Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 33

Chapter 333,790 wordsPublic domain

«Fate largo, miei buoni amici, fate largo tanto che passi il vostro padre spirituale e il suo prigioniere. Nobil capo, giungo a voi come un'aquila portando la preda fra' miei artigli.» E aprendosi passaggio tra le file de' compagni, che poi gli si serravano addosso, e fra scrosci di riso universale, comparve a guisa d'un trionfatore, tenendo con una mano una partigiana, e coll'altra una corda; la cui estremità terminava avvolgendosi al collo dello sciagurato Isacco d'York, che fatto più curvo dal cordoglio e dallo spavento seguiva tutto avvilito il vittorioso eremita. «Ov'è Allan-Dale?» chies'egli «voglio che componga un _virelai_ o una ballata in mio onore. Per santa Armangilda, questo usignuolo delle paludi par che studii d'esser lontano quando vi sarebbe occasione d'impiegarne l'abilità.»

«Bravo eremita» disse Locksley «benchè sia di buon'ora, vedo che non hai mancato di sciacquarti la bocca questa mattina. Ma per il nome di san Nicola, che razza di salvaggina ne porti tu qui?»

«Un prigioniere che dovete al valore della mia lancia e della mia spada, o a dir meglio del mio arco e della mia partigiana. Ma comunque prigioniero, io l'ho liberato da un ben più tremendo servaggio. Parla, Giudeo, non t'ho io sottratto alle branche di Satanasso? Non t'ho insegnato il tuo _Credo_, il tuo _Pater_, la tua _Ave Maria_? Non ho passata tutta la notte a bere per la tua conversione, e a spiegarti gli articoli della nostra fede?»

«Per amor di Dio!» sclamò il povero Ebreo «nè vi sarà persona caritatevole per liberarmi dalle mani di questo matto.... oh volli dire di questo santo uomo?»

«A che giuoco giochiamo?» soggiunse in tuon minaccevole l'eremita. «Saresti tu recidivo? Ebreo, bada bene, perchè se ricadi negli antichi errori, benchè tu sia men tenero d'un porchetto di latte, cosa che m'augurerei tanto per la mia colezione, tu non hai ancora una carne sì dura da non poter essere arrostito. Sii docile Isacco, e accompagnami nel recitare un'altra volta la salutazione Angelica. _Ave Maria_........»

«Zitto là!» interruppe Locksley. «Non abbiam qui d'uopo di tai vostre profanazioni. Raccontane piuttosto, degno Eremita, com'è che hai fatto questo prigioniero.»

«Per san Dunstano, l'ho trovato laddove cercava mercanzia migliore di lui. Io stava passando in rassegna le cantine del castello per vedere se avessi potuto salvar qualche cosa; perchè non nego che un bicchiere d'acqua ardente bruciato con entro molta drogheria non presenti una bevanda degna d'imperatore; ma mi parea che il far troppo uso di questa sola sarebbe stata una sprecatura. Trovai quindi un bariletto di Canarie e stava per chiamare in mio aiuto qualcuno di quegli sfaccendati, che si lasciano sempre cercare quando v'è un'opera buona da farsi. Mi avvidi allora d'una porta greve, e chiusa con grande accuratezza. Ah! meditai fra me stesso: qui dentro sicuramente troverò i tesori liquidi del castello; e il cantiniere disturbato, non v'ha dubbio, nel decorso di qualche sua furfanteria, ha dimenticato la chiave alla porta. M'affrettai ad aprire, nè vidi altro se non se catene, un immenso forno, e questo cane d'ebreo, che senza farsi pregare si rendè subito prigioniero, soccorso o non soccorso. Continuai a far la visita di que' sotterranei, trascinandomi dietro tale trofeo, e avendo trovato alcune botti entro una cantina, ebbi appena il tempo di assicurarmi, dopo d'averne fatto profferire giudizio anche al mio cattivo infedele, che contenevano eccellente vino di Guascogna; allorquando si udì un fracasso spaventevole prodotto da quella parte d'edifizio tutta diroccata all'intorno di noi; laonde ci trovammo bloccati in quella caverna, nè peggio fu perchè il vôlto era forte abbastanza per resistere al peso delle rovine. Dissi allora il mio _In manus_, e riguardandomi disonorato, s'io abbandonava il mondo in compagnia d'un Ebreo, levai questa partigiana per ispacciarmene; ma mi venne poi in mente, che era opera migliore il ricorrere alle mie armi spirituali e dar opera a convertirlo. Che volete? Ne sieno eterne grazie a san Dunstano! la semenza è caduta su buon terreno. Mi sento solamente la testa un poco stanca dall'avere tutta notte catechizzato costui, perchè mi conveniva a quando a quando bere qualche sorsata a fine di ammollire le fauci disseccatesi a furia di far la dottrina; e Gilberto e Vibbaldo sanno bene in che stato mi hanno trovato, poichè ebbero smosse le rovine che ne attorniavano. Oh, affatto estenuato!»

«Oh sì possiamo fare testimonianza» disse Gilberto «che allorquando per la grazia di san Vittoldo fummo entrati nella cantina, dopo avere sbarazzata la scala che vi conducea, trovammo una botte vota per metà, l'Ebreo per metà morto, e il _reverendo_ più per metà _estenuato_, valendosi del suo modo di dire.»

«Mentite» sclamò indignato l'ermita; «foste voi, furono i ghiottoni vostri compagni, che votaste la botte, di cui giudicai sì squisito il contenuto, che divisava serbarne una parte per farla assaporare al nostro capo. Consento d'essere considerato come un pagano, se non è verità quanto dico, e soggiugneste di volere voi pure la vostra porzione d'incerti. Ma ciò poco rileva. L'importante è che ho convertito l'Ebreo e intende le cose che gli ho spiegate al pari di me, se non anche meglio di me.»

«È egli vero, o Ebreo?» chiese Locksley «hai tu abbiurata la tua incredulità?»

«Possa io trovare misericordia presso di voi» rispose il tapino «come è vero che non ho inteso sillaba di quanto il venerabile prelato mi ha detto nel durare di questa notte tremenda. Io era talmente immerso nell'agonia del dolore e della paura, che se il nostro santo padre Abramo fosse venuto dal cielo per esortarmi, avrebbe parlato ad un sordo.»

«Tu menti, Ebreo» sclamò l'eremita «e lo sai che tu menti. Io non ti ricorderò che una tale circostanza sola del nostro colloquio. In prova della tua conversione promettesti di rinunziare tutti i tuoi beni alla chiesa.»

«Che tutti i Patriarchi m'aiutino!» sclamò Isacco più atterrito che mai. «Vi prego a convincervi, miei cari signori, che una tale promessa, io non l'ho mai fatta. Non sono che un pover'uomo, un vecchio; ho forse perduta la mia unica figlia; abbiate compassione di me, e permettetemi ch'io mi ritiri.»

«Se tu ritratti un voto fatto in favore della Santa Chiesa» disse il frate cappellano «gli è d'uopo che tu ne faccia penitenza.»

E levando la partigiana s'accinse a menargliela col manico sulla schiena; e se il colpo non vi giunse fu perchè il cavalier Nero lo parò colla sua lancia.

«Per san Tommaso di Cantorbery!» si volse a questo l'eremita «se mi fate scaldare il sangue, benchè siate tutto coperto di ferro, v'insegnerò a frammettervi solamente ne' vostri affari.»

«Non ve la prendete contro di me, bravo eremita; ricordatevi che ci giurammo fede e amicizia.»

«Non mi ricordo di nulla, e mi darete ragione dell'insulto che ora m'avete fatto.»

«Dimenticaste adunque» soggiunse il cavaliere, che parea prendesse diletto a provocare l'antico suo ospite «dimenticaste che, lasciando a parte la tentazione prodotta in voi dalla vista d'un pasticcio e d'un fiasco di vino, rompeste per amor mio il voto d'astinenza?»

«Badate, perchè non conoscete il peso d'un de' miei pugni!»

«Un vostro pugno! Nol credeste già tal regalo, ch'io non vi sapessi restituir con usura, usura sì abbondante che il vostro prigioniere non ne ha mai riscosse di tanto forti dacchè mercanteggia.»

«Gli è quanto vo' provar sull'istante.»

«Fermo là» sclamò Locksley. «Siete voi matto, ser cappellano? Una lite sotto la nostra gran quercia!»

«Non si dirà questa una lite» soggiunse il cavalier Nero; «ma bensì una prova amichevole delle nostre forze. A voi, degno eremita; menate il vostro colpo; consento a sopportarlo, purchè vogliate sottomettervi a quello che indi v'applicherò.»

«Di tutto buon grado! Foste anche Golia, andrete a misurare la terra come egli fece.»

Dette queste parole, quel gagliardo rivoltò la sua manica facendola arrivar sino al gomito, e ben serrato il pugno e con tutto il vigore del nerboruto suo braccio gli vibrò tal colpo sulla testa, che avrebbe bastato a stramazzare un bue. Ma l'emulo dell'eremita di Copmanhurst rimase fermo come scoglio, onde tutti gli arcieri misero acclamazioni di congratulazione.

«Or tocca a me» disse il Cavaliere levandosi la sua manopola. «Non voglio avere vantaggi di sorte alcuna. Vedremo se meglio riuscirò.»

«Vi cedo il riscatto di questo Ebreo se vi da l'animo farmi smover d'un pollice.»

Così favellava il cappellano assumendo tuono di non più udita intrepidezza. Ma chi è da tanto di sottrarsi al proprio destino? Il colpo del cavalier Nero ebbe tale onnipossente virtù, che a grande stupore di tutti gli astanti fe' cadere come corpo morto l'atleta.

Si rialzò tostamente non manifestando nè confusione nè collera. «Collega carissimo» diss'egli al cavaliere, «voi avreste potuto temperare un po' più la vostra botta, perchè, per san Dunstano! vi volea un cranio forte siccome il mio a non rimanere spaccato. Ma eccovi la mia mano in pegno che non farò mai più con voi di tali contratti; vedo che sarei sempre dal lato del perdere. Non si pensi omai a quello che è stato, ma piuttosto al riscatto del Giudeo, perchè già il leopardo non cambia mai pelo, e l'ebreo sarà sempre ebreo.»

«Il nostro cappellano» disse Gilberto «dopo la piccola correzione che ha avuta non fa più tanti conti sulla conversion dell'Ebreo.»

«Che cosa c'entri tu a parlare di conversioni? La subordinazione è andata a spasso da questo campo? Tutti fanno dunque i padroni? Sappi, manigoldo, che la mia testa era... sì, era estenuata dalla fatica quando ricevei il colpo del cavaliere, senza di che l'avrei sostenuto altrimenti; e se ti talenta che ricominciamo insieme la giostra, potrò farti vedere...»

«Zitto là!» sclamò Locksley «zitto là! abbiam sul tappeto altri affari. E tu, Ebreo, pensa a quello che puoi offerirne pel tuo riscatto. Non mi fa mestieri il dirti, che la tua schiatta si ha per maladetta da ogni brigata di Cristiani e che quindi la tua presenza ne incomoda. Sarai dunque condotto in luogo di sicurezza, mentre farò venire al mio cospetto un prigionere di un'altra specie. Intanto avrai tempo di meditare ai modi che hai di redimerti.»

«Trovansi fra i prigionieri molti soldati di Frondeboeuf?» chiese il cavalier Nero.

«Non ve n'è un solo, da cui si potesse sperare qualche riscatto» rispose Locksley. «Pochi poveri uomini, ai quali ho permesso d'andarsi a cercare un altro padrone! Non v'era da guadagnar nulla nel conservarli; quanto alla vendetta, ne abbiam fatto anche di troppo. Tutti insieme non valeano un quarto di scudo. Ma il prigioniere di cui vi parlo è di miglior lega; un frate che si direbbe un cicisbeo in atto di visitare la sua innamorata, a giudicarne dall'eleganza e dalla finezza della biancheria ch'egli porta. Ma ecco il degno Monsignore, più azzimato d'un cortegiano.»

E in quell'istante fu visto comparire dinanzi al soglio del capo degli arcieri il nostro antico amico Aymer, priore di Jorvaulx, cui due guardie facevano scorta.

CAPITOLO XXXII.

»Larzio dov'è? Che indugia ancor? Gli ufici »Del ministro a lui fidato ei compie. »Qual danna, a qual perdona: esul taluno »Mette dal suol nativo; ai lari amati »Riconcede talun; tai di catene »Stringe; a tai di sua mano i ceppi infrange. _Shakspeare._

I lineamenti ed i modi del Priore prigioniere offerivano una singolare mescolanza d'orgoglio offeso, di scompigliata vanagloria, e d'un terrore da cui cercava invano schivarsi.

«Ebbene, signori miei» diss'egli con tuono da cui trapelavano tutti e tre tai sentimenti «che vol dire tal vostra condotta? Siete Turchi o Cristiani, voi che in sì fatta guisa mettete le mani addosso a un membro del clero? Sapete voi che cosa sia il _manus imponere in servos Domini_? Deste il sacco alle mie valigie, stracciaste un camice di sontuoso pizzo, degno d'un cardinale! Se vi scontravate in tutto altro ecclesiastico, certamente non l'avreste passata così, e vi sareste udito intonare il terribile _Excommunico vos_. Ma io sono indulgente, e se mandate liberi i miei confratelli che m'accompagnavano, se mi restituite i miei palafreni e i miei fardelli, se inviate subitamente cento _corone_ di buona moneta d'argento al priorato di Jorvaulx onde vi sian celebrate messe giusta la vostra intenzione, e se finalmente fate voto per ispirito contrito di non mangiar salvaggina da qui a Pentecoste, può essere che non si parli più di questa vostra scappata.»

«Venerabile Priore» si fe' a dire il condottier degli arcieri «sarei inconsolabile se credessi che qualcuno della mia gente avesse usato con voi modi da meritare i paterni vostri rimproveri.»

«Sì: hanno usato bei modi!» riprese la parola il Priore, cui infuse quel coraggio che non avea dianzi il tuono di mansuetudine assunto da Locksley. «Que' bei modi che non s'userebbero verso un cane da pagliaio non dirò verso un Cristiano, e molto meno sacerdote, non parlo poi verso un priore di Jorvaulx! Scorgo là fra voi un imbriaco, profano _menestrello_, di nome _Allan-Dale_, vero _nebulo quidam_, che mi ha minacciato di pena corporea, e persin di morte, se non pago tosto quattrocento _corone_ di riscatto, non contentandosi di tutte le mie bagaglie, delle quali s'è impadronito, e delle catenelle d'oro e degli anelli, di cui non potrei sull'istante apprezzare il valore. Lascio da parte una infinità d'altre dilicate suppellettili, che le ruvide mani di costui m'hanno scipate, tali sono la mia scatoletta de' confetti, e le mie mollettine d'argento.»

«Mi sembra impossibile che Allan-Dale siasi comportato in tal guisa con un personaggio sì venerabile» soggiunse in seriissimo tuono Locksley.

«Però la cosa è tanto vera quant'è vero il vangelo di san Nicodemo. Vi dirò di più: ha giurato, e coi più orribili giuramenti, che se io non gli pagava le quattrocento corone, m'avrebbe fatto appiccare al più alto fra gli alberi della foresta.»

«L'ha egli giurato, reverendo priore? Ohi quand'è così, vi consiglio cedere alla sua inchiesta; perchè conosco Allan-Dale, non è uomo da mancare a quanto ha promesso.»

«Voi avete voglia di scherzare» disse il Priore attonito, e facendo nonostante sforzi per ridere «Ah! Ah! Ah! Amo anch'io al pari di voi un onesto celiare, ma quando poi la celia è durata tutta la notte, mi pare che la mattina un uomo possa riprendere la sua serietà.»

«Dunque vi dico con tutta la serietà del più grave fra i confessori, che vi fa di mestieri sborsarne un buon riscatto, reverendo Priore. Altrimenti converrà che il vostro convento pensi ad una nuova elezione, perchè non vi vede più.»

«E ho da credervi cristiani se ardite usar tal linguaggio con un magnate di Santa Madre Chiesa?»

«Se dovete crederci cristiani! Sicuramente; e abbiam modo di provarci tali. Olà! Si chiami tosto il nostro cappellano, affinchè citi al venerabile Priore alcun testo che confermi il mio assunto.»

L'eremita, tuttavia avvinazzato, avea imbracciata con sì bel garbo la cocolla, che lasciava vedere in parte il suo giustacuor verde, e fattosi innanzi, e chiamando il meglio che potè in soccorso la sua primitiva erudizione sì disse: «Rispettaci Priore, _Deus salvam faciat benignitatem vestram_! Voi siete il ben venuto delle nostre foreste.»

«Che razza di divozione profana è mai questa?» sclamò il Priore. «Amico mio, se veramente appartenete al Clero, sarebbe per voi miglior opera l'indicarmi il modo di sciogliermi da quest'intrico, che star lì dinanzi a me facendo gesti e smorfie quai piuttosto si converrebbero ad un cantambanco.»

«Il modo di sciogliervi!... In verità, più che ci penso, non ne vedo fuor d'uno. Oggi per noi è la festa di sant'Andrea, e facciamo la colletta delle decime.»

«Spero ch'ella non cadrà sul clero, fratello carissimo!»

«Sul clero come su i laici; perciò vi soggiungo, reverendo Priore: _Facite vobis amicos de Mammone iniquitatis_; è questa l'unica via di spacciarvi.»

«Su via! vedo che siete cacciatori» provò questo nuovo espediente il Priore «e debbe essere per voi un motivo di più ad usarmi cortesia; perchè son cacciatore ancor io, nè la cedo ad alcun della vostra brigata nel dar fiato ad un corno da caccia.»

«A lui tosto un corno da caccia!» gridò Locksley «affinchè ei possa fornirne prove di sua abilità.»

Dopo il qual cenno un arciere presentò il chiesto strumento al Priore, che nel modo di sonarlo si sarebbe meritati elogi da qualunque cacciatore normanno. Ma Locksley crollò il capo.

«Non è tal sonata che pagherà il riscatto per voi, ser Priore. Queste note puzzano d'oltremare; e vedo esser voi uno di quelli che sformano le vere ariette da caccia inglesi col vestirle di forestieri ornamenti, motivo onde vi toccherà pagare cinquanta _corone_ di più per vostra liberazione.»

«Siete ben difficile da contentare» soggiunse con tuono indispettito il Priore; «ma spero trovarvi più ragionevole al proposito del riscatto. Veniam dunque alle corte. Che pretendete voi per lasciarmi andare ove m'aggrada, e senza essere accompagnato da un distaccamento delle vostre guardie?»

«Non mi parrebbe cosa mal fatta» disse in disparte un tenente al condottier della banda «che diffinissero, il riscatto del Priore l'Ebreo, l'Ebreo quel del Priore.»

«L'idea è matta anzichè no» rispose Locksley; «pur non manca di vaghezza e l'accetto. Fa venire l'Ebreo.»

Giunto appena Isacco: «Tirati innanzi, Ebreo» gli disse Locksley; «osserva questo reverendo padre Aymer, priore della ricca abbazia di Jorvaulx, e dinne quale riscatto ne potremmo pretendere. Tu conosci, ne son certo, le rendite del suo convento.»

«Sì veramente:» rispose il Giudeo; «ho letto più d'un negozio con que' buoni padri; che mi hanno venduto orzo, lane e frumento. Oh! ell'è una ricca abbazia, e vi si bevono vini più squisiti che altrove. Vorrei io avere tanta rendita, e vedreste qual sontuoso riscatto v'offerirei!»

«Maladetto Giudeo!» sclamò il Priore «niuno sa meglio di te come la nostra santa comunità sia indebitata per...»

«Per aver l'anno scorso» continuò l'altro «empiute le cantine del convento di vini di Guascogna i più scelti; ma questa per le signorie vostre era una misera bagattella.»

«Cane d'un infedele! Ei vorrebbe dare ad intendere che la nostra santa comunità non ha debiti, se non se per aver comperato un po' di vino che abbiamo ottenuta la permissione di bere _ad necessitatem et propter frigius depellendum._ Un ribaldo circonciso bestemmia la Santa Chiesa e v'hanno da essere cristiani che lo ascoltano senza punirlo!»

«Tutte queste dicerie sono inutili» soggiunse Locksley «Isacco, pronunzia tu qual riscatto potremmo, senza volerlo scorticare, pretendere dal reverendo Priore.»

«Io dico che può pagare seicento _corone_ alle onorevoli vostre signorie, e che non quindi starà ben comodamente seduto nel suo scanno abbaziale, sia in coro, sia nel refettorio.»

«Seicento _corone_!» replicò gravemente il duce degli arcieri. «Ebbene, Ebreo! lo dicesti. Mi contento. Avete inteso, ser Priore? Seicento _corone_! Tal è il nostro giudizio. Salomone non ne avrebbe, cred'io, profferito un migliore.»

«Voi delirate, padroni garbati» disse il Priore; «e dove volete che io possa rinvenire tal somma? Quand'anche avrò venduto il crocifisso e i candellieri d'argento dell'altar maggiore, non sarò arrivato a metterne insieme la metà. Poi converrà in qualunque modo ch'io mi trasferisca a Jorvaulx, e vi lasci due dei miei preti in ostaggio.»

«In vece, ser Priore, faremo il contrario: manderete i vostri due preti a cercare questo riscatto a Jorvaulx, e terremo in deposito voi, tanto che tornino col danaro. In tale intervallo, non temete che vi manchino buon vino e salvaggina; anzi, poichè amate la caccia, ci verrete in nostra compagnia, e vi faremo vedere molta varietà di paesi.»

«O se meglio v'accomodasse» soggiunse Isacco sollecito di conciliarsi la buona grazia del capitano degli arcieri «manderò io a cercare le seicento corone, purchè il reverendo padre mi faccia fine per altrettanta somma ne' conti di debito che ho col convento.»

«Ti farà la tua ricevuta, o Isacco, tel promettiamo» disse tosto Locksley. «Colla stessa occasione procaccerai il suo riscatto ed il tuo.»

La voce _tuo_ tornò a far impallidire l'Ebreo. «Il mio! rispettabili signori? non vi dissi già quant'io sia povero? Non ho più che rovina e disperazione dinanzi agli occhi. Quando vi avessi pagato cinquanta _corone_, non mi rimarrebbe altra via di campare che un bordone da mendicante.»

«Ciò è di quanto il Priore giudicherà» riprese a dire Locksley. «Che ne pensate voi, padre Aymer? L'Ebreo è egli in istato di pagare un buon riscatto?»

«S'egli è in istato! Che cosa te ne pare, Isacco d'York? Egli è ricco, sappiatelo, da poter riscattare le dieci tribù d'Israel, che furono ridotte in servitù dagli Assirii. Di persona non lo conosco gran fatto, ma il nostro cellerario e il nostro tesoriere ebbero seco lui parecchi negozi, e la sua casa d'York, a quanto ognuno vocifera, ringorga tanto d'oro e d'argento, ch'ella è una vera infamia per un paese cristiano. Ogni buon cattolico è scandalezzato al vedere come venga sofferto che tai sanguisughe s'impinguino, a furia d'avanie e d'usure, delle sostanze di tutti i cittadini, e persino di quelle della Santa Madre Chiesa.»

«Non si lasci così scaldar dallo sdegno la Reverenza vostra priorale» Isacco soggiunse «e rammenti ch'io non costringo nessuno a ricevere il mio danaro. Se qualche persona batte per chiederne in prestito alla mia porta, sia principe o priore, cavaliere o prete, laico o uom del clero, usa con me tutt'altri modi: _Mio caro Isacco, mi presterete voi tal servigio? Abbandonerete un amico nella disgrazia? Sarò puntuale al termine convenuto_. Ma quando poi questo termine arriva: _Cane d'Ebreo! che tutte le piaghe dell'Egitto vengano addosso alla maladetta tua schiatta_! e ne regalano di quante imprecazioni son le più acconce ad ammutinar la plebaglia contro di uno sfortunato popolo di stranieri.»

«Priore» allora disse Locksley «comunque ebreo, qui poi non ha tanto torto. Orsù, concludiamo! Pronunziate, senza volerlo rovinare, il suo riscatto come egli ha pronunziato il vostro.»

«Non ci vuol veramente che un _famosus latro_, vocabolo di cui vi darò la spiegazione a tempo e luogo» soggiunse Aymer «un _famosus latro_, per valersi d'egual peso e misura verso un prelato cristiano e verso un circonciso infedele. Ma poichè pretendete ch'io ponga prezzo alla libertà di questo sgraziato, non tacerò come sareste ingiusti con voi medesimi se lo mandaste libero a minor prezzo di mille corone.»

«Bellissima sentenza! bellissima sentenza!» sclamarono a coro gli arcieri. «Il Cristiano dà a divedere la sua superiorità sull'Ebreo; e ne tratta con maggiore generosità.»

«Dio de' miei padri!» gridò Isacco. «Volete voi dunque ridurre alla mendicità il più sfortunato degli uomini? Ieri ho perduta la mia figlia, e oggi mi farete perdere ogni modo di vivere!»

«Se tu non hai figli» replicò Aymer «tanto meno hai bisogno di essere ricco.»

«Oimè, ser Priore, le vostre leggi[47] non vi permettono di sapere quanta ne sia cara la nostra prole! O Rebecca, figlia della mia diletta Rachele! se ciascuna foglia di quest'albero fosse uno zecchino, e se tutti questi zecchini m'appartenessero[48], sagrificherei di buon cuore tale immenso tesoro per sapere che divenne di te in sì funesta giornata.»

«Tua figlia!» prese la parola un degli arcieri. «Non portava ella un velo di seta ricamato d'argento?»

«Sì» rispose con forza il vegliardo, che in quell'istante non tremava più di paura, ma d'impazienza. «Sì, quella. Oh possano tutte le celesti benedizioni diffondersi sul tuo capo; puoi tu dirmi che divenuto sia di mia figlia?»

«Senza dubbio ella era la persona, che l'orgoglioso Templario si portava via ieri sera allorquando s'apria varco per mezzo alle nostre file. Io aveva fatto volto al mio arco per iscoccargli una freccia, ma non osai lanciarla per tema di ferire quella giovinetta che mettea disperate grida.»