L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi

Part 3

Chapter 3 3,419 words Public domain Markdown

Noi ridiamo a crepapelle per burlarci di te, asino volante dalle orecchie di tela! Che fai lassù, tanto lontano dalle nostre bocche? Vieni ad ammirarci da vicino!... Noi siamo ballerine stupefacenti, e i nostri occhi son occhi di coda di pavone! Per te solo avvolgiamo ai nostri fianchi questi bei scialli di fumo ricamati di scintille, mentre danziamo con lunghi ticchettii di nàcchere.... Ti mostriamo le nostre poppe gemelle, che hanno la calda peluria della pesca al sole e ne promettono il fresco sapore.... Alziamo le nostre gonne di velluto color zafferano e le nostre sottane dai merletti di cenere viola, mostrando le nostre anche[*accented?] flessuose!... Avvicinati![*accented?] Vieni a vedere le nostre scarpine vive, d'un roseo scoppiettante! Vieni a vedere, asino volante dalle orecchie di tela!...

__Io.__

Vengo! Vengo! Aspettate.... Ma chi vi spazza via? Quale raffica ha bruscamente arrotolati tutti i tappeti e rapidamente nascosti orpelli e tamburelli, come fanno i saltimbanchi quando vengono le guardie?... Non vedo più davanti a me che una mandra di colli rossastri e rosati.... Trotterellano spaventati come pecore, affrettandosi verso l'immensità delle pianure. Sono io scosso ancora dall'ubbriachezza del fuoco? Eh! via!... Se quei due campanili siciliani oscillano flessuosi come betulle, è perchè io mi cullo nell'aria nell'uscir fuori dai fumi!...

M'immergo tratto tratto in laghi d'aria pura. Qua e là s'aprono vaste brecce grigie inebbrianti e inebbriate, nel gran velo di vapori violetti e purpurei. È la deliziosa vicinanza dell'azzurro! Sento la sua bocca fresca, mentre attraverso a rapido volo un immenso formicaio di riflessi rosei che diventano turchini.... Com'è bello, questo sentiero, tappezzato d'un musco di bagliori violacei! A 100 metri sotto di me, m'appare l'ampia schiena ignuda del vulcano. Scoscendimento terribile della montagna, con muscoli irrigiditi sotto la pelle membranosa e cartilaginosa....

Ho finalmente raggiunto, o Vulcano, il margine fresco, là in fondo, all'inestricabile foresta dei tuoi àliti.... E balzo lontano, laggiù, verso il gran corpo dell'Italia che devo ridestare.... Su! Su! La guerra scoppia! La guerra è scoppiata! Alzati, bel corpo possente, penisola intorpidita! Drizza la tua statura immensa sotto lo zenit! Che piacere provi mai a sonnecchiare così nella tua alcova mattutina d'argento polverizzato? Motore, mio motore, raddoppia la tua velocità! Dobbiamo correre lungo tutto il suo corpo e morderlo, e stordirlo, e fargli vento con le mie ali! Presto! Regalo ai venti tutte le belle collane di rubino con cui il Vulcano mio padre abbellì le mie èlitre....

Prendete! Prendete, belle nuvole! V'offro anche queste gloriose e pesanti parrucche bionde, cosparse di zaffiri e di granate, con cui potrete ornare le vostre teste scarmigliate dalla brezza.

Prendete! Non le volete? Peggio per voi! Le getto in mare, poichè non so che farmene! E il mare ne è tutto arrossato!... Agito le mie ali per liberarle dalle mussole e dai veli di fuliggine di cui son cariche ancora.... Ormai è giorno! Affrettiamoci!... Il cielo! Il cielo puro! Io mi sprofondo nel cielo, come in un abisso d'azzurra passione!...

Tutte le nubi carnicine o rosee mi gridano stirando e snodando le braccia con mollezze di sciarpe di seta: «Ben venuto, bell'uccello temerario! Ben venuto!»

Volo sui pesanti battiti del mare, la cui groppa floscia si schiaccia sulla spiaggia.... O promontorio! O toro che vorresti scagliarti contro di me, puntando come corna minacciose i tuoi ulivi scarniti! Tu fiuti come me l'inebbriante odore del temporale.

Ora un brutale acquazzone gualcisce e accartoccia la seta dell'orizzonte! Lo attraverso come si passa correndo sotto una grondaia.... Vi stupisce il mio coraggio, tristi nubi avvizzite e scolorite che ondeggiate laggiù, pèndule le braccia, con falotici dondolii, poveri vestiti da maschera d'un carnevale bagnato? Io son più bello di voi, perchè le mie ali vollero somigliare alle fiamme dell'Etna. Le mie ali, arrossate dai possenti tabacchi vulcanici, sembrano un forte paio di baffi conquistatori sopra la burbera faccia di quella nube che lascio dietro di me.

E questo vi diverte, o villaggi, poichè v'odo gridare giocondamente: «E' passata a volo spiegato sopra di noi! Chi? Chi? La guerra!... Oh! Eccola!... La guerra passa volando, a una fantastica velocità, come un fantasma, come un raggio, come un lampo, scagliata verso il confine!»

O commmozione terribile di angoscia pesante!... Cresce infatti il calore e la luce pesa, e sento nel mio cuore i tonfi sordi che fanno le scialuppe ballando legate contro i fianchi del piroscafo.

4.

LE BATTERIE DEI SOLI.

__Prima popolana.__

Accorrete! Donne e fanciulli, accorrete! Presto! Presto! Scendete! Andiamo tutti in folla, a centinaia, a migliaia! Bisogna fare un giro di quattro chilometri fuori dalla città, per andare a fermare il treno, ed a stenderci in mucchio attraverso il binario!... Formeremo così un materasso immenso di corpi umani!

__Seconda popolana.__

Oh! via!... La marmellata è inutile! Il macchinista non vorrà fermare, e la locomotiva passerà come un aratro sopra un vasto campo di carni! Zappe, zappe, ci vogliono, e leve, e martelli per strappare rotaie e traverse! Andiamo presto! Ci spìano!

__Terza popolana.__

Ero laggiù poc'anzi; li infornano tutti.... Dieci treni stanno per partire uno dopo l'altro! Trecento vagoni sono pronti! Venticinquemila uomini! Li ammucchiano come bestiame.... È una fiera! Non vidi mai tanti uomini riuniti... Rumor di ferro spaventevole! Se tutti quei fucili sparassero insieme, la terra rimbomberebbe di mille folgori, di tremila tuoni.... Nelle campagne, non si vede più verde!

__Seconda popolana.__

La città, le mura, le piazze, i giardini sono inondati da una marea grigiastra. È il colore delle divise, colore di piombo d'un cielo di temporale! La terra è tutta gonfia di masse di soldati, irte di baionette, come le nubi sono irte di pioggia.... Tutto sta per scoppiare.... Dovunque sotto i piedi la terra è piena di guerra! Dovunque si beve e si respira il soffio, la bava di innumerevoli cani arrabbiati!...

__Prima popolana.__

Dio! Che caldo! Che caldo! Se questo cielo di cotone si lacerasse, là giù! Un po' di pioggia!... Che fortuna sarebbe un po' di pioggia! Maledizione! Anche il sole s'accanisce contro di noi! Aiutatemi a portare questa leva! E' pesante! Mio Dio, com'è pesante!... E la risaia ribolle, infernalmente scaldata! Che specchi atroci, le sue acque di fuoco!

__Terza popolana.__

Non ci vedo più. La campagna intorno rantola soffocata sotto le enormi pietre tombali dell'atmosfera! Ogni pietra è aureolata d'angoscia gialla. Ogni pietra respira e rantola orribilmente, come una testa recisa imbavagliata di fuoco. Tutti i sassi hanno sguardi insostenibili. Gli stagni sono graticole piene di Cinesi arrostiti, puzzolenti! Noi siamo trasportati nel vasto ronzìo del cielo tutto imbottito di mostruose cicale.... No!... No!...

__Seconda popolana.__

Come possono, gli alberi, star ritti? Sono atterriti!... Maledetto sole! Terribile fornace! Valanga di specchi! Moriremo tutti acciecati! Sì, acciecati! I miei occhi sono divelti dalla fiamma veloce di queste sfolgoranti rotaie che solcano la terra come due fulmini immensi!

__Prima popolana.__

Su! Uno sforzo! Un grande sforzo! Bisogna spingere questa leva sotto la traversa!... Tutte insieme! Forza! Tutte insieme! Calcate con tutto il peso del vostro corpo! Siamo venti donne, non molto robuste, ma riusciremo!...

__Terza popolana.__

Giovanna! Rosa! Lucia!... Venite presto! Bisognerà pure che il macchinista fermi bruscamente il treno! Volete che il cannone ci mangi i nostri figliuoli?... Saranno tutti uccisi, siatene certe! Bisogna impedire ad ogni costo che partano! Pianteremo in mezzo alla strada ferrata quest'altissima pertica.... La vedranno di lontano, e si fermeranno, per Dio!...

__Prima popolana.__

Santa Vergine Maria! Facci la grazia! Noi ti chiediamo solo un po' di forza! Sì! Sì! Aiutaci, Vergine Maria! Se vuoi, lo puoi!... Forza!... Forza!... Ancora! Su! Calcate!... Non gridate!... Spingete!... Su!... La rotaia è staccata!... Non piangete! So bene.... Tremate dalla paura, e io pure singhiozzo! Santa Maria, soccorreteci! Non abbiam più coraggio! Il cuore ci è caduto tra i piedi, e noi lo calpestiamo senza volerlo!... Lo sentiamo guaìre, ferito, morente, come un povero cagnolino! L'idea, soltanto l'idea di perdere il mio bel Giorgio, mi fa tremare tutta! Le mie braccia son morte, mi sfuggono le gambe!... Lo vidi in sogno stanotte, subitamente, rosso da far paura, crivellato di buchi rossi, come un setaccio pieno di pomodoro spremuto. Lui, così bello! I suoi grandi occhi neri sono più grandi che fiaccole di gente ricca, quando viene ad abbracciarmi mentre sto nel letto! E poi, lo sai, Maria vergine, che lavora come un santo, tutto il giorno, per comprare la vigna del vecchio Pietro.... Un altro mese, e saremo dei piccoli grandi proprietari di fondi!... Era il suo sogno, e tutto crolla! Deve partire!... Per obbedire.... Ma perchè?... perchè? e senza sapere!...

__Io.__

Motore! Mio motore! Alza la voce! Io non voglio più udire questo vasto gridìo di donne scamiciate esasperate dal caldo atroce in questo glorioso meriggio furibondo di guerra! Sconcia canaglia dalle camiciole sfarfallanti, affannati, affannati pure sulle rotaie fulgenti, verminaio insorto che ondeggi tra i vasti specchi forsennati delle risaie! Voi non potrete, femmine, tagliare la strada ai treni militari!

__Prima popolana.__

Bisogna aggrovigliare tutti i fili dei dischi, Legarli con delle liane!... Non resistono? Leghiamoli con ciuffi di ginestra! Presto! Strappiamo i cuscinetti di rame!... Dammi la chiave inglese per svitare le rotaie! Giacomina! Giacomina! Vieni con me a fracassare quel disco, a sassate! Dov'è la moglie del maniscalco? Un magnano, ci vuole! Giovanni! Giovanni il tornitore! Ah! quel povero vecchio è paralitico! Portatelo qua in un carretto! C'insegnerà.... E' il suo mestiere fissare gli zoccoli sulle traverse? Porta con te un ceppo di legno ben duro!»

Frattanto il sole si moltiplica in tutti i punti dell'ampio orizzonte in tutti i punti del cielo! Cielo biancastro opaco che l'odio screpola!... Da ogni parte invisibili generali hanno puntato innumeri cannoni solari dal lungo vomito d'oro....

Sulla proeminenza gessosa di quella nuvola, sul terrapieno di quei vapori abbaglianti, sui margini di quella foresta d'argento sono appostate batterie di soli. Più lontano, giranti mitragliatrici d'acciaio crivellano lo spazio d'innumerevoli getti di piombo fuso.... Ed ecco sullo zenit tre pezzi tanto roventi da esserne rossi bianchi turchini. Ad un tratto, cadono le donne in fila bevendo la morte con bocche contratte, sotto l'ampia mitraglia del fuoco solare.... Altre piroettano su sè stesse, trottole ancora strette dagli spaghi sferzanti delle capigliature, poi crollano giù pesantemente, e con rabbia convulsa scavano il suolo per celarsi nelle viscere fresche della terra.

Me ne infischio, del caldo e del pericolo! M'inebbria il non sapere più come evitare tutti i vostri fuochi convergenti, o formidabili batterie di soli! E applaudo quando le vostre colleriche gole puntate dal bastione calcareo delle nubi scoccano nello spazio lunghi sputacchi solfurei! Seguo cogli occhi le rutilanti culatte dei soli, che sui loro motori elettrici corrono ad appostarsi nei punti migliori dell'orizzonte, d'onde meglio si può colpire ciò che formicola nella pianura.... Tutti i cannoni celesti tremano nelle loro fotosfere irritate!

Attraverso il fumo acciecante che sale vedo vibrare i corpi orlati d'oro degli ufficiali, i cui comandi stridenti infiammano le ultime tracce violacee dell'ombra. Poi, bruscamente, non vedo più che le loro bocche torride, accanto alle torride bocche vomitanti dei cannoni!... Fragore enorme d'un milione di echi, fracassati, crollanti, polverizzati!

Gli echi si sparpagliano in petardi diabolici, vasta polifonia dominata dalla voce selvaggia degli artiglieri solari.

__Gli artiglieri solari.__

Bisogna mirar dritto e tirar tutti insieme al disopra dei terrapieni di quella nuvola, su quelle immense macchie bianche che coprono qua e là i serpenti sfolgoranti dei binari! Maledetti specchi acciecanti delle risaie, da cui la luce rimbalza rabbiosamente!... Vedete, là, vicino alle rotaie? Mirate al centro! Facilmente si sbaglia! Non v'è modo di regolare il nostro gran tiro obliquo! Scendiamo più in basso, e puntiamo su quella gialla scarpata di bruma 300 bocche da fuoco! Coroniamo di batterie solari quelle colline di vapori incendiati! Così si potrà calcolare l'alzo di tutti i cannoni e spazzar le rotaie d'un colpo solo.... Puntate questo cannone contro la saracinesca aperta di quella nuvola fortificata! E sfondate, suvvia, quella trincea di raggi rossi!... Impossibile! Quel maledetto uccello bianco ci balla davanti agli occhi, e ad ogni istante ci taglia la linea dei tiri!...

__Io.__

Miserabile folla di femmine chiassose, inutilmente, inutilmente spingete come una gialla marea l'ammasso cencioso dei vostri corpi sudanti sulle affascinanti rotaie! Le vostre nudità che sprizzano fuori dalla tela bianca e folle si lacerano invano in gesti e in grida convulsi, battendo i sassi carbonizzati della ferrovia! Squarciate, squarciate pure contro la terra le vostre povere poppe sballottate, otri goccianti di sudore, sotto la pioggia fangosa dei vostri capelli agglutinati! Unite pure lo sforzo dei denti allo sforzo dell'unghie insanguinate! Nulla potrà impedire che regni la guerra! Donne, fanciulle, cadete ad una ad una, e a mucchi, e a centinaia, sotto il fischiar degli obici che vi scagliano i soli!

Ma non fuggite. Cresce la vostra folla. Un immenso arruffio di camiciole e di corsetti stracciati copre i sentieri fra le esplosioni delle risaie, spaccate dai proiettili.... Il cielo ha munizioni abbondanti! Guardate quei treni di nebbia violacea che passano all'orizzonte! I loro lenti vagoni sono pieni d'accumulatori atmosferici e di tempestosa dinamite! Artiglieri dello zenit! Raddoppiate il tiro! La canaglia strappò già 200 metri di binario!... Batterie di Soli! non riuscirete dunque mai a spazzare la strada ferrata! Io v'aiuterò!... Su, su, motore, centuplica i battiti focosi delle tue arterie metalliche! Io mi slancio orizzontalmente, quasi rasente terra, fra questa vasta mèsse di femmine, zucche e melloni chiomati.... Ecco: la mia ala destra, con un gran colpo di falce ne decàpita un centinaio!...

Oh! rabbia!... E' troppo tardi! Odo il grido straziante, straziato, della prima locomotiva.... Grido verdegiallo, getto di bile e di veleno che sale dritto nella luce viva! Grido guerriero della prima locomotiva, ferro rovente che brucia il corpo convulso del treno! Treno carico di soldati.... Cinquanta vagoni, anelli colossali di una formidabile catena che risuona lugubremente nell'uscir dalla terra! Giro velocemente, e con un altro colpo roteante di falce la mia ala sinistra riprende con gioia la sanguinosa mietitura, decapitando 1000 femmine in fila lungo il binario che vibra. Urrà! E' finito!... La terra ha paura e trema.... Il convoglio sale, gonfiando il suo gran dorso di rumore e il suo pennacchio di fumo che vela per un momento i 200 soli puntati, vomitanti la morte....

Vicino, a 50 metri, ecco il petto favolosamente tragico della macchina!... O gran petto opprimente che ti gonfi colle scosse e i sussulti d'un'asma di gigante! Singulto tuonante che respinge le nubi con urti bruschi, in uno sforzo continuo di soffiare, per respirar meglio, tra i grossi materassi del caldo che crollano giù in valanga!... Il treno rallenta cauto, sprizzando dai finestrini 10000 teste che urlano....

A destra e a sinistra, le folte file delle donne decapitate, come altrettanti inaffiatoi agitati piovono un roseo squisito tepore di sangue sopra i vagoni, ceste di ferro ricolme di frutti vivi. Avanti, treno rosso! I due grandi ventagli di donne scarlatte schizzano orrore sulla folla in delirio che avviluppa la casa del cantoniere.... La folla s'ingolfa per la porta scoppiata, come una tortuosa gomena che s'accanisca a passare per la cruna d'un ago.... Il primo gruppo che entra riempie la casa d'un albero bizzarro, mostruoso, agitato da un vento di follia. Albero dalle liane vive, che s'annodano e s'intrecciano destramente per espandersi alfine sulla terrazza e giù dal parapetto, in grappoli vermigli dagli àcini urlanti!... Ma è tanto violenta la spinta, che la terrazza, come un vaso, subitamente trabocca....

E' una cascata umana che precipita giù accelerando così la marea che sale e poi ricade giù. Nulla può fermare, oramai, il getto forte della fontana di sangue e il suo pennacchio abbondante e la sua grandine enorme di facce sfracellate sull'immensa campagna assetata che la beve.

5.

LA PESCA DELLA GRAN FOCA VERNICIATA.

Io salgo con balzi veementi su, su, verso le nuvole del tramonto, gran diga d'ombra dietro la quale s'ammassa l'acqua trèmula e dorata della sera.... Nell'avanzarmi, scorgo attraverso la rosa turbinante dell'elica, e lontano lontano, quell'acqua dorata che sussulta, trabocca e cola veloce pel piano inclinato del cielo, tutta d'un pezzo, massiccia.... O ebbrezza dei miei occhi che la bevono! Grida purpuree di gioia stupefacente.... L'orizzonte intero vacilla per l'entusiasmo nell'enorme ondata di liquido oro che viene da Porto d'Anzio....

Più stupida d'una tacchina, la Campagna romana fa la ruota sotto di me, spiegando la sua coda immensa di ginestre ocellata di tombe.... Ma l'ironico mare, luminoso e dorato, le dà una lezione di futurismo, suggerendo insolentemente la visione d'una vasta officina elettrica dal pavimento lucido.... I suoi isolotti color di rame, sono chiomati di scintille, come dinamo.... Quasi mi sembra di udirne l'esaltante ronzìo....

Mi fermo sopra Roma, all'intersecazione solenne delle strade celesti, felice di essere in mezzo al gran popolo simbolico e mutevole delle Nuvole.

Perchè s'affretta così quel piccolo cirro elegante, snello e biondo chierico dalla sottana rossa e dalla cotta bianca? Ora s'inginocchia sui gradini del cielo.... A lui fu dato l'incarico d'accendere tutti i ceri delle costellazioni.

Ecco il loro direttore spirituale: un nuvolone nero, panciuto e solenne che semina nella brezza ipocrite benedizioni e sorrisi dolciastri.... Non è più che un pesante idolo obeso con quattro paia di braccia tutte convulse di lampi.

Ma nulla agguaglia il disgusto che m'ispira quella nube porcina e bigotta dalla quadruplice pappagorgia.... Sdraiata sull'orizzonte occidentale, finge di sonnecchiare; con la bocca spalancata rasente le onde che sembrano denti su cui, ecco, ora passa una lingua di fuoco giallo.... Consolatevi, occhi miei, sulla delicatezza di quelle nuvolette color di rosa, agili e leggiere.... Accorrono da tutte le parti, felici e affascinate, si dànno la mano e ballano in tondo, intorno a me e certamente per me solo!... Mi sfiorano.... Potrò forse gustare il loro bacio delirante?... Oh! dispetto! Già s'allontanano, bizzarre, capricciose, indecise....

Ritorna il vento ballerino, e il suo ritmo di danza eccita i piedi flosci delle nuvole che si raddrizzano con eleganza. Ondeggiano i loro fianchi orlati d'oro.... Com'è bello quel braccio che s'inarca con grazia squisita, salendo verso il rocchio di fuoco abbagliante! No! No! Non mi è mai accaduto d'ammirare dei fianchi di nuvole così languidi E quell'ascella color di rosa e nera?... Donna o nube, non so.... Il suo bel corpo vorrebbe fondersi a volta a volta e disfarsi sparpagliandosi.... La nuvola si sdraia prodigalmente per offrirsi meglio, e per me solo le sue belle poppe pesanti si gonfiano di desiderio....

Oh! ma perché fuggite, belle nubi carnali? Perché vi coprite il seno e il bel ventre tondo, con tanta castità spirituale, immateriale? Temete il sole? Al diavolo il sole brutale che all'orizzonte impone il suo sesso rovente fuori da quei lenti panneggiamenti di vapori nerastri lamellati di lampi!... Il temporale sta per scoppiare come una foia spaventevole! E' infatti la lussuria elettrica del cielo che mette in fuga le nuvole vergini e sagge... Fuggono così rapide, che lasciano sul mare una miracolosa mantiglia di lustrini azzurri ancora pronta ad avvolgere divine forme aeree.

Fuggono così rapide, che lasciano laggiù su quello scoglio un garofano rosso urlante di passione, e più lontano quei due, tre, quattro tamburelli d'echi vibranti e ridenti che continuano, ancora il loro ritmo gaudioso e i loro saltellanti arpeggi di baci.

A guancie gonfie, il vento soffia per infiammare d'amore i vetri infocati di quella città che svanisce subitamente.... Il vento torna poi a spingere il mare con le sue balle di stracci turchini che si trasformano a poco a poco, in chiare vele di carta!...

Dov'è adesso quel donnaiolo? Lontanissimo, là, tra quelle gonne di fumo rosate, spiraleggianti, già imbrattate di notte, ma ancora bellamente variopinte delle macchie dell'ultima orgia solare! Io v'inseguo pattinando sull'azzurro lavato e lucido, o belle nuvole carezzevoli, e ficco il naso nel caldo sventolìo delle vostre seriche vesti, allorchè vi fermate bruscamente, per eccitarmi con uno sguardo obliquo, o per graffiarmi colle vostre unghie di pioggia lucente.

Cessate dunque di ridere e di ballare! Questa sera non è una sera d'amore, ma di battaglia, o piuttosto è una sera di caccia e di pesca abbondante! Correte via presto, e lasciatemi in pace, con le vostre sferzanti carezze bagnate.... Guardate! Il vento esce nudo dal mare offrendovi il suo bel corpo salato.... Divertitevi!

Io devo correre adesso laggiù, a quelle roccie che emergono lugubremente dalla nebbia violacea, Là nelle vaste paludi del Vaticano, andrò a cercare la grossa Foca Verniciata di candore d'avorio e di luce divina: il Papa!

Che fetida atmosfera! E' il tuo alito, o vecchia asmatica foca, poichè respiri con grande stento fuori dall'acqua suppurante! O Papa, carceriere della terra, o sorcio mostruoso delle fogne del cuore, vecchio scarafaggio nutrito d'immondizie, pistillo osceno nella corolla d'una veste talare, battaglio di campana funerea! Tu respiri a stento, congestionato per aver mangiato tutto il divino del mondo, tutto l'allettevole azzurro delle anime! Monopolizzatore dell'ideale umano, io denuncio, il trust infame che hai fatto di tutte le energie terrestri!