Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 26

Chapter 263,821 wordsPublic domain

«Pel mio santo avvocato» sclamò Cedric con più enfasi che non lo avrebbe voluto la parte da lui sostenuta «e per tutti i santi vissuti e morti nell'Inghilterra! adempirò i vostri ordini, e nessun Sassone si allontanerà da queste muraglie, sin dove potrà la mia voce per rattenerlo.»

«Ah! ah!» disse Frondeboeuf «tu ti riscaldi molto, frate mio; si direbbe quasi che ti dà gusto il vedere strage di Sassoni. Però tu sei un porchetto della medesima razza.»

Cedric era un cattivo novizio nell'arte del dissimulare e gli sarebbe stato gran giovamento l'avere in quel tempo all'orecchio il suo povero matto, che colla fertilità del suo ingegno gli avrebbe suggerito qualche spacciativa risposta. Nondimeno _la necessità è madre de' trovati_, dice un antico proverbio. Laonde Cedric borbottò sotto il cappuccio alcune frasi buone ad indurre Frondeboeuf nella opinione, che il frate considerasse quegli assedianti come una ciurma di ribelli e di scomunicati.

«Per Dio! dicesti la verità» sclamò Frondeboeuf. «Io avea dimenticato che questi cialtroni non perdonerebbero ad un de' tuoi abiti più di quanto perdonano, se lor riesce trappolarlo, ad un ecclesiastico nato alla sponda opposta della Manica. Non fu il priore di sant'Yves, che legarono ad una quercia, costrignendolo a cantar salmi, intantochè gli frugavano le valigie?... Ah no, per la Madonna! questo complimento, lo fecero a Gualtieri di Middleton, un de' nostri fratelli d'armi. Ma non importa, furon ben Sassoni, che nella cappella di s. Beess, rubarono candelieri, calici, pissidi, non è egli vero?»

«Saranno stati uomini senza timor di Dio» rispose Cedric.

«Oh! non ne avevano punto; e bevettero tutto il buon vino che que' reverendissimi serbavano per gozzovigliare in segreto; perchè voi altri frati amate meglio una tavola ben imbandita, che il coro del convento. Dimmi, santo religioso, non hai tu giurato vendetta contro un tal sacrilegio?»

«Sì, ho giurato vendetta» replicò Cedric «e san Vittoldo m'è testimonio.»

In quell'istante giunsero alla porta di soccorso; ed avendo attraversata la fossa sopra un panconcello, giunsero ad un fortino costrutto ad esterna difesa, e che comunicava colla campagna mediante altra ben guernita portella.

«Vanne dunque» con tai detti il congedò Frondeboeuf: «se eseguisci fedelmente la commissione che t'assumesti, poi torni qui, troverai la carne di Sassone a tal buon prezzo, che a migliore non sarà mai stata venduta la carne di porco nel mercato di Sheffield. Anzi, dopo l'affare torna liberamente, perchè mi sembri un buon diavolo. Ti vo' far bere tanta malvasia quanta basta ad imbriacare la tua comunità tutta intera.»

«Spero anch'io che ci rivedremo» soggiunse Cedric.

«Intanto prendi questa moneta» disse il Normanno; e lasciando Cedric gli mise fra le mani quasi a mal grado di lui un bisanto d'oro, aggiugnendo: «Ma bada bene, che se mi manchi di parola, ti strappo la cocolla, e la pelle che ci sta sotto.»

«Te ne do licenza» rispose Cedric allontanandosi a grandi passi «se quando ci rivedremo non mi sarò meritato che tu tratti meco altrimenti.» Trovandosi allora in qualche distanza dal castello si volse alla parte ove lasciò Frondeboeuf, e gettando ver quella il bisanto d'oro, sclamò: «Maladetto Normanno, possa tu sperderti col tuo dono!»

Ma Frondeboeuf non si era ancora partito di lì, onde comunque non avesse potuto in tale lontananza udir le parole, o imperfettamente fu se le udì, vide però l'atto di gettar via qualche cosa che lo pose in sospetto. «Arcieri!» gridò egli alle scolte che guernivan le mura. «Una scarica generale di frecce sulla cocolla del frate!» Le quali scolte fer volto immantinente agli archi e obbedirono; ma Cedric a quell'ora trovavasi fuor di gittata.

«Che costui ardisse tradirmi?» meditò Frondeboeuf mentre facea ritorno al castello. «Ma infine che sarà? Questi cani di Sassoni che ho prigionieri mi tengon sempre aperta una strada alle negoziazioni. Olà, Gilles! A me Cedric di Rotherwood, e l'altro furfante di quel suo compagno, che si chiama Coningsburgo..... o Atelstano, mi pare; questi sgraziati nomi sassoni son sì duri alla lingua d'un Normanno! Al sol pronunziarli par che si abbia cotenna di lardo in bocca. Tanto che me la risciacqui, portatemi un fiasco di vino nella sala d'armi, ed ivi conducetemi i prigionieri.»

Venivano eseguiti sì fatti ordini, mentr'egli si avviava alla sala d'armi che era una loggia gotica ornata di trofei, frutto delle vittorie riportate da lui e dal padre suo, perchè nè il vecchio nè il giovane Frondeboeuf mancarono di valore. Entrando, vide sopra la tavola, che era non leggier lavoro di legno di quercia, un fiasco di vino, e in piedi dinanzi a quella i due prigionieri, cui quattro armigeri facevano guardia. Per prima cosa bevè Frondeboeuf, indi squadrò collo sguardo que' Sassoni. Ma rade volte egli avea veduto Cedric, così per la solerzia ch'ei ponea nel disdirsi ogni corrispondenza coi Sassoni suoi confinanti, come perchè poche volte usciva dei propri dominii. Tal circostanza, unita all'oscurità che dominava in quella sala e all'arte onde Wamba cercava nascondere il volto col berrettone, e col mantello, fece sì ch'ei non s'accorgesse allor della fuga di quello fra' suoi prigionieri, di cui maggiormente curavasi.

«Eccomi a voi, miei bravi Sassoni» disse il Normanno. «Come ve la passate a Torquilstone? Capite bene tutto quello che han meritato le vostre insolenze, la tracotanza onde osaste condurvi nel tempo d'una festa dovuta alla munificenza d'un principe della casa d'Angiò? Non avrete dimenticato in qual modo corrispondeste all'ospitalità del real principe Giovanni, ospitalità di cui eravate sì poco degni! Per Dio e per san Dionigi! se non mi pagate un ricco riscatto vi farò appiccare per li piedi alle spranghe di ferro di queste finestre, e ci starete fintantochè i corvi e gli avvoltoi abbiano fatti due scheletri de' vostri corpi. Andiamo! non dite nulla, cani di sassoni? Qual somma mi offerite per riscattare la vostra miserabile vita? Incominciamo da voi ser Rotherwood; che cosa mi darete?»

«Neanco una scorza di noce» rispose Wamba. «Dacchè son al mondo, ho sempre camminato colla testa all'insù, e nondimeno si pretende ch'io abbia volto il cervello. Chi sa che mettendomi colla testa all'ingiù, il cervello non torni all'insù? È una prova che non ho mai fatta.»

«Santa Genevieffa!» sclamò Frondeboeuf. «Chi diavolo può parlare in questa maniera?»

Poi con una mano rovescia fe' cadere dal capo del matto il berrettone di Cedric, e scostatigli un dall'altro i due lembi superiori del mantello, vide le prove irrefragabili di servitù, il collare d'argento che ricigneva il collo di Wamba.

«Gilles, Clemente! cani di vassalli!» gridò dando nelle furie il Normanno «qual bestia m'avete dunque condotto?»

«Credo potervelo dir io» soggiunse Bracy che entrava in quel punto. «Questi è il matto di Cedric, egli che scaramucciò sì nobilmente con Isacco d'York per una disputa di preminenza.»

«Ben bene! entrerò io arbitro in questa contesa, e li metterò d'accordo col farli appiccare entrambi ad una forca medesima, semprechè il padrone del buffone e quest'altro maiale di Coningsburgo non mettano un bel prezzo alla vita di costoro. Gli è d'uopo che Cedric ceda tutti i suoi averi; faccia ritirare questi sciami di banditi postisi attorno al mio castello, rinunzi alle sue pretese prerogative; si riconosca mio servo e vassallo. Ben felice se nel nuovo mondo che incomincerà per lui, gli lascerò il diritto di respirare! Andate» diss'egli ad una delle sue guardie «andate in cerca del vero Cedric; vi perdono lo sbaglio che avete fatto, e tanto più volentieri che lo scambio è corso tra un matto e un _franklin_ sassone.»

«Certamente» soggiunse Wamba. «Ma v'è una disgrazia. L'eccellenza vostra cavalleresca troverà qui dentro più matti che _franklin_.»

«Che intende dir questo schiavo?» domandò Frondeboeuf agli armigeri che aveano condotto Wamba. Essi esitarono; pur si videro nella necessità di rispondere «che se quegli non era Cedric, d'altro Cedric non sapeano dar conto.»

«Per tutti i santi del Paradiso!» sclamò Bracy; «convien credere che sia fuggito nascosto ne' panni del frate.»

«Per tutti i diavoli dell'inferno!» sclamò a sua volta Frondeboeuf. «Fu il porco di Rotherwood, che condussi io medesimo alla porta di soccorso; e glie l'ho aperta io colle mie mani! Ma tu» volgendosi a Wamba «tu, la cui pazzia ci ha fatto stare la saggezza di barbagianni più barbagianni di te, lascia a me il pensiere di darti gli ordini santi; oh! m'incarico io di farti la tonsura. A voi!» alle guardie. «Gli si strappi la pelle dalla testa, e in quell'acconciatura precipitatelo dall'alto della rocca. Ti piace lo scherzare? Scherza adesso.»

«Ma voi fate per me assai più di quanto m'avete promesso, nobile cavaliere» rispose Wamba, cui lo stesso avvicinar della morte non togliea l'abituale istinto di celiare. «Entrai nel vostro castello semplice frate, ed ora mercè la calotta rossa che mi state apparecchiando, ne uscirò cardinale.»

«Il povero diavolo» s'interpose ridendo Bracy «vuole morire fedele alla propria vocazione. Vel domando in grazia, Frondeboeuf; fatemi un dono di questo schiavo. Ei servirà di spasso alla mia compagnia franca. Che ne dici, buffone? Accetti tu il mio partito? mi seguirai alla guerra?»

«Sì» rispose Wamba; «però intendiamci, se il mio padrone acconsente; perchè voi vedete questo gioiello» e in ciò dire accennava il collare. «Non posso dimetterlo senza il beneplacito di chi mi possede.»

«Oh! quanto a ciò fidati a me, una buona lima normanna ti spaccia presto dal collare sassone.»

«Mi piace, Bracy» disse Frondeboeuf «che vi date bel tempo ad ascoltar le baie d'un matto, intantochè si minaccia nientemeno che di distruggere il castello. Non pensate in che mani è andato il nostro messaggio? Che arriverà ben tutt'altro che al suo destino? che noi non abbiam più luogo a sperare soccorso? E tutto ciò per gli artifizi del buffone di cui vi chiarite or protettore? Queste cose non le pensate voi? Non dobbiam forse da un momento all'altro aspettarci un assalto di quella ciurmaglia?»

«Alle mura dunque, alle mura!» sclamò Bracy. «Son pronto. Ma anche in mezzo ai pericoli m'avete mai visto più serio di così? Si chiami pure il Templario, e che egli impieghi a difendersi sol la metà del coraggio da lui dimostrato nel difendere il proprio Ordine. Mettete a sito tutta la vostra gente. Io, dal canto mio, non mi starò colle mani alla cintola, e credetelo, sarà più facile a que' banditi sassoni scalare il cielo, che prendere d'assalto il castello di Torquilstone. Però, se volete negoziare con essi, perchè non vi prevalete della mediazione di quel degno _franklin_ che da molto tempo sta qui non facendo altro se non se vagheggiare il fiasco di vino che è sulla tavola? Tenete, Sassone» disse indi ad Atelstano presentandogli un bicchiere colmo. «Votate questa tazza; inumiditevi le fauci con tal nobil liquore, e così acquisterete forza a proporci un'offerta pel vostro riscatto.»

«Mille marchi d'argento» rispose Atelstano «se rimandate liberi me e i miei compagni.»

«E ne guarentisci tu» gli chiese Frondeboeuf «la ritirata di questi masnadieri, vera feccia del genere umano, che circondano ora la rocca violando la pace di Dio e del re?»

«Adoprerò a ciò ogni mio sforzo, e son sicuro che il nobile Cedric mi seconderà con quanta è in lui prevalenza.»

«Eccoci dunque d'accordo» disse Frondeboeuf; «tu ed i tuoi verranno posti in libertà, e tornerà ad essere pace fra noi, pagati che tu abbia i mille marchi d'argento. Questo riscatto è ben tenue, o Sassone, e devi sapermi grado della mia moderazione. Però, bada bene! il negoziato non comprende l'Ebreo Isacco.»

«Nè la figlia di questo, Rebecca» gridò il Templario, che in quel momento arrivava.

«Nè il seguito di Cedric» aggiunse Frondeboeuf.

«Nè lady Rowena,» sclamò con enfasi Bracy. «Non sia mai detto che mi venga tolta simile conquista senza disputarla colla spada alla mano.»

«Nè questo sgraziato buffone» tornò a dire Frondeboeuf. «Pretendo farne un esempio di terrore a tutti que' buffoni di cattiva scuola, che d'ora in poi si avvisassero di cabalare.»

«State ad udirmi» disse con tuono fermo e sicuro il _thane_ Sassone. «Son buon Cristiano, nè quindi ho stipulato nulla per gl'infedeli; laonde per gli Ebrei, fatene pure quel che volete. Ma nell'offerirvi mille marchi d'argento per riscatto mio e de' miei compagni, intesi comprendere sotto un tal nome tutta la comitiva di Cedric. Lady Rowena è mia promessa sposa, e mi farete trascinare da quattro cavalli non domati prima che ad essa io rinunzi.» Qui Bracy lo avrebbe interrotto; ma continuò senza tirar fiato. «Il servo Wamba poi salvò in questo giorno la vita del mio buon padre Cedric, e perderò anzi la mia che permettere gli sia torto solamente un capello.»

«Vado pensando che dicesti _tua promessa sposa_» parlò allora il condottiero del corpo franco; «lady Rowena promessa sposa ad un vassallo tuo pari! Tu sogni o Sassone, e ti figuri d'essere ancora al tempo de' sette regni. Sappilo dunque: i principi della casa d'Angiò non maritano le orfane ch'han prese in tutela ad uomini del tuo legnaggio.»

«Del mio legnaggio? Il mio legnaggio, orgoglioso Normanno, esce di sorgente più pura ed antica che non quello d'un mendicante francese, datosi ad accattare il suo pane col vendere il sangue d'una banda di masnadieri, poichè gli ebbe raccolti sotto i suoi stendardi spregevoli. I miei antenati erano sovrani di questi paesi. Prodi in guerra, saggi in tempo di pace, alimentavano nel lor palagio più centinaia di fedeli sudditi, che tu non conti individui nella tua ciurma. La gloria loro fu celebrata dai canti dei _menestrelli_; le mortali loro salme ottennero onore di sepoltura in mezzo alle preci che s'indirigono a' santi, e su quelle tombe sorsero templi che ne consacrarono la memoria.»

«Che hai da rispondere, Bracy?» disse Frondeboeuf che per istinto di connaturale malignità non avea disgusto di vedere umiliato neanco un amico «affè! il Sassone ha colpito nel segno.»

«Quanto può colpirvi» rispose Bracy, assumendo tuono d'indifferenza «un prigioniere cui si leghino le mani e si lasci poi l'uso della sua lingua. Ma le tue belle parole, fratel caro» volgendosi ad Atelstano «non renderanno la libertà a lady Rowena.»

Atelstano l'Irresoluto, che, anche nelle cose le più rilevanti per lui, tenea di rado parlate sì lunghe, come fu la precedente, studiava la risposta da farsi al versetto intonatogli da Bracy, allorchè il parlamento venne interrotto da una guardia che annunziava un frate presentatosi alla porta di soccorso, e che domandava essere introdotto nella rocca.

«Per il nome di san Bennetto, protettore di tutti i mendicanti sfaccendati!» sclamò Frondeboeuf «questa volta sarà un vero frate, o piuttosto un secondo impostore? Frugategli ben addosso, e interrogatelo a dovere, ed esaminatelo prima di lasciarlo entrare; perchè se vi lasciate ingannare anche questa volta vi fo strappar gli occhi dalle loro celle, e ne prenderanno luogo i carboni ardenti. Pensateci!»

«Sto a patto di provare tutti gli effetti del vostro sdegno, o signore, se questi non è un vero frate» rispose Gilles. «Il vostro scudiere Jocellyn lo conosce da vicino. Egli è frate Ambrogio, qui spedito dal priore di Jorvaulx.»

«Quand'è così, entri!» soggiunse Frondeboeuf. «Senza dubbio ne arreca notizie del suo padrone. Quegli non ha mai fastidi pel capo! Convien però dire che il diavolo sia in vacanza, e che i preti e i frati non abbiano adesso nulla da fare, se corrono così la campagna! — Guardie, allontanate i prigionieri, e tu, Sassone, pensa a quanto hai inteso.»

«Io domando» disse Atelstano «d'essere trattato onorevolmente, alloggiato e nudrito come s'aspetta al mio grado, e come debb'esserlo tutt'uomo che sta negoziando pel suo riscatto. In oltre sfido colui che fra voi si stima il più valoroso a rendermi ragione corpo a corpo dell'attentato contra la mia libertà. Tale disfida, o Frondeboeuf, debb'esserti stata portata dal tuo scudiere scalco. Tu non ne facesti conto veruno, pur t'è duopo rispondermi. Eccoti il mio guanto.»

«Non ricevo disfida da un mio prigioniero, e nessuno de' miei amici corrisponderà a tale invito. Gilles, raccogli il guanto di quel _franklin_, e sospendilo ad uno di questi corni di cervo; vi rimarrà finchè sia libero chi il gettò. Allora s'egli osa ridomandarlo o s'egli osa asserire, che fu fatto illegalmente mio prigioniere, avrà che fare con uomo, il quale non ricusò mai scontro col suo nemico, a piedi o a cavallo, solo a solo o conducendo i propri vassalli.»

Intantochè i prigionieri si ritiravano, entrava frate Ambrogio, la cui fisonomia era d'uomo costernato.

«Ecco un vero _pax vobiscum_» disse Wamba, in passandogli vicino, «gli altri erano moneta falsa.»

«Santissima Vergine!» sclamò il frate guardando ad uno ad uno i tre cavalieri. «Son io finalmente in sicuro, e in mezzo a Cristiani?»

«Sì, sì, sei in sicuro» disse Bracy: «quanto poi ad essere in mezzo a Cristiani, contempla. Questi è il prode barone Reginaldo di Frondeboeuf, che abborrisce a morte gli Ebrei; e questi il valoroso cavalier Templario, Brian di Bois-Guilbert, il cui mestiere è ammazzar Saracini. Se a tai segni non ravvisi i buoni Cristiani, non saprei qual altro tu ne sapessi desiderare[42].»

«Lo vedo. Voi siete amici e confederati del nostro reverendo padre in Dio, Aymer, priore di Jorvaulx» soggiunse il frate, prendendo per buona valuta l'encomio fatto da Bracy ai suoi compagni. «Quali cavalieri adunque e quali cristiani gli dovete protezione e soccorso; perchè, come si esprime il beato sant'Agostino nel suo trattato _de Civitate Dei_....»

«Che razza d'istorie ci sta infilando quest'animale?» lo interruppe così Frondeboeuf «o piuttosto che dici tu, ser frate? Noi non abbiamo or tempo d'udire le citazioni de' santi padri.»

«_Sancta Maria!_ Come questi laici si lasciano presto vincere dall'impazienza! Sappiate dunque, valorosi cavalieri, che alcuni sacrileghi malandrini, privi di timor di Dio, e di rispetto verso la Chiesa sua, sprezzatori della bolla della Santa Sede: _Si quis suadente diabolo_.....»

«Frate prete» disse il Templario «noi sappiamo, o almeno indoviniamo quello che vieni ad annunziarci. Ma spiegaci chiaramente. Il priore è fatto prigioniere? e in mano di chi è?»

«Oh Dio!» rispose frate Ambrogio «egli è fra le mani de' figli di Belial, che infestano questi boschi, e che disprezzano il santo testo, ve lo dirò in nostra lingua: _Non toccate i miei unti, non fate male ai miei profeti._»

«Ecco nuove faccende per le nostre lande» disse Frondeboeuf volto ai compagni. «Così dunque in vece di mandarne soccorsi, è il priore di Jorvaulx che ne chiede? Starebbe veramente per le feste chi al caso del bisogno s'aspettasse aiuto da questi sfaccendati ecclesiastici! Ma in somma, frate! qual cosa è che il tuo padrone spera da noi?»

«Conciosia cosa che è stata fatta violenza al mio reverendo superiore, e ciò ad onta del testo che vi ho citato, conciosia cosa che i figli di Belial gli votarono affatto le valigie, portandogli via dugento marchi d'argento fino, conciosia cosa che domandano una somma più considerabile ancora per lasciarselo uscir dalle mani; conciosia cosa che....»

«Alla conclusione di questi _conciosia cosa che_» s'udì una voce d'un di quegli astanti.

«La conclusione è che si volge a voi, degni amici, affinchè vi moviate a salvarlo, o pagandone riscatto, o impiegando per lui la forza delle vostr'armi, come poi meglio vi piacerà.»

«Vada al diavolo il Priore!» gridò Frondeboeuf. «Convien dire ch'egli abbia bene innaffiata la sua colezione di questa mattina. E quand'è che il tuo padrone ha visto un baron Normanno aprir la sua borsa per venire in aiuto d'un ecclesiastico, possessore di sacchetti d'oro, dieci volte più gonfi de' nostri? Colla forza poi delle nostr'armi!.... Anche qui, la gente che s'è impadronita della sua persona è dieci volte più numerosa della nostra; oltrechè noi medesimi ci aspettiamo da un istante all'altro dover sostenere un assalto.»

«Ed è quanto io volea pur raccontarvi, se _Vostra Prontezza_ non m'avesse interrotto. Ma mi trovo sì confuso, Dio mi faccia grazia! perchè già... non son giovine, e la vista di tanti banditi basta bene a scompigliare il cervello d'un vecchio.... Però è la verità: a due passi di qui si fa un campo, ed ogni apparecchio per assalire le mura del castello.»

«Alle mura dunque, alle mura!» sclamò Bracy. «Vediam che cosa divisano questi cialtroni,» e sì parlando si trasferì in una vicina stanza, ove aperta quella finestra che guardava sulla campagna, si diede a chiamare i suoi colleghi.

«Sì, per san Dionigi!» sclamò. «Il vecchio frate ha ragione. Han già piantato un mantelletto di tavoloni rimpetto al castello. Ve' quegli arcieri posti sul lembo della selva, fitti come le nuvole! e affè presagiscono temporale e grandine.»

Venne pure a quella finestra Frondeboeuf, e visti gli apparecchi dell'inimico, col suon del corno raunò gli armigeri ordinando a ciascuno di prendere il suo posto sopra i bastioni.

«Bracy» sclamò egli «imprendi tu a difendere il fianco di levante, ove le mura del castello son men alte. Nobile Bois-Guilbert, la tua professione ti fe' pratico nell'arti della difesa, come in quelle degli assalti; vegghia alla parte occidentale, io mi terrò alla porta di soccorso. Però, amici miei, non vi limitate a guardar solo un punto. Fa di mestieri in tal giorno che ci troviamo da per tutto e nel medesimo tempo, e che per così dire ci moltiplichiamo onde portar soccorso e inspirare fiducia ovunque scorgasi più vigoroso l'impeto del nemico. Siam pochi, ma il coraggio e la solerzia possono tener luogo di numero, tanto maggiormente perchè non abbiamo da batterci che con ciurme spregevoli di villani.»

«Ma, nobili cavalieri» soggiunse frate Ambrogio, conservando la stessa melensaggine anche in mezzo a questo trambusto «nè vi sarà alcuno di voi che voglia ascoltare il messaggio del reverendo padre in Dio Aymer, priore di Jorvaulx? Vi supplico prestarmi attenzione, nobile ser Reginaldo.»

«Volgi le tue preghiere al cielo» questi rispose «perchè noi non abbiam tempo d'ascoltarle su questa terra. A te Anselmo; fa bollire olio e pece per irrugiadarne i capi di questa canaglia. A noi gli archi e le balestre. S'inalberi la mia bandiera dalla testa di toro. Gli assassini vedran quest'oggi contro chi han preso a cozzare.»

«Ma, nobile Reginaldo» continuò il frate credendo conciliarsi attenzione a furia di molesto insistere «pensate al voto mio d'obbedienza, e sofferite ch'io compia per intero il messaggio addossatomi dal mio superiore.»

«Spacciatemi da questo sragionevole chiacchierone» gridò Frondeboeuf: «chiudetelo nell'oratorio; stia là a recitare il rosario finchè sia sbrigata questa faccenda. Sarà un caso insolito pe' santi di Torquilstone udir borbottare _Pater_ ed _Ave_. Penso anzi che dacchè vi stanno, tal cosa ad essi non sia accaduta giammai.»

«Non bestemmiate i santi, ser Reginaldo» disse Bracy: «per conquidere oggi questi ribaldi avrem bisogno del soccorso de' santi.»

«A dirvela» rispose quell'anima perduta «me li son sì poco amicati, che ne spero aiuto sol col buttarli dall'alto delle mura sulle teste di questi manigoldi. V'è tra l'altre una statua di s. Cristoforo, che unica basterebbe ad accoppare tutta una compagnia di soldati.»

Durante un tale colloquio, il Templario indagava le fazioni degli assedianti con miglior senno che non ne mostravano il brutale Frondeboeuf e il suo compagno, anche più frivolo di quel che l'altro fosse brutale.

«Sulla fede del mio Ordine» diss'egli «questi maledetti mandano avanti gli approcci con maggior ordine ed ingegno che non ne avrei in essi creduto. Ve' come sanno disinvoltamente farsi baluardo di ogni albero, d'ogni sterpo! E come ben progredisce quel mantelletto che gli assicura dai nostri dardi, dalle nostre frecce. Non vedo, gli è vero, fra loro bandiera o stendardo, ma scommetterei la mia catenella d'oro, che li guida qualche cavaliere, qualche uomo perito nel mestier della guerra.»