L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi
Part 6
Con instancabile arte ella si sforza d'abbellire senza fine l'arcata del cielo sotto cui la tua fragile casa incantata, che sembra aerea, s'avanza a piccoli passi ovattati....
Ascolta lontano!... E' la voce della luna.... Comincia altissimo il suo canto, sul picco di una nota acuta inaccessibile, poi ruzzola giù, fino alla nota tonica, per due sentieri melodiosi, paralleli, dagli scoscendimenti spasmodici che la costringono a saltellare soavemente!... Il doppio canto della luna s'arresta --ascolta!--improvvisamente, al muro di un'azzurra finale che soffoca ed atterrisce!... Non è questo il simbolo musicale dei nostri destini cantati? Io so, io so quel che pensi e non mi dirai.... Come sarebbe bello starcene tutti e due sul tuo balcone, al quale ci si affaccia in abbandono, a respirare amore, dolcezza imprecisa, fino al momento in cui la penombra intima della camera ci chiama nei cantucci verso una delizia più precisa, verso un maggior piacere acuto e intenso!... Come sarebbe bello starcene l'uno accanto all'altro, affacciati nel fresco immenso silenzio, e con aperta la bocca ai granelli sparsi o volanti dei rumori minuti, delle voci lontane, sempre più tenui, e bevute dai vapori dell'orizzonte!
Sentiremmo salire alle nostre mani, alle nostre braccia, alle nostre guancie, la tremula acqua pesante, tutta piena di pruriti, l'acqua vasta dei baci e delle carezze, che bruscamente crolla in calda cascata sulle nuche, e le piega!... Per desiderarci di più! Per desiderarci di più!... Fino al momento confuso in cui non ne possiamo più! I tuoi occhi supplicano ancora!... Si tarda!... Si prolunga ancora l'attesa!... No, no, basta!... La tua mamma s'addormenta già nel suo seggiolone, presso la lampada velata di rosa.... Tu alzi il roseo braccio ignudo per abbassarne la fiamma. Le mie labbra frettolose ti sfiorano l'ascella.... Allora, a passi cauti di lupo, tu mi trascini verso la vaga mollezza del divano amico.... Il tuo sorriso azzurro che brilla e si lagna mi sussurra: «Ella dorme!...» Ed è la tua voce, già bagnata, un po' rôca, imbavagliata.... Oh! non ne hai colpa tu, mia piccola amica, se ti faccio oscillare sopra la testa un papa!... Facesti tutto quello che dovevi per farti adorare senza fine, perdutamente.... E m'hai offerto una grande felicità, tutta la felicità terrestre, fra le tue mani graziose, appetitose, che sembrano da mangiare, da bere, da suggere, frutti e fiori dei paradisi d'una volta, giocattoli, dolci squisiti, per la mia bocca infantile, merende divine di tutte le belle domeniche non ancora abolite dal mio cuore futurista!...
Ma quella felicità non bastava, purtroppo, al barbaro febbricitante che ingigantisce nella mia pelle!... Chimico, fisico, curvo, sulla miscela di me stesso, io stavo preparando la nuova fusione della felicità metallica!...
Grazie, grazie ugualmente, mia piccola amica, per l'amorosa tazza di the, dissetante e profumata, che ho lungamente bevuto fra le tue labbra calde!... Grazie, poichè mi ha brutalmente, d'un tratto, raddrizzato lo stomaco ed il pensiero bellicoso!...
Discendere in quel recinto?... Tu scherzi, amica mia!... Le tue messi, i tuoi pascoli, il tuo giardinetto gentile, con le sue aiuole ingenue, attente, immateriali, e coi suoi bianchi sentieri obbedienti, e con le sue piante parlanti, dalle foglie aggraziate riccamente ornate di perle!... Eh! via!... Un trampoliere gigantesco quale io sono con ali tanto possenti devasterebbe, scendendovi, un simile paradiso!...
No, no, piccola amica! Io non posso farti una visita, stanotte.... Perdona, dunque la scortesia involontaria. Addio, piccola amica!... Devo portare altrove questo grosso papa in catene! Tu mi segui cogli occhi, tenendo pei fianchi la tua cuginetta che ride, ed io odo il tuo pensiero: «Oh incorreggibile monello! Non potrai mai calmarti, mio grande ragazzo?... Quale nuova pazzia vai macchinando? Che cosa porti appeso al tuo monoplano?... E' un fardello pesante, ma sembra vivo.... Vieni qui.... scendi nel prato.... Lo vuoi?...» Ma io non ti rispondo e salgo nell'effusione dello scetticismo azzurro... D'altronde, nulla potrebbe colmare il mio cuore spalancato sotto la luna!
Vedo la tua figurina elegante strettamente avvolta nella viva tenerezza della veste bianca! La tua snella figurina trascolora piamente nella castità del paesaggio.... La tua casetta d'un grigio di cenere, si disgrega e sviene lentamente.... E la cesta fiorita del tuo balcone se ne stacca, per salire lenta ed offrirti perdutamente alla luna!... Voleremo insieme nei dominî del vento, o casetta dell'amica, o casetta di Nazareth, sulle vostre slitte di nubi perlacee trainate dal volo melodioso degli Angeli. Tutto è bianco, tutto è bianco, tutto è bianco, se m'allontano stanco dalla lussuria e dal sangue! Piume di tenerezza.... Cadenze vellutate.... Il mio monoplano sì confonde nel coro dei serafini....
Troverò la mia mamma sul margine di quella stella, e le parlerò così vicino al suo viso che le sue lagrime coleranno sulle mie guancie.... In ginocchio, in ginocchio le chiederò se i suoi occhi che adoro videro il Paradiso!
Oh! tormento sinistro!... Quando, quando potrò annientare tutto il veleno di Cristo, nelle mie vene antiche?
Mamma! Mamma! O tu che non sei morta e che porto in me! O lontano paradiso, irrigato di lagrime.... o risacca gemente di rimpianti eterni.... triste oceano di pianto, dalle scogliere di bronzo.... Nilo di tenerezza dal vasto sorriso soleggiato! Mamma! Mamma! Dimmi tu se ho torto di sollevare il mio cuore ben alto, al disopra dei profumi opprimenti della carne, al disopra dei ghiacciai della tristezza superba, nei venti! nei venti! fra le tonanti mascelle della folgore!
Oh! dimmi tu se ho torto di colorire d'aurora e di sublime, e d'ideale, e di divino, il sangue impetuoso che mi mettesti nelle vene! Dimmi tu se ho torto di coprire di lava l'orgoglio fisiologico che ti rendeva altera del corpicino già muscoloso che cullasti!...
Lancio così la voce del mio dolore notturno, nel cielo aperto, al largo di questo mare di latte, come una rete immensa, munita d'ami che tremano.... Ma voi non volete lasciarvi prendere, stelle dell'assoluto, squamate o guizzanti!...
9.
L'ESECRABILE SONNO.
Suvvia!... È un'indecenza! Svegliatevi! Presto! se non volete che io sfondi le vostre finestre con un colpo d'ala! Credete dunque molto bello ciò che fate, sdraiati, là, nei vostri letti, a gambe aperte, con le mani tra le coscie o coricati sul fianco con le ginocchia piegate, oppure con le gambe allacciate a quelle dello vostro donne?
Voi meritate che gli obici sfondino a un tratto i vostri tetti e vi schiaccino, marmellate coniugali! Puah! sembrate caduti a terra, piatti come sterchi di vacca! La guerra! La guerra!... Capite, udite questa grande parola: la Guerra? Su! E' semplicissimo! Bisogna balzare in piedi! Su ritti! Spalancate le vostre finestre ed i vostri balconi! Aprite tutte le porte! E uscite dalla prigione del sonno, per seguire a ritmici passi la Guerra, liberatrice di schiavi!
Ma voi russate! E' vergognoso, è indecente, è immondo! Tutti, giudici e agenti di polizia, vi dichiarano che non si può copulare in mezzo alla strada, nè pisciar fuori dagli orinatoi, nè palpare le donne nella folla, nè violare i ragazzini.... Eh! via!... Si tratta di ben altro!... Il sonno! Il sonno! Ecco l'unica, la più esecrabile immoralità!... Dormendo--capite?--dormendo, voi offendete le leggi sublimi della vita! O Sole! O Sole! fracassa tutte le vetrate della città, e spazza fuori dalle case tutti questi poltroni che hanno l'inaudita impudenza di dormire!... In verità, lo stomaco mi si rivolta! Oh! le pesanti esalazioni di tanti sonni! Che nausea!
Per fortuna, vi sono ancora quelli che non vogliono mai andare a letto perchè hanno orrore del letto! Vi sono quelli che amano alzarsi la mattina, prestissimo, e che se ne vanno, orgogliosi di essere soli, con le loro canne da pesca sulla spalla, o col fucile ad armacollo, verso la pesca o la caccia!
E infatti, dormono forse gli uccelli? Ascoltate il gran popolo dei passeri, che cinguetta sugli alberi, rumorosi teatri dai cupi gradini!... E le rondinelle sputate dai fucili del vento, le rondinelle che mescolano, lacerano e arruffano i loro voli capricciosi, le udite? Passeri e rondini non dormono, o, per dir meglio, non dormono più! Tutti gli uccelli si ribellano, gridando il loro disgusto sul nauseante brodo fangoso che il sonno distribuisce prodigalmente in fondo ai refettorii mefitici della notte. Quanto a voi, Italiani, che udiste ieri sera le trombe squarciate della guerra, che fate là immoti, già predisposti alle cure delle tenebre, imbalsamatrici di cadaveri?... Che fate, infornati e caldi nella farina delle vostre lenzuola, come pani di cui la morte regolerà la cottura? Non vedete che le case non dormono, con le loro chiare facciate che aspettano, agitate da angosciosi riflessi, la festa dall'aurora?
Non vedete che le acque non dormono? Fiumi, canali e ruscelli, non dormirono mai! Scorrono sempre gridando: «Senza riposo! Senza riposo! Senza riposo!...»
E le puttane, dormono forse? Irrequiete sotto la dirotta pioggia elettrica delle lampade, dànno la caccia ai sessi impazziti che la notte ha stanati....
E i cani dei carrettieri? Camminano abbaiando di tanto in tanto fra le ruote tonanti dei carri colossali....
E gli automobili di piazza, dormono forse? Ah! no!... Sempre desti. I loro chauffeurs, i loro motori, che sonnecchiano appena, son sempre pronti a partire, tra le gialle fiamme, chiacchierone e smorfiose, dei lampioni che fanno lunghi inchini.... Sia gloria agli automobili di piazza, che salvano il mondo dalla morte totale del sonno!
Gli automobili di piazza sono belli e orgogliosi come le stelle! Nemmeno le stelle dormono, ma corrono, facendo grandi gesti folli per salvare da collisioni fatali le prue salienti dei pianeti, che forse stanno per investirci a tutto vapore?
E quella stella sola, laggiù--la vedete?-- più bianca, dalle braccia più lunghe, è tutta affaccendata a sgombrare la soglia dell'orizzonte.... Poi se ne viene a picchiare con le sue lunghe dita indiamantate e sonore su ogni finestra chiusa, per avvertire, per avvertire che arriva la luce e che le si devono innalzare degli archi di trionfo! Guai all'uomo che non balzò sussultando fuori dal suo letto, allorquando passò, cantando, la stella del mattino! Lo giuro in suo nome!... Se l'umanità s'addormentasse, tutta, improvvisamente, una notte, coi suoi nottambuli, i suoi automobili, le sue guardie, i suoi cani, le sue rondini e i suoi passeri, i suoi ruscelli, i suoi fiumi, le sue puttane e le sue stelle, morrebbe infallibilmente alle quattro della mattina!...
Quando non posso volar via col mio monoplano, io percorro la città, a notte alta, con orde pazze di studenti, rompendo tutti i vetri dei pianterreni, lanciando nelle finestre aperte grosse pietre che s'odono poi ruzzolare fragorosamente nell'interno! Nulla è più divertente! Ecco, noi prepariamo con cura minuziosa il blocco e l'assedio metodico d'una casa addormentata.... Ognuno di noi reca fra le mani grossi sassi come se fossero astri carbonizzati.... Poi, ad un tratto, tutti i vetri della casa emettono grida umane e lunghi singhiozzi di terrore....
Talvolta, si svolgono trattative d'armistizio.... «Portinaio, che ne diresti se fracassassi i tuoi vetri?» «Oh! no!... Per pietà! Non lo fate!...» supplica una voce. «Ebbene, prendi! Ecco il nostro sasso sublime, nel tuo vetro infranto, per insegnarti a non imputridire senza fine, nel tuo letto nero! Tu mi dirai che lavori dalla mattina alla sera. Noi facciamo altrettanto.... Che vuol dire?» Questo non c'impedisce di correre nella notte come un incubo enorme, per le piazze, vasi sanguigni, e per le vie, circonvoluzioni della città, grande cranio assopito! Bisogna pure che qualcuno si dia la briga di rinnovare così lo stupore nel cervello degli uomini!
Come te, noi abbiam lavorato tutto il giorno, ma ad onta della stanchezza che ci rompe le gambe, continuiamo a lavorare diversamente e ancor meglio! Poichè bisogna pure che qualcuno s'incarichi di dipingere le statue nelle piazze alberate, di sostituire all'insegna d'un dentista quella imponente d'un avvocato, o d'appendere alla porta d'un lupanare, che s'affatica ed ànsima, il cartello d'un teatro che annunzia: «Riposo»! Bisogna pure che qualcuno provveda a lanciar nei canali le persiane dei pianterreni, graziose zattere avventurose che vanno forse a ritrovare, lontano, lontano, nella campagna, le loro radici d'alberi segati e a rivedere i loro amici d'infanzia vegetale!
Si calano le brache allo spirito filosofico per sculacciarlo come si deve!... Che fa quella puttana, col suo sorriso come una lenza, sull'acqua torbida e pescosa del marciapiede? Non si diverte affatto! Per divertirla, l'afferriamo gentilmente pei fianchi e ce la mettiamo sulle spalle!
Da una viuzza all'altra, dove si va? Aspettate! Alt! Silenzio!... Quella finestra aperta, a pianterreno, russa stranamente! Soffi di clarinetto, e a quando a quando sordi ribollimenti di caldaia.... Non è altro che la grossa marea notturna d'un seno di donna obesa.... Qui s'infradicia l'inondante borghesia clericale e sudante, dalla faccia di sego.... La chiamano Saggezza, nel rione.... A teatro, essa lascia grondare dal palco le sue due poppe ripugnanti, su cui son tatuati questi due sudici nomi: «Pudore! Morale!»
Ora capirete con quali attente precauzioni introduciamo la puttana guizzante per la finestra aperta.... Senza far rumore deponiamo cautamente il corpo bene aerato accanto al grosso corpo costipato.... Che cosa accadrà?... Chi ci pensa più?... Abbiamo altro da fare.... Per esempio?... Chi di noi ha del mastice?... Ecco una serratura inglese da ostruire.... Eccone un'altra!... E poi ci si nasconde, fondendoci nelle rughe della casa dirimpetto, ad aspettare il lento piede del borghese che rincasa dal teatro, senza affannare la sua paziente stupidità!... Ah! Ah!... Potrà divertirsi un pezzo a stappare la serratura con la sua chiave che non serve più! Mio Dio! Quante bestemmie e quante imprecazioni!... La neve intanto gli fiocca sulla schiena che tossisce malgrado la costosa pelliccia!...
Divertitevi, pance ben pensanti! Arrivederci fra poco... Una carrozza di piazza?... Utilizzabile anch'essa!... Si apre e si richiude lo sportello, si finge di salutare qualcuno che è dentro, e si grida al vetturino: «Alla stazione!» E' semplicissimo: Egli si rimette in cammino scarrozzando il vuoto! Un campanello?... «Levatrice»... «svegliatevi, signora!» Si suona ancora.... «Presto! Su! Alzatevi! Correte!... La terra ci partorisce! Siamo noi, i neonati! Milano sta per mettere al mondo un nuovo futurista!»
Ora gettiamo a terra quest'altra vetrina piena di vasi e di cristalli.... Fragore di valanga, di terremoto!... E' l'ora della ricreazione! Passando via, si fracassano coi bastoni le vetrate che pensano e guardano.... Poichè, insomma, rispondeteci, chi vi ha dato diritto di dormire?... La polizia, siamo noi! Polizia del disordine e della libertà! A grandi passi si va per le vie riconquistate, alta la testa, come re, con la spavalderia e la superbia dei capitani vittoriosi. E' naturale! Lo vedete! La Città tutta intera sta supina, atterrita davanti a noi!
Fanciullaggini, dite? E altri brontolano: «Vandalismi indecenti!...» Per conto mio, mi auguro di morire prima d'aver perduto le mie deliziose fanciullaggini e i miei cari vandalismi!... Io non sarò mai due vecchierelli tremanti, un vecchio cuore, un vecchio corpo incollati come due cani sotto le risate di quelle folli educande che sono le stelle!...
Sia maledetto il giovane che adora il suo letto e che non casca dal sonno tutto il giorno per aver scatenati i suoi istinti durante la notte Sia maledetto il giovane che non è convinto di essere diventato, finalmente, padrone della città, dopo mezzanotte, con tutti i suoi sputacchi lanciati a ventaglio sull'ordine carceriere e sul sinistro _come-si-deve_ della società!
O Duomo di Milano! Io ti ho spaventato sfiorando con la mia ala di gabbiano I tuoi scoscendimenti mostruosi di secolare scogliera.... Io sono, dici, un milanese che va troppo in fretta. E' infatti la tua tenerezza sbigottita che colora di giallo e di rosso e di nero e di verde e di bianco la pelle trasparente delle tue vetrate camaleontiche. Sono io che t'irrito, ogni sera, lanciando la palla del mio cuore più in alto della tua madonnina dorata!
O piovra smisurata dai tentacoli bianchi, tu tremi al sentirti stringersi intorno a te la vastissima rete delle rotaie scintillanti con tutti i loro tramvai, anelli multicolori che la sera s'adornano d'alghe verdi e di coralli.... Tu piangi sulla tua sorte, cattedrale arenata in mezzo al chiassoso tumulto della più grande stazione del mondo?... Ah! ah! Verrà il giorno --i Milanesi ne sono capaci!-- in cui si potrà costruire un treno colossale, tratto da una gigantesca locomotiva, per riportarti in paradiso, d'onde tu fosti spedita, in altri tempi, dai Fratelli Gondrand!...
Odo un immenso clamore laggiù, alla punta estrema della città.... Affrettati, o mio motore, sono gli studenti, che in marea rumorosa hanno inondata la stazione! Cari studenti, scolari d'Italia, noi partiremo tutti insieme per le vacanze! Vacanze del fuoco, del sangue e delle rosse follìe, in cui potremo finalmente giocare a _foot-ball_ coi nostri cranî pesanti!... Io vi raggiungo, sono già, sopra di voi, mentre vi urtate brutalmente per trovar buoni posti nei vagoni, accanto ai finestrini, da cui potrete tirare, prima degli altri, sul nemico. Oh! perchè non ho la vostra bella noncuranza infantile, o studenti infornati nei treni militari dei quali precipitate il galoppo conquistatore con la furia e la follia delle vostre grida lunghe, mordendo le reni della locomotiva che si squarcia in bianco vapore?
Vorrei assaporare come voi, lentamente, la polpa del paesaggio primaverile, che soffre un poco dei primi tagli geometrici incisi dal sole.... Volo seguendo l'abbagliante evasione dell'aurea pianura lombarda senza confini.... Sono vestito del più bel cielo del mondo, succinta veste orientale a larghi fiori color di turchese ed a rami dorati.... Ma il mio cuore immelmato si rifiuta alla gioia e non so più volare con disinvolta gaiezza! Sono forse allucinato?... Le mie orecchie percepiscono un fragore di carrozze e di carri sulla tela delle mie ali.... Questo scalpiccìo di passi pesanti che s'accanisce dietro di me, non esce dal mio petto sgomentato? E questi grossi venti balordi strideranno ancora per molto tempo contro il muro della mia cameretta volante?.. Non sono dunque solo? Non sono mai solo! Il vento rude s'abbatte sulla mia testa col calpestìo d'una folla sul marciapiede, ed io l'odo dal fondo di una cantina!...
I venti forti s'appoggiano con le dita brutalmente!... Terribile rumore di mani invisibili che s'attaccono, molli, alla tela delle ali!... Altri s'aggrappano alla mia fusoliera.... Schifosi contatti che mi inorridiscono!... Ecco ora la mia esasperazione si comunica al mio motore, e comprendo, comprendo la nervosità tossicolante e pigra dell'elica.... So bene che le tue ruote, o mio monoplano, si sono impigliate, durante la notte, fra i troppo profumati capelli d'una donna.... Ma questa non è certo una buona ragione per tremare come un vile davanti alle correnti d'aria, che, vispe e birichine, non hanno veramente minaccia alcuna di pericolo!
Le campane, stamane non hanno i loro soliti suoni rosati e bagnati di tenerezza.... Campane di noia e d'amarezza inesprimibile, state dunque per frangere sotto i vostri colpi il sole, salvadanaio dorato i cui soldi aspettati debbon pagare regalmente la festa?... Il vostro soffrire diffuso disillude il cielo e spezza il mio slancio.... Ma nel cielo danzante della mia anima scomposta, ecco splendere fra i pensieri amari fuggenti zone di speranza dorata....
Arrota le tue ascie, o Luce della battaglia, e taglia la carne ruvida delle mura, e ammucchia le tue colossali fascine di sarmenti, per meglio appiccar fuoco alle arruffate capigliature dei giardini!
10.
I COLLARI DEL TEMPO E DELLO SPAZIO.
Ho superato tre treni.... Quell'altro, all'orizzonte, interminabile e lento, coi lunghi anelli dei suoi vagoni-serbatoi trasporta vino per l'esercito.... Ma si berranno meglio a garganella tutti i vecchi vini umani nella battaglia, formidabile urto scarlatto di ottocentomila bottiglie viventi!... Ho sete! Ho sete e mi tormenta il desiderio di mordere e di picchiare instancabilmente sulle ossa, sui nervi, sulla carne.... Macella! Macella! Macella!... E tu, sole, regolerai la cottura dei cadaveri!... Sotto di noi, quella stazione è veramente la più strana delle cucine, affocata, fumante, con guizzi azzurri di rotaie-anguilla tra i forni e le casseruole delle locomotive allineate.... Le campanelle elettriche hanno intensi ribollimenti e gorgoglii di frittura nei loro vasi di porcellana....
Quell'automobile che sembra spazzato via, sulla strada, da enormi globi di polvere, porta al confine il generale supremo.... Io son sicuro che i corpi arrotondati dei quattro venti che brucian di rabbia nei suoi pneumatici non scoppieranno prima di stasera! Sono al pari di me sottomessi alle leggi della vittoria. Fa troppo caldo.... E quelle nuvole nascondono un sole vile!... Fra poco pioverà! Il vento sbatte lungo la fusoliera bruscamente, come una porta che si richiuda dietro di me. Varco in questo momento la soglia del lugubre palazzo del Maltempo!... La pioggia sta per presiedere alla velocità convergente degli eserciti, al passaggio dei fiumi, alla conquista delle alture, che bisognerà coronare di batterie!...
Palazzo maestoso del Maltempo, dalle grigie mura che fuggono, velate qua e là del fumo sinistro d'incensieri invisibili!... Io scivolo con angoscia sui tuoi profondi tappeti di nebbia violetta, supplicando i tuoi fantasmi armati di lampi d'esser propizi all'Italia!...
Oh! guarda!... L'uragano ha destato il mio motore! Cento, mille, diecimila chilometri.... Che m'importa?. Purchè l'elica russi bene e il mio carburatore sprizzi con regolarità e i miei nervi continuino esattamente la sensibilità delle ali e della fusoliera!
Salgo verso di te, nuvolone decrepito dalla faccia color di vinaccia! Credi forse di spaventarmi, col tuo turgido naso eruttivo, pieno di colline gialle e di crateri urlanti? Ti salto selvaggiamente nella bocca, che si sforma, moltiplicandosi!... Nuvole dai cento buchi mutevoli mi vedete volare ebbro di gioia, balzando nei vostri cerchi come un cavallerizzo nel circo del cielo?...