Part 4
Ma quel fracasso e la vista della donna che nell'ebbrezza di una danza imaginaria dimenticava anche la presenza di lei, crebbero la tristezza di Loredana; ella si alzò, fece cadere a bella posta il coltellino delle frutta, smosse le sedie e riuscì ad interrompere la musica del «Folletto», che già le pareva interminabile.
--Ho un po' di emicrania e desidero riposare,--disse alla Teobaldi, che s'era rigirata sullo sgabello.--Spero che scuserà....
--L'emicrania! Ha l'emicrania e non me lo dice!--esclamò l'altra, drizzandosi in piedi.--Vada, vada a riposare; io le porterò una boccetta di sali, un rimedio infallibile.... Esco e torno subito....
--No!--disse Loredana bruscamente, atterrita dal nuovo supplizio che la vecchia le minacciava.--Ho bisogno di stare sola. La ringrazio!
La Teobaldi guardò la fanciulla e capì che avrebbe insistito vanamente; la voce l'aveva scossa, aveva sentito un fremito di sdegno e di antipatia in quella che pareva la più docile e la più timida delle ragazze.
--Va bene, va bene,--mormorò.--Buon riposo, dunque; sarà cosa da nulla. Arrivederla, signora....
I suoi occhi cercarono istintivamente di nuovo la mano sinistra di Loredana; e la vecchia non aggiunse «contessa».
Ma il supplizio della sua presenza, evitato pel momento, si rinnovò più tardi, si rinnovò nei giorni successivi. La Teobaldi, non avendo assolutamente nulla da fare, s'appiccicava alla giovane, l'accompagnava alle Grotte, la seguiva sulla strada di Sirmione, veniva a coglierla quando stava sola in giardino, si presentava in salotto chiedendo di rievocare al piano qualche ballabile antico o qualche canzone della sua giovinezza.
E parlava, parlava, parlava, in dialetto veronese, infaticabilmente; parlava di sè, degli amici suoi, di Loredana, del conte, dei pescatori, di gente del paese che la ragazza non conosceva affatto, dell'orario dei piroscafi, dei trionfi del defunto Teobaldi tenore, dei vini e dei cibi dell'albergo, dei dissapori tra l'oste e l'ostessa, della moda e della cucina, della vita di Venezia, dell'amore antico e dell'amore moderno; e di tutto a rifascio, senza nesso, passando dall'uno all'altro argomento e non mutando mai voce....
Una volta domandò:
--Lei, quando si è sposata?
Loredana fremette e sentì che impallidiva; ebbe la tentazione di rispondere seccamente, brutalmente: «Non sono sposata; non voglio commedie!» Ma gliene mancò l'ardire, e balbettò, guardando in un angolo:
--Il mese scorso....
--A Venezia non è vero?--incalzò la Teobaldi.
Loredana non rispose.
Le due donne erano in giardino; la fanciulla sedeva sul parapetto, fissando l'acqua verdastra del lago e i piccoli e i grossi pesci che passavano aspettando qualche manciata di briciole; la vecchia, adagiata in una poltroncina di vimini, lavorava all'uncinetto.
--Già,--disse, tanto per concludere qualche suo pensiero. Poi aggiunse:--Io mi sono sposata a sedici anni, nel.... nel....
Ma non trovò subito una data decente, s'imbrogliò e corresse:
--Bei tempi! Si figuri ch'io era bionda come il grano, avevo un busto così, un piedino così....
Loredana, senza badarle, raccolse un pugno di ghiaia e lo gettò nel lago, scompigliando il corteo dei pesci.
VIII.
Arrivato a Venezia, Filippo si recò a palazzo Vagli.
Erano le cinque; sua madre riceveva.
Egli, indugiatosi un istante nella grande sala, nella quale non era alcuno, udì le voci che provenivano dal salotto attiguo. Parlavano, a volta a volta, sua sorella contessa Ada de Idris, la contessa Osvaldi, la contessina Fioresi, e dall'acciottolìo di chicchere e di piattini si comprendeva che le gentildonne stavano bevendo il tè.
Filippo era per ritirarsi e salire nel suo appartamento, allorchè la contessina Fioresi, tutta vestita d'azzurro, uscì correndo dal salotto, vide Filippo che s'era messo innanzi a uno specchio il quale occupava intera una parete, e si mise a ridere.
--Colto in flagrante!--esclamò.--Si fa bello, qui, solo? Ma la contessa Bianca ci annunciava poco fa che lei era in campagna....
--Dalla campagna non si può tornare?--disse Filippo, sorridendo e stringendo la mano alla fanciulla dai capelli fulvi.
--Chi c'è? Chi c'è, Giselda?--chiesero più voci dal salotto.
--C'è Flopi che si arriccia i baffi!--rispose Giselda Fioresi; e ridendo uscì per andare a prendere una cartella di musica.
--Davvero, Flopi?--esclamò la contessa Bianca, apparsa subito sul limitare.
Ella era alta e magra, vestita di scuro; dal volto pallido spirava un'aria di maestà e di dolcezza insieme; gli occhi castani avevano sguardi placidi e dritti; la bocca ben disegnata, col labbro inferiore un po' sporgente, sorrideva volontieri. Tutti i capelli della contessa Bianca erano candidi come neve e un poco ondulati.
Filippo si chinò a baciarle la mano; ella lo baciò in fronte e gli disse, presto, sottovoce:
--Che hai fatto? Che hai fatto?
Ma anche le altre signore apparvero sulla soglia, e Filippo si avanzò per salutarle.
--Dove sei stato fino a oggi?--domandò la contessa Ada de Idris, ch'era bionda e aveva una carnagione rosea delicatissima.
--In giro, sono stato,--rispose Filippo.--Avevo qualche cosa da sbrigare a Milano e a Torino.
La contessa Osvaldi, piccoletta, irrequieta, bruna, diede in una risata; ma Filippo non se ne curò, perchè quella rideva sempre.
Tornarono nel salotto, tappezzato di stoffa antica, giallina ad arabeschi tenuemente rosei, che un raggio di sole, penetrando dal balcone prospiciente il Canalazzo, sembrava cospargere d'una imponderabile polvere d'oro.
Ada de Idris, ripreso un discorso interrotto dall'arrivo di Filippo, parlò della campagna. Il conte de Idris era in campagna, e Ada doveva raggiungerlo; poi sarebbero andati a Lucerna, dove l'anno prima s'erano molto affaticati e punto divertiti.
--O perchè vi ritorni?--domandò Filippo, prendendo una tazza di tè dalle mani di sua madre.
--Sai che Leopoldo non vuol campagne romantiche; odia le _chaumières_....
--E anche _ton coeur_?--chiese sbadatamente la contessa Osvaldi.
Ma le chiacchiere furono interrotte di nuovo.
Entrò il conte Lombardi, alto e calvo, che, vedendo Filippo, fece un gesto di piacevole maraviglia, andò a baciar la mano alle signore, e disse:
--Tornato?... Io ti faceva così lontano!
--E perchè?--rispose Filippo.--L'ultima volta che ci siamo visti....
--Ma sì, alla stazione,--seguitò il conte Lombardi.--Mi sembravi nervoso, allegro, inquieto....
Filippo, che stava in piedi presso un alto stipo di mogano a fregi d'oro sbiadito, sentì gli sguardi di sua madre.
--Anzi,--continuò il Lombardi,--ti avevo invitato a pranzo, tu avevi accettato, noi ti abbiamo atteso.... e ti rivedo ora, da quel giorno!
--Questa è grossa, Flopi!--disse Ada.
--Hai ragione; non so come scusarmi,--convenne Filippo, sorridendo, ma noiato per quel ricordo.
--Ti dirò io come puoi essere scusato,--rispose il conte Lombardi.--Vieni a pranzo da noi, domani. È detta?
--È detta!--ripetè Filippo, pensando che aveva sperato di ripartire subito, ma che a quel secondo invito bisognava arrendersi.
--Ecco, benissimo,--osservò Ada de Idris.--Domani vai a pranzo da Lombardi, e domani l'altro mi accompagni a Vittorio, da Leopoldo, e ti fermi da noi.
--No, cara,--disse Filippo recisamente.--Ho da fare qui.
--Ha da fare a Venezia, in luglio!--esclamò la contessa Osvaldi, ridendo.--Voi avete da fare a Milano, a Torino, a Venezia! Mi sembrate un ministro....
--Anzi, la negazione d'un ministro,--corresse il conte Lombardi.--Un ministro non ha mai da far nulla, in nessun paese del mondo!
Filippo non seguì oltre la conversazione; s'avvicinò a uno dei poggiuoli, gettò un'occhiata distratta in Canalazzo, dove non passava che una gondola lenta.
Quei discorsi, quegli accenni a persone e ad abitudini familiari, quelle amiche, tutto lo noiava. All'infuori di sua madre, nessuno pareva conoscere l'ultima scappata di lui; ma le poche parole scambiate in quei brevi istanti, gli facevan comprendere che si sarebbe saputo tutto da tutti, poco più tardi.
La sua vita, la vita a Venezia, tra quella società aristocratica tanto esigua di numero, era troppo nota, confidenziale, metodica. Si svolgeva sempre tra le medesime persone, che ripetevano, senz'accorgersi forse, le medesime occupazioni, ogni anno, ogni giorno. Le donne erano strette in gruppi; gli uomini erano stretti in gruppi; nulla poteva sfuggire in quel circolo nel quale egli pure era chiuso da anni.
Giselda Fioresi gli passò daccanto col suo fascicolo di musica.
--Dunque,--ella disse.--È stato in campagna? Ora si ferma?
--Le pare?--rispose Filippo.--Fermarmi a Venezia? Credo che la mamma parta a giorni; e io rimarrei qui solo?
--Allora accompagna la mamma, come sempre?...
Come sempre! Egli guardò la fanciulla, che gli stava innanzi, col suo fascicolo sotto l'ascella, il busto eretto, i capelli fulvi arruffati sulla fronte. Era graziosa; gli occhi avevano qualche lampo di malizia, e la bocca, schiudendosi, mostrava bei denti.
Filippo si mise a ridere.
--Come sempre?--ripetè.--Io vorrei invece quest'anno far qualche cosa di diverso.
--Ah, bene!--esclamò Giselda.--Allora al Polo Nord, in cerca d'avventure.
--Già, in cerca d'avventure!--mormorò Filippo.
--Mi dispiace. Speravo vederla in campagna!
Filippo s'inchinò leggermente.
--Lei è molto gentile. Ma, le avventure? Le avventure a San Donà?
La fanciulla scosse la testa, lo guardò un attimo, rise con gli occhi:
--Eh, siamo d'accordo!--disse.--Se ha intenzione di fare il matto, San Donà non le conviene. Mi dispiace, ripeto!
Veramente non sapeva nemmen lei, Giselda, perchè la partenza di Filippo le spiacesse, e non sapeva perchè andasse ripetendoglielo; ma la vita di quell'uomo aveva il curioso potere di irritarla, a quando a quando. Avrebbe voluto mettersi a cavalcioni d'una sedia, accendere una sigaretta e udirlo raccontare ciò che faceva e ciò che pensava. L'ignoranza alla quale era costretta, la pungeva continuamente.
--Bene,--concluse.--Buone avventure, dunque!
--Ma no; non vorrei che desse alle mie parole un significato che non hanno. Intendo fare un piccolo viaggio, ecco tutto!--spiegò Filippo.
--E a me lo racconta?--esclamò Giselda, allontanandosi.
--Che originale!--pensò Filippo con un sorriso, mentre la seguiva con gli occhi.
Ella andò a parlare con la contessa Bianca.
--La ringrazio,--disse, mostrando il fascicolo di musica.--Fra un paio di giorni glielo rendo!
--Ma non importa, bambina!--esclamò la contessa Bianca ridendo.--Fra un paio di giorni io sarò già forse in campagna.
--Sola; perchè Filippo va a fare un viaggio. Al Polo Nord, mi ha detto....
La contessa lanciò un'occhiata interrogativa a suo figlio, che finse di non vedere e di non comprendere.
Ma quando le dame e il conte Lombardi si congedarono, verso le sette, Filippo si avvicinò a sua madre, le baciò di nuovo la mano sorridendo, e disse:
--Ebbene, mamma, so che tu sei inquieta....
--Sono sdegnata, Flopi,--rispose la contessa Bianca, severamente, pur non potendo abbandonare il diminutivo col quale sempre aveva chiamato il figliuolo.--Sono sdegnata per quello che so e per quello che si dice....
--Quanto a quello che si dice,--osservò Filippo,--non è il caso di curarsene; a Venezia si dice sempre qualche cosa di qualcuno, per ozio e per abitudine. Quanto a quello che sai....
--È questo!--interruppe la contessa, con gli occhi vivi di luce, fissando il figlio.--Tu hai fatto fuggire di casa una onesta ragazza e te la sei portata via; con quale coscienza, con quale diritto? Che ne farai, quando il vergognoso capriccio sarà sazio e non potrai più mentire? Mi spaventa l'idea che tu sia di quelli i quali, per un istante di concupiscenza, osano spezzar la vita d'una donna e abbandonarla a un destino orrendo; e mi sembra anche ridicolo che tu, a trentasei anni, non sappia calcolar l'importanza delle tue azioni e non veda dove tu vai....
Filippo, ch'era seduto in una poltroncina assai bassa, quasi alle ginocchia di sua madre, la guardò più inquieto per la verità semplice e logica delle sue parole, che non per lo sdegno onde s'era imporporato il bel viso pallido di lei.
--Bisogna conoscere gli ambienti,--egli osservò.
--Gli ambienti?--ripetè la contessa.--C'è dunque un ambiente nel quale tu abbia il diritto di non essere onesto? Se questo ambiente esiste, un gentiluomo non deve mettervi piede.
--E dàlli!--esclamò Filippo, allungando la mano fino a togliere da un tavolino un astuccio, e accendendo una sigaretta.--Tu sei rigida come la matematica! Non ti dico che io abbia il diritto di essere disonesto; ti dico che ogni colpa ha le sue attenuanti.
La contessa si alzò, passeggiò lentamente pel salotto, a capo chino, meditando; e dopo un istante di silenzio, disse:
--Forse noi non ci comprendiamo. Tu credi che io voglia ascoltare le attenuanti della tua colpa per giudicarti. No, di questo non mi occupo, perchè le tue attenuanti non mi commoverebbero, e la colpa è, in ogni caso, alla tua età, nella tua posizione, imperdonabile ed enorme.
Fece una pausa; sedette di nuovo, sopra un divano, all'altro angolo del salotto. La luce morente che entrava dai poggiuoli aperti illuminò i bei capelli candidi della signora e il viso un po' roseo per l'interna agitazione; c'era in quella donna forte ancor qualche cosa di giovane e di fresco, una purezza di linea e d'espressione, che pareva riflettere la purezza del sentimento e del pensiero. Nei suoi occhi non era mai passata un'ombra.
Soggiunse:
--Ma è di lei, capisci? che io mi preoccupo! Di quella, giovinetta, di quella illusa, di quella tua vittima, io voglio sapere. Che ne farai? È spaventevole pensare che tu non abbia il concetto giusto della vita....
Filippo, che stava scuotendo la cenere della sigaretta in un piattino d'argento, alzò la testa.
--No, tu non sai, ancora oggi, che cosa sia la vita, perchè non sai che valga una creatura di Dio. Credi che quella fanciulla sia nata pel tuo piacere, che il suo corpo, la sua anima, la sua intelligenza, i suoi sentimenti, le sue speranze, i suoi sogni giovanili, tutto quanto è più misterioso, più delicato, più nobile ed alto in una creatura umana, credi sia stato creato per te, perchè tu ne goda e ne abusi, perchè tu ne decida come un padrone e un giudice. E di una fanciulla, ti fai una concubina; e di una concubina farai una donna perduta! Mi parli di attenuanti, per questo delitto di prepotenza e di superbia, per questo scandalo, per questa ribellione alla volontà di Dio? Non ce ne sono, non potresti essere scusato che quando tu mi dicessi d'esser diventato pazzo. Soltanto a un pazzo non si chiede conto di ciò che fa; soltanto un pazzo può essere perdonato se reca ingiuria a Dio nelle sue creature....
Sotto quell'irruenza, stretto in quella inesorabilità di logica, toccato nei sentimenti intorpiditi ma sempre vivi coi quali era stato allevato, Filippo non osò replicare. Mormorò soltanto:
--Se non mi lasci dire una parola, mamma....
La contessa si rischiarò in volto e aggiunse con voce subitamente più calma:
--Hai ragione.
--Io non ti posso rispondere, per ora, intorno alla sorte della ragazza,--seguitò Filippo.--Fui travolto da un impeto di passione, ed è giusto che tu mi rimproveri la mia debolezza; ma appunto perchè la passione era ed è sincera, non posso risponderti circa l'avvenire che è serbato a me e a quella ragazza.
--Tu mi spaventi!--interruppe la contessa, levandosi in piedi.--Non ho mai udite parole così gravi dalla tua bocca.
--Gravi e leali, mamma, perchè non voglio ingannarti,--rispose Filippo, guardando sua madre con occhio tranquillo.--Ma devo aggiungere subito che comunque gli avvenimenti si svolgano, io non dimenticherò nè il nome che porto, nè i doveri che ho verso una fanciulla onesta e buona....
--E vai così, alla ventura, senza un'idea, senza la stessa percezione di ciò che fai? È deplorevole, è veramente deplorevole....
La contessa tacque; aveva udito, lontano, fin dalle ultime camere, un passo cauto e lento; indi a poco, sulla soglia comparve un valletto in livrea verde scura, e s'inchinò.
--Pranzi in casa, Flopi?--disse con voce mutata la contessa.--Dammi il braccio. Stasera siamo soli.
IX.
Col pretesto di mutarsi finalmente d'abito e d'indossare lo _smoking_, Filippo salì nel suo appartamento dopo pranzo, e scrisse una lunga lettera a Loredana, che le avversità gli rendevano più cara. Dovette confessarle che il soggiorno a Venezia si sarebbe prolungato oltre le previsioni, perchè non gli riusciva di sottrarsi a qualche invito e fors'anche a una gita nelle campagne di suo cognato de Idris.
S'affacciò a una finestra e vide il Canal Grande immerso quasi totalmente nell'oscurità, con qualche linea più nera, una gondola, che passava silenziosa, distinta appena dal fanale piccolo e rossastro. I palazzi, in fila, come spettri bianchi che si dessero la mano, erano muti e chiusi; ai pali innanzi alla gradinata scorse giù alcune gondole ferme, che avevan recato i visitatori, i pochi amici non ancora partiti per la campagna. Le note d'un valzer gli giunsero all'orecchio, e nel Canal Grande, da una gondola lontana, arrivò la strimpellata vivace e improvvisa d'un mandolino. Poi passò una barca, zeppa d'uomini e di donne, illuminata a palloncini, silenziosa; era una serenata, che s'avviava nel bacino di San Marco, presso i grandi alberghi; e di nuovo l'oscurità e la quiete pesante si stesero sul Canale.
Filippo discese e passò qualche ora in salotto, a fianco di sua madre.
Gli ospiti ridevano ascoltando le chiacchiere del conte Mercatelli, piccolo, pelato, rosso in volto, che magnificava il sonno.
--«Le sommeil»,--diceva, rivolto a una francese, madame de la Chaux.--«Le sommeil»; io non conosco che questa voluttà: dormire, dormire, dormire quanto mi è possibile. Se non avessi dormito tanto, avrei fatto certo qualche cosa di straordinario.... Ma dormire mi piace, mi piace troppo! Sembra che l'anima si volatilizzi, che il corpo si riduca in una materia imponderabile. «Qu'en dit madame de la Chaux»?
E senza aspettare che madama, vestita di violetto scuro, con un merletto prezioso sui capelli grigi, enunziasse una risposta, il conte Mercatelli seguitò:
--«Moi, je vous assure» che l'imprevisto non si trova, se non nel sonno. Dove potreste incontrare qualche cosa che somigli a un sogno, nella realtà d'ogni giorno? Uomini che volano, bestie che parlano, mostri non mai veduti, gioie, terrori, fughe, combattimenti, scene che si dissolvono e si sovrappongono.... «Moi, je vous assure que votre Dumas n'est qu'un imbécile en comparaison de ce romancier inépuisable qui s'appelle rêve....»
Madame de la Chaux ebbe un debole sorriso.
Filippo disse qualche parola a un domestico, fece preparare il tavolino da giuoco, e mentre le dame e le fanciulle ascoltavano quella specie di conferenza sul sonno, egli sedette al tavolino col conte Lombardi, col marchese di Spinea e con Berto Candriani.
Berto Candriani era temutissimo per la sincerità pazzesca delle sue parole. Egli diceva ad alta voce tutto quel che pensava e tutto quel che sapeva, a costo di parere insolente o mal educato. Qualcuno in società aveva espresso il dubbio ch'egli fosse un po' matto, e poichè questa induzione accomodava molte cose, risparmiava la noia di indignarsi e toglieva ogni valore a quanto raccontava, tutti convennero ch'egli era un po' matto e che bisognava lasciarlo fare.
Del resto, bel giovane non ancora trentenne, snello, con capigliatura nera foltissima e occhi castagni dallo sguardo pungente, piaceva alle signore, che ne ambivano la lode, perchè rara.
Egli, quella sera, aveva tentato più volte di dire a Filippo ciò che gli stava fitto in testa dal momento che l'aveva visto; ma il tema della conversazione, la presenza della contessina Fioresi e di qualche altra fanciulla, glielo avevano impedito.
Appena i quattro uomini furono appartati pel giuoco, presso la finestra d'angolo, Berto Candriani disse a Filippo:
--Dunque, come va?
Filippo s'aspettava qualche razzo di quei famosi, ma ormai, dopo le spiegazioni con sua madre, poco gli importava ciò che si poteva dire.
--È vero,--domandò Berto quietamente,--che hai fatto scappar di casa una ragazza?
Il conte Lombardi e il marchese di Spinea, che disponevano le carte nella sinistra, alzarono sbalorditi il capo, e videro Filippo che sorrideva.
--Ti sembra,--egli rispose,--che se avessi una ragazza per le mani, starei qui a giuocare?
--Evvia, Flopi! Polvere negli occhi! Non sei mica vecchio per niente, e fai le tue cose benino, pian pianino, in punta di piedi.... Insomma, questo è l'ultimo pettegolezzo e dovevo pur dirtelo!
Filippo fece un cenno con la testa, come per ringraziare il Candriani della sua premura; e nell'intervallo seguente, Berto riprese:
--M'hanno detto che è un tesoro, quella ragazza! Una delle nostre più belle e più caratteristiche borghesi....
--Sai che ho buon gusto!--rispose Filippo, sempre sorridendo.
--Già; ma mi dispiace che il cattivo gusto sia dall'altra parte!--mormorò Berto con rammarico sincero.
I giuocatori diedero in una risata. Risonò la voce del conte Mercatelli, che diceva:
--Dormendo circa dodici ore al giorno, io mi trovo benissimo....
--O perchè non va a dormire anche adesso?--osservò Berto, senza curarsi di abbassar la voce.
E seguitò la partita; mentre la contessina Giselda Fioresi, che non si divertiva a parlar con le altre fanciulle, dopo aver gironzato qua e là a occhieggiare i vecchi quadri che conosceva da tempo, andò a mettersi alle spalle di Filippo, guardando il giuoco.
--Non so,--disse Berto Candriani,--perchè voglia portar fortuna a Flopi, contessina. È già tanto fortunato! Venga dalla mia parte.
Giselda non rispose, e coll'indice sottile indicò a Filippo una carta che doveva giuocare. Filippo obbedì.
--Andiamo, andiamo!--esclamò il Candriani.--È proibito immischiarsi nei giuochi degli altri. Il giuoco di Flopi è poi così pericoloso!
La fanciulla non battè palpebra, e indicò a Filippo un'altra carta. Ma le parole di Berto Candriani le parvero oscure, e trovò conveniente non allontanarsi, per udir qualche cosa di più significante. Alla fine di quel giro, Filippo s'era avvantaggiato molto sugli avversarii, e Berto Candriani, mentre il conte Lombardi mischiava le carte, protestò:
--Io la sequestro, tesoro mio! Lei fa vincere Flopi per ridere di noi. Le assicuro che il nostro amico non ha bisogno di lei, proprio non ha nessun bisogno!
--Com'è noioso!--esclamò Giselda.--Stia zitto e tiri avanti!
--Bisognerebbe fargli la cura di Mercatelli,--osservò Filippo.--Se dormisse dodici ore al giorno, sarebbero tante chiacchiere di meno.
Berto diede un'occhiata a Giselda, sempre ritta alle spalle di Filippo; era giovane e magra; l'abito leggero lasciava trasparir gli omeri scarni e delicati; il corpo esile faceva pensare alla donna futura, non più magra ma snella, non più scarna ma sottile e flessibile. I capelli fulvi, illuminati dalla luce elettrica, davano al volto bianco qualche ombra viva e tagliente.
Filippo sembrava non accorgersi della presenza di Giselda.
--Mi pare un gatto che vigila,--pensò il Candriani.--Se la porti via anche questa?
Ma la partita finiva; la contessina Fioresi volse le spalle ai giuocatori, tornò fra le donne, e subito trovò un appiglio per interloquire.
--Mi direte voi,--chiese Berto al Lombardi e al marchese di Spinea,--che cosa ha questo vecchio satiro per piacere alle ragazze?
--Vecchio satiro!--esclamò il marchese di Spinea.--Ma non ha quarant'anni; e che cosa dovresti dire di me, che ne ho cinquantasette?
--Satiro decrepito!--sentenziò il Candriani.--Filippo, occhio alla Fioresi! Quella sta facendo una passione per te, vorrà scappare anche lei.