L'anima, la natura e la saggezza
Part 15
Noi abbiamo visto od udito parlare di molti giovani straordinari, che non maturarono mai od i cui fatti nella vita reale non furono straordinari. Quando noi contempliamo i loro atteggiamenti o li sentiamo parlare di società, di libri, di religione, ammiriamo la loro superiorità, ed essi sembrano gettare il disprezzo sul nostro intiero stato politico e sociale; il loro è il tono di un giovane gigante, inviato a compiere rivoluzioni. Ma essi entrano in una professione attiva ed il Colosso in formazione si rimpicciolisce fino alle dimensioni comuni di un uomo. La magia che essi usavano consisteva nelle tendenze ideali, che fanno sempre ridicolo il presente; ma il mondo brutale fece le sue vendette dacchè essi misero i loro cavalli del sole ad arare i suoi solchi. Essi non trovarono esempi nè compagni; ed il loro cuore venne meno. E allora? L’insegnamento che essi diedero nelle loro prime aspirazioni è ancora vero; ed un miglior valore ed una più pura verità eseguiranno in un solo giorno la loro volontà e faranno vergognare il mondo. E perchè deve una donna paragonarsi ad una qualsiasi donna storica, e pensare che non avendo Saffo o Madame de Sévigné o Madame De Stäel, o le anime claustrali che hanno avuto genio e cultura soddisfatto l’immaginazione e la serena Temi, nessuna lo può — e certamente non essa? Perchè no? Essa ha da sciogliere un problema nuovo e mai tentato, e forse quello della più felice natura, che sia mai fiorita. La giovinetta, con anima fiera, cammini serenamente per la sua via, accetti l’ammonimento d’ogni nuova esperienza, volta a volta sperimenti tutti i doni che Dio le offre, affinchè possa apprendere il potere e la bellezza del suo essere nuovamente risorto, simile all’accendersi di una nuova aurora nelle profondità dello spazio. La bella fanciulla, che rigetta ogni intervento mediante una decisa ed orgogliosa scelta di poteri, noncurante di piacere, volenterosa ed altera, ispira ad ogni osservatore qualcosa della sua stessa nobiltà. Il cuore silenzioso la incoraggia: «Oh amica, non ammainare le vele per timore. Entra nel porto maestosamente, o fa vela con Dio sui mari. Non invano tu vivi, poichè ogni occhio è rallegrato e purificato dalla tua visione.»
La caratteristica del vero eroismo è la sua persistenza. Tutti gli uomini hanno degli impulsi passeggieri e dei momenti di generosità. Ma quando avete risolto d’essere grande, rimanete con voi stesso e non tentate debolmente di riconciliarvi col mondo. L’eroico non può essere il comune, nè il comune l’eroico. Eppure noi abbiamo la debolezza di attendere la simpatia della gente per quelle azioni la cui eccellenza sta in ciò, che esse sono al di là della simpatia e s’appellano ad una postuma giustizia. Se volete servire il vostro fratello, perchè conviene servirlo, non ritirate la vostra parola quando vedete che la gente prudente non vi loda. Aderite alle vostre proprie azioni, e congratulatevi con voi stessi se avete fatto qualche cosa di inusitato e di stravagante, che rompa la monotonia d’una età convenevole. Il seguente è un illuminato consiglio, che udii dare una volta ad un giovane. «Fa sempre ciò che temi di fare». Un carattere semplice, virile, non abbisogna mai di recriminazioni, ma dovrebbe guardare le sue azioni passate con la calma di Focione, quando pur ammettendo che l’esito della battaglia era felice, egli non deplorava d’esser avverso all’attaccar battaglia.
Non vi è debolezza o situazione per la quale non possiamo trovare conforto nel pensiero — questo è una parte della mia costituzione, una parte dei miei rapporti e del mio ufficio verso i miei simili. Ha la natura fatta alleanza meco, per cui io non apparirò mai in modo sfavorevole, e non farò mai una ridicola figura? Siamo generosi della nostra dignità, come del nostro denaro. La grandezza ha cessato una volta e per sempre d’aver connessione con l’opinione comune. Noi esponiamo le nostre buone azioni, non perchè desideriamo d’essere lodati per esse, non perchè pensiamo che esse abbiano grande merito, ma a nostra giustificazione. Questo è un errore colossale che voi scoprite quando un altro uomo recita l’elenco dei suoi atti caritatevoli.
Dire il vero, anche con qualche austerità, vivere con qualche rigore di temperanza, o con qualche estremo di generosità, pare essere l’ascetismo che la buona comune natura assegna a coloro, che sono nell’agiatezza e nella dovizia, in segno del loro sentimento di fratellanza con la grande moltitudine degli uomini sofferenti. E non solamente dobbiamo esercitare l’anima sopportando le pene dell’esistenza, dell’indigenza della, solitudine, dell’impopolarità, ma conviene all’uomo saggio guardare con occhio audace quei pericoli più rari, che talvolta assalgono gli uomini, e familiarizzarsi a disgustose forme di malattia, a voci di esecrazione, a visioni di morte violenta.
I tempi dell’eroismo sono generalmente tempi di terrore, ma non vi è mai giorno in cui questo sentimento non possa operare. Le condizioni dell’uomo, noi diciamo, sono storicamente molto migliori in questo paese ed in questa ora di quanto forse non lo siano mai state prima. Maggior libertà esiste in grazia della cultura. Non si correrà ora all’ascia, al primo passo fuori del sentiero battuto dall’opinione. Ma chiunque è eroico, troverà sempre delle crisi per provare la sua lama. La virtù umana vuole i suoi campioni ed i suoi martiri, e la prova della persecuzione continua sempre. Fu solo l’altro giorno che il coraggioso Lovejoy diede il suo petto al piombo del popolaccio per i diritti della libera parola e della libera opinione, e morì quando era meglio non vivere.
Io non vedo alcuna via di pace perfetta nella quale un uomo possa camminare, eccetto che seguendo il consiglio del suo proprio cuore. Abbandoni egli le troppe associazioni; stia molto in casa, si ponga per quel cammino che egli approva. L’incessante ricordo di alti e semplici sentimenti negli oscuri doveri tempra il carattere in modo che opererà con onore, se il caso lo vorrà, nei tumulti o sul patibolo. Tutti gli oltraggi che sferzarono gli uomini, possono sferzare nuovamente un uomo, e specialmente in una repubblica, se in essa vi appaiano segni di decadenza religiosa. Un giovane può richiamare alla sua mente la vil calunnia, il fuoco, la pece, i ceppi e la forca, con tutta la dolcezza del suo carattere, e indagare quanto saldamente egli possa fissare il suo sentimento del dovere, sfidando tali pene, quando piaccia ad un giornale o ad un sufficiente numero di suoi vicini dichiarare le sue opinioni come incendiarie.
Il vedere quale rapido riparo la natura ha posto alle più grandi prepotenze della malvagità può calmare l’apprensione della sventura nel più suscettibile cuore. Noi ci avviciniamo rapidamente ad un limite, al di là del quale nessun nemico può seguirci. «Delirino essi; ma tu sta quieto nella tua tomba».
Nella nebbia della nostra ignoranza del futuro, nell’ora in cui siamo sordi alle voci più alte, chi non invidia coloro che ammirarono l’esito felice dei loro tentativi virili? Colui che vede la volgarità della nostra politica, non si compiace internamente che Washington sia di già ravvolto nel suo lenzuolo funebre e calato dolcemente nella sua tomba, prima che le speranze dell’umanità fossero sottomesse a lui? Chi non invidia talvolta i buoni ed i coraggiosi, che non soffrono più dei tumulti del mondo; e attendono con trepida compiacenza il rapido fine dei rapporti con la natura finita? Eppure l’amore, che sarà più facile uccidere che rendere ingannevole, ha di già resa impossibile la morte, e si afferma non mortale, ma nato dalle profondità dell’essere assoluto ed inestinguibile.
NONO SAGGIO
LA SUPER-ANIMA
«Ma le anime che della sua buona vita partecipano, egli ama come la sua propria; care come il suo occhio esse sono a lui: egli mal le abbandonerà. Quando esse morranno, Dio stesso morirà; esse vivono, esse vivono nella benedetta eternità».
HENRY MORE.
V’è una differenza fra l’una e l’altra ora della vita, per il loro valore ed i loro effetti. La nostra fede viene di tratto in tratto; il nostro vizio è costante. Pure vi è una profondità in questi brevi momenti, che ci spinge ad ascrivere maggior realtà ad essi che a qualsiasi altra cosa sperimentata. Per questa ragione l’argomento che si fa innanzi per imporre il silenzio a coloro che concepiscono speranze straordinarie per l’uomo, vale a dire, l’appello all’esperienza, è debole e vano. Una più potente speranza abolisce la disperazione. Noi abbandoniamo il passato a colui che ci muove delle obbiezioni, e continuiamo a sperare. Egli deve spiegare questa speranza. — Noi ammettiamo che la vita umana è vile; ma come scoprimmo che essa è vile? Quale è la base di questo nostro disagio, di questo nostro malcontento? Che cosa è il senso universale del bisogno e dell’ignoranza, se non un cenno delicato per mezzo di cui la grande anima muove il suo immenso reclamo? Perchè gli uomini sentono che la Storia naturale dell’uomo non fu mai scritta, che tralascia sempre ciò che voi avete detto di lui, che invecchia, e che i libri di metafisica sono privi di valore? La filosofia di seimila anni non ha indagato nei recessi e nei depositi dell’anima. Nelle sue esperienze rimase sempre, in ultima analisi, un residuo che non potè risolvere. L’uomo è un corso d’acqua, la cui sorgente è nascosta. Il nostro essere discende sempre, non sappiamo donde. Il più esatto calcolatore non ha la prescienza che qualcosa d’incalcolabile possa nell’attimo seguente distruggere i suoi calcoli. Io sono costretto ogni momento a riconoscere agli eventi un’origine più alta che la volontà che chiamo mia.
Come per gli eventi, così è anche per i pensieri.
Quando io osservo quel fiume scorrente, che, venendo da regioni che io non vedo, versa per un momento le sue acque in me, io sento d’essere uno che riceve; sento di essere non una causa, ma uno spettatore sorpreso di quest’acqua eterna: io sento che desidero ed attendo, e mi pongo nell’attitudine del ricevere, ma pure sento che tali visioni vengono da un’energia a me estranea.
La Suprema Critica degli errori del passato e del presente e il solo annunziatore di ciò che deve essere, è quella grande natura, nella quale ci riposiamo, come si riposa la terra nelle molli braccia dell’atmosfera; quell’unità, quella _superanima_, dentro la quale l’essere particolare di ogni uomo è contenuto e fatto uno solo con tutti gli altri; quel cuore comune, di cui ogni sincero discorso è adorazione, per il quale ogni azione giusta è sottomissione; quella realtà onnipossente, che svela i nostri inganni e le nostre disposizioni mentali; che obbliga ciascuno a passare per ciò che realmente è, ed a parlare in corrispondenza al suo carattere e non alla sua lingua; che sempre più tende a passare nel nostro pensiero e nelle nostre mani, e divenire saggezza, virtù, potere e bellezza. Noi viviamo grado a grado e separatamente, in parti e particelle. Frattanto nell’interno dell’uomo vi è l’anima del _tutto_, il saggio silenzio e la bellezza universale, a cui ogni parte ed atomo sono ugualmente riferiti; infine l’eterno _Uno_. E questa immensa potenza nella quale viviamo, e la cui beatitudine è accessibile a noi, non è solo sufficiente a se stessa e perfetta in ogni ora, ma in essa l’atto di vedere e la cosa veduta, lo spettatore e lo spettacolo, il soggetto e l’oggetto sono _uno_. Noi vediamo il mondo parte per parte, come il sole, la luna, l’animale, l’albero; ma il tutto, di cui queste sono le parti brillanti, è l’Anima. È soltanto con la luce di tale Sapienza che può essere letto l’oroscopo delle età, ed è soltanto con il ritornare ai nostri pensieri migliori, con l’arrenderci allo spirito di profezia, innato in ogni uomo, che noi possiamo sapere che cosa essa dica. Le parole d’ogni uomo, che parla vivendo una tal vita, devono suonare vuote a quelli che per parte loro non abitano nello stesso pensiero. Perciò io non oso parlare. Le mie parole non portano con sè il loro augusto senso; esse cadono impotenti e fredde. Se fossero inspirate da quella saggezza, guardate! esse sarebbero liriche e dolci ed universali come l’innalzarsi del vento. Pure io desidero, anche con parole profane se non posso usare quelle sacre, indicare l’empireo di questa divinità, e riferire quali ammonimenti ho raccolto dalla trascendente semplicità ed energia della più Alta Legge.
Se noi consideriamo che cosa succede nella conversazione, nel rimorso, nelle ore di passione, nelle sorprese, nella formazione dei sogni, dove spesso ci vediamo trasvestiti — (gli strani trasvestimenti magnificano ed innalzano solo un elemento reale, imponendolo alla nostra attenzione) noi troveremo molti indizi che s’amplieranno e ci illumineranno nella conoscenza dei segreti della natura. Tutto tende a dimostrare che l’anima dell’uomo non è un organo, ma vita e moto per tutti gli organi; non è una funzione, come il potere della memoria, del calcolo, della comparazione, ma usa di queste funzioni come di mani e di piedi; non è una facoltà, ma una luce, non è l’intelletto o la volontà, ma quella che regge l’intelletto e la volontà; è il fondo del nostro essere, sul quale tutto giace; un’immensità infine non posseduta e che non può essere posseduta. Una luce brilla attraverso di noi sulle cose, e ci insegna che noi siamo nulla, ma che la luce è tutto. Un uomo è la facciata di un tempio, in cui abita tutta la sapienza e tutto il bene. Ciò che noi comunemente chiamiamo «uomo», l’uomo che mangia, che beve, che pianta, che canta, non si presenta come noi lo conosciamo, ma dà una cattiva immagine di sè. Noi non lo rispettiamo, ma se egli lasciasse apparire l’anima attraverso la sua azione, l’anima di cui è l’organo, ci farebbe cadere in ginocchio. Quando essa respira attraverso il suo intelletto, allora è genio; quando respira attraverso la sua volontà, è virtù; quando irrompe attraverso le sue affezioni, è amore. E la cecità dell’intelletto e la debolezza della volontà incominciano quando l’intelletto e l’individuo voglian avere un loro proprio valore. Ogni riforma tende a permettere all’anima di aprire le sue vie attraverso di noi; in altre parole ad indurci all’obbedienza.
Ogni uomo è talora sensibile a questa purissima spirituale natura. Il linguaggio non può dipingerla con i suoi colori; essa è troppo fine. Essa è indefinibile, incommensurabile, ma noi sappiamo che essa ci pervade e ci contiene. Noi sappiamo che tutto l’essere spirituale è contenuto nell’uomo. Un saggio ed antico proverbio dice «Dio viene a vederci senza campana» cioè, come non vi è una linea di separazione fra la nostra testa ed il cielo infinito, così nell’anima non vi è punto dove l’uomo, cioè l’effetto, cessa, e Dio, cioè la causa, incomincia. I confini sono tolti. Noi siamo aperti alle profondità della natura spirituale, ed agli attributi di Dio. Vediamo e conosciamo la Giustizia, l’Amore, la Libertà, il Potere. Nessun uomo possedette mai queste nature, ma esse si librano al disopra di noi, e specialmente quando i nostri interessi ci spingono a ferirle.
La sovranità della super-anima si rivela nella sua indipendenza da quelle limitazioni che ci circoscrivono da ogni parte. L’anima circoscrive ogni cosa. Come ho detto, essa contraddice ogni esperienza e nello stesso modo abolisce il tempo e lo spazio. Il dominio dei sensi ha dominato nella maggior parte degli uomini la mente a tal grado, che le mura del tempo e dello spazio sono giunte ad apparire così reali ed insormontabili, che il parlare con leggerezza di questi baluardi è divenuto, nel mondo, segno di pazzia. Eppure il tempo e lo spazio non sono che misure inverse della forza dell’anima. Un uomo è capace di abolirli. Lo spirito scherza con il tempo.
«_Può raccogliere l’eternità in un’ora,_ _O prolungare un’ora in un’eternità._»
Spesso siamo condotti a sentire che vi è un’altra gioventù ed un’altra età oltre quelle che sono misurate dal nostro naturale anno di nascita. Alcuni pensieri ci trovano sempre giovani e ci mantengono tali. Un tale pensiero è ad esempio l’amore dell’universale ed eterna bellezza. Ogni uomo si parte da tale contemplazione con il sentimento che ciò appartenga piuttosto alle età che alla vita mortale. La più piccola attività dei poteri intellettuali ci redime in un certo grado dalle tirannie del tempo. Nella malattia, nel dolore, dateci un brano di poesia od una profonda sentenza, e noi ci sentiamo sollevati; presentateci un volume di Platone o di Shakespeare, o ricordateci il loro nome, ed instantaneamente noi incliniamo ad un sentimento di longevità.
Vedete come il profondo, divino pensiero demolisce i secoli ed i millenni, e si fa presente attraverso tutte le età. L’ammaestramento di Cristo è meno efficace ora di ciò che fosse quando per la prima volta la sua bocca lo pronunziò? L’impressione scultoria di fatti e di persone sulla mia anima ha nulla a che fare col tempo. E così sempre, la scala dell’anima è una e quella dei sensi e dell’intelligenza è un’altra. Davanti alle rivelazioni dell’anima, il Tempo, lo Spazio e la Natura si ritraggono. Nel discorso comune, noi riferiamo tutte le cose al tempo, come abitualmente riferiamo le stelle sparse ad una sfera concava. E così diciamo che il Giudizio è lontano o vicino; che il Millennio s’avanza; che il giorno di certe riforme politiche morali o sociali è prossimo, e simili; quando noi vogliamo significare che, nella natura delle cose, uno dei fatti che noi contempliamo è esterno e fuggitivo, e l’altro è permanente e connaturato con l’anima. Le cose che noi stimiamo prestabilite, si staccheranno una per una come frutti maturi, dalla nostra esperienza e cadranno. Il vento le sospingerà chissà dove. I paesaggi, le figure, Boston, Londra, sono dei fatti così fuggitivi come qualsiasi istituzione passata o qualsiasi velo di nebbia o di fumo: e così è la società, e così è il mondo. L’anima guarda fermamente innanzi, creando un mondo davanti ad essa, lasciando dei mondi dietro di sè. Essa non ha date, non ha riti, non ha persone, non ha preferenze, non ha uomini. L’anima conosce solamente l’anima; tutte le altre cose non sono che oziosi veli per la sua veste.
L’importanza del suo progresso deve computarsi secondo la sua propria legge e non secondo l’aritmetica. I progressi dell’anima non sono fatti a gradi, che potrebbero rappresentarsi con il movimento di una linea retta; ma piuttosto a progressivi sviluppi, che potrebbero rappresentarsi con la metamorfosi — dall’uovo al verme, dal verme alla mosca. Le progressioni del genio sono di un certo carattere universale che non solleva l’individuo eletto prima al disopra di Giovanni, poi d’Adamo, e poi di Riccardo, e dà a ciascuno il dolore di un’inferiorità manifesta; ma per mezzo d’ogni laborioso progresso l’uomo si espande dove egli lavora, passando ad ogni impulso sopra classi e popolazioni di uomini. Ad ogni divino impulso lo spirito rompe la sottile corteccia del visibile e del finito, e sguscia nell’eternità, ne inspira ed espira l’aria. Esso conversa con le verità che sono sempre state dette nel mondo, e si fa conscio di una più intima simpatia con Zenone ed Ariano che con persone della sua casa.
Questa è la legge dell’acquisizione morale e mentale. I semplici si innalzano, come per leggerezza specifica, non ad una particolare virtù, ma nella regione di tutte le virtù. Essi vivono nello spirito che tutti li contiene. L’anima è superiore a tutte le peculiarità dei nostri pregi morali. L’anima richiede purezza, ma non quella tal nostra purezza; richiede giustizia, ma non quella tal nostra giustizia; richiede beneficenza, ma essa è qualche cosa di meglio; cosicchè quando tralasciamo di parlare di natura morale, noi sentiamo una specie d’inclinazione e di convenienza a sollecitare una virtù, che essa c’impone. Poichè all’anima, nella sua pura attività, tutte le virtù sono naturali, e non faticosamente acquisite. Parlate al cuore dell’uomo, ed egli diventa subitaneamente virtuoso.
Nello stesso sentimento si trova il germe del progresso intellettuale, che ubbidisce alla stessa legge. Coloro che sono capaci di umiltà, di giustizia, d’amore, d’aspirazioni, si trovano già ad un livello, che domina le scienze e le arti, l’oratoria e la poesia, l’azione e le buone disposizioni. Perciò coloro che dimorano in questa beatitudine morale si ripromettono di già quegli speciali poteri che gli uomini sì altamente stimano, allo stesso modo che l’amore apprezza tutte le doti dell’oggetto amato. L’amante non ha talento, non ha abilità, che conti per nulla presso la sua innamorata, per poco ch’essa possegga facoltà correlative. E il cuore, che si abbandona allo Spirito Supremo, si trova in relazione con tutte le sue opere, e giungerà per una strada regale alle particolari conoscenze ed ai poteri particolari. Perciò ascendendo a questo sentimento primario ed aborigeno, noi siamo venuti istantaneamente dalla nostra rimota stazione posta sulla circonferenza al centro del mondo, dove, come nel gabinetto di Dio, noi vediamo le cause, e preveniamo l’universo, che è se non un lento effetto.