L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi
Part 2
Scossone viscerale della terra! Tutte le melagrane d'Italia accumulate, sanguinolenza d'un macello incendiato, tromba girante di groppe incastrate l'una nell'altra! Piramide enorme d'urli neri, percorsa dall'alto in basso da singhiozzi bambini e barcollante nella ronda delle pallide paure! È forse il nostro pianeta insanguinato, da centomila battaglie, che ruzzola lontano sotto il binocolo d'un abitante di Marte?...
Eh! via! Queste apparenze o queste realtà sono a portata di mano!... Ho, per esempio, fra le dita questo sole illusorio, scaglioso, capelluto, formato di 3000 belve che si mordono... Io ben potrei soppesarlo, mentre cala nel cratere drammatico di questo vulcano...
Ora mi vedo annìmbato d'una sontuosa polvere fosforea... Ardo e mi fondo come un metallo, in mezzo a incessanti combustioni d'idrogeno. Ohe è mai questo formidabile schianto? Certo sono lo ossa dei 3000 leoni, che scricchiolano sfracellate sotto pezzi di monti!... Si propaga intanto la meticolosa carneficina delle belve. Tutte le loro zanne d'avorio crescono, s'esagerano, ricoprono d'un bianco graticcio la poltiglia scarlatta e i suoi rantoli che schizzano orrore, Son zanne immensificate, o sono invece candidi fumi?... No! no.... È avorio, veramente, poiché infatti proboscidi d'elefanti ora partecipano alla rissa. Degli elefanti vanno posando qua e là le loro zampe, obelischi, diguazzando nella salsa gialla di quel liquido zolfo ed in quel tumulto rosso di grappoli d'uva che frana agli angoli e sprizza altissimo in corolle di vino, per inaffiare gli spettatori....
Sopra la vendemmia calpestata, scivolano veloci in equilibrio su fili invisibili i fumi variopinti, come clowns, scaricando a destra o a sinistra le loro rivoltelle, che esasperano l'inaudita follia dei colori inviperiti!...
O Vulcano! il tuo spettacolo m'inebbria, Scendo più basso per contemplarlo meglio.... Ho alle reni la mia cintura di salvataggio. e posso ben nuotare, se me ne prende vaghezza, in questo tenero e fresco mare di fuoco. Ohi mai, chi mai seppe dunque annientare con un soffio i continenti di porpora e i liquefatti grovigli di leoni?
Lentamente, fuori dalle palpitanti ferite delle onde, emergono le chiglie mostruose di tre nere corazzate, masticate o rimasticate, e respinte alla superficie dall'insolenza delle profondità sottomarine. Lentamente, a uno a uno i tre vascelli da guerra ricominciano a vivere con lunghi brividi. Riannodano le loro membra morte, raddrizzano la loro alberatura e s'equilibrano, mentre le caldaie che s'accendono mettono in moto le larghe torri d'acciaio.
Il mal di mare afferra alle budella i cannoni che sussultano con un continuo vomito di piombo. Sono grugnì irti dì scintille, che grugniscono sputando in bordate accanite silicati, cristalli e blocchi vitrei sugli scherzosi tuffi, e l'incrociarsi delle torpediniere e dei pescicani.
Questi bizzarramente si mutano in isole fragili intermittenti, rapide apparse e rapide scomparse, che lottano contro le onde succhianti! Frattanto una corazzata sì sventra e cola a picco facendo scoppiare la santabarbara del suo cuore che s'apre, mugghiante braciere, contro il cielo. Già non è più che un inaffiatoio vagabondo di liquido azzurro, ventaglio di frescura.
Io sono finalmente nel paradiso degli alberi violetti che si lamentano sotto il peso delle troppo larghe stelle in fiore e di troppo grevi lampi, farfalle accanite che suggono la luce. Quel paradiso è allacciato da tutte le parti da tonde cascate di smeraldi colanti. È la tua anima, o Vulcano, che si slancia nel mezzo, con un enorme getto d'argento vivo pulverulento la cui forza verticale resiste ai colpi raddoppiati della raffica?
O Vulcano, io odo da molto tempo il rotolare continuo della tua voce turbolenta che freme nel rauco camino della tua gola, E tanto mi dimentico a contemplare l'eruzione delle tue parole arroventate, che non ho ancora sgrovigliata la sfolgorante matassa del tuo pensiero!
Oh! la maestrìa e l'ispirazione che il tuono scoppiante della tua voce palesa sulle torride pareti del tuo studio d'artista! Con questi massi di gesso fumante scolpisci mostri simbolici e grandi bassorilievi acciecanti di luce, che potrebbero spiegare subitamente, quali comete, un fogliame di raggi sull'insonnia dell'oceano!...
Odo finalmente una parola! Una formidabile parola si gonfia e balza fuori dalla tua bocca, in pieno cielo, alla cima d'un lungo tubo di nerissimo fumo, simile a quei molli globi di vetro in fusione che i vetrai soffiano, gonfiando le gote, tra la furia incandescente d'una vetreria!
__Il Vulcano.__
Io non ho mai dormito, Lavoro senza fine per arricchire lo spazio d'effimeri capolavori! Io veglio alla cottura delle rocce cesellate e alla vitrificazione policroma delle sabbie, così che fra le mie dita le argille si trasformano in ideali porcellane rosate che io frango coi miei buffetti di vapore!
Sono incessantemente commisto alle mie scorie. La mia vita è la fusione perpetua dei miei frantumi. Distruggo per creare ed ancora distruggo per modellare statue tonanti che subito spezzo con lo schifo e il terrore di vederle durare!
Il sole d'oro pesante che le tenebre scatenano ogni mattina, e che a stento s'innalza sui monti di Calabria, proietta invano il cono della mia ombra opprimente fino al centro della Sicilia, per seminare in giro spavento e prudenza. Ognuno ha la speranza dì sapermi domato come una grossa bestia morfinizzata. Il mio vello d'ermellino e la mìa bianca criniera sono pegni d'innocenza e di lenta agonìa.
Ho per complice lo stretto di Messina che sonnecchia all'alba, allungato bianco e lìscio come un gatto d'Àngora.... Ho per complice lo stretto dì Messina, col suo aspetto stanco dì materasso di seta color turchese, e con le dolci parole arabe ricamate dalle scie delle nuvole e delle pigre vele, tessute, suppongo, in silenzio, con un filo d'argento sulla veste del mare. Ho per complice la luna menzognera, la più imbellettata delle cortigiane siderali, che in nessun luogo mai è tanto carezzevole, lusinghiera e persuasiva.
In nessun luogo mai la luna è così attenta a sedurre i rossi e duri fanali dei piroscafi, passanti burberi che se ne vanno con un grosso sigaro tra i denti cacciando fumo contro l'azzurro.
In nessun luogo mai la luna versa una così tenera e molle cenere violetta, per ammorbidire la lava ossificata delle case nere aggrappate ai miei fianchi. In nessun luogo mai la luna ha così commoventi inondazioni d'estasi o di luce sulle incisioni dei sentieri fatte dal mio fuoco chirurgo.
Guai a coloro che seguono la luce belante della luna e i lamentevoli clarini delle mandre, e i flauti amari dei pastori, che perdono vìa per l'azzurro i lunghissimi filamenti dei loro suoni nostalgici! Guai a coloro che rifiutarono d'accordare il galoppo del loro sangue al galoppo del mio, devastere.
Guaì a coloro che vogliono far metter radici ai loro cuori, ai loro piedi, alle loro case, con un'avara speranza d'eternità! Non costruire, si deve, ma accamparsi. Non ho io forse la forma d'una tenda la cui cima troncata dà fiato alle mie collere? Io amo solo gli astri, snelli equilibristi che stanno ritti sulle sfere rotolanti dei miei fumi giocolieri!...
__Io.__
Io so ballare come questi e far bei giochi di destrezza nel cielo, o coprire col mio canto il fragore echeggiante dei tuoi uragani che si propagano pei profondi sotterranei! Inoltre, io discendo per ascoltare i poliedri della tua voce. Rallenta le scariche elettriche dei tuoi bronchi che spostano, laggiù, le rocce sottostanti! Imponi silenzio alle tue grotte loquaci che tremano, commosse, interminabilmente! Imbavaglia di spesse ceneri gli echi basaltici che t'applaudiscono in coro!
Non so che farmi delle bombe vulcaniche con cui punteggi il brontolìo del tuo discorso! Che m'importa dei getti rutilanti della tua saliva aggressiva? I tuoi diluvi di fango. hanno insozzate le mie ali bianche, ma non m'arresto! Resisto alle valanghe delle tue scorie, e scendo giù, dorato, aureolato dalle tue pulverulenze d'oro meravigliato.
__Il Vulcano.__
Io devasto in giro tutti i giardini dei sentimenti in fiore e le loro ombrie, chitarre e mandolini che piangono fra le dita dei venti, cantori di serenate. Sconvolgo gli orti saggi e le insalate ben pettinate, ma giro intorno delicatamente alle foreste dai grossi tronchi temeraî i cui rami muscolosi hanno orrore della terra, e tendono pugni carbonizzati contro gli astri, passeri esili e pigolanti che vorrebbero posarvisi!...
Guai a coloro che s'addormentano, adorando la traccia degli avi, sotto i calmi fogliami della Pace! Io nulla rispetto: nè le rovine della pietra, nè quelle della carne. Il mio soffio caccia a caso, a palate, i vinti e i vili nelle loro tombe, soli solchi scavati dai loro piedi, zappe metodiche! Guerra o rivolta. Scegliete! Sono le grandi feste del fuoco, di cui s'onora il mondo! Quale uccello presuntuoso è questo, o quale scialuppa aerea, che rèmiga al disopra della mia testa? Certo sei un mio figlio degenere, o italiano, o grumo raffreddato delle Lave millenarie!
Ah! che io possa finalmente contemplare te ed i tuoi fratelli, ritti sulla tolda veloce delle torpediniere notturne, fra l'odio atroce delle burrasche, alla mercè delle raffiche d'un ciclone, e pure in atto di spiare i massi d'ebano, più neri della notte, che le squadre nemiche ammucchieranno nel buio! Che io possa vedervi trasformati a un tratto in brulotti, isolotti o vascelli, eruzione continua d'eroismo contro le nubi!...
Io succhierò le pietre e la terra sotto i piedi degl'Italiani, piantatori di quercie e di palazzi.... e voi dovrete superare il mio furore, o perire! Infrangerò i vostri nidi, ingenui uccelli d'Italia, perchè impariate a volare sulla vita! Con le balzanti matite delle mie lave cancellerò dal mondo le forme geografiche non colorite dalla letizia del sangue!
__Io.__
Urrà! Urrà! Come te e con te sputo, o Vulcano, su tutti gli usurai del nostro sangue conquistatore! Per piacerti, ho già gridato sulle cime ruggenti dell'energia umana: «Glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo!» Per piacerti, io libero violentemente dalla pace parassita l'Italia possente liana che presto dovrà arrampicarsi su su fino alle costellazioni!
Sputiamo, sputiamo sulla Pace, raflesia immonda dell'isola di Giava, fiore enorme dalle foglie putrescenti, pieno d'un'acqua fetida in cui nuotano e si nutrono gl'insetti vischiosi che colonizzano le polpe infami dei cadaveri!
__Il Vulcano.__
Oh! che tutti gli echi attenti della terra bàcino la tua voce rossa, più calda della mia voce!... Riconosco in te il mio figlio rigenerato. Ed eccoti, figlio mio, sulle guancie raggianti il mio doppio e triplice bacio di fuoco! Ma dove s'è dunque cacciata la muta delle mie lave? Udite il mio sibilo di vapore strozzato? Cagne rosse dai lunghi denti corrosivi, qua, qua, ai miei piedi! Presto! Stendetevi a terra, davanti a quest'uomo in fiamme e lambite le ruote del suo bel monoplano!
3.
NEI DOMINII DI MIO PADRE, IL VULCANO.
Ho capito, ho capito qual'è la mia missione! Il tuo bacio m'impone di mordere a sangue nella schiena montuosa della mia penisola, perchè subitamente s'alzi sulle zampe e si slanci all'assalto dell'Austria!...
Ancora un bacio, Vulcano.... così che mi sia dato assaporare a bocca piena e sentirmi sulle guancie il vasto ardore dei tuoi abissi! Eccomi pieno di te! Mi sento nelle vene e porto con me la porpora schiumante di tutte le aurore della terra! Le mie orecchie sono gonfie dell'ondulosa sinfonia delle tue fiamme discordanti che si slanciano a meraviglia in lunghi accordi serici....
D'onde viene questo suono lontano e desolante di metallo?... Vi credevo fusi dal caldo, bronzi dei vecchi campanili che derido passando e che vorrebbero fissarmi con le loro punte, come una farfalla rara, sugli scoloriti cartoni del cielo!
Oh! via! Si tratta di ben altro! Io fui lusingato, o Vulcano, dalla tua voce di bronzo, e ancora ondeggio da un'illusione all'altra nel cupo miraggio del tuo Impero di fuoco!
O gran popolo delle fiamme, perchè mai simulare con la chimica turbolenta dei vostri febbrili accoppiamenti, perchè mai simulare davanti a me gli stomachevoli latticinî della luna, e a volta a volta il balzo danzante d'una madonna d'oro lanciata contro l'azzurro da un'esplosione di preghiere? O mio Motore! Ecco già che il Vulcano, per inebbriarti, versa copiosi torrenti di stelle! Ma tu non sai che farne, o mio Motore, mulino di pietre preziose, che impolveri lo spazio di nuove Vie lattee!...
Schiocca come una frusta la tela del mio monoplano sulla groppa dei Venti, stalloni che nitriscono e scalpitano.... E perchè guaìte, brezze scorrazzanti? La caccia, la caccia incomincia!... Io vengo con voi!
A destra, a sinistra, sotto le mie ali vibranti, turbini nerastri sputano bestemmie, come cacciatori, e dànno fiato bruscamente ai corni, poichè il cervo è passato.... Un gran cervo, più grande di una montagna, che porta sulla testa una intera foresta infocata e dorata.... È la caccia! Affrettiamoci!
Un altro cervo è passato, anche più grande dell'altro! Certo le mie pupille si sono immensificate.... Ho per pupille le due vetrate infrante d'una cattedrale, e posso contemplare lo spettacolo partorito dal Vulcano, così come una roccia contempla il tramonto fissando sul mare le sue grotte spalancate....
Spettacoli meravigliosi! Mirabolanti visioni, potete a gara crescere e moltiplicarvi.... Io sono degno di voi! Ho visto galoppare davanti a me le montagne, simili a cervi mostruosi, e mi slancio sulla loro pista per addentarli alle corna impennacchiate di scintille! I grandi cervi dal dorso gibboso si cacciano nelle vaste boscaglie di fiamme violette che coronano le alture dell'orizzonte!... I boschi si trasformano.... Son baionette, maree di baionette! E per me il simbolo è chiaro: quei grandi fiumi giallastri, larghe trecce di cenci color d'itterizia, che il vento strappa e sbatte brutalmente, sono bandiere austriache che attizzano le onde d'un mare di baionette inondante monti e pianure....
Il mio motore risponde loro, aggressivo, ronzìo formidabile che cresce e si propaga negli echi, come il calpestìo d'un esercito in marcia. Nulla può trattenere la tua follia bellicosa, o mio monoplano da guerra! La tua rabbia m'inzacchera!... Tuttavia ti trattengo.... Arrestiamoci--vuoi?--sulla terrazza di quella scogliera incandescente per gustare lo spettacolo sublime che si svolge, davanti a noi fuori dagli abissi inesauribili.... Bisogna pur salutare con un «buona sera!» delirante quei tre scogli accosciati!... Vecchi gattacci di granito, che fate le fusa drizzando le code e le groppe dal pelame elettrico, sotto la carezza di questa giovane fiamma che vi blandisce, buona sera.... buona sera, vi grido, e buona fortuna in guerra!
Oh! come siete destri, scoiattoli di fuoco roseo che correte su pei rami contorti dei fumi! Mi auguro la vostra folle agilità e la vostra gaiezza bizzarra di clowns. Per noi, per noi soli, o Motore, fanno allegria quei cignali di porfido dal grugno ferrigno che grufolano fra l'erbe grasse dei vapori balzando attraverso quella boscaglia di fuoco!...
Dove sono?... Dove sono?... Piombati, scomparsi in un subitaneo svenimento del suolo.... Aspettami, buon Motore, e contempla in silenzio! Ecco un torneo magnifico di belle fiamme cavallerizze ritte su alti cavalli di fuoco che corrono in giro sì rapidi da sembrar privi di zampe!... Siamo in un circo stupefacente!
__I teatri vulcanici.__
Il Vulcano, gran signore, è prodigo di spettacoli. Voi non mi vedete, belle fiamme cavallerizze, nè voi, rossi tizzoni che vi cullate su altissimi trapezi subitamente mangiati dal turbine degli attori sopraggiungenti! Son donne nude interamente coperte delle loro chiome d'oro abbaglianti.... Biondezze soavi e modulate di carni e di velli, e qua e là criniere di leoncelli trascinati pigramente a guinzaglio.... Ad un tratto, da tutti i palchi di quel circo fastoso si sporgono castamente donne-fiamme verdi, intollerabilmente acide.... Io non vi amo, poichè vi rodete d'invidia nel contemplare la gioia traboccante e l'impudicizia scorticata viva di quelle nudità che cantano! La vostra stupida gelosia fa crollare il vasto teatro. Più nulla! Io non vedo più nulla!... Poi, lentamente, attraverso la bruma s'abbozza un rossore, là giù, come un'immensa piaga color di rosa sotto molli filacce di fumo violetto.... Tutto s'è impiccolito, ed io contemplo davanti a me dei fori, bocche informi di grotte paffute.... Si difendono, le grotte, con i loro cespugli, come con lunghe mani che lavorino a maglia lana ardente o che intreccino il giunco dei bei riflessi color d'indaco!
Urrà! L'orizzonte si squarcia.... Addio, care rondinelle dal corpo bipartito di bragia e di carbone, che volate via sfiorando coll'ala quei lontani laghi di fuoco.... Addio, sciami pesanti d'api, che succhiando fiori v'arrostite in quella serra tropicale.... Io sognerò di voi e del vostro corteo variegato che ora turbina sull'alveare immenso delle fiamme! Il vostro ronzìo vorrebbe ancora trattenermi.... Vedi, mio buon motore? Il gran popolo delle fiamme m'accarezza e m'incatena soavemente!... Belle fiamme amorose.... Io posso soltanto obbedire a questo cuore indomabile che balza in avanti. Udite la sua volontà che s'esalta nella rosa russante dell'elica? È lui, che vi stiracchia così, lunghissime agili fiamme, giovani meccaniche scapigliate, mentre trattenete la mia lunga fusoliera irrigidendo i vostri muscoli scintillanti. Udite la sua fame, la sua sete, che si scatenano in latrati?... Il mio cuore-motore mi trascina con lo slancio di 300 fox-terriers tenuti con forza a guinzaglio. O mio cuore-motore, qual volpe fiuti nel vento?
Lasciate tutto! Io m'involo verso il riverbero di quel Sahara lontano.... O maledetta foresta di fiamme inestricabili, che bruscamente sali per sbarrarmi la via, fogliame enorme di metallo nerastro con strida di gazza e con strani cinguettii d'uccelli!... Più lontano, come mai potrò evitare quel grappolo d'aquile furibonde che s'accaniscono sulle mammelle sanguinolente di quel flessuoso palmizio? Ma l'oasi si sfascia e le grida strazianti della carne vegetale si sparpagliano in scintille.
Non vedo più che rocce da tutte le parti, paesaggi di granito e d'ardesia, massi fumanti, con fori rossastri o pensose finestre che guardano! E ora sono villaggi africani, fulminati dal sole! Ma i fumi, orde di negri, dànno l'assalto, appiccando fuoco dovunque, sotto grigiastre e panciute nuvole di zanzare!... Maledetto bastione roccioso, che strapiombi su quell'abisso dove la putredine fiorisce verde-dorata! Per poco non mi s'è infranta l'ala, per poco non sono caduto sui sinistri gonfiori di quell'immonda poltiglia fatta di tutti i cadaveri d'un esercito arabo rovesciato giù dalle mura!...
Quanti sobbalzi!... O mio monoplano! O mio monoplano, io ti lodo di saper dare con tanta audacia la scalata a questo càos di rocce! Da una parte l'oceano di liquido fuoco del vulcano, dall'altra un'insurrezione di picchi impennacchiali di fumi chiari, che mi guardano impassibili in mezzo al precipitare di cento valli color marrone dall'alito ammoniacale.
Per non sentirvi più, io mi scaglio in avanti, a rischio di cozzare sull'orizzonte di ferro che sembra impenetrabile tanto è rafforzato dai suoi grossi bulloni gialli ben ribaditi. Un gorgo d'aria umida mi costringe a riabbassarmi nel cavo d'un burrone fra odori di bagno turco e di corpi sudanti. Il mio cuore-motore, che mi precede, s'imbizzarrisce già fra cespugli spinosi di gaz policromi.... Attraversali, dunque!... Che t'importa, se le mie ali devastano la boscaglia di queste verdi esalazioni?
Ammira, piuttosto, lo splendore di questo corteo di piccole fiamme puntute che volano come rondini dipinte dai pennelli del sole al tramonto! Noi voliamo in mezzo alla germinazione violenta del fuoco. Mai più tu avrai la gioia, o mio cuore, di contemplare brulichii così cupi di forme irritate e di caldi colori!... Con un volo planato io scivolo fino al fondo di questo nuovo abisso.... Che è mai questo rumore di pietre dietro di me? Le mie ali hanno spazzata la cresta delle scogliere.... Il paesaggio è sempre più tormentato.
Montagne che s'incavano! Abissi sventrati! Io scendo, scendo giù per chine ripide, e a un tratto un monte che vuol mascherarmi la sua altezza imprevista mi ferma. Avanti! non importa! Balza in alto!... Addosso a quel monte, mio bel monoplano! Non vedi come t'è facile superare così tutte queste scarpate gigantesche?... Mantienti in equilibrio, e scivola via con destrezza.... Oh! ti sento, ti sento bestemmiare!... Maledetto sentiero da serpenti! Tu soffochi quasi, tra queste due pareti, e non vuoi dar del naso contro la montagna. Con questo fumo, come potremo calcolare esattamente lo spazio che ci occorre per passare? Non c'è modo di correre! Con le mie ali vado snidando grappoli di pipistrelli che mi sputano addosso la loro fuliggine commista al tuo olio di ricino!...
__I serbatoi del romanticismo.__
Finalmente, finalmente respiriamo, ed io filo via rapidissimo sopra un gran fiume di _kohl_ e di belletto! Oh! meravigliosi tramonti, aurore ricche di colori, venite a ritingere qui le vostre guancie e le vostre palpebre pesanti! Poeti romantici, tornate in folla a ritrovare sulle rive di questo fiume le lanterne veneziane più fantastiche che possiate aver sognato! Sono inghirlandate di rose e macchiate di sangue... Sulle rive di questo gran fiume di belletto troverete tutto il fastoso _bric-à-brac_ del vostro sogno teatrale!...
Monti di bel velluto color granata, mobilia sgargiante di tragico lupanare, vetrine arabe traboccanti dì fuoco.... Qui c'è di tutto! Poichè il vulcano è la sintesi e la genesi d'ogni poesia, E noi divertiamoci, cuore-motore, a volare su questi numerosi teatri all'aria aperta.... È notte? è giorno? Non sì sa più! Teatri all'aria aperta irti di luci e di barriti, poichè vicino è il serraglio che unisce la voce delle belve alla voce forsennata dei commedianti! Lungo budello della fiera fangosa in cui violentemente diguazzano le lampade elettriche, irradianti di bianco orrore il firmamento in cui volo, il firmamento, fiera fallita, disdegnata, che si spegne, incalcolabilmente lontano....
Il gran fiume di _kohl_ orientale e di belletto romantico s'allarga a poco a poco formando un bel lago, sulle cui rive, a destra e a sinistra, s'avanzano ballando, delle fiamme spagnuole eccitate dal vino, dalle risate, e punto dal desiderio di mostrare il prurito della loro carne che crepita.... Ballano, le fiamme, civettando, facendo moine con gli occhi, con le labbra e con le mani, e si sventagliano, e sventagliano me a volta a volta.
__Le fiamme spagnuole.__