L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux
Part 24
[_Anche un'altra volta, di lí a qualche tempo, il CAFFÈ DI PETRONIO si stizzí con l'ANTOLOGIA e co 'l Montani. Del “Discorso„ detto dal professore Michele Medici nella pontificia Università di Bologna, ricominciando il corso delle sue lezioni l'anno 1823-24 (presso Turchi e Veroli, 1824), il Giordani (asserivano i compilatori del giornale bolognese) aveva detto ad alcuni amici, che “oltre d'essere pregevole per le cose trattate, era poi VERAMENTE SCRITTO BENISSIMO„; e i compilatori inviarono quel discorso all'ANTOLOGIA, “persuasi ch'ella si sarebbe onorata di far eco al giudizio del signor Giordani e de' migliori dotti della città di Bologna„. Ma perché il Montani notò (1824, tomo XVI, n. 48 dicembre, pag. 47) nello stile di quel discorso un po' di ricercatezza, il CAFFÈ DI PETRONIO se ne stizzí, chiamando _(n. 14, 2 aprile, 1825, pag. 54)_ l'ANTOLOGIA “molto piú dotta e molto miglior gustosa _(sic)_ dei Giordani e dei dotti bolognesi„_].
APPENDICE III, N. 1 (pag. 295).
_Lettera dell'ambasciatore austriaco il conte di Senfft Pilsach a S. E. il conte Vittorio Fossombroni._
“Florence, 1 février 1833.
A son Excellence monsieur le Comte de Fossombroni.
Monsieur le Comte, le journal litéraire paraissant chez G. P. Vieusseux à Florence sous le titre d'_Antologia_, manifeste depuis quelque tems une animosité marquée contre le Gouvernement Impérial. Le n. 21 de cet ouvrage, qui a paru au mois de Septembre dernier, renferme particuliérement des insinuations odieuses et même des sorties violentes quoique indirectes contre l'Autriche, qui ont motivé la prohibition formelle de la dite production de la part de la Censure Autrichienne.
Votre Excellence trouverà dans l'annèxe les passages les plus frappans sous ce rapport, et il suffira sans doute de les mettre sous vos yeux, Monsieur le Comte, pour remplir l'objet de la commission don je suis chargé pour ma Cour, de rendre le Ministère Toscan attentif à la tendance dangereuse et revolutionnaire de l'ouvrage en question, dans l'attente qu'un Gouvernement uni au nôtre par des liens d'une étroite amitiée et d'un commun interêt, ne manquera pas de faire éprouver à la redaction l'effect d'une juste animadversion à l'égard de ses torts pour le passée, et de la rappeler pour l'avenir au respect des convenances et à une marche qui ne soit pas en opposition avec l'ordre de choses legitimes.
Je sollicite de l'obligence (_sic_) de Votre Excellence la communication des mesures qu'auront été prises à cet égard, et je saisis cette occasion pour avoir l'honneur de lui renouveler l'assurance de ma très haute considération.
SENFFT PILSACH„.
[_Nel foglio annesso alla lettera, è scritto:_]
Nell'_Antologia_ giornale di scienze ecc., Firenze, settembre 1832: Pag. 52. Parlando delle opere del Romagnosi si dice: “che nel continuo avvicendarsi di speranze e timori, di potenze e di sorti italiane, conservò l'anima _intemerata_ e con virtuosa rassegnazione sopportò _le ingiustizie e la povertà_„.
Pag. 103. Sulle opere di Silvio Pellico: “ma una immensa _sciagura_ si addensò su quel capo, ed un lungo silenzio successe a quel canto (cioè alla _Francesca da Rimini_) che risonando _sempre_ in ogni anima, risvegliava la pietà e il desiderio dell'infelice poeta!!„.
Pag. 90. Sulla storia d'Italia del conte Cesare Balbo si trovano le seguenti parole: “Taccio di Carlo magno che lasciò sulla polvere dell'Italia un solco della vittoriosa sua lancia per quindi legare la tutela al lontano tedesco: taccio del _tedesco per la lontananza stessa quasi necessariamente colpevole ora d'ignorante e sospettosa tirannia, ora di vile e barbarica noncuranza_ ecc. ecc.„.
[_Si noti che le parole qui scritte in corsivo, furono sottolineate dall'ambasciatore_].
APPENDICE III, N. 2 (pag. 297).
_Minuta di risposta del Fossombroni al conte di Senfft Pilsach — (Si avverta che il Fossombroni erra nel citare la data della lettera dell'ambasciatore)._
“Florence, le 4 février 1833.
Mr le Comte, en reponse à la lettre que V. E. m'a fait l'honneur de m'adresser en date du 2 de ce mois, au sujet de quelques passages inconvenantes et blamables contenues dans un article de l'un des numeros du journal literaire que l'on publie à Florence sous le titre d'_Antologia_, je me fais un devoir de vous prevenir, Mr le Comte, que je n'ai pas differé un instant à appeler le Departement que cela concerne à s'occuper sérieusement et sans le moindre delai, d'un tel objet. En me reservant à vous faire en suite connaitre ce qui on aura été à même de faire sur l'affaire en question, je saisis.....„.
APPENDICE III, N. 3 (pag. 297).
_Minuta di una memoria di S. E. don Neri Corsini a S. E. Vittorio Fossombroni._
_Memoria per il Dipartimento estero._
“Il Dipartimento di Stato in sfogo dei reclami che dalla legazione Imperiale d'Austria sono stati avanzati a quello degli affari esteri intorno a varj articoli inseriti nel n. 21 del 2º decennio del Giornale l'_Antologia_ per il decorso mese di settembre, si fa un dovere di prevenirlo che sebbene non possa dubitarsi della purità delle massime religiose e politiche dei censori tutti del Granducato, ed in ispecie della distinta capacità del soggetto, che esercita un tale ufficio nella capitale, tuttavia non si è mancato di far sentire a quest'ultimo i ragionati motivi per i quali la Censura di Milano aveva trovato riprovevoli [alcune frasi trascorse in detti articoli, richiamando la piú scrupolosa attenzione del suddetto censore][1389] alcuni articoli inseriti nel n. 21 del secondo decennio del giornale l'_Antologia_, richiamando il Censore stesso a portare in avvenire la piú scrupolosa attenzione sopra il giornale medesimo, onde prevenire qualunque ulteriore aberrazione dei suoi redattori, tanto nella scelta delle materie che vi si trattano, quanto nel modo ed espressioni usate nel trattarle. Ingiunzioni analoghe saranno altresí rinnovate al Direttore di detto giornale, colle debite comminazioni in caso di nuove mancanze.
Il Dipartimento di Stato si affretta di portare tutto ciò a notizia di quello degli affari esteri per ogni uso che stimasse dovesse fare nelle sue diplomatiche comunicazioni.
9 febbraio 1833.
N. CORSINI„.
APPENDICE III, N. 4 (pag. 297).
_Minuta di lettera di S. E. Vittorio Fossombroni all'ambasciatore austriaco il conte di Senfft Pilsach._
“Florence, 11 février 1833.
Mr le comte, Je m'empresse de remettre ci joint à V. E. un extrait de la réponse qui vient de m'être faite au sujet des passages inconvenans inserés dernièrement dans le journal litéraire sous le titre d'_Antologia_. Cette insertion n'étant imputable qu'à simple inadvertence (car ses principes politiques et religieux sont absolument au dessus de tout soupçon) on a dû se borner à la lui contester, et à appeller toute son attention sur les futures publications du dit journal. Quant au directeur G. P. Vieusseux, des sevères reprimandes vont lui être faites par l'Autorité, avec la menace de le soumettre à des mesures de rigueur dans le cas de nouvelles aberrations de cette espèce.
Veuillez bien agréer, Mr le Comte, les assurances réiterées de ma haute...„.
APPENDICE III, N. 5 (pag. 298).
_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al R. Censore P. Mauro Bernardini._
“Molto Reverendo Padre,
Con biglietto dei 30 gennaio decorso V. S. Molto Rev.da si diresse a questo I. e R. dipartimento onde fossero risoluti i due seguenti quesiti;
1º Se le discussioni Politiche, e di Amministrazione Governativa, che debbono essere affatto estranee all'_Antologia_, debbano essere limitate a quelle che possono riguardare il nostro Paese, e Governo, o anche a quelle relative ad altri stati Italiani, o Esteri, specialmente poi se in questi ultimi, attesa una particolar forma governativa, sia permessa libertà di discussione sopra le dette materie.
2º Se nel doppio caso negativo, si abbiano in mira gli articoli, che non solamente trattino _ex professo_ sulle inibite materie, o anche quelli nei quali per incidenza _riconosciuta non colposa_, si tratti come di passaggio, e senza discussione, di Politica o di Amministrazione Governativa.
Sebbene tali quesiti risolvere non si possano collo stabilire delle massime normali da applicarsi a tutti i singoli casi, tuttavolta a me pare, che per ciò che concerne gli Esteri governi, e particolarmente quelli presso i quali è permessa libertà di discussione sopra le dette materie, possa procedersi con piú franchezza, semprechè non si discenda ad una critica acerrima, o all'opposto non si commendi in termini trascendenti, e tali, da far scomparire quei Governi, che professassero massime e principî diversi.
Per quello poi che concerne la Toscana, ove non è permessa libertà di simili discussioni per mezzo della stampa, sarà d'uopo adibire una piú stretta Censura, ed assicurarsi che quello che stampar si volesse in genere di statistica, sia in qualche modo desunto da atti autentici pubblicati dal Governo, o colle debite approvazioni superiori.
Quanto alle questioni di Economia Politica, sulle quali spesso si trattiene il rammentato giornale, potrá continuare a permettersi una moderata discussione, purché i relativi dibattimenti siano condotti colla riverenza che debbesi alle Leggi e sistemi del Paese, e i Redattori di simili articoli non assumano un tuono inconveniente.
A rendere altresí piú castigata l'Antologia, credo che potrà molto giovare il portare uno scrupoloso, e quasi direi sospettoso esame sopra tutte le espressioni equivoche; aneddoti; concetti misteriosi; doppi sensi; non appropriate posizioni di termini e di frasi; sentenze generali isolate, e non legittimamente dedotte dalle materie trattate; motteggi, o sarcasmi contro i sovrani, i governi, il sacerdozio, il patriziato, ed in special modo su ciò che potesse contribuire all'indebolimento della Cattolica Religione.
Attenendosi a queste norme, che fermamente ritengo esser coerenti alla purezza dei di Lei principî, e che soltanto ho rammentato perché portavalo la circostanza di sciogliere i quesiti da Lei promossi, mi auguro che piú agevole potrà rimanerle la revisione del rammentato giornale, lasciandole però aperto adito a consultare questo Dipartimento tutte le volte, che nella sua saviezza lo credesse conveniente.
E col piú distinto ossequio passo a confermarmi
Di V. S. Molto Rev.da
Dall'I. e R. Segreteria di Stato, li 9 febbraio 1833.
Dev.mo Obb.mo Servitore
N. CORSINI„.
APPENDICE III, N. 6 (pag. 299).
_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al R. Censore P. Mauro Bernardini._
“Molto Rev.do Padre,
È pervenuto al Governo sicuro riscontro che la Censura di Milano abbia impedito lo smercio, e circolazione del N. 21 del secondo decennio del nostro giornale l'_Antologia_ per il decorso settembre, e che questa misura sia stata motivata da alcuni passi che si leggono nelle pagine 52, 90, e 103, degli articoli di detto Giornale; e relativi:
Il primo all'edizione che qui si va facendo dal Piatti delle _Opere dei Romagnosi_;
Il secondo alla _Istoria d'Italia_ del conte Cesare Balbo;
Il terzo alle tre nuove _tragedie_ di Silvio Pellico impresse in Torino.
Sembra pure, che i passi dei quali la Censura di Milano ha biasimato il concetto, o le espressioni, siano quelli nei quali del Romagnosi si dice che _sopportò le ingiustizie e la povertà_, lo che si è creduto un rimprovero diretto al governo sotto cui visse; e l'altro riguardante l'opera sulla storia d'Italia, ove parlandosi di _Carlomagno e quindi degli Imperatori di Germania della casa di Svevia, si trascende ad espressioni generiche sui pretesi danni, che o dalla tutela, o dal dominio di dinastie straniere erano avvenuti alla Italia_.
E finalmente riguardo al terzo, la frase, ove si designa sotto il nome _d'immensa sciagura, la condanna legale pronunziata per delitti politici, contro il Pellico autore delle tragedie_.
Nel comunicare tutto ciò a V. S. Molto Rev.da non ha questa Direzione generale altro oggetto che di richiamare il di Lei ben conosciuto zelo e saviezza ad esercitare la piú scrupolosa attenzione sulla tendenza, che il suddetto foglio periodico non cessa di manifestare, a rivolgere in tutte le occasioni i suoi articoli a riflessioni politiche che direttamente, o indirettamente, alludano ad avvenimenti recenti o alle opinioni, che in fatto di Governo si vorrebbero promuovere dai partigiani di innovazioni.
E col piú distinto ossequio passo a confermarmi di V. S. Molto Rev.da
Dall'I. e R. Segreteria di Stato li 9 febbraio 1833.
dev. obb.mo Servitore
N. CORSINI„.
APPENDICE IV (pag. 300).
_Lettera di G. P. Vieusseux a S. E. don Neri Corsini._
10 febbraio 1833.
Eccellenza. Chiedo perdono a Vostra Eccellenza se vengo ad importunarla per parlarle del mio giornale.
L'_Antologia_ che ho l'onore di dirigere non è, e non poteva diventare ancora per me oggetto di grata speculazione; ché anzi l'intrapresa di quest'opera periodica mi è costata da dodici anni a questa parte continui sagrifizi di tempo, di quiete, di denaro.
Ma l'_Antologia_ è mia creazione, le porto un amor paterno, e l'amo in ragione dei sacrifizi e delle fatiche cui mi ha sottoposto.
L'_Antologia_ è un'opera che oso chiamar utile e decorosa per l'Italia in generale, e per la Toscana in particolare. L'_Antologia_ occupa utilmente varii letterati miei amici, i quali non sono in situazione da poter disprezzare il debol prezzo che io posso pagare per un foglio di stampa; alcuni di loro vi si sono interamente dedicati, e la loro esistenza dipende da quella di questo giornale; infine l'_Antologia_ fa campare sette o otto famiglie di compositori, torcolieri, legatori.
Questi sono i motivi tutti per cui devo tenere immediatamente al proseguimento della mia intrapresa. Eppure potrei vedermi nella necessità di dovere abbandonare la pubblicazione dell'_Antologia_. Un'opera periodica non è come un altro libro. Essa dev'essere stampata e dispensata ad epoche regolari. Non corrispondendo a questa condizione essenzialissima dell'esistenza sua, ella perderebbe ben presto parte del suo credito, e gli associati si ritirerebbero. Per scansare quest'inconveniente, conviene che la censura dalla quale dipende il permesso di stampare un giornale, sia sempre pronta a corrispondere ai bisogni quotidiani di esso.
A dire il vero, per alcuni anni a questa parte non ho avuto generalmente parlando che da lodarmi del contegno dell'I. e R. Censura a mio riguardo, e dell'onesta libertà che mi si lasciava; ma ora nell'occasione di dover pubblicare il mio doppio fascicolo di novembre e di dicembre, mi trovo vittima di un rigore insolito per parte della medesima, e mi vedo rigettati articoli dei quali, dietro l'esperienza del passato, io non dovevo mettere in dubbio l'ammissione.
Il mio doppio fascicolo di novembre e dicembre non ha potuto essere pubblicato che in questi ultimi giorni, e con tale mutilazione, che io ho dovuto spendere lire 300 per ripararvi. Siamo inoltrati nel mese di febbraio, e non ho potuto ancora tirare che pochi foglietti del fascicolo di gennaio. Superfluo è il fare osservare quanto questo sistema di cose mi sarebbe dannoso se dovesse durare e diventasse sistema.
Io mi prendo la libertà di presentare a V. E. le bozze di stampa di una mia lettera che penso di premettere al primo fascicolo del 1833. Io supplico V. E. di leggerla. Se, come ardisco lusingarmi, Ella renderà giustizia alla rettitudine delle mie intenzioni, ed approverà la manifestazione franca e leale dei miei sentimenti, questa lettera servirà di norma per il futuro a me, ai miei collaboratori, e alla Censura medesima.
Ho l'onore di rassegnarmi coi sentimenti di profondo rispetto
G. P. VIEUSSEUX„.
APPENDICE V, N. 1 (pag. 313).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Sabato, 23 marzo 1833._ — Questa mattina è arrivato il N. 254 della _Voce della Verità_.
_Ore 5._ — Un biglietto urgentissimo del Padre Mauro Bernardini richiama a sé il fascicolo approvato del dicembre 1832. Sono andato in persona dal detto Padre Mauro portando meco il fascicolo, ma negandone la consegna per essere questo fascicolo l'unica guarentigia contro le imputazioni della _Voce_ nel caso che il Governo volesse inquietarmi a questo titolo. Sentendo però che il sig. Consigliere Fossombroni aveva assoluto bisogno di detto fascicolo, dopo lungo diverbio l'ho rilasciato, bene inteso, contro ricevuta motivata.
(_In seguito il fascicolo mi è stato restituito_)„.
APPENDICE V, N. 2 (pag. 314).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Domenica 24 detto_, alle ore sei pom. il Presidente del Buongoverno mi ha fatto pregare di passare da lui. — Ecco il colloquio:
_P._ Signor Vieusseux, ho da farle una commissione a nome del Governo.
_V._ Io sono qui per ascoltarla.
_P._ Il Governo vorrebbe sapere i nomi di quelle persone che scrivono nell'_Antologia_, che sono anonime, oppure non pongono che semplici lettere o segni di convenzione sotto i loro articoli.
_V._ Io mancherei all'onore e alla delicatezza nel palesarle i nomi di persone le quali amano di rimanersene anonime, e confidano nella mia discretezza e lealtà.
_P._ Ma si tratta di un desiderio dell'I. e R. Governo.
_V._ Quando si tratta dell'onore non si cede a veruna considerazione.
_P._ Ma rifletta che lei nega al Governo, e ci pensi meglio.
_V._ Quando si tratta dell'onore, il primo movimento è sempre il migliore.
_P._ Ma non si tratta che d'una comunicazione confidenziale.
(_Sempre avevo parlato con calma, qui principiò a montarmi il sangue al capo_).
_V._ Io sono dolentissimo nella necessità di negare qualche cosa al Governo. Se si trattasse di divertire S. A. I. e R. con un racconto di un semplice pettegolezzo letterario, e che S. A. fosse curiosa di sapere il nome di un tal poeta, o d'un tal pedante, posto in ridicolo da una polemica letteraria, io non crederei di commettere un delitto dicendolo all'orecchio di S. A. Ma dopo aver veduto l'infame libello vomitato in Toscana da quella canaglia della combriccola di Modena, quando non posso ignorare che l'intenzione di quella gente è di render me ed i miei amici sospetti al Governo, non sarei io l'uomo il piú vile nel mondo palesando i nomi de' galantuomini che si fidano di me? Io mai e poi mai gli nominerò. Di due cose una: o il Governo toscano disprezza come vanno disprezzati i vili intrighi di quella scuola modenese, e non deve curarsi di sapere chi ha scritto; o pure il Governo intende di voler entrare nelle intenzioni di Modena, ed è un motivo di piú di non nominare nessuno o di conservare io solo tutta la responsabilità di ciò che vorrebbesi far considerare come una colpa. Io non so se il Governo m'ami quanto vorrei essere da tutti amato; ma ho la coscienza che egli mi deve stimare. Io non voglio perdere la sua stima facendomi delatore.
_P._ Badi, sig. V., il Governo potrebbe adoperare per ottenere il suo intento, dei modi che a lei saranno poco piacevoli.
_V._ Le ripeto che determinato a non far nulla di contrario all'onore ed alla delicatezza, io non sono nel caso di dipartirmi dalle prime mie determinazioni.
(_Qui seguí ancora un discorso piuttosto lungo nel quale mi lamentai del sistema del Governo riguardo all'ANTOLOGIA, esponendo al sig. Presidente che se il Governo m'avesse lasciato interessare ii pubblico con parlargli nel mio giornale di quelle tante cose che sono importanti per lui senza dar noia alla casa d'Austria, piú facilmente avrei potuto scansare di trattare certi argomenti nei quali piú facilmente che altrove i maligni possono pretendere di trovare delle allusioni poco convenienti; ed aggiunsi: Pare che il Governo non sappia apprezzare quanto sia nobile e degna di riguardo nel secolo 19 la professione del giornalista coscienzioso. I Governi italiani di Piemonte e di Napoli la valutano assai piú, e ne hanno date prove recenti: il Re di Sardegna permettendo che il cavalier Manno dirigesse all'ANTOLOGIA una lettera sull'amministrazione del Piemonte; ed il Re di Napoli con avere ordinato la fondazione degli ANNALI CIVILI del Regno, opera periodica che equivale ad un continuo rendimento di conti dello stato economico ed amministrativo di esso_)„.
APPENDICE V, N. 3 (pag. 317 e 319).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Lunedí 25 marzo._ Alle ore 6 p. m. sono stato chiamato dal sig. Tassinari Commissario del quartiere Santa Croce per recarmi da lui alle 8. — Lí trovatomi in presenza del sig. Tassinari fui ricercato, come lo era stato dal sig. Presidente, riguardo ai nomi dei collaboratori anonimi dell'_Antologia_. Risposi non potere né voler nominare i collaboratori anonimi perché mancherei a qualunque dovere dell'onore e della delicatezza. Interrogato se non temevo le conseguenze del mio rifiuto, risposi che non potevo né dovevo temere: 1º perché non ho mai stampato cosa che non fosse approvata dalla R. Censura; 2º perché le leggi e le consuetudini toscane non ammettono altra responsabilità per le cose stampate che quella dello stampatore tipografo, il quale non deve curarsi che di ricevere i manoscritti leggibili ed approvati; 3º perché il fascicolo di dicembre che pare piú particolarmente preso di mira, non solo era stato richiamato particolarmente alla Segreteria di Stato da S. E. Corsini, il quale lo trattenne per piú giorni, e m'obbligò a tante castrazioni, mutilazioni e numerosi carticini, che dovetti spendere circa L. 300 per metterlo in stato di comparire alla luce.
Domandatomi piú volte replicatamente se persistevo nel volere assumere qualunque responsabilità per il contenuto del fascicolo di dicembre, risposi che sí.
_Com._ Quando alla Censura fosse sfuggita e quindi fosse stata approvata un'ingiuria, non perde per questo il Governo la facoltà di averne soddisfazione dal giornalista o dallo scrittore.
_Io._ Protesto contro tale ingiusta e falsissima opinione; ma ad ogni modo nel caso mio, quando vi fosse colpa, i colpevoli sarebbero tre: _io, Padre Mauro, e S. E. Corsini_, ed io sicuramente sarei il meno colpevole, perché quando si stampava il fascicolo di dicembre ero trattenuto in Livorno accanto al letto di mio padre moribondo, e non potei rivedere le bozze di stampa con quella attenzione con cui le soglio rivedere; ma il _P. Mauro_, ma _S. E. Corsini_ che esercitando la Censura rivedono necessariamente con la prevenzione di trovar cose reprensibili, non seppero veder nulla che non potesse essere approvato.
(_Tutte queste interrogazioni del Commissario, e le mie risposte, erano da lui trascritte sopra un quaderno di carta, ed il numero delle pagine scritte fu, se non m'inganno, di 9 o 10. Io non potei non avvedermi che le interrogazioni a me dirette erano state trasmesse a lui in un foglio che egli aveva sotto gli occhi_).
_Com._ Dunque lei persiste ecc. ecc. Badi bene che il Governo dovrà far pesare sopra di lei il suo braccio volendo soddisfazione, ecc. ecc. (_ad ogni mezza pagina il Commissario reiterava le sue premure e mezze minaccie per impegnarmi a palesare i nomi in questione_).
_Io._ Ripeto che avendo assunto sopra di me qualunque responsabilità, sono pronto a subirne tutte le conseguenze.
_Com._ Sappia dunque che lei si è reso colpevole d'ingiurie nefande riguardo a S. M. l'Imperatore delle Russie per l'allusioni fatte alle cose di Polonia in un articolo firmato L. sopra il poema del cav. Curti.
_Io._ Protesto altamente contro simile falsa, sinistra ed ingiusta interpretazione; dichiaro che non fu mia intenzione né di quello che scrisse l'articolo, di mancare di rispetto a S. M. l'_Imperatore delle Russie_; bensí è stata colta l'occasione naturalissima che mi si presentava di manifestare un sentimento generoso di compassione per la nazione Polacca.
_Com._ Lei è colpevole d'ingiurie verso _S. M. l'Imperator d'Austria_, per avere in un articolo firmato K. X. Y. sopra la traduzione di Pausania fatta dal cav. Ciampi stabilito un confronto fra la Grecia e l'Italia, fra l'Acaia e il Regno Lombardo Veneto; e dato ad intendere che gli Austriaci trattano l'Italia come i Romani trattavano la Grecia.
_Io._ Protesto contro questa sinistra e falsa interpretazione.