Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato

Part 23

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«Sposarvi!» sclamò il Templario dando in uno scroscio di risa. «Sposare una Ebrea! no pel santo Dio, foste pur anche la regina di Saba! Sappiate di più, leggiadra figlia di Sion, che se il re Cristianissimo mi offerisse in isposa la sua Cristianissima figlia, e in dote la Linguadoca, non sarei in istato d'accettare l'offerta. Posso bene farmi lecita qualche frascheria, ma ammogliarmi non mai! I professati voti me lo impediscono. Son Templario, e questa insegna vel provi.» Allora le lasciò vedere la croce ricamata sul mantello, che avea fin a quel punto nascosta con un lembo del medesimo arredo.

«E voi ardite invocare simile testimonianza in tale momento?»

«A voi che rileva? Voi già non credete in questo venerando segno della nostra redenzione.»

«Credo quel che han creduto i miei padri, e se m'inganno nella mia credenza, possa il buon Dio perdonarmi!... Ma voi, ser cavaliere, qual credenza è la vostra, se non sentite scrupolo nel farvi manto d'un simbolo che la vostra religione ha per sacro, e ciò nel tempo che parlate di trasgredire un voto da voi giurato su questo simbolo istesso?»

«Voi predicate sì bene, figlia di Sirach, che è un incanto l'udirvi: ma mia cara, bella fra le belle, gli stretti pregiudizii della vostra nazione non vi dan luogo a conoscere i privilegi che noi godiamo. Il matrimonio sarebbe un delitto di primo ordine per un Templario[35], ma tutti gli altri capricci, ch'egli può prendersi la libertà di soddisfare, vengono considerati colpe veniali. Il più saggio fra i monarchi, e il padre suo, l'esempio del quale, ne converrete con me, debb'essere di qualche valore, non godevano più estese prerogative di noi, poveri soldati del tempio di Sion, che ne assumemmo le difese. I proteggitori del tempio di Salomone hanno ereditato da quest'uom sommo il diritto d'imitare la sua condotta.»

«Se voi non leggeste la santa Scrittura che per trarne pretesti a giustificare una vita scandalosa, non siete diverso da coloro i quali s'adoprano a cavar veleni dall'erbe le più utili e salutevoli.»

In udendo sì meritato rimprovero, gli occhi del Templario sfavillaron di sdegno; «Rebecca, ascoltami. Finora ti parlai con mansuetudine. Incomincio adesso a tenerti linguaggio da padrone. Tu sei mia prigioniera: colla lancia e colla spada ti ho conquistata; e sei soggetta ai miei voleri secondo tutte le leggi delle nazioni. Io non cederò un palmo de' miei diritti, e otterrò colla violenza quanto ricusi alle preghiere e alla necessità.»

«Ascolta me pure prima di lordarti d'abbominevol delitto. La tua forza può vincer la mia. Perchè Dio creò debole la donna, fidandosi alla generosità dell'uomo che ne avrebbe sacro l'onore. Ma io divulgherò la tua scelleratezza da un angolo all'altro dell'Europa, e dovrò alla superstizione de' tuoi confratelli quello che forse mi negherebbe la loro pietà. Tutte le commende, tutti i capitoli del tuo ordine sapranno come un Templario violò per un'Ebrea i voti che avea professati. E que' medesimi, i quali non fremerebbero sulla tua colpa, ti malediranno per aver disonorata la croce che tu porti, e disonorata per amore d'una giovane che apparteneva ad un popolo, secondo voi, riprovato da Dio.»

«Non ti manca spirito, mia vezzosa Ebrea» disse il Templario che non ignorava come una tresca illecita con un'Ebrea fosse punita severissimamente dagli statuti dell'Ordine, e che avea veduto digradare alcuni cavalieri convinti rei di tal colpa «ma bisognerà bene che tu abbia una voce assai acuta, se puoi farla udire oltre alle mura di questa torre. Esse, affinchè il sappi, non lasciano passar fuori nè querele, nè voci di pianto, nè gemiti, nè strida. Or dunque, non ne uscirai viva che ad un sol patto: accomodarti al tuo destino e abbracciare la nostra santa religione. Se ciò ti piace, potrai abbandonar questa torre, e sarà mia cura che tu splenda di tale magnificenza, onde le più orgogliose fra le nostre matrone si chiamino vinte nella pompa, come il sono nella bellezza, dalla favorita della miglior lancia fra i difensori del Tempio.»

«Accomodarmi al mio destino!» sclamò Rebecca. «Giusto Dio! qual destino! Abbracciare la tua religione! E che posso io pensare d'una religione professata da un mostro come tu sei? Tu la miglior lancia dei Templarii! La tua condotta è la condotta d'un vile; ma io la sprezzo e sfido ora a nuocermi la tua malizia. Il Dio d'Abramo ha aperta alla sua figlia una strada per sottrarsi a questo abisso d'infamia.»

Dette le quali cose corse impetuosamente verso la finestra che era rimasta aperta, postasi indi sull'orlo del pianerottolo da noi descritto testè. Essendo stato lungi dal presagire tale atto di disperazione il Templario, che l'avea veduta immobile sino a quel punto, non potè nè rattenerla, nè attraversarle la strada. Nondimeno fece alcuni passi per correre ad essa. «Resta ove sei, feroce Templario» ella gridò «ovvero ti fa innanzi se il vuoi; ma al primo passo che tenterai verso di me, mi precipito all'istante nel profondo vano che sta aperto sotto i miei piedi. L'infamia mi spaventa ma non la morte.»

[Illustrazione: _Voi siete ingiusta meco, o Rebecca, vi giuro sul nome che porto, per la croce la cui insegna fregia quest'omero...._ pag. 205.]

Terminati questi accenti giunse le mani sollevandole al Cielo, come per implorare la misericordia in sul procinto di consacrarsi alla morte.

Esitò un istante il Templario, ma quell'audace ferocia, sorda fino allora alle voci della pietà e alle preghiere, cedè all'ammirazione inspiratagli dal coraggio eroico dell'israelita donzella.

«Imprudente giovane!» le diss'egli «abbandonate quel fatal luogo; rientrate nella stanza, e vi giuro per quanto v'ha di sacro in cielo e in terra che nulla tenterò per offendervi.»

«Di te non mi fido, o Templario; troppo m'insegnasti a conoscere le virtù del tuo Ordine. Violare questo secondo giuramento non sarebbe per te che una venial leggerezza. Di fatto, potresti tu crederti in obbligo di tenere una promessa data ad una misera Ebrea, tu che non isgomentisci di tradir la fede giurata al tuo Dio?»

«Voi siete ingiusta meco, o Rebecca; vi giuro pel nome che porto, per la croce la cui insegna fregia quest'omero, per gli stemmi de' miei antenati, che non avete da temere veruna cosa da me. Se non vi cale della vostra sicurezza, non dimenticate almeno la salvezza d'un padre; egli sta ora in pericolo, ed abbisogna d'un valevole amico. Io il sarò.»

«Oimè!» Rebecca esclamò «non so che troppo quai rischi gli sovrastino in questo luogo! Ma come credere alle vostre parole?»

«Acconsento che vengano rotte le mie armi e disonorato il mio nome, se avrete un motivo il più lieve di lagnarvi di me. Ho posto in non cale molte leggi, molti statuti, non ho mai mancato alla mia parola.»

«Eccovi fino a quanto posso fidarmi di voi» disse Rebecca, abbandonando il pianerottolo e venuta ad appoggiarsi al battitoio della finestra, che dalla descrizione da noi fatta si vede come dovea terminare al pavimento. «Non mi moverò di qui, e se voi con un sol passo cercate diminuire l'intervallo che ne disgiugne, v'accorgerete come un'Ebrea ami meglio commettere l'anima a Dio che l'onor suo ad un Templario.»

Mentre ella parlava in questa guisa, la sua fermezza nelle manifestate risoluzioni imprimevale al guardo, ai modi tal dignitosa esteriorità, che accresceane spicco all'avvenenza, e quasi le facea vestir natura di cosa più che mortale. Il timore di un destino terribile quanto imminente non le fece nè tremante il labbro nè pallida la gota; che anzi l'idea di essere padrona di sè medesima, e d'avere nella morte un rifugio contro il disonore, col francheggiarla le aggiugnea color più animato alle guance, e agli occhi suoi fulgidezza.

«Ebbene! sia pace fra noi, o Rebecca» sclamò il Templario.

«Sia» ella soggiunse. «Io pure desidero la pace, non bramo meglio che la pace; ma a questa distanza.»

«Ora non dovete più temermi.»

«Oh! no; non vi temo più, e ne do mercede a chi costrusse questa torre a tanta altezza, che un vivente non può caderne senza perder la vita. Grazie a questo, e più al Dio d'Israele, gli è vero, non vi temo.»

«Voi siete ingiusta, Rebecca, ne attesto il cielo e la terra! voi siete ingiusta. Io non sono per mia natura quale voi mi credete, crudele, indifferente per tutti fuorchè per me stesso, inflessibile. Una donna fe' germogliare nel mio cuore la crudeltà, ma se fui spietato verso le persone del vostro sesso, ah! elleno non somigliavano a voi. Ascoltatemi, Rebecca. Non vi fu mai cavaliere che brandisse la lancia con cuore più ardentemente consacrato alla donna dei suoi pensieri come Brian di Bois-Guilbert. Questa donna era figlia di un barone di lieve conto, i cui dominii si ristrigneano ad una torre mezzo diroccata, ad un tristo vigneto, a qualche lega di terreno non dissodato sulla strada che guida a Bordò. Pure il nome di lei venne divulgato per ogni dove accadevano guerresche imprese; più divulgato che nol fu quello di tant'altre, le quali avevano una contea in loro dote. Sì» continuò egli con enfasi, e trascorrendo a lunghi passi la stanza, quasi immemore d'aver dinanzi a sè la bella figlia di Sion «sì, le mie geste, i pericoli che affrontai, il sangue che sparsi, fecer noto il nome di Adelaide di Montemart dalla corte di Castiglia fino a quella di Costantinopoli. E qual n'ebb'io guiderdone? Al mio ritorno, carico d'allori comperati a sì caro costo, a prezzo di tante fatiche e del mio sangue, la trovai sposata ad un semplice scudiere guascone, il cui nome non era mai stato pronunziato oltre i confini de' suoi angusti poderi. Com'io fui allora, io che ardentemente amava costei! Giurai vendicarmi, e fu terribile la vendetta, ma ricadde soltanto sul capo mio. Passai la giovinezza errando di paese in paese. Nella virilità non mi è lecito conoscere le dolcezze d'un affetto mutuo e approvato dalle leggi; non avrò chi conforti la mia vecchiezza. Un avello solitario coprirà le mie ceneri, nè vi sarà dopo me alcuno che porti il nome di Bois-Guilbert. Misi ai piedi d'un superiore la mia libertà, la mia indipendenza. Il Templario, vero schiavo, eccetto l'intitolarsi tale, non può possedere in assoluta proprietà, nè tesori, nè terre: non vive, non opera, non respira che giusta i voleri e sotto il beneplacito del Gran-Mastro.»

«In vero!» disse Rebecca «quai vantaggi possono compensare sacrifizi sì grandi?»

«Il potere di vendicarsi, Rebecca, e la speranza di soddisfar l'ambizione.»

«Misera ricompensa per chi abbandona quanto gli uomini han di più caro!»

«Non parlate così, figlia mia, la vendetta è il piacer degli Dei, e se la serbarono in privilegio, nè insegnano, perchè riguardandola godimento troppo prezioso, non voleano che i mortali ne fosser partecipi. L'ambizione poi! oh l'ambizione è cosa tanto seducente da turbare la felicità persino del cielo. Rebecca» aggiunse indi dopo breve pausa, e scostandosi anche più dalla giovane «la donna che può anteporre al disonore la perdita della vita, certamente è fornita d'un'anima forte ed altera. Tu devi esser mia. Non vi spaventate» soggiunse tosto in veggendola tutta riscossa prendere ancora la via del pianerottolo «ciò non dovrebbe essere che di vostro pieno volere, e prescrivendone voi medesima i patti. Io v'invito a gioire in mia compagnia di più vaste speranze che non ne offre il soglio medesimo d'un monarca. Porgetemi attenzione prima di rispondermi e meditate prima di darmi una negativa. Il Templario, come scorgo esservi noto, perde i suoi diritti sociali e la libertà, ma fa parte di una corporazione possente, dinanzi a cui già paventano i troni. La gocciola di pioggia che cade nel mare par vi si perda; ma divien parte di quel formidabile oceano che mina gli scogli ed inghiottisce le intiere flotte. Così è dei cavalieri del nostro Ordine. Nè crediate ch'io sia fra essi uno dei più ignorati. Il valore di cui diedi alte prove, mi ha meritata una promessa della prima commenda che rimarrà vacante, e ognuno già mi riguarda come l'uomo nelle cui mani verrà il bastone di Gran-Mastro, appena morto Luca di Beaumanoir. Se a ciò pervengo, i grami soldati del Tempio non saran già paghi di mettere il piede sul collo de' monarchi. Tanto può fare un fraticello dai zoccoli di corda. La nostra manopola strapperà gli scettri dalle loro mani, e la nostra armatura si collocherà sui lor troni. La venuta del Messia, che la vostra nazione aspetta invano, non potrebbe procurarle maggior possanza di quella cui mi è lecito l'aspirare. Non mi rimaneva che il conoscere un'anima accesa d'alti sentimenti al pari di me per metterla meco in comunione d'ogni mia grandezza; in voi l'ho trovata.»

«Ed è con una figlia d'Israele che osate adoperar tal linguaggio? Nè pensate?....»

«V'ho inteso; non mi opponete ora la differenza delle nostre opinioni religiose. Oh! a tal proposito! se poteste trovarvi appiattata ad un angolo quando teniamo le nostre adunanze segrete...[36]. Non crediate già che non abbiamo aperto gli occhi sulla follia de' nostri fondatori, i quali rinunziarono a tutte le delizie del vivere per acquistarsi quanto essi chiamavano corona del martirio, morendo o di fame o di sete, o vittime or della peste or delle scimitarre di popoli barbari, cui disputavano invano un arido deserto, che non presenta alcun vantaggio politico ad un Europeo che il posseda. Il nostro Ordine, innalzatosi ben a più alte mire, a più ardimentosi divisamenti, trovò un compenso più adeguato ai sagrifizi cui ci commettiamo. Gl'immensi possedimenti, divenuti nostra proprietà in tutti i regni europei, una rinomanza militare, che guida a noi il fiore della cavalleria d'ogni paese della Cristianità, tendono a tale scopo che neanche il sognarono i nostri pii fondatori, e che pure ignorano fra noi que' colleghi non ammessi agli alti segreti dell'Ordine, spiriti deboli i quali vestirono l'abito di Templario per una conseguenza di quegli antichi pregiudizi che v'ho additati, e fatti a noi utili stromenti materiali della stessa loro superstizione. Ma in questo momento non mi è lecito alzar di più la cortina che vela vastissimi divisamenti. Lo squillo che si fa udire annunzia qualche novità nel castello, onde può essere necessaria la mia presenza. Meditate su tutto quel che vi ho detto. Non so domandarvi perdono della minaccia di violenza con cui v'ho atterrita, perchè senz'essa non avrei potuto conoscere la nobiltà, la bella alterezza dell'indole vostra; quindi entrambi vi abbiam guadagnato. La sola pietra del paragone dà a scorgere il perfetto oro. Addio. Ci rivedremo ed avremo un secondo colloquio.»

Il Templario uscì di quella stanza e scese la scala, lasciando Rebecca atterrita fors'anche più dalla sfrenata ambizione e dalla sacrilega empietà del malvagio in cui balìa sfortunatamente trovavasi posta, che dalla idea della morte cui si era consacrata con generoso coraggio. Partito che fu costui, la prima cura della giovinetta divenne render grazie al Dio di Giacobbe per averle conceduta protezione, e supplicarlo a continuarla sì a lei che al padre suo. Un altro nome si frappose a quelle fervide preci, intendo del giovane Cristiano per sua mala ventura caduto fra le mani d'uomini sitibondi di sangue, e ad esso nemici. In quella occasione ella rimprocciò per vero dire a sè stessa di non sapersi dimenticare, nemmeno volgendosi a Dio, la rimembranza d'un uomo, il cui destino non potea mai unirsi al destino di lei, d'un Nazareno, d'un nemico della fede giudaica. Ma tai voti, ella gli avea già indiritti al cielo e tutti i pregiudizii della setta cui pertenea, non ebbero forza per farglieli ritrattare.

CAPITOLO XXIV.

«Che scarabocchio orribile! non mai vidi il secondo. «Sbassarsi arte è per vincere talvolta in questo mondo. _Versi tolti da una commedia._

Bracy già trovavasi nella grande ala del castello, allorchè vi giunse il Templario. «M'immagino» il primo disse al secondo «che questo sgraziato squillo abbia disturbato il vostro colloquio amoroso come lo ha interrotto a me. Ma pare che voi ve ne siate stôlto con fatica, poichè giugnete più tardi, onde conchiudo che il vostro primo abboccamento avrà avuto miglior esito del mio.»

«Ah! non v'ha dunque accolto favorevolmente la erede Sassone!»

«Per la reliquia di san Dunstano! lady Rowena, lo giurerei, ha inteso dire che non posso reggere alla vista d'una donna piagnente.»

«Oibò! il capo d'una compagnia franca scompigliarsi per le lagrime femminili! Però alcune gocce di quest'acqua cadute sulla fiaccola d'amore giovano anzi ad avvivarne la fiamma.».

«Fossero state alcune gocce! Ma la povera giovinetta ha versati pianti da spegnere un braciere. Non si son mai veduti tanti contorcimenti di braccia, nè tanto diluvio di lagrime dopo la morte dei quattordici figli di quella santa di cui ci parlava non ha molto il priore Aymer; credo santa Niobe. La bella Sassone era invasata da un demonio acquatico.»

«E la mia Ebrea da una legione di diavoli, perchè un diavolo solo, fosse anche stato Satanasso in persona, non valeva ad inspirare una sì indomabile fierezza, una risolutezza così ostinata. — Ma dove andò Frondeboeuf? Ch'ei non abbia intesa questa sonata di corno?»

«Sarà sicuramente a negoziar coll'Ebreo, il quale avrà strillato sì forte da coprir colla sua voce lo squillo del corno. Dovreste saperlo per esperienza: un Ebreo quando gli si chiede di pagare un riscatto, e tale qual certo non si starà dal pretenderlo il nostro amico, manda urla sì disperate, che sfido venti corni e altrettante trombette a farsi ascoltare. Ma non può tardare l'amico; perchè la sua gente non sapendo ove fosse, si è data d'intorno a cercarlo per tutto il castello.»

Frondeboeuf arrestato nel mezzo della tirannica sua fazione, come vedemmo, e che si fermò poi alcuni istanti per comprendere il motivo del suono uditosi, entrò nella sala quando Bracy terminava il discorso.

«Vediamo qual sia la cagione di questo maladetto interrompimento» dispettosamente questi dicea. «Ecco una lettera arrecata, son pochi istanti, da un messo, e scritta in sassone, se non m'inganno.»

La contemplava egli e la girava per tutti i versi, come se il cambiar luogo alla carta, gli avesse giovato ad intenderne il contenuto. Finalmente la rimise a Bracy.

«Queste son per me note magiche» disse Bracy che possedea la sua buona parte dell'ignoranza comune quasi a tutta la nobiltà di quel secolo. «Il cappellano di mio padre si era assunto d'insegnarmi a scrivere, ma vedendo che invece di formar lettere io abbozzava sulla carta ferri di lance e lame di sciabola, giudicò ben fatto rinunziare all'impresa.»

«Date a me questa lettera» disse Bois-Guilbert; «noi Templarii siamo una specie di cherici[37]: il valore in noi va congiunto a qualche po' di sapienza.»

«_La Reverenza Vostra_ dunque» soggiunse Bracy «renda a noi utile la sua dottrina.... In somma, che ne fa sapere di bello questo scarabocchio?»

«Una disfida in tutte le forme, un vero cartello» rispose il Templario. «Ma per la madonna di Betlem è il cartello più straordinario di quanti sieno passati mai sotto il ponte levatoio d'un castello baronale, se però non è solamente lo scherzo d'un qualche matto.»

«Lo scherzo d'un qualche matto!» sclamò Frondeboeuf. «Vorrei ben vedere che vi fosse uom tanto ardito di fare il matto con me sopra tale argomento?... Leggete di grazia, ser Templario.»

«Vi servo:»

«Io, Wamba, figliuolo di Witless, buffone del nobile e libero uomo Cedric di Rotherwood, detto il Sassone, ed io Gurth, figliuolo di Beowolf, guardiano di porci...»

«Siete pazzo?» sclamò Frondeboeuf interrompendo immantinente il leggitore.

«Per san Luca! leggo quello che è scritto» rispose il Templario, e continuò indi l'incominciata lettura:

«Ed io Gurth, figliuolo di Beowolf, guardiano di porci presso il detto Cedric, col soccorso de' nostri collegati e confederati, che nella presente querela fanno con noi causa comune, e soprattutto col soccorso del valoroso cavaliere nominato per adesso il _Neghittoso Nero_, facciam noto a voi, Reginaldo di Frondeboeuf, e ai vostri confederati e complici, quali che siano, come essendovi senza nessuna ostile intimazione, e senza averne manifestato il motivo, illegalmente e colla forza impadroniti della persona del nostro signore e padrone, il suddetto Cedric, e parimente della persona della nobile e libera donzella lady Rowena d'Hargottstand, con anche di quella del nobile e libero uomo Atelstano di Coningsburgo, e finalmente delle persone di alcuni uomini liberi, vassalli e servi presso di loro; d'un certo Ebreo, nominato Isacco di York, della sua figlia e d'un incognito ferito, trasportato entro lettica, e de' cavalli, delle mule e delle bagaglie, che appartenevano a queste persone; i quali nobili e liberi uomini, nobile donna, vassalli, servi, ebreo ed ebrea e suddetto incognito, erano in pace con sua Maestà, e viaggiavano sulla strada maestra del re; noi domandiamo e pretendiamo che le suddette nobili persone, vale a dire Cedric di Rotherwood, Rowena d'Hargottstand e Atelstano di Coningsburgo, i loro vassalli e servi, i suddetti ebreo, ebrea ed incognito, colle mule, coi cavalli, colle bagaglie appartenenti a ciascuno de' soprannominati, ci sieno consegnati nell'ora medesima in cui verranno recapitate le presenti, o consegnati a quelli che noi incaricheremo di riceverli, senza che alle persone restituite venga arrecato o torto od ingiuria, così nelle loro persone come nei loro averi; alla quale intimazione, se non corrisponderete vi protestiamo di riguardarvi quai traditori e malandrini, e di adoperarci col cuore e col corpo, combattendo o assediando o in qualsisia altro modo, alla vostra distruzione. Su di che preghiamo Dio vi abbia nella sua santa custodia.»

«Sottoscritto da noi, la vigilia della festa di san Vittoldo, sotto la grande quercia di Hartill-Walk, essendo scritte le presenti dal reverendo fratello in Dio, servitore della Madonna e di san Dunstano, l'eremita di Copmanhurst.»

A' piedi di tale cartello vedeansi un berrettone da matto grossolanamente delineato con una nota che indicava questo simbolo tener luogo della sottoscrizione di Wamba, figliuolo di Witless, e sotto sì rispettabile emblema una croce per supplire all'altra sottoscrizione di Gurth, figliuolo di Beowolf, indi in carattere svelto a quanto appariva, ma assai cattivo, le parole: _Il Neghittoso Nero_; finalmente una freccia molto ben disegnata ed intesa ad accennare che fra i confederati trovavasi l'arciere Locksley.

I due cavalieri ascoltarono da cima a fondo la lettura dello straordinario manifesto, e si guardavano con istupore l'un l'altro credendo quasi non indovinarne il vero significato. Bracy fu il primo a rompere il silenzio abbandonandosi ad un grande scoppio di risa, cui fece coro benchè più moderatamente il Templario. Frondeboeuf fu il solo a mantenersi in serietà, e mostrò anzi qualche impazienza della voglia che aveano di ridere fuor di tempo que' suoi amici.

«Vi parlo schietto, o cavalieri» lor disse «fareste meglio pensando al partito da prendersi in tal circostanza, che perdervi a ridere sì mal a proposito.»

«Frondeboeuf» disse gaiamente Bracy «è ancora sbalordito dalla caduta fatta ad Ashby. Perciò solamente lo mette in pensiere un cartello benchè venuto da un mandriano di porci.»