L'anatra: Allevamento per la produzione della carne

Part 3

Chapter 33,707 wordsPublic domain

Ecco l'anatra che si può chiamar la Leghorn delle anatre, quanto dire, cioè, la miglior fetatrice di tutte quante si conoscono, e come si è visto testè a proposito dell'Orpington, pare abbia trasfuso in quest'ultima l'ammirevole qualità di straordinaria fetatrice che la rendono tanto preziosa per chi la possiede, e può allevarla; ma come succede per la regina delle produttrici d'uova qual'è la gallina italiana, il volume è deficiente, il suo peso non oltrepassando i due chilogrammi, la carne è tuttavia ottima.

La Corritrice viene dall'India e quantunque non sia conosciuta da ieri in Europa, i primi esemplari essendo stati importati in Inghilterra or è assai più di mezzo secolo, da pochi anni soltanto ha attratto su di sè l'attenzione degli avicultori inglesi, per la sua incomparabile produzione superiore assai a quella delle migliori galline, trattandosi comunemente di 200 a 250 uova all'anno, e la sensibile precocità sua, doti entrambe in sommo grado apprezzabili. Un allevatore inglese asserisce di aver fatto schiudere in Marzo delle anatrine di questa razza e queste avevano già incominciato a far uova nel Luglio successivo, continuando durante alcune settimane, dopo di che entrarono in muta, per riprendere verso S. Martino (11 Novembre) e seguitarono quasi tutto l'inverno malgrado il gelo e la neve.

La sua attività nel gettarsi alla ricerca d'insetti, di lumache che va a scovare perfino nei loro nascondigli ha procurato a questo singolare palmipede, pel quale, fra parentesi, l'acqua è un elemento affatto inutile se non per dissetarsi, l'appellativo di _Indian Runner_, Corritrice Indiana, non essendosene trovato uno migliore per qualificare la propria irrequietezza e l'origine. È curiosa da osservare quando cammina, non si dondola come le altre anatre ma trotterella, fa dei passettini corti, corti, svelta come un topo. Come nella Pechino, ma anche molto più pronunziata, è la posizione del suo corpo; esso è quasi a perpendicolo, formante un angolo di circa cinquanta gradi col suolo, press'a poco come in quello strano palmipede selvatico dalle ali a moncherino che è il pingoino.

La Corritrice Indiana è rusticissima, ha il difetto di essere piccolina, ma la sua carne è ottima, fina, saporitissima, non adatta però per l'ingrassamento. I piccini sono robusti, si allevano facilmente e crescono in minor tempo ancora dei Pechino, al punto che sono mangiabili un mese prima di questi ultimi; solo è questione di volume.

Tutto sommato quest'anatra ha dei numerosi punti buoni al suo attivo e nel momento attuale è molto più in voga presso gli allevatori inglesi di quanto lo sia la nazionale Aylesbury; la sua rusticità, il quasi nessun costo della alimentazione, la fetazione inarrivabile ne fanno un volatile d'infinito valore; le uova, anche d'anatra, sono oggidì un prodotto così stimabile che val la pena di occuparsi seriamente d'una fattrice tanto sublime e ciò succede così infatti colà dove l'interesse va quasi mai scompagnato dal dilettevole; se, almen lo si comprendesse anche da noi!

[Illustrazione: Anatre Corritrici Indiane]

Il piumaggio della Corritrice è bianco e fulvo, più o meno scuro; le macchie di color fulvo si presentano con notevole regolarità, il fulvo partendo dalla guancia contorna l'occhio, ricopre la sommità del capo e scende fino ad un certo punto del collo, dove la piuma è bianchissima; dalla base del collo all'origine delle ali il fulvo si estende comprendendo l'intero torace e si prolunga in punta sulla schiena, poi il bianco riprende, copre le ali e il ventre, quindi il fulvo riappare sul dorso verso il treno posteriore.

La Corritrice Indiana ha gli occhi posti molto in alto, ed il becco non deve far angolo di sorta col cranio, ne è come la continuazione; una conformazione diversa è indizio d'incrocio. Il lungo collo, finissimo, si allunga poi a dismisura durante il periodo della fetazione, che non è breve.

Nascendo l'anatrotto della Corritrice ha il becco verde e giallo, e questo diventa completamente verde soltanto allorquando il volatile ha compiuto l'anno. Le zampe sono nei due sessi di un bel giallo arancione.

L'anatra Muschiata

Nello stesso modo che al tacchino, importato dall'America del Nord furono dati più e diversi nomi allorquando venne conosciuto nelle diverse parti d'Europa, anche l'anatra venuta dall'America Meridionale ricevè svariate denominazioni: anatra di Guinea, indiana, turca, di Barberìa, tutte, meno la più semplice, la giusta, quale sarebbe stata quella Sud-Americana, ma era forse... troppo lunga!

Pare che dopo la scoperta del Brasile verso la fine del 1400 — arrivarono in Europa dalle nuove terre numerosi campioni dell'originale palmipede che viveva colà allo stato selvatico; presto venne diffusa in Francia dove, disse lo scrittore Belon (1555), era conosciuta col nome di grossa anatra di Guinea e, secondo lui con quello di _Anas lybica_, mentre ora con lo stesso criterio cervellotico, la si designa colà col nome di anatra di Barberìa. Successivamente diventò, con termine scientifico nuovo: _anas moschata_ e Linneo le appioppò il dilettevole battesimo di _anas facienuda papillosa_; ma oltre ai diversi termini consacratile dai naturalisti e dal volgo, a quest'anatra fenomenale fu dato ancora un nome, giustificato forse più degli altri, qual'è quello di _muta_ per significare che va priva, fortunatamente pel comune dei mortali, di quel suono nasale che esce dalla gola ed è comune a tutte le anatre europee, suono sostituito da una specie di sibilo represso, caratteristico di quest'anatra.

Nè ancora è finita la terminologia poichè il grosso palmipede Sud americano vien chiamato nello stesso suo paese d'origine, il Brasile, semplicemente _patos_ forse perchè è quasi grossa quanto un'oca, e... potrei continuare.

Oltre al suo mutismo, quest'anatra ha ancora certi caratteri speciali alla razza, quali sono: una membrana carnosa, rossa, su ognuna delle guancie, una piccola caruncola sulla parte superiore del becco, la mancanza nel maschio, e ben inteso anche nella femmina, del ciuffetto di piume ricurve sulla coda, la tendenza a volar sugli alberi e sui tetti, come allo stato selvatico, e di appollaiarsi sui bastoni in compagnia dell'altra gente alata invece di dormir in terra come fanno le anatre in generale, e finalmente la presenza di alcuno glandole nella parte caruncolata e nel coccige, le quali secretano una sostanza dall'odore del muschio, e da ciò il termine di «muschiata» che, fra gli altri vien dato a quest'anatra sui generis. È già stato fatto osservare che la durata dell'incubazione per le uova della muschiata è più lunga di sette giorni e cioè di 35 invece di 28; anche questa è una sua particolarità.

L'anatra muschiata è la più _terrestre_ di quante esistano; essa non sente menomamente il bisogno dell'acqua, per bagnarsi le basta quel tanto che le occorre per bere, e ciò è assai importante per l'allevatore, e nemmeno la richiede per l'atto della fecondazione come invece è tanto necessaria alle anatre d'ogni altra razza. La lubricità del maschio se non uguaglia quella del gallo e del tacchino, non è molto dissimile; ad ogni modo è sempre maggiore che in altre razze; oltre a fecondare tutte le compagne che si trovano a sua portata, rincorre talvolta le galline; ond'è che si può essere sicuri che anche tutte le femmine comuni daranno delle uova fecondate dal maschio ardente.

La muschiata allo stato selvatico è un animale dalle forme voluminose ed assai sviluppate, di un buon terzo superiore a quella addomesticata, la quale costituisce però sempre un volatile di fortissime proporzioni; Teodoro Pascal asserisce di aver ottenuto dei maschi lunghi 80 e più centimetri e di oltre 5 chilogrammi e delle femmine di 70 centim. di lunghezza, pesanti più di 4 chilogr. Con una diligente selezione fra i capi più grossi che si trovano negli allevamenti rustici della bassa Italia sarebbe possibile raggiungere negl'individui domestici quasi completamente il volume della muschiata selvatica.

La livrea di quest'ultima è nera con riflessi verdi e con qualche piuma bianca alle ali; ridotta a domesticità la muschiata selvatica ha subìto dei cambiamenti specialmente nel piumaggio, in cui il bianco ne ha invaso gran parte e poi tutto il corpo, talchè vi sono individui di questa razza completamente bianchi. Quelli che popolano i nostri cortili sono ora neri con macchie bianche più o meno pronunciate, ora con manto bruno, oppure grigio, irregolarmente pezzato; è insomma un miscuglio, che del resto nulla toglie ai meriti del grosso palmipede. Per conservare o per ottenere la livrea tipica della selvatica occorre una attenta selezione degli individui dal piumaggio a fondo nero con riflessi verde bronzati.

La diversità di colorazione della livrea e certe sfumature di tinte che si ricercano in altre razze hanno un'importanza molto secondaria; non è nè è mai stata un'anatra da sport, ma unicamente da prodotto e su questo terreno si sente padrona. Oltre ad essere per sè stessa grandemente apprezzabile pel suo volume, per la sua rusticità, essa trasmette queste doti così importanti ai prodotti d'incrocio con femmine comuni e quelli poi ottenuti dall'accoppiamento del maschio sud-americano con femmine di razze scelte quali la Rouen, l'Aylesbury, la Pechino sono straordinarie per mole come per attitudine a prender il grasso. Simili incroci si praticano da tempo nella Francia, dove i prodotti vengono chiamati _mulards_ perchè non atti alla riproduzione, ed in Australia.

Il difetto dell'odore di muschio di cui si fa colpa a quest'anitra, che del resto, è facilmente riparabile, non è mai quello che dovrebbe far rinunziare ad allevar un volatile tanto vantaggioso; esso non è punto pronunciato negl'individui che si macellano assai giovani, le glandole secretanti tale sostanza non essendo puranco spuntate; per gli adulti, poi, è sufficiente aver la precauzione di mozzar loro il capo per sacrificarli invece di usar qualsiasi altro sistema ed in pari tempo asportar il coccige, sedi entrambi dell'incriminato malodore, il quale, d'altronde, ben poco si comunica alle altre parti del corpo degli adulti.

L'anatra muschiata è una fetatrice buonissima se non eccellente; la sua fetazione che incomincia nel Gennaio è di 60 ad 80 uova, in alcuni individui arriva anche a 100, in tre volte nell'anno; le uova di forma oblunga o quasi tonda, di color verdastro pesano da 85 a 90 grammi e vengono covate assiduamente dall'anatra stessa, ma come al solito, si preferisce affidarle ad altre chioccie.

Le anatrine non hanno bisogno di cure speciali, si allevano con la massima facilità e crescono in poco tempo; naturalmente, come tutti i volatili di forte volume necessitano di un nutrimento sostanzioso ed animalizzato, l'acqua da bagnarsi è un lusso di cui non solo si può ma anzi si deve privarla, che per tal modo le carni riusciranno più fini e delicate.

Come abbiamo visto l'anatra muta o muschiata ha per sè stessa dei meriti incontestabili che vengono tuttavia utilizzati per comunicarli ad individui deficienti di razza diversa ma più generalmente di razza comune; gl'ibridi che come s'è detto non sono fecondi accoppiati con maschi di razze pure, danno prodotti che riacquistano la facoltà della fecondazione. Negl'incroci si adopera quasi sempre il maschio della muschiata che può fecondare un gran numero di femmine ed i prodotti risultano assai migliorati; ove si procedesse in senso inverso, i risultati sarebbero anche superiori per volume, essendo legge di natura che i caratteri del maschio si trasmettono alla generazione successiva nelle forme e nei colori del piumaggio, mentre la femmina dà il volume; ma è questa una materia per degli studi ed esperimenti che richiedono modo, tempo e passione di dedicarvisi; il campagnuolo e l'industriale ricercano il buono bensì, ma economicamente ottenuto e di questo si accontentano, senza, preoccuparsi del meglio.

L'anatra di Merchtem

Il Belgio quella industriosa nazione che tanto ha fatto anche in pro' del suo allevamento, dal quale sono usciti dei prodotti oltremodo interessanti quali il Malines ed il Gigante di Fiandra, fra gli animali da cortile non poteva trascurare i palmipedi, attraversato come è il proprio suolo da numerosi corsi d'acqua. Vi troviamo colà alcune razze di merito, per quanto non si elevino molto al disopra del comune e siano destinate a non oltrepassare i confini dello stato, ma che tuttavia sono degne di una speciale menzione fra le anatre da prodotto.

La principale è l'anatra di Merchtem, la quale trae il suo nome da quello stesso paese già celebre per l'allevamento e l'ingrassamento, del Coucou de Malines; e la razza locale selezionata e migliorata al punto di farne un volatile pregevolissimo. È una razza rustica, buonissima riproduttrice, d'un bel volume, che dà una carne bianca, come interamente bianca è la livrea senza riflessi crema; il becco è bianco rosato ed i piedi giallo-cromo.

Un'altra razza belga è la _La-Plaigne_, un po' meno voluminosa della Merchtem, della quale ha tuttavia tutte le buone qualità. Il primitivo tipo della _La-Plaigne_ era grigio con tendenza al fulvo ed al nero, ma con successivi incroci e selezioni, se n'è aumentato il volume ed ottenuto un tipo perfettamente bianco.

Alle Esposizioni internazionali di avicoltura tenutesi a Torino nel 1911, ebbi campo di ammirare delle bellissime anatre presentate dal «Club du canard de Forest»; erano le sole rappresentanti delle varie razze anatrine belghe a quella grandiosa mostra e venne loro conferito un primo ed un secondo premio. L'anatra di Forest è semplicemente l'anatra di Termonde, varietà della Merchtem, migliorata e perfezionata da un intelligente e competentissimo allevatore, M. Bertrand, il quale ne dà la descrizione nei termini seguenti:

L'anatra di _Forest_ è uniformemente bleu grigio cenere, senza bianco nè fulvo in nessun punto; ogni penna è orlata di una striscia di color più scuro come nel piumaggio della gallina Andalusa; la testa e la parte posteriore del collo sono nero fuliggine non rilucente; i piedi sono brunastri, il becco è nerastro per i primi due terzi e grigio piombo od oliva in punta: l'occhio è nero.

Gli anatrotti si allevano assai facilmente e sono molto precoci; la carne è bianca e tenera, assai fine. Le femmine sono molto buone produttrici d'uova, chioccie esemplari tanto nel covare come nello allevare i piccini.

Nel paese di Elve esiste pure un'anatra propria come v'ha la gallina, più conosciuta generalmente del palmipede; ma non è il caso di occuparcene, non essendone ben definiti i caratteri.

L'anatra Svedese

Ritengo che il numero degli allevatori di quest'anatra in Italia sia molto esiguo; è un animale che nella livrea si avvicina probabilmente al bleu di Forest testè accennato e che non manca di qualità intrinseche, ma l'Orpington dello stesso manto bleu grigio ardesia che per uniformità di colore ed anche per volume supera la Svedese presenta ben maggiori vantaggi al suo confronto perchè non sia preferibile.

C'è motivo di ritenere la Svedese il prodotto d'incrocio fra l'anatra comune tedesca con un grosso Rouen, non di tipo inglese, scuro, oppure con un Duclair, bensì col normanno chiaro isabella dalle penne con orlatura appena visibile; dal connubio derivò un'anatra con livrea pallida o grigiastra, un po' meno grossa della Rouen ma con l'ugual buona carne. Con la selezione si sarebbe ottenuta la tinta bleu ardesia della gallina andalusa. La definizione suddetta sarebbe dovuta ad un giornale americano ed un allevatore del Connecticut non ha esitato a proclamarne i meriti superlativi assicurando che in un esperimento fatto su delle anatre di Pechino, di Cayuga, di Aylesbury, delle Rouen, delle Muschiate e delle Svedesi queste ultime riportarono la palma, riuscendo le più grasse, le meglio provviste di carne, le più attraenti fra tutte.

Sono molto probabilmente delle lodi interessate delle informazioni difficilmente controllabili; ma se tante virtù fossero proprio l'appannaggio della razza come mai questa avrebbe fatto così poca strada? eppure non è nata jeri.

L'anatra svedese ha conservato le forme della Rouen ma è meno grossa; è grigio-bleu meno che nella parte interna del collo e nel petto dove è bianca; le zampe sono arancione scuro o grigio cupo; il becco è verdastro. Come in tutti i prodotti d'incrocio, per conservar il tipo, occorre una selezione costante.

L'anatra Cayuga

Cittadina americana del Nord, dove vive ancora allo stato selvatico, è molto apprezzata come anatra domestica per le sue eccellenti qualità di produttrice d'uova e di carne, quantunque sia questa un po' scura e ricoperta di pelle gialla. Si tratta di una Labrador ingrossata per selezione oppure di una razza a parte realmente? Il sentenziare in modo assoluto sarebbe forse un po' troppo rischioso, tanto più che gli autori non sono tutti d'accordo, ma la Cayuga è incontestabilmente un bello ed utile palmipede voluminoso quasi quanto un Rouen od un Aylesbury, facile da allevare, rustico e precoce.

Il piumaggio del maschio, completamente nero, vellutato, con riflessi metallici verdi sul corpo, specialmente sul capo, becco verdastro, zampe arancione scurissimo. Porta sulla coda lo stesso ciuffetto di piume arricciate delle anatre discendenti dal Germano reale. La femmina ha la stessa livrea del maschio; dà delle uova color verde cupo.

Nel complesso è un volatile utile e simpatico che può star bene tanto presso l'industriale come nel parco signorile.

L'alloggio dell'anatra

Grazie alla robustezza della sua costituzione fisica l'anatra non ha bisogno, come alloggio notturno, di un locale con disposizioni complicate e si adatterà a quello qualunque che le verrà preparato pur che la condizione essenziale sia l'aereazione e dove trovi un giaciglio pulito; un ambiente senz'aria mal tenuto, infetto, è sempre la causa principale se non unica delle malattie alle quali, malgrado la sua vigoria, l'anatra può soggiacere.

Chi alleva diverse specie di volatili deve dare un alloggio separato ai palmipedi, i quali non possono appollaiarsi e dormendo in comune con galli, galline, tacchini ecc. ricevono nella nottata sul dorso e sulla testa i copiosi risultati della digestione dei sovrastanti pennuti. Questa promiscuità in uso nelle masserie non dov'essere praticata da quanti hanno a cuore di conservar puliti ed in buona salute i propri palmipedi, anatre ed oche; un'eccezione si può fare per le muschiate le quali hanno l'abitudine di volare e dormir sui bastoni come i gallinacei.

La modesta abitazione dell'anatra consisterà in una specie di tettoia chiusa, formata mediante quattro telai in legno, di cui due di legno pieno e gli altri due saranno muniti di rete metallica a larga maglia, non troppo però ad evitare che animali da preda possano penetrar nel rinchiuso durante la notte. Questi quattro telai, congiungibili a mezzo di gangi ed appoggiati a regoli di legno infissi nel terreno formano un insieme che permette di smontare il piccolo edifizio e trasportarlo altrove ogni qualvolta ne sia sentito il bisogno; naturalmente, occorre anche un tettino, ed è perciò che i due telai laterali andranno foggiati a pendio, e quello anteriore un po' più basso del telaio di fondo per alcuni centimetri. Così, supponendo di dover dar alloggio a dodici individui, un metro e mezzo o due di lunghezza ed uno e settantacinque centimetri di profondità sono sufficienti; altezza del telaio davanti m. 0.75 e di quello di dietro m. 1.30. L'inclinazione del piccolo tetto è quella occorrente per lo scolo delle acque piovane, poichè per quanto sia un uccello acquatico l'anatra ha bisogno di un alloggio asciutto, l'umidità del dormitorio essendo assai pregiudizievole alla sua salute. Il tettino andrà ricoperto con cartone incatramato o con altro sistema che impedisca all'acqua di penetrare e sul suolo dell'asilo notturno si spanderà della paglia o della segatura di legno e meglio ancora, ove si possa averla, della polvere di torba, assorbente e disinfettante per eccellenza; la vallonea di cui si servono i conciatori di pelli può ancora servire benissimo.

Lo strato di paglia o di altro ingrediente andrà spesso rinnovato, perchè con le deiezioni liquide dei palmipedi in poco tempo viene a formare una materia vischiosa poco igienica. Negli angoli del casotto si dispongono dei nidi dove le femmine andranno a deporre.

Le indicazioni date sono per semplice norma di chi volendo impiantar un piccolo allevamento desidera un consiglio, una guida, chè, del resto, qualunque locale è buono, a condizione soltanto che sia sano, dove l'aria circoli liberamente, senza tuttavia dar luogo a correnti pericolose ed infine sia sempre tenuto ben pulito.

Per le anatrine allevate sia da madre naturale come artificialmente, occorre un casotto a parte, delle forme approssimativamente uguali a quelle descritte, ma di dimensioni proporzionate alla quantità degli allievi che vi si destinano e per questo, la pratica insegna; i telai pieni possono però esser tre invece di due soli. E così ancora, se nella stagione buona, si cambieranno i telai pieni con altrettanti a maglia di fil di ferro zincato, la salute dei ricoverati se ne avvantaggerà maggiormente.

Le anatre domestiche possono quasi completamente far a meno d'acqua per bagnarsi; i giovani destinati al precoce sacrifizio non devono averne che per bere, mentre ai riproduttori giovani od adulti la costruzione di un piccolo bacino è sempre consigliabile; i primi acquisteranno maggior vigorìa di muscoli ed uno sviluppo più rapido mentre le uova prodotte da femmine adulte che godono del benefizio dell'acqua conterranno dei germi più vigorosi e saranno più facilmente fecondate, l'atto d'accoppiamento facendosi meglio dai palmipedi sull'acqua che non sul suolo; gli anatrotti prodotti da germi robusti riusciranno conseguentemente meglio costituiti.

Il bacino scavato nel suolo andrà, ben inteso, cementato tanto nel fondo che sulle pareti ed in leggero pendìo, onde poter cambiare di frequente l'acqua e più agevolmente; esso dovrà aver i bordi a fior di terra perchè gli animali vi possano accedere facilmente e sortirne senza dover fare degli sforzi. Per dieci o dodici adulti un bacino largo un metro e venticinque centimetri e lungo altrettanto o poco più è sufficiente.

Il liquido elemento oltre a giovare alla salute offro loro il mezzo di tenersi più pulite e ciò conta anche per qualcosa. Chi poi ha la fortuna di poter mandare le sue anatre ad un ruscello od a qualche stagno vicino, avrà pure il vantaggio di una qualche economia nell'alimentazione, chè i suoi pensionati troveranno nel fondo del rivo o dell'acqua stagnante una infinità di animalucci e d'insetti che ne formano la microscopica popolazione.

Prima di terminar il capitolo riguardante l'abitazione mi cade in acconcio di dir due parole sugli escrementi che si raccolgono nell'abitazione stessa e sul loro valore, il quale non va esagerato ed è anzi per questo motivo che reputo inopportuno far materia d'un capitolo speciale l'argomento in questione.

Lo sterco delle anatre deposto durante la giornata sul suolo dei recinti dove stanno rinchiuse giova assai a concimarlo e facendo l'operazione di vangar il terreno, come consigliato, di tanto in tanto, questo conterrà ottimi elementi per la pronta e vigorosa vegetazione. Quello risultante dal soggiorno degli animali nella baracca o nel locale in cui dormono, e che, naturalmente, sarà in quantità minore dell'altro prodotto nel giorno, associato a dei buoni elementi come la vallonea e la torba in polvere produrrà un concime buonissimo. Secondo il Blanchon, il concio dell'anatra in confronto a quello del cavallo contiene una quantità assai maggiore di fosfato (14. contro 2.1), d'azoto (10. contro 4.5), di calce (17.5 invece di 5.7), di sodio (6.5 invece di 1.5) ed una maggioranza anche per gli altri principii quali la magnesia, la potassa; la proporzione dell'acqua è invece inferiore, 556 nelle deiezioni anatrine e settecentodieci in quelle equine.