L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux
Part 14
Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha l'_Antologia_, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi: e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'_Antologia_ una lettera[862] di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar, poco innanzi morisse: ha notizie[863] diffuse de' viaggi e delle scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode ricordato[864] il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un documento[865] comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866] il Mamiani un giovinetto livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con grande compiacimento annunciava[867] avere un veliero italiano per la prima volta compiuto in novantatrè giorni il tragitto dal Perú all'Italia. Discorre[868] il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„ co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869] “Cuba or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla a satellite„.
Di cose geografiche frequente discorre nell'_Antologia_ il console del re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e all'Italia: il quale nel parlare[871] di Tripoli e della Barberia, dice cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872] anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A proposito delle quali reggenze l'_Antologia_ fa menzione[873] della proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi un certo numero di giovani negri.
Ma se con grande larghezza il Vieusseux fece luogo nel suo giornale, fino da' primi tempi, a studî su le diverse regioni del mondo e a notizie sollecite di scoperte e di viaggi; piú di proposito intese allo studio della geografia dell'Italia, con rammarico grande notando[874] che i pochi cultori in essa delle scienze geografiche, alle altre regioni piú che alla propria ponessero mente: nel che conveniva il Pagnozzi dolendosi[875] che poco agl'Italiani fosse nota l'Italia. Loda[876] l'_Antologia_, gli scritti su la Sardegna del Mannu, e quelli del La Marmora; e dice che la Sardegna è uno de' paesi d'Europa men conosciuti: e il Vieusseux stesso la chiama[877] “paese mal noto al resto d'Italia, e che merita d'essere un po' meglio osservato„. Ma altrove il Ciampi si rallegra[878] che anche da scrittori stranieri incominci a studiarsi: e il Cibrario afferma[879] che in essa il popolo è feroce “perché incolto, ma che non è punto corrotto„.
Parla l'_Antologia_ della Corsica (oggi piú straniera all'Italia che settanta anni fa, quando nel suo seno boscoso consolava l'esilio del Benci, del Tommaséo, del Guerrazzi e d'altri molti); e parlando della Corsica, il Montani si duole[880] che poco sia conosciuta, e spera che facendo sua la lingua francese “non vorrà mai rinunciare..... alla bella lingua d'Italia„. Il quale Montani nel dare notizia della Società di geografia fondata in Parigi, già nel '22 proponeva[881] che si formasse in Italia “una società di geografia nazionale„, la quale attendesse alla compilazione di una dotta opera geografica su la Toscana: e nell'ottobre del '23 il Vieusseux presentava[882] al Puccini il progetto di una Società di geografia e storia naturale, che incominciando dalla Toscana facesse oggetto de' suoi studî l'Italia. Del quale progetto il Bernardini chiamato a dare il parere, disapprovando il secondo articolo diceva[883] parergli “un'incongruenza„ che una società di Toscani cercasse “un ricovero nelle stanze di un estero..... che vive tra noi collo spaccio di altrui prodotti letterarî„. Ottenne tuttavia il Vieusseux la chiesta licenza; e nel 1826, creata per opera sua la _Società toscana di geografia statistica e storia naturale patria_, egli stesso ne dava notizia[884], affermando che la società aveva per iscopo “riunire tutti gli elementi d'una buona descrizione geografica statistica e fisica della Toscana„. Egli stesso del pari loda[885] la carta geometrica della Toscana, opera del Padre Inghirami, e quella del bellunese Girolamo Segato, plaudito altrove[886] da Gräberg di Hemso per quella dell'Africa settentrionale: e loda insieme l'_Atlante geografico fisico storico_ della Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini, tempo innanzi annunciato[887] da Emmanuele Repetti; al _Dizionario geografico_ del quale, nel medesimo scritto il Vieusseux rende onore. Né forse sarebbero, senza gli aiuti e gli incitamenti di lui, alcune di queste opere, in quel tempo e ancor oggi meritamente famose.
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Come gli studî geografici, altresí quelli storici ebbero nell'_Antologia_ un grande sviluppo per opera del Vieusseux: il quale, sollecito di ogni novità buona e feconda, primo rammentava[888] la necessità di far conoscere all'Italia la nuova direzione data in Francia e in Germania allo studio della storia. E al desiderio del Vieusseux sodisfaceva il Capei, primo additando[889] all'Italia gli studî di Niebuhr e quelli[890] del Savigny. E il Forti rende onore[891] al Guizot; e Giuliano Ricci al Michelet[892]; altri al Thierry[893]. Ha l'_Antologia_ scritti frequenti di Luigi Cibrario[894], allora in verità ben lontano dal pensare che re Carlo Alberto lo invierebbe con Domenico Promis a viaggiare mezza Europa in cerca di rarità numismatiche. Allora il Montani gli consigliava[895] lasciare i versi, e volgersi a cose piú utili: e il Cibrario divenne illustratore della storia del Piemonte, cioè italiana, e fu lodato[896] dal Forti.
Ma a dimostrare l'importanza che l'_Antologia_ ebbe negli studî storici, è da rammentare ciò che in essa fu fatto per ridestarne l'amore, e ciò che in loro vantaggio. Si doleva[897] il Forti che fosse in Italia venuto meno quell'ardore nell'investigare e far pubblici gli antichi documenti e le storie inedite, che fu decoro del secolo XVIII: ed egli tra' primi invogliava[898] allo studio delle storie municipali, e come utili all'istruzione de' cittadini, e come documenti preziosi o per convalidare o per novamente discutere i principî delle scienze economiche. Nella quale sentenza conveniva il Montani, il quale non solo desiderava[899] che delle croniche antiche si dessero nuove e piú curate edizioni; ma nel lodare le memorie e i documenti per servire alla storia del ducato di Lucca, opera di varî letterati lucchesi, affermava[900] essere impossibile avere una storia esatta d'Italia se prima non fossero pubblicati i monumenti storici delle particolari provincie. Del che l'_Antologia_ loda piú volte Emmanuele Cicogna: e il Tommaséo augura[901] a ogni città d'Italia raccoglitori o illustratori delle patrie memorie simili a lui.
E per toccare, tra le molte qua e là sparse, di alcune delle idee piú nuove che furono poi fecondissime, rammenterò che molt'anni innanzi che il Tommaséo nell'esilio sconsolato di Francia, per incarico del ministro Thiers ne pubblicasse la raccolta, molt'anni innanzi il Forti ragionava[902] di alcune relazioni d'ambasciatori veneti e toscani e romani; e molto si doleva che per ragioni di Stato, o per consuetudine antica, fosse agli studiosi interdetta tale miniera di documenti ricchissima. Ma a questo riguardo il Vieusseux non taceva, probo com'era, le debite lodi del Piemonte, scrivendo[903] in una noticina a un articolo del Cibrario, che in quella regione i pubblici archivi erano “liberissimamente aperti agli eruditi e agli studiosi di ogni specie„.
Come parte di storia e da' lavori storici, al dire del Tommaséo[904], fatta omai inseparabile, trattazione ampia ebbero nell'_Antologia_ anche gli studî della statistica, della quale il Pepe saluta[905] “inventore„ Giuseppe Maria Galanti. Piú volte, ed a lungo, è tenuto discorso dell'opere dello Smith, del Say, del Malthus, del Sismondi, del Bentham e del Gioia. E a diffondere in Italia l'amore di questa scienza considerata come un nuovo atteggiamento degli studî economici e storici, il Forti dà lode[906] a' compilatori degli _Annali di statistica_ di Milano: e il Montani proponeva[907] per far conoscere i varî bisogni d'Italia e destare l'emulazione, le statistiche delle varie città rinnovate di tempo in tempo.
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La materia però dove piú parte aveva l'indirizzo del Vieusseux, e dove piú chiaro si vede lo scopo del giornale, era l'educazione. E nel dimostrare come il Vieusseux a divulgarla e farne sentire il bisogno mirò con ferma costanza, senza debolezza mai né incertezza; nel dimostrare come l'_Antologia_ molte utili proposte facesse ancora non poste in atto e meditabili tuttavia; e mirando fuori d'Italia, agl'Italiani sollecita offrisse molti esempi di piú parti d'Europa imitabili; mi verrà fatto di dimostrare quanta importanza avesse per questa parte il giornale, e quanto alle intenzioni buone del suo direttore debba la Toscana e l'Italia.
Faceva il Capponi lodi[908] oneste dell'istituto famoso di Hofwil, diretto dal Fellemberg: dava notizia[909] l'Uzielli delle scuole di New-Lanark in Iscozia, dirette dall'Owen: e Antonio Benci dell'istituto del Pestalozzi[910] nel castello d'Iverdun. Nell'_Antologia_ il Renzi ribatteva[911] le opinioni del Bonald, contrarie alle scuole di mutuo insegnamento; e Vincenzo Antinori faceva sapere[912] a' nemici di novità il metodo di reciproco insegnamento trovarsi descritto nelle lettere del viaggiatore Pietro della Valle come praticato, fin dal 1623, nelle Indie. Ma il Vieusseux giustamente avvertiva[913] che anzi che disputare a far prevalere questo o quel metodo, era opportuno far sentire la necessità dell'istruzione per le classi piú povere, e i pericoli che seco porta l'ignoranza. Al quale proposito, il Montani diceva[914] al marchese Gargallo, che nel proemio agli _Offici_ di Cicerone si mostrava pauroso delle conseguenze dell'istruzione da darsi al popolo: “lasci, di grazia — diceva — che diffidino le teste vuote, lasci che paventino coloro, che non trovano il loro conto se non nell'altrui ignoranza„.
Per divulgare l'istruzione e riparare alla scarsezza de' libri di lettura, piú che quaranta anni innanzi che il Tabarrini, presidente della _Società italiana per l'educazione del popolo_, proponesse[915] allestire una biblioteca con libri e giornali “volti a promuovere la coltura intellettuale e morale del popolo„; piú che quaranta anni innanzi, proponeva[916] il Vieusseux una raccolta d'opere straniere tradotte, che fu poi la _Biblioteca d'educazione_: e in altro luogo rammentava[917] come in Iscozia tutti quasi sapessero leggere, e ogni famiglia avesse la sua piccola libreria. Volgeva il Del Rosso il pensiero all'educazione de' fanciulli de' poveri; e proponeva[918], a renderla utile, l'istruzione della mente alternata via via con l'esercizio del corpo in un'arte meccanica: proponeva che una società di privati, come in Inghilterra ed in Francia, a prevenire con l'educazione la miseria, si formasse in Italia; e che si facesse a' bisognosi elemosina non di denaro ma di lavoro. E al professore Del Rosso scriveva[919] delle fanciulle povere il Mayer, il quale in altro luogo rammenta[920] quanto in pro' dell'educazione si facesse in Germania. Rammenta l'_Antologia_[921] essere nel 1828 venticinque in Toscana le scuole di mutuo insegnamento, e mille in esse i fanciulli istruiti e centocinquanta le ragazze; augurando che crescano in numero. E sollecita essa confortava[922] di lode l'opera di Giulio del Taja, che primo in Italia, nella scuola a sue spese fondata in Siena, co 'l metodo del reciproco insegnamento istruiva le fanciulle povere: lodava[923] la pia casa instituita in Mantova a pro' degl'isdraeliti indigenti, e la scuola di geometria e meccanica[924] pe' manifattori, fondata dal marchese Luigi Tempi, possessore intelligente di codici dal Montani illustrati.[925]
Né tacque l'_Antologia_, né poteva, dell'Istituto della SS. Annunziata[926]: ma nel farne le debite lodi, saggiamente l'Antinori avvertiva che gli istituti e i collegi “non si debbono riguardare se non come supplemento alla educazione domestica...; che non possono i figli aver migliori maestri dei genitori...; che l'esempio delle virtú domestiche è il miglior precetto per i figli„. Al quale proposito, curiosissima e arguta è l'osservazione del Centofanti: il quale, vedendo come troppo piú spesso si insegna ostentare che praticare la virtú, notava[927] che “noi formiamo due uomini nei nostri fanciulli: un uomo assai morale nelle parole, un altro non molto sano, e forse corrottissimo, nelle abitudini. Questi due uomini sono perpetuamente in discordia tra loro, e fanno a gara a rendere almeno ridicolo il terzo uomo, ch'è il vero, e che risulta dalla composizione di queste due parti„. Divulgava[928] il Tommaséo i principî di quella educazione che incomincia con la vita; e additava[929] la necessità degli esercizi ginnastici, lamentando che non ancora in Italia si ponesse mente a questi esercizi, utilissimi a' ragazzi non solo, ma a tutti, i letterati compresi; a' quali un po' di ginnastica risparmierebbe molti paradossi, molte baruffe _in istampa_, e molti versi cattivi.
Per ciò che riguarda piú propriamente l'istruzione, si può dire che dalle scuole prime alle Università non è problema che non sia stato ampiamente svolto dall'_Antologia_; la quale assai cose desiderò, tuttora degne di nota, notabilissime in que' tempi in cui i gerundi si alternavano con gli scappellotti, i participî con le nerbate. Parlava[930] il Mayer delle Università, “monumenti gloriosi dell'umana ragione„, desideroso che in esse la morale filosofia si studiasse maggiormente: e il Lambruschini esponeva[931] un metodo nuovo per insegnare leggere a' fanciulli. Rammentava[932] Urbano Lampredi — discorrendo del barbaro modo d'insegnare — com'egli entrasse nella città delle lettere per quella _Janua linguae latinae_, quasi simile a quella per cui l'Alighieri entrò nella città dolente; con quelle _parole_ di _colore oscuro_ di _declinazioni_ e di _coniugazioni_: e tribolasse la sua memoria per ritenere vocaboli non intesi dall'intelletto, e strane desinenze. Rammentava come, passando alla grammatica del De Colonia, ossia alla città di Dite, gli comparissero nella forma gigantesca dei Flegias e dei Nembrotti i precetti della grammatica: e come combattesse con que' giganti, per tre anni armeggiando con insignificanti concordanze, e poi co' _latinucci_ o _latinacci_; e cosí camminando a tentone per una profonda oscurità d'idee.
Ma l'_Antologia_ qua e là proponeva, per ovviare a tali difetti, modi d'insegnamento piú adatti all'intelligenza de' fanciulli, piú spediti, piú gai: senza che tutti però gli scrittori assentissero a quell'idea della signora Genlis, sostenuta[933] dal Tommaséo, la quale desiderava per insegnare la storia rappresentati su le pareti di varie stanze i fatti piú degni di nota. Gioverebbe però meditare tuttavia questo che il Forti, parlando dell'istruzione de' fanciulli, scriveva[934]: “Quello che importa soprattutto nell'istruzione della gioventú non è già di fornire il maggior numero possibile di cognizioni positive, ma bensí di formare la capacità di ragionare dirittamente, di svegliare lo spirito di discussione e di esame, di suscitare l'amore del sapere e tanta fiducia nelle doti naturali che sproni a volerne usare come meglio la natura consente„. Cose queste alle quali sarebbe desiderabile che molti per vero degl'insegnanti ponessero mente.
Gioverebbe altresí meditare alcuna delle proposte sparse qua e là nel giornale: come quella del Tommaséo, il quale desiderava[935] che un'arte fosse da' ricchi coltivata per amore d'occupazione, per amore dell'arte stessa; creando cosí un vincolo nuovo di fratellanza tra' gradi differenti della scala sociale. Né a' ricchi soltanto ed a' poveri l'_Antologia_ provvedeva, ma agl'infelici altresí. Cose sagge scriveva[936] il Del Rosso perché a' ciechi poveri si impedisse l'andare raminghi accattando: e rammentava come in Londra, in Liverpool, in Parigi, si aprissero case pe' ciechi, tenuti operosi in adatti lavori. Discuteva[937] il sacerdote Marcacci de' metodi varî per istruire i sordomuti, e ricondurli in seno alla società (dalla quale li esilia quasi la natura matrigna), insegnando loro gli eterni principî e le verità consolanti. Ne parlava piú tardi il Padre Tommaso Pendola con le dottrine apprese al Padre Assarotti, annunciando[938] fondata a spese di privati una scuola per i sordomuti in Siena: e non diceva egli, modesto, che per sua iniziativa sorgeva. Ma il Forti gli rende l'onore dovuto[939]; e insieme rende onore a Siena, che chiama “città distinta tra le altre della Toscana per singolare amore de' cittadini al bene e all'onore della patria, e quella fra tutte che serbi piú viva la ricordanza dell'antica gloria„.
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Gioverebbe qui rammentare taluno di quegli scritti inediti antichi che prima l'_Antologia_ diede in luce; taluna di quelle scoperte e di quelle opere di cui prima diede agli stranieri e all'Italia stessa notizia.
E, per tacere dello scritto di Antonio Cocchi intorno Asclepiade, del quale a suo luogo ho parlato, si potrebbe rammentare che di cose inedite ha un abbozzo di discorso[940] del Machiavelli a' signori di Badia; alcune lettere[941] di Voltaire, e una di Benedetto IV a Scipione Maffei su' teatri: ne ha una del Foscolo[942], indirizzata al Capponi nel '26, ove dice, tra l'altre cose, che su la lingua italiana vorrebbe fare un'opera diretta all'Accademia della Crusca, co 'l motto: _battimi e ascolta_: ed ha alcune pagine[943] del _Commentario alla rivoluzione francese_, da Lazzaro Papi date al Vieusseux avanti che l'opera uscisse alla luce.
Prima l'Antologia dava notizia[944] all'Italia di un nuovo cannocchiale iconantidiptico imaginato dal fisico Amici: primo il Libri annunciava[945] nell'_Antologia_ le scoperte su' raggi calorifici dello spettro solare, del professore Macedonio Melloni, esule a Dole. Annunciava[946] il Montani il saggio dell'esule Bozzelli su i rapporti tra la filosofia e la morale, come il piú ragguardevole intorno alla scienza morale: e di un altro esule napoletano, voglio dire di Pasquale Borelli, egli stesso il Montani discorre[947] per primo, e piú ampiamente, qualche anno dopo[948], Terenzio Mamiani. Primo il Capei faceva all'Italia conoscere[949] nell'_Antologia_ l'opera grande del Savigny e quella del Niebuhr[950]: e il Tommaséo afferma[951] che il Gioberti confessava avere all'_Antologia_ attinta dell'opere del Rosmini la prima notizia; e che Dionigi Solomos di lí coglieva il destro ad ampliare il suo concetto dell'arte.
Queste, e altre cose ancora, si potrebbero: ma è meglio di proposito rammentare taluna di quelle istituzioni utilmente proposte, nuove o esemplarmente innovate. Desiderava anzi tutto l'_Antologia_, modellati su quelli degli altri popoli d'Europa, codici criminali e civili, i quali consacrassero la pubblicità de' dibattimenti, la instituzione de' giurati e l'abolizione della confisca e della pena di morte. Al quale proposito il dottore Giuseppe Giusti, dopo annunciato[952] che Stefano Dumont preparava su' manoscritti del Bentham un'opera sull'organizzazione de' tribunali e delle prove giudiziarie, faceva conoscere[953] di quell'opera il capitolo su la pubblicità de' giudizi: argomento anni dopo trattato[954] dal Romagnosi per rispetto alla monarchia. E su la pubblicità de' giudizi criminali, cose notevoli scrissero[955] l'avvocato Tommaso Tonelli e Celso Marzucchi[956]; e piú ampiamente Giuseppe Bianchetti[957]: il quale rammenta come Caterina II confessasse troppo i processi segreti sapere di prepotenza tiranna. Intorno a' giurati, Salvatore Viale scrisse[958] due lettere al Lambruschini: e Vincenzo Salvagnoli patrocinò[959] la libera difesa per gli accusati. A lungo, e piú volte, tratta l'_Antologia_ dell'abolire la pena di morte[960]: e quando l'avvocato Tonelli con nuovi argomenti cercò mostrare[961] giusta in certi casi sí fatta pena, in questo solo modificata, nel rendere “private le esecuzioni„; il Lambruschini rispose[962] con uno scritto, che è tra le cose piú belle dell'_Antologia_. Rispose sinceramente accorato che tale opinione avesse potuto apparire giusta, e che l'esporla non fosse apparso intempestivo “ad un uomo d'ingegno e di cuore„.
Sosteneva l'_Antologia_, in luogo della pena di morte, quella della carcere: ma non a caso il Vieusseux riportava[963] dalla _Gazzetta Piemontese_ la notizia del miglioramento delle carceri negli Stati del re di Sardegna; non a caso faceva tradurre dal Cioni un racconto[964] del Say, ove era affermato che l'ordinamento delle prigioni dovrebbe “condurre insensibilmente i carcerati a dimenticare le loro antiche abitudini e a conoscere ed amare i proprî doveri„. Fino da' primordi del giornale, il conte Girolamo Bardi, in una memoria[965] su 'l modo di trattare i carcerati, poneva per iscopo della legislazione il miglioramento dell'uomo reo: e in questa sentenza pienamente conveniva[966] il Del Rosso, il quale poneva l'ignoranza “prima cagione della massima parte dei misfatti„. Richiestone dal Vieusseux, a lungo su la legislazione criminale espose i suoi pensamenti l'avvocato Massa di Mentone, autore di un codice criminale di procedura compilato per commissione del governo di Lucca: il quale avvocato saggiamente, tra l'altre cose, notava[967] come invece di correggere l'uomo colpevole con pene dedotte dalla natura stessa della colpa, si adoprassero castighi atti solo a renderlo peggiore, rinchiudendolo in ergastoli e galere; saggiamente augurava le pene, piú che corporali, morali. Al quale proposito è da rammentare l'affermazione[968] del Valeri, meditabile tuttavia: “Noi non ci stancheremo giammai dal dire e ridire che i delinquenti sono malati morali, e che quindi i luoghi di pena debbono essere ospedali morali, e morali medicine le pene, all'amministrazione delle quali medici debbono essere adoperati morali. Se ospedali si hanno per medicarsi il corpo, per curarsi la mente, perché non si dovranno anche avere ospedali per risanarvi il cuore?„. I quali scritti ben possono dimostrare come le cose piú rilevanti, che oggi passano per nuove, venissero dall'_Antologia_ proposte o accennate, e certamente oltre a quanto è stato sin qui posto in atto.