Part 6
La fanciulla crollò le spalle e uscì.
Voleva andare a quelle Grotte di Catullo che avevano visto la sua felicità, quando vi passava con Filippo quasi l'intera giornata, imaginando d'esser con lui in un'isola perduta dell'Oceano. Ma per la certezza che quei ricordi, uniti all'amaritudine presente, l'avrebbero fatta soffrire di soverchio, Loredana s'avviò sulla strada di Sirmione, verso la strada provinciale.
Camminava adagio, riparata dall'ampio ombrellino scarlatto, e guardava gli alberi, l'erba, l'acqua, le barche dei pescatori, per distrarre la mente, perdendosi in osservazioni oziose. Si fermò a rintracciar fra l'erba una cavalletta, stette a vedere una lucertola che, immobile, la fissava coi piccoli occhi neri e acuti. A un punto della strada, alcuni monelli uscirono a giuocar coi noccioli delle pesche, e Loredana assistette a una partita, come un monello essa pure.
Così s'era già dilungata verso la strada provinciale, quando da un nugolo di polvere che si scorgeva lontano, comprese che una carrozza s'avvicinava; e perchè la cosa non era troppo frequente, Loredana sedette sopra un muricciuolo, aspettando l'arrivo insolito. La vettura correva rapidissima e si udiva il tintinnìo dei campanelli.
Un pensiero balenò nel cervello di Loredana:
--Fosse Filippo?
Ma non volle fermarsi a quell'idea, assurda, e che pur le faceva battere il cuore con tanta ansietà.
Del resto la carrozza era ormai a pochi passi. Loredana si alzò in piedi, gettò un'occhiata, e vide....
Era possibile? Aveva visto bene? Non si trattava d'un'allucinazione?
La carrozza procedette ancora per alcuni metri, poi si fermò, e una donna ne discese, tornò indietro a corsa, gridò:
--Lori, Lori, Lori!
Loredana le andò incontro, smarrita, felice, non riuscendo a comprendere; e sulla strada, innanzi al vetturale attonito, madre e figlia s'abbracciarono e si baciarono piangendo.
--Vieni con me,--disse la signora De Carolis alla figlia.--Andiamo all'albergo. Devo parlarti....
Le due donne saliron di nuovo nella vettura, che riprese la sua corsa.
--Oh mamma, come sono felice!--esclamò Loredana, tornando ad avvinghiarsi al collo della madre, e baciandola con forza.--Chi ti ha detto che ero qui? Sei venuta a farmi compagnia? Sono sola, tutta sola. Starai con me. C'è una bella camerina all'albergo, e te la farò preparare subito, subito, perchè devi essere stanca, con questo caldo. Ah, come sono felice, mamma! Mi pareva che qualche cosa mi chiamasse per questa strada!
Mentre ascoltava le parole e rendeva i baci, Emma andava considerando la sua figliuola, così elegante nell'abito leggero di seta cruda color d'oro, con la vita stretta in un'alta cintura rossa, con quell'ombrellino scarlatto dalla impugnatura d'avorio bruciato.
Era molto bella, e molto diversa da un giorno. Il soffio misterioso dell'amore le aveva dato un'espressione nuova, inconsciamente più ardita; se prima era ammirata, adesso poteva svegliare la concupiscenza e accendere la passione degli uomini. Ma Loredana pareva ignorare e il mutamento compiuto e la significazione pericolosa della sua bellezza. Tutto pareva ella ignorare; anche l'abisso in cui era precipitata, dal fondo del quale sorrideva a sua madre.
Emma evitò di rispondere, il cuore stretto da uno struggimento oscuro; per fortuna il supplizio durò poco; la carrozza giunse innanzi all'albergo, e Loredana, svelta e leggera, balzò a terra, e stese la mano ad Emma.
Una donna assisteva a quell'arrivo impensato: Clarice Teobaldi, la quale, pavoneggiandosi nell'abito troppo corto alla Pompadour, passeggiava avanti all'albergo, per farsi ammirare da alcuni pescatori, che la guardavano con ironia mal celata.
Loredana si volse, vide la Teobaldi e sorrise.
--È tornata in carrozza?--disse l'altra, sorridendo a sua volta.--Credevo fosse arrivato il signor conte.
--No, è la mamma, la mia mamma!--esclamò gioiosamente Loredana.
La Teobaldi fece un inchino alla signora De Carolis, che la squadrò con un'occhiata, non rispose al saluto, ed entrò nell'albergo, seguita dalla fanciulla.
Quando giunsero alla camera di Loredana, Emma, appena varcata la soglia, si volse e chiuse l'uscio a chiave.
XIII.
Quella era la camera che aveva visto e tutelato gli amori di Loredana con Filippo; tra quelle pareti s'era svolto il dramma eterno della fanciulla che si tramuta in donna; e forse ogni oggetto, ogni mobile, ogni ninnolo conservava un ricordo, aveva un significato pei due amanti.
Emma De Carolis gettò uno sguardo a sua figlia, e disse bruscamente con voce secca:
--Sono venuta a prenderti.
Loredana, la quale era in piedi, ancora col cappello in testa, non potè frenare un sussulto, e ripetè:
--A prendermi?
--A prenderti,--annunziò Emma di nuovo.--A prenderti e a condurti a casa. Credi che sia venuta qui per assistere a questo scandalo, a questa vergogna? Su; levati codesto abito, metti il tuo vestitino nero; fa presto, perchè non abbiamo tempo da buttar via.
Loredana, udendo quella rampogna espressa con voce fredda, decisa, che non avrebbe attesa mai da sua madre, diventò pallidissima e si appoggiò allo schienale d'una sedia. Non comprendeva ancora bene, ma intuiva oscuramente che il suo amore era finito, spezzato, cancellato per sempre.
--Véstiti,--ripetè Emma.--Fa presto.
La fanciulla le si avvicinò, ma non osò stendere le braccia, per attirarla a sè.
--Mamma,--disse,--che cosa avviene?
Si passò una mano sul viso, come per fugare una nube che le avesse ottenebrato la vista; e seguitò:
--Mamma, non comprendo....
--Lo so; lo so, che non comprendi,--rispose Emma.--Obbediscimi; va a vestirti; ti spiegherò tutto, dopo.
--Ma dove andiamo, mamma?--esclamò Loredana, stendendo le mani quasi ad implorare.
--Dove andiamo? A casa; torniamo a casa nostra, a Venezia.
La fanciulla fece ancora un gesto, smarrita, guardandosi intorno.
--E Filippo?--domandò.--Lo sa, Filippo, che sei venuta, a prendermi?
Emma si sentì avvampare la faccia ed ebbe un lampo nello sguardo.
--Filippo?--ripetè.--Io, tua madre, ho da chiedere il permesso al conte Vagli per riprendere la mia figliuola? E tu obbedisci a lui, piuttosto che a me?... Lori, non farmi parlare, non tormentarmi....
Le due donne eran di fronte e si guardavano, ambedue timorose di far male e tuttavia nell'impossibilità di capirsi. Loredana tremava da capo a piedi, come già Filippo aveva tremato innanzi ad Emma; ma la fanciulla, invece di piangere e di smarrirsi, sentiva tumultuare nell'animo una ribellione sorda, imperiosa, veemente, che a pena era frenata dalla presenza della madre.
--Filippo,--essa mormorò,--Filippo non sa nulla, e io non posso partire così, senz'avvertirlo. Mi ha scritto che tornerà fra qualche giorno; ebbene, mamma, aspetta; glielo dirai tu, che io devo tornare a casa....
Emma non potè trattenersi, avanzò qualche passo, afferrò un braccio della figliuola, e la scosse con forza.
--Ma che cosa dici?--esclamò.--Chi è Filippo? Che diritti ha su di te, perchè tu non possa muoverti senza il suo beneplacito? Io non so chi sia, colui.... È un libertino che ti ha sedotta; e io devo aspettarlo qui, per chiedergli il permesso di riprendere mia figlia? Che cosa dici, pazza?
Per la durezza di quelle parole, per la stretta nella quale sentiva preso il braccio, per le offese lanciate a lei e al suo amante, Loredana proruppe. Si liberò dalle mani di sua madre, fece un passo indietro, e con gli occhi scintillanti, colla persona eretta come se tutti i nervi si fossero tesi rudemente nel suo corpo fragile, ella rispose:
--Ma è inutile, sai? È inutile che tu insista! Io non parto: io non mi muovo.
--Lori,--mormorò Emma,--pensa a quel che fai....
--Non parto, non mi muovo, se prima non è tornato Filippo,--rincalzò Loredana con voce che le usciva tronca dalle labbra.--Filippo ha dei diritti, su di me; tu puoi ignorarli; io non posso, se non sono una ragazza spregevole. I suoi diritti non li ha inventati lui; glieli ho dati io, perchè l'amo, e ho abbandonato ogni cosa per seguirlo. Egli non mi ha sedotta; gli volevo bene, gli voglio bene oggi più che mai; vivo qui sola, in questo paese, per lui. Che colpa ha Filippo in tutto questo? Se anche avessi sposato Adolfo, oggi vorrei bene a Filippo, perchè non ho mai amato che lui; e perciò Filippo è un libertino? Se anche fosse? Io lo amo, gli ho dato tutti i diritti su di me, e tanto peggio per me, dunque! Del resto, mamma, non è questione di diritti. Io dovrei partire senza avvertirlo? Egli torna, felice di stare con me, e non mi trova più? Che cosa mi ha fatto, per trattarlo a questo modo? Non parto, non mi muovo, fin che io non lo abbia rivisto....
Emma ascoltò in silenzio; il suo sdegno, a mano a mano che la figlia parlava, andava cadendo. Ella raffrontava mentalmente le parole di Filippo con le parole di Loredana, e sentiva di trovarsi alle prese con una passione senz'argini, fatta d'impeto, contro la quale era impossibile agire con la forza.
Sedette in una poltrona, e quando Loredana tacque, ella disse, addolcendo la voce:
--Capisco che lo ami. Lo ami più di me. Io sono una povera mamma. Ero venuta per perdonarti.... Quante mamme avrebbero perdonato?
Udendo quella voce, la solita voce buona di sua madre, Loredana s'avvicinò, si mise in ginocchio presso la poltrona, ricinse con le braccia il busto di Emma; e mentre le scendevan le lagrime silenziose per le gote, susurrò:
--Sì, mamma. Io ti voglio tanto e tanto bene....
Esitò un istante, poi aggiunse con qualche incertezza:
--Ma per Filippo è un'altra cosa; non lo amo di più, lo amo diversamente. E non posso, credimi, abbandonarlo in questo modo.... Tu mi hai perdonato, mamma; e sono così felice! Ma non posso abbandonare Filippo senza dirgli una parola.... Ah tu non sai come voglio bene a te, come voglio bene a lui! Ho tanto sofferto, pensando a te, che eri sola; non ho mai avuto un giorno di requie; non dirmi che io ti ho dimenticata....
Cautamente, mentre Loredana parlava, Emma le tolse il lungo spillo e le liberò la testa dal cappello, posandolo sulla tavola vicina; poi con la mano leggera le accarezzò i bei capelli dai riflessi dorati.
--Lo so,--disse,--che mi vuoi bene. E per ciò ti ho perdonato. Ma il mio perdono, vedi, non servirà a nulla, se non potrò aiutarti....
--Aiutarmi, come?--interrogò Loredana stupita.
--Nessuno sa che tu sei fuggita col conte. A tutti io ho narrato che sei fuori, in campagna, presso una famiglia amica. La cosa è parsa vera, e non si parla più della tua assenza; ma i giorni passano, e se tu non torni, verrà il momento ch'io dovrò confessare la tua fuga.... Hai capito, Lori? Io dovrò confessare la tua fuga, e tu non potrai più tornare a Venezia, se non vorrai che tutti ti segnino a dito, e ridano di me e di te. Hai capito, Lori? Ecco perchè son venuta a prenderti; siamo ancora in tempo; il tuo ritorno sembrerà naturale, e con l'aiuto di Dio, se nulla di peggio avverrà, questa brutta pagina della tua giovinezza sarà un mistero per tutti. Hai capito, Lori?
Loredana tentennò il capo, e si alzò, asciugandosi gli occhi.
--Non me ne importa niente,--disse poi.--Perchè devo occuparmi di ciò che si dirà un giorno?... Tu agisci, mamma, come se io un giorno dovessi sposare Adolfo Gianella o qualche altro. Io appartengo a Filippo, e apparterrò sempre a lui. Non si tratta d'una pagina della mia giovinezza; si tratta della mia vita intera, che ho donata a Filippo.... Gli altri non esistono più per me.
La madre sospirò, mulinando di pronunziar qualche parola decisiva, e temendo di pronunziarla; fece sedere la fanciulla sulle ginocchia, le fece appoggiar la testa alla sua spalla, e osservò cautamente:
--Dici bene, Lori. Hai dato la tua vita intera al conte. Ma se il conte si stancasse di te, e se tu comprendessi un giorno che gli sei di peso?
Loredana balzò in piedi, guardando sua madre con gli occhi spalancati.
--Non dirlo, mamma! Non lo pensare nemmeno!--esclamò.--Sai qualche cosa tu? Ti hanno raccontato qualche cosa di lui?
Emma allungò le braccia, fece sedere di nuovo la figlia in una poltroncina ch'ella aveva avvicinato; e di nuovo con voce dolce e piana, disse:
--Non so nulla, cara, non mi hanno raccontato nulla. Ma gli uomini sono facili a stancarsi e a mutare....
--Filippo è diverso, sentenziò Loredana prontamente.
--Il conte,--osservò Emma,--gode una posizione privilegiata, ha abitudini signorili; può stancarsi non di te, ma della vita che per te sarà costretto a condurre; forse i parenti gli daranno dei dispiaceri, e, non conoscendoti, giudicheranno che tu sia una donna cattiva. Il conte è ricco, e si fa presto a supporre che una ragazza viva con lui non per amore, ma per calcolo.
Loredana ascoltava inorridita, con le mani strette, fremendo come l'avessero obbligata a piegarsi e a guardare in un gorgo minaccioso, dal quale presto ella doveva essere ingoiata.
--Che cose ripugnanti mi dici, mamma!--esclamò, torcendo istintivamente la bocca.
Ma Emma sorrise con tristezza, e accarezzò le mani della figlia, bianche, dalle lunghe dita.
--Son cose vere, di tutti i giorni,--ella disse poi.--Ed è per questo ch'io son venuta a prenderti. Ah, imagina, Lori, che sarebbe di me, se dovessero accusarti non solo di aver gettato il tuo onore, ma di esserti venduta a un ricco! E non pensi che potrebbero sospettare anche di me, come se io avessi visto, compreso e permesso? Io sola conosco la verità; io sola ho udito le tue parole e le parole del conte....
Si morse le labbra, volle aggiustar la frase, ma già Loredana l'aveva afferrata e già di nuovo, con un balzo, era dritta innanzi a sua madre.
--Di Filippo?--gridò.--Hai udito le parole di Filippo? L'hai visto, dunque? È stato da te? Che cosa ti ha detto?... Anch'egli mi ama, non è vero? Me l'aveva promesso, che ti avrebbe fatto giungere mie notizie; ma egli è venuto a trovarti.... Vedi come è leale? Se volesse abbandonarmi, se pensasse di potere stancarsi di me, non verrebbe a parlarti.... Dimmi quando l'hai veduto; che cosa ti ha detto?
Emma dovette raccontare, e raccontò della visita e del colloquio avuto con Filippo; la fanciulla stava attenta, quasi senza respirare, accompagnando la narrazione di sua madre con brevi cenni del capo; e quando Emma ebbe finito, Loredana tornò a sedersi e restò a lungo muta e cogitabonda.
--Infine,--ella osservò a un tratto,--egli ha acconsentito alla tua idea, e ti ha permesso di venire a prendermi. È molto strano il suo amore....
--Io l'ho persuaso,--disse Emma.
--Oh aveva paura, dunque?--domandò Loredana.--Di che cosa aveva paura? Io non ho avuto paura di nulla, quel giorno....
Tacque nuovamente; a poco a poco l'espressione del suo viso mutava, diventando chiusa e dura, come se uno spasimo contraesse i muscoli del bel volto giovanile; la fronte bianca e fresca fu solcata da una ruga, e le labbra si strinsero, mostrando agli angoli una piega di disgusto.
Ella s'alzò.
--Aspettami,--disse.--Mi svesto, indosso il mio vestitino nero, e poi partiamo!
Emma, che aveva colto con l'occhio intento la mutazione rapidissima di quel viso, che aveva notato la inflessione recisa della voce, che vedeva la figlia impallidire, volle seguirla.
Loredana entrò nella sua camera da letto, si guardò intorno come avesse sentito tremare il pavimento sotto i piedi; s'avvicinò a un baule per aprirlo; poi si fermò ancora, passandosi una mano sul volto e sulla fronte.
--Ora partiamo,--ella ripeteva.--Ora partiamo. Aspettami.
Ma, d'un tratto, mentre s'inchinava per sollevare il coperchio del baule nel quale conservava il suo povero abito nero, mandò un grido e cadde a terra di schianto.
XIV.
L'albergo fu sossopra; accorsero alle grida della signora De Carolis l'albergatrice e la signora Teobaldi; poi uscirono ambedue, soffiando e galoppando, e tornarono l'una con una bacinella d'acqua fresca, l'altra con una boccetta di sali.
In ginocchio presso la figlia sempre immobile a terra, Emma le aveva slacciato il busto; ma non riusciva a sollevarla.
La Teobaldi si provò a darle mano, e mentre s'affannava all'opera pietosa, udì il laceramento del corpetto alla Pompadour, che non aveva potuto resistere agli sforzi inusitati della cantatrice. Allora ella uscì, ancora galoppando, con la faccia color paonazzo, e tornò seguita dall'albergatore; il quale sollevò Loredana come un fuscello, l'adagiò sul letto, e si ritirò subito.
--Lori,--susurrava la madre,--Lori, tesoro mio, amore mio....
--Le faccia fiutar questa boccetta,--consigliò la Teobaldi,--è miracolosa! Povera fantolina; le sarà rimasta la colazione sullo stomaco....
--Ma no,--rispose Emma.--Mi dia dell'acqua fresca.
La Teobaldi recò la bacinella, e con la mano Emma spruzzò il viso della figlia, due, tre volte.
Loredana sospirò infine, profondamente, e il seno bianco si sollevò come per un singulto.
--Lori,--susurrò Emma,--amore mio, sono qui.
--Ecco, ecco!--esclamò la Teobaldi.--Rinviene; apre gli occhi....
Apriva gli occhi, infatti, Loredana, e li volgeva intorno senza raccapezzarsi; ma incontrò lo sguardo di sua madre e sorrise, allungando una mano per prender la mano di lei. Emma le coprì il viso di baci, piangendo e balbettando parole di tenerezza.
--Che bella scena!--osservò la Teobaldi, colpita nel suo sentimento estetico.--Che bella scena d'amor materno!
Loredana riconobbe la voce, e mormorò a sua madre:
--Mandala via!
Emma si volse.
--Io la ringrazio, signora,--disse alla Teobaldi.--Lei è stata molto gentile....
--Non lo dica, non lo dica,--interruppe Clarice,--io voglio molto bene a sua figlia. Come si fa a non volerle bene?
Si avvicinò al letto e si rivolse a Loredana:
--Sta meglio, signora? Ah, ma com'è bella, così!... È vero che sta meglio? Un po' d'imbarazzo, forse. E poi, nella sua condizione di giovane sposa, un malessere momentaneo può avere tanti significati....
Emma fremette da capo a piedi, quasi fosse stata punta. Quell'udir chiamare sua figlia «giovane sposa», quell'allusione a una maternità possibile, la richiamarono d'improvviso alla realtà senza illusioni.
--Lasciamola, lasciamola,--disse alla Teobaldi,--ha bisogno di riposare, adesso. La ringrazio di nuovo, signora.
La Teobaldi salutò ancora Loredana, salutò Emma, ed uscì tra il fruscìo dell'abito alla Pompadour e della sottana inamidata.
--Non ti spaventare,--disse la fanciulla a sua madre, non appena l'uscio fu chiuso alle spalle della cantatrice.--Sto bene, ora; possiamo partire....
E fece l'atto di scendere, ma Emma la rattenne.
--No,--disse.--Puoi aspettare; partiremo stasera.
Ella avvicinò una poltrona e sedette; Loredana chiuse gli occhi, e per lungo tempo le due donne non pronunziarono verbo, seguendo ciascuna i proprii pensieri. Il silenzio era pesante; non risonava nell'albergo alcun rumore, e appena dal basso veniva il mormorìo del lago, che lambiva la casa; di tanto in tanto, s'udiva l'ultimo frinire delle cicale, salutanti il sole ch'era presso al tramonto.
A un tratto Loredana volse il capo, e domandò:
--Ti ha detto lui, che io era qui? Ne sei ben sicura, mamma?
--Come potrei ingannarti, amore mio?--rispose Emma.
--E ti ha permesso di venire a prendermi?
--Ha dovuto cedere; ha pianto, ha pregato, ma ha dovuto cedere....
La fanciulla sorrise con amarezza.
--Io,--disse poi,--io non ti avrei detto nulla, se fossi stata Filippo; o se per disgrazia mi fosse avvenuto di dirtelo, sarei partita subito, subito, avrei preso con me colei che amavo, e mi sarei nascosta ben bene. Io avrei fatto così.
Emma non rispose, e vi fu un'altra pausa lunga.
--Ma che cosa fa, a Venezia?--riprese Loredana.--Te lo ha detto?
--No.
--È tornato nella società elegante,--mormorò la fanciulla, quasi parlando con se stessa.--Dice che non può muoversi, perchè deve rispondere alle cortesie e agli inviti che gli fanno; e io ero qui, sola, di giorno e di notte, in un paese che non conosco, dove tutti mi guardano in così strana maniera!
Tacque; poi, d'improvviso, domandò:
--Che cosa voleva dire quella sciocca?
--Chi, Lori?--chiese Emma.
--La Teobaldi.
--Non ho udito nulla.
--Ma sì: ha detto che il mio malessere può avere tanti significati....
Emma alzò le spalle con disdegno.
--E una sciocca, lo hai detto,--mormorò.
Verso le otto, pranzarono in silenzio, rapidamente. L'albergatrice, che le serviva ella stessa a tavola, indovinò qualche avvenimento grande, e, chieste notizie della «signora contessa», non domandò altro; poi dispose per avere una carrozza che le conducesse a Desenzano, dove avrebbero preso il treno; e fu stupita, apprendendo che lasciavano i bauli e le valigie.
Era un'idea di Emma, la quale non voleva portarsi a casa i regali e il corredo fatti dal conte a sua figlia.
--Vuol dire che tornano?--osservò l'albergatrice.
--Senza dubbio,--rispose Emma.--In ogni modo, il conte s'incaricherà lui di dare ordini pel bagaglio.
Appena la donna fu uscita, Loredana svestì l'abito di seta color d'oro, indossò presto l'abituzzo nero, che agli occhi della madre la ringiovaniva e quasi la purificava.
La fanciulla non parlava, come avesse avuto bisogno del silenzio per sostenere la sua volontà e per trovare forza in quegli istanti crudeli, in quell'ora in cui il passato cadeva nel nulla e un avvenire torbidamente incerto le si spalancava innanzi.
Quando fu pronta, disse:
--Aspettami, torno subito.
E prima che la madre pensasse a trattenerla, Loredana uscì, discese le scale, andò in cerca della Teobaldi.
Era ripresa dalla necessità di dire una parola a Filippo, di mandargli un saluto; non poteva, da un istante all'altro, staccarsi da lui e dimenticarlo; tutta la sua anima, tutto il suo corpo gli appartenevano ancora, quantunque egli le apparisse ora così diverso da quello che aveva sognato, così cattivo e vile.
Trovò la Teobaldi in cucina; parlava sommessamente con l'albergatrice, presso la tavola, sulla quale eran disposti i piatti e le posate sporche.
Loredana s'affacciò alla soglia, e con voce che fece dare un sobbalzo alla Teobaldi, chiamò:
--Signora Clarice!
L'altra le si avvicinò senza rispondere, e la fanciulla la condusse fuori, nell'atrio; poi prese una matita, vergò alcune parole sopra un pezzo di carta, e disse:
--Di lei mi posso fidare?
La Teobaldi mise una mano sul petto esuberante, e rispose:
--Tesoro mio, che cosa domanda? Io darei la vita per farle piacere.
--Bene: lei deve spedirmi domattina questo telegramma; vada a Peschiera e lo spedisca di là; qui non c'è telegrafo. Ma non dica parola ad anima viva. Mi posso fidare?
Clarice ripetè il gesto, e rispose:
--Le ho detto: per farle piacere, darei la vita; che cosa devo dirle di più? Domattina alle nove sarà fatto tutto.
--Prenda,--soggiunse Loredana,--questo è il telegramma, questi sono i denari per la carrozza. Su, su, non voglio che rifiuti. Perchè deve spender lei? E la ringrazio di cuore. Ma non parli nemmeno con l'aria.
La Teobaldi afferrò la mano della fanciulla, e domandò inquieta:
--Ci rivedremo? Tornerà?
--Sì, ci rivedremo.... Addio, grazie!
Allora Clarice non si rattenne, allungò le braccia, si strinse Loredana al petto, baciandola sulle guancie impallidite.
--Addio, tesoro! Addio, bellezza! Che la Madonna l'aiuti....
Sentendo in quell'abbraccio il calore d'una affezione sincera, d'una simpatia verace, Loredana si liberò dalla stretta dolcemente, e sorrise con malinconia.
--Che la Madonna l'aiuti!--ripetè Clarice.
Ma già la fanciulla saliva rapida le scale e tornava presso sua madre, la quale le veniva incontro, inquieta.
XV.
Le emozioni della signora Clarice Teobaldi non dovevano finir così presto.
Quella sera stessa vide partire Loredana con sua madre nella carrozzella che le conduceva a Desenzano. La fanciulla, vestita d'un abito nero, inelegante e povero, mostrava gli occhi stanchi per il pianto, e tutto il suo corpo si reggeva a mala pena, quasi che un peso invisibile e intollerabile le gravasse le spalle.
Salita nella carrozza, fece alzare il soffietto, si rincantucciò al suo posto, abbassò il capo, e parve con la mente allontanarsi subito da tutto quanto la circondava. Sua madre non apriva più bocca, ma aveva sguardi lunghi e meditabondi per la figliuola.