L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux

Part 28

Chapter 283,074 wordsPublic domain

_I Pifferi di Montagna grandi e piccoli dovrebbero in primo luogo avervi dimostrato, signor Tommaséo bestialissimo, quanto voi siate bugiardo e somaro nello scrivere ed asserire che il Principe di Canosa sia stato cacciato da Napoli, e dalla Toscana. Ecco in qual senso voi dovevate apprezzare e considerare per inspiratore della Gazzetta — _La Voce della Verità_ — l'autore dei Pifferi di Montagna. Ciò premesso, noi esclameremo, che le gesta del Principe di Canosa sono note all'Italia ed all'Europa, e l'istoria imparziale le registrerà nei fatti sacri all'onore patrizio e cavalleresco, negli annali della vera scienza politica e governativa; le di lui opere molteplici ne costituiranno le prove, e collocandolo a lato degli uomini insigni che ammiriamo, lo vendicheranno delle amarezze ed ingratitudini pregnanti che soffre ed ha sofferte. Infatti, Signor Tommaséo bestialissimo, voi avreste dovuto sapere che la prepotente onnipotenza di Napoleone non potè scuotere l'imperturbabile fermezza, coraggio e vigore di Canosa, e che i di lui satelliti intronizzati a Napoli trovarono nel medesimo un avversario che sconcertò e piú volte distrusse le inique loro manovre vilissime. Avreste dovuto sapere che quando la reale dinastia dei Borboni trovavasi vincolata in Sicilia, ove piú vegetativa che governativa la vita menava sotto le coazioni del gravoso protettorato inglese, i buoni sudditi e cittadini fisse teneano le pupille sopra Canosa; lui solo riputavano capace di parlare la verità al suo re, di non transigere cogli stranieri dominanti; e di fatti sempre degno di mantenere, anzi ogni dí meritò maggiormente simile lusinghiera immacolata opinione. In tal modo il partito legittimista per Lui aumentavasi ed invigorivasi, di guisaché molteplici sforzi operare dovevano i ministri settarî, che il regno di Napoli e Sicilia dopo la restaurazione diressero per menomarlo ed avvilirlo, né mai però coi loro diabolici conati pervennero ad onninamente distruggerlo. Avreste dovuto sapere, Signor Tommaséo bestialissimo, che il Principe di Canosa nelle sue prolungate militari fazioni di Ponsa etc., e nei suoi due periodi di ministro d'alta polizia in Napoli, non ha errato in un solo vaticinio, né altro caldo agitava né agita la sua testa che quello di realizzare il vero segreto e specifico per deprimere in eterno i bollori delle rivoluzioni e dei rivoluzionarî: che sempre propose ed indicò soggetti da impiegarsi con tatto pronto e sicuro: che se i di lui consigli fossero stati seguiti, la giustizia distributiva e commutativa non avrebbe sofferto tante enormi lesioni, ed i governi non si troverebbero nella posizione umiliante difficilissima e spaventevole di non scorgere altro scampo e rifugio che le baionette ed i cannoni. Avreste dovuto sapere, Signor Tommaséo bestialissimo, che i meriti del Principe di Canosa andarono aumentando dopo le _gloriose giornate francesi Lugliatiche_. Lo spirito pubblico legittimista languiva maggiormente nell'Italia centrale nel 1831 prostrato dai parosismi della rivoluzione. Tanti e tanti ottimi sudditi della legittimità avviliti, timidi, in ispecie in Romagna, soffrivano le rampogne i motteggi e le oltraggianti calunnie che i settarî e i giornali venduti alla _Propaganda_ ed alla esiziale, cosí detta, _giovine Italia_ lanciavano frequentemente, con audacia demagogica furibonda, contro i migliori Sovrani della nostra penisola, contro il Clero secolare e regolare, ed in particolar modo, contro la celebre e benemerita Compagnia gesuitica, e persino oh! raccapriccio! contro lo stesso Vicario di Gesú Cristo!!! In questa crisi di apatia, di paura, di scoraggiamento nei buoni, chi si alzò animoso a difendere i depressi, a confortare gli spiriti avviliti, a porre un argine, in una parola, al torrente rivoluzionario straripato e impetuoso? Fu il Principe di Canosa, Signor Tommaséo bestialissimo. Chi se non il Principe di Canosa imperterrito, mentre altri legittimisti palpitavano del pugnale liberalesco e delle future minacciate vendette dalla diabolica _Propaganda_, impugnò il brando, uscí solo avanti a tutti per porsi alla testa della nuova crociata dei difensori dell'Altare e del Trono? Chi infuse il novello coraggio al legittimismo italiano, onde osarono i buoni dichiararsi, a visiera alzata, per veri ed intrepidi legittimisti? Questo vigore legittimista, quest'unico, sovrabbondante riparo alle devastazioni liberalesche settarie, tutto è dovuto al Principe di Canosa; è dovuto al diluvio dei suoi opuscoli che disingannarono infiniti sedotti, ed arrossire fecero e ricredere i Liberali in buona fede; è dovuto al giornale della _Voce della Verità_, suscitato a di lui pensiero, premure ed istanze, giornale che esso illustrò con intrepidissimi e dottissimi articoli, giornale che altri ne svegliò d'eguale spirito e dottrina, come _La Voce della Ragione_ etc. etc., giornale che esaltò i vantaggi religiosi e politici delle missioni Apostoliche, quali riportarono e riportano frutti ubertissimi che fanno e fecero schiantare di rabbia i corifei balbuzienti delle odierne infernali dottrine e teorie, giornale infine che presagí, consolidò e commendò l'istituzione preziosissima in Italia dei Militi volontarî etc. etc. etc., giornale che suscita ed ogni dí aumenta la vostra bile rivoluzionaria._

_Ed un Personaggio di questa portata, martire, quasi diremo, della legittimità e della fedeltà, deve qualificarsi di villano, di stolidamente torbido, e vituperevolmente irrequieto?!!! Di Villano, un Personaggio che, anche per chiarezza ed antichità di natali, per gesta gloriose e celebri di antenati, non la cede che alle dinastie regnanti d'Europa?!!! Ah! Signor Niccolò Tommaséo, voi siete piú che bestialissimo, e noi siamo assai discreti a caratterizzarvi come vi abbiamo epitetato!!! Sí, voi piú che bestialissimo, e noi piú che discretissimi! Senonché, questi meriti sommi del Principe di Canosa (appena in parte annunziati e nemmeno esornati, se consideriamo la importanza dei medesimi, e l'intero corso della sua vita non giovine ripieno di classiche gesta) per Voi, signor Tommaséo bestialissimo, non sono meriti, ma colpe e delitti enormissimi. Se, diretti dal semplice senso comune, non si può essere nemici _politicamente_ del Principe di Canosa (come abbiamo asserito in altro nostro scritto) o senza una completa aberrazione di idee, o sivvero senza esserlo al tempo stesso della causa augusta della religiosa e politica legittimità; Voi al certo, Signor Tommaséo, o siete un matto frenetico da esser subito rinchiuso, o il nemico piú acerrimo, sebbene miserabile ed impotente, di Iddio e degli uomini. Talché noi nel terminare la presente lettera, alla quale desideriamo da voi pronta risposta ed ogni maggiore pubblicità, non sapremmo rinvenire frase piú opportuna e categorica di complimento da dirigersi a voi ed ai vostri complici e compagni, che quella citata nella sua prima nota del predetto ottimo Direttore della Gazzetta — _La Voce della Verità_ — per cui lo scrittore romano nel Ponto doveva concedere — _Barbarus his ego sum_._

_Di Voi Signor Niccolò Tommaséo bestialissimo etc. etc. etc._

Senza timore né di veleni né di stili IL BALI COSIMO ANDREA SANMINIATELLI„.

APPENDICE XXIII (pag. 368).

_Seconda difesa di Gian Pietro Vieusseux fatta da Niccolò Tommaséo._

_La Voce della Verità._

II.

Alle prime menzogne il giornale di Modena sopraggiunge menzogne nuove: né io le degnerei di risposta se alla pace d'un onest'uomo e caro a me non fosse insidiato da costoro, e fatto oltraggio alla equità del governo toscano.

Io li chiamai mentitori perché di sommosse parlando accennarono a G. P. Vieusseux. Mentitori, perché alle _parti deteriori_ del popolo italiano lo aggregarono e alle _classi immorali_. Mentitori, perché lo immischiavano a non so che sognati _bagordi_. Ed eglino, per rispondere a tali accuse, domandano tempo. Mentitori li chiamai perché profanarono con calunnia i sacrarii delle tombe, e dissero che certe esequie riescirono in profani sollazzi: ed eglino afferman ora che le lor parole non furono mai potute smentire. Mentitori li chiamai perché l'_Antologia_ denunziarono come congiura, l'_Antologia_ alla qual tanti uomini onorati da' governi italiani ebbero parte. Ed eglino danno in risposta un frammento di lettera inedita (smentito dai fatti, poiché se il Lucchesini credeva pericoloso quel giornale, l'avrebbe dimostrato altrimenti); citano la sentenza d'un dotto archeologo, dalla qual si conchiude che lo Zannoni, uomo avveduto del par che buono, nell'_Antologia_ non volle mai né seppe discernere quella congiura tanto evidentemente scellerata: e degli altri da me nominati, uomini non men pii e non men probi, si tacciono. Mentitori li chiamai perché da' tipi di G. P. Vieusseux dissero escito uno scritto ancor piú stolto che reo: intanto che G. P. Vieusseux non ebbe mai tipi suoi. Ed eglino stupidamente ripetono la menzogna confessando l'inganno. Mentitori perché tacciarono di menzognero il governo toscano la cui censura permise al Vieusseux di chiamarli calunniatori e bugiardi. Mentitori perché, di zelo ammantati, la carità del Vangelo rinnegano, spargon l'odio, il sospetto, lo scherno. Ed eglino confessano la loro esser voce di scherno.

Ed ora mentitori li chiamo perché nelle menzogne invereconde persistono. Mentitori perché sull'autorità di libro non autorevole fondan le loro diffamazioni, e scusan poi non so chi d'_allungare_ quel libro; e allungare nel lor cosacco linguaggio vale diffondere. Mentitori perché non solo a G. P. Vieusseux recano dello scritto accennato la stampa, ma gli antologisti ne fanno affissori ai canti delle pubbliche vie. Mentitori perché ad un fatto da me rammentato e solo valevole a dileguare ogni accusa (non aver mai il governo toscano volte le indagini contro il Vieusseux) rispondono: _non ne sappiam nulla, e non ce n'importa._ E a loro la verità non importa, e in cose che non sanno fondano la delazione, i delatori abiettissimi; e il governo toscano che le sa, vengono provocando e alla sua giustizia insultando. Mentitori perché s'ingegnano versar la calunnia sul buon prete e caro al governo austriaco, l'Aporti. Mentitori perché d'un giornale approvato dal governo di Napoli voglion fare un delitto, e spargere sul nuovo direttore il velen de' sospetti. Mentitori perché negano collaboratori a quel giornale uomini probi e credenti, e dall'autorità rispettati: dico _rispettati_, e sappia _La Voce_ di Modena che i buoni governi rispettano gli uomini rispettabili; e s'ella non intende il senso di questa parola lo cerchi in quel dizionario dov'è registrato il verbo _allungare_. Mentitori perché del gabinetto di G. P. Vieusseux fanno un centro di _tenebrose mene_; e tali chiamano le opere da lui diffuse, il dizionario geografico dal Granduca di Toscana generosamente premiato; e le altre che già noverai.

Stoltamente mentitori li chiamo, perché con risposta lunga quasi tre volte piú dello scritto mio, pur uno de' miei argomenti ribattere davvero non sanno. Stoltamente mentitori, perché mentre si fingono alla potestà devoti, incolpano i principi tutti d'imbecille o colpevole connivenza. Stoltamente mentitori, perché citano a danno dell'_Antologia_ le parole del _Journal des Savants_ che le rimprovera _les doctrines philosophiques et littéraires des derniers temps_: e chi conosce quel giornale ben sa che le dottrine a lui piú care son le dottrine dell'età di Voltaire, lo sa nemico ai romantici che religione cantarono e a que' del _Globo_ che la spiritual natura dell'anima difendevano. Stoltamente mentitori perché, da me tacciati di falso zelo ed ipocrita, tacciano l'_interna malvagità_ degli avversarî loro, e le _teorie degne del capestro_ e le _malizie lambiccate in inferno_: ed eglino che si confessan voce di scherno, ch'esultano negli scandali e nelle pene, eglin trovano nella mia risposta _soggetto di pianto_; e vogliono _forzare all'ozio_ (all'ozio, intendete?) chi loro non garba; e chi loro non garba paragonano al _ladro_, al _tagliaborse_, all'_assassino_; e gli danno lo _stilo_, il _coltello_, il _pugnale_, il _nappo del tossico_, e lo assomigliano ai crocifissori di Cristo; e gli veggono in fronte _macchie di sangue_; e lo chiamano _a partecipanza_ (nuove voci bisognano alla nuova stoltezza) _a partecipanza_ lo chiamano di non so che rimorsi e delitti. E chi queste cose scrive, e si lagna d'essere _vituperato_, e parla di _pantano_ e di _sozzura_ e di _mondezzaio_, ha nome Cesare Carlo Galvani.

I' lo compiango, non l'odio. Né (dimostrato una volta chi sien costoro, e condannatili a ristampare la propria sentenza) scenderò piú, se non mosso da dovere urgente, a risposta. Mel vieta e l'animo da altre cure oppresso, e carità dell'Italia.

N. TOMMASÉO.

29 maggio 1835, Parigi.

_Dai tipi di Pihan Delaforest_ (_Morinval_)

APPENDICE XXIV (pag. 376).

_Circolare del Vieusseux, del 20 gennaio 1848._

“..... Allorché, dando ascolto a un sentimento mio proprio e agli amorevoli incitamenti de' miei amici, io mandai in pubblico il manifesto della _Fenice_, sperava che l'annuncio della resurrezione dell'_Antologia_ sarebbe giunto gradito all'universale. Né m'ingannai; imperciocchè buon numero di sottoscrittori, e promesse di collaborazione da tutte le Provincie d'Italia, vennero subito a confortarmi nel nuovo disegno. Ma allora io non poteva misurare per quanto spazio si sarebbe esteso il magnifico movimento politico, del quale Pio IX e Leopoldo II, colla legge sulla stampa, avevano dato il segnale; ed ancor meno poteva prevedere i gagliardi effetti che ne sarebbero con sí mirabile sollecitudine seguitati.

Ma non sí tosto nel regno Lombardo Veneto fu conosciuto il mio _Manifesto_, che contro la _Fenice_ fu bandito il decreto di proibizione. Da ciò presi certezza che il mio giornale non sarebbe stato ammesso neppure a Napoli, a Parma, a Modena. D'altronde, la stampa politica, e soprattutto la quotidiana, prese in poco tempo tale importanza, e attrasse talmente l'attenzione del pubblico, che ogni giorno s'affacciavano a me nuovi ostacoli da superare. Quindi mi nacquero dubbi sulla opportunità del mio progetto: e anzi che metter subito mano all'opera, stimai prudente consiglio aspettare il mese d'ottobre. Venuto l'ottobre, i miei dubbi invece di scemare s'accrebbero. Mi restava però qualche speranza che la _Fenice_ avrebbe potuto aver principio col gennaio del 1848. Ma erano illusioni... Ognor piú gli spiriti van rivolgendosi alla politica; ed un giornale mensile, come dovrebb'essere la _Fenice_, essenzialmente filosofico, scientifico e letterario, non troverebbe che scarso numero d'associati, e non potrebbe sostenersi che mediante rilevanti sacrifizi pecuniari.

Per tali ragioni, non senza provar vivissimo dispiacere, debbo rinunziare (almeno per ora) a mandare ad effetto il mio disegno, ed aspettare a riprenderlo tempi piú propizî ad imprese siffatte.....„.

SPIEGAZIONE DELLE SIGLE[1410]

“*„ Gino Capponi. ** Salvatore Viale. ****** Raffaello Uzielli. A. B. Antonio Benci. A. G. C. Avv. Giovanni Castinelli. A. R. Antonio Renzi. C. C. Carlo Cattaneo. D. Gaetano Cioni. D. E. B. Dottor Emmanuele Basevi. D. P. De Potter. D. S. Defendente Sacchi. D. V. Domenico Valeriani. E. Enrico Mayer. E. B. Dottor Emmanuele Basevi. _Ellenofilo_ Enrico Mayer. E. M. Enrico Mayer. Em. B. Dottor Emmanuele Basevi. E. R. Emmanuele Repetti. φιλαλήθης Costantino Golyeroniades. Filandro Federico Del Rosso. Filogine Enrico Mayer. Flourens G. B. Niccolini F. P. Francesco Poggi. F. S. Francesco Forti. F. S. T. Ferdinando Tartini Salvatici. F. T. S. Ferdinando Tartini Salvatici. G. Dottore Giuseppe Giusti (una volta, nella prefazione all'annata del 1821). G. B. Z. Giovan Battista Zannoni. G. C. Gino Capponi. G. G. Giuseppe Gazzeri. Gl. C. Pietro Colletta. G. M. Giuseppe Melchiorri. G. P. Gabriele Pepe. Γ. Π. Gaetano Cioni. G. P. V. Gian Pietro Vieusseux. G. R. P. Giuseppe Pagnozzi. Il cieco Patrizio Federico del Rosso. J. G. H. Jacopo Gräberg di Hemso. K. X. Y. Niccolò Tommaséo. L. Michele Leoni, fino a tutto il 1827 compreso. Dal '29 in poi, Luigi Leoni. Λ. Giovanni Valeri. _Lettera di un viaggiatore al direttore dell'Antologia._ Giovanni Valeri (1827, tomo XXV, n. 74, febbraio, pag. 100). L. C. Luigi Cibrario. _Lettere di un socio ordinario dell'accademia archeologica di Roma._ Giuseppe Melchiorri. M. Giuseppe Montani. M. G. Giuseppe Montanelli. M. P. Mario Pieri. N. Giovan Battista Niccolini. N. J. Niccolò Tommaséo. N. L. B. Napoleone Luigi Bonaparte. N. T. Niccolò Tommaséo. O. Gaetano Cioni. ω Prof. Gaetano Giorgini. P. Francesco Poggi — e una volta Gaetano Cioni (nella prefaz. all'annata del 1821). _Patrofilo_ Giuseppe Bianchetti. P. C. Pietro Capei. R. Antonio Renzi. R. C. Rodolfo Castinelli. R. Z. Pietro Petrini. (_Degli onori parentali renduti alla memoria del Tasso_, 1822, aprile, pag. 331). S. Domenico Valeriani (_Saggio su l'uomo_ di A. Pope ecc., traduzioni di L. Mancini, 1825, dicembre, pag. 52). Vincenzo Salvagnoli (Lettera al Direttore dell'_Antologia_ su una _memoria_ dell'avv. Mugnai, 1825, luglio, pag. 145; Della libera difesa degli accusati, 1824, giugno, pag. 177). S. C. Sebastiano Ciampi. S. U. Salomone Uzielli. T. Stefano Ticozzi fino al 1824; dal 1826 N. Tommaséo. T. M. Terenzio Mamiani. T. Q. Z. Vincenzo Antinori. T. T. Tommaso Tonelli. _Un italiano_ Giuseppe Mazzini. U. L. Urbano Lampredi. _Uno_ (sic) _vostro associato._ Sebastiano Ciampi. (finge in quell'articolo essere uno straniero) V. A. Vincenzo Antinori. V. S. Vincenzo Salvagnoli. V. S. M. Vincenzo Salvagnoli. X[1411] Antonio Renzi (_D'alcune obiezioni del sig. di Bonald contro l'insegnamento reciproco_, 1822, ottobre, pag 3. — _I ragguagli su le esposizioni del 1822-23_. — _Relazione su l'adunanza dell'Accademia della Crusca_, 1822, ottobre). Gino Capponi (Su la tragedia del Niccolini, _Edipo nel bosco delle Eumenidi_, 1823, marzo, pagina 186. — Su la tragedia del Niccolini, _Ino e Temisto_, 1824, febbraio, pag. 142). Leopoldo Cicognara (_Dell'istituzione delle accademie in Europa_, 1826, gennaio, pag. 92. — _Sopra due sale recentemente dipinte nel palazzo Pitti_, 1827, gennaio, pag. 3). G. B. Niccolini (_Necrologia di A. Renzi_, 1823, maggio, pag. 204. — _Necrologia di P. Belli Blanes_, 1823, ottobre, pag. 187). Lorenzo Mancini (Sull'_Iliade_ di Omero, volgarizzata da Lorenzo, 1821, agosto, pag. 212). X. X. Silvestro Centofanti. Y. Gino Capponi. Z. Giovan Battista Zannoni.

CORREZIONI E NOTE

Correggerà da sé il lettore alcune inesattezze sfuggitemi nella stampa, come ad esempio:

Pag. 3 _stati_ per _Stati_

Pag. 6 e 8 _italiani_ per _Italiani_

Pag. 11 e 15 _escire-esciva_ per _uscire-usciva_

Pag. 181, nota 2ª _La diminuzione austriaca per La dominazione austriaca_.

Pag. 189 _e quei materiali_ per _a quei materiali_

Pag. 218 _argomenti di scienza, l'Antologia_ per _argomenti di scienza_ l'_Antologia_,

Pag. 241 _dall'altra_ per _dall'altro_

Pag. 231 Scipione Mattei per Scipione Maffei

E vorrà, spero, perdonarmi l'avere scritto (pag. 96) _paterno regime toscano_.

Altri errori però, piú gravi, mi preme correggere:

Pag. 124, nota 5ª: _del 28 ottobre 1823_ per _28 ottobre 1828_.

E a torto ho affermato che il Vieusseux _inutilmente scriveva_ al Ministro: Per mezzo del cav. Francesco Branda, al quale con lettera del 28 ottobre, si era il Vieusseux raccomandato, e del cav. Nicola Nicolini, otteneva egli piú tardi un ribasso. Vero è ch'egli l'otteneva per essere un “affare di poco momento„, ma tuttavia l'otteneva: come rilevasi da questa lettera diretta al cav. Nicola Nicolini, e gentilmente comunicatami dall'avv. Fausto Nicolini. “Stimatissimo signor cav. Non prima di questa mattina il Ministro delle Finanze ha decretato la petizione dell'editore dell'_Antologia_ di Firenze con scriversi al direttore Generale De Turris che si accordava la dimanda per essere un affare di poco momento. Ve lo passo a notizia, affinché con questa data possiate scrivere in Firenze. Vi bacio la mano. Napoli li 13 agosto 1829. devotiss.: ser.re e discepolo M. Svone.

Pag. 144: La lettera del Montani su l'_Iliade_ del Mancini, non è diretta a Francesco Torti, bensí a un amico, F. L.; e nella nota 1ª corrispondente, si deve leggere non _dell'8 ottobre_, ma del 24 gennaio.

Pag. 130, nota 3ª. Ho fatto ricerca, e ho ritrovato il documento. Non proprio il Puccini, ma Giovanni Fabrini (e ciò si vede dal confronto con altri suoi scritti) appose in margine alla lettera del Vieusseux del 17 agosto 1821 queste parole: “_Nota bene_. Il sig. cav. Presidente ha detto non convenire l'inserzione sull'_Antologia_ dell'articolo riguardante la ristampa dell'opera del Giannone, e quindi non permettersi. Il signor Vieusseux ne è stato notificato. 31 agosto 1821„. Non ho quindi errato un gran che nel dire: “il Puccini scriveva„. L'impiegato scriveva ciò che il superiore aveva detto. Mi dichiaro invece in colpa d'avere asserito che il Grottanelli dà errata la segnatura d'Archivio, che è giusta (_Archivio del Buon Governo_, 1821, filza 68, num. interno 3497). Resta però sempre vero ch'egli riporta quelle parole e parte dalla lettera del Vieusseux, in modo non già “notevolmente diverso„, ma diverso del tutto.