L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux
Part 25
_Com._ Ha ingiuriato inoltre le varie potenze d'Italia facendo supporre col suddetto articolo, che esse sono nella dipendenza e sotto l'influenza dell'Austria.
_Io._ Protesto contro tale falsa e non giusta interpretazione.
_Com._ Lei poi è colpevole immensamente verso il Governo della Toscana per averlo con quegli articoli posto nell'imbarazzo dirimpetto alle potenze d'Austria e di Russia.
_Io._ Protesto contro tutte queste conseguenze e simili interpretazioni.
_Com._ Ella si prepari dunque ad una pena proporzionata al delitto commesso, e a vedere il Governo farle sentire la forza del suo braccio, cose tutte che potrebbe risparmia e se volesse palesare i nomi degli autori anonimi, ecc.
_Io._ Resisto nelle conclusioni da me prese.
(_Questo processo a me fatto dal sig. Tassinari mi trattenne presso di lui dalle 7½ di sera fino alle 12; firmai ogni cartella del processo scritto, e mi ritirai_)„.
“_Martedí 26 marzo._ Sono stato richiamato al Commissariato per l'ore 7 di sera; trasferitomi sono stato introdotto presso il sig. Canc. Tosi, il quale mi ha dato partecipazione dell'annesso rescritto sovrano che sopprime l'_Antologia_„.
APPENDICE VI, N. 1 (pag. 315).
_Lettera di S. E. don Neri Corsini al Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna._
“Il Consigliere D. Neri Corsini prega il degnissimo sig. Presidente del Buon Governo a fargli sapere se si presentò al suo dipartimento il Vieusseux nella scorsa sera, e quale fosse il resultato delle fattegli interpellazioni. Occorre allo scrivente di conoscere il resultato per renderne conto a S. A. I. e R. e comunicarne coi suoi Colleghi per le misure da prendersi ulteriormente. E con tutto l'ossequio e stima si professa
25 marzo 1833.
dev.mo obb.mo Servitore N. CORSINI„.
APPENDICE VI, N. 2 (pag. 315).
_Lettera del Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna a S. E. Don Neri Corsini._
25 marzo 1833.
“Ieri sera richiamai avanti di me il Vieusseux, per eseguire la commissione datami da V. E. nella scorsa mattina. Alla prima fattagli domanda d'indicarmi i nomi e cognomi degli autori degli articoli contenuti nell'ultimo fascicolo dell'_Antologia_ pubblicato il 31 gennaio ultimo, e piú precisamente di quelli aventi in fondo la lettera K. X. Y. e L. mi replicò senza punto esitare che ciò era impossibile perché il direttore di un giornale non poteva mancare alla buona fede verso i suoi collaboratori; e mentre era giusto che esso direttore restasse esposto dirimpetto al Governo a tutta la responsabilità relativa, non poteva né doveva, senza macchiarsi d'un tradimento, portare in verun caso questa responsabilità sopra coloro che vivono nella fiducia di non rimanere per di lui mezzo compromessi. Ci espose che erano questi articoli come un affare di confessione, e che il sigillo non poteva essere da lui violato, né lo sarà giammai, qualunque cosa disgustosa che fosse per avvenirgliene, non esclusa la soppressione del Giornale, a cui con tutta rassegnazione e anche di buona voglia si sarebbe sottomesso.
In una lunga esortazione non disgiunta dalla minaccia che il Governo avrebbe adottato delle misure per renderlo piú docile ed obbediente agli ordini che per mio mezzo li venivano ingiunti, non omisi verun mezzo per indurlo a manifestare i suenunciati nomi; ma tutto fu inutile, ripetendo sempre che il Governo doveva riguardare a tutti gli effetti come suoi gli articoli del suo Giornale, che sopra di lui soltanto doveva e poteva prendere quella soddisfazione che nella sua giustizia e saviezza credesse esserli dovuta e che esso non vi si ricusava, ma che non si poteva esigere di piú da lui; ed avrebbe sempre detto e sostenuto che quelle lettere iniziali erano puramente immaginarie, e che gli articoli erano suoi.
Da questo stato di cose credei che fosse inutile il trattenerlo, persuaso che esso avrebbe persistito e che persisterà fermamente sino in fondo nel suo proposito, e credei di licenziarlo e dichiarargli autorevolmente che la cosa non sarebbe piú sí tranquilla e che avrebbe dovuto render buon conto del suo irregolarissimo rifiuto. Credei di non dovere spingere piú oltre senza la debita formalità la cosa, onde l'I. e R. Governo potesse bene esaminarla e statuire convenientemente sul _quid agendum ultimamente_. E se mi fosse permesso di esprimere sinceramente il mio sentimento direi che Vieusseux dovrebbe essere inviato davanti un commissario di quartiere per ricevervi nuove formali ingiunzioni, e persistendo esso, dichiararlo sospeso dalla facoltà di continuare la pubblicazione del giornale finché non avesse corrisposto a ciò che il governo esige da esso„.
APPENDICE VI, N. 3 (pag. 315).
_Lettera del Commissario del Quartiere di Santa Croce Matteo Tassinari a Gian Pietro Vieusseux._
“Ill.mo Signore,
V. S. è invitata a recarsi personalmente nel Commissariato di S. Croce alle ore _una di notte_ del dí 25 marzo 1833 presso il sottoscritto, che ha necessità di vederlo con tutta sollecitudine, e non manchi.
Dal R. Commissariato di S. Croce, li 25 marzo 1833
TASSINARI„.
APPENDICE VII, N. 1 (pag. 319).
_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna._
“Ill.mo signor Presidente colendissimo,
Essendo stato reso conto a S. A. I. e Reale che il giornale che si pubblica in Firenze sotto il titolo di _Antologia_, ha deviato manifestamente dall'oggetto che aveva annunciato in principio, e dalle condizioni colle quali fu permesso, cioè di trattare di materie di scienze, letteratura ed arti, e che sistematicamente trascorre in discussioni politiche ed anche parlando di materie scientifiche e letterarie vi associa allusioni riprovevoli ad istituzioni o avvenimenti politici, è venuta l'I. e R. A. S. nelle determinazioni di ordinare la soppressione del detto giornale, fino da questo giorno.
Farà V. S. Ill.ma comunicare la semplice parte dispositiva della presente risoluzione al Direttore ed Editore del Giornale stesso, come da questo Dipartimento si fa al Regio Censore.
E col piú distinto ossequio mi confermo di V. S. Ill.ma
Dalla R. Segreteria di Stato, li 26 marzo 1833.
Dev.mo obb.mo Servitore N. CORSINI„.
APPENDICE VII, N. 2 (pag. 319).
_Lettera del Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna al Commissario del Quartiere di Santa Croce Matteo Tassinari._
Incarico V. S. Ill.ma correntemente ad un dispaccio della I. R. Segreteria di Stato di questo giorno, di notificare al Direttore ed Editore del giornale che si pubblica in Firenze sotto il titolo di _Antologia_, che S. A. I. e Reale ha ordinato la soppressione del giornale medesimo fino da questo giorno.
26 marzo 1833.
APPENDICE VII, N. 3 (pag. 319).
_Lettera del Cancelliere del Commissariato di Santa Croce Lorenzo Tosi a Gian Pietro Vieusseux._
“L'Ill.mo sig. Commissario del Quartiere S. Croce fa notificare in seguito di ordini superiori al sig. Gio. Pietro Vieusseux direttore ed editore del Giornale che si pubblica in Firenze sotto il titolo di _Antologia_, che S. A. Imperiale e Reale ha fino da questo giorno ordinata la soppressione del giornale medesimo.
Dal Comm. S. Croce, Firenze, li 26 marzo 1883.
il cancelliere L. TOSI„.
APPENDICE VIII (pag. 320).
_Minuta di CIRCOLARE da comunicarsi alle varie Legazioni, preparata da S. E. Don Neri Corsini, e riveduta da S. E. il conte Vittorio Fossombroni._
“Une misure qu'on vient ici d'adopter, quoique bien simple en elle même et n'ayant d'autre bût que d'empêcher que dans quelque branche, où de quelque manière que ce soit, l'on ne puisse pas s'écarter des limites de cette régularité qui caractérise l'administration du Pays, pouvant peut-être d'après les habitudes du tems former pour quelque moment le sujet des propos du public, j'ai cru que Votre Excellence pourrait probablement agréer d'en savoir quelque chose de ma part.
Il existait depuis quelque tems à Florence un journal litéraire et scientifique portant le nom d'_Antologia_, et paraissant périodiquement par cahiers. Quelques articles de ce journal qui avaient été favorablement accueillis par le public, lui avaient valu quelque réputation, et il avait acquis un certain nombre d'associés même à l'étranger.
Toutefois l'on avait depuis quelque mois [_Il Corsini, si noti, aveva scritto TEMS, che il Fossombroni mutò in MOIS_] eu lieu de remarquer dans ce journal une certaine tendance à dépasser les bornes de son institution purement scientifique et litéraire, et à se mêler d'objets qu'y devaient rester étrangers, soit par des allusions, soit par des rapprochements entre ce qui paraissait être le sujet de ses écrits et les affaires politiques du jour.
Il est vrai que ce journal ainsi que toute autre espèce d'écrit ne peut ici être imprimé et publié que d'après l'approbation de la Censure: mais comme à l'egard surtout d'un ouvrage periodique il est difficile que quelque fois l'attention du Censeur naturellement surchargé d'occupations ne se trouve pas en défaut, lorsque l'Editeur ou le Directeur du dit ouvrage cherche trop suvent le moyen de l'induire en erreur en voilant si adroitement sa pensée qu'il ne soit pas aisé d'en saisir le veritable sens au premier coup d'oeil, l'on eut soin de rappeller plus spécialement le soin du Reviseur sur ce journal, et surtout de faire entendre à l'Editeur que s'il aimait que sa compilation pût continuer à voir le jour, il devait strictement se renfermer dans les limites qui étaient les conditions naturelles de son existence.
Cet avis n'ayant pas porté l'effet qu'on était en droit d'en attendre, et des écartes bien graves ayant été remarqués dans les derniers numeros qui ont paru du dit journal, l'on a dû sentir qu'il était essentiel de faire cesser un abus qui se trouvait en contradiction avec l'exactitude qui distingue ici, soit les publications periodiques, soit tout ce qui sort des Imprimeries du Pays.
Un ordre qui a été émané depuis quelques jours vient par consequent de supprimer le dit journal de l'_Antologia_.
Je saisis....„.
APPENDICE IX (pag. 321).
_Supplica di Niccolò Tommaséo a S. A. I. e R. il Granduca di Toscana._
“A. I. e R.
Le amichevoli preghiere del Sig. Vieusseux, Direttore dell'_Antologia_, gl'istanti consigli di altri amici che affermavano la mia dichiarazione inutile, e forse dannosa al giornale; il pensare che a tutti i lettori di quello essendo ben noto di chi fossero gli articoli segnati _K. X. Y._ ripeterlo da me sarebbe potuta sembrare boriosa provocazione; la speranza che trattandosi di scritti approvati da un rispettabile censore e da uno zelante Ministro le cose avrebbero sortita altra fine; la speranza ancora piú ferma che procedendosi per vie ordinarie e legali io avrei avuto il tempo di sodisfare alle mie convenienze senza nuocere altrui; queste, ed altre ragioni mi tennero dal dir cosa che l'onor mio comandava professassi altamente. Ora il bisogno di rigettare da me ogni sospetto di fiacca timidità, il bisogno di far noto che la persistenza a negare del sig. Vieusseux non era atto indocile ma generoso, la speranza la quale pure mi resta nella giustizia di V. A. R. che conoscendo l'incolpato, sopra di lui solo Ella vorrà portare il giudizio inflitto sull'intera _Antologia_, m'impongono di protestare che non solamente gli articoli segnati _K. X. Y._ sono miei, ma che io soglio per capriccio segnare d'altre sigle i miei scritti; onde se nell'articolo intorno al Poema del Curti è cosa imputabile, io di buon grado ne chiamo sul mio capo la pena, e per guarentigia dell'avvenire prometto e giuro, se è necessario, di non piú scrivere in un giornale a cui desidero continuata la vita, perché la sua vita è sussistenza di piú che quaranta persone, perché il suo giudizio era invocato e rispettato dai dotti d'Italia, perché le sue parole erano amorevolmente ripetute dai giornali di Lombardia, di Francia, d'Inghilterra e d'Austria, perché non arrossivano di scrivere in esso i piú chiari uomini della Nazione, e non pochi dei piú quietamente pensanti, Cesare Lucchesini, e fino all'ultima malattia G. B. Zannoni, e il Cibrario e il Cav. Manno, Ministri del Re di Sardegna, perché la sua lode era ambita dagli stessi Governi. Il quale onore quanto meno ridonda in me, il piú insufficiente dei suoi collaboratori, tanto piú volentieri debbo in me solo accogliere le conseguenze che ad esso dalle mie parole provennero.
28 marzo 1833.
N. TOMMASÉO„.
APPENDICE X (pag. 322).
_Lettera dell'ispettore di Polizia Giovanni Chiarini al Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna._
“28 marzo 1833.
La misura stata presa della soppressione dell'_Antologia_ fino dal di 26 corrente, ha sparso il mal umore, e la rabbia fra i liberali. Lo scorso giorno nel contestarsi a vicenda il loro rammarico per la soppressione di un Giornale dicevano essi tanto utile alle vedute dello loro Setta, si permettevano anche dei progetti, come sarebbe di portarsi in gran numero sulla Piazza de' Pitti, mescolando con pretesti delle persone volgari per prorompere in voci sussurranti, e fischiate. Alcuni di costoro, come Alessandro da Barberino, dott. Luigi Beyer ed altri, dissuasero la prularità (_sic_) dicendo che quel sussurro avrebbe potuto nuocere alla causa della Setta, in un momento in cui sono prosperissime le sue condizioni, da doversene toccare di giorno in giorno i risultati. Si diedero anzi premura la stessa sera di minorare la massa delle loro riunioni ai soliti caffé distribuendosi in maggior numero di luoghi pubblici. Questa mattina è sortito un Bullettino incendiario in stampa, copia del quale in stampa unisco al presente Rapporto, mentre che non trascuro le debite ulteriori indagini in questo articolo.
Gio. Chiarini„.
APPENDICE XI (pag. 323).
“_Bollettino del 28 marzo 1833._
Sabbato 23 marzo ogni sensata persona s'indispettí leggendo nella _Voce della Verità_ un nuovo articolo di calunnia o di accusa contro l'_Antologia_. Questo giornale che da dodici anni sostiene il lustro della letteratura italiana è una proprietà della nazione. Il Duca di Modena volle toglierla. Il Gran Duca di Toscana ha avuto la viltà di obbedire al luogotenente dell'Austria. Il fascicolo preso di mira, di novembre e dicembre, era stato esaminato ed approvato dal ministro Corsini, ma il Gran Duca, o impaurito dall'ira del Duca di Modena, o dividendo con esso la rabbia contro la diffusione dei lumi in Italia non conserva neppur l'aspetto della coerenza. Il 26 del corrente mese, tre giorni dopo l'articolo della _Voce della Verità_, ABOLISCE l'ANTOLOGIA. Questa impudenza di dispotismo è già nota a tutti.
TOSCANI!!! o noi siamo sotto il governo di Modena, o il Gran Duca di Toscana è un Duca di Modena. Italia tutta inorridisce a questo sfregio novello, e il suo suo grido non è piú di lamento, ma di VENDETTA„.
APPENDICE XII, N. 1 (pag. 339 e 301).
_Lettera di Gian Pietro Vieusseux a S. E. don Neri Corsini._
“S. E, il Signor Consigliere Corsini Ministro dell'Interno,
Non è mia intenzione di venire ad importunare, e forse inutilmente, l'I. e R. Governo chiedendo che mi sia restituita la facoltà di continuare la pubblicazione dell'_Antologia_. Ma dopo la soppressione fatta del giornale di mia proprietà e della grave perdita che in conseguenza di quella io sono venuto a soffrire, mi confido di non comparire impronto all'E. V. se mi faccio a reclamare soltanto contro l'effetto retroattivo che potrebbe avere la misura presa a mio riguardo.
Alla E. V. è noto come i ritardi da me sperimentati per la pubblicazione dei fascicoli di novembre e dicembre, e le tante correzioni, mutilazioni e soppressioni a che andarono soggetti, mi furono causa di scrivere alla E. V. nel dí 10 di febbraio; e di significarle a voce pochi giorni dopo, che dove l'I. e R. Governo fosse mai venuto nella inclinazione di vedermi cessare dalla pubblicazione del mio giornale, tosto mi si dicesse, e francamente, poiché se mi sarebbe costato molta pena lo abbandonare il giornale di mia proprietà, io non avrei peraltro sostenuto allora altri sacrifizi bursali tostoché era già terminato l'impegno da me preso per l'anno 1832 co' miei associati, e non incominciato ancora quello dell'anno 1833.
Ma la risposta che la E. V. si compiacque darmi, ben lungi dal farmi credere che dall'I. e R. Governo potesse mai desiderarsi la cessazione del mio giornale, molto invece mi consolò e mi crebbe le piú liete speranze. Imperocché Ella non solo si degnò di confortarmi a non desistere dalla mia letteraria intrapresa, e a non lasciarmi scoraggiare dai sinistri che accader sogliono ai giornalisti, ma si degnò persino assicurarmi che ogni mia diversa risoluzione avrebbe dispiaciuto a tutti, ed anche all'I. e R. Governo. Anzi l'E. V. mi fece promessa che dove io mi fossi trattenuto dal toccare alcune materie troppo ai giorni nostri gelose e tenere, sarebbesi dimostrata facile e corrente sopra ogni altro letterario e civile argomento, e avrebbe sopratutto sollecitato l'approvazione e la revisione degli articoli da inserirsi nei fascicoli di gennaio e febbraio 1833, acciocché io potessi rimettermi in giorno al piú presto possibile. E quanto disse attenne; poiché ben presto vidi tornare al mio Gabinetto rivisti ed approvati parecchi degli articoli da me presentati all'I. e R. Censura.
Conseguenza di queste promesse e di questi fatti fu che io mi applicassi tutto a sollecitare l'impresa, a ricevere dai redattori del giornale non pochi articoli da me pagati a denari suonanti, ed a mandarli ai torchi perché vi fossero, siccome furono, stampati; dimodochè il mio fascicolo di gennaio 1833 era tutto approvato dall'I. e R. Censura, e quello di febbraio era composto per piú della metà, quando l'_Antologia_ restò soppressa pei venerati ordini abbassati da S. A. I. e R., nel dí 26 di marzo p. p. Due pertanto sono le perniciose conseguenze a me derivate dai suddetti Reali ordini di soppressione. Primieramente la perdita del giornale di mia proprietà. E in secondo luogo i sacrifizi bursali a che (se non vi si ripari) mi assoggetterebbe l'effetto retroattivo della anzidetta soppressione. Perché dietro la medesima non essendomi permesso di mandare in luce nemmeno il fascicolo di gennaio 1833, quantunque i varii articoli che lo compongono fossero stati tutti rivisti approvati dalla I. e R. Censura, io non ho modo di rimborsarmi delle spese da me commesse sopra gli associati al mio Giornale, e cosí mi trovo esposto ad una seconda e per me gravissima perdita di L. 3180 in denari effettivi, come rilevasi dalla _Nota_ che ho l'onore di presentarle unita a questa _Memoria_. Come per altro io confidava che l'I. e R. Governo non avrebbe ordinato la soppressione del Giornale di mia proprietà, laddove mi avesse richiamato ad escludere con le mie aperte dichiarazioni intorno a' due luoghi incriminati del fascicolo di decembre quelle sinistre interpretazioni, che l'occhio vigile sí ma benigno e retto della I. e R. Censura non seppe al dovuto tempo immaginarsi o indagare; cosí io mi confido adesso che la giustizia dell'I. e R. Governo non vorrà lasciarmi sostener la perdita delle spese vive da me incontrate per l'intero fascicolo di gennaio 1833 già riveduto e approvato, e per la composizione di otto fogli di stampa dell'altro fascicolo di febbraio, postochè a riguardo dei medesimi la soppressione ordinata dai venerati Reali comandi del dí 26 marzo p. p., verrebbe ad avere un effetto retroattivo certamente non desiderato né voluto dalla R. mente sovrana, che di ciò non fa punto parola o cenno ne' prefati suoi Reali comandi.
E però rivolgendomi alla E. V. siccome a quella che, degnamente presiedendo al Ministero dell'Interno e alla I. e R. Censura, è competente a udire i miei reclami in proposito, ossequiosamente domando che voglia abbassar gli ordini opportuni per farmi conseguire il rimborso delle sopradette L. 3180 onde si scansi l'effetto retroattivo che con mio troppo gran danno verrebbono altrimenti ad avere i Reali ordini dei 26 marzo 1833.
Ho l'onore di rassegnarmi con rispetto,
di V. Eccellenza dev.mo servitore G. P. VIEUSSEUX.
[3 aprile 1833]
Spese già fatte o da pagarsi per l'_Antologia_ 1833.
Carta e stampa del fascicolo di Gennaio già terminato L. 1025 Legatura del medesimo 80 Riscontro al compositore e al torcoliere 13 Carta e stampa di ciò ch'era già composto ed in parte tirato per il fascicolo di Febbraio 33 Per le tavole metereologiche 70 Revisione tipografica letteraria 60 Collaboratori, fogli 15 circa a 50 750 Altri articoli fatti fare od ordinati e che devo pagare, fogli 15 circa 750 ——————— L. 3180
_NB._ Non vengono contemplate in questa nota le spese d'impiegati o di corrispondenze, che non sono oggetto indifferente; ma che difficil sarebbe determinare con precisione„.
APPENDICE XII, N. 2 (pag. 339 e 344).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“6 aprile, sabato.
Mercoledí passato mandai a S. E. Corsini la mia lettera di reclamo. Ieri una sua ambasciata mi chiamò per oggi a Palazzo Vecchio.
A mezzo giorno mi sono trovato in presenza del Ministro.
_Min._ Non posso ricevere questa domanda in questa forma — faccia in poche righe una supplica a S. A. per dirli che mente sua non può essere stata di farle perdere la valuta di due fascicoli stampati di buona fede, e che prega per il risarcimento dei danni di L. 3180 — ; ma non entri in tanti particolari, e sarà cura mia di presentare la supplica.
_Io._ Ben volentieri mi adatterò a far ciò che mi suggerisce V. E. e ridurrò la mia domanda alla piú semplice espressione; mi permetta però di farle osservare che non mi pare la mia lettera contenga nulla di contrario al vero.
_Min._ La sua lettera contiene proposizioni ch'io dovrei combattere e... e... particolarmente in ciò che dice di aver perduto _una proprietà_: che proprietà! che proprietà! Curare un giornale non è una proprietà: il Governo concede un permesso, poi gli piace di ritirarlo, e fa quel che vuole e che crede bene. Non è come se si trattasse di un pezzo di campo preso per fare una strada, e che bisognerebbe pagare.
_Io._ Chiedo perdono a V. E. Un giornale, frutto di 12 anni di fatiche e di angustie d'ogni genere, dopo tanti anni d'esistenza, costituisce una vera proprietà — non è territoriale, ma proprietà letteraria, ed ammette il diritto di proprietà, ed è tanto sacrosanto per un lato come per l'altro. Del resto farò ciò che mi dice V. E, raccomandandomi a Lei perché dica a S. A. ciò che crederà per giustificare sempre piú la mia domanda. Ma prima di lasciarla, mi permetto di parlarle della _Voce della Verità_.[1390] Il foglio di quell'infame giornale arrivato questa mattina insolentisce sempre piú. Non è permesso di poter mantenere impunemente una tal calunnia. Io non posso piú tacere. Dovrò rispondere. Purtroppo non potrò farlo coi torchi toscani: ma troverò qualche angolo di Europa dove potrò smascherare quella canaglia. Le calunnie sono continuate non solo per me, ma per il Governo Toscano.
_Min._ Vanno disprezzati, si fanno torto a loro medesimi.
_Io._ Purtroppo ci sono quelli che gli danno retta. Mi permetta di ripetere a V. E. ciò che dissi al Presidente del Buon Governo: _Io non so se sono amato dal Governo quanto vorrei essere amato da tutti; ma ho la coscienza di meritare la sua stima_; e non voglio perderla questa stima né in questa né in qualunque altra occasione. Non mi abbasserò poi a combattere certe prevenzioni ed attacchi in confronto tra la mia condotta sempre franca, leale ed aperta, e certe manifestazioni imprudenti che si devono deplorare, e che ho altamente biasimate.[1391]
_Min._ Oh! il Governo sa bene che Lei non è capace... ma lo vede che subito quei monelli si sono giovati dell'occasione ecc. per...