L'anima, la natura e la saggezza

Part 17

Chapter 173,845 wordsPublic domain

Oh! Credilo, come credi alla tua vita, che ogni parola che è detta nel mondo intiero, e che tu dovresti udire, vibrerà nel tuo orecchio! Ogni proverbio, ogni libro, ogni cenno, che deve essere tuo per aiuto e conforto, dovrà venire a te per vie aperte o tortuose. Ogni amico, che non il tuo fantastico capriccio, ma il grande e tenero tuo cuore chiederà, ti stringerà nel suo abbraccio. E questo perchè il cuore ch’è in te, è il cuore di tutti. In natura non si trova mai un intoppo, mai una barriera, mai un’intersezione; ma un solo sangue circola senza interruzione attraverso tutti gli uomini, come l’acqua del globo è tutta un solo mare, con una sola marea.

Apprenda adunque l’uomo la rivelazione di tutta la natura e di tutto il pensiero al suo cuore: apprenda cioè che l’Altissimo abita in lui; che le sorgenti della natura sono nella sua propria mente, se v’è in essa il sentimento del dovere. Ma se egli volesse sapere ciò che il grande Iddio dice, egli «dovrebbe andare nel suo gabinetto e chiudervisi» come disse Gesù. Dio non si manifesterà ai codardi. L’uomo deve degnamente ascoltar se stesso, ritraendosi dagli accenti di devozione di tutti gli altri uomini. Le loro stesse preghiere gli sono sgradevoli finchè egli non ha fatto le sue. L’anima non fa appello fuor se stessa. La nostra religione volgarmente sta nel numero dei credenti. Ogni qualvolta è fatto appello al numero, per quanto indiretto esso possa essere, quello vien fatto nel momento e là dove la religione non c’è. Colui che constata essere Dio come un pensiero dolce ed avvolgente per lui, non conterà mai il numero dei suoi compagni. Quando io siedo alla sua presenza, chi oserà entrare? Quando io riposo in perfetta umiltà, quando ardo di puro amore, che cosa possono dire Calvino o Swedenborg?

Non ha nessuna importanza che l’appello sia rivolto a molti o ad uno solo. La fede che si basa sull’autorità non è fede. La fiducia nell’autorità misura il declinare della religione ed il ritrarsi dell’anima. Il posto che gli uomini hanno dato a Gesù, da molti secoli di storia, è un posto di autorità: ciò li caratterizza e non può alterare i fatti eterni. L’anima è grande, è semplice; essa non è adulatrice, nè pedissequa; essa mai s’appella fuori di se stessa. Essa crede sempre in se stessa. Davanti alle immense possibilità dell’uomo, tutta la semplice esperienza, tutta la biografia passata, per quanto santa e immacolata, si ritira. Dinnanzi a quel cielo preannunziato dai nostri presentimenti noi non possiamo facilmente lodare una forma qualsiasi di vita, che abbiamo osservata o di cui abbiamo letto. Noi non soltanto affermiamo di avere pochi grandi uomini, ma, parlando in senso assoluto, affermiamo di non averne alcuno; di non avere storia, di non aver memoria di alcun carattere o modo di vita, che interamente ci soddisfi. Noi siamo costretti ad accettare con un po’ d’indulgenza i santi ed i semidei che la storia adora. Sebbene nelle nostre ore solitarie otteniamo dal loro ricordo una forza nuova, pure, imposti alla nostra attenzione, come essi sono, dall’uso, essi stancano ed importunano. L’anima si dà sola, originale e pura, a chi è Solo, Originario e Puro, il quale in tale condizione lietamente si veste, cammina e parla per suo mezzo. Allora essa è lieta, giovane ed agile; non è saggia, ma vede attraverso tutte le cose: non è chiamata religiosa, ma è innocente. Essa richiama la luce sua propria, e sente che l’erba cresce e che la pietra cade per una legge inferiore alla sua natura, e dipendente da essa. Guarda — essa dice — io sono nata nel grande spirito universale. Io, l’imperfetto, adoro il mio proprio _Perfetto_. Io sono in qualche modo ricettiva della grande anima, e perciò non mi curo del sole e delle stelle, e sento che essi non sono che vaghi accidenti ed effetti, che mutano e passano. — Quanto più le sorgenti dell’eterna natura entrano in me, tanto più io divengo universale ed umana nei miei rapporti e nelle mie azioni. Così io giungo a vivere in pensieri e ad agire con energie, che sono immortali. Così riverendo l’anima ed imparando, come disse l’antico, che «la sua beltà è immensa», l’uomo giungerà a vedere che il mondo è il miracolo perenne compiuto dall’anima, e sarà meno stupito dinnanzi a particolari meraviglie; ed imparerà che non vi è storia profana; che tutta la storia è sacra; che l’universo è rappresentato in un atomo, in un istante fuggevole. Egli non condurrà più a lungo una vita di colpe e di ripieghi, ma vivrà con una divina unità. Egli abbandonerà ciò che è basso e frivolo nella sua vita, e sarà contento di qualsiasi posto, e di qualsiasi servizio egli potrà rendere. Egli affronterà calmo e noncurante il domani, mercè la fiducia posta in Dio, e così avrà di già l’intero futuro nelle profondità del suo cuore.

DECIMO SAGGIO

I CIRCOLI

L’occhio è il primo circolo; l’orizzonte che esso forma è il secondo; e attraverso a tutta la natura questa figura elementare è ripetuta all’infinito; essa è il più alto emblema nel monogramma del mondo. Sant’Agostino descrisse la natura di Dio come un circolo, il cui centro era ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo. In tutta la nostra vita noi leggiamo il molteplice senso di questa prima fra le forme. Noi abbiamo già dedotta una morale, considerando il carattere circolare o di compenso di ogni azione umana. Un’altra analogia tracceremo ora ed è: che ogni azione accetta di essere sorpassata. La nostra vita è un avviamento alla conoscenza della verità che intorno a qualsiasi circolo, un altro può essere tracciato; che non vi è fine in natura, ma che ogni fine è un principio; che sempre vi è un’altra aurora dopo il tramonto, e che sotto qualsiasi profondità un’altra profondità più profonda si apre. Questo fatto, simbolo del fatto morale dell’Irraggiungibile, del fuggente Perfetto, intorno a cui le mani degli uomini non possono mai intrecciarsi, l’ispiratore ed il giudice di ogni successo, può convenientemente servirci a riunire molte illustrazioni del potere umano in ogni circostanza.

Non vi sono immobilità in natura. L’universo è fluido e volatile — la stabilità non è che una parola relativa. Il nostro globo veduto per mezzo di Dio, è una legge trasparente e non una massa di fatti. La legge dissolve il fatto e lo mantiene fluido. La nostra cultura è il predominio di un’idea, che si trascina dietro questo séguito di città e di istituzioni. Innalziamoci ad un’altra idea; esse spariranno. La scultura greca è andata distrutta, come se le sue statue fossero state di ghiaccio; e qua e là una figura solitaria od un frammento rimangono, come quei lembi di neve che troviamo nelle fredde vallate e nei burroni alpini, in giugno ed in luglio. Il genio che creò quella scultura, crea ora qualchecosa altro. Le lettere greche durarono un poco di più, ma soggiacendo alla stessa condanna, stanno cadendo nell’inevitabile baratro che la creazione di un nuovo pensiero apre per tutto ciò che è vecchio. I nuovi continenti sono costruiti dalle rovine di un vecchio pianeta; le nuove razze si alimentano con la decomposizione delle vecchie. Le arti nuove distruggono la vecchia. Vedete i capitali impiegati negli acquedotti resi inutili dalle opere idrauliche; le fortificazioni inutilizzate dalla polvere; le strade ed i canali dalle ferrovie; le vele dal vapore; il vapore dall’elettricità.

Voi ammirate questa torre di granito, resistente agli urti di tanti secoli. Eppure una piccola mano tremula costrusse questo immenso muro e ciò che costruisce è migliore di ciò che è costruito. La mano che la costruì può buttarla giù molto più rapidamente. Migliore però e più agile della mano fu il pensiero invisibile che lavorò per mezzo di essa, e così sempre, dietro il ruvido effetto vi è una sottile causa, che vista da vicino è essa stessa l’effetto di una causa più bella. Ogni cosa sembra permanente finchè il suo segreto non è conosciuto. Un ricco possedimento appare alle donne ed ai ragazzi una cosa salda e durevole; per un mercante è una cosa creata con qualche materiale, e facilmente perduta. Un orto, una buona coltivazione, dei buoni terreni, appaiono ad un cittadino una cosa così invariabile come una miniera d’oro od un fiume; ma ad un esperto agricoltore essi appaiono non molto più invariabili delle condizioni del raccolto. La natura appare provocantemente stabile e secolare, ma essa ha pure una causa come tutto il resto. Orbene quando io abbia compreso ciò, continueranno questi campi a stendersi così immutabilmente vuoti, e queste foglie a pendere così individualmente considerevoli? L’immutabilità è una parola relativa. Ogni cosa ha un valore medio. Le lune non sono maggiori legami al potere spirituale che le racchette del criket.

La via che conduce ad ogni uomo è il suo proprio pensiero. Per quanto testardo ed audace egli possa apparire, pure egli ha una guida alla quale ubbidisce, cioè l’idea secondo cui tutti i suoi fatti sono classificati. Egli può essere mutato solo con la rivelazione di una nuova idea, che domini la sua propria. La vita di un uomo è un circolo, che si evolve da sè, che da un cerchio impercettibilmente piccolo s’allarga da ogni parte esternamente, in circoli nuovi e maggiori, senza fine. L’estensione, alla quale questa generazione di circoli giungerà, dipende dalla forza o costanza dell’anima individuale, poichè questa generazione è lo sforzo inerte di ciascun pensiero formatosi in uno sviluppo circolare di circostanze, come, ad esempio, quello di un impero che usufruisce di un’arte, di un uso locale, di un rito religioso per innalzar se stesso e solidificarsi e plasmarsi nella vita. Ma se l’anima è forte e rapida, oltrepassa quel dato limite da tutti i lati e traccia una nuova orbita sulla grande profondità, che sorge con un fiotto impetuoso e con una novella tendenza ad arrestarsi e costringersi in dati limiti. Ma il cuore rifugge dall’essere imprigionato; nei suoi primi e più deboli palpiti esso tende di già con vigorosa forza all’esterno e ad immense e innumerevoli espansioni.

Ogni fatto ultimo altro non è che il primo di una nuova serie. Ogni legge generale è un fatto particolare di qualche legge più generale in procinto di scoprirsi. Nulla vi è di esterno per noi; nessun muro v’è che ci racchiuda, nessuna circonferenza. L’uomo completa la sua storia; essa è buona e finale, e dà un nuovo aspetto a tutte le cose! Egli riempie il cielo. Ecco, dall’altra parte si leva pure un uomo, e traccia un circolo intorno al circolo che noi avevamo appunto allora affermato essere la parte esterna della sfera. Ed allora di già il nostro primo oratore non è più un uomo, ma solamente un primo oratore. Suo unico scopo è ora di tracciare un circolo che circoscriva quello del suo avversario. Così gli uomini fanno con se stessi. La conquista d’oggi che ci occupa la mente e non può essere ignorata, sarà fra poco ristretta in una parola, ed il principio che sembrava spiegare la natura, sarà esso stesso incluso come esempio di una generalizzazione più audace. Nel pensiero di domani sta il potere di capovolgere tutto il tuo credo, tutti i credi, tutte le letterature delle nazioni, e di guidarli ad un cielo, che nessun sogno epico ha mai dipinto. Ogni uomo non è tanto un lavoratore nel mondo, quanto una suggestione di ciò che egli dovrebbe essere. Gli uomini passano come profezie delle future età.

Grado a grado noi saliamo questa misteriosa scala; i passi sono le azioni; la nuova prospettiva è il potere. Ogni singolo risultato è incalzato e giudicato da quello che segue: quello sembra essere contraddetto da questo; ma ne è solamente limitato. Il nuovo assetto è sempre odiato dal vecchio e coloro che aderiscono al vecchio sono assaliti da un’onda di scetticismo. Ma l’occhio tosto si abitua al nuovo, perchè l’occhio e l’assetto sono effetti di una sola causa; allora la sua rettitudine ed il suo beneficio appaiono, e perdute tutte le sue energie, il vecchio assetto impallidisce e si piega dinnanzi alla rivelazione dell’ora nuova.

Non temete la generalizzazione nuova. Il fatto rozzo e materiale par che minacci di degradare la tua teoria dello spirito? Non resistergli, esso di tanto raffinerà ed innalzerà la tua teoria della materia.

Se noi ci appelliamo alla nostra persuasione diremo che non ci sono cose immutabili negli uomini. Ogni uomo suppone di non essere pienamente compreso; e se vi è qualche verità in lui, se egli riposa alfine nell’anima divina, io non vedo come potrebbe essere altrimenti. Egli sente che l’ultimo cielo, l’ultimo orizzonte non fu mai aperto; che vi è sempre un residuo sconosciuto, non analizzabile. Ogni uomo cioè crede di avere una maggiore possibilità.

I nostri stati di mente non si integrano vicendevolmente. Oggi io son ricco di pensieri, e posso scrivere ciò che mi piace. Io non vedo perchè non debba avere lo stesso pensiero, lo stesso potere d’espressione, domani. Ciò che io scrivo, mi pare scrivendolo la più naturale cosa del mondo; ma ieri vidi una terribile vacuità in questa stessa direzione, nella quale vedo ora tante cose; e fra un mese, non ne dubito, mi domanderò chi fu, che scrisse tante pagine di séguito. Pietà, per questa fede malferma, per questa volontà incerta, per questo solitario riflusso di un flusso silenzioso! Io sono Dio nella natura; io sono una cattiva erba appesa al muro.

Il continuo sforzo di innalzarsi al disopra di se stesso, di toccare una vetta superiore all’ultima vetta, traspare dalle relazioni dell’uomo. Noi siamo assetati di lode, eppure sentiamo una specie di astio contro chi ci loda. La dolcezza della natura è l’amore; eppure se ho un amico, io sono tormentato dalle mie imperfezioni. Se egli fosse alto abbastanza da avvilirmi, allora potrei amarlo, ed innalzarmi col mio affetto a nuove altezze. Il progresso d’un uomo può essere osservato nelle cerchie successive dei suoi amici. Per ogni amico che perde in omaggio alla verità, uno migliore ne guadagna. Io pensavo, camminando nei boschi e meditando sui miei amici: «perchè dovrei io giuocare con essi questo giuoco dell’idolatria?». Io conosco e discerno troppo bene, quando non sono volontariamente cieco, i brevi confini delle persone chiamate alte e meritevoli. Ricche, nobili e grandi, esse sono in grazia della generosità del nostro discorso; ma la verità è triste. Oh! benedetto Spirito, che io abbandonai per loro; essi non sono tu! Ogni stima personale da noi concessa, ci costa celesti tesori. Noi vendiamo i seggi degli angeli per un piacere breve e turbolento.

Quante volte dobbiamo noi imparare questa lezione? Gli uomini cessano d’interessarci quando noi scopriamo i loro confini. L’unico male è la limitazione. Così tosto come vi imbattete con i limiti segnati ad un uomo, tutto è finito con lui. Ha egli talento? iniziativa? cultura? Ciò non giova. Ieri egli era per voi infinitamente interessante ed attraente, era una grande speranza, un mare in cui nuotare; ora avete scoperto i suoi confini, lo avete trovato una palude, e nulla v’importa se non lo rivedrete mai più.

Ogni nuovo passo che noi facciamo nel pensiero, riconcilia venti fatti apparentemente discordi, come espressioni di una sola legge. Aristotile e Platone sono riconosciuti i rispettivi capi di due scuole. Un uomo saggio vedrà che Aristotile platonizza. Col retrocedere di un passo nel pensiero, le opinioni discordi si riconciliano, apparendo esse i due estremi di un solo principio e noi possiamo giammai tanto retrocedere da precludere una ancor più alta visione.

Badate quando il grande Iddio pone un pensatore su questo pianeta: tutte le cose sono allora in pericolo; ed avviene ciò che nelle grandi città quando un disastro è scoppiato, e nessuno sa ciò che è salvo, e quando quello finirà. Non vi è parte della scienza, che non possa trasmutarsi domani; non vi è alcuna riputazione letteraria, neppure i così detti eterni nomi della fama, che non possa essere riesaminata e condannata. Le speranze stesse dell’uomo, i pensieri del suo cuore, la religione delle nazioni, i costumi e la morale del genere umano, sono tutti in balìa di una nuova generalizzazione: questa è sempre un nuovo influsso della divinità nella nostra mente. Di qui deriva il brivido che la accompagna.

Il valore consiste nella facoltà dell’auto-ricupero, così che un uomo non può essere voltato, non può essere vinto; ma ponetelo dove vi piaccia egli starà eretto. Questo può solo derivare dal suo preferire la verità alla sua passata intelligenza della verità, e dalla sua rapida accettazione di essa, da qualunque parte venga; come dalla salda convinzione che le sue leggi, le sue relazioni con la società, la sua cristianità, il suo mondo, possono ad ogni momento essere allontanati e morire.

Vi sono nell’idealismo diversi stadi. Noi impariamo prima a scherzare con esso accademicamente, allo stesso modo che la pietra magnetica non era una volta che un trastullo. In seguito noi vediamo nell’impeto della gioventù e della poesia che l’idealismo _può_ essere vero: che è vero a sprazzi e frammentariamente. Poi il suo aspetto diviene severo e grande e noi pensiamo che _deve_ essere vero. Esso ora si mostra etico e pratico, e noi impariamo che _Dio esiste_, che egli è in me; che tutte le cose sono ombre di lui. L’idealismo di Berkeley è solamente una cruda affermazione dell’idealismo di Gesù, e ancora è una cruda affermazione del fatto, che tutta la natura è la rapida emanazione della bontà, che effettua ed organizza se stessa. Molto più chiaramente la storia e lo stato del mondo sono in qualsiasi tempo direttamente dipendenti dalla classificazione intellettuale allora esistente nelle menti degli uomini. Le cose che sono care agli uomini del nostro tempo sono tali a causa delle idee sorte sul loro orizzonte mentale, e che producono il presente ordine di cose, come un albero produce le sue mele. Un nuovo grado di coltura rivoluzionerebbe immediatamente l’intiero sistema delle aspirazioni umane.

La conversazione è un giuoco di circoli. Nella conversazione noi cogliamo i «_termini_» che limitano da ogni lato il silenzio comune. Quelli che conversano non devono essere giudicati a seconda dello spirito che essi seguono ed anche esprimono sotto questa Pentecoste. Domani essi si saranno ritirati da questa alta marea. Domani li troverete curvi sotto i vecchi basti. Eppure perchè non dobbiamo godere del fiammante garofano mentre palpita sui nostri muri? Allorquando ogni nuovo oratore ci illumina di una nuova luce, egli ci solleva dall’oppressione dell’ultimo oratore per opprimerci con la grandezza e l’esclusività del suo proprio pensiero; poi ci abbandona ad un altro redentore, mentre a noi pare di ricuperare i nostri diritti e di divenire uomini. Quali verità profonde ed effettuabili solo nei secoli sono supposte nell’annunzio di una verità qualsiasi. Nelle ore comuni la società siede fredda e pari ad una statua. Noi tutti giaciamo attendendo, bisognosi, attorniati da simboli potenti, che per noi non sono simboli, ma prosa e trastulli triviali. Allora viene un dio e converte le statue in uomini ardenti, e con un lampo dei suoi occhi brucia il velo che seppelliva tutte le cose; ed allora anche il significato del mobilio, della tazza e del piattellino, della sedia e della pentola, è manifesto. I fatti che apparivano così grandi nella nebbia di ieri — la proprietà, il clima, l’educazione, la bellezza personale e simili, hanno stranamente mutate le loro proporzioni. Tutto ciò che credevamo stabile si muove e rumoreggia; e letterature, città, climi, religioni, abbandonano le loro basi e danzano davanti ai nostri occhi. Eppure vedete qui nuovamente la rapida circoscrizione! Per quanto buono sia il discorso, il silenzio è migliore e lo mortifica. La lunghezza del discorso indica la distanza fra colui che parla e colui che ascolta. Se entrambi fossero assolutamente d’accordo sopra un punto qualsiasi non vi sarebbe bisogno di alcuna parola. Se si fosse d’accordo in tutti i punti, nessuna parola sarebbe sopportata.

La letteratura è un punto esterno del nostro circolo d’oggi, attraverso il quale un nuovo circolo può essere tracciato. L’utilità della letteratura è di fornirci di una piattaforma, dalla quale possiamo godere di una completa visione della nostra vita presente, e fare un acquisto, per mezzo del quale muoverla. Noi ci armiamo di antica sapienza; e ci installiamo nel migliore modo possibile nelle case Romane, Puniche e Greche, solamente allo scopo di osservare più saggiamente le case ed i modi di vita dei Francesi, Inglesi e Americani. Allo stesso modo noi possiamo nel miglior modo osservare la letteratura dal mezzo di una natura selvaggia, dallo strepito degli affari o dall’alto di una religione. Il campo non può essere ben osservato dall’interno del campo stesso. L’astronomo deve avere il diametro dell’orbita della terra come base per trovare il paralasse di qualsiasi stella.

Perciò noi stimiamo il poeta. Tutta la scienza e tutta la saggezza non si trovano nell’enciclopedia o nel trattato di metafisica, ma nel sonetto o nella commedia. Nel mio lavoro giornaliero io tendo a ripetere i miei vecchi passi, e non credo in una forza correttiva e nel potere del mutamento e della riforma. Ma qualche Petrarca od Ariosto, ricco del nuovo vino della sua immaginazione, mi scrive un’ode od una vivace romanza, piena di audace pensiero e di movimento. Egli mi colpisce e mi scuote coi suoi toni acuti, rompe la mia intiera catena di abitudini, ed io apro gli occhi sulle mie stesse possibilità. Egli mette ali a fianco di tutto il pesante e vecchio legname del mondo, ed io posso una volta ancora scegliere la diritta via nella teoria e nella pratica.

Noi sentiamo la stessa necessità per ciò che riguarda la religione del mondo. Noi non potremo mai osservare il Cristianesimo dal catechismo; ma potremo forse osservarlo dalla barca nel laghetto, dai pascoli, fra i canti degli uccelli nei boschi. Purificati dalla luce elementare e dal vento, immersi nel mare delle forme belle, che il campo ci offre, noi possiamo aver la buona sorte di gettare un diritto sguardo sulla vita passata. Il Cristianesimo è giustamente caro alla miglior parte del genere umano; nè mai vi fu un giovane filosofo, la cui educazione fosse caduta nella chiesa cristiana, da cui quelle coraggiose parole di S. Paolo non fossero specialmente lodate: — «Allora anche il Figlio sarà soggetto a Colui che mise tutte le cose sotto lui, affinchè Dio sia tutto in tutti». Siano pure grandi e ben venuti i diritti e le virtù delle persone, ma l’istinto dell’uomo si spinge avanti verso l’impersonale e l’illimitato, e lietamente si arma, contro il dogmatismo dei bigotti, con questa generosa parola tolta dal Libro stesso.

Il mondo naturale può essere concepito come un sistema di circoli concentrici, e i leggieri spostamenti che di tanto in tanto scopriamo nella natura ci informano che questa superficie, sulla quale stiamo, non è fissa ma scorrevole. Queste molteplici qualità tenaci, la chimica e la vegetazione, i metalli e gli animali, che sembrano esistere per un loro proprio fine, — sono parole di Dio, e parole fuggitive quanto qualsiasi altra. Ha imparato l’arte sua il naturalista od il chimico, che ha esplorato la gravità degli atomi, e le affinità elettive, che non ha ancora scorta la legge più profonda, di cui questa è solo una affermazione parziale od approssimativa, cioè che il simile attira il simile, e che i beni che vi appartengono gravitano su di voi, e che non è necessario che voi li perseguitiate con dolori e fatiche? Eppure, questa affermazione è anche approssimativa e non finale. L’omnipresenza è un fatto più alto. Gli amici ed i fatti non debbono essere attratti verso i loro simili, attraverso canali e sotterranei, ma giustamente considerando, queste cose provengono dalla generazione eterna dell’anima. La causa e l’effetto sono due lati di un solo fatto.