L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux
Part 13
Assentiva il Monti, che nell'_Antologia_ vedesser la luce due lettere sue[752] intorno alla questione, dal Valeriani ben detta _magra_, sorta fra varî su l'intelligenza del verso: _poscia piú che il dolor poté il digiuno_: e di cose dantesche scrisse nell'_Antologia_ Carlo Witte, il quale nel dare saggi delle ricerche sue nuove, francamente notava[753] l'insufficienza di ciò che intorno alla _Commedia_ e alle altre opere del Poeta si era dagli studiosi fino a quel tempo stampato. Vi scrisse il Cioni piú volte una _rivista dantesca_[754], promessa dal Giordani che però non la fece per quella sua, rimproveratagli dall'_Antologia_, “abituale indolenza„: vi diede[755] il Tommaséo saggi di quel suo, quasi per ogni parte, meraviglioso commento; e diceva cosa che ad alcuno può forse oggi sapere di agro: diceva che “chi cerca in esso [_Dante_] non altro che il poeta, non saprà mai degnamente gustarlo„.
Ma piú che gli studî danteschi stampati o annunciati nell'_Antologia_, è da ricordare la significazione civile e morale che il Poeta ebbe per gli scrittori di quel giornale; piú importa vedere i germi di studî nuovi qua e là disseminati nel rendergli onore. Desiderava[756] l'_Antologia_, che i commentatori di Dante accennassero a tutti que' vocaboli o modi di dire, che nelle tre cantiche si rincontrano, e possono giustificarsi o illustrarsi con esempi di prose contemporanee: desiderava[757] che anco delle opere minori di Dante si desse una degna edizione; rammentando come “ciascuna opera del nostro poeta serva a dichiarare le altre„. Altrove piú volte incoraggia gli studiosi a porre mente alle diverse lezioni, e plaudisce anche a una ricerca modesta. “Rida — scriveva[758] il Montani — rida di questi studî assidui e minuti chi può ridere della _Divina Commedia_„. E quando il _Nuovo giornale dei letterati_ ebbe a dire[759], che nel rendere a Dante sí grandi onori si scorgeva “un certo spirito di parte, un qualche cosa di settario„; e che a Dante si prestava con cieca superstizione un culto sí religioso che si giungerebbe “ad adorarne ancora gli escrementi„; non solo il Capponi privatamente scrisse[760] al direttore di quel giornale, dichiarando cessata la sua associazione; ma nell'_Antologia_ con una lettera al Salfi rispose Urbano Lampredi; rispose belle e disdegnose parole. “Lo studio delle opere di Dante — egli scriveva[761] — è sí necessario, che se i giovani ingegni d'Italia non sono educati alla sua scuola, e non sono nutriti delle sue dottrine, de' suoi pensieri, e del suo modo d'esprimerli, avremo sempre degl'insulsi parolai„.
Cosí appunto l'_Antologia_ serbava acceso, ravvivandolo, l'amore pe' nostri grandi, e Dante additava rigeneratore dell'arte e della patria italiana. Ammiratrice di Goethe e di Byron e d'ogni gloria straniera, voleva conservando innovare e innovando conservare; voleva tutta nazionale mantenere la nostra letteratura, serbando incorrotto quel gusto, quel modo di sentire che da natura ci venne: ma al tempo stesso voleva che questo modo di sentire fosse, come ne' grandi poeti, nazionale ed universale, facendosi interprete di idee universali, ed elevandosi, quasi ala arrendevole, ai piú alti argomenti.
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È dunque naturale che l'_Antologia_ mirando nelle cose letterarie piuttosto a insegnare ciò che dovesse farsi, che a lungamente discutere su le cose fatte di fresco[762], poco luogo cedesse a' versi, poco agli scritti di frivola piacevolezza. Diceva[763] bensí il suo direttore, che volentieri cercherebbe con racconti, dialoghi e poesie, sollevare da una troppo grave lettura l'animo de' leggenti: ma al tempo stesso affermava che le scienze morali ed economiche sarebbero di preferenza e piú spesso trattate. Nel che bene si accordava con gli scrittori del _Conciliatore_, i quali pensavano[764] che piú che dilettare era necessario in Italia incoraggiare e guidare le menti alle severe meditazioni.
Di scritti ameni infatti può l'_Antologia_ numerare solo una descrizione[765], fatta dal Benci, della Svizzera, e un'altra[766] delle cose notabili con gusto d'arte osservate nel Casentino e nella valle Tiberina: una prosa[767] del Mayer sur una passeggiata nel Wutemberg, e due[768] del Tommaséo su una gita a Pisa e nel Pistoiese. Meno rari, ma non di troppo, i versi: tra' quali, certi sonetti[769] del Borrini, in vero non assai belli, su l'Alfieri, su Ettore e su l'Ascensione di Cristo: la cantica[770] del Niccolini, _la Pietà_, ch'egli diceva scritta nell'età sua “piú fiorita„, e la traduzione[771] dell'epistola ovidiana di Saffo a Faone. Saggi abbondanti della sua _Iliade italiana_ diede[772] Lorenzo Mancini; e il Borghi degli idilli[773] di Teocrito e delle odi[774] di Pindaro; di non poche delle quali via via il Lucchesini faceva gustare a' lettori la sua versione[775]. Ha l'_Antologia_ un sermone[776] e un'ode[777] di Giovanni Paradisi; un'ode[778] del Monti, e un carme[779] del Lamartine: nel recare i versi del quale, il Vieusseux notava come quello, abbandonandosi al sentimento proprio, non potesse non meritare la gratitudine nostra. E al Vieusseux il poeta francese mostravasi[780] grato di quella nota “letterariamente lusinghiera„, e lieto che essa servisse a dissipare le ingiuste prevenzioni destate da “poche frasi interpretate non rettamente„.
Altri versi non ha l'_Antologia_: e per le stesse ragioni dette riguardo a' versi e alle prose amene, non ha del pari tanta di cose d'arte dovizia quanta per vero da giornale fiorentino si aspetterebbe. Pochi e di poco valore gli scritti intorno alla musica: a proposito della quale è da rammentare che il Pepe, rimpiangendo[781] le melodie di Paisello e di Cimarosa, spera che passerà il delirio per la “fragorosa e monotona sonazione„ del Rossini; del Rossini, da lui in altro luogo paragonato[782] al Borromini e al Marini. Né accoglienze piú liete fece[783] al maestro pesarese Michele Leoni, al quale però rispose[784] il Franceschini; rispose[785] il Benci, riportando le lodi date al Rossini dallo Stendhal.
Scritti migliori e piú frequenti ha l'_Antologia_, che toccano di pittura. Su 'l codice del Cennini indirizzava[786] a Gino Capponi una lettera Leopoldo Cicognara, il quale a lungo discorre[787] del distaccare le pitture a fresco, e a lungo dell'opera[788] su le arti belle di Quatremére de Quinci: lavoro ch'egli diceva[789] “difficilissimo e faticosissimo„, meravigliandosi d'aver avuto la costanza di compierlo. E con l'amico Cicognara discorre[790] della pittura in porcellana Pietro Giordani, in una lettera che fu messa[791] in ridicolo dalla _Biblioteca italiana_, imaginando che Raffaello da Urbino con altra lettera rispondesse da' Campi Elisi. Il professore Pietro Petrini, cui durò breve la vita, diede saggi frequenti e notevoli de' suoi studî su le pitture antiche e delle età prime dell'arte risorta in Italia, indagando le cause per cui si sapesse allora tanto bene procacciare stabilità e consistenza a' fragili materiali che si adoprano per dipingere: e al professore Petrini scriveva[792] il marchese Ridolfi intorno all'esame chimico di alcuni dipinti.
Come scienza che da vicino riguarda la pittura, non è da tacere che nell'_Antologia_ Leopoldo Nobili espose[793] i suoi tentativi, dall'Istituto di Francia lodati, per colorire con metodo nuovo i metalli, da lui chiamato _metallocromia_: e di certe pratiche nuove per dipingere ad olio, loda[794] Melchior Missirini Marianna Pascoli Angeli. Prima l'_Antologia_ agli studiosi additava[795] un dipinto di Giulio Romano; primo il Montani parlava[796] di una tavola di Leonardo, agli studiosi nota solo di nome. E l'_Antologia_ fa[797] le lodi di Pietro Benvenuti; e di Luigi Sabatelli[798]; e del figliolo di lui Francesco, morto di 26 anni: nel lodare i pregi del quale, e piú le speranze che dava dell'arte sua, Gino Capponi rammenta[799] l'animo buono di lui, dicendo com'egli povero si privasse fin degli arnesi alla pittura piú necessarî per sovvenire alla miseria altrui sofferente.
Per ciò che riguarda la scultura, sono da rammentare soltanto le pagine[800] del Niccolini su Michelangelo, e due scritti del Giordani: l'uno[801] su la _Psiche_ del Tenerani, l'altro[802] su la _Carità_ del Bartolini: diretto quest'ultimo scritto all'amico Cicognara, il quale per la fusione in bronzo del gruppo della Pietà canoviano rende[803] onore a Bartolomeo Ferrari.
Di cose di architettura ha l'_Antologia_ uno scritto[804] dell'ingegnere Rodolfo Castinelli intorno al restaurato palazzo Spini; a proposito del quale, discorre di uno stile architettonico, da lui notato in Firenze, che egli chiama _repubblicano_. E nel parlare di varî generi d'architettura, non so chi nell'_Antologia_ si sdegna[805] della “prosaica monotonia„, e della “gretta ed inelegante mondezza„ delle costruzioni moderne; sperando per opera di artisti valenti abbelliti i passeggi, le contrade, le piazze, le case. I quali scritti, da me fin qui ricordati, possono ben dimostrare, che se le cose spettanti l'arte non ebbero mai nell'_Antologia_ il primo posto, non furono però trascurate del tutto, né svogliatamente trattate. Lo stesso Vieusseux, prima che iniziasse il giornale, poneva[806] a disposizione degli artisti il secondo piano della sua casa perché vi esponessero le loro opere d'arte: e delle esposizioni annuali tenute in Firenze e in altre parti d'Italia, piú volte nell'_Antologia_ è data[807] notizia; e cosí pure delle varie accademie nostre e straniere di belle arti. Nel parlare delle quali, saggiamente il Cicognara avvertiva[808] che esse, piuttosto che utili, dannose sono allo scopo per cui si creano, e che senza il loro concorso fiorirono gli artisti piú grandi. E discorrendo di certi artisti venuti fuori dalle accademie di second'ordine, “quante mediocrità — esclamava[809] un anonimo — destinate a patire nel mondo, ad avvilirsi per vivere; quanti ingegni rapiti ai mestieri utili!„.
Ma queste osservazioni non impedirono tuttavia che nel giornale fiorentino si lodasse[810] l'accademia di belle arti nel 1827 fondata in Ravenna dal conte Alessandro Cappi e da monsignore Lavinio de' Medici; non impedirono che nell'_Antologia_ si ammirasse la grande arte e si lodassero, come si è visto, gli artisti veri. E in essa uno scrittore con animo “veramente amareggiato„ veniva notando[811] i guasti prodotti dagli anni, e piú dalla negligenza, in certi tabernacoli di Firenze: delle quali amarezze, se quello scrittore potesse oggi vedere l'Italia, non troverebbe per vero motivi da confortarsi di troppo.
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Maggiore sviluppo ebbero nell'_Antologia_ gli argomenti di scienza, secondo i desiderî del Direttore e lo scopo al quale in ogni cosa mirava, trattati non tanto in sé e per sé espressamente (ché altri giornali in Italia erano a ciò destinati), quanto rispetto alle utili applicazioni che ne' diversi rami dell'industria se ne potevano trarre in vantaggio del popolo, e in preparazione del suo morale e materiale progresso. E per dire anzi tutto delle scienze mediche, piú volte l'_Antologia_ propugnava l'uso della vaccinazione; e in essa Cesare Lucchesini proponeva[812] non doversi ammettere nelle scuole di mutuo insegnamento i fanciulli a' quali non fosse stato innestato il vaiuolo. Degli studî dell'Edwards su' caratteri fisiologici delle razze umane, e della scoperta di Girolamo Segato, di pietrificare i preparati anatomici, l'_Antologia_ dà notizia[813]: e del magnetismo animale, e dell'opera del Puccinotti su le febbri intermittenti, discorre[814] il dottore Emmanuele Basevi, il quale proponeva[815] cosa che non so di quanti medici oggi troverebbe l'assenso: proponeva che di tanto in tanto subissero esami tendenti a rendere conto della loro cultura ne' progressi teorici della scienza, e del modo con che si comportano nel metterli in pratica. De' risultati dell'adunanze tenute dalla Società medica fiorentina, regolarmente l'_Antologia_ ragguagliava i lettori: né mancano ad essa scritti[816] del Magheri né del professore Pietro Betti.
Per ciò che piú propriamente riguarda la storia della medicina, ha, pubblicato dal Capponi, uno scritto[817] inedito di Antonio Cocchi, decoro della medicina toscana, sopra Asclepiade; del quale è detto, tra l'altre cose, alcunché di simile concepisse alla stessa attrazione newtoniana. Ed ha un elogio[818] del grande anatomico Paolo Mascagni, nome caro a' Toscani ancor esso.
Di un altro grande nella scienza anatomica, di Antonio Scarpa, ammiratore intelligente dell'arte, il nome è ricordato[819] a proposito di un elmo di ferro: ma non so quanto di vero sia in quella “fredda durezza del cuore„ rimproveratagli[820] dal Tommaséo: questo so, che Giovanni Bell nel passare da Pavia diceva[821] che mai non gli uscirebbe dall'anima quella tanta dolcezza che vi aveva instillata la conoscenza di lui. Parlando del quale, il Libri racconta[822] che nel momento dell'invasione francese non volle lo Scarpa giurare fedeltà al nuovo governo; per il che fu deposto dalla cattedra: e racconta come Napoleone, venuto qualch'anno dopo a incoronarsi in Milano, visitando l'università di Pavia e conosciutivi i professori, chiedesse dello Scarpa: gli dissero la cosa; “Eh, che importano, — rispose — il giuramento e le opinioni politiche? Scarpa onora l'Università ed il mio Stato„. Nel che il grandissimo despota mostravasi in verità assai meno illiberale di certi ministri dell'istruzione pubblica.
Nell'_Antologia_ scrisse, tra gli altri, il dottore Luca Stulli, il quale in uno de' suoi scritti ragiona[823] di un modo singolarissimo con grande fiducia usato dagli abitanti del villaggio di Lastra, nell'Erzegovina, per guarire dalla pleurite: legano a un palo il malato, coperto di un panno inzuppato d'acqua diaccia, e il palo collocano tra due fuochi, girandolo a guisa di spiedo finché il panno sia asciutto; e la cura è finita. Ma senza andare tra' Turchi, nell'_Antologia_ si assicura[824] che nel 1830, nell'ospedale di Genova amministrato da una giunta di nobili e di negozianti, a' giovani chirurghi fosse vietato l'assistere a' parti per istruirsi nell'ostetricia: e al visitatore che dimandava come potessero essi istruirsi in quel ramo di scienza importante, un giovine assistente rispondesse: “imparano il tutto sulla macchina: e quando sono invocati, operano come sanno. Del rimanente le donne fanno loro„. Sistema cotesto non so quanto scientifico, e del quale non so quante donne potessero dirsi contente.
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Per dire ora di ciò che tocca le altre parti della scienza, prometteva[825] il Vieusseux, per meglio ragguagliarne i lettori, trattazione di queste piú ampia nel suo giornale: e nell'ottobre, infatti, del '23 cominciò[826] pubblicare un _bullettino scientifico_ valentemente compilato dal Gazzeri, cui fornivano materia l'Antinori ed il Nesti, il Pagnozzi, il Raddi, il Repetti, e piú specialmente il Ridolfi, il Libri e il Tartini: bullettino dove gli studiosi trovavano sollecita e concisa notizia d'ogni cosa importante. Rammenta sempre l'_Antologia_ i lavori dell'_Accademia di scienze_ di Torino e quelli della _Gioenia_ di Catania: e nell'_Antologia_ Giuliano Frullani espose[827] una formula nuova per rappresentare le coordinate de' pianeti nel moto ellittico; formula che ebbe le lodi del celebre Poisson. Diede[828] l'_Antologia_ a suo tempo notizia dell'avere il Padre Inghirami tra' primi in Europa osservata la cometa comparsa nel gennaio del '22, che fu “la prima regolarmente e con opportuni mezzi osservata in Firenze„: e di comete parla[829] egli stesso, il Padre Inghirami, scrivendo lodi sentite di quel Luigi Pons, che, ignoto custode dell'osservatorio di Marsiglia, si rese poi celebre meritamente. Del Padre Inghirami comparve[830] anche un saggio notevole di livellazione geometrica della Toscana; e del Volta una lettera[831] su la tanto discussa invenzione de' paragrandini. Nell'_Antologia_ si ragiona[832] delle ipotesi del conte Paoli di Pesaro su 'l moto molecolare de' solidi: Silvestro Gherardi vi parla[833] di alcune esperienze su le nuove correnti e le scintille magneto-elettriche; e delle sue esperienze[834] su l'elettricità de' raggi solari, Carlo Matteucci; come delle loro ricerche[835] sopra le forze elettro-magnetiche, il Nobili e l'Antinori, difesi[836] entrambi dal Gazzeri contro un giornale inglese, che negava loro la priorità di certe scoperte, tempo innanzi spontaneamente riconosciuta. Al quale Gazzeri, Luigi Napoleone Bonaparte indirizza due lettere[837] intorno alla direzione degli aereostati: e Carlo Luciano parla[838] di una nuova specie di uccello di Cuba, da lui chiamato _Ramphocelus Passerinii_, in onore al benemerito zoologo italiano; parla[839] delle variazioni a cui, come certi deputati, vanno soggette certe farfalle. Né all'_Antologia_ manca il nome di Paolo Savi, di cui si annunciava[840] aver egli scoperto un nuovo genere di salamandra e di talpa; né quello del Raddi, il quale discorre[841] di nuove specie di piante trovate da lui nel Brasile: e in essa il Repetti loda[842] il tipografo Marsigli dell'avere iniziato la pubblicazione degli _Annali di Storia Naturale_ per maggiormente diffondere questa scienza.
Ma perché meglio si veda quanto in vantaggio della scienza, e insieme della concordia italiana, il Vieusseux si adoprasse, è qui da rammentare che essendo cessati il _Giornale di chimica, fisica e storia naturale_ di Pavia, e la _Corrispondenza astronomica_ del barone di Zach, progettava[843] egli nel 1828 una raccolta periodica trimestrale “eminentemente italiana„, e consacrata tutta alle scienze esatte e naturali: la quale, mutando aspetto all'_Antologia_, che si rivolgerebbe intera alla letteratura e alle scienze morali, filosofiche, storiche ed economiche, creasse in Firenze un centro scientifico, e fosse la vera espressione di ciò che in Italia si veniva facendo o si sperava di fare. Che se il progetto del Vieusseux non ebbe poi compimento, non fu certo colpa di sua negligenza. Con vero dolore annunciava[844] egli che “due soli associati fuor di Toscana.... e sei soli soscrittori„ avesse trovato alla nuova impresa: con dolore affermava dovere ricorrere a' giornali stranieri per annunciare i progressi da' dotti italiani fatti fare alle scienze.
Ma non negava egli stesso, piú tardi, le sue lodi[845] agli _Annali delle Scienze_ del regno Lombardo-Veneto; né si doleva che al suo progetto da' compilatori di quel giornale neppur si accennasse: avido egli non già di lode, ma solo di fare il bene, e pago egualmente che il suo pensiero fosse da altri mandato in parte ad esecuzione.
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Tra' varî rami della scienza, l'_Antologia_ mirò piú di proposito agli studî d'agraria; i quali come che piú direttamente rivolti a maggior numero di persone, e di utile piú immediato, ebbero in essa trattazione piú ampia. Fin dai primordi del giornale chiedeva[846] il Vieusseux agli agricoltori toscani comunicassero i risultati delle loro esperienze; chiedeva all'accademia de' Georgofili e otteneva facoltà di rendere, con ragguagli compilati dal Gazzeri, mensilmente conto de' suoi lavori. Nell'_Antologia_ il dottor Pietro Balbiani espose[847] le sue ricerche per allontanare con mezzi nuovi da' grandi oliveti gl'insetti dannosi: e primo il Montani con vero compiacimento annunciava[848] essersi fatto in Milano un progetto di società di assicurazione contro tutti i danni a cui possono accidentalmente andare soggette le campagne. Cosimo Ridolfi parlava[849] dell'utilità di introdurre nelle campagne il seminatore del Fellemberg; e Ferdinando Tartini Salvatici con diligenza descriveva[850] i varî strumenti da' contadini usati in Iscozia. Cose notevoli dice[851] Gino Capponi là dove, parlando dello stato economico della Toscana, dimostra le condizioni de' contadini in essa meno che altrove infelici per l'uso della mezzeria: e il Del Rosso proponeva[852] che, a imitazione dell'Olanda, volgesse l'Italia all'agricoltura i suoi poveri; all'agricoltura, dal generale Colletta chiamata[853] “unica vena di ricchezza in Italia„.
Né solo allo sviluppo e al perfezionamento di questa mirava l'_Antologia_, ma altresí e piú ancora, al miglioramento morale de' proprietarî e de' coltivatori: del quale proposito il Forti loda[854] l'accademia agraria di Pesaro, fondata nel 1828 e diretta dal cardinale Bertazzoli. E a divulgare insieme con l'istruzione delle pratiche agrarie l'educazione negli abitanti della campagna, pensava il Vieusseux un giornale che de' contadini si intitolasse. Chiese[855] egli infatti nel '25 al granduca licenza di stamparlo, e insieme per tre anni un sussidio modesto: e il Bernardini, chiamato a darne il parere, giudicava[856] “utilissimo l'assunto del signor Vieusseux, e degno di essere incoraggiato„. Ma non è da tacere che forse la prima idea venne al Benci, il quale scrivendo al Mayer proponeva[857], in mancanza di libri, un giornale compilato per uso degli artigiani e de' contadini. Spetta a ogni modo al Vieusseux il merito d'avere creato il _Giornale Agrario_, del quale il Lambruschini discorre[858] in due articoli che onorano l'_Antologia_ e chi li scrisse. E al Lambruschini Cosimo Ridolfi e Lapo de' Ricci furono in quell'impresa colleghi degni e operosi. Mensilmente nella villa or dell'uno or dell'altro si adunavano essi per rivedere i materiali di ciascun fascicolo, per intendersi, illuminarsi a vicenda: e di una di queste adunanze, tenuta in Meleto, l'_Antologia_ fa parola[859], recando versi inspirati a Giuseppe Barbieri.
Cosí l'_Antologia_ veniva via via destando quell'amore alla terra feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una civiltà non corrotta né corruttrice.
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Come negli argomenti di scienza l'_Antologia_, meglio che alle aride discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori; cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche, lamentando[860] che queste non facessero parte in Italia, come altrove, di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani si doleva[861] che cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della sua _Geografia moderna universale_, non potette in Firenze trovare un editore che ne desse un'edizione a suo conto.