulta, nato a Londra, battezzato a Parigi, educato a Costantinopoli, assente da tutte le città del globo e inquilino perpetuo della ignota dimora;_
_Trovandomi oggimai ridotto all'estremo passo della vita, e sapendo per certi dati di dover tirare l'ultimo fiato innanzi alla scadenza delle mie ottocento ventiquattro cambiali girovaghe, firmate per la massima parte con nomi di fantasia; Non possedendo, pel momento, altri fondi per soddisfare a miei impegni cambiarii che quattro marche da giuoco e dodici bottoni del mio_ quondam _cappotto da guarnazionale;_
_E volendo, d'altra, parte, chiudere gli occhi senza rimorsi, e lasciare, in mancanza di altri capitali, un nome onorato e benedetto, sicchè la maggioranza della umanità mi protegga, dopo morte, dalla malevolenza e dalla calunnia dei miei vili creditori, i quali, come risulta dalle recenti statistiche della popolazione del globo, non cessano di rappresentare una minoranza impercettibile:_
_Ho risoluto, come risolvo, di tramandare ai posteri un breve opuscolo che si intitola_ l'Arte di far Debiti, _già ideato a Parigi nei miei primi ozii di Clichy, abbozzato a Milano durante la mia involontaria permanenza in un piccolo appartamento della via di Sant'Antonio, e ridotto a purgata lezione in questi ultimi giorni di domicilio coatto impostomi dalla malattia._
_Questo_ opuscolo _è la sintesi di tutta la mia vita, il riepilogo di tutte la mie grandi esperienze; è un immenso patrimonio che io trasmetto alla umanità tutta intera--Quand'anche i miei creditori (gente di dura cervice!) non volessero, o fingessero di non riconoscere l'importanza del mio libro,--io mi tengo certo che la parte meno pregiudicata dal mio sistema economico gli farà buon viso._
_Io muoio in un'epoca di grande progresso--io scomparisco, dal mondo mentre è già prossima la _maturità dei tempi_, in cui l'universo non rappresenterà che una immensa gabbia di... debitori._
_La sentenza è paradossale--ma io tengo per fermo che fra una diecina d'anni, la specie dei creditori avrà cessato di esistere, e al mondo non vi saranno che debitori._
_Una chiaroveggenza divina irradia lo spirito dei morenti--io leggo nell'avvenire... io prevedo la grande epoca del deluto universale._
_Sulle piazze si erigono delle cataste.... Da quelle cataste..... sporgono dei volti umani... dei ceffi raggrinzati e defformi... dei nasi cogli occhiali... delle bocche immani da usurai che digrignano i denti..._
_Sapete cosa sono quelle cataste?--sono a milioni di migliaia le cambiali in protesto del genere umano--sono cartelle del debito pubblico, cartelle di prestiti municipali, azioni di strade di ferro e di canali--libri mastri di caffettieri e di sarti--note di brugnoni e di modiste..._
_Qualcuno ha messo il fuoco a quelle cataste.., Vedete le orribili fiamme! udite le strida feroci!..._
_Copritevi gli ocelli! turatevi gli orecchi!--è il credito che brucia--sono gli ultimi creditori che spariscono dalla faccia del mondo..._
_Frattanto--in attesa che i tempi maturino--vediamo, o_ puffisti _fratelli, di scongiurare, per quanto è da noi, le calamità presenti._
_Questo libricciuolo, che ben a ragione potrebbe intitolarsi il_ libro d'oro_, in quanto esso insegni a cavar il prezioso minerale da quella silice dura che è il credito moderno, incontrerà senza dubbio l'universale favore e raccomanderà il mio nome alla perpetua riconoscenza dei posteri._
_Dopo ciò lettori puffisti, non mi resta che ad invocare il genio del_ puff _e pregarlo acciò vi tenga sempre nella sua santa custodia._
=Roboamo Puffista.=
CAPITOLO PRIMO.
=Massime generali.=
Per intenderci senza spreco di parole, innanzi tutto convien adottare un vocabolo pel quale si rappresenti con esattezza matematica quel personaggio singolarmente favorito dalla natura e completato dalla scienza e dalla pratica sociale, che si propone di passare lietamente la vita a spese del credito pubblico e privato.
Il mio cognome può servire a tal uopo. L'uomo che intende vivere per il debito, che si sente chiamato a questa sublime missione di rigenerare l'umanità col sistema delle imposte involontarie, si chiami dunque _puffista_. Accordando il nome di _puffisti_ a questa grande e nobile specialità della razza umana che fra poco avrà cessato di essere una specialità per divenire una imponente maggioranza, io sono certo di raccomandare me stesso ad una fama imperitura!
Ho emesso, senza avvedermene, un grandioso concetto, che esige una pronta spiegazione per farsi comprendere agli intelletti meno arguti. Ho detto che il _puffista_ è chiamato a rigenerare l'umanità col sistema delle _imposte involontarie_.
Non è mestieri che io vi faccia notare quanto sia orribile, assurda, contraria agli intendimenti della natura quella legge che obbliga l'uomo a pagare il diritto dell'esistenza coi più vili metalli, coll'oro, coll'argento, col rame coniato.
L'uomo!.... questo re del creato, questa nobile personificazione della intelligenza, fatto ad immagine e similitudine del creatore--questo padrone di tutta la natura animata ed inanimata--questo Dio della terra e dell'Oceano--eccolo ridotto, per una vicenda di false ed abusate teorie, a doversi privare di tutte le cose più necessarie alla esistenza, a dover perire dal freddo e dall'inedia per mancanza di pochi baiocchi!--La società è oggimai organizzata di tal guisa che al libero abitatore del globo non è più permesso di staccare un pomo da un albero, di cogliere una spica di frumento, di succhiare un grappolo d'uva se prima non abbia trovato qualche spicciolo in fondo del suo portamonete!--A tale noi siamo giunti--povera razza umana!--che nel centro più popoloso del globo, a Londra, a Parigi, laddove concorrono tutti i prodotti dell'universo, laddove fanno mostra dalle vetrine tutte le squisitezze e le ghiottornie della sapienza culinaria, un uomo--un re della creazione che non abbia due soldi nel taschino del _gilet_, è costretto a morir di fame... o a rischiare la galera--rubando!
Morire... o rubare! Tale è l'orribile dilemma che la esosa politica della società impone inesorabilmente a questo animale fatto ad imagine e similitudine di Dio, ridotto a non avere moneta spicciola!
Morire o rubare!--No, perdio!--abbiamo gridato noi.--Giuraddio! mi rispondete voi col fremito di una coscienza indignata:--Nè morire, nè rubare!--Un temperamento ci deve essere--se non c'è, bisogna trovarlo--chè in verità, se non ci fosse modo di eludere il tremendo dilemma, sarebbe ad invocarsi il diluvio universale o la pioggia sulfurea per cui ebbero a perire Sodoma e Gomorra.
Via! respiri la umanità desolata!... Non provochiamo la collera di Dio colle bestemmie della disperazione! Il temperamento fu trovato--fu trovato da secoli--e questa provvidenziale invenzione noi la dobbiamo ai... _puffisti_.
Io non voglio morire--io non voglio rubare--ha detto il primo _puffista_--io ho diritto di vivere--e le leggi non hanno diritto di condannarmi perchè io mi prevalgo del mio diritto.--Dunque?...
Dunque... si viva col debito!--od anche col credito--che è lo stesso.[1]
Ma i _puffisti_ si ingannarono! mi grida qualcuno--perocchè tutti sappiamo che le leggi condannano i debitori, nè più nè meno dei ladri; chè se il debito può prolungare di qualche tempo l'impunità, non riesce però a sottrarci completamente agli inumani rigori della legge![2]
Questa osservazione non può partire--scusatemi!--che da un _puffista_ di terza classe--da un _puffista_ esordiente--da un _puffista_ che non ha ancora studiato la grand'arte.--Un vero _puffista_ vi risponde che queste pene del Codice detto civile non rappresentano che uno spauracchio od un pericolo più immaginario che reale pei poveri pesciolini di acqua dolce. Noi grossi pesci di alto mare, noi sfidiamo la gracile reticella ordita di rattoppi, noi squarciamo le maglie e passiamo oltre... _puffando_!
Ritenete questa massima: in prigione per debiti non vanno che pochi imbecilli i quali si posero in carriera senza conoscere i primi rudimenti dell'arte.
Ma di ciò sarà discorso più tardi e non ci mancheranno, a sostegno delle nostre teorie, esempli notevolissimi.
CAPITOLO II.
=Delle disposizioni naturali del PUFFISTA=.
Non è poeta chi vuole, e così non può riuscire _puffista_ chi non abbia sortito delle disposizioni naturali convenienti all'alta missione.
Con questa sentenza non intendo disanimare i meno favoriti della natura. Quando si dice _poeta_ o _puffista_, si vogliono designare i tipi elevati delle due specie--noi sappiamo che collo studio e colla pratica molti individui dolati di mediocre talento riescono a fare dei buoni versi ed anche dei debiti di qualche rilievo.
Ma per divenire _puffista_ di prima classe, _puffista_ di alta società, _puffista_ mondiale, si richiedono delle doti non comuni, e noi brevemente le accenneremo.
Il _puffista_ di prima classe esce ordinariamente da una famiglia agiata. Se questa famiglia, oltre ad essere agiata, è anche onesta, tanto meglio per lui. La buona riputazione dei parenti potrà agevolargli il successo delle prime intraprese _puffistiche_.
Una certa avvenenza personale può riuscire vantaggiosa. Giova la statura elevata quando si colleghi ad una certa rotondità di forme. Gli uomini lunghi e macilenti ispirano ordinariamente meno fiducia che non i tarchiati e pienotti. Il vero _puffista_ deve aver sortito dalla natura quella impronta di _distinzione_ che non ha tipo fisso, ma che può, aiutata dall'artifizio, soccorrere di fallaci apparenze i caratteri più viziati e più ignobili.
Requisito indispensabile è la poca trasparenza della epidermide. Vi hanno dei momenti nella vita, per il _puffista_ come per l'uomo di Stato, dei momenti nei quali un rossore importuno delle guancie, un menomo turbamento della fronte può compromettere tutto un piano finanziario abilmente immaginato e tradire i più ingegnosi divisamenti. I muscoli della faccia vogliono esser tenaci, tali da poter reagire contro le interne commozioni dell'animo, sieno pur queste il sussulto della gioia o il brivido qualche volta inevitabile della paura. Per finirla coll'accenno delle doti fisiche, diremo che lingua sciolta, corpo elastico e gambe snelle rappresentano altrettante condizioni favorevoli per l'individuo che intende avventurarsi alla grande carriera.
Quanto alle doti dello spirito non è mestieri avvertire che senza un ricco corredo di intelligenza non è lecito aspirare a meta sublime--sebbene, come vedremo più innanzi, in un _puffista_ di seconda e terza classe, alla deficienza dello spirito possa supplire un acutissimo istinto di furberia.
Il grande _puffista_, il _puffista_ di primo ordine, dev'essere ad un tempo grande matematico e grande poeta.--Il genio poetico deve ispirargli i sublimi concetti, il genio matematico deve fornirgli i mezzi strategici per tradurli in atto e condurli a buon fine.
È un istinto di divinazione quello che ispira e conduce i predestinati nel campo tante volte esplorato e non mai abbastanza mietuto del credito _senza base_--è un istinto di divinazione quello che ci addita le fonti vitali dove a noi sarà permesso di abbeverarci e di inebbriarci dell'altrui, senza pericolo e senza rimorso. La poesia fiuta da lontano il bosco degli agrumi; noi accorriamo con gioia, noi stendiamo la mano a cogliere il frutto. Una volta che il limone sia in nostra mano, la matematica ci suggerirà i meccanismi per ispremerne il maggior sugo possibile.
(Che i miei creditori superstiti non si offendano se io li ho paragonati a dei limoni. Dopo l'ananasso ed il cedro, non vegeta sulla superficie della terra un più nobile frutto!)
Il genio poetico non può bastare da solo a creare il perfetto _puffista_--ove a questo non soccorra il talento matematico, si avranno delle concezioni sublimi, degli intendimenti elevatissimi, non mai dei risultati sicuri. La biografia di molti poeti è là per attestare ciò che io asserisco. Omero non sarebbe morto di fame se alla grandiosità delle sue concezioni _puffistiche_ avesse accoppiato il talento più positivo e la pazienza di realizzarle! Dante, il divino Dante, con tutta la sua buona volontà di _puffare_ il mondo, non riuscì che un mediocrissimo _puffista_, perchè altero, disdegnoso, impaziente, non seppe mai realizzare sul terreno finanziario le proprie ispirazioni. Dante, per difetto di senso pratico, non seppe cavare un quattrino nemmeno dagli uomini del suo partito--e fa compassione il pensare come quella mente immaginosa non abbia trovato altro modo per vendicarsi dei Guelfi che quello di relegarli ancora viventi nelle bolgie dell'inferno.--Oh quanto più solenni, e più tremende, e più meritevoli di fama sarebbero riuscite le vendette del divino poeta, se oltre ad aver anatemizzati i proprii avversari politici cogli irosi suoi carmi, li avesse anche... _puffati_!...
Ma questo talento del _puffare_ per un'idea elevata, del _puffare_ per ispirto di parte, del _puffare_ ad onore ed incremento delle lettere, a benefizio della politica e delle arti, a maggior gloria della patria, nell'interesse della libertà, della democrazia, per la redenzione di tutto il genere umano--rendiamo giustizia al secolo--questo talento è proprio dell'epoca nostra. I poeti, i pensatori dell'antichità, sotto questo aspetto, impallidiscono al nostro confronto!--Rari, nei secoli trascorsi appariscono gli uomini, nei quali si riunissero in uguale misura queste due doti, lo spirito creatore e il talento del calcolo.--Oggigiorno la fantasia e la speculazione si sono dati la mano; oggidì nessuno può esser grande nella letteratura e nelle arti, che non congiunga ad una vivace e forte immaginazione anche il genio più positivo delle matematiche. Epperò sono rari i poeti e i letterati, che non sieno al tempo istesso abilissimi _puffisti_. E dove per poeti si intendano anche quegli spiriti ardenti che esalano il loro patriottissimo in declamazioni o in flebili elegie, mentre _calcolano_ sulla dabbennaggine dei _credenti_ per ridurli alla condizione di _creditori_, si vedrà la ragione per cui _l'arte del puffare_ abbia raggiunto ai tempi nostri così prodigioso sviluppo.
Per finirla colle doti morali del _puffista_, eccovi in abbozzo il suo ritratto psicologico.--Mente immaginosa e guardinga; fecondità di concezioni e prudenza di fatti; arditezza somma e somma cautela--tenacità di propositi e disinvoltura di mezzi. La frenologia non ha mancato di esaminare diversi cranii di individui vissuti nelle più alte regioni del _puff_--in tutti questi cranii si notarono prodigiosamente sviluppati gli organi della _acquisività_, della _immaginazione_, del _calcolo_, e perfino--ciò che recherà meraviglia--gli organi della _prodigalità_ e della _filantropia_.
Che il _puffista_ sia prodigo... della roba altrui, è cosa naturalissima--noi dimostreremo più tardi con esempii desunti dalla cronaca contemporanea, come, senza elidersi o contraddirsi, possano svilupparsi nel medesimo individuo e agire di pieno consenso i due organi della _acquisività_ e della _filantropia_.--Il _puffista_, in rapporto alla società, è una pompa che aspira le acque stagnanti per projettarle sui campi insterili a produrvi la vegetazione.
Non accennerò alle disposizioni naturali che ordinariamente si riscontrano nei _puffisti_ di seconda e di terza classe.--Tenete per fermo questa massima che: tutti _gli individui forniti di ragione possono qual più qual meno puffare il loro prossimo_. Tutto sta a non prendere errore nella designazione della _vittima_, e a persistere con tutte le pratiche suggerite dall'arte perchè questa dia tosto o tardi il suo prodotto.
CAPITOLO III.
=La vittima=.
Cosa si intende per _vittima_ nel linguaggio _puffistisco_?
La _vittima_ è quell'ente individuale o collettivo destinato a rappresentare, in un _contratto puffistico_, la parte passiva, quella parte che più tardi gli accorderà il nobile titolo di creditore.
Tutto gli individui della specie umana possono in date circostanze divenir _vittima_ di un contratto puffistico--ad eccezione di quei nullatenenti che non danno veruna promessa di _tenere_ in un avvenire prossimo o lontano.
Il grande _puffista_, il _puffista_ di _prima classe_ non può umiliare il suo vasto talento alla designazione di una _vittima_ individuale. Il _puffista_ di prima classe non può esercitare il suo genio che sopra una _vittima_ collettiva. Il mondo è tutto per lui. Egli non ha bisogno di studiare la società e le persone che lo circondano--egli segna i suoi piani sulla carta geografica--egli invade i territorii, le provincie, le città. Egli sa che dappertutto c'è pastura pei suoi denti. Simile all'avoltoio si lascia cadere a piombo dalle regioni nuvolose--il suo istinto gli dice che la terra è popolata di _pecore_--e che dove ci sono pecore, c'è lana da tondere, ci sono _costolette_ da friggere.--La _vittima_ del _puffista_ di prima classe non può essere che un ente collettivo!
Non a caso vi ho detto che questo avoltoio si lascia cadere a piombo delle _regioni nuvolose_. Quando un _puffista_ di prima classe incomincia ad esercitare la sua missione in una città, è assai difficile che alcuno sappia dire da qual porta egli vi sia entrato, e in qual giorno vi abbia preso dimora.--È un _russo_, è un lord _inglese_, è un _ex-pari di Francia_, è un _segretario del Bey di Tunisi_, è un _cavaliere della Guadaluppa_... Donde viene? a che viene? Non importa si sappia. Gli è appunto sull'_incognito_, sul _misterioso_, che deve basarsi il grande edifizio.... Vedete quei volti estatici e balordi? quelle bocche spalancate? quegli occhi ebeti di meraviglia? Sono le _vittime_ in germoglio.--Aspettate! fra una settimana... fra un mese... voi mi darete le nuove del vostro incognito!
Perchè vi formiate un concetto del _puffista_ di prima classe, perchè vediate di un solo tratto com'egli possa riuscire a mistificare in un giorno una intera popolazione; voglio rammentarvi una storiella avvenuta a Como or fanno quarant'anni circa--una storia di cui molti non avranno perduto il sovvenire, coloro in specie che ebbero la fortuna di rappresentare in quella occasione la parte di vittime.
Nel settembre dell'anno 1836, verso l'ora di mezzodì, un elegante giovinetto bizzarramente vestito usciva dall'albergo dell'_Angelo_ col portamento di un nobile e brioso puledro che fiuti la carriera per slanciarvisi di galoppo--era alto, di struttura quasi atletica, di viso rubicondo; e il bruno dei suoi capelli, il fuoco dello sguardo, la pienezza delle gote, la rotondità della sua corporatura porgevano il tipo di un meridionale puro sangue. Ma era convenuto che quel signore eccentricamente abbigliato di un soprabito a scacchi verde-pavonazzo dovesse chiamarsi l'_inglese_--e il nostro _puffista_ (affrettiamoci a designarlo col suo titolo più competente) si lasciava chiamar inglese col miglior garbo del mondo.
A quell'epoca tutti gli inglesi erano ritenuti milionari come più tardi lo furono i russi. Oggigiorno queste due razze hanno alquanto perduto del loro credito proverbiale--e un _puffista_ che sappia il suo conto non oserebbe in Italia avventurarsi ad una impresa _gagliarda_ senza assumere il titolo di indiano o di brasiliano.
Il nostro _puffista_ si trattenne alcuni minuti sulla porta dell'albergo ad esplorare la piazza... di Como. A quell'ora molti cittadini e villeggianti accorrevano verso il porto--era imminente l'arrivo del battello a vapore.--L'_inglese_ non era uomo da compromettere con degli indugi la riuscita delle sue concezioni strategiche.--Egli adocchia a poca distanza dall'albergo una carretta di melaranci--muove diffilato a quell'indirizzo--e cerca colle sue maniere di attirarsi d'intorno la folla dei curiosi, in cattivo italiano si fa ad interrogare il fruttivendolo:--_quanto per pomo giallo_?--Cinque soldi l'uno, _milord_!--Quanto per dozzina?--Due svanziche, signor milord!--Quanto per tutti... pomi gialli? Saranno venti dozzine circa... per fare una sola parola... trattandosi di servire milord... sarei disposto a venderli tutti per un marengo...!
La folla dei curiosi va sempre ingrossando... e intorno a _milord_ si forma una corona di occhi spalancati, di bocche aperte che stillano meraviglia.
Presto, il colpo di grazia, _milord_--il salto degli uomini, la tripla carambola,... e siamo vincitori!--Il nostro _puffista_, dopo una breve pausa che raddoppia l'attenzione dei circostanti, con voce montata di due toni e coll'accento più inglese domanda al fruttivendolo: «e quanti per tutti palli oranzi con piccola carretta...?
--Milord...?
--Dico... quanto domandare... per tutta carretta... con tutti palli oranzi di dentro...?
Il fruttivendolo esita un poco--egli non sa risolversi a vendere la carriuola che è la sua bottega, il magazzeno mobile delle sue merci.
Ma alla fine incoraggiato dagli astanti che gli accennavano coll'occhio di non lasciarsi sfuggire la buona occasione, e comprendendo che l'_inglese_ è disposto a comperare la carretta pel doppio del suo valore--con voce fioca e tremante profferisce la domanda: centocinquanta svanziche per cedere tutto!
L'inglese non replica. Egli accenna al fruttivendolo di seguirlo colla carretta--attraversa la città--sale per le contrade più popolate, fin oltre la porta delle _due torri_, e venuto al largo del sobborgo, incomincia a lanciare i melaranci in questa e in quella direzione, dimostrando la più matta gioia nel vedere uno stuolo di ragazzi e di adulti i quali si accapigliano e ruzzolano nel fango per contendersi i frutti--L'inglese frattanto calcolava mentalmente: «questi frutti io me li farò pagare più tardi _dalle vittime_ al prezzo approssimativo di duemila franchi cadauno!
Alla sera, tutta la città di Como, tutte le ville del Lario narravano la eccentricità dispendiosa del giovane milord, il quale, dopo aver pagato al fruttivendolo le centocinquanta svanziche patuite, gli aveva anche lasciato la carretta.
Dopo quell'avvenimento, milord per circa una settimana si rese invisibile.--Egli stette chiuso nel suo piccolo appartamento all'albergo dell'_Angelo_, non d'altro occupato che di mandare in giro a tutti i villeggianti del lago le sue carte di visita, che portavano il nome di _Lord Boldegrits_--Tutta la alta aristocrazia del lago, tutte le donne, tutte le fanciulle sospiravano il momento di vedere e di conoscere personalmente quel ricco figlio di Albione che aveva destato tanto rumore colle sue prodigalità.
Ma lord Boldegrits, prima di mietere nel gran campo delle _vittime_, voleva assicurarsi il successo con un prologo più completo. Dopo una settimana di reclusione volontaria, il nostro _puffista_ discende inaspettatamente sul porto, sceglie coll'occhio un battello, vi si slancia colla snellezza di un cerbiatto, e ai barcajuoli che sorpresi e beati attendono i suoi cenni, ordina di vogare verso una spiaggia deserta.
--Milord... preferirebbe...?
--Luogo... qualunque... dove bagnarsi... avete capito?
I due barcajuoli invidiati, danno di mano ai remi e vogano con impeto miracoloso.
Approdati ad un spiaggia deserta, milord balza dalla barca, si spoglia rapidamente, si tuffa nelle acque e guizza come un luccio per oltre mezz'ora.
Finito il bagno, eccolo sulla riva tutto grondante e assiderato--_Goddem_...! non portato lingeria per seccarmi!... qui morir di umido... di ghiaccio...!
I barcajuoli si guardano l'un l'altro--non sanno suggerire alcun espediente--non osano offrire le loro camicie di tela grossolana per asciugare le membra del nobile milionario.