L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi

Part 4

Chapter 4 3,423 words Public domain Markdown

Ma a che serve moltiplicare le immagini schifose e le definizioni sinistre? Foca! Tu sei una foca, ma non ammaestrata nè divertente! E non sapresti intrattenere una platea giocando alla palla con la tua tiara costellata, Sei piuttosto un topaccio di fogna.... No!... No!... rinuncio volentieri al mio genio creatore, e preferisco finalmente plagiare, come non feci mai! Ti riappiccico in faccia, l'immagine universale, rimasticata da tutti gli oratori anticlericali: Tu sei per loro il corvo dei corvi della Terra, cimitero ruzzolante!...

Le nevi millenarie t'imbiancarono la peluria, ma la punta delle tue penne è rimasta nera. Cranio duro, esecrabile paracarro, contro di te sì sfracella il radiatore impetuoso dello spirito!... Dalla mia altezza ti vedo guazzare come un'anitra gigantesca nella scarlatta pozzanghera dei cardinali, e poi entrare in uno stagno violetto di vescovi, e poi troneggiare in un gran letamaio di monaci e di preti....

Intorno a te s'affollano i corvi tuoi fratelli, nei fuligginosi giardini del Vaticano.... Ticchettìo di becchi, sbattere d'ali nere e di sottane bagnate, avviluppate da un vapore fosforescente di nebbia sospetta. E' questa, veramente, la più sorniona e cauta delle sere preferite dai demoni.... sera medioevale piena di lampi algebrici in cui colano occhi di liquirizia sotto la frangia delle nuvole.... Intanto i vostri sessi incartapecoriti, o prelati, devon sognare d'una grassa puttana, a cui il vento sollevi le gonne e che ruzzoli col suo gran deretano ignudo--luna piena!-- giù nei cupi sagrati delle vostre chiese! Ma no.... Sono io, sono io che precipito dall'alto sulle vostre sudanti tonsure! Un volo planato?... Una valanga, piuttosto, o la folgore stessa! E non vi lascio il tempo di mettere al riparo il vostro pesante vecchiaccio dai piedi palmati!

E' semplicissimo.... Guardate! Come una forte gru metallica, io svolgo tra le mie due ruote una catena di ferro, munita d'una trappola a molla, e la calo entro la stiva del Vaticano!... Braccio nodoso, chela di granchio mostruoso.... E' semplicissimo.... Guardate: la trappola si richiude, e io tiro, tiro lentissimamente, su, su, codesta balla pesantissima di corone da rosario, di crocifissi, di scapolari.... È un papa! Un vero papa! E' il Santo Pontefice in persona!

O mio motore, hai ragione se sussulti di rabbia, e se tossisci e sputi!... E' il tuo modo di disapprovarmi! Ti fa schifo, la mia pesca?... Suvvia! Vomita il tuo olio caldo, per onorare l'immonda zavorra che t'impongo!

Coà! Coà! Coà! Tutti i corvi si agitano, impauriti, acciecati, dallo splendore delle mie vaste ali bianche, che salgono ornando l'azzurro. Ed ecco la pioggia, che piomba giù bruscamente, a cascate, dalle fessure delle nuvole! Frana del cielo sfasciato, torrente fangoso che precipita sulle scogliere dello zenit, divenuto ad un tratto lo sbocco di una cloaca!

L'acquazzone schiaccia pesantemente tutte le campane del Vaticano.... le schiaccia contro la terra, come rospi schizzando largamente intorno fango sonoro!... Ma fa ben altro, la pioggia! Raspa con cura la tua vernice di candore, o pontefice, così da mettere in mostra il tuo superbo pelame nero, oleoso, dai ricchi riflessi turchini....

Vento nerastro e sudicio! Vento puntuto di cattedrale, dai sibili lamentosi! Vento d'astiosa castità e di lussuria, stirato, punzecchiato da pruriti ardenti!...

Vento di cimitero abbandonato, lasciami! lasciami!... Schiudi le tue tenaglie che mi strappano per la testa, come un chiodo!... Io mordo le tue dita adunche, che si contraggono. E finisci, suvvia, di gridare il tuo stupido ritornello: «Lo tengo, lo tengo ben stretto fra le unghie!» Puah!... Guarda quel che tieni! Uno sputacchio!... Che io lancio fuori dalla mia gola melmosa!

O vento puzzolente del Vaticano, tu sporchi il mio motore! Che rabbia! Ad ogni istante, la fusoliera minaccia di abbandonarmi. Funziona male, il mio motore, e ne sprizza tutto l'olio.... Non ci vedo più, e bisogna che mi pulisca gli occhiali con la destra, mentre manovro le leve con la sinistra!... Che importa? Me ne infischio! La coda del monoplano falcia le nubi e slitta sulle tue perfide mani sdrucciolevoli o vento saponoso del Vaticano!...

E ora tu mi soffi nelle ali il respiro gemebondo e brontolante degli organi, per spaventarmi, per intenerirmi, per invischiare forse il mio cuore d'uccello? Eh! via!... Non sono più l'adolescente che dava i pruriti del suo corpo snervato al voluttuoso abbraccio della sera, all'odore dell'incenso e delle ostie inzuccherate, quando il mese di Maria veniva a visitarci, nel parlatorio come una donna profumata, più bella che le sorelle dei miei amici!... Fortunati! Essi almeno, ogni sera, potevano come giocando a rimpiattino, immergere il naso, le guancie, nei tiepidi corsetti e fra le gonne lasciati sulle sedie accanto al letto....

Non sono più l'adolescente orgoglioso della sua fede, che s'inginocchiava sensualmente per pregare a caso i caldi profumi erranti, l'altare in fiamme, la Madonna elegante nella sua veste attillata di gesso, e sopratutto le fanciulle dagli occhi troppo grandi e troppo cerchiati, le fanciulle strette l'una all'altra sui banchi neri, le fanciulle che a un tratto scoppiavano a ridere sommessamente. Non sono più l'adolescente dal cuore ondeggiante e dalle mani inquiete, che piangeva per non avere che un corpo acido da dare a chi?... a nessuno, a Gesù Cristo, alle lingue fulgenti dei ceri torturati dalla follia di salire, al furore carezzevole delle rose, alla voce solleticante del padre confessore, solo capace di liberarci il cuore dalla noia, e solo a perdonarci, vezzeggiando i grossi peccatuzzi che fanno le fusa dal piacere, in fondo ai nervi, come vecchi gatti nelle grondaie.....

O Vaticano, i tuoi preti musicanti possono ormai aprire la grande caterrata degli organi pieni di terrore e d'amarezza irreparabile, perchè la cascata inondante dei loro suoni che piangono mi sommerga e mi copra come un cencio miserevole!...

O grandi organi cattolici, gonfiate, gonfiate la marea delirante di nostalgia, con cui volete annegare la nostra umanità febbricitante, perchè vi galleggi, cadavere innumerevole, alla deriva, verso il gran nulla dei paradisi sognati!

Sullo scorrere desolante delle melodie, volo rapidamente, sempre più in alto, lasciandomi dietro, gli agonizzanti occhi vetrati del Vaticano. Sembrano, ora, cranî colossali di mastodonti scomparsi, o piuttosto gli ossami d'una catena di monti scarniti. E che vedo, più in giù? Vedo la più putrescente delle paludi sotto un volo giallastro di zanzare sinistre!... Palude selciata d'orecchie verdi di cadaveri annegati.... E tutt'intorno, tristi giardini carbonizzati, il cui terriccio nerastro è imbottito d'ossa e d'escrementi.... Un'aria densa, carica di ceneri di sudiciume e di fuliggine, stagna e torpe.... E' il tuo rifugio, o Santo Padre, ormai violato da me!... Ah! ma lascia ch'io rida!... Nell'ebbrezza del ratto, non mi curai dei nodi che torturano la tua pesante pancia matura e le tue zampe da palmipede!...

Suvvia! Finiscila, di dibatterti come le anitre selvatiche che gli arabi catturano a centinaia sul lago Mareotide! Reclamavi il potere temporale?... Io ti do ben di più!... Ti do il cielo!... Ti do un potere assoluto sui vasti dominî degli uccelli, delle nuvole e delle stelle!

Ecco il cielo e l'infinito!... Prendi! Ecco il cielo che non avesti mai, per quanto tu l'abbia venduto in grosso e al minuto, mille volte, fra i tuoi campanili monotoni, ciarlatani da fiera, seduti accanto alle cupole, salvadanai!

Avrai rialzo e ribasso a piacer tuo, vecchio agente di cambio della Borsa delle anime! Nel salire e nello scendere con me riprenderai il sonno della tua vecchia coscienza, assuefatte alle dolcezze dell'altalena....

E' inutile che ti volti indietro! Il Vaticano annega in nebbie violette... La cattedrale di San Pietro emerge sola, granchio gigante degli stagni cattolici, granchio dal vasto dorso marmoreo arrotondato a cupola, che vorrebbe afferrarmi tra le chele colossali, dei suoi due colonnati.

6.

I MOSCONI POLITICI.

Suvvia! Non tremare così, Santo Padre!... Veramente, lo so, tu non hai l'abitudine di volare sospeso, a questo modo, sulla crudele foresta dei tetti, sui loro colossali denti di sega, sui loro energici pendii dalle braccia tese verso gli abissi delle strade, peschiere in cui guizzano le lampade elettriche prese tra i fili loquaci del telefono....

C'è di tutto, là dentro!... Divertiti dunque a guardare.... Ecco là i vasti cappelli schiumosi delle cocottes, grandi tazze di birra fresca e traboccante, nella luce cruda, sulla tovaglia bianca di quella piazza....

Tu singhiozzi d'angoscia, e la sete t'invischia la gola! Eppure questo vento spazza il cuore e lo ringiovanisce, mentre giù nelle vie fa troppo caldo.... Un caldo sporco, puzzolente e untuoso!...

Tremi ancora?... Perdonami, vecchio!... La notte è tanto densa, che per poco non ti ho impalato sulla punta di quell'ipocrita campanile!... Ora io vorrei decifrare questi urli lanciati non si sa d'onde, che rimbalzano tra le facciate delle case.... Tutti i balconi sono gonfi come foruncoli di calore!... Stanno per scoppiare, e ne gronderà sanie giù nella strada.... Quelle forme nere sono falene allucinate dalle lampade, o sorci furtivi allettati dal formaggio a mille buchi di quella casa.... Sono strilloni che corrono, e i loro fianchi partoriscono giornali.... Più lontano, in fondo a quella piazza, vedi quel ventaglio frenetico d'ombre nere.... Sono strilloni che vendono ali bianche ai passanti!

__Gli strilloni.__

«_La Tribuna! Il Giornale d'Italia!..._ Dichiarazione di guerra! Dimissioni del ministero!»

Il ministero discute giorno e notte, Il Parlamento anch'esso prolunga le sue sedute in quel palazzo nero, a cui il lucernario tutto aperto dà l'aspetto di una damigiana sturata....

Vuoi partecipare alla discussione, tu che sognavi di troneggiare su questi gradini spifferando il discorso della Tiara? T'introdurrò volentieri pel collo della damigiana, perchè tu possa presiedere all'adunanza come un gran lampadario....

Non spaventarti.... E' il ronzìo dei mosconi politici!... Si dibattono con furia, senza speranza, per evadere dall'immensa tela di ragno formata dalle correnti di bava telegrafica, che s'agganciano, lontano, a tutti i punti dell'orizzonte....

Là giù le grandi banche sbavano senza fine la loro filante saliva di cifre agglutinate....

__Io.__

O Mosconi politici, cessate di ronzare!... Io prendo la parola. Ministri e deputati, v'impongo di togliervi dal capo il casco telefonico! Perchè vi prestate così ai tortuosi interessi dei finanzieri che vi trapanano il cranio con le loro fredde minacce e i loro dubbi puntuti?

Questo crescente mormorio nasale è la voce di Rothschild, che gorgoglia e frigge rabidamente fuori dalla placca metallica! Egli rifiuta semplicemente di sostenere la rendita e d'aprire i crediti necessari per le spese della campagna.... Chiudete, chiudete presto quella cloaca pestifera che vomita carogne, singhiozzi di spavento e riflessi di argento sudicio sulla spiaggia invasa dall'oceano della guerra!... Ascoltate piuttosto la turbolenta risacca di quest'ondata di studenti che si dimena e si lacera contro le file della cavalleria, scogliera coperta di schiuma!

Ma confessate, dunque, o deputati socialisti, che sotto i vostri piedi sentite oscuramente trasalire la terra! Il bel brivido avventuroso passò nei vostri cuori. Le vostre bocche ingombrate dalla sommossa delle parole somigliano alle strette porte delle caserme dove i battaglioni s'affollano pestando i piedi. Fuori da queste mura la guerra circola già come un sangue impetuoso, nelle vie, vene scoppiate dell'Italia!

Ecco! Ecco! Quei sassi veementi che fracassano le vetrate del Parlamento sono parole chiare! Che cosa rispondete?... Gli studenti esigono che si combatta! Decidetevi. La guerra è dichiarata. Che aspettate? Per tutta la notte udirete muggire questa marea di voci sotto le vostre finestre, e a volta a volta l'udrete scorrere e rumoreggiare fino all'altra estremità della città.

Ministri, deputati, spiegatevi! Non siete affetto divertenti, così ammucchiati a piramidi come vecchi proiettili nel cortile d'una fortezza. La luce dei lampadari s'avvilisce guardandovi, poichè vorrebbe, come la mia anima, mescersi a questi fiammeggianti clamori!

__Gli studenti.__

Aprite le finestre, o venite ai balconi! Deputati, vecchie puttane nazionali, aprite il vostro bordello! Vogliamo completare il Parlamento. Abbiamo convocati degli altri rappresentanti della massa popolare, che acconsentono a partecipare alla seduta discutendo sulla guerra!

Ecco le cortigiane e le prostitute cenciose, i pederasti graziosi, i pregiudicati, ex assassini, ex ladri, mendicanti brevettati e pidocchiosi d'ogni specie, Hanno tutti, come noi, diritto di governare, più di voi, ad ogni modo, poichè sono alteri amanti del rischio e del pericolo, ingoiatori di catene, equilibristi ritti sul margine insanguinato del Codice, ginnasti lanciati sul trapezio delle leggi, che bevono l'avventura nella polvere incendiata e nel vento delle strade maestre! Essi ben sanno come si mordono le dita a un poliziotto che vi malmena le costole a ginocchiate.... La sommossa, la lotta e l'insidia paziente, la guerra cauta, l'assalto a corpo a corpo sono mestieri per loro.... Non hanno più niente da perdere, e perciò sono completamente disinteressati!

Le finestre e i balconi traboccano di deputati. Possiamo dunque aprire la seduta all'aria aperta. La piazza è vasta. Quel monumento di generale defunto è già carico di frutta umane chiassose, bel trionfo da tavola che odora sulla tovaglia smagliante tra la pioggia adamantina delle lampade elettriche!... Quello è il settore degli assassini.

Sui tetti dei tramvai, le prostitute che già vi stanno arrampicate faranno vento agli oratori con la flora e le penne dei loro cappelli tropicali caduti giù dalla luna in riva a un fiume africano. Silenzio!... I pederasti s'avanzano cantando.

__Coro dei pederasti.__

Noi amiamo le rovine, vecchie pietre e vecchiotti azzimati, vecchi sfinteri e vecchi legni preziosi intagliati! Amiamo le rovine! E chiniamo la schiena, la sera, davanti alla storia, nel Colosseo e nel Foro romano. Poi ognuno di noi si dondola sull'ànche.... e ci prendiamo pei fianchi giocando a rimpiattino lontano dalla donna importuna! Sveniamo alle carezze che la brezza trascina nel molle chiaro di luna!

__Gli studenti.__

Bravi! Bene! Bis! Bis!

__Coro dei pederasti.__

Noi siamo i pederasti, giocondi amanti delle cadenti rovine. A piccoli passi brevi, stretti i gomiti ai fianchi, sventolanti le mani i pederasti si dimenano passando per le vie.... Sospirosi, alta la testa, socchiusi gli occhi, la bocca spasmodica, lontano dalla donna importuna i pederasti tettano inebriati il latte del chiaro di luna!...

__Un assassino__ _(con voce formidabile, tendendo il pugno)._

Io sono designato per diritto naturale ad essere vostro presidente, o signori!

__I Deputati socialisti__ _(dai balconi)._

Il presidente esiste. Abbiamo bisogno d'un arbitro capace di decidere fra noi e l'Austria.

__L'assassino.__

Arbitro e presidente! Mi eleggono tale i miei polmoni dominatori e i miei pugni! Ma preferisco proporvi d'eleggere il mio amico Palla di ferro. E' un ex galeotto dal soprannome simbolico che scappò un giorno dalla galera portando via, in tasca, semplicemente, la palla che aveva al piede.... Non ha ancora ventott'anni, e porta sulle spalle con grande disinvoltura più di cento condanne.

__Coro dei pederasti.__

Oh! com'è bello, oh! com'è bello, l'amico Palla di ferro!...

__Mirella,__ _pederasta._

Io propongo per arbitro la mia amica Ideale! E' muscolosa e forte come un diavolo! L'altro giorno, irritata dalla troppo intraprendente tenerezza d'un grosso frate vizioso che le palpava le natiche nel salire le scale, la mia amica Ideale lo fece ruzzolare fin giù dal portinaio con un lieve buffetto!...

__Ideale,__ _pederasta._

No! Mai, bella Mirella!... Io non posso, lo sai, nè sedermi, nè camminare.... Ho male per tutto il corpo!... Come potrei discutere da un seggio? Propongo che si elegga Volantina!

__Mirella.__

Cattiva! Cattiva! Mi tradisci già?... Volantina è una porcona! M'ha rubato poc'anzi il mio bel ventaglietto. Scegliamo Primavera.... la più saggia fra tutti i pederasti!...

__Coro dei pederasti.__

Sì! eleggiamo Primavera! Primavera sarà l'unico arbitro! Primavera, ogni sera, batte il marciapiede come una iena!...

__Mirella__ _(intenerito)._

Ed è per dar da mangiare a sua madre!

__Un mendicante__

Domando la parola!

__Tutti.__

No! No! Primavera è già eletta!

__I deputati socialisti.__

Parli il mendicante! La parola al mendicante!...

__Il mendicante__ _(dall'alto d'un carretto)._

Ho qui, in questa piccola scatola, quel che ci occorre per arbitro! Ora vi faccio vedere.... E' una cimice! Una giovanissima cimice ammaestrata! Non vi pare che debba essere la nostra sola regina? Regina assoluta del regno immenso della miseria! La sua competenza in materia di sangue è riconosciuta!... Propongo l'elezione della cimice!

__Coro dei pederasti__ _(tutti si coprono gli occhi coi loro ventagli)._

Oh! che porco! Che porco!

__Le cortigiane.__

Mio Dio!... Fra poco saremo tutte piene di bestie!... Che immonda compagnia!... Andiamo, andiamo via, cara!...

__Le puttane.__

Noi vogliamo la Cimice! Sarà il nostro arbitro! Le cimici sono le nostre amiche preferite! Quante volte riempirono d'incanto le nostre notti di voluttà! Son gli usignuoli dei nostri amori, al chiaro di luna della lampada fetida!

__Tutti.__

La cimice è eletta a maggioranza di voti!

__Un Deputato socialista__.

Mi sia permessa un'obiezione.... Mi sembra che dopo tutto, se voi preferite una cimice ad ogni altro rappresentante, quasi quasi.... altrettanto adatto.... Sua Santità il Pontefice!... Poiché il sangue non fu ancora versato, accettiamo l'arbitrato che ci propone L'Aja... E sia nostro arbitro il Papa!

__Io.__

Andate! andate a cercarlo al Vaticano!...

__La folla.__

Non c'è più! E' scappato!

__Uno studente.__

Fu rapito da poco!

__Un altro studente.__

Come una bella ragazza!

__Terzo studente.__

Rapito in automobile. Aveva per amante uno chauffeur!

__Io.__

No! No! In monoplano! Ed ecco qua il vostro arbitro che dondola sopra le vostre teste!...

__I deputati socialisti.__

Accettiamo l'arbitrato!... Armistizio! Armistizio!...

__Io.__

Socialisti! Deputati e ministri! Repubblicani! Conservatori! Volenti o nolenti, avete ormai dichiarata la guerra! Dunque tacete! E' finita, l'opera vostra! Ora andate a nascondervi nelle cantine, per riposare i vostri cuori attanagliati dalla paura, e le vostre lingue, erbe striscianti, agitate per troppo tempo dall'onda delle minchionerie! Poichè finalmente siamo noi, grandi uccelli rapaci, ad avere il potere! Vi eviterò la fatica di rispondere agli ordini di Rothschild! Guardate! Salgo con questo bel pendolo, per rovesciare, lassù, l'antenna che raccoglie i vostri telegrafi e i vostri telefoni senza fili! Cessate di sbraitare! La guerra, la facciamo senza di voi!... Per fortuna!... Io dondolo avanti e indietro la pancia solenne del Santo Padre, in modo che urti l'antenna.... Basterà un colpo solo....

Suvvia! Non gridate!... Nulla può più arrestarmi! Vecchio pendolo, avanti! Làsciati cader giù pesantemente! Così!... Piangi?... Hai paura? Paura di sfracellarti?... Sciocchezze!...

Godi, piuttosto, a divertire la gioventù! Sono gli studenti che applaudono quando tu scivoli sulle tegole, aggrappandoti perdutamente a destra e a sinistra, sui margini estremi dei tetti, a picco sulla fragorosa agitazione della folla in tempesta!

Tu non cadrai, perchè ti tengo a guinzaglio.... E puoi veramente esser fiero di simulare così la grandine, sulle vetrate, con i tuoi grossi mazzi di rosarî tintinnanti, e di scapolari.... la grandine e il tuono, con i tuoi piedi piombati dai rimorsi dei secoli!...

Tu fai finalmente la pioggia e il bel tempo, come Giove, tuo predecessore, del quale hai preso il posto.... Lo vedi: il tuo regno è finito! Ti si rimanda in cielo, d'onde fingesti di venire... Tutti questi ciarloni, vedi, malgrado la loro viltà, non ti temono affatto.... Stanno ritti sui loro gradini, a bocca spalancata, nel buio, come al cinematografo!...

__Uno studente.__

L'antenna cade! E' caduta! Telegrafi tagliati! Telefoni spaccati! Il Parlamento è morto! Il Parlamento tace!

__Gli studenti.__

La pace imputridisce, ma la guerra guarisce!... Viva la guerra! Abbasso la pace! Lasciate dunque che entrino in casa nostra codesti cani d'Austriaci! Dovranno esaurire le munizioni sopra i nostri ruderi ed i nostri musei! A meno che non preferiscano inginocchiarsi per leccare la polvere dei nostri avi! Poichè sono antiquarî e tristi passatisti! Poi spazzeremo via, alla rinfusa, tutti codesti nuovi soldati del Papa, con tutto il bric-à-brac e coi tronconi delle nostre statue che profanano l'Italia!... La pace imputridisce! La guerra guarisce!...

O luna piena di luglio, questa sera, alle dieci, tu avrai l'onore di presiedere al gran congresso sindacalista contro la guerra! Suvvia, sbrigati!... Vedi? M'affretto.... Son già le nove, e fra poco vedremo spuntare all'orizzonte, come proboscidi sollevate di elefanti, i possenti fumaioli di Milano!...

7.

I SINDACATI PACIFISTI.

O luna piena di luglio, tutte le mie cellule, te lo confesso, godono dei tuoi raggi, freschi, ingenui, che hanno il colore della felicità assoluta!... Tutti i profumi dei fiori, dei frutti, e dei fieni accarezzati dalle tue frangie di luce si fondono coi miei sensi che sospirano: «Al diavolo la guerra! Lasciateci dormire! Tenerezza, armonia, fusione, sonno e morte!» Sono quelle, sai, le cellule passatiste stanche di lotta, desiderose di morte.... Cellule agonizzanti che cascate dal sonno in una insidiosa voluttà, ecco, per voi, qualche cosa d'immondo, d'ostile e di nauseabondo, che vi raddrizzerà!... Su, coraggio! Ognuno al vostro posto, camerati!

Vedete, sotto i miei piedi, salire in grossi ribollimenti quel grasso fumo viscoso che sta per dare l'assalto alla fragile luna e per insudiciarne le diafane mani, tutte ingemmate di lagrime pure?...

Mi dondolo su tre fabbriche di concimi azotati e di nero animale.... Le vedete?... Vi amo, forti officine, accosciate su leve e bascule invisibili, che spingete sempre più in alto le grandi balle d'un fumo massiccio!... Ma sì, sputate dunque, a bocca piena, contro quella luna testarda e maniaca, che vuole imporvi i suoi travestimenti egiziani! Ah! ah! S'è divertita a coprire i vostri fumaiuoli di vecchie pelli d'obelischi!... Che schifo!

Forse la luna li strappò alle piramidi, quei mantelli turchini che drappeggia sui mucchi di letame e d'ossami dall'odor caldo, forte e accanito!... Tu vuoi--non è vero?--abbellirli di nostalgia commovente, o stupidissima luna!

__Le officine.__