Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 3

Chapter 33,778 wordsPublic domain

«Basta non dimentichiate essere io il giudice della scommessa, e che non la perdo se non convengo io medesimo di non aver mai veduta in vita mia una bellezza tanto perfetta. Son questi i nostri patti, non è egli vero? Mio caro Priore, la vostra collana d'oro corre gran pericolo, ve lo accerto, e voglio fregiarmene il collo nella lizza, che sta per aprirsi ad Ashby-De-La-Zouche.»

«La vedremo, la vedremo! Io non domando che una cosa sola, ed è che la vostra risposta sia leale ed interprete unicamente di quanto sentite; tale insomma qual io me la debbo aspettare da un cavaliere e da un ecclesiastico. Intanto, fratello carissimo, permettetemi di darvi alcuni suggerimenti, e di pregarvi ad assumere modi più cortesi di quelli ai quali vi assuefecero i vostri Infedeli allorchè li tenevate in cattività. Cedric il Sassone, se si credesse gravemente offeso, e vi dico io che s'offende per poco, con sopportazione del vostro titolo di cavaliere, e della importanza del mio ufizio e della santità de' nostri ministeri, intesi tutti ad una medesima causa, sarebbe l'uomo da metterne sull'istante fuor della porta, e farne dormire a campo, fosse ancora la mezzanotte. Abbiate anche attenzione al modo di regolarvi colla leggiadra Rowena, perchè Cedric le fa guardia con gelosissima cura, e s'ei prende, m'intendete? il menomo sospetto, addio nostri divisamenti! Si dice, ch'egli abbia sbandito di casa il proprio figliuolo, solamente perchè volse sguardi affettuosi a questa rara beltà; chè a quanto sembra si può bensì adorarla da lungi, ma chi vuole avvicinarsele dee portar sentimenti così puri, come se si mettesse a piè degli altari dinanzi ad un'immagine della santissima Vergine.»

«V'ho inteso in tutto e per tutto, e conformerò ai vostri desiderii ogni mia azione, e avrò insomma il contegno, che potrebbe aspettarsi da donzella la più pudibonda. Ma quanto al timore da voi manifestato, che Cedric ne scacci di casa, state tranquillo; ella è tale umiliazione che i miei scudieri ed io saprem risparmiarvi. Se il prendesse la mattezza di venire a questo estremo punto, troverebbe gente buona da insegnargli per un'altra volta qual rispetto è dovuto alle leggi dell'ospitalità.»

«Io qui non vi prego che di dar prove di prudenza e di moderazione. Oh! eccoci alla _Croce Atterrata,_ che quel buffone additò. Ma è tanto fitta la notte, che possiamo appena vedere la strada da seguirsi. Se non m'inganno, ne disse di tenerci a mano sinistra.»

«No: a destra. Me ne ricordo ottimamente.»

«Perdonatemi, a sinistra, e rammento perfino che ne indicò questa dirittura colla punta della sua sciabola di legno.»

«Sì: ma la tenea colla mano sinistra e volse la punta ver' questa parte» e così dicendo il Templario indicava la mano destra.

Ciascuno de' due sostenne, come in tai casi suole accadere, con eguale fermezza la sua opinione. Laonde le persone del seguito vennero consultate; ma niuna di esse erasi trovata in assai vicinanza per udire i discorsi di Wamba. Finalmente Brian sclamò col tuono di chi si maraviglia di non aver prima osservata una cosa: «Ma io vedo certamente un uomo addormentato, o steso morto vicino alla croce! Ugone, movete quel cadavere colla punta della vostra lancia.»

Avendo Ugone obbedito, saltò in piedi un uomo gridando in buon francese: «Chiunque vi siate, perchè venite a frastornarmi?»

«Noi volevamo soltanto,» disse il Priore, «domandarvi la strada che conduce a Rotherwood, ov'è la dimora di Cedric il Sassone.»

«Io pure mi trasferisco a quella volta» rispose lo straniero «e se avessi un cavallo, mi offrirei vostra guida; perchè gli è d'uopo fare più d'una giravolta, e chi non è ben pratico della strada va a pericolo di smarrirsi.»

«Amico mio, potete star certo de' nostri ringraziamenti e d'una buona ricompensa, se ne guidate sani e salvi alla casa di Cedric» e ciò dicendo il Priore, ordinò a qualcuno del suo seguito che cedesse il proprio cavallo allo straniero, e cavalcasse in vece il corridore di riserbo, che, come dicemmo, un laico guidava a mano.

Il condottiero de' nostri viaggiatori tenne sentiere affatto opposto a quello che Wamba colla malizia di farli perdere aveva ad essi indicato. Questo sentiero addentravasi di molto nella foresta, e larghi torrenti lo attraversavano, tanto più pericolosi ai viaggiatori a motivo delle paludi che li recigneano. Ma la scorta sembrava conoscesse come per istinto i traversi più sicuri e più corti, onde i viaggiatori non tardarono gran fatto a trovarsi incamminati in un viale più largo di quanti sino allora avevano trascorsi. Nel fondo di questo viale sorgeva un vasto e regolare edifizio che lo straniero mostrò al Priore dicendo:

«Ecco Rotherwood, ecco il luogo ove soggiorna Cedric il Sassone.»

Notizia riuscita sopra tutti grata ad Aymer, il quale non troppo avvezzo a peregrinazioni sì disagiate, nel durare del precedente cammino aveva avuta tanta paura de' torrenti e delle paludi, che nol prese curiosità di movere nessuna interrogazione alla guida. Ma in allora sentendosi meglio, nè presentando alcun rischio il bel viale che rimaneva a farsi, cedè alla curiosità che gli fece indirigere diverse inchieste allo straniero. «Chi siete voi?» Fu questa la prima.

«Un pellegrino,» rispose l'altro, «e vengo di Terra Santa.»

Allora il Templario: «Avreste fatto meglio a rimanervi combattendo per la liberazione del Santo Sepolcro.»

«Gli è vero, ser cavaliere» rispose il pellegrino, che ravvisò a quanto parve il Templario. «Ma mentre coloro che si sono obbligati con sacramento a liberare la Santa Città, viaggiano in parti sì lontane dal sito ove il dovere li chiama, può egli farvi stupore, se un umile contadino mio pari, amico per natura della tranquillità e della pace, segue esempi tanto autorevoli?»

Irritato da tai detti il Templario volea rispondere, ma lo interruppe il Priore, manifestando la propria maraviglia, che la loro guida, dopo sì lunga lontananza conservasse tanta pratica di tutti gli avvolgimenti di quella foresta.

«Nacqui in questi paesi» egli rispose, e mentre sì rispondea si trovarono tutti dinanzi alla casa di Cedric; edifizio irregolare, fornito di molte corti, e che occupava una grande estensione di terreno. Comunque la vastità della fabbrica la indicasse abitata da un uomo facoltoso, essa non aveva nessuna somiglianza con que' castelli fiancheggiati da torri e a smisurata altezza sorgenti, che erano la residenza ordinaria della nobiltà normanna, e che divennero in allora modello allo stile architettonico dell'Inghilterra.

Non per questo il castello di Rotherwood era sguernito di ogni genere di fortificazione; perchè in que' tempi di turbolenza e disordine, qualunque casa non munita avrebbe corso pericolo di venir saccheggiata ed arsa nel termine di ventiquattr'ore. Circondato vedeasi l'edifizio da profonda fossa, cui somministrava l'acque un contiguo rigagnolo. Ne difendea le rive un doppio palizzato fatto di piuoli tolti dalla foresta. Dalla parte di ponente scorgeasi nello stesso palizzato una apertura, ed attraversava la fossa un ponte levatoio, che era l'ingresso alla casa, protetta da angoli salienti, donde, se facea d'uopo, i frombolieri e i lancieri poteano impedire il passaggio a chi vi fosse venuto con mal talento.

Il Templario si fermò dinanzi alla porta, e sonò a tutto fiato il suo corno, perchè la pioggia che avea minacciato i nostri viaggiatori per lungo tempo incominciava allora a cadere con grand'impeto.

CAPITOLO III.

Chi può mirar, nè abbrividir, que' mesti Ignudi liti, contro cui mugghiando Con orribile suon frangonsi i flutti Del nortico ocean? Pur su quei liti, Noto per l'azzurrino occhio, e pel rosso Ondeggiar delle chiome, e la fiorente Morbida guancia, ove de' suoi colori Salute alma pompeggia, ebbe la culla Il Sasson generoso, e su quei liti Dotto nell'arti di Bellona ei crebbe. THOMPSON.

Entro una sala, la cui altezza non mantenea proporzione coll'immensa vastità del ricinto, stava una lunga tavola costrutta di native querce, che aveano ricevuto appena un primo pulimento; e serviva questa al banchetto vespertino di Cedric il Sassone. Il solo adattamento delle travi maestre colle piccole travi ne formava la soffitta, ond'era unicamente merito de' panconcelli e della stoppia che coprivano il tetto, se chi stavasi in quel luogo non sofferiva per intiero gli effetti delle intemperie. Ad ogni angolo di questa sala era un grande camino, d'onde uscia tanto fumo ad empiere la stanza, quanto ne mandava al di fuori la canna; così bene si conosceva in quei giorni l'arte di fabbricare! Questo costante vapore aveva portata una specie di vernice alla parte superiore dell'appartamento, che coperta quindi appariva di un denso strato di negrofumo e fuligine. Strumenti da guerra e da caccia vedeansi sospesi alle pareti dei muri, e grandi porte aperte in ciascuna di queste guidavano all'altre stanze del castello, che si mostrava vastissimo.

Ogni cosa di tale sala annunziava nella sua originaria semplicità l'era primitiva de' Sassoni, alla quale il non uniformarsi sarebbe stato per Cedric un digradare il proprio onore. Quel pavimento non avea miglior lastrico d'un miscuglio di terra e calcina, ben manipolate insieme e indurite, come di tai pavimenti vediamo anche oggidì ne' moderni nostri granai. Per un quarto della lunghezza della sala medesima lo stesso pavimento s'innalzava circa sei pollici, e tale spazio più alto, chiamato _pulvinare_, veniva riserbato ai principali individui della famiglia, e agli ospiti di riguardo. Laonde vedeasi collocata per traverso in questa parte privilegiata della sala una tavola pomposamente coperta d'un panno di color scarlatto, e dal mezzo di essa usciva, come appendice, un'altra tavola più lunga, più stretta, e decorata con minor pompa, ove sedeano a prender cibo le persone di minor conto, e i servi della casa. Ognuno intende che la combinazione di queste due tavole presentava la forma d'un _T_; e se ne vedono anche oggidì delle simili ne' collegi più antichi, quai sono quelli di Cambridge e di Oxford. Seggiole, e sedie a bracciuoli di pesantissimo legno di quercia, fregiate di rilievi scorgeansi sul pulvinare, e la tavola nobile andava pure coperta d'un baldacchino per difendere i magnati attorno ad essa seduti dalla pioggia, che siccome è da credersi, non rade volte attraversava quel tetto.

Le pareti del pulvinare erano guernite di tappezzerie, e il pavimento del pari andava coperto da uno strato, su cui vedeansi alcuni informi ricami, che non aveano miglior pregio d'un brillante accozzamento di colori. Nuda affatto vedeasi la parte inferiore delle pareti, scoperta la tavola lunga, non tappezzato ivi il suolo, e sole panche grossolane e pesanti vi faceano vece di sedie, nè alcun riparo impediva che l'acqua del cielo non cadesse sul capo del convitati.

Nel mezzo della tavola d'onore erano poste due sedie a bracciuoli più alte dell'altre, assegnate al padrone ed alla padrona della casa, i quali presedendo al banchetto ospitaliero, si assumeano l'incarico di far le parti agli altri; detti perciò in lingua sassone _datori di pane_.

Presso ciascuna delle due sedie a bracciuoli stava uno sgabelletto scolpito con molta cura e picchiettato d'avorio. Le altre sedie non andavano fregiate di un tal distintivo. Cedric il Sassone, insignito del titolo di _Thane_, cui i Normanni sostituirono l'altro di _Franklin_, si era già messo al suo posto, e non vedendo arrivare la cena s'impazientiva quanto il potrebbe a' dì nostri un aldermanno della città di Londra.

Bastava il sol vedere in fisonomia il signor del castello per giudicare la sua indole franca e leale sì, ma vivace ad un tempo ed impetuosa. Mezzana erane la statura, larghe le spalle, lunghe le braccia, i suoi muscoli indicavano forza, e si dicea a prima vista esser egli avvezzo alle fatiche della guerra e della caccia. Largo di volto, avea grandi occhi ed azzurri, belli i denti, e la fisonomia di lui annunziava candore, franca schiettezza, e quella specie di buon umore, che va sovente unito alla vivacità, e talvolta a certa asprezza di modi. Leggeansi parimente ne' suoi occhi naturale orgoglio ed una diffidenza, nata in lui dall'avere trascorsa la vita nel difendere quei diritti che continuamente gli venivano contrastati; laonde le sole circostanze in cui si trovò posero quell'animo fiero, risoluto ed impetuoso nella necessità di star sempre all'erta. I suoi biondi capegli divisi in due spartimenti da un solco longitudinale ch'egli tenea in mezzo del capo gli scendeano da due bande sopra le spalle, essendo questi lunghissimi, nè per anco imbiancati dalla neve della vecchiezza, comunque Cedric si avvicinasse al suo sessantesimo anno.

Vestiva egli una tonaca verde, il cui collare e le maniche vedeansi guerniti di minuto vaio, specie di pelliccia inferiore di qualità all'ermellino e che è, a quanto credesi, la pelle dello scoiattolo grigio. Tal sopravvesta, non abbottonata, copriva un giustacuore di panno scarlatto. Avea brache dello stesso panno, ma che non discendevano a tutta la coscia, lasciando scoperto il ginocchio. Portava zoccoli simili a quelli dei contadini, ma d'un cuoio più fino, e serrati nella parte davanti con fibbie d'oro. Due smaniglie ed una collana parimente d'oro gli si avvolgeano al collo e alle braccia. Un cinturino ingemmato ne sostenea il coltello da caccia acuminato e a due tagli, che in dirittura perpendicolare gli pendea dal fianco. Sulla schiena del suo seggiolone era posto un manto di panno scarlatto, foderato di pelliccia, ed un berrettone della stessa natura sontuosamente ricamato, i quali due arredi compievano l'abbigliamento del facoltoso _Thane_ quando voleva uscire di casa. Stava appoggiata allo stesso seggiolone una corta chiaverina, guernita di lucidissimo pomo d'acciaio, e questa secondo l'uopo gli facea vece di bastone, ovvero d'arme.

Molti servi, le cui vesti serbavano una proporzione media fra la magnificenza di quelle del loro padrone, e la semplicità della tonaca portata da Gurth, il porcaiuolo, stavano attenti ad ogni minima occhiata del magnate sassone, e si teneano pronti ad eseguirne i comandi. Due o tre fra i medesimi, che occupavano più alto grado degli altri, rimanevano sul pulvinare dietro a Cedric. Gli altri si stavano nella parte inferior della sala. Vi si vedevano ancora commensali d'una specie diversa, due o tre grandi cani levrieri soliti ad essere adoperati nella caccia del cervo e del lupo; altrettanti cani da presa grossissimi di collo, di testa e di orecchie; una coppia di que' cani da caccia della più picciola specie, che oggidì vengono chiamati _bassotti_. Tutta questa famiglia aspettava con impazienza l'arrivo della cena; ma con quell'accorgimento, con quell'intelligenza, che la razza canina possede nello squadrare le fisonomie, queste bestie si astenevano riguardosamente dall'interrompere il cupo silenzio del loro padrone tenute probabilmente in dovere dalla vista di una bianca bacchettina postagli vicino al piattello, e della quale si giovava Cedric a frenare le inchieste di tal parte quadrupede della sua servitù, quando si facevano troppo vivaci. Non eravi che un vecchio cane-lupo, il quale arrogandosi la libertà che talvolta i padroni concedono ad un vecchio servo favorito, stavasi sdraiato presso la seggiola del suo signore, e ne richiamava a quando a quando l'attenzione, or mettendogli la testa sopra le ginocchia, or lambendogli la mano. Ma in quella sera la povera bestia non ottenea miglior risposta di queste parole: «Abbasso, Balder, abbasso! non sono in vena di giocare.»

Ed era di fatto cosa verissima che l'animo di Cedric non si trovava allora in uno stato tranquillo. Lady Rowena, che era andata a vespero in una chiesa lontana d'assai, in quel momento soltanto ritornava a casa, e stavasi cambiando le vesti, perchè la pioggia gliele aveva tutte inzuppate. Gurth e la sua mandria, che avrebbero dovuto essere da lungo tempo al castello, non si vedeano pur anche giugnere, e le proprietà venivano sì poco rispettate in que' tempi, che tale indugio poteva attribuirsi o a qualche brutto giuoco de' malandrini e contrabbandieri, copiosissimi nelle vicine foreste, ovvero alla violenza di qualcuno fra i baroni confinanti, che confidandosi nelle loro forze, non usavano grande riguardo alle sostanze degli altri. E l'affare era rilevante più di quanto potrebbe credersi, perchè una gran parte delle ricchezze possedute dai proprietari sassoni, si stava in mandrie porcine, e soprattutto se questi aveano i loro dominii in vicinanza delle foreste, ove le querce somministravano abbondante nutrimento a tal genere d'animali.

A sì fatto motivo d'inquietudine altri se n'aggiugnevano. Non si vedea arrivare il buffone Wamba, le cui lepidezze, quali che si fossero, portavano una specie di condimento ai banchetti del nostro Cedric, e alle copiose bevute di vino onde per solito gl'innaffiava. Più; Cedric non avea mangiato nulla dopo il pranzo del mezzogiorno, se l'ora consueta della cena era trascorsa da lungo tempo; la qual cosa diveniva occasione di scontento ai gentiluomini campagnuoli di quei tempi, come spesso lo diviene anche agli odierni. Tal suo disgusto per altro egli non manifestava che con accenti interrotti, talora pronunziati a mezza voce, come s'egli avesse parlato a sè medesimo, talora vôlto ai servi che gli stavano a fianco, e soprattutto al suo coppiere che a quando a quando gli presentava a guisa di pozione calmante una tazza di vino.

«A che tarda ancora lady Rowena?»

«Non le rimane che a rassettarsi di nuovo il capo» rispose un'ancella con quel tuono franco onde una cameriera dei nostri giorni suol parlare al padrone di casa «non vorreste già comparisse a cena in cuffia da notte? Del rimanente non v'è in tutta la contea una gentildonna spicciativa nell'adunarsi, siccome la mia padrona.»

All'osservazione fattagli dall'ancella il Sassone rispose unicamente con una di quelle interiezioni che non si saprebbe come rappresentar con caratteri di scrittura, e che poteva riguardarsi una specie d'approvazione.

«Spero» egli aggiunse «che la sua divozione consulterà meglio il tempo la prima volta che vorrà andare alla chiesa di San Giovanni.» Volgendosi indi al suo coppiere, ed alzando la voce come se non gli fosse sembrato vero di trovar qualcuno sopra cui sfogare il suo mal umore: «ma da parte di tutti i diavoli!» sclamò egli. «Qual cagione può ad ora sì tarda tenere Gurth fuori di casa? Non vorrei ci avesse a portar cattive notizie della sua mandria. Egli è però un servo diligente e fedele, ed io gli preparava un destino migliore. Forse lo avrei nominato fra le mie guardie.»

«Non è poi così tardi» rispose modestamente Osvaldo, «ned è ancora passata un'ora da che hanno sonato il _coprifuoco_[4].» Se Osvaldo avea intenzione di scusare il suo camerata, certamente fu mal destro nel rammentare a Cedric una delle cose le più atte ad accrescerne lo scontento.

«Vadano al diavolo il _coprifuoco_, il bastardo che l'inventò e lo schiavo disamorevole, la cui lingua sassone fa rintronare questa maladetta parola ad orecchie sassoni! _Il coprifuoco!_ bel trovato, che costringe la gente dabbene a dovere spegnere il fuoco ed i lumi, affinchè i ladri e gli assassini possano a lor bell'agio operar nelle tenebre! Oh! Reginaldo Frondeboeuf e Filippo di Malvoisin sanno profittare del _coprifuoco_ tanto bene quanto Guglielmo il Bastardo egli stesso, e quanto alcun altro di questi venturieri normanni, che si batterono ad Hastings. Io m'aspetto da un istante all'altro l'annunzio che la mia mandria è stata rubata, e divenuta pasto di questi banditi normanni che i loro padroni lasciano morir di fame. Tutte le rendite di costoro si stanno nel ladroneccio e nell'assassinio. Già avranno ucciso il mio servo fedele. E Wamba? Dov'è Wamba? Non mi disse qualcuno ch'egli era uscito insieme con Gurth?»

Osvaldo rispose affermativamente.

«Di bene in meglio! Avranno condotto via il buffone d'un Sassone per dargli a padrone un lord normanno. Ma noi tutti siamo veri buffoni nel restar sottomessi a costoro, e meritiamo maggior disprezzo che nol meriteremmo, se la natura ci avesse conceduto solamente una mezza dose di spirito. Ma io mi vendicherò» soggiunse egli spirando il massimo sdegno, e alzandosi da sedere, ed afferrando la sua chiaverina. «Io porterò le mie lagnanze al gran consiglio. Ivi, ho amici, ho vassalli. Chiamerò a disfida il Normanno corpo a corpo. Ch'ei si faccia avanti col suo saione d'acciajo, col suo elmo di ferro, e con tutto ciò che fa ardimentosa la sua codardia. Questa mia chiaverina ha rotti ostacoli più resistenti che tre dei loro scudi. Mi credono vecchio, lo vedo bene, ma s'accorgeranno che il sangue di Everardo scorre ancora entro le vene di Cedric. Ah Wilfrid!» soggiunse egli abbassando la voce in modo di chi parla solamente con sè medesimo. «Se tu avessi potuto vincere una sconsigliata passione, il padre tuo non si vedrebbe abbandonato in questa età, come una quercia solitaria, i cui rami sfogliati rimangono ludibrio degli aquiloni!» Parve che queste ultime idee cambiassero il suo sdegno in mestizia; poichè rimessa a luogo la chiaverina, e seduto di bel nuovo si abbandonò interamente a malinconiche meditazioni, dalle quali d'improvviso il ritrasse il suono d'un corno.

A questo suono corrisposero gli abbaiamenti di tutti i cani, e non di quelli soltanto che si trovavano nella sala, ma di venti o trent'altri sparsi per tutto il castello; onde la bacchettina bianca di Cedric e gli sforzi di tutti i servi bastarono appena a far cessare questo canino fracasso.

«Si corra alla porta» sclamò il Sassone, appena il cessato tumulto dei cani gli permise di fare udir la sua voce. «Sappiasi tosto quali notizie ci arrivano. Non v'ha dubbio! È l'annunzio di qualche spogliamento, qualche malvagità operata sulle mie terre.»

Di lì a pochi istanti venne una delle guardie di Cedric ad annunziargli che Aymer, priore di Jorvaulx, e il cavaliere Brian di Bois-Guilbert, commendatore dell'ordine venerabile de' Templari, accompagnati da seguito poco numeroso, e avviati al torneo che di lì a due giorni doveva aprirsi a poca distanza d'Ashby-De-La-Zonche, chiedevano per una notte ospitalità in quel castello.

«Il priore Aymer! Brian di Bois-Guilbert» sclamò Cedric «Normanni sì l'uno che l'altro! Ma poco monta. Normanni o Sassoni, non si dica mai che l'ospitalità fu negata nel castello di Rotherwood. Poichè lo scelsero per riposarvi, sieno i ben venuti. Avrebbero veramente fatto meglio a continuare per la loro strada. Non già che mi pesi il nudrirli e l'alloggiarli per una notte. Poi presentandosi quali ospiti, anche i Normanni debbono abbandonare la lor tracotanza. Undeberto» diss'egli ad una specie di maggiordomo, che gli stava dietro tenendo in mano un bianco bastone «prendete sei uomini in vostra compagnia e fate entrar gli stranieri nella parte del castello assegnata agli ospiti; i loro cavalli vengano collocati nelle mie scuderie, e abbiate cura che non manchi loro cosa veruna. Offerite ad essi vestimenta se han desiderio di cambiarne, accendete buon fuoco ne' loro appartamenti, presentateli d'ala e di vino, e dite al cuoco che accresca la cena come potrà. Sia parimente vostra cura il dir loro, che Cedric si sarebbe portato in persona ad assicurarli che sono i benvenuti nel suo castello, s'ei non avesse fatto voto di non moversi mai tre passi al di là del suo pulvinare per andare incontro a chiunque non esca di real sangue sassone. Andate, non dimenticate nessuna cosa, e l'orgoglio di costoro non possa mai vantarsi spacciando che trovarono avarizia e povertà in casa d'un Sassone.»

Il maggiordomo uscì per eseguire i comandi del suo padrone.

«Il priore Aymer!» replicò Cedric, volgendosi ad Osvaldo. «S'io non m'inganno egli è il fratello di Gilles di Mauleverer, ora, lord di Middleham.»

Osvaldo fece in aria rispettosa un segno affermativo.