L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux

Part 26

Chapter 263,422 wordsPublic domain

_Io._ Eccellenza; ho l'onore d'inchinarmi...„.

APPENDICE XII, N. 3 (pag. 340).

_Minuta di supplica di Gian Pietro Vieusseux a S. A. I. e R. il Granduca di Toscana._

“G. P. Vieusseux umilissimo servo e suddito dell'A. V. I. e R. reverentemente espone:

Come i Reali ordini del dí 26 marzo p. p. con che venne soppresso il giornale l'_Antologia_ pubblicato dall'oratore, lo colpirono quando aveva già nelle mani stampati ed approvati dall'I. Censura i varii articoli componenti il fascicolo del gennaio 1833 e fogli 8 del successivo fascicolo del febbraio; essi lo colpirono quando per causa del proseguimento allora non vietato del suo giornale era in disborso di L. 3180, come si rileva dalla _Nota_ che devotamente Le viene rassegnata in un colla presente supplica. E perciò l'oratore spera che mente dell'A. V. non sia stata quella che i venerati ordini di Lei potessero produrre anche un effetto retroattivo che tanto gli riuscirebbe dannoso.

E però inchinato al Regio trono fa vivamente istanza onde l'A.ª V. I. R. voglia benignamente degnarsi di ordinare che il Regio Censore[1392] debba rifare all'oratore le L. 3180 di che è in disborso per la suddetta cagione.

(_Mandata a S. E. Corsini il dí 8 di aprile_)„.

APPENDICE XIII (pag. 344).

_Lettera del Vicario Regio di Pescia Epifanio Manetti al Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna._

Provenienti dalla Capitale giunsero ieri mattina in questa città Pietro Vieusseux direttore del Gabinetto Letterario di Firenze, e l'abate Lambruschini, addetto anch'esso allo stesso Gabinetto: si trattennero tutta la giornata in Pescia, e questa mattina alle ore 4 ne sono partiti alla volta di Lucca, Pisa e Livorno. Conoscendo le massime ed i sentimenti di costoro, con tutta riservatezza e circospezione io ho fatto tener dietro alle loro mosse durante il breve soggiorno che hanno fatto in questa città, ma non si è potuto vedere né conoscere che siansi trattenuti a colloquio con persone del paese, specialmente sospette in materie politiche; e solo si è osservato che si sono varie volte ritrovati ed hanno parlato insieme. Vieusseux ha alloggiato presso il gonfaloniere d'Uzzano ambasc. Cosimo Forti, a cui fu diretto dal proprio figlio avvocato Francesco Forti secondo sostituto dell'avvocato generale Fiscale, e l'abate Lambruschini è stato ricevuto in casa di Enrico Puccinelli, con cui si vuole in antica relazione, e dal quale non è stato finora denunziato.

EPIFANIO MANETTI„.

APPENDICE XIV, N. 1 (pag. 351 e 352).

_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al R. Censore P. Mauro Bernardini._

“Molto Reverendo Padrone Colendissimo.

Questa Direzione centrale della Censura, dopo aver preso nel piú accurato esame il Programma di associazione ad una _Raccolta di Opuscoli, memorie, e Corrispondenze di Scienze Lettere ed Arti_ che repartita in quattro volumi divisa pubblicare Giovanni Pietro Vieusseux, ha dovuto ritenere il concetto, che siccome (almeno per quanto oggi ne consta) non trattasi di opera periodica, non vi è perciò luogo ad una rejezione, la quale, come V. S. molto Reverenda saviamente rileva, potrebbe comparire fondata sopra motivi personali.

Non ha altresí questa Direzione stessa potuto disconvenire dal dubbio affacciato da V. Reverenza che la nuova collezione di opuscoli, della quale si tratta, possa servire di veicolo per dare alla luce molte materie della natura stessa di quelle solite inserirsi nella cessata _Antologia_. Su tale stato di cose convenendo agire con somma cautela, V. E. Molto Reverenda farà sin d'ora intendere al Vieusseux, che non potrà mai essergli permesso di comprendere nella divisata collezione le _Corrispondenze_, le quali troppo assimilerebbero il nuovo lavoro alla cessata _Antologia_, e potrebbero farlo considerare come la di lei continuazione; e frattanto lo intimerà a presentare tutti gli opuscoli che pensa d'inserire nel primo volume, onde formarsi una chiara idea del piano e spirito di questa collezione, prima di approvare in alcun modo il Programma, che annesso le ritorno.

E col piú distinto ossequio mi confermo di V. E. molto Reverenda

Dalla R. Segreteria di Stato, li 15 giugno 1833

dev.mo aff.mo servitore N. CORSINI„.

[_Si noti che nell'archivio, insieme con questa lettera è bensí un foglio stampato; ma questo è il semplice annuncio della Raccolta di opuscoli, non già il Manifesto, di cui io ho parlato, e al quale si riferisce il Corsini; manifesto che trovasi invece tra le carte del Vieusseux_].

APPENDICE XIV, n. 2 (pag. 352).

_Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a S. E. Don Neri Corsini._

“28 giugno 1833.

Eccellenza: Io mi prendo di nuovo la libertà di venire ad importunare V. E. con inchiesta che non può non essere accolta con quella fiducia, della quale ho ricevuto da lei onorevoli prove.

Il letterario decoro della Toscana non indegnamente sostenuto da que' molti che si compiacquero di corrispondere alle passate mie cure; i bisogni della stamperia Pezzati, ridotta a deplorabile stato, come tanti altri librarii stabilimenti di questo paese; le abitudini mie stesse, alle quali io non potrei senza dolore e senza danno rinunziare dopo dieci anni di penoso, dispendioso, infaticabile e non inonorato lavoro; tutto si congiunge a rendere non immeritevole dell'attenzione di Lei la proposta ch'io fo d'una impresa, la quale, com'Ella ben vedrà, non somiglia a giornale veruno. La mia raccolta liberata dagl'intoppi delle opere periodiche, oltre all'essere innocua in sé, riescirebbe proficua agli scrittori, a molti libraj: e se col permetterla V. E. gioverebbe a me, io col promuoverla gioverei forse a non pochi, e, oso dirlo, anche alla Toscana letteratura.

Ma il P. Mauro Bernardini, R. Censore, dice ed è nell'intenzione di non approvare il _Manifesto_, se prima non esamina gli scritti tutti che debbono comporre il mio primo volume. Se si trattasse di un opuscolo solo sarebbe ben facile il soddisfarlo; ma trenta fogli di stampa, per potergli ottenere dagli scrittori, per raccoglierli, per trascriverli solamente, chieggono spese di tempo e di denaro che antecipare io non posso.

La mia impresa ha bisogno prima di tutto di assicurarsi di molti associati, e a ciò richiedesi un manifesto; e ogni dilazione diventa nello stato mio penosissima. Del resto, il manifesto già dice su quali materie verseranno gli opuscoli, ed io prometto che il modo di trattarle, o piuttosto di evitarne alcune, sarà quale permettono e vogliono i tempi. Poi a nulla gioverebbe un precetto atto solo a inceppare l'esercizio della mia industria, quando io non potrò mai stampar cosa che la Censura non rivegga ed approvi. Se qualche scritto verrà rigettato, se d'altri differita la stampa, mio sarà il danno, e mio sarà l'interesse che tali cose non seguano. In tale raccolta ciascuno scritto fa corpo da sé; ciascuno scritto può dunque essere separatamente approvato: il loro ravvicinamento non è che un atto materiale, di cui sarebbe alla Censura stessa, del pari che a me, tediosissimo il prendersi antecipatamente pensiero. Considerata dunque la comodità del Censore stesso, considerato il vero scopo della revisione censoria, considerata la evidente semplicità dell'impresa, e i miei deliberati propositi, e le mie circostanze, e il mio stesso interesse, io spero che V. E. non troverà inconveniente alcuno a permettere la pubblicazione dell'annesso progettato manifesto, e che la raccolta si faccia senza la necessità di presentar intera la materia del primo volume.

Ho l'onore

G. P. VIEUSSEUX„.

APPENDICE XV (pag. 353).

“_Circolare ai varî corrispondenti._

Firenze a dí 5 luglio 1833.

G. P. Vieusseux, Proprietario e Direttore del Gabinetto Scientifico e Letterario.

La soppressione dell'_Antologia_ non mi aveva avvilito. Io confidava che il Governo, riconoscendo che in tutto questo disgraziatissimo affare io era vittima di un basso e maligno intrigo, non solo non mi avrebbe impedito di creare qualche altro mezzo di pubblicazione, atto a corrispondere ai bisogni letterari della Toscana, ma ben anche avrebbe veduto con piacere le mie premure per ottenere tale intento.

Io m'ingannava.

Progettai, in primo luogo un _Indicatore Bibliografico Italiano_, giornale di cui manca l'Italia, ad uso dei Tipografi, Librai e Bibliotecari, da pubblicarsi ogni 15 giorni. Mi fu risposto che _non mi si poteva permettere di fare un giornale_. Eppure non si trattava che di un catalogo sistematico dei titoli, del prezzo e delle condizioni di associazione dell'opere che producono i torchi italiani! Vedendo chiaro che non si voleva cosa che avesse forma, e fosse nelle condizioni di un'opera periodica, pensai in ultimo luogo, dopo mature riflessioni, di proporre la pubblicazione di alcune serie di _Opuscoli Scientifici-Letterarii_, senza titolo, periodicità o vincolo di giornale, disposti in grossi volumi di 5 e 600 pagine, ed atti, per conseguente, ad ammettere non solo memorie che per loro natura non possono aver luogo nei giornali, ma anche operette di piú fogli e stampe; ed io avevo già, ed avrei raccolto in seguito, numerosi ed importanti materiali. Il qual progetto potendo ricevere pronta e diligente esecuzione, io veniva a creare un deposito utilissimo per gli scrittori Italiani in particolare, prezioso per le scienze e le lettere in generale.

Ma contro ogni mia aspettativa, e quella del pubblico fiorentino, anche questa impresa mi è vietata sotto pretesto che da taluni potrebbero venir considerati i miei volumi di _Opuscoli_ come un succedaneo all'_Antologia_!

Dopo tali due inutili ed infelici tentativi, il pubblico non mi accuserà, voglio sperarlo, di pigrizia e d'indifferenza per le cose patrie, se mi vedrà limitare le mie premure al miglior andamento del mio Gabinetto, e del _Giornale Agrario_, del quale ho conservato l'Amministrazione.

Conviene ora rassegnarci d'aspettar tempi migliori. Frattanto non posso che rinnovare a tutti i miei amici i miei piú fervidi ringraziamenti per la fiducia dimostratami pel passato, e pregarli d'essere certi che quando il Governo Toscano tornasse a sentimenti piú benevoli a mio riguardo, e quando mi fosse concesso di occuparmi nuovamente in modo attivo di ciò che può interessare le Scienze e le Lettere Italiane, io mi vi dedicherei senza indugio, purché le mie forze corrispondessero al mio zelo; ed allora tornerei a pregare i miei buoni e rispettabili amici e corrispondenti di assistermi co' loro scritti, e co' loro consigli, e mi presenterei a loro con tale piano da conciliare sempre piú il decoro delle lettere col vantaggio degli scrittori Italiani„.

APPENDICE XVI, N. 1 (pag. 356).

_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._

“_Aprile 1834 e maggio._ — Il progetto di _Rassegna trimestrale_ fu presentato da me al Censore Padre Mauro Bernardini, ed ho la certezza ch'egli ne fece un rapporto favorevole. Portatomi il dí 8 di maggio a Palazzo Vecchio, il Corsini mi disse essere il mio progetto buono in sé; ma che non sarebbe cosa decorosa per la Toscana il non fare un giornale che a spese degli altri, e che si direbbe i Toscani non sapere piú fare un articolo originale. Replicai che la _Rassegna trimestrale_, benché modestissima, sarebbe sempre stata cosa utilissima; ma che quando il Governo volesse permettermi di ricominciare un giornale originale, sarebbe cosa lusinghiera per me, piú utile per la Toscana, e nel tempo stesso piú decorosa. Che dopo 18 mesi d'interruzione, durerei fatica a poter riannodare le mie antiche relazioni, ma che però mi dedicherei con energia alla creazione di un nuovo giornale. Mi fece, ma leggermente, qualche obiezione sul titolo di _Rassegna_; ed aggiunse: “Rifletta, ponderi, veda ciò che potrebbe fare. Ma poiché, dopo l'accaduto, un giornale nelle sue mani non dipende dalla sola Censura, e sarebbe un affare di Governo, bisogna fare una _Memoria_ al Gran Duca„. Ed io, ringraziando il Corsini per il suggerimento che mi dava liete speranze, promisi di occuparmi subito di un progetto e di una supplica„.

APPENDICE XVI, N. 2 (pag. 358).

_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._

“_10 giugno 1834._ — Il dí 22 di maggio portai a S. E. Corsini la mia supplica per l'A. R. col progetto di giornale Rassegna italiana. Questa mattina sono andato all'udienza dal Corsini, chiedendogli nuove del mio affare.

_Il Ministro_: Io non posso proporre al Granduca di lasciar risorgere l'_Antologia_. Il Governo avendo soppresso questo giornale, non può permettere ch'egli ricomparisca alla luce.

_Io_: Ma ho rinunziato al titolo di _Antologia_.

_Ministro_: Ma lo spirito del nuovo giornale sarebbe l'istesso. Lo scopo della _Rassegna_ è anche piú chiaramente annunziato. Ella vuole trattare di politica e dell'amministrazione di tutti i paesi d'Italia, e ciò non si può permettere.

_Io_: Chiedo perdono a V. E., ma non mi pare di aver manifestato l'intenzione di trattare politica e amministrazione.

_Ministro._ Ma lei vuole considerare le scienze e le lettere principalmente per l'influenza che possono avere sul benessere e la felicità dei popoli, sulla loro amministrazione; e lei si spiega, a questo riguardo, con molta chiarezza.

_Io._ Torno a domandare perdono a V. E.; il mio _manifesto_ non allude punto alla politica ed all'amministrazione; ma rinunziando a riprendere il titolo del mio antico giornale, non rinuncio per ciò ad essere coerente con i miei antecedenti ed a far sempre un giornale filosofico, un giornale dedicato al progresso, un giornale piú dedicato all'universale che ai soli pedanti; ma tutto ciò può farsi decorosamente, senza entrare nella.....[1393] di governo o di pubblica amministrazione, senza dir nulla che possa offendere il Governo ed i suoi amici ed alleati.

_Ministro._ Il Governo non è nemico delle scienze e delle lettere — anzi, presto si farà a Pisa un nuovo giornale di medicina, e poi un altro giornale.....[1394] ma il suo sembra occuparsi di troppe cose.

_Io._ Dunque Firenze dovrà continuare ad essere priva di un giornale, e mentre ogni paese d'Italia va acquistando ogni giorno per questo verso, noi soli non potremo far nulla.

_Ministro._ Non si può fare come ella intende. Non posso biasimare la schiettezza, anzi devo lodare il modo con cui ella si esprime, ma non posso proporre il risorgimento dell'_Antologia_, e la _Rassegna_ non sarebbe altro che l'_Antologia_ perfezionata.

_Io._ Dunque S. A. non sa nulla del mio progetto, non ha letto nulla.

_Ministro._ Certo io non voglio si possa proporre simil cosa al Granduca.

_Io._ Ma V. E. non si avrà per male se porto direttamente a Pitti il mio progetto e la mia supplica.

_Ministro._ Lei è padrone di far ciò che vuole a questo riguardo.

_Io._ Ma lei poi mi darà contro.

(_qui un semplice movimento di testa, che non dice, né sí né no_).

_Io._ Io dunque anderò a Pitti„.

APPENDICE XVII (pag. 360).

“_Alla Voce della Verità._

PROTESTA.

I Redattori della _Voce della Verità_, nel n. 552 del loro giornale hanno inserito un articolo intitolato _Pensieri di circostanza_, che termina colle seguenti parole:

“Un popolo veramente religioso non resterà mai preso nella sua totalità dalle illusioni politiche; egli non intenderà mai come la guerra e le sommosse sieno preferibili all'ordine e alla pace. Presso questo popolo vi avranno sempre piú savj politici, perché la prudenza, l'avvedutezza, l'imparzialità dei giudizi sono doti che la religione procaccia. Un libretto o un giornale, che difendano la Religione e i governi stabiliti, godranno maggiore popolarità, e faranno piú effetto sulla parte migliore di questo popolo, _che tutti i Proclami del Sig. Vieusseux_, e le usate lamentazioni patriottiche sulla parte deteriore di lui. Una voce di religione può sollevare migliaia di braccia in questo popolo, mentre il liberalismo non ne troverebbe due per sé, essendogli necessaria la guerra per sostenersi, e impossibile questa senza una leva _antipatica_ a tutti. Dopo tutto questo è chiaro perché il liberalismo faccia fortuna fra le classi immorali. Ci vuol altro per essere talenti politici che inventare o usare parole nuove, e saper gridare: progresso, indipendenza, diritti dell'uomo, eguaglianza, nei crocchi e in mezzo ai bagordi di quattro o cinque città _ultra-civili!_ E poi venitemi a dire che _i talenti sono alleati della rivoluzione_; sí, lo sono, come i pesci bruti sono alleati del pescatore che li piglia all'amo„.

Sino a tanto che la _Voce della Verità_ si limitava a pubblicare le sue critiche ed i suoi dubbj intorno a ciò che da me veniva e vien pubblicato, come editore, o diffuso e raccomandato per conto di altri editori, poco me ne curava, e non rispondeva che col silenzio del disprezzo, eziandio alle sue piú maligne e calunniose insinuazioni, perché facile era per tutte le persone di senno riscontrare in quelle istesse pubblicazioni, quegli articoli o quei passi da essa presi di mira. Ma allorquando la _Voce della Verità_, senza citar nulla che possa somministrar mezzi di riscontro, si fa lecito di supporre fatti che, se esistessero, diventerebbero un'accusa terribile contro di me, io devo a me medesimo di protestare, come altamente protesto, contro questa supposizione ch'io mandi fuori Proclami contrarj alla religione, al buon vivere e alla morale; e la dichiaro MENZOGNERA e CALUNNIOSA sotto tutti gli aspetti.

Dichiaro inoltre, che non ho mai adoperato, né mai adoprerò mezzi simili di pubblicazioni; e confido che ognuno riconoscerà che il _Progresso_ come l'intendo, non è quello che può essere ambito dagli uomini immorali ed irreligiosi, a qualsiasi partito appartengano. Dichiaro infine che dopo la presente solenne _Protesta_, io non prenderò piú la penna per difendermi contro gli attacchi di chi mi vuol del male, appellandomi fin d'ora, di ogni nuova accusa calunniosa, al buon senso del pubblico, ed alla giustizia degli uomini dabbene.

Firenze, 5 marzo 1835

G. P. VIEUSSEUX

Proprietario e Direttore del “Gabinetto scientifico-letterario„.

_Dalla tipografia Galileiana_„.

APPENDICE XVIII (pag. 362).

_Difesa del Vieusseux fatta da Niccolò Tommaséo._

“_La Voce della Verità._

Una gazzetta alla quale era serbato superare in barbarie di stile, in goffaggine di concetti, in viltà di delazioni calunniose, in amarezza d'odii spregevoli e di contumelie impotenti, quanti mai scritti conosce l'Europa avversi ad ogni religione e ad ogni piú venerabile autorità; una gazzetta alla quale fu inspiratore degno l'autore dei _Pifferi di Montagna_, il villan di Canosa cacciato di Napoli e della Toscana com'uomo stolidamente torbido e vituperevolmente irrequieto; una gazzetta il cui nome è nome di scherno, le cui dottrine meritarono la riprovazione del governo austriaco il quale ne interdisse la pubblica lettura nelle provincie lombarde, in quelle provincie dove l'_Antologia_ di Firenze aveva liberi soscrittori e lettori moltissimi, e lodi solenni, fiorente e caduta, ne' giornali e ne' libri; la _Voce della Verità_, dopo aver toccato in certi suoi pensieri, come Ella con l'eleganza usata li chiama _di circostanza_, toccato di _guerra_, di _sommosse_, di _governi stabiliti_ e di _religione_, accennava quasi come nemici della religione e de' governi stabiliti, suscitatori di guerre e di sommosse i _proclami_ di Gian Pietro Vieusseux; e soggiungeva non so che della parte _deteriore_ del popolo italiano, delle classi _immorali_, o dei _bagordi_ delle città _ultra-civili_: né a confermazione della accusa recava ella, la _Voce della Verità_, cosiffatti proclami; né dimostrava perché G. P. Vieusseux dovesse essere relegato nella parte deteriore del popolo italiano, e come entrass'egli ne' bagordi delle città piú che civili, né quali vincoli stringessero lui alle classi _immorali_, né come si possano senza menzogna servile chiamare _immorali_ le _intere classi_ di un popolo per depravato ch'e' sia. E perché G. P. Vieusseux con l'assenso del governo toscano chiamava bugiarda e calunniatrice la _Voce della Verità_, già colpevole d'altre calunnie e d'altre bugie, (delle quali profanò fino i sacrarii delle tombe, crudele agli uomini, ed empia contro la misericordia di Dio) in difesa della sua stoltizia quella _Voce_ medesima rispondeva nuove stoltizie e menzogne; doversi l'_Antologia_ giudicare secondo i giudizî di chi non ne fu mai parte, e mal la conobbe; secondo l'autore di certe addizioni ad un libro di Silvio Pellico, al quale la censura d'un principe amico al duca di Modena concesse l'uscire nella pubblica luce: essere quell'autore _squarciator dei veli carbonici_; e, perch'egli disse l'_Antologia_ di Firenze sorella al _Conciliator_ di Milano, e congiura il _Conciliatore_, essere l'_Antologia_ pretta congiura, _carboneria_ pretta, e non proclami ma congiure doversi chiamare gli scritti dal Vieusseux pubblicati. E perché l'_Antologia_ non credette necessario confutare un libro stampato fuori d'Italia, e da pochi italiani letto, e da nessuno tenuto per autorevole; tanto piú che sufficiente confutazione a quel detto era l'_Antologia_ stessa; di qui la _Voce della Verità_ con ingegnosa carità di cristiano conchiude che l'_Antologia_ non è proclama, è congiura. E ciò vuol dire che contro la religione erano congiurati tanti uomini virtuosi e dotti che nell'_Antologia_ scrissero, e non sola una volta, l'Ab. Zannoni, l'Ab. Follini, l'Ab. Rigoli, l'Ab. Missirini, il Padre Inghirami, Cesare Lucchesini e tanti onorevoli magistrati e scrittori di tutte le parti d'Italia e d'oltremonte, il Cibrario, il Nota, lo Sclopis, il Manno, il Balbo, il Grassi, il Rosellini, il Carmignani, e l'Hammer ed il Mustoxidi. E ciò vuol dire che contro i governi stabiliti congiurarono il governo Toscano che l'_Antologia_ permetteva, il governo papale che tanti esemplari ne riceveva nelle sue città: e ciò vuol dire che eccitatori di guerre e di sommosse, e collegati alle _parti deteriori_ sono Ferdinando e Francesco e Ferdinando di Napoli, Carlo Alberto e Carlo Felice di Sardegna, Francesco d'Austria, il duca di Modena. E notate che l'ultimo quaderno stesso dell'_Antologia_, nel quale la censura toscana non trovò alcun delitto, nel quale non trovò alcun delitto il ministro di stato che co' suoi proprî occhi lo esaminò lungamente, e dal quale trasse la _Voce_ di Modena avvelenatrice, occasione di scandalo, (onde, non già per colpa commessa, ma per evitare delazioni tediose e querele, il toscano governo credette dovere all'_Antologia_ troncare la vita), quello stesso quaderno, io dicevo, in altre parti d'Italia fu accolto, senza che i _governi stabiliti_ vedessero ivi entro _sommosse_. E se taluno degli scritti nell'_Antologia_ contenuti accennava a dottrine che alla _Voce_ di Modena fanno paura, basti che non facessero paura al duca di Modena, al Papa, e alla toscana censura.