L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi
Part 8
Tutto si muove senza rumore in quel villaggio.... Andirivieni di milizie grigie: è il Genio dell'esercito regolare. Ordine e silenzio. Ed io sento soltanto stridere le molle dei carretti.... I contadini attaccano i loro cavalli.... Ognuno ha la sua provvista d'avena ed il suo secchio d'acqua. Quelle barche da pesca che beccheggiano nella baia dall'acque azzurre portano ognuna, in piramide, trecento gabbie di polli che gridano troppo. E sul ponte d'imbarco, ecco il completo equipaggiamento d'un battaglione con molti sacchi di grano e molte ceste di frutta.... Gli automobili dei generali, simili a torpediniere avvolte nella nebbia, filano via strombettando sulle strade, con lunghe scìe di polvere sollevata.
O lunghe strade gessose, mostruosi serpenti.... vedo passare pei vostri corpi anellati gli automobili ingoiati, simili a veloci bocconi che scendano! Eccone uno che preme duramente quella strada nerastra, simile a un sanguinaccio tra le frenetiche dita delle sue ruote, per farne sprizzar fuori un ripieno di polvere lattiginosa e arricciata. La battaglia potrà durare più di tre settimane. Per questo si sta preparando una gran rete ferrata, come se fosse un bel tappeto tessuto d'argento disteso sul passaggio d'un gran Sultano-Locomotiva! Eccolo che s'avanza solennemente asmatico e acciaccoso, irritato pel ritardo, spingendo innanzi la sua grossa pancia puntuta, con lunghi e gutturali sputacchi di vapore.
Ritti sopra i sobbalzi delle loro automobili, i soldati del Genio, Petits-Poucets febbricitanti, vanno svolgendo in cima alle loro lunghe aste i gomitoli di fili telefonici, che attaccano a casaccio, qua e là, alle siepi, alle rocce, ed alle case dei villaggi....
La campagna, rigata da lunghe file militari, come un'immensa lira dalle corde policrome, vibra tutta ai pizzicati di mille automobili!... Ecco i grandi autocarri a grandissimo rendimento. Vanno sventrando le vallate con le loro ruote di valanga.... simili a treni ubbriachi deviati per capriccio, e si divertono talvolta a inerpicarsi strombazzando dall'alto il loro schifo pei tunnels.
__I treni militari.__
Coll'agilità dei clowns disossati, l'esercito mette a contatto la sua fronte col suo ventre pesante e col suo deretano, seduto, là, lontano, sul confine! In grossi ribollimenti di vagoni scivolano i treni sulle spirali delle strade fino al cavo della valle, imbuto in cui s'agita e si gonfia il vettovagliamento, strangolato in quest'ora fuggente!... Cinquecento vagoni ogni giorno vengono a vuotare la loro pancia in più di quattrocentomila bocche bruciate dalla polvere e dal fuoco volante della battaglia. Ognuno ha la sua razione: cinquecento grammi di carne. Si spazzan via come immondizie i feriti fuori dal campo della carneficina. Mani veloci d'infermiere ripuliscono il letto pazzo che s'incava sotto al malato!...
Le mie due ali s'appoggiano sul maestoso e prolungato muggito di quattromila buoi. Più lontano il fetore ed i gemiti melati di centomila pecore soffocano di nausea il mio motore. Ruzzolerò io dunque tanto lontano dalla battaglia? Questo groviglio di corna ritte su più di tre chilometri è veramente un sinistro tappeto! I soldati s'accalcano intorno ai pozzi come farfalle intorno alle lampade. Ecco i forni del pane. Son tende bianche munite di fumaiuoli, lumaconi giganteschi dalle corna di fumo.... Le baracche nerastre dell'intendenza stuzzicano le nubi coi loro appetitosi fumi di rosticceria....
Tu guarda, Santo Padre, cogli occhi dello stomaco, quell'ufficiale tarchiato, ritto presso la sua tenda! E' il gran capo dei capi di tutti gli eserciti nostri, il primo _cordon-bleu_ che cucina la guerra fra il sonoro tintinno delle gavette felici!...
L'Austria è ben lungi dal dominare la costa, Ecco infatti trasporti traboccanti di cavalleria, i cui nitriti e le cui folli criniere sventolanti entusiasmano il mare! Trecento carri a stanghe all'aria sulla banchina infocata si offrono loro fervidamente.... Io vorrei attaccarvi, piuttosto che cavalli, grandi aquile forti!... Tutti i cavalli da tiro, tutti i cavalli da soma, e anche i muletti, s'impennano inebbriati dal possente odor della guerra e dalla folleggiante canzone del cannone!
E' il cannone, che mi guida.... Ed io volo sui torvi scoscendimenti d'un paesaggio scarnito e scavato dagli aratri tonanti della bora!... I miei baffi folleggiano al raddoppiar del vento soffiato dalla mia elica liberante. Ma qual presentimento, qual brusca intuizione rilancia verso la riva il mio desiderio?...
__Il massacro dei sottomarini.__
Esploro il mare che va placandosi a mille metri sotto di me e mi rivela luminosamente le sue viscere verdi.... A cinque gomene dalla spiaggia, quelle zone di rilucente smeraldo sono alti fondi di sabbia. Quel bellissimo vello dalle striscie rossastre macchiate d'ombra è un ammasso di fuchi. Ah! sangue futurista!... Ah! canaglie!... Questo temevo!... Ecco i sottomarini!... Son due.... Son tre.... I loro manometri indican certo sei braccia di profondità.... Sto a piombo sopra il più grande, magnifico pesce febbrilmente amoerrato dalla maglia elastica di sontuosi riflessi smeraldo e topazio.... Tutto distinguo, la cupoletta del chiosco e il cofano di prua e quello di poppa. Non sono ermeticamente chiusi, poichè ne sprizzano a quando a quando vive sorgenti di gemme gazose.
Trecento metri mi separano dal mare.... Il periscopio dei sottomarini non può denunciare la mia presenza.... Oh! il torcicollo degli ufficiali in vedetta sotto le troniere orizzontali!... Potrebbero vedermi soltanto se salissero alla superficie!... Sembrano oziar spensierati, i sottomarini.... Strana manovra: i due più grandi si sfiorano come se stessero per accoppiarsi, grandi squali in amore!... Ah! ah! ora vedrete!... Ho venti bombe ben piene, ed ognuna contiene cento chili di melinite! Due sole basterebbero a spopolare rapidamente un gran lago pescoso. Ecco ho premuto un bottone: s'è aperta la botola, le mie bombe piombano su di voi!... Urrà! Che bel pennacchio! E che fracasso tonante che si lacera in sibili di rabbia!... Ciclone di vapore e di schiuma schiaffeggiante! Il mare s'incava.... Vortici innumerevoli.... Poi tutto si ricompone.... Guardiamo!...
Il sottomarino è sventrato. La prua affonda a vista d'occhio.... Oh! che fortuna!... Ecco: il secondo sottomarino anch'esso s'inchina sempre più.... ferito a morte? Ma dov'è la ferita?... Vedo, vedo una gran buca ornata d'un fascio nero di teste e di braccia! E' il pànico.... Tutti si scagliano ferocemente verso un'uscita!... La stiva s'empie d'acqua, e l'acqua sale rapida.... sale, allaga il ponte chiuso, giunge alla macchina.... La macchina s'arresta.
Oh! divertente e spaventevole angoscia! Gettate, gettate pure tutti i piombi di soccorso! Non potrete mai chiudere il portello dello scafo sottomarino?... L'acqua vi cade sul capo dalla cupola del chiosco. Le turbine di poppa rimandano meno acqua di quanta ne beve la falla.... Non vi stancate inutilmente!... Vedete: è semplicissimo! Faccio un cerchio nell'acqua con la dinamite, e il terzo sottomarino verrà a raggiungere gli altri due già morti!...
Ecco un altro pennacchio abbagliante d'acqua scarlatta. Lugubre detonazione nelle budella sonore, interminabili del mare.... Le case della riva son brutalmente lavate da tutte le macchie che le insozzano: tetti e finestre!... Il terzo pescecane vuoi pagliaccescamente morire.... Mi mostra il suo culo, fuori dall'acqua, grondante, convulso. Tre marinai, un guardamarina aggrappati al balconcino del chiosco. La prua scomparsa nella sabbia? E' possibile? Ho decapitato il gran pesce.... Il suo collo reciso beve golosamente tutto il mare. Ma le alghe lo soffocano.... Si riempie lentissimamente. S'ode ancora il motore, o son piuttosto i ballasts d'acqua russante che si dibattono tra i due scafi di ferro.... Automaticamente l'aria compressa delle stive vorrebbe respingerle e far risalire a galla il sottomarino. E finitela col vostro monotono e stolido gridio!... Crepate, crepate alfine in silenzio, o pescicani austriaci che non avevate il coraggio di navigare alla superficie!... Uno sputacchio sopra la poppa, prima che affondi!... E poi ritorno indietro, involandomi verso i chiari ossami dei monti che i trapani accaniti della battaglia scavano in tondo.
__La battaglia.__
Due vaste macchie attirano i miei sguardi. S'allargano. La più piccola, a sinistra, è rossastra, Sembra una pozza di sangue.... Sono le dense file dei volontari. Sul suo fianco sinistro riluce un'ampia macchia grigia, simile ad una enorme lastra di piombo. E' l'esercito regolare. Le masse parallele dei soldati s'avanzano a scatti verso le alture rocciose, ornata senza posa, da invisibili batterie; folli lingue rosse e piume bianche.... Lassù! Lassù! Ecco il fronte strategico dell'esercito austriaco sapientemente disposto in fondo a questo anfiteatro di monti.... Dobbiamo attraversare la platea o salire, sotto i fuochi, convergenti dei palchi che lancian folgori, salire su fino all'invisibile palcoscenico dal sipario di fumo!...
Io scorgo a poco a poco nella sua tragica ampiezza tutto il mobile oceano della battaglia dall'onde maestose, lunghe tre chilometri. Ma mentre m'avanzo, lo spettacolo impazza, s'imbroglia, si complica.... Il flusso e riflusso sussultante degli eserciti diventa contradittorio.... Tutto sembra illogico. Perchè quel reggimento va così lento? Quei soldati neri sembrano scendere per un declivio erboso, ma s'inerpicano; invece, su per un'erta.... Quell'altro reggimento, par che fugga. Oh! tutt'altro! Gira, semplicemente, intorno ad un ostacolo invisibile.... Quei fiumi, quei torrenti di fantaccini grigiastri dovrebbero comporre un mare azzurro.... Inesplicabilmente, scompaiono, svaniscono in quei crateri minuscoli di vulcano disposti in batteria, che li assorbono con lunghi singhiozzi e poi li sputano e destra e a sinistra!...
Quei filari di vigne si sbarazzano rapidamente di tutta la loro polvere estiva, come sotto l'asprezza d'una violenta spazzola. E, vicinissimo, un gran bosco par calpestato da piedi invisibili. Formiche-soldati, cavallette-cavalli e grossi topi-cannoni ne escono precipitosamente, per stendersi più lontano, senza riparo, con un'apparente stupidità, in quei campi di frumento, che perdono tutto l'oro e si coprono di grigio!...
Sotto i fumi volanti, le colline leggiere trotterellano.... Una roccia impennacchiata sembra pavoneggiarsi in parata.... E quella valle m'irrita coi suoi lamentosi muggiti di macello!...
__La polifonia dei gas e dei piombo.__
Laggiù si trasloca.... Chi dunque pianta chiodi in pareti di legno troppo secco?... Pazzi martelli. Innumerevoli picchiotti che traforan di colpi le porte. Dimenarsi improvviso di danze spagnuole sotto un crollante scroscio di nacchere rosee!... Son le mitragliatrici dal fragore elegante. O rumorose raganelle di lebbrosi ammutinati! Giranti inaffiatoi che piovon palle su file lunghe di fiori e di frutti eroici! Morsi scattanti del tornio sul legno!... Son le mitragliatrici dall'assiduo lavoro, operaie zelanti che imprimono senza posa nell'atmosfera, colpi taglienti triangolari o a losanga, dagli angoli netti! Geometria dei rumori, teoremi fracassanti che spezzano a quando a quando il russar vitreo e vellutato della mia elica....
Fucileria lontana: chioccolìo di ghiaia sulle spiaggie notturne.... Fucileria lontana; quacquerare febbrile di rane che s'accoppiano al chiaro di luna.... Fischi di capitani, proiettili sibilanti!... Gli echi irritati brontolano di rabbia sotto lo scalpitio gigantesco degli shrapnels galoppanti. I cannoni allineati lungo il padule tendono il collo, come coccodrilli, bruscamente sussultando e lanciando al cielo, con un'enorme scossa, i rutilanti spasimi della loro coda formidabile.... Sono i bellissimi shrapnels!... Grovigli d'argentei serpenti che guizzano, uscendo flessuosamente da riccioli di fumo biondo o scoppiando da sacchi di cenere nivea, azzurra, e a volta a volta color marrone!... Il cielo è tutto squamato di fuochi triangolari. I battaglioni lontani sono orgogliosi di portare sul capo volanti corone di shrapnels esplosi, le cui rosse spine di continuo si moltiplicano!... Io fiuto con ebbrezza l'odore voluminoso e carico di pimento, che la battaglia spande. Odor di lana calda e di castagne bruciate. Odore di grasso e d'olio, d'orina e d'escrementi cotti dal sole, e odore d'aglio insieme. Volo a tratti per zone ancora intatte.... Ecco l'acredine soave e carnale dei fieni. Poi tutto si mescola, e la sintesi disordinata degl'ingenui fetori. e dei mordenti profumi mi s'accanisce nella testa e mi sconvolge il sangue!...
E' quasi mezzogiorno. Il sole si eleva come un grande albero d'oro massiccio che s'erga sui possenti eserciti intrecciati, radici contorte della luce solare!... Il sole largamente effonde il suo fogliame di splendide nuvole, rami d'argento, carichi d'aranci acciecanti!...
Mi volgo ad esplorare il mare.... Non si vedono fumi all'orizzonte, i cui grandi balconi invetriati traboccano di luce. Il vento impulsivo e appassionato che precipita il mio slancio, scatena ribellioni nei golfi, e nelle rade.... Un folle desiderio mi spinge verso l'immensa battaglia; Ma il meccanismo superbo della mia nera volontà, attenderà, io lo voglio, ancora a lungo lo scatto ideale. Nessuno m'ha scôrto. Posso scendere un poco.... E' bello, è bello, il vasto fronte compatto e massiccio del nostro esercito regolare, che si spinge avanti con metodiche scosse, piastre d'acciaio offerte al laminatoio corrosivo delle batterie austriache!... Ma tuttavia la battaglia, strangolata, senza respiro, soffoca.... nella tenaglia dei monti!... Non v'è modo di suddividere le nostre unità, o di adottare un ordine sparso! Come potremmo utilizzare le innumerevoli accidentalità del terreno e tutti i ripari, per rannicchiarci o per sgattaiolare?... Ci si batte in uno spazio ristretto.... Maledetto ingombro di gomiti e di fucili. S'impacciano l'un l'altro nel far fuoco.... Chi si scopre è morto!... Tanto peggio! Tanto peggio!... Bisogna pur conquistare ad ogni costo le alture.... e presto, e presto, per lasciar posto alle masse sbarcate, traboccante marea!... Bisogna assolutamente che i trasporti si vuotino!
__La fonderia bella battaglia.__
La battaglia mi suggerisce la visione d'una fonderia smisurata.... Quei villaggi fiammeggiano come alti forni! Quella cavalleria lanciata a corsa par che lavori come un'officina: le zampe hanno movimenti di ruote sotto gli ordini gridati, cinghie di trasmissione, fra tutti gli obici vomitati come volanti, dalla mischia fumante, grande caldaia!...
Nello stampo delle colline, i reggimenti arroventati si fondono e si sformano. Un battaglione si schiaccia come un pezzo di ghisa. Eccolo piatto sul suolo, e sussultante. Ad un tratto si spezza sotto i piloni invisibili degli shrapnels. Ed ecco la colata dei fuggiaschi fumanti, che si perdono là, nel ribollimento di quella cavalleria liquefatta!
E' dunque il sole, che esaspera la follia della battaglia? Poichè in quella fantastica fonderia di razze martellate, scoppia la ribellione! Tutte le macchine rivoltose sembran scagliarsi contro i macchinisti. Alcuni son presi fra i denti degl'ingranaggi di mitraglia, e sminuzzati, sparpagliati a ventaglio. I rimbalzi perduti dei martelli che sfuggono bastano a diroccare le case d'una città. Quel pesante cannone italiano, buon operaio, fabbro che sa il suo mestiere, con uno sbadiglio, o piuttosto soltanto con un buffetto, ha rovesciato già tre batterie nemiche, che gli parlavano altezzose, come padroni!...
Ad onta della valanga e della cateratta di fuochi fitti, l'esercito rosso s'avanza, accanitamente poichè vuole pel primo dar la scalata al palcoscenico di questo teatro di monti! Il suo fronte ha l'affannoso andirivieni di centomila telai tutti in fiamme. E' seta rossa che arde.... Braccia intrise di porpora e gesticolanti! Gomitoli di soli turbinanti entro spole agitate dalla morte! Tragico groviglio di tutti i fili delle vite tessute insieme!...
A colpi spessi, tre cannoni garibaldini sobbalzanti nella rossa pozzanghera agitata dei loro artiglieri sventrano l'anfiteatro dei monti, che lontano, là giù, crèpita, tuona come una cava rabbiosamente scavata in un torrido meriggio. Le volanti cartuccie del sole scoppiano da ogni parte. Esplosione d'un reggimento che cade a pezzi come un gran masso di marmo irritato di luci, congestionato di bianca follia!... Quelle truppe austriache ruzzolano giù pel declivio, come operai che corrano al riparo dopo aver posta la mina.... Ed ecco il vento che ci assale.... O maledetto vento austriaco, carico di polvere, sozzo di putredine e di salnitro! Vento abbaiante, ostile, credi tu forse di potere acciecare questi artiglieri amici del fuoco che senza fine lavorano, come macchinisti in fondo alle navi, per precisare la metodica spazzatura delle colline nemiche?.... Buffa pretesa, il volere arrestare il nostro grande esercito rosso! O fetido vento d'Austria che hai l'odore delle fabbriche di birra, ben vedi che più nulla resiste!... Tutti gli echi spaventati fracassati e pesti vanno a rintanarsi negli angoli delle montagne, coi denti alle ginocchia, come vili in un ultimo rifugio.... Credi forse d'atterrirmi, annunciandomi che dei rinforzi austriaci stanno per sopraggiungere? Lo prevedo, e per questo discendo a dominare la retroguardia italiana che potrebbe ad un tratto rallentare il suo slancio. O soldati d'Italia! non vi fermate sotto la pioggia dirotta e la grandine gemente dei proiettili!... Avanti dunque! Avanti, malgrado le volanti forbici della mitraglia e le tenaglie del sole, che alla nuca vi stringono!
Là, sulle alture austriache, i volontari, rossi di camicia e di cuore, non sono più che cenci insanguinati, stracci vermigli e viventi brandelli che soffocan la gola vorace dei cannoni!... Turano febbrilmente le falle della patria che potrebbe affondare lottando contro le fughe ruggenti della morte.... Altri, forse stanchi, disperati di non avere ancora saziate tante bocche si scagliano come sublimi spine di pesce, nell'avida gola dei pezzi che si strozzano!... Quegli obici coscienti non sono rivomitati!... Ma la lugubre fame delle batterie s'accanisce di nuovo sulla rossa macelleria dei Garibaldini, buona carne delle battaglie, pesto enorme di cadaveri eroici nel quale s'impantanerà la cavalleria austriaca....
Il mio volo planato mi trascina nel vallone insaziabile che già divorò la nostra rossa avanguardia. Tremila Garibaldini agonizzanti vi fanno risplendere, sempre più coi mantici dei loro polmoni, le leve del torace e i martelli del cuore il nome stridente e lacerante d'Italia, sempre più in alto, nel bel cielo della battaglia!...
__Il roseto garibaldino.__
Il cielo è divenuto la vivente fornace che formano, salendo, le fiamme dei loro occhi! Le mie ali s'abbandonano sulla marea dei loro rantoli.... Uno mi grida: «Abbiam dentro la gola una fucina ardente per far nuovi cannoni, e nei capaci serbatoi dei nostri polmoni abbiam di che gonfiare un dirigibile militare!»
O bel roseto garibaldino! Questa valanga di mitraglia e d'obici monotoni che instancabilmente ti graffia e ti gualcisce non potrà altro che ringiovanire le tue rose appassionate!... Ogni morente è un rosaio dai temerarî profumi, ogni morente sboccia per l'ultima volta nel suo letto spinoso d'angoscia e d'ironia.... Ogni morente scopre le sue piaghe brucianti sotto i lunghi getti parabolici di sangue che sprizzano dalle arterie recise.... Innumerevoli fontane dai getti intrecciati! Fontane imporporate da un tramonto dei tropici!...
O profondità del corpo umano, dove quel sangue eroico dai colori incendiarii piangeva un tempo malinconicamente come un'acqua prigioniera in oscuri canali! O sprizzanti arterie, inaffiatoi di follia e di vino inebbriante, spiegate il bel ventaglio dei vostri getti scarlatti sulla bocca contorta di quell'eroe che canta.... Canta la sua felicità di morire. Ascoltiamo. «Ne uccisi cinquanta in due ore! Cinquanta! Cinquanta grugni austriaci, fracassati da me!... Non dovevo pagare con la morte una sì grande fortuna?» O shrapnels austriaci, grandi uccelli esplosivi, io non temo le uova tonanti che su di me lasciate cadere nel darmi la caccia!... La vostra voce può, tutt'al più, suscitar la rivolta nel serraglio degli echi affamati che van moltiplicando ruggiti e barriti.... Tu guarda, Santo Padre, le belle goccie rosse che ornano la tua veste! fosti ribattezzato dal sangue degli eroi! Io ne son tutto grondante!... Le mie ali son tutte intrise di un'aurora perenne.
O mio bel monoplano che rùtili e crèpiti come un falò di gioia, affrèttati ad appiccare il fuoco del tuo coraggio alla seta rosea e triste di questo cielo passatista!...
O soldati d'Italia! Bisogna resistere per un'ora, ancora!... Fra poco apparirà la squadra! Io sono sopra di voi, come un faro, la cui lente sovrana raccoglie i minimi fuochi della paura e li trasmuta in grandi proiezioni di coraggio. Il prisma della mia elica e i due vastissimi raggi del mio monoplano fermeranno al passaggio quelli fra voi che l'angoscia addenta all'epigastro. Ho qui tra i piedi delle granate incendiarie.... Prendete! Le semino sulle vostre calcagna perchè mai non possiate indietreggiare!... Oh, il vostro stupore mi diverte.... Non m'avevate dunque visto?... E che è mai questo pendolo? Lo saprete più tardi.... Io sono il cuore battente e folgorante della patria! Impugnai tutti i vostri sussulti esitanti per disciplinarli e per renderli paralleli, così che ora riscoccano avanti! come frecce di luce!... Io sono il faro della patria!
Ma che succede? Il nostro esercito rosso non potrà dunque mai imporre il silenzio ai cannoni austriaci?... Ecco moltiplicarsi ad un tratto, sui monti le lingue di fuoco e i pennacchi bianchi delle nuove batterie! E questo lugubre angoscioso ritardo della squadra! M'involo più in alto, e salgo su, su, seguendo le spirali d'un gran cirro color di rosa. A duemila metri trapasso un nuvolone di porpora.... O buon vento d'Italia! Spazza via, tu, le nebbie che qua e là nascondono le insenature della spiaggia e le lontananze indecifrabili!... Sotto i miei piedi, le montagne che guardo verticalmente, con le lor cime granulose e grondanti d'una poltiglia rossastra, sembrano colossali grumi di sangue staccati dal sole, fantastico gomitolo di cadaveri roteante nell'infinito....
Dove vai, nuvola occidentale, che porti a tracolla l'ultimo tuo raggio rosso, come un fucile insanguinato, e le tue colline purpuree, rigonfie come carnieri pieni di selvaggina?... Tu mi hai obbedito, buon vento d'Italia.... Urrà! Urrà! Le nebbie sono spazzate! Il mare, tutto il mare raggiante di gioia si slancia nei miei occhi e nella mia bocca con folli grida azzurre e sbattendomi sulle guancie le sue ali freschissime!...