L'anatra: Allevamento per la produzione della carne

Part 5

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La temperatura che deve regnare nella parte dove sta la cassetta di riscaldamento non dovrà oltrepassare i 25 o 26 gradi centigradi nei primi giorni, tre giorni dopo 24 gradi saranno sufficienti, quindi si scema gradatamente il calore. Una precauzione importante è di regolare il calore per la notte, che dev'essere inferiore al normale della giornata, e ciò perchè gli animaletti riuniti nel ristretto ambiente ne producono essi medesimi con quello che emana dal loro corpicino; l'eccesso va dunque rigorosamente evitato, anzi è da preferirsi che soffrano un po' di freddo, piuttosto che di caldo eccessivo. Se sentono freddo si accoccolano gli uni accanto agli altri e bene o male sopportano la temperatura bassa, ma quando si trovano in un'atmosfera troppo elevata, ansimano, sudano e l'indomani mattina sortendo al fresco rischiano di buscarsi una congestione polmonare o l'infiammazione agl'intestini che presto li spedirebbe ad patres. Per le prime notti almeno si faccia il sacrificio di verificar lo stato delle cose e provvedere in caso di anormalità coll'alzar o ribassare il grado atmosferico interno, sulle istruzioni pel funzionamento fornite dal fabbricante.

Per lo prime quindici o venti ore si lascino pur digiunare i neonati, tutt'al più si dia loro un po' d'acqua o di latte allungato, in cui possano soltanto immergere il becco. Ed ora si tratta d'insegnar alle bestiole private di madre a mangiare, cosa non troppo facile per i primi principii perchè l'anatrina non ha l'intelligenza precoce del pulcino di gallina e prima che abbia capito che per vivere è indispensabile mangiare ha bisogno di qualche lezione che possiamo darle noi stessi presentandole qualche lombrico vivo, il quale dimenandosi risveglierà nel piccolo essere l'istinto naturale che lo spingerà ad acciuffare col tenero beccuccio il vermiciattolo ed a buttarlo giù per nutrirsene; un'altra volta gli si porrà davanti un piattino contenente della pasta detta vermicelli cotta e che agitata con una bacchettina produrrà la quasi uguale impressione del lombrico. Questo corso accelerato d'istruzione che costituisce il punto più difficile dell'allevamento artificiale non durerà che due o tre giorni, quattro per gli allievi più ignoranti, poi basterà servir loro il pastone preparato ed una volta ammaestrati, le cose camminano da sè e la voracità si sviluppa in modo sorprendente.

Il pastone che dapprincipio sarà formato con midolla di pane raffermo, uovo sodo ed ortiche oppure cicoria od insalata trinciata finissima, con l'aggiunta di qualche insetto o verme di qualunque genere, sarà piuttosto molle, chè così verrà più facilmente inghiottito; si lasci sempre a disposizione degli allievi dell'acqua nel piccolo abbeveratoio, ma non bisogna permetter loro di bagnarsi fin che non abbiano almeno dieci giorni; por gli anatrotti da ingrassare questo bagno deve però essere vietato completamente; su ciò credo bene insistere.

A cominciar dall'ottavo giorno, l'elemento animalizzato dovrà entrare a far parte regolarmente della alimentazione negli anatrotti, ritagli di carne bolliti e tritati molto fini oppure ossa crude ridotte a trucioli con la macchina speciale detta trincia-ossa, andranno associati a crusca ed a farina di mais. Si diano anche loro delle minute granaglie ammollate per 24 ore, delle paste lesse, delle farine, del pane intriso nel latte, il tutto sempre in forma piuttosto liquida, ma non troppo, ad evitare la dissenteria; ripudiamo solo i pastoni di pura crusca che le massaie distribuiscono con tanta generosità ma che gonfia i giovani corpi senza nutrirli; degli animali tirati su con tal regime non saranno mai di qualche valore.

L'acqua piovana è causa di malanno per le piccole creature; si stia dunque attenti a non lasciarle cogliere da qualche improvviso temporale, e neppure si permetta loro di diguazzare nella mota; la loro lanuggine dei primi giorni non è per anco resa impermeabile dalla secrezione oleosa che col seguito impedirà la penetrazione dall'acqua nel loro abito di piumino, e questo soffice indumento si appiccica al corpo: e se poi vanno ad infangarsi nella melma, ciò forma come un'intonacatura, dalla quale non possono più liberarsi e finiscono per soccombere.

Se disgraziatamente non si fa in tempo a ripararli dall'acqua si procuri di salvar gli anatrotti ammollati col porli al più presto in un paniere accanto ad un buon fuoco.

L'anatra fin da piccina è amante di intrufolarsi nell'acqua sudicia col corpo ma specialmente col becco e per natura è piuttosto sporcacciona; basta osservare la sua manovra quando mangia, prende un boccone o due poi corre all'abbeveratoio, ritorna al piatto per far subito dopo un'altra visita all'acqua, ed in tutti questi andirivieni, divertentissimi da osservare se vogliamo, l'anatrotto insudicia dappertutto, anche il suolo del casotto di rifugio viene contaminato dalle zampine cariche di mota e di deiezioni liquide; per cui, onde conservar l'igiene così necessaria nell'allevamento, ogni giorno, possibilmente, si cambierà la segatura di legno, la paglia o quello strato di altri elementi che devono guarnire il suolo dell'abitazione; nelle madri artificiali hanvi generalmente due scomparti, dei quali uno è all'aria libera con reticolato e l'altro costituisce il casotto di ricovero; questi due scomparti devon esser tenuti sempre puliti ed è questa una misura indispensabile per la salute dei piccoli allievi.

Il sole, a sua volta è per essi pericoloso un'insolazione può avere degli effetti fulminanti sulle tenere bestiole, le quali, tuttavia, una volta passato il primo periodo d'età s'irrobustiscono di giorno in giorno, l'appetito si fa sempre più feroce, per cui cinque o sei pasti al giorno non sono di troppo, e diventano degli animali oltre ogni dire, ed in ogni caso sempre meglio di quelli d'altre specie, resistenti.

Un esempio di allevamento ristretto

È abbastanza strano che di tutte quelle egregie persone desiderose di tener qualche volatile da cortile novanta su cento scelgano una o più razze di polli, dalle quali si ripromettono chissà quali e quanti vantaggi, e quasi nessuna getti gli occhi sulla numerosa schiusa delle anatre, fra le quali hanvene pure di graziosissime come le Mandarine, le Caroline, le Mignon ecc. per chi non cerchi nell'allevamento che il diletto, mentre dal lato materiale la maggior parte delle anatre dà ben altre soddisfazioni di quante possano offrirne i polli.

Non nego che il possesso di un gallo ardito dalla lussureggiante livrea, col suo fiero portamento, le sue mosse, lo squillante chicchiricchì, di quel sultano delle affaccendate galline le quali col loro canto trionfale segnalano la deposizione del miracoloso, riconfortante prodotto giornaliero, tutto ciò presenti delle attrattive che le modeste, tranquille poco canore anatre non sono in grado di offrire. Ma quando si considerino le prerogative che queste ultime presentano, la loro facile adattabilità a qualunque genere di cibo che convertono in carne e grasso, mettendo in tale operazione assai minor tempo di qualsivoglia razza di polli, se si tenesse calcolo della robusta loro fibra che le rende quasi sempre refrattarie alla maggior parte delle malattie che insidiano e decimano gli altri volatili domestici, ove infine si facesse entrare nella somma dei rendimenti quello dei sotto-prodotti come le piume ed il piumino, specialità dei palmipedi, la bilancia dovrebbe pendere in favore di questi ultimi.

Le uova di gallina, è bensì vero, sono più pregiate di quelle d'anatra, ma queste danno dei pulcini graziosi anch'essi, e sopratutto più robusti, di sviluppo più precoce. Quanto ad importanza di produzione non mancano le razze ovaiole, la Corritrice Indiana sta al paro quando non supera la miglior Leghorn. Al postutto, il trionfo dell'anatra sta nella precoce produzione di carne ed è su questa che convien basare il concetto dell'allevamento.

È innegabile che l'allevamento dell'anatra venne sempre considerato come facente parte delle piccole industrie campestri, non adattabile alle occupazioni di piccoli proprietari o di modesti impiegati dimoranti in campagna ed in cittadine di provincia. Uno degli ostacoli al suo diffondersi è il preconcetto sbagliato della necessità dell'acqua per bagnarsi, mentre è anzi contraria alle giovani anatre che hanno una vita effimera, destinate come sono al macello a poche settimane d'età. Se un'acqua corrente, una gran vasca sono giovevoli ai riproduttori quantunque non assolutamente indispensabile, un recipiente abbastanza grande per tuffarvi ripetutamente il becco, poichè per natura loro, questi animali hanno un gran bisogno di bere mangiando, è ugualmente bastevole per essi.

Un bell'esempio di allevamento in piccole proporzioni è citato nell'ultima edizione della sua _Basse-cour productive_ dall'esimio allevatore-scrittore L. Brechemin, parlando di quella d'un amico, il quale ha impiantato un recinto per anatre; questo è diviso in due parti mediante rete metallica, ed alla base del divisorio venne scavato nel terreno un bacino comune alle due parti del recinto, la lunghezza della vasca è di quattro metri, la larghezza è di un metro e la profondità, 70 centimetri. Un po' più lontano l'anatricultore ha fatto costruire un secondo recinto nelle identiche condizioni il cui scopo si spiega chiaramente. Egli tiene due razze, la Rouen e la Pechino, da ciò la necessità del divisorio, inutile per chi ne tiene una sola.

Nel piccolo allevamento in questione ogni parchetto contiene sei femmine ed un maschio di ciascuna delle due razze suindicate. Il bacino viene vuotato ogni quattro giorni per mezzo di un tubo di scolo e l'acqua cambiata, perchè rimanendo stagnante per molto tempo si corromperebbe, e l'igiene è importantissima nelle agglomerazioni di animali in ristretto spazio. Come l'acqua, il suolo dove dimorano gli animali va soggetto alla corruzione in causa dei loro abbondanti escrementi, ed è ad ovviare alle funeste conseguenze facilmente derivanti che venne ideata la costruzione di un secondo recinto, ogni tre mesi gli abitanti vengono fatti sloggiare da quello inquinato e sospinti nel nuovo, le capanne smontabili sul genere di quelle descritte nel capitolo dell'alloggio, sono trasportate nella dimora diversa e subito dopo il trasloco, il terreno lasciato libero riceve una rivoltatura radicale, alla profondità di un ferro di vanga, quindi seminato ad avena. Quindici giorni o tre settimane dopo gl'inquilini possono già reintegrare il domicilio primitivo che ritrovano fresco e risanato, ma è meglio aspettare anche un mesetto.

In questo allevamento così modestamente ideato e condotto le femmine danno da novanta a centodieci uova all'anno, quasi tutte fecondate; i maschi hanno almeno due anni e sono conservati fino ai quattro; e così pure le femmine per le quali questo limite d'età non va oltrepassato, poichè diventano poi troppo pingui e la produzione delle uova fecondate scema grandemente.

L'incubazione viene affidata a delle galline od alle macchine e la schiusura raggiunge una proporzione elevatissima, quasi il 90%. Simile risultato è in parte dovuto al nutrimento affatto speciale distribuito dal principio di Gennaio fino al Luglio, composto di alimenti molto azotati in cui entra in certa parte la farina di pesce. E qui sta il segreto d'un alimento di prim'ordine per la nutrizione delle anatre in rinchiuso durante la stagione dell'ovificazione, come gioverebbe pure alle galline se non fosse il timore che tale elemento comunichi un gusto poco gradevole alle uova destinate al consumo, mentre per quelle da far covare ciò non ha importanza alcuna; in Inghilterra come in Francia la farina di pesce ha preso una gran voga da qualche tempo e la fabbricazione si è venuta talmente affinando che l'odore è quasi del tutto soppresso, e d'altro lato la quantità da aggiungere ai pastoni è troppo piccola perchè possa aver un'influenza sensibile anche sulle uova di gallina.

Come granaglie le anatre dell'allevamento ridotto di cui si parla ricevono dell'avena e del gran saraceno; oltre a ciò ad ogni pasto non si risparmia la verdura.

Questo piccolo industriale alleva in media 900 anatrotti all'anno ch'egli vende all'età di due mesi a due e mezzo, e l'utile ricavato varia secondo la stagione oscillando fra L. 1.50 e L. 2.50 al capo. Tutta la produzione in anatrotti viene assorbita da un solo ristorante parigino che ne ha un gran consumo.

L'utile di L. 2 in media ossia di L. 1800 per 900 piccoli ingrassati non sarebbe di certo sufficiente per far vivere un allevatore, un privato, al giorno d'oggi specialmente, ma può sempre calcolarsi quale un dippiù aggiunto ad una situazione modesta, come è il caso della persona summenzionata. Perchè potesse prodursi un beneficio abbastanza considerevole da permettere ad una famiglia di vivere con esso bisognerebbe duplicare e magari triplicare il numero dei parchetti coi relativi riproduttori, cercar il collocamento di un numero abbastanza importante di anatrotti, aver un aiuto per l'andamento dell'azienda possedere un certo capitale, impiantarsi insomma su ben differenti basi. Evidentemente ciò costituirebbe una speculazione industriale nella quale entrerebbero in giuoco vari fattori ma anche contemporaneamente certi utili, come le piume che in un piccolo allevamento non possono aver molta importanza mentre in un grande ne acquistano una considerevole.

Ma se è dato a pochi d'intraprendere una consimile vasta azienda, numerosi possono essere i piccoli allevatori cui può sorridere l'attraente e lucrativa occupazione.

Come e dove s'industrializza l'allevamento dell'anatra

L'industria dell'allevamento intensivo dell'anatra a scopo della produzione accelerata di carne per consumo non è praticata finora che negli Stati Uniti d'America ed in Australia; l'Inghilterra possiede solo un grande stabilimento di tal natura, la piccola industria campestre di cui si è parlato a proposito della razza di Aylesbury non potendo esser annoverata fra le grandi del genere perchè suddivisa tra la popolazione villica. In Francia è ancora sconosciuta, come lo è, inutile dirlo, da noi, nè mi consta venga esercitata in Germania dove l'oca è preferita; da tempo presso i Cinesi si usano dei sistemi economici per l'allevamento industriale dell'anatra, ma anche colà si tratta d'un'industria frazionata, per quanto diffusissima, non mai di un sistema grandioso come viene applicato e condotto nei vasti allevamenti americani un modello del qual genere il solo forse che esista in Europa è quello di Harrow Weald nel Middlesex (Inghilterra).

Il primo ad aver l'idea d'un immenso _anatrificio_ (mi si conceda il neologismo che nessun dizionario registrerà sicuramente) è stato l'americano Rankin, ricordato in certi recenti lavori di pollicoltura fra i quali quello del Blanchon riprodotto dal _Giornale degli Allevatori_. Il Rankin fece i primi esperimenti della nuova industria or sono circa cinquant'anni coi sistemi artificiali senza di che non sarebbe probabilmente mai riuscito a capo di nulla d'importante. Dopo varie prove più o meno fortunate e non senza aver assaggiato il fiele delle facili ed acerbe critiche nonchè dei catastrofici pronostici, non scoraggiato, ostinatissimo, vien sù ad ottenere dei giovani prodotti a condizioni rimunerative, specialmente perchè portati sul mercato nei momenti più favorevoli, molto tempo prima cioè dell'arrivo dei prodotti ottenuti nell'epoca normale.

Come nella maggior parte dei casi succede, visto l'esito ottenuto, vennero fuori i scimmiottatori, e fra questi si distinse certo Weber, tedesco d'origine, che in unione ai figli si dedicò egli pure all'industria novella stabilendosi nel 1890 a Wrentham, al sud di Boston.

Quello dei Weber è uno stabilimento modello, in cui l'impianto meccanico è al completo; i trituratori di ossa fresche e tutti gli altri istrumenti funzionano per mezzo di motore a vapore; le incubatrici, le allevatrici tutte sono perfezionatissime; una minuscola ferrovia circola nell'intero stabilimento, sia per il trasporto degli alimenti come per l'asportazione degli escrementi dei volatili e così per ogni altro servizio. I tuberi e così pure i legumi che entrano a far parte dell'alimentazione sono prodotti sul terreno della vasta proprietà, si fanno cuocere e si mescolano alle granaglie triturate ed alle farine formando dei pastoni che vengono lavorati con acqua bollente.

L'impianto non è sulle rive d'un corso d'acqua come lo sono altri congeneri, forse meno importanti, ma a quanto pare ciò non è un impedimento alla sua prosperità; tuttavia quando sia possibile una derivazione d'acqua per la vicinanza d'un fiume o d'un canale, ciò è sempre assai preferibile, la proporzione delle uova fecondate risultando in generale assai maggiore.

Nel suddetto anatrificio, dove la razza di Pechino è in preponderanza, come del resto in quasi tutti i grandi stabilimenti americani, si cerca di produrre l'anatrotto precoce da consumo; i riproduttori sono tenuti in recinti di proporzioni adatte ed i maschi in quantità sufficiente per assicurare una buona riproduzione. Le giovani femmine non si lasciano produrre troppo presto, non si forzano, e ciò nell'intento di aver delle uova meglio fecondate.

Gli anatrotti rimangono due settimane soltanto sotto le allevatrici artificiali, riscaldate a non oltre 15 gradi, ed hanno libero accesso a delle tettoie ben riparate dove vanno a godersi quel po' di vita che alla gran maggioranza di essi è concessa. Allorquando hanno quattro settimane, se la temperatura è mite, vengono trasportati all'aria libera, dove trovano delle capannuccie da ripararsi, circondate da telai a rete metallica, ma nei casi di repentini cambiamenti di temperatura sono subito ritirati e trasportati in locali difesi dalle intemperie; giunti però a sei settimane d'età gli anatrotti non temono più gran che dei capricci del tempo e, d'altro lato, l'alimentazione che ricevono essendo assai animalizzata molto contribuisce al loro sviluppo. E allorquando hanno poi dieci settimane e pesano circa due chilogrammi e mezzo vengono sacrificati e piumati immediatamente dopo morti, e appena terminata la spiumatura tuffati in acqua freddissima, ottenendo con ciò una maggior compattezza della carne oltre all'aspetto migliore del volatile.

È sulle traccie di quanto praticano gli americani e dopo aver fatto gli studi nello stabilimento Forbin che l'inglese L. B. Purdey si è deciso ad impiantare una gran _fabbrica di anatre_ con tutti i perfezionamenti dettati dalla pratica e con l'adattazione dei più recenti trovati della scienza, come termosifoni per riscaldamento, luce elettrica in tutti quanti i locali, compresi quelli di abitazione dei palmipedi ecc. ecc., onde farne un allevamento modello sotto ogni rapporto. Allo impianto, costato dodicimila lire sterline, ha presieduto uno spirito d'organizzazione quale non si potrebbe trovar superiore per industrie di qualsivoglia altro genere, e data la novità di questa, di più razionale e perfetto.

L'azienda, intitolata «Middlesex duck plant», occupa una superficie di quattro ettari; i vari edifizi che vi sorgono sono tutti in legno, senza lusso, ma ben ideati e solidamente costrutti.

I recinti dove stanno i riproduttori, dei quali quasi tremila sono femmine e nella maggior parte della feconda e precoce razza di Pechino, sono tutti muniti di una vaschetta in cemento, dove l'acqua corrente viene di continuo rinnovata; ogni due recinti un pollaio in comune serve di ricovero agli abitanti per la notte, e per la fetazione; esso è però diviso in modo che i volatili di ogni parchetto hanno una parte separata e con ciò non succedono confusioni.

La parte più interessante dell'azienda è quella che concerne i giovani e la loro breve esistenza di nove settimane attraverso una serie di sale e parchetti che si seguono gli uni in fila agli altri e dove gradatamente dalla nascita si avviano al sacrifizio.

Un grande interesse desta pure il locale d'incubazione; le incubatrici ad acqua calda, di marca Hearson, una delle più perfezionate, sono in numero di ottanta e possono contenere fino a ventimila uova in una sola volta. Le sale d'incubazione vedono schiudere giornalmente le uova di parecchie di queste macchine e gli anatrotti vengono trasportati immediatamente di mano in mano che nascono nelle sale d'allevamento, il cui riscaldamento è assicurato a mezzo di un termo-sifone posto nella stessa sala dove si preparano gli alimenti: la temperatura è costantemente mantenuta fissa da un regolatore automatico.

Nelle cucine belle e ben aereate si preparano i pastoni per i riproduttori e pei piccoli allievi e appena pronti, dei vagoncini su rotaie li trasportano per la rapida distribuzione. L'alimentazione è combinata in modo da ottenere il prontissimo sviluppo degli anatrotti destinati a breve carriera mortale, dapprima in carne ed in grasso successivamente, senza preoccupazione della forte ossatura necessaria soltanto negli individui che dovranno formare dei vigorosi riproduttori.

Appena nati si lasciano tranquilli durante ventiquatt'ore, nel qual periodo di tempo essi nulla hanno a soffrire del digiuno, trascorso il quale periodo si incomincia a distribuir loro dei pastoni composti con farina di mais, uova sode spiaccicate, foglie d'ortica o crescime oppure trifoglio, secondo la stagione, trinciata molto finemente. Essi, nei primi momenti stentano un po' a nutrirsi da sè, ma una volta la difficoltà vinta, diventano quei famosi mangioni che tutti sanno; in seguito, i pastoni vengono formati con mais macinato, panelli triturati, crusca e un po' di carne di bue. I pasti pei giovani allievi sono tre al giorno; per i riproduttori invece sono due soli e nella loro composizione si cerca di associare l'efficacia maggiore all'economia.

Subito dopo le cucine una galleria lunga trecento metri comprende sessantanove scomparti, parte a destra e parte a sinistra, divisi da un passaggio centrale dove scorrono i vagoncini su rotaie che portano gli alimenti e quelli pel trasporto della paglia da giaciglio, la quale viene cambiata ogni giorno, quella sporca da escrementi essendo asportata ed ammucchiata in locale distante.

L'edifizio, sbiancato con latte di calce internamente ed intonacato all'esterno, dipinto a carbolineo, ha il suolo tutto cementato, onde facilitare la pulizia con lavatura e disinfezioni; esso è nella notte continuamente rischiarato a luce elettrica per evitare qualsiasi pericolo d'allarme nei timidi animali al passaggio dei guardiani, e, a quanto pare, non è la luce che turbi i loro sonni, essendovi abituati fin dalla nascita. La galleria è divisa in due parti, delle quali una è riscaldata, per l'allevamento degli anatrotti fino alla settima settimana, l'altra non riscaldata serve a contenerli per le rimanenti due settimane, in cui si compie il loro allevamento e l'ingrassamento.

Ingegnosamente prodotto e distribuito a mezzo di canali, attraverso i quali passa il vapore, il riscaldamento è regolato in modo da portare la temperatura nel punto più caldo a 32.2 centigradi e non scende mal al disotto di 21 gradi. È quello insomma di una gran madre artificiale, in cui tutte le disposizioni sono prese in vista di un allevamento in condizioni ottime, e che troppo luogo sarebbe descrivere più minutamente.

In complesso, si tratta di tre grandi scomparti suddivisi in sessantanove piccoli, i due primi sono riscaldati dovendo funzionare da madre per gli anatrotti; il terzo grande scomparto, dalla 16ª alla 49ª suddivisione è riscaldato soltanto in inverno, e dalla 50ª alla 69ª ed ultima suddivisione, dedicate all'ingrassamento, non sono punto riscaldate.