L'anatra: Allevamento per la produzione della carne

Part 4

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In sostanza il concime prodotto dagli escrementi del nostro palmipede mescolati a qualche materia come quelle indicate, compreso il gesso e la sabbia, o la sansa, ha un certo valore e mal si agirebbe non apprezzandolo come merita; orticoltori, giardinieri, agricoltori lo stimano e se ne valgono; essi però si guardan bene dall'adoperarlo collo stato puro; ben sapendo come in tali condizioni, invece di fertilizzare il terreno, brucierebbe le piante.

L'alimentazione

Noi sappiamo che l'anatra è dotata, generalmente, di un appetito formidabile, per saziar il quale ogni alimento si può dire è buono ed accetto golosamente, ben pochi hanno la disgrazia di far torcere il loro becco; e siccome la digestione si compie in misura straordinariamente rapida ed agevole, così ne viene di conseguenza che dopo il pasto ha più fame di pria; e per la sua facilità di assimilazione tutto ciò che mangia le fa prò, quindi cresce e si sviluppa presto e bene.

Nutrire convenientemente un'affamata simile, costituisce, e ciò è spiegabile, il problema principe dell'allevamento; su tal punto culminante è richiamata quindi l'attenzione di chi deve provvedere a risolvere il problema di non sempre facile soluzione per quanti hanno molti capi da mantenere.

Il genere, la natura, il valore e la quantità degli alimenti dovono necessariamente differire secondo l'età e lo scopo al quale gli animali sono destinati, e le anatre, qualunque sia l'età e lo scopo, mangian sempre bene e volentieri, ma è evidente che a dei giovani i quali hanno solo, davanti a sè, pochi mesi di vita e che debbono raggiungere in breve tempo il necessario sviluppo, non si dovrà dare la stessa nutrizione che conviene a dei futuri riproduttori o a degli adulti in produzione. L'alimentazione andrà pure modificata secondo l'epoca dell'anno, aumentandone il valore nei momenti della fetazione o della muta delle penne, riducendola ai minimi termini nel periodo di riposo finalmente, la razione d'ingrassamento andrà pure costituita in modo diverso dalle altre. Tutto ciò è abbastanza logico perchè sia necessario spiegare e giustificar ampiamente.

A noi risulta altresì che l'anatra selvatica dalla quale deriva la maggior parte delle anatre domestiche conosciute si nutre sopratutto di cibi animali, vermi di terra, lumache grosse e piccine, insetti di terra e d'acqua, ranocchi formati od allo stato di girino od altri animalucci consimili; nè diversa è l'alimentazione delle anatre d'oltre Oceano ora addomesticate; grandi e piccine seguono tutte lo stesso regime a base animale ed è su questo principio che dovrebbe esser impostato il sistema di nutrizione se volessimo uniformare l'alimentazione delle nostre anatre a quella dell'anatra selvatica. Ma se ciò non è rigorosamente necessario, neanche il principio in questione va negletto; noi possiamo in parte modificare il regime sostituendo a dei cibi animali diversi altri che l'uguagliano in valore, in cui l'elemento azotato nella formazione delle razioni per giovani ed adulti sia essenzialmente curato.

L'ideale dell'alimentazione anche dal lato economico sarebbe quello preconizzato e descritto dall'Espanet, il quale consiste nello scavare di fianco ad un corso d'acqua, ad una data distanza fra di esse, tante fossette, profonde un metro circa, larghe in proporzione degli animali che si allevano, in cui s'introduce dell'acqua lasciandovela stagnare per qualche giorno; quindi si permette alle anatre di andare a nutrirsi degl'insetti e delle erbe acquatiche che popoleranno la prima fossa, l'indomani si fanno passare alla seconda fossa poi ad una terza e così via via per ricominciar quindi dalla prima che nel frattempo avrà avuto campo di arricchirsi di una nuova colonia di animaletti e di piante, continuando usque ad finem nella manovra semplice ed economica.

Il metodo sarebbe certamente da adottarsi se non che ritengo ne sia data a pochi l'applicazione, e d'altro lato, se può convenire per i riproduttori formati e da formarsi, non è così per i giovani destinati al precoce sacrifizio ai quali l'acqua dev'esser negata ed il regime alimentare va dato sotto una forma speciale; e neppure sarebbe adatto ad ottener buoni effetti nell'ingrassamento.

Lasciando da parte pel momento il regime per gli anatrotti di cui ci occupiamo nel capitolo riguardante il loro allevamento, passeremo succintamente in rivista le principali sostanze azotate da far entrare, per quanto possibile nella formazione del pastone per gli adulti nell'epoca della fetazione e che associate alla crusca di frumento o di gran turco costituiranno la base della loro alimentazione. Esse sono: sangue fresco o cotto, sangue melassa, ossa fresche raspate a macchina, scarti di carne di bue, di cavallo o d'altri animali, farina di carne, farina di pesce, crisalidi di bachi da seta, lumache pestate, maggiolini, cavallette ecc. ecc.

A queste sostanze animali se ne aggiungono altre d'origine vegetale che completano il sistema alimentare delle anatre, fra cui diverse leguminose ricche in azoto come il trifoglio, ad esempio; vengono poi i panelli di cocco, d'arachide, di mais, i residui di distilleria e di fabbriche d'amido, di paste alimentari, di birra ecc.

Quali di questi ingredienti siano rinvenibili da noi, in questi momenti sopratutto, non è facile asserire; si indicano teoricamente per una guida; l'allevatore deve poi cercarne l'applicazione secondo le sue facoltà l'ubicazione, la maggior o minor facilità e convenienza di procurarseli. Nei paesi dove l'allevamento dei volatili domestici è ben compreso ed esercitato, per quanto i prezzi attuali dei cibi siano elevati, c'è sempre la convenienza nell'esito dei prodotti a larghe condizioni, ma havvi anche la facilità di procurarsi un po' di tutto, incominciando dalla farina di carne e da quella di pesce, quindi tutto il resto, quale viene annunciato dai giornali di avicoltura; nel nostro paese invece buona parte di tali sostanze sono introvabili, non vi si fabbricano perchè l'avicoltura è ancor sempre troppo negletta, quindi nessuno si occupa di mettersi a far dei prodotti che non verrebbero ricercati e d'altra parte l'importarli dall'estero non è neppure conveniente causa l'enorme spesa di trasporto, dogana, cambio ecc.; e se qualcuna di queste materie è possibile avere, il prezzo è tale che pochi si sentono la volontà di acquistarne.

Esaminiamo quelle un po' meno rare, più facili da procurarsi o che è possibile fare da noi stessi.

Il sangue di macelleria fresco sarebbe un ingrediente utile senonchè oltre alla manipolazione non molto gradevole, si corrompe in poco tempo; perchè si conservi un po' meglio convien farlo cuocere insieme a dei farinacei e distribuirlo così ai volatili, ai quali tuttavia ripugna un po' dapprincipio, od ancora disseccarlo, che in quelle condizioni dura alquanto più a lungo. Si getta il sangue accagliato entro acqua bollente cui si aggiunge una cinquantina di grammi d'acido borico, lasciandovelo quindici o venti minuti, e quando è un po' consistente lo si divide in fette sottili che si fanno seccare al fuoco o in una stufa. Una volta queste ben secche, si polverizzano con un macinino qualunque o con un trinciacarne.

Quando è possibile procurarseli a buone condizioni, gli scarti di carne di cavallo che si fanno cuocere, tanto più se lasciano desiderare dal lato della freschezza, sono preferibili al sangue.

Le crisalidi dei bachi da seta, ricchissime in principii azotati sono molto ben accette, tritate e miste ai pastoni, a tutti i volatili, ma hanno l'inconveniente di esalare un puzzo disgustoso, che comunicano alle uova; è bensì vero che quelle d'anatra sono quasi sempre riservate per la riproduzione, e l'inconveniente lamentato non ha quindi alcuna conseguenza temibile; del resto lo si eliminerebbe sospendendo l'uso delle crisalidi per quindici o venti giorni allorquando s'intendesse servirsi delle uova pel consumo. Inoltre per averle a condizioni favorevoli bisogna abitare non troppo lontano da qualche filanda senza di che il trasporto renderebbe subito troppo oneroso il costo di tal mercanzia. Altrettanto va detto per i residui di birreria, delle distillerie, fabbriche di pasta ecc.

Le ossa fresche, contenenti 25 a 30% di materie azotate e circa il 60% di fosfato di calce sono quanto di meglio si possa desiderare ed usare, pure o mescolate nei pastoni, tanto per lo sviluppo degli allievi quanto per la fetazione delle femmine come ancora per contribuire all'acceleramento della muta delle penne; il valore delle ossa fresche è molto superiore a quello delle ossa calcinate che contengono soltanto del fosfato di calce, ma per utilizzarle è indispensabile ridurre le ossa, siano esse di bue, di vitello, di montone, in modo che possano venir consumate dai volatili e ciò si ottiene con l'uso di una di quelle macchinette, dette trincia-ossa di fabbricazione americana od inglese in cui un congegno ben ideato permette di ridurre le ossa ad un mucchio di sottili scaglie aventi la forma dei trucioli che si ottengono piallando il legno. I volatili afferrano col becco queste laminelle con tutta facilità e le ingoiano, siano allo stato naturale od introdotte nei pastoni di crusca e farina, con loro grande profitto. Non v'è miglior agente di abbondante produzione d'uova, di sviluppo di vigoria ed in pari tempo economico, giacchè le ossa costano relativamente poco. È la spesa del trincia-ossa che riesce alquanto gravosa nei momenti attuali, ma che cosa non è caro ormai? tuttavia essa viene assai presto e largamente rimborsata dal profitto che se ne ricava nell'invigorimento degli animali e nell'ampia messe di uova che con altri mezzi difficilmente si otterrebbe.

Gl'insetti quali i maggiolini, le cavallette, e poi i lombrici, le lumache, le quali vanno distribuite pestate, non costano che il fastidio di dar loro la caccia, ma non tutti hanno modo e tempo di dedicarvisi, e poi, d'inverno è quasi impossibile trovare simile elemento azotato, se poi il branco di animali che si mantiene è tan si poco numeroso l'impresa diventa irrealizzabile; beato chi può occuparsene od ha mezzo d'incaricar qualcuno di farlo. A tal proposito, si legge accennato nell'eccellente opera del Brechemin sull'avicoltura, un cibo animale assai comune nelle campagne, al quale ben pochi pensano, di nessuna spesa, che richiede solo una leggera fatica; è a un dipresso il sistema Espanet già accennato.

Chi passa accanto ad un'acqua stagnante, ad un fosso, avrà spesso osservato delle grandi agglomerazioni di minute foglioline di forma tonda, verde chiaro galleggianti sulla superficie dell'acqua che in gran parte ricoprono; questa vegetazione, detta lenticchia palustre pare creata appositamente per l'anatra perchè essa alberga un'infinità di piccoli insetti, delizioso pasto pel vorace lamellirostro, come lo sono pure le uova ed i girini di rane che negli stagni generalmente si trovano. Con una rete qualunque un po' fitta si raccoglie quest'erba, la si ficca in un sacco e si porta alle anatre, le quali con un godimento senza pari ingoieranno erba ed insetti, per il gran profitto del proprietario cui il cibo squisito e nutriente nulla avrà costato. Si può anche, in certo modo, coltivare la pianticella acquatica, pescandone una qualche quantità e distribuendola in varie tinozze di legno piene d'acqua, esposte al sole, e sul suolo delle quali si sarà introdotto della terra; dopo alcuni giorni, si svilupperà in queste tinozze una massa brulicante d'insetti; con una rete se ne coglie quel tanto che occorre e si serve ai nostri palmipedi, lasciandone parte affinchè la vegetazione si propaghi e la colonia degl'insetti cresca e si moltiplichi.

Quanti poi hanno mezzo, trovandosi nelle vicinanze d'una città, di procurarsi gli avanzi di cucina degli hôtels, delle piccole locande, dei restaurants, delle caserme, degli ospedali, delle famiglie signorili, avranno con ciò, a condizioni generalmente modiche, una alimentazione completa per le loro anatre, le quali per la voracità, per la facile assimilazione dei cibi sono da paragonarsi al porco e le grasse mescolanze che a questo si somministrano giovano in ugual misura e con gli stessi portentosi effetti all'ingordo palmipede.

I pezzi di pane, di carne, di verdura e così le acque grasse di rigovernatura unite a crusca od a panelli triturati costituiscono ancora un'eccellente alimentazione economica.

Fra i diversi panelli più facilmente rintracciabili nei nostri paesi figurano quelli di lino, di arachide, di mais; poi vengono i panelli di cocco, di cotone, di noce, di cacao; ma non è sempre facile averne. Il tenore in materie azotate dei primi tre, cioè: lino, arachide, mais è, 28.5 — 27.3 — 47 rispettivamente, e di materie grasse: 9 — 0 — 8. — Il panello di cacao oltre ad essere una sostanza nutrientissima, ha pure il vantaggio di comunicare alle carni un profumo speciale delicato. Ben inteso, i panelli vanno sfarinati fini il più possibile con un istrumento adatto.

Nell'alimentazione giornaliera non andranno completamente lasciate da parte le granaglie che poste ad ammollare ventiquattr'ore prima di somministrarle saranno più facilmente digeribili; una piccola quantità messa in qualche recipiente piatto assieme ad un po' d'acqua la quale agevolerà la presa del cibo non farà male. Il becco dell'anatra non è conformato come quello del pollo, con esso il nostro palmipede, invece di beccare, afferra gli alimenti e con una manovra speciale, aiutandosi con ripetuti sforzi li ingoia e di tanto in tanto scappa all'abbeveratoio; quanti hanno visto un'anatra mangiare avranno osservato con quale destrezza e celerità straordinaria compia le funzioni che formano lo scopo essenziale della sua esistenza.

Ho accennato al fieno di trifoglio; è un alimento dei più indicati e da qualche tempo incessantemente suggerito da tutti i trattatisti come dai pratici per la nutrizione del pollame in genere grazie alle sue qualità efficienti accoppiate al costo minimo. Bisogna servirsi di fieno che sia stato segato poco prima della fioritura, lo si sminuzza col trinciapaglia la sera avanti di distribuirlo, quindi se ne mette quel tanto che occorre secondo la quantità di animali da nutrire, e ciò si apprenderà facilmente con l'uso, in una bigoncia od in recipiente qualsiasi, preferibilmente in legno, versandosi sopra dell'acqua bollente; il fieno imbibendosi gonfia molto ed in capo ad una diecina d'ore servirà, mescolato a crusca, a formare un buon pastone in cui sarà bene aggiungere per renderlo maggiormente appetitoso ed anche vieppiù nutriente, un po' di sale e qualche sostanza, fra quelle facilmente ottenibili, saporita.

Del resto la maggior parte delle erbe, le ortiche le insalate, come anche le patate di scarto cotte e tagliuzzate e le barbabietole trinciate, associate ai panelli formano dei pastoni che, fra parentesi, devono esser piuttosto molli che troppo asciutti, di costo ridotto o minimo ed abbastanza nutrienti. Anzi, così costituite queste razioni sono per la loro modicità quelle che più convengono durante l'epoca in cui i riproduttori hanno meno bisogno di alimentazione corroborante ed anche per i giovani che si voglion conservare per la riproduzione i quali abbiano però già raggiunto il loro sviluppo.

La quantità che un'anatra assorbe in una giornata dev'essere di almeno 150 grammi di alimenti pesati asciutti: crusca, panelli, granaglia, compreso l'elemento animalizzato ma senza calcolare quello verde il quale deve servire solo a titolo di complemento; Pascal[1] calcola il peso totale giornaliero in cibo misto e secco occorrente per un'alimentazione normale di un'anatra in 75 grammi per ogni chilogrammo di peso vivo. Ma siccome in avicoltura nulla vi è di assoluto, così il determinare in modo preciso la quantità è cosa impossibile, ciò dipendendo molto dallo stato di salute, dall'età ed anche dalla varietà degli animali che si allevano, alcune razze di più rapido sviluppo avendo delle esigenze che altre non dimostrano; la teoria cede generalmente il posto alla pratica. In massima, più la quantità ed il valore degli alimenti sono forti, e se gli animali li assimilano facilmente, gli effetti si fanno sentire in modo visibile o si possono constatare sulla bilancia nei giovani che si allevano, pei quali un nutrimento in cui la relazione nutritiva sia stretta, ossia la proporzione delle materie azotate fortissima, è indispensabile pel loro rapido sviluppo; ed è questo il periodo in cui l'alimentazione va più accurata.

Come si allevano gli anatrotti

La maggior parte delle anatre domestiche è assai precoce nella fetazione, alcune, come la Corritrice Indiana incominciano fin dall'Ottobre, ma viceversa, in genere non sono molto propense a covare, anzi, vi sono delle razze affatto restie; ciò fa sì che è di tutto interesse affidar le uova a qualche gallina od alla tacchina e meglio ancora all'incubatrice artificiale.

Trovar delle galline disposte a covare nella stagione invernale onde aver così una schiusura precoce è difficile se non impossibile; si può ottener lo scopo forzando la tacchina a covare e ciò con dei sistemi alquanto barbini, ma neanche sempre ci si arriva poichè è cosa contro natura, ed in ogni caso ciò costituisce un lavoro malagevole. Il sistema più sicuro e comodo è quello della incubatrice artificiale; questa è sempre pronta in qualsivoglia epoca dell'anno, essa non ha mai gl'insetti che perseguitano le chioccie animali e che si trasmettono alla progenitura, con essa si possono far schiudere non delle diecine, ma delle centinaia e migliaia d'uova. Certamente chi fa un minuscolo allevamento può contentarsi di una covatrice vivente, ma allora deve aspettare che questa sia di comodo a covare od altrimenti costringervela come si usa fare con le tacchine; volendo però delle nascite e degli allevamenti in inverno, il miglior metodo è l'artificiale, anche trattandosi di poche dozzine d'uova; attualmente si trovano delle macchine, degli apparecchi abbastanza perfezionati da permettere a chiunque dei risultati oltremodo soddisfacenti.

Ma qualunque sia il genere d'incubazione che si voglia adottare, per aver delle schiusure vigorose bisogna che le uova provengano da genitori sani, ben nutriti e ben tenuti, non troppo giovani nè vecchi, di due anni circa. Incidentalmente va detto che volendo conservare un buon sangue, i riproduttori vanno sostituiti dopo qualche anno di funzionamento, sei al massimo; si deve inoltre aver cura di scegliere fra i giovani allievi destinati alla riproduzione quelli delle prime covate annuali, i più robusti, i meglio costituiti, mantenuti in libertà, affinchè possano far molto esercizio anche sull'acqua e così raggiungere il maggior sviluppo desiderabile.

Parmi inutile entrar qui nella descrizione delle solite pratiche richieste per l'incubazione, sia essa naturale come artificiale; sono per le uova d'anatra le stesse di quante occorrono per quelle di gallina con la sola differenza della durata che per il nostro palmipede è di ventotto giorni invece di venti o ventuno per le uova di gallina. Su tale argomento mi sono lungamente intrattenuto in altro mio lavoro pubblicato dallo stesso editore[2] del resto le pratiche necessarie si trovano descritte in tutti i manuali di pollicoltura. Se non mi soffermo su questo punto è perchè ho inteso nel presente lavoro attrarre l'attenzione del lettore più che altro sulla convenienza dell'allevamento dell'anatra per la produzione di carne e per la utilizzazione dei sotto prodotti lasciando da parte i dettagli dell'incubazione troppo noti alla generalità, per indugiarmi invece alquanto sul tema dell'allevamento propriamente detto.

Non conviene all'allevatore dar a covare le anatre, anche quelle che ne dimostrano la volontà come succederebbe se si lasciassero tutte le uova a misura di deposizione, chè ad un certo punto questa si fermerebbe e l'anatra si accingerebbe a covar quel dato numero d'uova che madre natura le suggerisce di far nascere; è assai preferibile prolungare la fetazione il più che si può col sottrarre le uova di mano in mano, lasciandone nel nido soltanto uno o due perchè la fetatrice sia attratta a continuare, e con ciò arrivare al massimo.

Fra le diverse covatrici la meno adatta è la gallina, anche nell'epoca più propizia, poichè la durata dell'incubazione dovendo protrarsi fino a 28, 30 giorni ed anche 35 secondo le razze dell'anatra, la gallina mal sopporta un periodo così prolungato di sequestrazione, mentre resiste senza difficoltà la tacchina, che può inoltre tenerne sotto di sè un numero ben superiore, presentando essa con ciò un altro vantaggio; non parliamo poi dell'incubazione artificiale per la quale sarebbe indifferente una durata di tre mesi se vi fossero delle uova schiudibili a simile scadenza.

La durata dell'incubazione per le uova d'anatra varia, come si è visto, da razza a razza; quelle della Corritrice Indiana schiudono in un periodo di tempo minore di quello necessario per le altre razze, 28 a 30 giorni, mentre per le uova della Muschiata va fino a 35 giorni.

Alle prime schiusure e di mano in mano che nascono, gli anatrotti vanno tolte di sotto la gallina o la tacchina chioccia e deposti in un panierino foderato di lana dove si riposeranno della fatica compiuta nello sforzo di sortire dalla calcarea prigione e vi staranno tranquille in attesa dei compagni che ancora devono schiudere; se il locale o la stagione sono assai freddi si porterà il panierino con la prole un po' vicino al fuoco c questa si sentirà riavere. La stessa pratica serve per le piccine nate nell'artificiale, a meno che l'apparecchio non sia munito di un'asciugatrice, come in gran parte quelli che oggidì si fabbricano; si aspetta che tutti siano nati e quando è certo che non c'è più da sperar altre schiusure, si tolgono tutti e si dànno alla chioccia che li ha covati, oppure si introducono nella madre artificiale, la quale li riscalderà bene quanto una animale.

Se l'incubatrice è un istrumento alquanto delicato, per cui taluni non hanno fiducia in essa, altrettanto non può dirsi della chioccia artificiale, di congegno semplicissimo e facilmente regolabile, ond'è che anche adottando l'incubazione animale, per l'allevamento è sempre da preferirsi l'uso d'un apparecchio che presenta più d'un lato utile; con esso si ha intanto il vantaggio di poter mettere in libertà la chioccia appena la schiusura degli anatrotti è terminata e questa potrà così ritornar ben presto a compiere altre funzioni più lucrose pel proprietario che non quella di portar a spasso le anatrine, alle quali non è difficile insegnar a vivere senza il concorso di una guida spesso assai ignorante e quasi sempre tanto ghiotta da attribuirsi la miglior parte del delicato pastone espressamente preparato per le piccole creature. Vi sono, è bensì vero, le cassette dall'allevamento in cui la chioccia è tenuta prigioniera, e con ciò si rimedia agl'inconvenienti su lamentati, ma queste possono servire per una quindicina di anatrotti, mentre si fabbricano delle chioccie artificiali capaci di cinquanta e più; è preferibile tuttavia non oltrepassare questa cifra, poichè le troppo forti agglomerazioni presentano anche dei grossi rischi.

Di simili apparecchi sonvi diversi sistemi, ma tutti basati sul principio del riscaldamento ad acqua mediante termosifone comunicante il calore alla cassetta dove i piccini vanno a ricoverarsi come farebbero sotto le ali ed il piumino del ventre della chioccia animata: le istruzioni per il funzionamento vengono generalmente fornite dal fabbricante stesso dell'apparecchio ed è facilissimo il seguirle.