L'anima, la natura e la saggezza
Part 34
Tutte le misure sono prese affinchè tutta l’armonia si sviluppi. Se non fossimo schiavi delle superficî ogni cosa sarebbe grande ed universale: ora gli attributi esclusi fioriscono in noi con maggior splendore perchè essi erano stati esclusi. «Ora a voi poi a me» è la regola del giuoco. L’universalità essendo interrotta nella sua forma primaria, si ricostruisce da tutti i lati nella forma secondaria; i punti giungono successivamente al meridiano, e per la velocità della rotazione si forma un nuovo intero. La natura mantiene se stessa intiera, e la sua immagine si completa nell’esperienza di ogni mente. Essa non permette che un solo posto sia vuoto nella sua scuola. È il segreto del mondo che tutte le cose sussistano e non muoiano, ma che solo scompaiano per poco, per ritornare di nuovo. Ogni cosa che non ci concerne, ci è tenuta nascosta. Così tosto come una persona non ha più nulla a vedere con il nostro benessere presente, essa ci è nascosta o «muore», come noi diciamo. Realmente tutte le cose e le persone sono in rapporto con noi, ma a seconda della nostra natura, esse agiscono su di noi, non ad un tratto, ma successivamente e noi ci avvediamo della loro presenza una alla volta. Tutte le persone, tutte le cose che abbiamo conosciute sono qui presenti; e molto in maggior numero di quelle che noi vediamo: il mondo è pieno. Come dissero gli antichi, il mondo è un plenum o solido; e se potessimo vedere tutte le cose che ci circondano, saremmo imprigionati ed incapaci di muoverci. Poichè sebbene nulla è insormontabile per l’anima essendo tutte le cose accessibili ed ampie strade per essa, tuttavia questo avviene solo fintantochè l’anima non le vede. Così tosto che l’anima vede un oggetto, gli si ferma davanti. Perciò la divina Provvidenza che tiene l’universo aperto all’anima in ogni direzione, nasconde tutti gli oggetti e tutte le persone che non hanno rapporto con una determinata anima, ai sensi di quel dato individuo. Attraverso alle cose più impenetrabili ed eterne l’uomo trova la sua via, come se esse non esistessero, ed egli non dubita per un solo momento dell’esistenza loro. Non appena egli abbisogna di una nuova cosa subitamente egli la scopre ed invece di passar attraverso ad essa prende un’altra via. Quando egli ha esaurito il nutrimento che può essere tolto da una persona o da una cosa, questa è allontanata dalla sua osservazione, ed ancorchè gli sia prossima egli non sospetta della sua presenza. Nulla muore: gli uomini si fingono morti, e sopportano dei funerali burleschi e delle cerimonie funebri, mentre stanno invece guardando dalla finestra sani e forti sotto qualche nuovo trasvestimento. Gesù non è morto: egli è ben vivo: nè Giovanni, nè Paolo, nè Maometto, nè Aristotile; talvolta crediamo di averli visti tutti e potremmo facilmente dire sotto quali nomi essi si nascondano.
Se noi non possiamo fare dei passi consci e volontari nell’ammirabile scienza degli universali, vediamo saggiamente le parti, e deduciamo il genio della natura dai migliori particolari. Ciò che è il meglio in ogni specie è un indice di ciò che dovrebbe essere il medium di quella specie. L’amore mi dimostra l’opulenza della natura, rivelandomi nel mio amico una ricchezza nascosta, ed io intuisco per questo un’uguale somma di bene in tutte le altre direzioni. È comunemente detto dai coltivatori che una buona pera od una buona mela non costa maggior tempo o lavoro d’una cattiva; di conseguenza io vorrei avere se non il meglio dell’arte, del discorso, dell’azione, del pensiero o dell’amico.
Fine e mezzi; giuocatori e giuoco! la vita nasce dall’intima mescolanza e reazione di queste due forze, la cui unione appare dapprima innaturale poichè ciascuna nega e tende ad abolire l’altra. Noi dobbiamo riconciliare le contraddizioni come possiamo, ma la loro discordanza ed il loro accordo introducono delle enormi assurdità nel nostro pensiero e nel nostro discorso. Nessuna frase conterrà intera la verità, e l’unico modo con cui possiamo essere giusti è quello di provare il falso; il discorso è migliore del silenzio; il silenzio è migliore del discorso. Tutte le cose sono in contatto; ogni atomo ha una sfera di repulsione; le cose esistono e non esistono; nello stesso tempo; e così via... In tutto l’universo vi è soltanto una cosa, questo vecchio bifronte, creatore-creatura, spirito-materia, ragione-torto, di cui ogni proposizione può essere affermata o negata. Molto opportunamente perciò io affermo che ogni uomo sta ai particolari; che la natura mantiene ogni uomo come uno strumento, per vanità, prevenendone le tendenze alla religione ed alla scienza; ed ora inoltre affermo che essendo il genio d’ogni uomo esplorato da vicino ed accuratamente, egli è giustificato nella sua individualità, come la sua natura è trovata essere immensa; ed ora aggiungo che ogni uomo sta pure agli universali, e come la terra mentre gira sul suo asse gira contemporaneamente attorno al sole attraverso gli spazii celesti, così il meno razionale dei suoi figli, il più dedito ai suoi affari privati, risolve anche sotto una falsa apparenza il problema universale. Noi immaginiamo che gli uomini siano degli individui; così sono anche i meloni; ma ogni melone nel campo passa attraverso ad ogni punto della storia del melone. Il democratico accanito così tosto come è senatore e ricco, s’è elevato al di là del radicalismo sincero, ed a meno che possa resistere al sole, egli deve essere un conservatore per il resto dei suoi giorni. Lord Eldon disse quando era vecchio «che, se egli dovesse ricominciar la vita si lascierebbe impiccare se non incominciasse coll’essere un agitatore».
Noi nascondiamo questa universalità come possiamo, ma essa appare in tutti i punti. Noi siamo ingrati come i bambini. Nulla v’è che noi agogniamo e sentiamo di attirare a noi che nello stesso tempo non scacciamo. Noi manteniamo un vivo fuoco di sarcasmo contro l’ignoranza e contro la vita dei sensi; poi passa per caso una bella ragazza, un frammento della vita, gaia e felice, rendendo i più umili uffici belli per l’energia e la buona volontà con cui li compie, e vedendola ammiriamo ed amiamo lei e quelli ed esclamiamo: «Ecco una creatura genuina della terra bella, non dissoluta o troppo presto sviluppata dai libri, dalla filosofia, dalla religione, dalla società o dagli affanni» abbandonando e disprezzando tutto ciò che avevamo così a lungo amato e stimato in noi stessi e negli altri. Se potessimo avere una sicurezza qualsiasi contro le temporanee disposizioni! Se il più profondo profeta potesse attenersi alle sue parole, e l’uditore che è disposto a vendere tutto ed unirsi alla sua crociata, potesse essere sicuro che domani il profeta non contraddirà il suo seguace! Ma la verità siede velata sul trono e non pronuncia mai una sillaba; e la dottrina più sincera e rivoluzionaria, lanciata come l’arca del Signore per il soccorso del mondo, sarà dopo poche settimane dallo stesso individuo messa in disparte, come malaticcia. «Credevo di essere nel giusto, ma non lo ero»! Se noi non fossimo di tutte le opinioni, se non abbandonassimo ad ogni momento la piattaforma sulla quale ci troviamo per andar a guardare e parlare da un’altra! se ci potesse essere una disciplina, una qualche «regola del tempo» che non permettesse all’uomo d’abbandonare il suo punto di vista senza il suono delle trombe! Se tutto ciò vi fosse...! Io non sono mai sincero, sapendo che vi sono altri modi.
Come possiamo noi essere sinceri e confidenti, se dicendo tutto ciò che giace nella mente, ci separiamo tuttavia con il sentimento che tutto è ancora inespresso a causa dell’incapacità delle parti di conoscersi vicendevolmente sebbene usino le stesse parole? Il mio compagno pretende di conoscere i miei modi ed abiti di pensiero, e noi passiamo da spiegazione a spiegazione finchè tutto ciò che possono dire le parole è detto, e lasciamo le cose come erano prima, a causa di quella fallace presunzione. Proviene ciò dal fatto che ogni uomo crede gli altri dei parzialisti incurabili e se stesso un universalista? Ieri io parlai con due filosofi: tentai dimostrare a quei buoni uomini che mi piacciono tutte le cose volta a volta, e nessuna per lungo tempo; che amai il centro ma adorai la superficie; che amai l’uomo, se pur gli uomini mi sembravano dei topi; che riverii i santi, ma mi svegliai contento che il vecchio mondo pagano mantenesse il suo posto e morisse fortemente; che io ero lieto degli uomini di ogni facoltà e nobiltà, ma che non vorrei vivere fra le loro braccia. Sarebbe una grande soddisfazione se essi solo una volta avessero compreso ch’io amavo sapere ch’essi esistevano e che cordialmente auguravo loro una fortuna divina, ancorchè dalla mia povertà di vita e di pensiero non avessi per loro una parola di benvenuto, e che consentivo loro di vivere sull’Oregon, qualunque fosse il diritto ch’io potevo aver su di essi.
FINE.
INDICE
Avvertenza del Traduttore pag. V Opere di Ralph Waldo Emerson » VII Bibliografia » IX
SERIE PRIMA
I. La Storia » 1 II. La fiducia in se stesso » 29 III. La Compensazione » 65 IV. Le Leggi spirituali » 91 V. L’Amore » 119 VI. L’Amicizia » 135 VII. La Prudenza » 155 VIII. L’Eroismo » 171 IX. La super-anima » 187 X. I circoli » 211 XI. L’Intelletto » 229 XII. L’Arte » 247
SERIE SECONDA
I. Il poeta » 261 II. L’Esperienza » 291 III. Il carattere » 323 IV. Le maniere » 343 V. I doni » 371 VI. La natura » 379 VII. La politica » 399 VIII. Nominalista e realista » 417
NOTE:
[1] SHAKESPEARE, _Enrico VI_.
[2] S. Agostino, _Confessioni_, lib. I.
[3] Così nel testo inglese.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.