L'antica madre

Part 12

Chapter 12469 wordsPublic domain

Anch’io ebbi sussulti per un riso ed ebbi desideri e mi parve di essere l’unico senza amore e senza gioia; ma poi vidi che la luce è per gli occhi del solitario e per colui che ha serbata la semplicità di core.

Più ti dorrà di aver soverchiamente riso e più ti saprà aspro il tempo di gioia vana, quando sentirai nel tuo capo fecondarsi l’idea.

Riguarda il cardo, egli può ben dare dal suo arido cespo spinoso il suo gran fiore azzurro.

Guarda sempre in viso al prossimo tuo quando gli parlerai di te stesso, chè nulla è più piacevole e seccante che dire del proprio ed ascoltare dell’altrui — Io.

Forse nel pianto di una musica sentirai più vivamente palpitare l’anima dolorosa della madre.

Riguarda con occhio sapiente le tamerici smorte sbattute dal mare; esseri di eterna maraviglia e di tristezza innanzi all’immensità.

Se un bimbo macilento verrà a stenderti la mano, dagliela la piccola moneta, ch’egli è come il sogno che non ha trovato confini.

E se hai vena di fede, l’essere che non ritrova pace ricordalo a Dio.

Sai tu dirmi la via delle rondini? Sai tu indicarmi la vera gioia?

Tu vedi l’acqua fra i monti scendere in brevi rivoli e andare finchè ritrovi la vastità dei mari; seguendo così le vie di natura potrai avere la pace dell’immenso.

Io vidi un vecchio raccogliere il concio per la via e vidi le sue mani alzarsi a benedire il figlio che passò presso lui cantando.

V’han terreni senza l’ombra di un ramo, senza l’orma di un piede; la tua mente non li consideri maledetti.

Vi son capanne scoperchiate dal vento e cuori inariditi dal dolore.

Porta un fastello di paglia per ricostruire il tetto e buone parole per ridar la speranza.

Io vidi passare una piccola bara in un crepuscolo cinereo, qualche fanciullo gettava rose senza lacrimare, molte vecchie bensì piangevano ma le loro mani eran spoglie di rose.

Sai tu guardare gli occhi di un pazzo, senza spavento? Saprai comporti un limite di vita ed esser sereno?

La canna palustre freme ad ogni palpito di vento ed è vana nella sua meschinità.

Cerca di sapere le armonie del tutto, la tua anima ogni giorno più avrà abbondanza di messi.

La scienza di natura t’insegna ad indagare con serenità, non già a scompigliare come pazzo.

Potresti tu con l’unghia intaccare il diamante? Potresti lasciar l’orma tua su rupi?

Il vecchio che segnò con l’orme sue la sua parte di mondo raccoglie questo po’ di sapienza e te la porge perchè tu la consideri.

FINE.

INDICE.

A Sem Benelli Pag. 3 La Madre — (Prefazione) » 5 Sull’argine » 13 Il limite » 36 Miseria » 51 Un pellegrinaggio » 66 L’agguato » 80 La selva » 103 Come gemma dal ramo » 152

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.