L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi
Part 1
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F. T. MARINETTI
FUTURISTA
L'Aeroplano del Papa
Romanzo profetico in versi liberi
Pubblicato in francese 2 anni fa, a Parigi.
Tradotto (scopo propaganda) oggi 1914
EDIZIONI FUTURISTE DI "POESIA"
CORSO VENEZIA, 61--MILANO
1914
PROPRIETÀ LETTERARIA
Stab. Tip. TAVEGGIA * Milano * Via Ospedale, 3
MOVIMENTO FUTURISTA
Diretto da F. T. MARINETTI
POESIA
PAROLIBERI: Marinetti * Paolo Buzzi * Corrado Govoni Luciano Folgore * Mario Bétuda * Auro D'Alba Armando Mazza * Dinamo Correnti * Cangiullo * Boccioni G. Jannelli * Bruno Corra * Settimelli * Balla Oscar Mara * Armando Cavalli * Luciano Nicastro * Acciaio Depero * Radiante * Guizzidoro * Presenzini Mattoli * Vann'Antò * Mario Carli * Duillo Remondino Pasqualino 13 anni * Trilluci
POLITICA
Marinetti * Boccioni * Russolo * Cangiullo Tavolato * Jannelli
PITTURA
Boccioni * Russolo * Balla * Severini * Sironi
MUSICA SCULTURA
Ballila Pratella Boccioni * Balla * Depero
ARTE DEI RUMORI
Luigi Russolo
INTONARUMORI
Luigi Russolo * Ugo Piatti
ARCHITETTURA
Antonio Sant'Ella
MISURAZIONE
Bruno Corra * Emilio Settimelli * Remo Chiti
TEATRO SINTETICO
Marinetti * Settimelli * Bruno Corra * Ballila Pratella Paolo Buzzi * Cangiullo * Balla * Remo Chiti Govoni * Boccioni * Folgore * Mario Carli * G. Jannelli Armando Cavalli * Oscar Mara * Trilluci * Nannetti
DIFESA--RÉCLAME PROPAGANDA (PUGNI--MEGAFONO--LANCIO MANIFESTI)
Marinetti * Cangiullo * A. Mazza Russolo * Balla * Boccioni * Sironi * Jannelli * Settimelli Bruno Corra * Remo Chiti * Mario Carli * Oscar Mara
DIREZIONE DEL MOVIMENTO FUTURISTA: Corso Venezia, 61--MILANO
Opere di F. T. Marinetti
__La Conquête des Étoiles__, poème épique, 3^e édition, Éditions de la «Plume», Paris 3 fr, 50
__Destruction__, poèmes. Léon Vanier, éditeur, Paris 3 fr, 50
__La Momie sanglante__, poème dramatique. Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2 fr. 50
__D'Annunzio intime__, 4^e édition. Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano 2, fr. 50
__Le Roi Bombance__, tragédie satirique, 3^e édition. Éditions du «Mercure de France», Paris 3 fr. 50
__La Ville Charnelle__, 4^e édition. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste__, 11^e édition. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__La Conquête des Étoiles__, 4^e édition, suivie des jugements de la presse internationale. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__Poupées électriques__, drame en trois actes en prose, avec une préface sur le futurisme. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__Enquête Internationale sur le vers libre__, précédée du premier Manifeste futuriste, 8^e mille. Éditions de «Poesia» 3 fr. 50
__Mafarka le Futuriste__, roman africain (21^e mille). E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__Mafarka il Futurista__, romanzo, tradotto da Decio Cinti (Processato e condannato. Due mesi e mezzo di prigione all'autore). Edizioni Futuriste di «Poesia» _Sequestrato_
__Distruzione__, poema, tradotto in versi liberi, col _Primo processo di «Mafarka il Futurista»_ (Edizioni di «Poesia») _Esaurito_
__Re Baldoria__, traduzione del _Roi Bombance_. Editori Fratelli Treves, Milano. L. 3,50
__Le Futurisme__. Théories et Mouvement. 12^e mille. E. Sansot et C., editeurs, Paris 3 fr. 50
__La Battaglia di Tripoli__, récit futuriste de la journée _du 26 Ottobre 1911_. Edizioni futuriste di «Poesia» 1 fr. 50
__Le Monoplan du Pape__, roman prophétique en vers libres. E. Sansot et C., éditeurs, Paris 3 fr. 50
__Zang-tumb-tumb__. (Assedio di Adrianopoli), parole in libertà. Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,--
__Guerra, sola igiene del Mondo__. Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 2,--
__L'Aeroplano del Papa__, romanzo profetico in versi liberi, traduzione del _Monoplan du Pape_. Edizioni Futuriste di «Poesia» L. 3,50
__El futurismo__, traducción de German Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero. F. Sempere y C., editores, Valencia 4 _reales_
__Futurisme__, traduction russe. Editions de «Prométhée» Saint-Pétersbourg 1_r_. 25_k_.
L'Aeroplano del Papa
1.
VOLANDO SULLA SICILIA NUOVO CUORE D'ITALIA.
Orrore del tetro cubo della mia camera da sei lati chiusa come una bara! Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello! Oh! salire! Salire.... fuggire in alto e lontano!
Dalla breccia della parete, scoppiata subitamente, il mio gran monoplano dalle aperte ali bianche fiuta l'azzurro del cielo.... Davanti a me, l'acciaio con sfolgorante fragore dilacera la luce, e la febbre cerebrale della mia elica espande nell'aria il suo rombo. Sulle mie ruote ragionanti io tutto vibro danzando, e mi schiaffeggia il folle vento dell'estro! I meccanici intanto, nel buio logico della mia camera, per la coda trattengono elasticamente la mia ansia di volo, come si tiene a guinzaglio un cervo volante.... Via! Lasciatemi! Parto!
E alfine--oh! gioia possente!--io mi sento quello che sono veramente: un grande albero insorto che si sradica con uno scatto di volontà e si slancia via sul suo aperto fogliame stormente, scagliando contro il vento la turbinante matassa delle sue folte radici!
Sento il mio petto aprirsi come un gran buco ove tutto l'azzurro del cielo deliziosamente s'ingolfi, liscio, fresco e torrenziale! Sono una finestra aperta innamorata del Sole, che verso il Sole s'invola! Chi ancora potrà rattenere le finestre affamate di nuvole e i balconi briachi dì luce. che stasera si strappano dai vecchi muri delle case per balzar su nello spazio? Ho alfine riacquistato il mio massiccio coraggio dacchè i miei piedi vegetali, non pompano più dalla terra prudente l'avaro succo della paura! In alto! Nel cielo più alto! Ecco m'appoggio sulle elastiche leggi dell'aria.... Ah! ah! son già sospeso a picco sulla città e sul casalingo disordine dei suoi palazzi disposti come utile mobilia.... Ora dondolo appena, come una lampada accesa sulla piazza centrale, tavola apparecchiata dai numerosi piatti fumanti che si muovon da soli, fra uno scintillìo dì bicchieri sfilanti elettricamente!
L'ultimo proiettile del sole al tramonto colpisce me, uccello coperto dì sangue, ma che non cade.... ed io salto da ramo a ramo sull'enorme foresta illusoria dei fumi che salgono dalle officine....
Più in alto! Più lontano! Volo fuor dalle mura! Ed ecco una gazzarra di croci ammutinate, là, tra le file arcigne dei cipressi gendarmi.... I giardinetti sepolcrali hanno grida rosse e verdi, ed i candidi marmi sembrano mille fazzoletti agitati! Seguirmi a volo vorrebbero i morti stasera.... Stasera i morti son ebbri, son gai.... Come voi, morti, ero morto, ed eccomi risuscitato!
Il cielo è tutto appestato dall'olio di ricino del mio motore! Ne ho sulla bocca, sul naso, sugli occhi.... Una doccia!i Stomaco mio volante, non fare lo schizzinoso! Bisogna pure che paghi il tuo viaggio con un poco di nausea! E vomita, vomita pure, stomaco mio, sulla terra! È l'ultima zavorra che getterò per salire e per giocar leggermente a saltamontone sulle schiene villose dello montagne!... Campagne geometriche! Quadrati innumerevoli di campi arati, di vigne e di prati! Son tombe di giganti? Intorno a ognuna il sole accende lentamente quattro file di verdi candelabri....
Destatevi, tranquille fattorie! Aprite, aprite le ali rosse dei vostri tetti, per volare con me verso il tuo battito forte, o Sicilia, nuovo cuore d'Italia, balzato fuori dal suo petto nello slancio delle conquiste!...
Alfine, alfine m'è dato d'entrare nel rosso del tramonto, come un conquistatore, su fra le rampicanti architetture della città futura, tutta d'orgoglio e metallo, che le sottili e precise matite delle nuvole minuziosamente disegnarono nel mio sognante cervello di adolescente!... E alfine faccio scalo nei golfi di porpora d' un continente aereo....
Un vasto odore salato?... Il mare! Il mare!... Il mare: innumeri schiere di donne turchine che si svestono!... Vedo la schiuma delle loro gracili nudità intrecciate, chine a bere l'ultima inebbriante sorsata di luce nel tondo deserto del cielo! E lasciatemi ridere di voi, lenti velieri boccheggianti, simili a insetti a zampe all'aria che non possono nè mai potranno--lasciatemi ridere!-- rimetter sul suolo le zampe!
Pretensiosi isolotti dalle pompose vestì di smeraldo, voi non siete per me se non larghi fiori palustri, piatti sull'acqua, corrosi da grasse mosche nerastre, Già come un turbine vi sorpasso, e con la mano accarezzo velocissimamente il globo immenso dell'atmosfera, enorme dorso del massacrante pericolo che mi separa dal mare!... Vedo e sento, giù in fondo, a picco sotto i miei piedi, lo spaventevole urto possibile, contro il petto del mare, più duro della pietra!... Oh gioia! oh gioia!... Bisogna pure ch'io lasci un istante le leve, per batter le mani alla Squadra! Sono venti tartarughe favolose, immote sotto di me, con gole di cannoni protese fuori dai gusci metallici, e tutt'intorno il guizzare delle torpediniere e delle barche-rospi, che sgambettano sui loro piccoli remi folleggianti!... I marinai sulle tolde sono schiacciati e tondi; i loro volti seguono i miei applausi come talvolta seguono gli stridi turchini degli uccelli migranti.... Le larghe corazzate ora tacciono, ma un giorno, ma presto, riparleranno terribili con la loro esplodente eloquenza a ventaglio sullo smalto spazzato del nostro lago Adriatico!...
Ah! ah! cupo vento africano, vento balordo dalle lentezze ipocrite!... stai forse spiando le mie distrazioni? Io non mi curo di vincere la tua deriva insidiosa. Voglio lasciarti fare, e approfittare di te! M'involo fra le tue braccia filacciose e bagnate. A mille metri sotto le mie ali il mare s'annera di rabbia!... Ritorniamo alla terra!
Ma ha dunque un odore, la terra?, Non sento un fetore di tomba?... Che è mai?... Mi chino sulla bussola fino a toccarla col naso, e non leggo, e non so....
È Roma, è Roma, questo sepolcrale fetore!... Roma, la mia capitale!... Roma, immensa topaia, gran mucchio di cartacce, lugubremente colonizzato da migliaia dì sorci, di tarli, di scarafaggi ufficiali! Le cupole, gonfie pance di giganti, galleggiano nei vapori violetti del crepuscolo, qua e là forati da campanili d'oro, pugnali dritti che vibrano ancora nelle loro ferite sonore...
Mi seguono dei treni? Non è vero!
Sono piuttosto veloci serpenti dai lucidi anelli, sono serpenti che nuotano con lunghi balzi in cadenza contro le enormi onde aggressive dei boschi, e si tuffano nel flusso e riflusso dei monti....
I treni-serpenti sì fermano di tanto in tanto ad annusare i villaggi, livide carogne, e ne succhiano con le loro rosse ventose un brulichìo fosforeo d'insetti....
Ah! che io sia un fulminante veleno, nel vostro agile ventre, o serpenti, quando voi balzerete feroci alla frontiera!
Gloria a voi, treni-serpenti che approfittate dell'ombra per impadronirvi di tutta la terra! Invano, invano la luna vi accarezza, beffandovi con le sue lunghe derisionì di luce! Invano, invano la luna allunga il braccio lucente del suo raggio più lascivo, per scoprire la nudità dormente e sospirante dei fiumi! Oh! luna triste, sonnolenta e passatista, che vuoi mai ch'io mi faccia di quelle meschine pozzanghere rimaste dal diluvio?! Io ti cancello d'un tratto, accendendo il mio bel riflettore dall'ampio raggio elettrico, più nuovo, più bianco del tuo!... S'abbandona il mio raggio sulle terrazze, inonda i balconi in amore, e fruga negli offerti lettucci delle vergini.... Il raggio vagabondo del mio gran riflettore incendia di battaglia e d'eroismo i mormoranti ruscelli delle loro vene dormenti.... Ma basta!... Ho di meglio da fare!... Vento caparbio, lasciami! Giù le zampe!... Ritorno al mare.... al mare!...
Il mare e il suo gran popolo prigioniero che urla tra mura di ferro!... Vedo i fari, le sue sentinelle, ritti e più terribili perché tacciono, violenti e immensi nella tenebra immensa. Alcuni spingono ovunque sguardi di cacciatori affaccendati, altri chinano sui flutti le loro aste d'oro, pescatori dalle lenze luminose.... O fari, o poveri pescatori disillusi! che mai volete da questo mare vuotato? Alzate la testa, e guardate: tutti i pesci d'oro grasso che cercate guizzano lassù nel cielo!... A me piace intanto volare cosi, come una greve farfalla, acciecando con gesti e con grida la dolorosa pupilla di un faro pescatore, senza bruciarmivi le ali!...
Attenti ai ciottoli, voi, bastimenti assonnati che rotolate pei colli e le valli del mare sulle vivide zampe dei cento riflessi delle vostre rosse troniere! Pietà dei vostri fanali impalati sugli alberi, pietà del loro sguardo sofferente, estenuato, che sospira verso l'acqua melmosa e cortese dei porti.... Pietà di voi, sballottati così dal mare o dal vento che fa turbinare sulle vostre vele piangenti le vôlte agitate della sua bocca slabbrata!
Ecco laggiù dei bastimenti in fuga.... Sembrano officine volanti, fumanti, con le vetriere in fiamme, officine subitamente sradicate intere dalla forza violenta d'un ciclone... Filano via sulla nerezza animata del mare. E quella nave, là in fondo, sembra.... che sembra? Ah! ecco! Un gran mulino per macinare le stelle! Pompano il cielo i suoi alberi, e dalle rosse troniere una farina siderale tutt'intorno si spande, Ma io devo resistere ai colpi del vento contrario che vorrebbe arrestarmi, e rullo, e beccheggio, in equilibrio sull'ali, maneggiando il volante e i due timoni. Con un colpo di pompa costringo il mio motore saziato a far le fusa melodicamente.... E tu, mio buon carburatore, spalàncati e gronda come una ferita d'eroe! Ah! finalmente il mio cuore, il mio gran cuore futurista ha vinto la sua aspra millenaria battaglia contro le sbarre del torace! M'è balzato fuori dal petto, il mio cuore, ed è lui, ed è lui, che mi solleva e mi porta, col suo turbine sanguinolento d'arterie, elica spaventosa che gira vertiginosamente!
Son fuso col mio monoplano, sono il trapano enorme, ronzante, che fora la scorza pietrificata della notte, Più forte! Più forte!... In tondo, bisogna scavare o profondamente, in questa fibra nera cementata dai secoli! Dovrò forse ancora per molto tempo sbattere le ali come un avoltoio inchiodato sulla porta del cielo? Questo punto resiste? Cerchiamo più in alto! Infrangiamola triste vetrata dell'alba giallente!... Elica! Elica forte del mio cuore monoplano! Trivello formidabile, entusiasta e prepotente! Non senti scricchiolare le esecrabili tenebre sotto il tuo sforzo tagliente? Già la scorza nerastra si fa diafana.... Avanti! Più presto! Che rabbia! Resiste?... Su! ancòra un grande sforzo! Ancòra! Ancòra! Abbiamo vinto, ormai! Tutto sta per crollare! Urrà! Un grande sfacelo dì porpora empie lo spazio sull'arco illimitato dell'orizzonte, e il sole, enorme frutto succoso, balza subitamente con gioia radiosa fuori dal guscio molliccio dell'ombra!...
Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte lo braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana!
In quella rada violacea bagnata di silenzio un villaggio dormente si tira ancora sugli occhi dei suoi vetri vermigli il serico morbido azzurro lenzuolo delle onde, E quell'altro villaggio, come un pezzo di ferro arroventato dal sole fuma e stride fra le cangianti tenaglie del mare.
Urrà! Urrà! le giovani campane di Palermo mi hanno già scôrto e allegramente si slanciano sulle loro infantili altalene, dondolandosi forte avanti o indietro per ventilare le loro ronzanti gonne di bronzo e le loro gambe frenetiche, ebbre d'un desiderio sfrenato dì libertà, Eccomi! Eccomi qua, campane di Palermo! Per godere dei vostri lunghi slanci sonori, io tolgo l'accensione e filo verso di voi, come un lungo canotto bianco che sollevi la sua doppia fila di remi nel giungere alla mèta dì una regata,
Tu m'appari da lungi, Palermo, come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la _dreadnought_ ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calefati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa!
O Siciliani! O voi, che fin dai tempi brumosi notte e giorno lottate a corpo a corpo coll'ira dei vulcani, amo le vostro animo che fiammeggiano come folli propaggini del fuoco centrale!
Voi mi somigliate, Saraceni d'Italia dal naso possente e ricurvo sulla preda afferrata con forti denti futuristi! Ho come voi le guancie bruciate dal simùn, l'incedere elastico dei felini tra l'erbe, e lo sguardo che batte e respinge nell'ombra le schiene viscose, furtive, del poliziotto e dello scaccino! Voi schiudete con gioia le trappole bieche come noi le schiudiamo! Rodano pure i sorci i nostri manoscritti, poi che questo volante motore scrive nel cielo più alto strofe d'oro e d'acciaio, lucenti e definitive! Ognuno dì voi sa fare un'altera giustizia intorno al suo grande Io dominatore e indomabile. E la pesante macchina sociale vi fa schifo, vi fa pietà la triste meccanica delle leggi col suo troppo esiguo rendimento dì giustizia! Meccanica infantile, dalle ruote sommarie, che bruscamente afferra un tremulo pezzente, lo stritola, lo schiaccia, lo spreme stupidamente e poi dalla finestra lo getta come una buccia fradicia, in nome d'un'invisibile maestà!
2.
I CONSIGLI DEL VULCANO.
Io vengo a te, Vulcano, e mi burlo delle tue furibonde sghignazzate da ventriloquo. Credimi: io non sono in tua balìa! Vorresti, lo so, imprigionarmi nelle tue reti di lava, come fai con i giovani sognatori ambiziosi quando affrontano sui tuoi fianchi l'orribile tristezza dell'enorme tramonto che si sganascia a ridere a crepapelle, talvolta, in un gran terremoto! lo non temo nè i simboli, nè le minacce dello spazio che può a piacer suo seppellire le città sotto mucchi di rame o di oro o di grumi di sangue!
Io sono il futurista possente e invincibile tratto in alto da un cuore instancabile e folle. È perciò che mi siedo alla tavola dell'Aurora, per saziarmi alla sua mostra dì frutti multicolori. Schiaccio i meriggi, fumanti piramidi di bombe, scavalco i tramonti, eserciti sanguinanti in fuga, e mi trascino dietro i singhiozzanti crepuscoli nostalgici..
Etna! chi mai potrà danzare meglio dì me; e dondolarsi sulla tua bocca fiera che mugghia a mille metri sotto i miei piedi?... Ecco io scendo e m'immergo nel tuo fiato solfidrico tra i globi colossali dei tuoi fumi rossigni, e odo il pesante rimbombo echeggiante del tuo stomaco vasto che frana sordamente come una capitale sotterranea. Invano, la rabbia carbonosa della terra vorrebbe respingermi in cielo! Io tengo ben strette fra le dita le leve, mentre urlo:
__Io.__
O Vulcano! smaschera la tua faccia dalle verruche di fosforo! Metti in moto i tuoi muscoli boccali, apri le tue labbra rocciose incrostate di graniti, e gridami, gridami quale è il destino, quali sono i doveri che s'impongono alla mia razza! Ridesta la spaventevole risonanza dei tuoi polmoni fuligginosi! Io sono agile e forte, e so costringere i venti a pigolare paurosamente sotto le mie ali, come pulcini.... Ammira, ammira le mie ali che sembrano immense, annegate, laggiù, nelle spirali corrucciate dei vapori celesti.
Vedo il mio stabilizzatore, dietro di me lontanissimo, e il mio timone, che s'insanguinano alla conflagrazione riverberata delle tue viscere, La mia tela vibra monotona come un tamburo sotto la danza aerea dei rosei tizzoni... Bucato infernale in cui tutto si decompone!
Come un fumatore sbuffa il fumo d'un sigaro, così con un soffio rude tu allontani, o Vulcano, il tuo bianco pennacchio imponente, con disinvoltura. Il mio orizzonte è sbarrato da1 tutte le parti dalla contorsione enorme delle tue mascelle scoppiate, goccianti di bragia!
Io sono in mezzo, nello squarcio sinistro delle tue labbra più alte e più grosse che le montagne.... E scendo ancora, guardando intorno a me le tue mostruose gengive rigonfie.... Che è mai questa flora dì molli fumacchi che tu vorresti masticare come grossi baffi azzurri?... Ecco: già il rauco imbuto della tua gola m'appare come un teatro incendiato, d'un'ampiezza incalcolabile, dove furono invitati tutti i popoli della terra, che possono a piacer loro sedervisi comodamente. Tutte le gradinate brulicano di folla festante. Vi si accalcano gesticolando più di un miliardo di fiamme spettatrici entusiaste che applaudono e gridano diversamente un miliardo di spasimi erotici. Sulla confusione rossastra spiccano a un tratto con sparati violacei delle esplosioni di gas apoplettiche e panciute. Più lontano, gialli vapori isterici sotto i loro improvvisi cappelli verdi scoccano raggi appassionati, teneri, e subitamente beffardi.
Che è quella fiamma che si diverte e ride tutta inguainata di velluto lillà e che sa così bene lanciare parabolicamente il suo cappello arancione, sôrto e svanito a un tratto, verso lo spettacolo dogli spettacoli, che comincia? Nella platea del teatro, che può misurare più di venti chilometri di diametro, si spiega largamente un invitante mare di fuoco qua o là increspato d'ombra e tinto frescamente di corallo e dì guancie infantili, con dei lunghi sussulti di grida bianche.
È dunque lo schiacciante fragore d'un'incudìne, che va alzando più e più la superficie irradiante di questo mare di fuoco? Fiumi, fiumane e ruscelli splendenti accorrono a gara, traboccanti di verghe d'oro, per nutrirlo colando dai crepacci eloquenti che s'aprono qua e là, lungo le gradinate fra l'ondeggiante mèsse delle fiamme e dei gas spettatori. Fra la corpulenza delle rocce congestionate, fiamme e gas si dimenano in baldoria.... Tutto quello strano pubblico cremisi è trascinato confusamente dallo slancio veemente dei gesti che applaudono, verso la gola, verso il cuore, verso il centro del cratere, imbuto e circo ardente.
E quel mare di fuoco s'immobilizza e s'impietra. A mucchi di grumi e d'isolotti cuciti, fusi, e per rapide alluvioni d'agate e di rubini, forma un continente vermiglio, abbagliante.... Tutt'intorno, sul mare di bragia galleggia una flottiglia spiegando le sue vele che riflettono. tutti i brillanti colori della lava. Il continente si lastrica a poco a poco di crisoliti, ed ecco a un tratto spaccato il selciato dalla meravigliante caduta di 3000 leoni, che piombano dal cielo, cateratta d'odio, cacciando fuori dalle loro nari d'officina chiassose fontane di perle e dì mica. Matassa furibonda, foresta di zampe e criniere incendiarie. Una sola potrebbe carbonizzare 3 città, dipingere a fresco il livido cielo del polo, e scaldare le guancie delle stelle invernali.